Storia delle mediane dalle origini ai giorni nostri

No, non è il sequel della Tigre e il dragone o della Foresta dei pugnali volanti, ma nondimeno è una vicenda dalla trama intricata e piena di colpi di scena. Non ci sono guerrieri ninja e combattimenti che sembrano danze, ma i lanci a sorpresa di mediane fluttuanti non sono meno micidiali di lance e pugnali. E se è vero che manca l’eros, possiamo assicurarvi che resterete avvinti dalla sapiente combinazione di tragedia e commedia, coronate da una rivelazione finale che vi lascerà a bocca aperta.

Nelle righe che seguono proviamo a riassumere il complicato intreccio della leggenda delle mediane, il cui Artefice, autentico genio narrativo, si cela ancora nell’anonimato.

1. L’alba della mediana

Cominciamo dall’inizio. La Legge 240/2010 ha introdotto l’abilitazione scientifica, che dovrà attestare “la qualificazione scientifica che costituisce requisito necessario per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori”. Tuttavia, la concreta regolamentazione delle procedure era stata demandata a successivi decreti ministeriali. In particolare, la legge precedeva che il giudizio della commissione fosse espresso anche “sulla base di criteri e parametri differenziati per funzioni e per area disciplinare, definiti con decreto del Ministro”. L’idea del CUN (Consiglio Universitario Nazionale) era che alcuni parametri potessere essere soglie quantitative di natura bibliometrica, che specificassero, per esempio, la natura ed il numero minimo di pubblicazioni scientifiche necessarie (ma non sufficienti) per conseguire l’abilitazione scientifica.

Più di un anno fa, l’ANVUR (l’Agenzia Nazionale per la Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca) lancia una proposta del tutto innnovativa: invece di stabilire queste soglie sulla base di consultazioni con le società scientifiche, esse si sarebbero dovute determinare in modo totalmente automatico sulla base dei dati bibliometrici rilevati nella popolazione dei professori in servizio. Ridotto all’essenziale, il criterio della mediana è semplice: per ottenere l’abilitazione da professore ordinario, il candidato avrebbe dovuto esibire un indicatore bibliometrico (il numero di articoli su rivista scientifica, per esempio) superiore a metà dei professori ordinari attualmente in servizio.

La proposta dell’ANVUR fu immediatamente criticata sotto tre aspetti. In primo luogo, il criterio della mediana tradisce la legge 240/2010 in quanto trasforma l’attestazione di una qualificazione scientifica, che si riferisce ad un giudizio di maturità scientifica espresso in termini assoluti, in un giudizio di natura comparativa formulato non tra i candidati, ma tra i candidati e i professori già in servizio.

In secondo luogo, c’è un vasto consenso internazionale sull’inadeguatezza degli indicatori bibliometrici (numero di articoli, citazioni e parametri derivati) ai fini della valutazione individuale. Se l’uso di soglie assolute relativamente basse può servire ad escludere chi non ha maturato un numero sufficiente di titoli, l’uso della mediana dei professori in servizio nel ruolo superiore, fa dell’indice bibliometrico una discriminante essenziale in moltissimi settori concorsuali. Ciò diventa del tutto problematico perché la letteratura bibliometrica evidenzia la forte eterogeneità statistica tra discipline anche vicine tra loro e persino dentro la stessa disciplina al variare dei temi di ricerca. Per non dire dell’inadeguatezza degli indicatori numerici ai fini della valutazione comparativa nel campo delle HSS (Human and Social Sciences).

La terza obiezione era di natura tecnica e riguardava l’effettiva possibilità di raccogliere i dati statistici necessari al calcolo delle mediane. Questo tipo di analisi richiederebbe l’esistenza di un’efficiente anagrafe nazionale della ricerca, quella che in termini tecnici è denominata ANPRePS (Anagrafe nominativa dei professori ordinari e associati e dei ricercatori delle pubblicazioni scientifiche prodotte). Impossibile, altrimenti, venire a capo delle classificazioni delle diverse pubblicazioni nelle HSS: monografie, curatele, capitoli di libro, recensioni, note a sentenza e così via.

Nelle scienze dure, la possibilità di ricorrere all’interrogazione dei database commerciali, quali per esempio Web of Science e Scopus, forniva una soluzione solo apparente. Nel momento in cui si vuole fare un pesante affidamento su dati citazionali o da essi derivati, come l’h-index, sono ben noti non solo l’alta percentuale di errori e i ritardi di registrazione che affliggono queste basi di dati, ma anche il problema di disambiguare i cognomi dei ricercatori per evitare erronee attribuzioni.

A chi avesse una minima infarinatura di bibliometria fu subito chiaro quale incubo sarebbe stato l’uso normativo di questi dati bibliometrici, soggetti ad aggiornamenti e correzioni in tempo reale. Come escludere un commissario o un candidato sulla base del numero di citazioni che può cambiare da un momento all’altro, non solo perché ne arrivano di nuove ma anche perché vengono finalmente registrate quelle di mesi se non di anni precedenti?

2. L’ANVUR declina ogni responsabilità

Tuttavia, l’ANVUR fu irremovibile e risultò ben presto chiaro che le mediane godevano del sostegno dei ministri Mariastella Gelmini prima e Francesco Profumo successivamente. Al punto che il D.M. 76 del 7 giugno 2011, riprende fedelmente le raccomandazioni dell’ANVUR sulle mediane.

Ma come calcolare le mediane, se ANPRePS non esiste? L’ANVUR decise di servirsi di un surrogato, ovvero dei dati registrati sui siti docente dei professori in ruolo. Si tratta di informazioni caricate in funzione della partecipazione a progetti di ricerca come i PRIN e i FIRB, a partire dalla fine degli anni ’90. Per tale ragione, erano dati non certificati e largamente incompleti. Per ovviare all’incompletezza, il Presidente dell’ANVUR invitò i professori a popolare in poco più di un mese i loro siti docente. Su ROARS, due articoli di Paola Galimberti (“Ancora una volta un problema di dati. Ovvero perché non si riesce a partire dall’inizio“ e “Mediane di argilla”) lanciarono subito l’allarme per le inevitabili conseguenze di una procedura così improvvisata e approssimativa:

E così le carriere di docenti e ricercatori verranno stabilite basandosi su basi di dati commerciali (i cui dati non sono stati ripuliti e validati) e sul sito docente dove non tutti i docenti hanno inserito i propri lavori, perché non esiste un obbligo vero e proprio, sicché le mediane verranno calcolate sulla base dei “volontari” che sono un “di cui” dei docenti italiani.

La stessa ANVUR era consapevole del terreno scivoloso su cui stava muovendosi, al punto di declinare ogni responsabilità sulla correttezza dei dati su cui si accingeva a calcolare le mediane

1. L’ANVUR utilizza le informazioni contenute nel sito docente assumendone la piena validità e completezza. […]

3. L’aggiornamento e la verifica dell’esattezza e completezza delle informazioni sono cura del singolo docente. […]

5. L’ANVUR non è responsabile degli eventuali errori presenti nelle banche dati. Delibera ANVUR n. 50/2012

Da notare che gli errori e le incompletezze dei siti docente contaminano anche le mediane dei settori bibliometrici, i cui indicatori sono ottenuti tramite le banche dati WoS e Scopus. Infatti, come specificato nel “Documento di accompagnamento: mediane dei settori bibliometrici”, i prodotti inseriti nel sito docente sono stati utilizzati come dato di ingresso di una interrogazione lanciata su un archivio derivato da WoS e Scopus, una procedura che esclude tutto ciò che non è presente nei siti docente.

