Il ranking delle peggiori politiche universitarie dell’ultimo anno.Questa volta la valutazione spetta ai lettori.

 

La Redazione di Roars ha pensato di celebrare insieme a voi la fine del 2012 stilando una classifica degli avvenimenti più importanti dell’anno appena trascorso. Poiché non volevamo fare una classifica qualunque, abbiamo pensato di fare una classifica degli orrori, selezionando 10 degli episodi più raccapriccianti degli ultimi dodici mesi. Abbiamo pensato anche di procedere, per una volta, noi stessi a un esperimento di valutazione, per il quale chiediamo l’aiuto dei nostri lettori. Infatti, attenendoci scrupolosamente al manuale di Nonna Papera, abbiamo selezionato un episodio per mese, per un totale, se la matematica non è un’opinione, di 10 episodi in 12 mesi. Vi chiediamo di segnalarci nei commenti quello che per voi è il peggior orrore del 2012, cioè il vostro numero uno. Assegneremo poi ogni commento a una classe di merito, correggendola verso l’alto o verso il basso con le citazioni normalizzate in base alle citazioni che l’orrore in questione ha ricevuto sul nostro blog nel corso dell’anno. A valutazione avvenuta, sulla base delle vostre scelte, vi faremo sapere quale peso abbiamo dato ai vostri giudizi.  Poiché ci troviamo a lavorare durante le vacanze di Natale, e per i limiti delle persone coinvolte, è possibile che la nostra classifica conterrà delle imprecisioni (“errare humanum…”). Ce ne scusiamo in anticipo, e ci riserviamo, data l’urgenza di pervenire alla pubblicazione della classifica degli orrori entro la fine dell’anno, di spiegarvi in seguito e nel dettaglio che cosa è avvenuto. Ci rendiamo conto che il rischio è quello di fare un torto ai partecipanti al ranking degli orrori, attribuendo loro un posizionamento sbagliato. Ci scusiamo anche di questo. Ci dispiace. Se così sarà, però, cercheremo di riparare, e di ingraziarci tutti partecipanti ex post, mettendoli tutti, a parimerito, al primo posto.

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Primo in gara.
Sergio Benedetto e la Vqr: “qualche ateneo dovrà chiudere”.

“Tutte le università dovranno ripartire da zero. E quando la valutazione sarà conclusa, avremo la distinzione tra research university e teaching università. Ad alcune si potrà dire: tu fai solo il corso di laurea triennale. E qualche sede dovrà essere chiusa. Ora rivedremo anche i corsi di dottorato, con criteri che porteranno a una diminuzione molto netta.

Così parlava, in un’intervista a Repubblica, Sergio Benedetto, il Coordinatore della Vqr, esercizio di Valutazione della qualità della ricerca italiana. Ma come: annunciare la chiusura prima ancora di farla, la Valutazione della qualità della ricerca italiana? Ci auguriamo che non fosse un sortilegio. Dato lo scarso numero di atenei per abitante presenti in Italia, e lo scarso numero di laureati, sarebbe a dir poco una scelta eccentrica.

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Secondo in gara.
Giovanni Federico: “Facciamone degli zombies”.

 facciamo mobbing su quelli giovani ma mediocri o peggio per farli andare in pensione (p.es. tagliamoli fuori dalle commissioni di concorso e facciamone degli zombie). Quando poi i nostri colleghi avranno imparato ed il clima sarà cambiato, allora i soldi saranno ben spesi. In questo processo ci saranno delle ingiustizie? Purtroppo si”

Così parlò Giovanni Federico, membro del “Gruppo di lavoro per le procedure per l’abilitazione scientifica nazionale nei settori non bibliometrici” dell’Anvur, il gruppo di lavoro incaricato di fornire indicazioni su quali libri e riviste siano da ritenersi scientifici, il 20 agosto 2012. Diverse sono state le richieste di rimuovere l’interessato dal gruppo di lavoro in quanto incompatibile con l’equilibrio e l’imparzialità richiesti dal ruolo che l’Anvur gli ha chiesto di ricoprire, si veda qui qui e qui. Forse a causa dei festeggiamenti di fine anno abbiamo tutti scordato le risposte.

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Terzo in gara.
Il Rettore dell’Università di Catania Antonino Recca e “Le Linee guida comportamentali nel caso di apertura di procedimenti disciplinari”.

