Roars ha da molto tempo sottolineato i rischi intrinseci all’Abilitazione Nazionale per come essa è stata disegnata dal legislatore e da ANVUR. In particolare si erano più volte messi in evidenza i pericoli dovuti a un meccanismo potenzialmente foriero di contenzioso e alla designazione di un numero di abilitati non assorbibile dal sistema. Tali pericoli si stanno puntualmente avverando. Roars non è in grado di monitorare cosa sia accaduto nei singoli settori concorsuali, ciascuno dei quali sembra fare storia a sé. Mette però a disposizione dei lettori che desiderano discutere e commentare lo svolgimento dell’ASN un apposito spazio, costituito dai commenti in calce a questo post.

Raccomandiamo, anche per facilitare la moderazione da parte alla redazione, di evitare espressioni ingiuriose (che verranno comunque bloccate) e di  produrre argomentazioni i cui riscontri siano in qualche modo sottoponibili a verifica.

Per ora (5 dicembre 2013, h 00:10) sono usciti soltanto 13 settori concorsuali:

  • 01/A4 – Fisica Matematica
  • 06/D3 – Malattie Del Sangue, Oncologia E Reumatologia
  • 06/E1 – Chirurgia cardio-toraco-vascolare
  • 07/H1 – Anatomia E Fisiologia Veterinaria
  • 07/H5 – Cliniche Chirurgica E Ostetrica Veterinaria
  • 08/A1 – Idraulica, Idrologia, Costruzioni Idrauliche E Marittime
  • 09/H1 – Sistemi Di Elaborazione Delle Informazioni
  • 11/A1 – Storia Medievale
  • 11/A3 – Storia contemporanea
  • 11/A4 – Scienze Del Libro E Del Documento E Scienze Storico Religiose
  • 11/C2 – Logica, storia e filosofia della scienza
  • 11/C4 – Estetica e filosofia dei linguaggi
  • 12/B1 – Diritto commerciale e della navigazione

Ecco il link alla pagina del MIUR che si aggiornerà con i risultati degli altri SSD.

3312 Commenti

  1. tra le tante statistiche che sono state fatte da molti (% di abilitati per settore, % di PA e PO, etc etc) c’è qualcuno che ha calcolato l’età media degli abilitati?? nel settore che mi riguarda la media dei PA è di 42 anni… mi sembra un aspetto molto positivo di questa ASN.
    Insomma in un paese done il presidente del consigli ha meno di 40 anni è un buon segno di rinnovamento anche dell’università..

  2. Per l’entrata in ruolo come PA un’età media di 42 è decisamente alta, caro rifle13.

    Non lo sarà – tu mi dirai – rispetto all’attuale situazione dell’Università italiana, in cui a quell’età si è ancora considerati giovincelli. Ma questa, come sai, è una stortura dei tempi.

    • Dimentichi che fino a ieri avevamo il ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato. Non è una stortura dei tempi. Oggi il 95% degli associati ha più di 42 anni e il 67% dei ricercatori ha pure più di 42 anni. Ci vorrà diverso tempo per vedere scendere queste età di ingresso nel ruolo di PA. Non dimenticare poi che si va in pensione a 70 anni da professore. Con questo FFO pure non è molto sostenibile un ingresso troppo sotto i 42 anni.

    • Caro Thor,

      quella che descrivi con tanti dettagli è proprio la “stortura” dei nostri giorni.

      Ed anche tu, mi pare – contrariamente a quanto afferma chi mi ha preceduto – non noti nella media dei 42 anni alcun segno di sostanziale progresso rispetto al passato.

      Dove sarebbe, dunque, la novità? Mah …

    • Il problema è capire che università si vuole. Quanti PA e per fare cosa? L’idea di fondo sembra quella di creare superlicei con poche sedi abilitate alla ricerca.

    • Quando (se) il sistema di reclutamento sarà a regime, la trafila dottorato (3) + RTDA (3+2) + RTDB (3) comporta una decina d’anni post laurea prima di arrivare a P.A. Il che corrisponde ad un’età di circa 34-35 anni. Mi pare più che ragionevole per un associato. Certo si delinea una massa di associati abnorme nei prossimi anni.