Né si può sostenere che le omissioni vadano solo a vantaggio di chi, commissario o candidato, finirebbe per confrontarsi con mediane rese più basse dai dati mancanti. Infatti, esiste una regola matematica che decide se un SSD debba usare la mediana del settore concorsuale a cui appartiene oppure se abbia diritto ad una sua mediana, specifica e più bassa. In presenza di dati mancanti o erronei, il responso della formula può cambiare e un SSD che doveva essere scorporato potrebbe aver perso questo diritto. In tal caso, l’uso di una mediana più alta penalizzerebbe sia gli aspiranti commissari che i candidati all’abilitazione. Inoltre, i professori ordinari che hanno omesso di completare il sito docente con le loro pubblicazioni meno recenti hanno abbassato la propria età accademica. In alcuni casi, ciò potrebbe causare un innalzamento della mediana del numero di citazioni per anno degli ordinari, creando una barriera più alta del dovuto per i candidati all’abilitazione (Effetto domino: le mediane di Borges).

3. La calda estate delle mediane fluttuanti

Le prime mediane vengono pubblicate a ridosso di ferragosto, ma sono limitate ai soli settori bibliometrici. Se da un lato il bando per i candidati scade il 20 novembre, la vera urgenza è la scadenza del bando per i commissari che scade il 28 agosto. La data fatidica sta avvicinandosi e gli aspiranti commissari delle aree non bibliometriche non hanno nessun modo per valutare se “avranno i numeri” per partecipare al sorteggio di formazione delle commissioni.

Il 24 agosto, solo quattro giorni prima della scadenza, ecco pubblicate le mediane dei settori non bibliometrici.

Tutto bene? Per nulla. Per capire se si è sopra la seconda e la terza mediana bisogna sapere quali dei propri articoli sono stati pubblicati in riviste aventi carattere di scientificità e quali sono stati pubblicati in riviste “di fascia A”. Ebbene, le mediane escono senza che siano allegate le liste di riviste scientifiche e di riviste “di fascia A”. Un’omissione del tutto anomala, perché il programma che calcola le mediane deve poter consultare tali elenchi in formato elettronico per confrontarli con il contenuto dei siti docente. Le mediane per l’area 12 (Scienze Giuridiche) non vengono nemmeno pubblicate, adducendo la seguente spiegazione:

Ciò è dovuto alla mancata formulazione di una proposta di classificazione da parte dei componenti dell’area 12 del Gruppo di lavoro Libri e riviste scientifiche, che fosse condivisa dagli esperti della Valutazione della Ricerca (GEV), dalle società scientifiche del settore e dal Gruppo stesso. La mancata pubblicazione della mediana del terzo indicatore ha avuto il supporto esplicito del MIUR. L’ANVUR sta ancora lavorando alla classificazione.

Lecito nutrire il sospetto che la mancata pubblicazione fosse un tentativo di scongiurare l’accoglimento della richiesta di sospensiva associata al ricorso dell’ AIC (Associazione Italiana dei Costituzionalisti).

Comunque sia, per i settori non bibliometrici la lista delle riviste aventi carattere di scientificità è a tutt’oggi data per dispersa senza che sia prevista una data per la sua pubblicazione, come pure si sono perse le tracce della terza mediana dell’area 12.

[NdR aggiunta il 7/12/12: nelle settimane seguenti alla scrittura di questo articolo si sono verificati i seguenti eventi: 1) il 20 settembre 2012, l’ANVUR ha finalmente pubblicato gli elenchi delle riviste aventi carattere di scientificità, i quali contenevano però numerosi e clamorosi svarioni, che sono stati prontamente segnalati da ROARS (Le riviste “scientifiche” dell’ANVUR: dal sacro al profano e dalle stelle alle stalle) e successivamente ripresi dal Corriere della Sera, con un articolo in prima pagina di Gianantonio Stella (Per giustificare le “riviste pazze” l’ANVUR paragona Suinicoltura al Caffè di Pietro Verri), e persino dal settimanale inglese Times Higher Education (Listing wildly: anche Times Higher Education denuncia le liste pazze di ANVUR), probabilmente la più nota pubblicazione internazionale dedicata alla formazione universitaria: 2) il 6 novembre 2012, probabilmente per far fronte ad ulteriori ricorsi, l’ANVUR ha finalmente pubblicato la lista delle riviste fascia A per l’area 12 (Area 12: terza mediana in arrivo? Seconda puntata del gioco delle tre mediane) e il 23 novembre anche le relative mediane (L’apparizione della mediana fantasma: ANVUR pubblica la terza mediana dell’area 12), quando però erano già chiusi sia i termini delle domande degli aspiranti commissari (28 agosto) sia quelli dei candidati all’abilitazione scientifica (20 novembre)].

Ma il peggio deve ancora venire.

Le giornate del 27 e 28 agosto sono torride e convulse. Attraverso le comunicazioni del sindacato CNU, è trapelata la notizia che sui siti docente dei professori ordinari dovrebbero accendersi dei semafori: luce verde per chi supera le mediane, rossa per chi non ha i numeri per fare il commissario (Abilitazioni scientifiche: arrivano i semafori per i commissari?). Ed ecco il vero colpo di scena. Il pomeriggio del 27 agosto, sul sito dell’ANVUR spariscono tutte le vecchie mediane e vengono sostituite da nuove tabelle (Attenzione: mediane in movimento!) con la seguente giustificazione:

I valori delle mediane pubblicati in precedenza erano stati ottenuti utilizzando un’approssimazione che, ad un più attento esame, non risulta pienamente in linea con la definizione formale di mediana contenuta nel DM 76. Entro la settimana corrente pubblicheremo la lista delle riviste di fascia A per le aree non bibliometriche.

4. Alla ricerca della lista perduta

I semafori infine si accendono, ma come sottolineato dall’ANVUR, hanno valore “solo indicativo” (Si sono accesi i semafori: parliamone) e tale rimarrà il loro valore ben oltre il 3 settembre, data ultima per ritirare la domanda di commissario senza esporsi al pericolo della “gogna elettronica”. Infatti, il D.M. 76 prevede che i curricula degli aspiranti commissari vengano resi pubblici e basterà il confronto con la lista degli ammessi al sorteggio per individuare i “trombati”. Meglio ritirarsi che veder resa pubblica la propria bocciatura (Abilitazioni: arriva il “decreto dissuasivo” per gli aspiranti commissari).

Si ritirano in molti, anche tra coloro che dubitano che il loro “rosso” sia frutto di errori, ma non sono in grado di verificarlo con certezza, particolarmente nei settori non bibliometrici dove mancano le liste di riviste necessarie per verificare il superamento della seconda e terza mediana. L’ANVUR non si assume responsabilità per l’affidabilità del semaforo (Abilitazioni: le mediane di Barbapapà), ma a causa del ritardo nella pubblicazione delle liste di riviste, per molti aspiranti commissari esso rimane l’unica informazione disponibile ed il colore delle sue luci contribuisce a disegnare la composizione delle future commissioni.

Il 7 settembre vengono pubblicati i curricula degli aspiranti commissari che non si sono ritirati (Abilitazione scientifica nazionale: sono in rete i CV degli aspiranti commissari). La percentuale di aspiranti commissari nelle liste dei membri GEV è massiccia (per le scienze mediche più dell’80% dei membri GEV italiani sono anche aspiranti commissari).