Catania, tranquilla città di provincia. Il 28 settembre 2012 il Consiglio di Amministrazione, presieduto dal Rettore Antonino Recca, vota un documento intitolato: Linee guida comportamentali nel caso di apertura di procedimenti disciplinari. Traendo ispirazione dalla L. 240/2010, art. 10, che sposta il potere disciplinare dal Cun agli atenei, il Consiglio di Amministrazione dell’Università di Catania dichiara di volere evitare l’esercizio di “interferenze esterne” nel corso dei procedimenti disciplinari regolati ai sensi della legge 240/2010.

Interferenze esterne sul regolare svolgimento e la corretta conclusione del procedimento
disciplinare si determinano senz’altro allorquando vengono avviati pubblici dibattiti, siano organizzate assemblee di docenti, siano coinvolti organi istituzionali o, finanche, organi di informazione, con il rischio, soprattutto in quest’ultimo caso, di gettare discredito sull’intera istituzione universitaria”,

recita il documento. Un ampio dibattito in ateneo, una serie di iniziative locali e nazionali, una petizione di solidarietà ai colleghi catanesi, un’assemblea nazionale a Catania, hanno portato il 30 novembre alla sospensione del documentoSospensione: sì, perchè il CdA di Catania ha sospeso le Linee guida sino al 31/10/2013, sostenendo la volontà del Rettore Recca di inviare al premier Monti e al ministro Profumo «una nota affinché […] venga modificata la normativa vigente, così da attribuire nuovamente la competenza dei provvedimenti disciplinari, nei confronti del personale docente, al Consiglio universitario nazionale». Ora, posto che il governo è dimissionario e una modifica della Legge 240 appare assai improbabile, ci chiediamo: dopo che l’hanno richiesto, tra gli altri, tutti i sindacati, il CUdA e le sigle che hanno organizzato l’Assemblea Nazionale del 26 ottobrea quando la revoca, oltre la sospensione?

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Quarto in gara.
Profumo e il TFA

La disastrosa vicissitudine gestita con incompetente dilettantismo dagli esperti del ministero e dai suoi massimi responsabili ha inciso negativamente sulla vita e sui destini di centinaia di candidati.

Il TFA, ovvero il Tirocinio Formativo Attivo, è stoto concepito come la via  che dovrebbe concedere l’abilitazione per l’insegnamento nella varie classi di concorso delle scuole e che dovrebbe essere gestita dalle università. Le sue prove preliminari di selezione (test di accesso a risposta multipla, gestite centralmente dal Miur col supporto del Cineca per ogni classe di concorso) hanno mostrato nella loro formulazione così marchiani errori e assurdità nella formulazione (da Roars documentata) da costringere il Miur a cercare di porre una pietosa pezza riparatrice, mostratasi peggiore del male, che ha reso ridicoli il Ministero e i suoi esperti – invero assai strani e nominati anche a “propria insaputa” – di fronte all’opinione pubblica nazionale. Ma anche in questo caso – come in tanti altri – la risposta di Profumo è stata debole e balbettante, in sostanza cercando di scaricare la responsabilità sul suo predecessore.

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Quinto in gara.
l’Anvur e le riviste pazze

Il 21 settembre scorso fa abbiamo mostrato che fra le riviste “in linea di massima” scientifiche, l’ANVUR aveva incluso riviste che nulla avevano di scientifico: da Airone a yacht Capital e da Suinicoltura al Mattino di Padova (Le riviste “scientifiche” dell’ANVUR: dal sacro al profano e dalle stelle alle stalle). L’anomalia era talmente evidente da destare sospetti riguardo a possibili “aiuti” nei confronti di aspiranti commissari oppure di candidati che potevano superare le mediane solo etichettando come scientifiche delle pubblicazioni che nulla avevano di scientifico. Non si trattava di infortuni sporadici: per illustrare solo una parte dei casi, la redazione ha dovuto scrivere una saga degna di Guerre Stellari o del Signore degli Anelli, con tanto di episodio uno, due, tre (e appendice): Sesso, droga e chiesa, le pazze riviste Anvur sempre più pazze,  il reality: l’isola delle riviste e Soft drinks, noccioline, profumi, eros, mugnai ed anche la protezione civile: appendice al terzo capitolo sulle riviste pazze dell’Anvur. Nel suo numero dell’8 novembre 2012, persino Times Higher Education, la storica rivista britannica dedicata all’informazione universitaria, ha pubblicato un lungo articolo di Massimo Mazzotti, intitolato “Listing wildly“. Alla luce della sua analisi, Mazzotti non vedeva altra soluzione possibile per l’Italia che ritornare sui propri passi restituendo importanza ad autonomia e libertà accademica. Un processo, lungo e costoso, senza dubbio, ma illudersi che esistano scorciatoie sarebbe assai più dannoso. ANVUR, dal suo canto, ha caldeggiato che si tratta, come si legge in un commento del prof. Sergio Benedetto, di  ”a very limited phenomenon”  che non modifica gli indicatori oggettivi.  Insomma, processo lungo e costoso, o scorciatoia?

