Anvur / Editoriali

Miccoli, un’anatra zoppa alla presidenza dell’Anvur. Per cercare di salvare l’agenzia.

C’è chi ancora lo ricorda in fuga per le strade di Roma, braccato dalle Iene che gli sottoponevano imbarazzanti domande sui copia-e-incolla presenti nel documento programmatico che gli era valso il posto di consigliere Anvur (178.500 Euro annui). Secondo Gian Antonio Stella «In altri paesi, più seri, casi come questi vengono risolti in un solo modo: una lettera istantanea di dimissioni». Da noi usa diversamente: Paolo Miccoli dal prossimo 8 gennaio diventerà Presidente dell’Anvur (210.000 Euro annui). Ma cosa ha spinto l’Anvur a sfidare l’opinione pubblica in modo così plateale? Il Presidente andava eletto tra i consiglieri, buona parte dei quali erano stati selezionati con la consapevolezza che non sarebbero mai stati in grado di entrare nel merito delle scelte tecniche e strategiche dell’agenzia. Il che restringeva di molto la rosa dei papabili, due dei quali erano percepiti come potenziali “presidenti al napalm” nei confronti delle humanities o degli atenei del Sud. Una prospettiva che deve aver messo in allarme il direttivo: troppo rischioso, alla vigilia delle elezioni politiche, portare allo scontro frontale un’agenzia in piena crisi di reputazione. Insomma, per salvaguardare la sopravvivenza dell’agenzia, molto meglio un’anatra zoppa che potenziali Dottor Stranamore, anche al costo di esporsi al lancio di qualche pomodoro.

1. «Non è plagio, ho dimenticato le virgolette»

Alcuni lo ricordano in fuga per le strade di Roma, braccato dalle Iene che gli sottoponevano imbarazzanti domande sui copia-e-incolla presenti nel  documento programmatico che gli era valso il posto di consigliere Anvur (compenso: 178.500 Euro annui). “Quando ai vertici del ministero si arriva copiando” era il titolo del servizio televisivo. Sulla sua nomina era intervenuto pure Gian Antonio Stella, evocando l’italico vizietto del “copia-e-incolla:

”il voto contrario [dei deputati M5S] è dovuto al fatto che, come documentato su www.roars.it, le linee programmatiche del professor Miccoli contengono estratti letterali – non virgolettati – provenienti dai seguenti quattro testi di altri autori, da lui non citati”… E giù l’elenco, dettagliatissimo, dei testi saccheggiati. […] E come finì? Nomina approvata.

Il Tirreno aveva anche dato notizia di un’inchiesta del Ministero sulla relazione di Miccoli. Ma, a più di un anno di distanza, tutto tace. Anzi, no.

Sembrava che, alla luce dello scampato pericolo, Miccoli non avesse altra scelta che mantenere un basso profilo fino alla scadenza del suo mandato. Chi la pensava così  ha dovuto ricredersi quando ha letto il comunicato Anvur del primo dicembre:

Il Consiglio Direttivo dell’ANVUR, convocato in via straordinaria il 15 novembre 2017, ha eletto tra i propri membri quale nuovo Presidente [compenso: 210.000 Euro annui, NdR] il Prof. Paolo Miccoli, che succederà all’attuale Presidente, Prof. Andrea Graziosi, a decorrere dall’8 gennaio 2018.

Il comunicato prosegue con l’elenco dei meriti scientifici  e degli incarichi universitari e gestionali del presidente eletto.

L’elezione di Miccoli (con sei voti contro uno, secondo voci di corridoio), se da un lato appare sorprendente,  dall’altro potrebbe essere stata una scelta quasi obbligata. Vediamo perché.

2. Un’accademia abituata a sfidare l’opinione pubblica

Il motivo della sorpresa è ovviamente legato ai precedenti di Miccoli, già finito sotto i riflettori della televisione e della stampa nazionale per l’uso senza virgolette di “testi di altri autori, da lui non citati”. È davvero lui il presidente giusto per promuovere la reputazione e il prestigio dell’agenzia nazionale di valutazione?

La scelta di Miccoli sembrerebbe l’ennesimo caso in cui i vertici accademici mostrano di ignorare o addirittura sfidare l’opinione pubblica. Su un vicepresidente della Conferenza dei Rettori (ex consigliere Anvur) pende una richiesta di rinvio a giudizio per tentata concussione e istigazione alla corruzione. L’altro vicepresidente è era indagato per abuso d’ufficio in relazione a un concorso. Per entrambi vale ovviamente la presunzione di innocenza [e non possiamo che rallegrarci dell’assoluzione di Lucio D’Alessandro di cui il Mattino ha dato notizia tre giorni fa]. Ma tra le molte decine di rettori delle università italiane è era necessario che siano fossero proprio questi due a fungere da vicepresidenti? Quando è esploso il caso dei tributaristi, con decine di arresti e interdizioni, le vicende giudiziarie dei due vicepresidenti non hanno certo aiutato la CRUI a pronunciarsi con credibilità e autorevolezza.