Nel frattempo si è accesa la discussione sulla cosiddetta “terza mediana” per i settori non bibliometrici, relativa al numero di articoli su riviste “di fascia A”. L’elenco di tali riviste, che esce il 6 settembre, ben dieci giorni dopo le mediane, è il risultato di febbrili negoziazioni che hanno coinvolto società scientifiche e GEV.

Dato che tale elenco era indispensabile per calcolare la terza mediana, esso doveva essere già pronto fin dal 24 agosto e l’inspiegabile ritardo nella sua pubblicazione alimenta il sospetto  che sia stato completato o modificato a posteriori, dopo la pubblicazione delle mediane del 27 agosto, che in tal caso andrebbero ricalcolate daccapo per la terza volta (“Stanno ancora lavorando alle liste di riviste. Fonte: il presidente dell’ANVUR (!?)“).

Contro chi vede nella terza mediana il modo di spianare la strada ai soliti noti, circola una lettera di sostegno che viene sottoscritta da numerose società scientifiche. È ROARS a scoprire, attraverso le proprietà del file Word fatto circolare, che la lettera a sostegno dell’ANVUR era stata scritta dall’ANVUR stessa. Infatti, l’estensore risulta essere Andrea Graziosi, presidente del GEV 11 e titolare dell’incarico di “Alto esperto di valutazione” dell’ANVUR.

5. I misteri delle mediane stregate

Ma il punto più critico di tutti è il sospetto che le mediane siano truccate. Infatti, confrontando le vecchie e nuove mediane, i conti non tornano (“Mediane truccate? Analizziamo le prove“). Per i settori bibliometrici, le mediane salgono, mentre per quelli non bibliometrici, tranne poche eccezioni, la variazione è orientata nel verso opposto. Un comportamento impossibile da spiegare con l’uso di una nuova e migliore approssimazione, come sostenuto ufficialmente dall’ANVUR.

Ma ci sono anche altre incongruenze. Quando si ha a che fare con i numeri interi, come nel caso del numero di articoli scientifici, le mediane possono essere frazionarie solo se il numero di professori considerati è pari. Inoltre, le mediane intere e frazionarie dovrebbero alternarsi in modo casuale. Ebbene, c’è un numero non trascurabile di settori bibliometrici con un numero dispari di professori le cui mediane sono inspiegabilmente frazionarie ed interi settori non bibliometrici in cui non compare nessuna mediana frazionaria.

Come spiegare queste anomalie? Tra le possibili spiegazioni, viene avanzata l’ipotesi del “ravvedimento operoso”:

dietro le “vecchie mediane” si nascondevano due formule diverse: per i settori bibliometrici le mediane erano state approssimate per difetto mentre era stata usata un’approssimazione per eccesso nei settori non bibliometrici. […] Per qualche ragione che non ci è dato sapere, l’ANVUR avrebbe ritenuto impossibile mantenere due pesi e due misure […]. Ecco allora l’improvviso “ravvedimento operoso”: si buttano via le vecchie mediane, ammorbidite per i settori non bibliometrici e irrigidite per quelli non bibliometrici, e si adotta per tutti la formula universalmente usata. (Mediane truccate? Analizziamo le prove)

Quale poteva essere il movente e chi il mandante? Usare delle mediane più morbide per i settori bibliometrici e più rigide per i non bibliometrici andava incontro alle preoccupazioni che il ministro Profumo aveva espresso nel corso della sua audizione al CUN del 25 luglio scorso:

Dai dati che ha potuto analizzare si sarebbe reso conto che il criterio della mediana sfavorisce le aree 19 rispetto alle aree 1014. Ha quindi aggiunto che sta lavorando con le comunità scientifiche per individuare elementi di “ammorbidimento” (non meglio definiti) delle rigidità delle mediane. Mediane ed altre catastrofi: le dichiarazioni del ministro al CUN

6. Il “coming out” di ANVUR

Le mediane del 27 agosto presentanto troppe anomalie per non chiederne conto all’ANVUR: ecco allora le Dieci domande di ROARS, che chiedono all’ANVUR di spiegare quali formule sono state usate per le vecchie e le nuove mediane, perché ci sono mediane frazionarie per settori con numerosità dispari e perché ci sono interi settori non bibliometrici senza nemmeno una mediana frazionaria, un evento del tutto improbabile.

Eccoci arrivati al colpo di scena finale, ovvero la pubblicazione del documento ANVUR “Sul calcolo delle mediane per l’abilitazione nazionale“, in cui il Consiglio Direttivo, se da un lato fa “coming out”, mettendo a nudo le proprie incertezze e i propri errori, dall’altro chiama pesantemente in causa le responsabilità del ministro Profumo (“Abilitazioni e mediane: “ANVUR non potuto fare altro. Profumo sotto accusa?“). Ma ormai la storia cede il passo alla cronaca.

Sulla genesi di questo ultimo documento, possiamo solo formulare congetture. Ne menzioniamo una in particolare, non tanto perché ne abbiamo riscontro, ma perche vorremmo di cuore che fosse vera. I presidenti dei GEV sono stati  nominati “Alti esperti di valutazione” e come tali, non solo collaborano all’attività dell’Agenzia, ma le prestano il loro prestigio scientifico di studiosi affermati e internazionalmente rinomati. Ecco, ci piacerebbe immaginare una riunione in cui questi colleghi scientificamente prestigiosi, consapevoli che le incongruenze e le opacità delle mediane potrebbero macchiare la loro reputazione, battono i pugni sul tavolo ed impongono al Consiglio Direttivo di prendersi piena responsabilità delle “mediane fluttuanti” rivelando formule ed errrori commessi.

Sarà andata proprio così?

 

 

78 Commenti

  1. La croni-storia è dettagliata.

    Tuttavia, l’errore più grande è pensare che l’attuale modalità concorsuale (abilitazione nazionale + chiamata locale) sia il problema. Ricordo a tutti che nella versione precedente dei concorsi (modello Moratti) ci sono state ingiustizie assolute che hanno richiesto l’intervento ripetuto della magistratura. La libertà allora concessa ai docenti italiani è stata gestita malissimo tanto da squalificare (ingiustamente) l’intera accademia nazionale.

    L’abilitazione nazionale, quindi, può essere una via di uscita e può evitare le situazioni paradossali del recente passato. Chiaramente, le procedure non vanno gestite come sta accadendo in questi giorni. Tuttavia, pensare che si possa divenire associato o ordinario solo se in possesso di una certa quantità di requisiti non è insensato. Bisogna capire cosa si chiede ai futuri professori.

    Dovrebbero essere i gruppi nazionali a indicare questi parametri. Ci sono decine di riviste e solo poche hanno un processo di peer review veramente serio. In ciascun settore, tutti conosciamo queste riviste. Sarebbe così assurdo se ciascun settore indicasse (come richiesto per i settori non bibliometrici) le riviste ritenute top? Non credo. Sarebbe così assurdo chiedere che un docente diventi ordinario solo se ha avuto un ruolo importante in un progetto internazionale?

    Si accetterebbe, di fatto ma indirettamente, il giudizio e la valutazione di enti terzi (Commissione Europea per i progetti, comitato editoriale per le riviste, etc) ritenuti affidabili dai settori disciplinari.