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Sesto in gara
Il Ministro Profumo e il taglio di 300 milioni

14 dicembre 2011: il Ministro Francesco Profumo, all’inizio del proprio mandato, illustra le linee programmatiche della sua azione di Governo e afferma: “La riforma Gelmini non si cambia, bisogna solo oliare il sistema”. 

Sarebbe interessante, un anno dopo, fare un bilancio del suo mandato. Ripercorrere, in altre parole, tutte le iniziative intraprese per oliare il sistema. Alcune, a onor del merito, sono già in questa classifica: il Prin-Kakuro, l’Abilitazione Scientifica Nazionale, le mediane ballerine, il TFA. Ma, a costo di apparire parziali, non potevamo ignorare questa.

Il 19 dicembre 2012, dalle colonne del Corriere della Sera, il Ministro Profumo leva un grido di dolore. Riferendosi ai tagli previsti dalla legge di stabilità, tuona: “Servono 300 milioni di euro. Rispetto ai 400 milioni necessari per il funzionamento e la tenuta complessiva del sistema universitario italiano, la disponibilità dimostrata ad oggi è di soli 100 milioni”. E conclude:

“I 100 milioni sono assolutamente insufficienti e finiranno con il mandare in default più della metà degli atenei, che non potranno così fare fronte alle spese per il funzionamento”. 

A valle dell’approvazione della legge di stabilità, il 20 dicembre, la CRUI approva all’unanimità una dura mozione in cui evidenzia la continuità tra governo Berlusconi e governo Monti, e accusa:

“le gravissime e irresponsabili scelte del Governo e del Parlamento contenute nel DDL di stabilità risultano perfettamente coerenti con il piano di destrutturazione del sistema iniziato con le LL. 133/2008 e 126/2008”.

Fatto sta, come già abbiamo avuto modo di notare, Monti ignora il suo grido e sancisce la fine della carriera politica di un ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che si è rivelato privo della credibilità necessaria per difendere la sopravvivenza della stessa istituzione di cui era responsabile. Se questa è storia, una domanda ci tormenta, in questa fine anno: a chi si stava rivolgendo Profumo, dalle colonne del Corriere della Sera, il 19 dicembre? Forse al Ministro dell’Istruzione?

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Settimo in gara.
I firmatari dell’appello “Liberare l’Università”

Il 20 gennaio 2012 il Riformista ha pubblicato un appello intitolato “Vogliamo liberare l’università”. I firmatari includevano i fratelli Andrea e Pietro Ichino, Alberto Alesina, Francesco Giavazzi, Margherita Hack, e 81 altri accademici. “In questo momento di grave crisi economica”, recitava il documento, “con un debito pubblico non più sostenibile e la necessità per il nostro paese di tornare ad essere competitivo, dobbiamo chiaramente affermare che non ci possiamo più permettere questo tipo di sistema universitario burocratico, inefficiente, che non premia gli studenti migliori”. A questo fine i firmatari chiedevano: 1. L’abolizione del valore legale del titolo di studio; 2. La liberalizzazione delle rette universitarie; 3. L’istituzione di un sistema di borse di studio e prestiti d’onore.

Altre volte interventi pubblici affini hanno segnalato simili esigenze: su lavoce.info del 28.11.12, Francesco Giavazzi chiedeva a Bersani:

“è disposto ad alzare le rette facendo pagare alle famiglie con reddito medio il costo di un anno di studi (7mila euro), ai ricchi di più, e usare questi soldi per borse di studio per i poveri?”

Qualche tempo prima Andrea Ichino e Daniele Terlizzese suggerivano, per le rette universitarie, la cifra di 7.500 euro a studente. Il senatore Pietro Ichino, invece, preferiva 10 mila euro (9 mila sterline), come avviene nel sistema inglese a partire dall’introduzione della riforma Browne. Abbiamo già discusso nel merito queste proposte diverse volte, per esempio quiquiqui. E ancora una volta una domanda ci strugge: è mai possibile che i più prestigiosi economisti italiani non abbiano un’idea migliore per finanziare l’università che scaricarne il costo sugli studenti indebitandoli?