Recentemente, ha avuto eco nazionale anche il caso di Giambattista Scirè a cui, a sei anni dal concorso, l’Università di Catania continua a negare il posto di ricercatore a tempo determinato, nonostante due sentenze del giudice amministrativo (Tar Catania e Consiglio di giustizia amministrativa di Palermo) e un giudizio di ottemperanza con nomina di un commissario ad acta (il prefetto di Catania) emesso dal Tar di Catania lo scorso 25 agosto.

Il caso Miccoli, seppur privo di risvolti giudiziari, ha anch’esso ricadute di opportunità e di immagine.  Ebbene, è possibile che, al momento di votare il nuovo presidente, i consiglieri Anvur ignorassero o sottovalutassero le ripercussioni della loro scelta?

Forse, anche se non le sottovalutavano, ci sono state ragioni altrettanto forti che li hanno spinti a votare per Miccoli nella consapevolezza che scegliere diversamente avrebbe messo a rischio la stessa sopravvivenza dell’agenzia.

3. Anvur, un’agenzia in cerca di sponsor politici

A distanza di sei anni dalla sua nascita, l’Anvur può vantare ben pochi successi. Col passare del tempo, sono andati diradandosi gli articoli compiacenti o celebrativi sui quotidiani nazionali. Al contrario, i costi, gli infortuni e l’opacità dell’agenzia sono finiti nel mirino degli organi di informazione nazionali e internazionali. Aver classificato come riviste scientifiche il Mattino di Padova, la Rivista di Suinicoltura e Airone è valso ad Anvur la prima pagina del Corriere e anche un lungo articolo su Times Higher Education. Le classifiche double-face della prima VQR, una versione sul sito ufficiale e un’altra per la stampa hanno fatto parlare di “bluff della classifica Anvur“. È di un mese fa il servizio di Report in cui si chiedeva al Presidente Graziosi come fosse possibile che a primeggiare nella classifica Anvur della Fisica fosse l’Università Kore di Enna   e che senso avessero i criteri bibliometrici escogitati dall’agenzia, quando un Presidente di una commissione per l’Abilitazione scientifica nazionale può superare l’asticella grazie a 542 citazioni, di cui 394, però, sono autocitazioni. Sempre sul Corriere, il costo delle delibere Anvur (circa 100.000 Euro a delibera) è finito in prima pagina. E sempre in prima pagina, ma del Fatto Quotidiano, la notizia che dopo la pubblicazione ufficiale dei risultati della VQR, l’Anvur, senza dire niente a nessuno, ha modificato più di 100 file.

La natura kafkiana della burocrazia anvuriana è entrata a far parte del senso comune di chi vive nell’università italiana e molti cominciano a domandarsi se il bilancio costi-benefici sia in attivo. Non solo c’è stato il boicottaggio della VQR, ma l’anno scorso si è arrivati al punto di lanciare una raccolta di firme per chiedere le dimissioni in blocco del Consiglio Direttivo dell’agenzia. Un malcontento che ormai filtra fino al mondo della politica, tanto che  nei circoli ministeriali si comincia a parlare della necessità di “fare il tagliando” ad Anvur. Il declino di popolarità e di reputazione è tangibile. Con le elezioni alle porte e un possibile cambio del quadro politico, si può immaginare quanto sia divenuta importante la scelta del nuovo presidente.

Una scelta che doveva fare i conti con le competenze e le personalità dei componenti del direttivo. A giudicare dalla qualità dei documenti programmatici dei consiglieri (da noi a suo tempo pubblicati e analizzati), la selezione di quasi tutti gli attuali consiglieri, più che a criteri di merito, deve aver obbedito a qualche altra indecifrabile logica. A giudicare dai loro documenti programmatici, alcuni consiglieri sono stati selezionati con la consapevolezza che non sarebbero mai stati in grado di entrare nel merito delle scelte tecniche e strategiche dell’agenzia. Non per nulla, c’era chi, per confezionare il proprio documento programmatico, aveva fatto ricorso al copia-incolla.

4. I pericoli di una presidenza “al napalm”

Abbastanza naturale che in un direttivo complessivamente debole dal punto di vista della caratura tecnica e politica, emergesse la candidatura di chi, anche alla luce dell’eccellenza della propria affiliazione, riteneva di avere i titoli per guidare l’agenzia. Con la prospettiva di una presidenza “forte.”, anzi “fortissima”. In particolare, bastava leggerne il documento programmatico per capire che tra le prime ad essere messe sotto tiro sarebbero state le aree non bibliometriche:

[In the humanities] A new generation must grow in an environment where the very concept of an “objective evaluation of research results” is accepted.