    • Diventavano PO trentenni negli anni 30-40 del secolo scorso, ma erano pochi.I processi si sono ci sono più persone da sistemare e si è allungata la vita. Una soluzione sarebbe licenziare i PO a 65 anni, come in tutta Europa.

  3. Visto che si parla dell’età dei candidati e degli abilitati, oso dire qualcosa che di questi tempi giovanilistici è molto poco “mainstream”. Tra i criteri adottati dalle commissioni non mi pare di avere mai visto qualcosa come la considerazione degli anni dedicati alla ricerca. Se si è parlato di “età accademica” è solo per servirsene come temibile arma nella logica biblionometrica. Ma una persona che pratica la ricerca da venti o trent’anni, durante i quali ha pubblicato, partecipato e diretto ricerche, raccolto e spesso trasfuso nelle lezioni una notevole esperienza, non meriterebbe che anche questo venisse valutato in modo positivo? Non dico fare dell’ “anzianità” il solo criterio o il criterio prevalente, ma non considerare minimamente questo dato mi sembra poco saggio. Personalmente sono stato dispiaciuto vedendo umiliato un collega degnissimo dell’abilitazione cui si rinfacciava di avere prodotto (anche) una monografia del 1976. Se ha resistito fino ad oggi al vaglio del tempo probabilmente vuol dire che il suo “spessore scientifico” era molto superiore a quello di tanti effimeri articoli foss’anche di fascia A prodotti in serie da molti giovani rampanti. Ma la cosa, lungi dal valergli come titolo di merito è sembrata quasi scocciare i surciliosi commissari. Ripeto: lungi da me l’idea di valutare solo l’anzianità, ma valutarla almeno un pochino non mi sembrerebbe del tutto fuori luogo.

    • unire a “giovani” l’aggettivo “rampanti” fa parte della controretorica antigiovanilista. Alcuni giovani sono semplicemente bravi perché sono emersi in tempi in cui la concorrenza era maggiore.

    • e’ vero, in fisica si produce il meglio da giovani, in altri ssd non è così. Quindi occorre cautela.

  4. @alf e a tutti quelli che propongono l’abolizione del blocco biennale

    mi pare che sarebbe realistico chiedere semplicemente che si possa ripresentare la domanda ogni volta che cambia la commissione, o che cambiano i criteri fissati dalla commissione

    • @morgana90
      visto che la commissione rimane in carica 2 tornate, la mia proposta del saltare un anno andava proprio in quel senso, almeno per arginare un po’ il numero dei candidati senza requisiti che “ci provano non si sa mai”…
      Riguardo i criteri, come è già stato fatto presente da altri, dubito che una stessa commissione li cambi in due tornate successive. Presterebbe troppo fcilmente il fianco a critiche e ricorsi!

  5. Mentre accogliamo la Giannini, mi compiaccio di segnalare che oggi, 82simo giorno (dico 82simo) di pubblicazione dei risultati dell’ASN, è stata una ubertosa giornatina da 1 (sempre ammesso che non schiaffino in rete un settore magari alle dieci di sera, ovviamente; ma mi pare improbabile). So bene che ormai sono pochi poveracci (fra cui ovviamente io) a seguire il conto alla rovescia (pochi per modo di dire; ma sicuramente pochi in confronto alla massa dei 60000 che si sono buttati nell’avventura); tuttavia ci tenevo a segnalare la cosa, perché una simile mietitura all’82simo giorno non si può spiegare solo con la mancanza di personale e il classico abborracciamento italico, ma anche con la volontà (che, se per un certo periodo è stata ipotesi, è ormai certezza) di allungare oscenamente il brodo

  6. La mia impressione personale è che questi continui riferimenti al giovane e al vecchio siano usati per giustificare cose assurde. Non capisco per esempio come si possa correlare l’età anagrafica alla qualità. In una visione più locale osservo che i principali fautori di queste idee sono gli anziani che, avendo fatto carriera con le sanatorie ben raccontate da roars, ora vorrebbero veder sistemati figli e nipoti prima di andare in pensione.