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Ottavo in gara.
L’Anvur, le mediane ballerine e il piano di reclutamento straordinario 

Ogni competizione ha il suo fuoriclasse. E dunque anche il nostro piccolo esperimento di valutazione ha il proprio: l’Abilitazione Scientifica Nazionale. Dare un resoconto breve di quanto avvenuto è in questo caso difficile: bisognerebbe risalire alla storia delle mediane dalle origini ai giorni nostri: partire dalla leggenda delle mediane fluttuanti, ricordare le disperate vicissitudini ed eroiche corse ad ostacoli delle mediane in movimento, le mediane ballerine, le mediane suicide, le mediane stregate, le mediane di Borges, le mediane fantasma, le mediane truccate e le mediane di barbapapà, e, dopo un’estate calda tutta riassunta dall’epilogo “ANVUR non potuto fare altro”, arrivare al 14 settembre 2012 ovvero al “coming out di Anvur”, quando il Consiglio Direttivo dell’Anvur mette a nudo le proprie incertezze e i propri errori, e chiama in causa le responsabilità del ministro Profumo. Lasciamo dunque da parte la storia delle mediane, o la mozione con cui i deputati Eugenio Mazzarella, Mariastella Gelmini e Paola Binetti bacchettavano il Ministro; lasciamo perdere i problemi regolamentari, bibliometrici e aritmetici, le liste opache e quelle pazze, i settori discriminati e i conflitti di interesse, i commissari superuomini, le “voci” sulla percentuale massima di abilitati, e tutto quello che adesso, che è Natale e siamo tutti più buoni, abbiamo dissipato nel vin brulè. Veniamo al dunque. 70 mila domande pervenute, abbiamo detto. Ecco invece i numeri del piano straordinario associati: 2.767 progressioni e 339 reclutamenti.

Restiamo di stucco: un altro barbatrucco?

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Nono in gara.
Il Ministro Profumo e il PRIN Kakuro

È datato 27 dicembre il decreto ministeriale che contiene il bando PRIN che stabilisce le regole per accedere al finanziamento dei Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale. Il Ministro Profumo, in un’intervista del 4 gennaio giustificava le nuove procedure sottolineando la necessità di utilizzare i progetti PRIN per “allenarsi” per i progetti europei dell’VIII Programma Quadro Horizon 2020: per alzare l’asticella, corresponsabilizzare gli atenei e fare gioco di squadra. Roars ha seguito scrupolosamente la vicenda, offrendo una guida per risolvere quello che allora ci sembrava come il più grande kakuro di tutti i tempi. Per chi non lo conosce, il kakuro, noto anche con il nome di cross sum, è un rompicapo simile ad un cruciverba con i numeri al posto delle lettere. Da un punto di vista algoritmico il kakuro appartiene alla categoria dei  cosiddetti problemi NP-completi (NP-hard), “i più difficili problemi nella classe NP dei problemi non deterministici a tempo polinomiale”. Come abbiamo visto, per affrontare il meccanismo di preselezione, l’università italiana ha dovuto trovare la soluzione di un rompicapo numerico che è una variante del kakuro. Non staremo qui a ripercorrere la vicenda, che però potete rileggere, per puro gaudio, qui e qui. Riprendiamo solo quella che allora era la domanda di un lettore:

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Decimo in gara.
Il Ministro Fornero nel paese dei camerieri 

Volevamo ricordare in questa fine dell’anno almeno brevemente un’ultima questione importante: la situazione del mercato del lavoro. Già diverse volte abbiamo segnalato su questo sito il modo in cui la scarsità degli investimenti in ricerca e sviluppo incide negativamente sulla vita economica del paese. Si veda a questo riguardo il Rapporto Almalaurea, quest’anno assai severo sulle politiche di innovazione e sviluppo in Italia. Con amarezza molte volte abbiamo ascoltato alcuni eminenti politici prospettare soluzioni disdicevoli, e spostare l’attenzione dalle politiche pubbliche alle presunte responsabilità degli studenti: choosy, bamboccioni, fuoricorso, è stato detto. Un osservatore attento qualche giorno fa commentava i recenti tagli introdotti dalla Legge di Stabilità al sistema universitario come il risultato di:

“un orientamento che ritiene sufficiente un sistema universitario più piccolo dell’attuale. Dall’economia italiana, infatti, viene una domanda di formazione e di ricerca inferiore alla media europea e di conseguenza il fondo per l’università può essere anche ridotto e molte sedi possono chiudere”.