    Purtroppo molti sparano a zero sull’attuale situazione prospettando come via di uscita un ritorno ai vecchi concorsi Moratti. In effetti, a ben vedere, un primo effetto questo tipo di valutazioni l’ha introdotto: le commissioni non si può certo dire che siano costituite dai più “scarsi” tra i diversi settori. Significa che i tanto denigrati criteri bibliometrici una scala di valori l’hanno creata e che questa scala, a parte qualche eccezzione, non è poi così pazzesca e inaccettabile.

    • I concorsi “Moratti” prevedevano un’abilitazione nazionale a numero chiuso, ma sono rimasti lettera morta. Per maggiori dettagli, rimando al seguente commento:

      https://www.roars.it/?p=12265#comment-4549

      Probabilmente sarebbe stata una soluzione migliore di quella introdotta dalla L. 240/2010 in cui, per “sterilizzare” il numero aperto, si è data la stura a tagliole bibliometriche che si stanno rivelando ingestibili.

      Per quanto riguarda i precedenti “concorsi locali” (dal 1999 in poi), non riesco proprio a vedere chi li rimpianga su questo blog e nemmeno fuori di esso.

      “Significa che i tanto denigrati criteri bibliometrici una scala di valori l’hanno creata e che questa scala, a parte qualche eccezzione, non è poi così pazzesca e inaccettabile.”

      Alcune di queste eccezioni comportano l’estinzione di interi campi di studio:

      http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2012/9/9/UNIVERSITA-Israel-solo-la-pensione-ci-puo-salvare-dalla-rivoluzione-giacobina-/319346/

      Se si vogliono introdurre dei criteri quantitativi non è indispensabile imboccare strade senza uscita come quella delle mediane. Si veda per esempio la soluzione di emergenza per salvare le abilitazioni che abbiamo illustrato in un precedente post:

      https://www.roars.it/?p=12265

    • Mi scuso per l’imprecisione. Ho confuso la riforma Moratti con quella Berlinguer. Grazie per le precisazioni.

      Concordo pure con la critica alle mediane. Penso, tuttavia, che sarebbe necessario basare le abilitazioni (evidentemente a numero limitato) su criteri (anche bibliometrici) suggeriti dai singoli settori discipinari che sono l’unico elemento a granularità più o meno controllabile e omogenea entro il quale si possono definire certe soglie.
      Le esperienze del passato hanno dimostrato che formule basate su prove orali (ve lo ricordate il caso della cupola di cardiologia?) o scritte sono fortemente alterabili e che, in generale, lasciare totale autonomia di giudizio alle commissioni (almeno su base locale) significa esporsi ai giochi delle correnti o cordate accademiche. Introdurre i parametri bibliometrici (magari corretti eliminando autocitazioni, tenendo conto del numero degli autori, etc) è una delle strade per rendere la valutazione meno passibile di alterazioni.

      Penso anche che occorrerebbe pensare agli effetti dei criteri di selezione (concorsi) sui comportamenti collettivi. Come si incentivano i meritevoli e come si “generano” comportamenti virtuosi?

    • In effetti, la nostra proposta di “salvataggio” prevede anche il possibile uso di criteri quantitativi elaborati consultando i SSD.

      Ritengo pericoloso usare dati citazionali perché intrinsecamente instabili e pertanto inadatti all’uso normativo. Se definisco in modo preciso alcune tipologie di pubblicazione, il candidato può autocertificare di possedere quei titoli ed è possibile controllare la veridicità della dichiarazione.

      Viceversa, le citazioni sono troppo fluide, varianti nel tempo e soggette ad errori, anche senza entrare nel merito di cosa misurino e con che precisione.

      Esse possono/devono essere usate dalla commissione come uno degli elementi utilizzabili per elaborare un giudizio sul candidato, ma non dovrebbero essere usate in modo automatico per escludere candidati dal giudizio.

    • I requisiti minimi che il CUN aveva predisposto erano anche abbastanza restrittivi in certi settori. Avevano una sostanziale differenza con le mediane, erano requisiti cumulativi e non intensivi pur richiedendo, come è giusto che sia, una certa continuità nella produzione scientifica. Tutti potevano confrontarsi con quei numeri e dire “oggi sono sotto ma con il lavoro ci posso arrivare fra qualche anno”. I requisiti come quelli anvur si possono applicare una volta sola poi se non si cambiano possono indurre a comportamenti impropri. Forse l’intenzione era proprio quella di fare un’unica sessione di valutazione per non farne più negli anni futuri contro lo spirito della legge stessa. In questo caso tutte le supposizioni fatte su possibili conflitti di interesse sono realistiche. Se davvero le abilitazioni si facessero ogni anno e se davvero si usassero criteri sensati, la tensione si ridurrebbe sensibilmente e forse si tornerebbe a pensare ad altro (vedi le generazioni che si stanno perdendo).

    • La “tipologia” di pubblicazione dovrebbe includere anche una griglia di riviste.
      L’idea, ripeto, di fondo dovrebbe essere che una pubblicazione è da ritenersi scientificamente valida se ha passato con successo un processo di selezione serio. Se un candidato ha N pubblicazioni su una rivista giudicata seria dal SSD è “passibile di valutazione positiva”, come direbbe l’ANVUR.

      Nel passatto è successo, infati, che candidati con 50 pubblicazioni per lo più in riviste serissime sono stati bocciati ai concorsi locali per le prove orali e/o entrando nel merito delle pubblicazioni e dando il posto a chi di pubblicazioni decenti ne aveva 6. Ora, pur ammettendo che ci possano essere casi estremi, questi non sono la normalità e basare un criterio di selezione su situazioni paradossali non dovrebbe essere la scelta migliore. I costituzionalisti protestano e forse hanno giuridicamente ragione ma, di fatto, esistono riviste di serie A e riviste di serie B.

    • D’accordissimo con meccanico. Una cosa è una critica tecnica alla modalità ed implementazione della valutazione quantitativa. Altro è lo sparare a zero e negare l’efficacia di un qualsiasi metodo di valutazione quantitativo. Cosa che deve valere anche nei settori umanistici siamo nel 2012 e la valutazione di questi settori è assodata in tutti i paesi sviluppati e qui siamo ancora ad approcci “romantici” del tipo “se sezioni una rosa non troverai mai la sua bellezza” ed altre menate del genere.

      Ben vengano osservazioni e consigli su come migliorare gli algoritmi, ma la critica a 360° ed il “ricorsismo” possono essere accomunati alle serrate delle farmacie ed alle tipiche operazioni di difesa di privilegi di casta.