Valutazione quantitativa e “oggettiva” in dosi massicce per gli umanisti e, a maggior ragione, per tutti gli altri. Una presidenza “al napalm”, insomma.

Una prospettiva che deve aver messo in allarme il Presidente Graziosi, a cui viene attribuita la regia della nomina del suo successore. Non siamo più nel 2011, quando l’agenzia aveva un’apertura di credito quasi illimitata e godeva del fuoco di copertura dell’artiglieria pesante di Corriere della Sera e del Domenicale del Sole 24 Ore, sempre pronti ad offrire tribuna e sostegno. Una presidenza al napalm poteva diventare la goccia che avrebbe fatto traboccare l’esasperazione dei docenti alle prese con valutazioni cervellotiche e pervasive che premiano i furbi e rendono impossibile la vita degli onesti. Un presidente poco “politico” e molto “estremista” voleva dire andare allo scontro finale, ma per la prima volta a pagarne le conseguenze avrebbe potuto essere l’agenzia. Di fronte alla prospettiva di un’anvurizzazione a tappeto, l’agenzia avrebbe potuto perdere il sostegno di quell’accademia moderata e un po’ ignava che, pur consapevole della disfunzionalità di Anvur, la ritiene il minore dei mali possibili o comunque sa scavarsi le sue nicchie di sopravvivenza.

Una matassa resa più imbrogliata dalla presenza di un secondo componente del direttivo capace di mettere in allarme gli ambienti accademici e politici. In questo caso, il bersaglio non sono le humanities, ma gli atenei del Meridione:

E siccome il Sud, come ho scritto nel titolo, a mio parere, si è suicidato, non è stato ucciso, allora il problema è che per poter creare una base di discussione che sia, tra virgolette, “accettabile” al resto del paese, occorre chiarire i meccanismi di accountability. Perché il paese può fare un investimento compensativo al Sud, visto che non può uccidere i docenti inattivi che sono presenti nelle università del Sud e rimpiazzarli con docenti nuovi freschi. […] Marino [Regini] suggeriva la differenziazione tra orientamento professionalizzante e orientamento di tipo generalista – ma uno può anche dire: “al Sud basta facoltà di Giurisprudenza” con rispetto ai colleghi eventualmente presenti che siano laureati in Giurisprudenza in università del Sud. Perché è un input produttivo che non serve, non serve a quella regione lí. E quindi uno dice: “chiudo dei corsi, li chiudo d’autorità, sposto il personale da altre parti perché invece voglio promuovere degli altri corsi”. E via di questo passo.

Dichiarazioni sufficienti a bruciarne la possibile candidatura alla presidenza dell’agenzia. Siamo alla vigilia di elezioni poltiche dagli esiti incerti e presentarsi al nuovo governo come i rottamatori delle università meridionali non sembra il miglior biglietto da visita per un’agenzia dal prestigio  appannato.

5. Non rimane che la carta dell’anatra zoppa

Ecco quindi la necessità di trovare un presidente che scongiuri il pericolo di finire su scogli fin troppo vicini. Una necessità talmente forte da far passare in secondo piano le reazioni dell’opinione pubblica. Sarebbe interessante sapere se Graziosi avesse già in mente questo scenario quando, più di un anno fa, era accorso in soccorso di Miccoli, assolvendolo con una motivazione abbastanza singolare:

«i plagi si fanno negli articoli scientifici pubblicati. Il documento in questione è privato, non è una pubblicazione scientifica»

«Stimo molto [il] professor Miccoli»

Un’assoluzione che non aveva convinto Gian Antonio Stella:

Ma ci faccia il piacere!» direbbe Totò. In altri paesi, più seri, casi come questi vengono risolti in un solo modo: una lettera istantanea di dimissioni.

La ministra vede, sente, ma non parla

Insomma, per salvaguardare la sopravvivenza dell’agenzia, molto meglio un’anatra zoppa che potenziali Dottor Stranamore, anche al costo di esporsi al lancio di qualche pomodoro.

Un Presidente apparentemente debole fa meno paura e in questo momento l’ultima cosa di cui Anvur ha bisogno è di convincere gli indecisi che la misura è colma. Che poi questo cambio al vertice comporti anche un cambio di rotta, è ancora tutto da vedere.

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Per approfondire:

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Di seguito: le curiose coincidenze dell’elaborato di Paolo Miccoli (da Roars 16/09/2015)

Di seguito, riportiamo una comparazione visuale tra l’elaborato (un po’ meno di sei pagine, scaricabili qui) contenente le linee programmatiche che nel 2015 Paolo Miccoli presentato per candidarsi al Direttivo ANVUR e quattro testi non citati nel suo elaborato:

Come membro del Consiglio Direttivo dell’ANVUR, Paolo Miccoli percepirà 178.500 Euro all’anno.