In questo caso, le prospettive per il nostro paese rimarrebbero quelle sottolineate nel recente editoriale di Marco Cattaneo sull’ultimo numero de Le Scienze: “Il paese dei camerieri”, quando l’Autore riprendeva le dichiarazioni rilasciate a metà novembre, durante una puntata di «Servizio Pubblico», dall’economista Luigi Zingales, tra i promotori dell’iniziativa intitolata «Fermare il declino».

‘‘Ci sono un miliardo e quattro di cinesi e un miliardo di indiani che vogliono vedere Roma, Firenze e Venezia. Noi dobbiamo prepararci a questo. L’Italia non ha un futuro nelle biotecnologie perché purtroppo le nostre università non sono al livello, però ha un futuro nel turismo”.

Su Roars diverse volte abbiamo sottolineato che il futuro non può che ripartire da un ripensamento e rifinanziamento del sistema d’istruzione, e da nuovi investimenti in Ricerca e Sviluppo. Lo facciamo anche in questa fine anno, e aggiungiamo che il nostro migliore augurio per il 2013 è che, per rispetto di noi stessi e dei nostri figli, il nuovo anno porti a tutti la lungimiranza necessaria per invertire la rotta.

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Ci teniamo, prima di concludere, a dire un paio di cose.

Anzitutto vogliamo scusarci con alcuni dei partecipanti a questa piccola competizione. Sappiamo, infatti, che taluni sono sovra-rappresentati. Ci dispiace, non siamo riusciti a evitarlo.

In seguito volevamo ricambiare al Ministro profumo gli auguri di buone feste. Il Ministro Profumo ha dedicato una nota natalizia al mondo dell’istruzione, ai “colleghi professori, ricercatori e personale scolastico dell’università e del ministero”, alle famiglie e ai “carissimi studenti”. Scrive il Ministro:

“Abbiamo tutti lavorato duramente. Le nostre fatiche acquistano un senso speciale perché sono per lo più rivolte a voi studenti e ai nostri figli e nipoti. Questo senso del futuro è una bussola di cui il Paese non può privarsi senza correre il rischio di smarrirsi. Il mio augurio per il prossimo anno è dunque quello che esso venga compreso e raccolto da chi viene dopo di noi. Anche su questo, potrete contare su di me”.

 

Ricambiamo gli auguri e ci auguriamo che non si tratti di una minaccia.

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PS. Se ci siamo dimenticati qualche orrore, per favore, segnalatecelo nei commenti. Prima o poi ce la faremo a valutarli tutti secondo il merito.

54 Commenti

    • Le regole dicono di votare, ma solo dopo la chiusura delle votazioni, mentre si calcola quale classe di merito assegnare ai commenti. solo per sicurezza qualora fosse necessario affinare il ranking, diciamo.

    • La nostra vuole essere una valutazione “fai-da-te”, nel migliore Italian-style. Pertanto, sarei contrario a qualsiasi controllo dei conflitti di interesse. Se i membri GEV possono entrare a fare parte delle commissioni di abilitazione, dove hanno contribuito a definire le liste delle riviste di classe A usate per selezionare i commissari, non vedo perché i redattori di Roars non possano votare gli orrori che essi stessi hanno preselezionato. Dopo tutto, è la nostra eccellenza (oggettivabile tramite numero di post pubblicati e numero di click ricevuti) a porci al di sopra di queste fisime garantiste degne dei colleghi di area 12.

  1. Partecipando allo spirito goliardico di fine anno, direi che un posto in classifica lo meritano:

    1) Le affermazioni sul Corriere della Sera che “l’università Bocconi non riceve alcun sussidio statale”
    2) L’annuncio della seconda tornata di abilitazioni nazionali, con 300 milioni di euro ìn meno di FFO e senza sapere nulla sull’esito della prima.

    L’appello “liberare l’università” (numero sette) invece, personalmente per alcuni aspetti lo condivido.

    • A proposito io voto l’orrore numero 6: il taglio di 300 milioni di euro a Ricerca e servizi per gli studenti non ha concorrenti. Poi, in pieno conflitto di interessi (che in questo caso è richiesto e apprezzato) voto per la mia proposta numero 1.