      Hasta la Mediana Siempre! :-)

      Giuseppe (Celenteron) Milano

    • “Altro è lo sparare a zero e negare l’efficacia di un qualsiasi metodo di valutazione quantitativo”

      La parentela tra i metodi dell’ANVUR e la bibliometria scientifica è alquanto labile. Dire che le pozioni magiche non funzionano e possono essere nocive non implica il rifiuto delle medicine testate scientificamente. Anzi, chi conosce la farmacologia è il primo ad opporsi ai rimedi miracolosi dei guaritori. Per chi non lo sapesse, Alberto Baccini è l’autore di un ottimo manuale sulle tecniche bibliometriche:

      Valutare la ricerca scientifica – Uso e abuso degli indicatori bibliometrici (2010)
      Collana “Il Mulino/Ricerca”, http://www.mulino.it/edizioni/volumi/scheda_volume.php?vista=scheda&ISBNART=13760

      “Cosa che deve valere anche nei settori umanistici siamo nel 2012 e la valutazione di questi settori è assodata in tutti i paesi sviluppati”

      Sono perfettamente d’accordo sull’idea di allinearci a ciò che fanno i paesi sviluppati (nessuno dei quali segue le ricette ANVUR). Per esempio, nel Regno Unito l’HEFCE (equivalente britanico dell’ANVUR) scrive:

      “No sub-panel will make any use of journal impact factors, rankings, lists or the perceived standing of publishers in assessing the quality of research outputs. An underpinning principle of the REF is that all types of research and all forms of research outputs across all disciplines shall be assessed on a fair and equal basis.”
      http://www.ref.ac.uk/faq/researchoutputsref2/

    • La nostra situazione specifica italiana di scelte passate ed attuale non è confrontabile con la situazione inglese.

      Il sistema attuale è corrotto così come la mentalità dominante.

      Per il momento teniamoci la “dittatura dell’h” che servirà ad alzare il livello qualitativo e ad evitare gli arbritri del passato. Poi quando si inizierà a ragionare sarà possibile inserire la giusta discrezionalità.

    • La dittatura dell’h non avrà alcun effetto positivo. Come può un parametro quantitativo migliorare il livello qualitativo. E’ un controsenso. Soprattutto nei settori dove l’h è prossimo allo zero (diciamo minore di 5) nei prossimi mesi assisteremo ad un’esplosione di pubblicazioni penose che citeranno pubblicazioni ancora più penose.

    • Si sta evocando il cosiddetto “argomento emergenziale” che però è smentito dalle statistiche bibliometriche nazionali. E in ogni caso, se anche un paziente fosse più grave della norma, ciò sarebbe una ragione in più per girare alla larga da rimedi scientificamente screditati. Non riesco a capire come si possa promuovere l’eccellenza scientifica ricorrendo a metodi che la scienza bibliometrica, lungi dal ritenere eccellenti, considera inadeguati se non dannosi. Tanto per cominciare, non si capisce perché nel nome della rivoluzione dovremmo distruggere interi settori dove abbiamo una indiscutibile tradizione scientifica internazionale:

      http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2012/9/9/UNIVERSITA-Israel-solo-la-pensione-ci-puo-salvare-dalla-rivoluzione-giacobina-/319346/

    • Il confronto con l’Inghilterra non è omogeneo.

      Parallelamente in Inghilterra le rette degli studenti sono molto alte. Questo rappresenta un sistema di valutazione parallelo in quanto gli studenti iscrivendosi e pagando valutano gli atenei “con i loro piedi” (mi scuso, la traduzione suona un po’ male)

    • Se non sbaglio le rette in UK sono schizzate in alto solo ultimamente (due anni fa, forse?). Non direi che questo sia un fattore determinante.

    • La decisione dell’HEFCE non ha a che fare con il sistema di tassazione (i forti aumenti, tra l’altro sono posteriori), ma è frutto di un apposito studio pilota condotto tra il 2008 e il 2009 (http://www.hefce.ac.uk/research/ref/biblio/) il quale è giunto alla seguente conclusione riportata nell’executive summary:

      “Bibliometrics are not sufficiently robust at this stage to be used formulaically or to replace expert review in the REF”
      (http://www.hefce.ac.uk/pubs/year/2009/200939/).

      L’argomento della valutazione scientifica è stato discusso anche alla Camera dei Comuni e in quella sede il direttore del REF (nuovo nome del RAE) si è espresso in questo modo rispetto alle classifiche delle riviste:

      “David Sweeney: … we are very clear that we do not use our journal impact factors as a proxy measure for assessing quality. Our assessment panels are banned from so doing. That is not a contentious issue at all. […] I think we were very interested to see that in Australia, where they conceived an exercise that was heavily dependent on journal rankings, after carrying out the first exercise, they decided that alternative ways of assessing quality, other than journal rankings, were desirable in what is a very major change for them, which leaves them far more aligned with the way we do things in this country”
      http://www.publications.parliament.uk/pa/cm201012/cmselect/cmsctech/uc856-iv/uc85601.htm

      In effetti, sarebbe veramente ora che anche noi ci allineassimo con le pratiche dei paesi sviluppati.

    • “Valutare la ricerca scientifica – Uso e abuso degli indicatori bibliometrici (2010)
      Collana “Il Mulino/Ricerca” ”

      Guardati dall’uomo di un sol libro! (Tommaso D’Aquino)

      Con tutto il rispetto, la letteratura internazionale è piena di testi sulla bibliometria. Capisco che spesso i blogs si usano pure per promozione anche questo è lecito.

    • Senza ironia, le consiglio di leggerlo. È scritto molto bene, è scientificamente documentato ed è un ottimo antidoto ai luoghi comuni sulla valutazione bibliometrica. Molto utile a chi desidera dibattere con cognizione di causa su un argomento non privo di insidie. Credo che non sfiguri per nulla nemmeno nel panorama internazionale.

    • Caro Celenteron,

      la sua citazione credo sia errata. Tommaso D’Aquino mette in guardia rispetto a chi ha letto un solo libro, non di chi ne ha scritto uno solo.

      Se non ho contato male, i manuali internazionali di bibliometria in circolazione non sono più di una decina. Credo che se dedicasse un po’ di tempo alla loro lettura, potrebbe migliorare molto i commenti che ha la bontà di inserire in questo blog.

      Infine: sull’idea che io usi roars per promuovere il libro, beh mi faccia il piacere…

  2. Dal documento ANVUR 14 Settembre 2012-09-18
    Dei vari casi evidenziati, uno (05/H1) è un errore di chi ha sollevato il problema: i docenti sono infatti 72 e non 77.

    Dal sito cineca miur
    http://cercauniversita.cineca.it/php5/docenti/vis_docenti.php?qualifica=POT&conferma=2&cognome=&nome=&radiogroup=P&universita=00&facolta=00&settore=0000&area=0000&macro=0000&settorec=05%2FH1&situazione_al=0&vai=Invio
    Settore concorsuale: 05/H1
    Qualifica: Ordinario
    Situazione al: ad oggi (18/9/2012)
    trovati: 77 nominativi

    La leggenda continua….

    • Erano 72 al 31/12/2011 (dato aggiornato sul sito cineca al 1/3/2012). Ho guardato alcuni nominativi e ho preso il primo che mi è capitato. Ha preso servizio come PO in aprile 2012 (si legge dal suo CV in rete). Quindi al luglio 2012 era PO a tutti gli effetti. Casi come questo sono stati interpretati dall’anvur come PA e non come PO evidentemente.

    • Considerando i soli Ordinari e non gli Straordinari la situazione ad oggi è la seguente:
      SC: 05/H1
      76 nominativi (+1 straordinario)
      Il 72 citato da Anvur potrebbe essere dovuto alla scomposizione del SC in SSD (ma è solo un’ipotesi)
      BIO/16: 72
      M-EDF/02: 4
      Per il calcolo della mediana potrebbero avere usato come riferimento per tutto il SC il solo gruppo BIO/16.
      La mia è solo un’ipotesi ma avevo postato un commento simile in un altro articolo ROARS sul tema. Nei vari decreti, pareri, delibere e “interpretazioni” Anvur si parla quasi esclusivamente di Ordinari e non di professori di I fascia (inclusivo ad oggi degli Straordinari). Un paio di volte si parla impropriamente e genericamente di docenti. Ho amici e colleghi straordinari non abilitati a presentare domanda per le Commissioni.