 

 


 

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12 Comments

  1. MarcelloGA says:

    C’è poco da festeggiare se una lobby di meridionali e di letterati riesce ad opporsi alla meritocrazia. Fallito questo tentativo minimo di riformare il sistema, passate le mance elettorali, l’unico futuro è all’estero

    • “lobby di meridionali e di letterati riesce ad opporsi alla meritocrazia.” ??????

    • Salvatore Valiante says:

      Capisco che la febbre anvuriana, problema ormai endemico, dia conto delle alterazioni mentali dell’accozzaglia accademica che vive da odalisca sul lettone governativo, ma c’è poco da festeggiare se l’intelligenza umana diventa latitante sulla tastiera di un accademico (senza neanche il nome in chiaro).
      Resto sempre affascinato dalla potenza della stupidità umana, quella ad esempio che porta a pensare che una riforma universitaria sia comunque una cosa buona a prescindere da tutto, talmente potente da poter muovere talvolta le azioni umane ma più spesso le dita sulla tastiera; poi lo stupore svanisce quando mi rendo conto che la persona è seguace della setta anvuriana adorante la “meritocrazia” in quanto Assoluto, indipendentemente dalla sua origine, dalla validità logica, scientifica e razionale.
      Ma per dignità non faccio mie, parafrasandole sui docenti anvuriani, le parole empie del mediocre squadrista anvuriano che si rammarica di non poter eliminare fisicamente gli “inattivi”.

      Ed infine, tanto per gradire, se proprio non si riesce ad accendere il lume della ragione nella masnada di mediocri anvuriani a cui lei evidentemente appartiene, e volendo porre il tema nei termini della “questione meridionale” a cui lei sottintende in modo insipiente, quello che anvur fa non è altro che proseguire lo scempio, questo si “eccellente” iniziato da quella “piccola mappa” di Cavour &Co rubando al sud risorse, libertà, giustizia ed opportunità per lo sviluppo.
      Con particolare disistima

    • E non dimentichiamo i meridionali letterati.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Sono sempre stato affascinato dalla meritocrazia del copia-incolla che ci libererà dalle lobby dei terroni e/o letterati. Quasi quanto dai consulenti che vagheggiano la destrutturazione delle sinapsi cerebrali dei docenti delle scuole. Il nuovo mondo si annuncia radioso come non mai.

    • Roberto Amabile says:

      C’è poco da scherzare se la guerra fra poveri ha fatto riaffiorare certa pubblicistica di cui evidentemente si foraggia MarcelloGA. Probabilmente nella stessa pubblicistica sarebbe impensabile immaginare “meridionali letterati” (come suggerisce eriberto) perché al Sud si è notoriamente analfabeti: un po’ perché siamo una razza bastarda e un po’ perché è colpa nostra?
      Ma quello di scagliarsi contro la vulgata antiletterata e antimeridionale – corporativa e razzista, bravo! – è gioco facile, serve solo a noi stessi per essere a posto con la coscienza. Piuttosto dovremmo chiederci che fare di fronte a tali narrazioni tossiche che hanno preso piede perfino in contesto accademico?

    • Risposta per Roberto Amabile.

      Contro le narrazioni tossiche basterebbe pubblicare ad accesso aperto nei numerosissimi luoghi in cui è possibile farlo senza APC, in modo da render trasparente chi lavora e chi no – e perfino chi copia e chi no – e far capire che la validità di un testo ha ben poco a che vedere con il suo contenitore.

      Sosteniamo che i nostri testi devono essere letti invece che essere valutati amministrativamente d’autorità tramite algoritmi presidiati da copisti? Facciamoci leggere, allora – invece di privatizzare bufale antivacciniste sulle riviste di Elsevier 🙂

  2. A tutti i livelli vediamo avanzare chi si presta a tacere…Le università del Sud sono diventate oggetto di bersaglio, ma, sicuramente, è la politica degli ultimi anni che le ha portate a peggiorare.
    Credo che l’attenzione andrebbe spostata sugli studenti, le abilità in ingresso, ciò che realisticamente possono fare in tre anni (così si vuole)… Non vi è una ricetta globale, ma locale. Si deve considerare con realismo la realtà in cui si opera e avere una prospettiva per il futuro.
    Soprattutto bisognerebbe pensare in grande, non al proprio ‘particulare’ o a quello dei gruppi ai quali si appartiene.

  3. La vostra analisi è molto raffinata, e politicamente condivisibile. C’è, però, anche un’altra possibilità, molto più semplice: che si sia seguita la regola non scritta, ma puntualmente applicata nel nostro Paese: assegnare un ruolo di responsabilità al più impresentabile tra i candidati a disposizione.

  4. Se non sbaglio PM è appena andato in pensione. Non so se c’è un nesso con i criteri di nomina

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