  2. Data la situazione orrenda del nostro paese e la qualità delle persone che ci “governano”, la
    prima 6la n. 10: l’ineffabile Fornero, emblematica
    Seguono:
    2: la n. 4 e
    3: la numero 8… siamo nelle mani di una burocrazia demenziale dalla quale non scapperemo mai più; ma,
    4: la 9: Profumo è il simbolo vivente del nostro sfascio.
    Permettetemi solo una “contro-domanda”: Quale, delle dieci citate, ha a che fare con la cultura e quindi con la scienza?
    Buon anno (si fa per dire) a tutti.

    • Caro Paolo, ovviamente Roars ha i dati grezzi su cui calcolare le mediane, ma non ritiene di doverli rendere noti.
      Solo gli orroranti che non compaiono in questa lista( avendo ricevuto il semaforo rosso) riceveranno una email che gli darà la possibilità di agganciare eventuali orrori mancanti.
      Credo che infatti il DM 76/2012 non compaia dato che molte delle critiche non sono sulla banca dati ufficiale (commenti di ROARS) ma su quella non validata dei commenti su Facebook. Ma il ministero ha la possibilità, entro la fine dell’anno, di scrivere a tutti quelli che hanno criticato su Facebook invitandoli a postare anche su questa pagina.

    • La quesitone che poni è assai complessa. Se prendiamo alla lettera le istruzioni di Benedetto si accorpa per tagliare. Allora bisognerebbe tagliarne qualcuno. Però poiché non è la VQR e stiamo parlando di soggetti e non strutture (o forse anche la VQR era una valutazione di soggetti e non strutture? mi pareva che qualcuno dicesse così) potremmo giungere al taglio in modo diverso. Forse dobbiamo chiedere istruzioni al partecipante #2.

  3. Confesso di essere un po’ deluso perché gli altri membri della redazione hanno ritenuto di non adottare la metodologia di classificazione degli orrori che avevo
    proposto. Per informazione la rendo nota comunque:
    “I lettori devono esprimere il loro giudizio finale attribuendo ogni orrore ad uno dei seguenti livelli di merito:
    A. Eccellente: l’orrore si colloca nel 20% superiore della scala di valore condivisa
    dalla comunità scientifica internazionale (peso 1);
    B. Buono: l’orrore si colloca nel segmento 60% – 80% (peso 0.8);
    C. Accettabile: l’orrore si colloca nel segmento 50% – 60% (peso 0.5);
    D. Limitato: l’orrore si colloca nel 50% inferiore (peso 0);
    E. Non valutabile: l’orrore appartiene a tipologie escluse dal presente esercizio;
    F. In casi accertati di plagio o frode, l’errore viene pesato con peso -2.”
    :-)))

    • Raccontiamola tutta: la metodologia non è stata adottata perché Baccini, con pretestuose argomentazioni pseudoscientifiche, si è opposto all’uso dei “quadrati magici” in cui la classificazione A,B,C,D viene effettuata sia per la categoria dell’orrore che per i suoi click. Gli avevamo spiegato che, anche se ammettavamo che il quadrato magico non aveva alcuna base scientifica, tuttavia il meglio è nemico del bene. Ed è urgente che gli orrori vengan classificati in modo oggettivo per rimediare agli abusi compiuti negli anni scorsi.

  4. Tutti gli orrori proposti meritano la votazione massima, peraltro siamo all’università quindi il voto dovrebbe essere in trentesimi, in tal caso il 30 e lode spetterebbe al decimo orrore.
    Si è trattato di una lettura in crescendo e non possiamo dare la lode a tutti.
    Speriamo solo che la musica cambi con l’anno nuovo.

  5. “……… e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, che mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più in giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre.”
    [Il giorno della civetta (L. Sciascia)]

    Partiamo proprio dalle parole di Sciascia per affermare che la diversa classificazione di questi orrori ha origini antiche e volendo adottare questo tipo di tassonomia nell’oggi la troveremmo sorprendentemente attuale e calzante. Infatti, abbiamo il personaggio di maggior spicco del ministero perfettamente descritto, ancor prima che entrasse in politica. … a voi … la sua collocazione …

  6. sono d’accordo con il votare “Profumo per il fatto di esistere” come dice @Michele Dantini. Mi sembra però che l’orrore #6 sia rappresentativo dei precedenti per la sua ipocrisia e perché rappresenta il tentativo del ministro di accreditarsi per la prossima tornata governativa, che sarebbe veramente l’orrore massimo.

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