    • Interrogando il Cineca oggi (e presumibilmente anche al 15 luglio 2012, ma chi può dirlo con certezza?) in 05/H1 ci sono sia BIO/16, sia M-EDF/02.

    • I cinque prof. ordinari di 05/H1, mancanti secondo l’ANVUR ma presenti se si interroga il CINECA, appartengono alla casta dei professori ninja che, come tutti sanno, sono guerrieri invisibili …

    • Abbiamo due fotografie al cineca quella con i 5 ninja nel sc 05/H1 che non ha considerato l’anvur e quella precedente (per noi 31/12/11) dove erano 4 PO nel sc 05/L1 non presente nelle tabelle anvur dei PO perchè soppresso dal DM e 1 PA nel 05/H1 (BIO/16).

  3. La rideterminazione dei settori concorsuali è di giugno 2012 e considera in uno degli articoli del Decr. Min. il caso di 05/L1

    “1. Per il settore concorsuale 05/L1 (Scienze dell’esercizio fisico e dello sport), i professori di prima fascia presentano al Rettore, entro 10 giorni dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana del presente decreto, la domanda di inquadramento optando per uno dei seguenti settori concorsuali:
    05/D1 – FISIOLOGIA
    05/E1 – BIOCHIMICA GENERALE E BIOCHIMICA CLINICA
    05/F1 – BIOLOGIA APPLICATA

    05/H1 – ANATOMIA UMANA

    06/B1 – MEDICINA INTERNA
    06/D2 – ENDOCRINOLOGIA, NEFROLOGIA E SCIENZE DELL’ALIMENTAZIONE E DEL BENESSERE
    06/N1 – SCIENZE DELLE PROFESSIONI SANITARIE E DELLE TECNOLOGIE MEDICHE APPLICATE
    11/D2 – DIDATTICA, PEDAGOGIA SPECIALE E RICERCA EDUCATIVA”

    • Se non mi sbaglio il DM 159 del 12/6/2012 è stato pubblicato in GU il 14/6/2012. Più 10 giorni fa 24/6. Forse ci sono altri tempi tecnici per la comunicazione al cineca (delibere delle università ecc…).

  4. Perchè perdere tempo a leggere gli articoli di roars, con i relativi commenti, quando la vera verità si trova solo sul sole 24 ore?

    “Il giudizio dell’ANVUR sui docenti. Pubblicazioni «insufficienti» per un professore ogni due”
    http://rassegnastampa.crui.it/minirass/esr_visualizza.asp?chkIm=4

    oltre a puntare l’attenzione sugli “insufficenti” (che oltre a chi non supera 2 su 3 o 1/3 mediane includono anche chi le supera ma semplicemente non ha presentato domanda, ma sono dettagli), l’articolo esalta l’utilità ed il senso dei “chiarimenti” dell’anvur, il cui solo scopo sarebbe prevenire i tanto odiati ricorsi.

    Chiunque ha interpretato diversamente tutta la vicenda delle mediane è proprio come un.. “insufficente”

    • Splendida ignoranza del giornalista, e sopratutto del titolista. Se il criterio sono le mediane allora per definizione un su due è al di sotto!
      Poi il valore oscilla attorno al 50% perché le mediane sono due su tre o uno su tre. E ovviamente se il citerio è più restrittivo il numero scende.
      Purtroppo temo che questo giornalista sia al di sopra delle mediane dei giornalisti.

    • Date un documento scritto coi piedi a uno che non ne sa niente ma ha il compito di scrivere qualcosa e otterrete questo articolo.

    • Un articolo veramente incredibile. Qualche giorno fa ho cercato di spiegare ai miei colleghi che i giornalisti avrebbero scritto che il confronto dei CV con le mediane dimostra *scientificamente* che una buona metà dei professori ordinari è al di sotto della sufficienza. Non mi volevano credere, poveri illusi. Però, non pensavo che il primo a caderci sarebbe stato il Sole 24 Ore. Che figuraccia. È anche vero che l’ANVUR, dopo più di un anno che magnificava le virtù della mediana, non aveva ben chiaro come calcolarla. Ma perché quando parlano di meritocrazia non si guardano allo specchio?

    • “Qualche giorno fa ho cercato di spiegare ai miei colleghi che i giornalisti avrebbero scritto che il confronto dei CV con le mediane dimostra *scientificamente* che una buona metà dei professori ordinari è al di sotto della sufficienza. Non mi volevano credere, poveri illusi.”

      Anche tu eri eccessivamente ottimista: dall’articolo di Gianni Trovati sembra che chi sta sotto la mediana (qualunque cosa cio’ voglia dire) e’ sostanzialmente inattivo.

      “Però, non pensavo che il primo a caderci sarebbe stato il Sole 24 Ore.”

      In effetti sono stupito anche io: tra l’altro l’articolo non e’ il compitino di uno stagista sfigato, ma e’ scritto da Gianni Trovati, che si occupa di universita’ da anni.

  5. Come si vede c’è incertezza perfino ad individuare n professori ordinari afferenti ad un singolo SC.
    Le regole applicate dovevano essere queste: popolavano i professori di 1° fascia afferenti al settore indipendentemente dal SSD e se fossero Ordinari o Straordinari(quindi 77 per il SC in oggetto). Se ci fosse stato un ritardo nell’inserimento nel SC 05/H1 – ANATOMIA UMANA (quindi il mancato inserimento dei M-EDF/02, il cui SC autonomo era stato abolito per carenza di professori ordinari), ciò avrebbe rappresentato un ulteriore “vulnus” (per incredibile leggerezza) alla procedura complessiva.

  6. “Le esperienze del passato hanno dimostrato che formule basate su prove orali (ve lo ricordate il caso della cupola di cardiologia?) o scritte sono fortemente alterabili e che, in generale, lasciare totale autonomia di giudizio alle commissioni (almeno su base locale) significa esporsi ai giochi delle correnti o cordate accademiche. ” Da meccanico 17 settembre 2012 alle 23:24

    A proposito di giochi delle correnti e cordate accademiche. Come funzionano adesso per la bibliometria? I colleghi di un settore o forse anche di un’area si mettono d’accordo circa la tipologia e la numerosità delle pubblicazioni da immettere in Cineca, donde il calcolo di una mediana basata su dati manipolati. Non è invenzione.

  7. Prima dell’annunciata pioggia di ricorsi, si potrebbe spingere verso una soluzione negoziata che sia decente. Con tutti gli emendamenti che ci vogliono, una volta stabilite condizioni (quasi) eque e soprattutto univoche. Insomma, mettere mano a qualcosa che somigli a un’occasione di crescita, e non di stupidità collettiva.

  8. E’ un film già visto. Come al solito quando si levano proteste dal mondo universitario a qualsiasi livello, le truppe cammellate del Sole e del Corriere si rimettono in moto facendo facile leva propagandistica sull’attacco alla “corporazione” universitaria. Chi può dimenticare i Giavazzi i Perotti e in genere i bocconiani (che non hanno mai visto un laboratorio in vita loro) sostenere con sicumera che gli studenti che protestavano contro la Gelmini stavano difendendo i baroni?
    Si è disposti a tutto, anche a sostenere opinioni palesemente infondate in perfetta malafede, pur di avere ragione.
    Dubito che ci si fermerà.