  7. @eta’ dei candidati.
    Invito ad una maggiore riflessione e ad un maggior equilibrio nel dare giudizi circa l’eta’. Ho visto scrivere troppo spesso 50-60enni, uguale “falliti” e 40enni adatti e pronti. A parte il fatto, fin troppo ovvio, che c’e’ una bella differenza tra 50 e 60, bisognerebbe distinguere tra eta’ relativamente alla seconda fascia oppure alla prima fascia. Ricordo a tutti ed inviterei a non dimenticarlo, quante critiche, polemiche, inchieste, ricorsi e processi ci sono stati e ci sono ancora in tutti quei casi di carriere oltremodo “veloci”. Non esiste la doppia verita’ a seconda dei propri interessi. Che si diventi ricercatore tra i 25 e i 30, associato intorno ai 40 e ordinario tra i 45 e i 50 non lo trovo cosi’ “osceno”. Fatte naturalmente le dovute eccezioni (particolarmente meritevoli). Non corriamo anche noi dietro la giovane eta’ fine a se’ stessa, vogliamo buttare al mare l’esperienza e l’mpegno di tante persone meritevoli che si sono dedicate per anni al proprio lavoro. E non mi riferisco solo al settore universitario. Attenzione, in genere, a non confondere le due cose. Se veniste ingiustamente accusati del reato piu’ spregevole che esiste (o comunque accusati) vi darebbe maggiore serenita’ esser giudicati da un giovanotto appena laureato che ha superato il concorso da poco, magari rampante oppure da un “50” fallito con l’esperienza e la serenita’ del caso ? Mi sembra tutto cosi ovvio…….

    • Non capisco la questione età. A qualcuno è stata negata l’abilitazione per ragioni anagrafiche? Io non credo. In molti giudizi si parla semplicemente di continuità scientifica negli ultimi tot anni.

      Il fatto di guardare la produzione recente, o di normalizzare la produzione scientifica per l’età accademica non lo trovo così strano (attenzione non parlo dell’ “età accademica del singolo articolo”, che è un assurdo ASN). E’ evidente che produrre 10 articoli in 10 anni di carriera non è la stessa cosa che produrne 10 in 30 anni. E’ ragionevole chiedere a un “anziano” una produzione maggiore che ad un “giovane”, visto che ha avuto più tempo per lavorare.

    • Alla questione:
      > A qualcuno è stata negata l’abilitazione
      > per ragioni anagrafiche? Io non credo.

      La risposta e` SI !! per motivi ideologici, ma perche` il CINECA HA SBAGLIATO I CALCOLI.
      Infatti, in tutti i casi che ho controllato, ha preso le citazioni su Scopus 1996-2012 ed ha diviso per l’eta` accademica … anche quando questa era MOLTO MAGGIORE DI 17 ANNI!! Cosi` ha SABOTATO i candidati che hanno cominciato a pubblicare PRIMA del 1996.

      La cosa piu` grave e` che sembra che le Copmmissioni e neanche l’ANVUR, ne il MIUR, se ne siano accorti !!

      E` questo che ha generato INGIUSTIZIE non volute e, per il momento, non ancora scoperte…. ne’ tantomeno sanate!

    • @Sandra
      Scopus indicizza articoli da ben prima del 1996. Però considera solo le citazioni successive a quella data. Vuol dire che se hai pubblicato un articolo nel 1990, perdi cinque anni di citazioni. WOS indicizza articoli e citazioni dal 1990.

      Chi ha iniziato a pubblicare molto prima del 1990, potrebbe avere articoli in cui le prime citazioni non sono conteggiate.

      Questo inoltre riguarda solo un indicatore su tre (citazioni normalizzate). In questi casi inoltre dovrebbe entrare in gioco l’elasticità delle commissioni rispetto agli indicatori.

    • DUE su tre. Anche l’H-C ne risente se ci sono ottime pubblicazioni stampate prima del 1996!