  9. Ho appena ricevuto questo messaggio (oggetto: Scadenza ANVUR 2012 – Emil per l’Università):

    “l’editore “I libri di Emil” ha appena lanciato un nuovo progetto per la pubblicazione di monografie universitarie. Si tratta di un servizio pensato per chi vuole avere tempi rapidi e certi per la pubblicazione, e una spesa contenuta. Il libro sarà disponibile in un mese dal momento della consegna del file in formato word, sarà ordinabile in libreria (tramite la distribuzione di Messaggerie Italia) e in vendita dal sito della casa editrice. Se ha il suo studio, la sua ricerca, la sua monografia nel cassetto in attesa di un editore, la nostra casa editrice è quello che fa per lei”

    A qualcosa (o a qualcuno) l’ANVUR sarà servita, dopotutto…

  10. Caro fp, sarebbe interessante inviare la mail della Emil per Università a Giavazzi ed a Perotti chiarendo quali siano i primi fantastici risultati della metodologia meritocratica dell’ANVUR. Sarà un caso, ma devo dire che anch’io sto ricevendo inviti a scrivere review ed articoli per improbabili riviste scientifiche di tutto il mondo con richieste che vanno da 800/1500 Dollari Usa ad articolo, con possibilità di fast truck con un lieve incremento dei costi e la garanzia di una veloce indicizzazione su uno dei data base “commerciali” scelti da ANVUR.
    Consiglierei all’ANVUR una quarta mediana (articoli pubblicati a peso), naturalmente un documento ANVUR ci spiegerà come si peseranno gli articoli on line.

    • Tutto questo era prevedibile ma sarebbe evitabile se i SSD indicassero le riviste di classe A di cui oggi in tanti si lamentano.

    • Fosse solo la classe A, B o quel che si vuole. Che vogliamo dire del fatto che nei parametri anvur non c’è traccia alcuna del contributo individuale al lavoro mentre invece nella L. Gelmini è chiarissimo che esso deve concorrere a determinare i parametri?
      Una svista anche questa? O sarà un danno collaterale?

    • Si anche io ricevo costantemente inviti da riviste che a fronte dell’open access chiedono soldi. Infatti non riesco a capire come mai tale tipo di rivista stia mietendo molti sostenitori soprattutto negli ambienti “agitprop”…..

    • Immagino sia fast track e non fast truck ;-) Ad ogni modo questa cosa si chiama predatory publishing, e’ ben studiata e discussa in varie sedi, ed e’ forse la causa principale di corruzione dello scientific publishing, specie quello open access. Si veda, ad esempio, http://www.nature.com/news/predatory-publishers-are-corrupting-open-access-1.11385
      Per questi sedicenti editori scientifici e’ difficile entrare nell’indicizzazione di Scopus o WoK. Mi stupisce che la possano offrire come opzione. Ad ogni modo, dentro alla bocca dei predatori si finirebbe senz’altro se si adottassero soglie, come mi pare siano quelle proposte a suo tempo dal CUN, che prevedono un certo numero di lavori su rivista scientifica, senza specificare un insieme di riviste o un database di riferimento. I libri di Emil o altre creature simili non possono che ringraziare un criterio anvur puramente quantitativo quale e’ il primo usato nei settori non bibliometrici. Non mi pare che nei settori bibliometrici ci siano folle di scienziati che accrocchiano gli ultimi dati in modo da uscire in stampa su rivista indicizzata entro fine ottobre.

    • “Per questi sedicenti editori scientifici e’ difficile entrare nell’indicizzazione di Scopus o WoK.”

      Per fortuna, nella maggior parte dei casi è difficile, ma qualcuno ci prova comunque:

      Arrivano i nigeriani! I pericoli della bibliometria della Thomson Reuters
      https://www.roars.it/?p=7140

  11. I settori bibliometrici dell’Area 5 e 6 fanno da almeno 20 anni, in maniera diffusa, riferimento al Impact Factor che, se pur con molti limiti, rappresenta per quei settori il ranking delle riviste scientifiche. Nessuno si sognerebbe di indicare riviste di Fascia A che non abbiamo un riconosciuto, validato e persistente alto Fattore di Impatto.
    Le nuove generazioni di ricercatori, fino a prima delle mediane, competevano nel cercare di arrivare alle riviste di settore con più elevato IF. Da circa 6 mesi la loro ossessione è diventata, invece, la citazione strategica che permetta di migliorare il cH-i e gli n papers per superare la prima mediana anche se pubblicati su riviste improbabili che hanno il solo pregio di essere recensite su SCOPUS e/o su WoS.

  12. Modificando una nota massima credo si possa dire “Grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è deprimente”. Temo che tutto il dibattito più che lecito e utile sui metodi di calcolo, sull’appropriatezza degli indicatori, ecc. avrà come prime vittime alcuni principi di fondo che invece a me paiono molto importanti ovvero a) che è importante individuare dei meccanismi che selezionino i commissari anche sulla base del merito b) che è utile creare incentivi che spingano le varie comunità scientifiche a contribuire all’elaborazione di criteri per classificare le riviste, individuando liste ristrette di riviste di qualità c) che è importante valutare non solo “quanto si pubblica” ma anche “cosa si pubblica” (che spesso non è completamente scollegato da dove si pubblica).

  13. L’obiettivo principale dei troll è spostare l’oggetto della discussione.
    Ora, guarda caso:
    – il reclutamento dei ricercatori non c’entra nulla e non è in discussione
    – i concorsi 2008 (peraltro spesso alquanto meritocratici) non sono in discussione, come non lo sono quelli “Berlinguer” o se per questo quelli ex-382
    – le rette universitarie in Andorra o le piscine a Busto Arsizio non sono in discussione.

    A far discutere è l’attuale grottesco meccanismo abilitativo basato sulle mediane.

    Ripeto, a beneficio dei troll, alcuni dei punti di interesse:
    1. il calcolo delle mediane da parte ANVUR è stato quanto meno discutibile
    2. la scelta di escludere prodotti della ricerca non inclusi in database commerciali è discutibile al punto da promettere bene in caso di ricorso amministrativo
    3. la normalizzazione per età accademica si opera su una base dati diversa da quella delle pubblicazioni, penalizzando chi è già punito dal punto 3.
    4. la succitata normalizzazione si presta a grottesche manipolazioni e sfavorisce chi lavora da più tempo
    5. il conteggio di articoli e citazioni svincolato dal numero degli autori favorisce (anzi: invita) la courtesy authorship e, ovviamente, non dice assolutamente nulla sul singolo candidato.

    Questo per parlare di cose serie. Se invece si vuole trollare, raccomando caldamente i forum dei principali quotidiani.

    • Riguardo al punto 5 non è solo questione di courtesy authorship ma, nell’ambito di pratiche oneste, di buon senso. Ho già fatto notare in altri post che non si tratta semplicemente di evitare una pratica eticamente discutibile ma di definire il contributo individuale a un certo lavoro. Se 5 autori collaborano, si dividono il lavoro e, pertanto, non è assolutamente ammissibile che ad ognuno di essi venga attribuito IN TOTO l’articolo.
      Mi stupisce che questa cosa sia così sottovalutata (non da StefanoL) ma fa la differenza tra chi supera le mediane perchè è a traino di un gruppo numeroso e chi invece, dato che non ha santi in paradiso, deve farsi tutto il lavoro e pertanto non supera le mediane.
      Peraltro l’individuazione del contributo individuale al lavoro è prevista anche dalla L. Gelmini a monte della definizione dei parametri da parte del ministero.

    • Vorrei fare un esempio pratico, con un po’ di esterofilia. guardando per curiosità i criteri per il settore (MED/23, chirurgia cardiaca) applicati in Francia, ho rilevato quanto segue:

      – i criteri sono stabiliti dall’equivalente del CUN francese, più esattamente da commisioni per settori del CNU santé, organo specificatamente dedicato al settore medico (in Francia ci sono i CHU, centri ospedalieri universitari);
      – i professori sono di un’unica fascia;
      – c’è un paletto bibliometrico di 600 punti negli ultimi 8 anni, di cui almeno 1/3 negli ultimi 5, in pratica 75 punti all’anno.
      Punteggi: 1° nome=5 punti, 2°=3, 3°=2, ultimo=4. Punti dimezzati per case reports, letter to editor. Abstract=1 punto.
      I punteggi vengono moltiplicati per coefficienti in funzione dell’impact factor della rivista: IF>14, 15 punti (Lancet, Nature, ecc.); IF tra 4 e 14, 10 punti e così a scalare in sottogruppi di riviste con coefficiente 8, 6 4 e 2 (le ultime nazionali).
      NB: LE RIVISTE SPECIFICHE DEL SETTORE SONO SOVRAPPESATE, per cui le tre principali (2 americane e una europea, note a chiunque del settore) hanno tutte coefficiente 10.

      Considerazioni e conseguenze, estrapolabili direi a tutta l’area 6 o quasi (tranne ad esempio materie meno “internazionali” quali storia della medicina o medicina legale, ecc.) e non solo:
      – se non si è tra i primi 3 autori o ultimo nome, il lavoro conta zero. Pertanto fare solo parte di “grandi cordate” non è sufficiente e la courtesy authorship è meno facile;
      – non ci sono indici citazionali personali, se non indirettamente legati a quanto viene citata una rivista in generale, per cui, riguardo alle cordate, idem come sopra;
      – vengono premiati i lavori strettamente attinenti, ergo lavori più trasversali e più citati vengono ridimensionati;
      – l’equivalente delle riviste di fascia A sono chiari come il sole.

      In sostanza, si è incentivati a fare ricerca utile al proprio settore.
      Che dire? Criteri per forza arbitrari, ma relativamente semplici e di buon senso.
      Aggiungerei da ultimo che questa “riforma” sarebbe stata un’occasione straordinaria per inserire un ulteriore criterio nelle materie cliniche, legato all’attività assistenziale. Non si può insegnare chirurgia senza averla praticata a sufficienza e a tavolino!

      Il risultato altrimenti sarà sempre che continueremo con le nostre tasse a pagare formazione made in Italy fino al conseguimento del titolo di studio (o peggio di specializzazione), per poi avere italiani che lavorano all’estero per contribuire al PIL di altri paesi…

  14. Scusate, se è fuori contesto ma le case editrici hanno fiutato il denaro che arriva e si stanno attivando con cose tipo queste:

    “oggetto: Scadenza Anvur 2012

    Corpo:
    l’editore “XXXX” ha appena lanciato un nuovo progetto per la pubblicazione di monografie universitarie. Si tratta di un servizio pensato per chi vuole avere tempi rapidi e certi per la pubblicazione, e una spesa contenuta.

    Il libro sarà disponibile in un mese dal momento della consegna del file in formato word, sarà ordinabile in libreria (tramite la distribuzione di Messaggerie Italia) e in vendita dal sito della casa editrice.

    Se ha il suo studio, la sua ricerca, la sua monografia nel cassetto in attesa di un editore, la nostra casa editrice è quello che fa per lei.”

    Vergogna.

  15. Tra tutte le giustissime critiche avanzate su questo sito e altrove ai criteri per l’abilitazione, mi pare che si sia trascurato un po’ quello che io trovo uno dei maggiori motivi di scandalo: ovvero il fatto che si conteggino le pubblicazioni dei candidati non al momento della pubblicazione del bando, come da che mondo è mondo si dovrebbe fare, ma alla scadenza dello stesso: una scadenza di alcuni mesi, perdipiù.

    • Nella Delibera ANVUR n. 50 c’è scritto che per il superamento delle mediane si considerano le pubblicazioni apparse nei dieci anni precedenti il *bando*. Il candidato può presentare tutti i titoli conseguiti entro la data in cui presenta la domanda, ma per il superamento delle mediane dovrebbe fare testo la data del bando.

      Questa la teoria. Infatti, per il calcolo delle mediane relative alla produzione dell’ultimo decennio, l’ANVUR ha dovuto inserire tutti i lavori del 2002 perché ha riconosciuto l’impossibilità di determinare con certezza i mesi di pubblicazione. È naturale domandarsi come gestiranno le pubblicazioni anteriori e posteriori al giugno 2012. Riusciranno a discriminare oppure le terranno tutte buone?

    • Non è così; cfr. l’art. 4, comma 4, del DD 222 del 20/07/2012:

      “In particolare, ai fini del calcolo degli indicatori dei singoli candidati di cui agli allegati A e B del DM n. 76 del 2012, il riferimento ai dieci anni consecutivi deve essere inteso includendo le pubblicazioni scientifiche pubblicate nei dieci anni precedenti alla data di pubblicazione del presente decreto e fino alla data di presentazione della domanda”

      Quindi, le pubblicazioni uscite fino al 20 novembre (in caso si presenti la domanda l’ultimo giorno utile) sono perfettamente valide per il calcolo delle mediane (calcolo peraltro da effettuarsi, stando allo stesso DD 222, a cura delle commissioni).

    • Confesso che mi era sfuggito e non posso che ringraziare. Nel D.M. 76 il punto 2 dell’Allegato A sembrava confermare la Delibera ANVUR n. 50/2012:

      “a) il numero di articoli su riviste contenute nelle principali banche dati internazionali e pubblicati nei dieci anni consecutivi precedenti la data di pubblicazione del decreto di cui all’articolo 3, comma 1, del Regolamento.”

      In effetti, il DD 222 del 20/07/2012 fornisce un’interpretazione che comprende nei dieci anni anche i mesi fino alla presentazione della domanda. Si evita un problema di verifica praticamente insormontabile, ma si incentivano comportamenti opportunistici nei settori non bibliometrici.

  16. “L’è tutto sbagliato, tutto da rifare!” Bartali docet!
    Un suggerimento al ministro: Annulliamo tutto e facciamo un bel bando tradizionale, scadenza un mese, con l’indicazione che nei settori bibliometrici per essere idonei ci vuole un hc index fisso (per esempio la media di tutti gli hc-index calcolati; senza dirlo che si è fatto così) e per i settori non bibliometrici la media del primo parametro (anche qui senza dire che si è fatto così), scadenza un mese per presentare domanda sia per i commissari che per i candidati. Tutto il resto del decreto invariato. Risulatato: scrematura fatta. polemiche finite!
    Sarebbe una bella soluzione … facile, facile. Che ne dite?
    Stregoneria per stregoneria mi sembrerebbe una bella soluzione.
    Resta il fatto che l’unico metodo per valutare la produzione scientifica di un candidato è:leggere attentamente i lavori pubblicati!!!!

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