      Si risolverebbe tutto semplicemente cominciando a contare dal 1996.
      Guardare il lavoro citato negli ultimi 18 anni mi pare sia piu’ che sufficiente.

      …. Anche perche’ hanno avuto l’doneita’ di I fascia anche Colleghi che hanno preso servizio nel 2003 ! Cio’ vuol dire che bastavano meno di 10 anni !

      Secondo me, dovrebbero anche dare indicazione di considerare il lavoro svolto
      complessivamente.

      Per evitare di danneggiare il funzionamento dell’Universita’ e’ necessario che ciascuno di noi non pensi di “perdere tempo” quando si dedica non solo alla didattica, ma anche ad attivita’ quali partecipazione a Consigli d’Area, Commissioni varie ed altri impegni che rientrano nell’ambito della collaborazione al funzionemento della struttura (Dip, CdA, Facolta’) nella quale si lavora.

      Il fatto positivo di questa ASN e’ che sia partita; speriamo che la migliorino, correggano gli errori e, soprattutto, facciano partire le assunzioni!! Altrimenti, sarebbe solo servita a fare perdere a tutti noi moltissimo tempo … e a diminuire la produzione scientifica.

      Buon fine settimana

      Sandra

    • Comunque vorrei sottolineare che il 1990 in termini tecnologici è un sacco di tempo fa. Stiamo parlando di un epoca in cui il computer più diffuso era probabilmente il Commodore 64, non esisteva ancora il World Wide Web (idea nata nel 1989 e resa pubblica nel 1993), non esisteva Google (fondato nel 1997), potrei andare avanti…

    • Il principio secondo il quale

      un lavoro di ricerca, più è vecchio, meno vale,

      è davvero originale.

      [Scusate la divagazione poetica …]

      Più originale ancora trovo l’idea che, a decidere nel merito, sia la storia dell’evoluzione del computer.

      Vabbe’.

    • @Sandra
      Sono d’accordo con te che basterebbe considerare solo gli articoli successivi al 1996. Magari può essere un suggerimento per le prossime tornate.
      @hikikomori
      Non ho capito se rispondi così solo per irritarmi, o se la tua è genuina incomprensione.
      Primo: non ho mai detto che un lavoro più è vecchio e meno vale. Ma per assumere una persona è ragionevole guardare solo la produzione recente.
      Secondo: è evidente che non puoi pretendere una buona copertura di riviste in un periodo precedente addirittura l’invenzione del WWW o dei moderni motori di ricerca.
      Ma è possibile che per ogni commento devo poi scrivere una nota interpretativa? Seriamente, il mio commento sul WWW era di così difficile comprensione?

    • @Shakerato: la seconda che hai detto.

      Da parte mia, trattasi di genuina (o ingenua?) incomprensione.

      Ma perché irritarsi?

    • @cleo
      In effetti quando parlavo di valutazione del contributo dei lavori intendevo proprio valutare il contributo dei singoli ai lavori a più autori.
      Tutti noi sappiamo di ordinari che hanno preteso sempre il nome su tutti i lavori che uscivano dal “loro” gruppo di ricerca, ritrovandosi oggi i parametri giusti per fare i commissari…

  8. Scusate, ho scritto 2-3 volte all’ANVUR con lo stesso quesito e nessuno mi ha ancora risposto. Nel DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 14 settembre 2011, n. 222 si legge:
    (…) 4. Il mancato conseguimento dell’abilitazione preclude la
    partecipazione alle procedure di abilitazione indette nel biennio
    successivo per il medesimo settore concorsuale della medesima fascia
    ovvero della fascia superiore.
    Ora se uno è stato bocciato da ordinario in un SC nell’ASN 2012, può ripresentare la domanda nel 2014 o nel 2015?

    • E soprattuto, ci saranno le tornate 2014 e 2015? Per decidere se ritirare o meno la domanda nella tornata ancora aperta, sarebbe molto importante saperlo. Io rischio di non avere l’idoneità per la prima fascia, ma se devo aspettare un tempo indefinito prima di ricandidarmi, tanto vale che affronti il rischio di un giudizio negativo.

    • basta cercare nei commenti precedenti, l’argomento è stato già molto dibattuto.
      Per riassumere la risposta è “boh?!”.
      La legge non è chiara e va interpretata, anche perché bisogna capire a quale data ancorare l’inizio del biennio.

  9. Umberto Eco legge ROARS :-).
    Eco dedica la bustina di Minerva sull’Espresso di questa settimana all’ASN. Il titolo è: liste aperte un poco chiuse. Conclude l’articolo con la frase di Bartali: “l’è tutto da rifare”, che qui su ROARS è stata usata diverse volte e forse per la prima volta da me già nel 2012. … Ma ormai è fatta :-(.

    • Fino a ieri appariva sulla rivista giuridica http://www.judicium.it un saggio di Francesco Gazzoni dal titolo eloquente “Scritti quasi-giuridici in onore di me stesso. Cooptazioni: ieri e oggi”. Peccato (per chi non lo ha salvato) che non sia più disponibile. Un caposcuola che si espone, da controllore dei controllori, anche sulle a suo giudizio dubbie qualità scientifiche dei commissari e sulle ragioni di certe abilitazioni conseguite o mancate, avrebbe molto da insegnare anche ai nostri settori. Chissà poi chi avrà deciso di rimuovere l’articolo?

    • Sono disponibile a trasmettere per la verifica della redazione il file contentente il saggio di cui parlavo nel mio precedente commento.

  10. @shakerato
    se è stata negata l’abilitazione per ragioni anagrafiche ? Ci mancherebbe pure … ci si è limitati a introdurre dei parametri, unici nel panorama mondiale, come l’età accademica, per non parlare del famoso indice di Katsoros (?). Faccio notare, tra l’altro, che quest’ultimo indice è facilmente manipolabile anzi direi che dipende essenzialmente dalle autocitazioni dell’ultimo anno.
    Poi essere un bravo professore non dipende certo dalla produzione di carta per unità di tempo (!). Un docente deve dare un servizio ben preciso alla comunità: insegnare e trasmettere conoscenza. Per acquisire conoscenza ci vuole tempo, quindi l’abilitazione non dovrebbe mai ridursi a un premio alla carriera veloce/precoce, l’esperienza nell’insegnamento conta, eccome se conta.

    • @Angel
      Quello che descrivi tu è un professore di liceo.
      Un professore universitario deve essere una persona che ha contribuito e contribuisce attivamente allo sviluppo della sua disciplina. Quindi una persona che pubblica ed è letta e citata dai colleghi.
      Le autocitazioni si eliminano facilmente dal conteggio (su Scopus c’è un’opzione apposita). Basta volerlo.

  11. @thor e tutti
    L’eta’ accademica, o meglio, il rapporto tra pubblicazioni -titoli e “presenza” quale strutturato deve valere, se mai, solo per i piu’ giovani. Come puo’ chierersi a chi e’ strutturato magari da vent’anni, prima come ricercatore e poi associato di pubblicare quanto ha fatto un giovane in prossimita’ del concorso e poi magari, come avviene di solito, si ferma li ? Sono stati dichiarati non idonei associati con 4-5-6-7-8 monografie (ed altre pubbl) di buon livello. Parecchi Commissari e Maestri hanno pubblicato molto meno…. Lasciamo stare l’eta’, le mediane e tutte le altre fandonie. Un maestro ormai Emerito mi disse un tempo: “se hai scritto 400 pagine e non devi passare diranno che hai copiato l’elenco telefonico. Se hai scritto poche pagine e devi passare diranno che sei uno scienziato”. E allora Commissioni piu’ numerose, valutare la qualita’ delle produzioni, della ricerca, dell’impegno didattico e accademico in genere. In sostanza ci si affidi ad una Commissione abbastanza rappresentativa, senza la buffonata degli stranieri, che per la maggioranza dei settori non ha alcun significato. La Commissione valutera’ con i soliti criteri, che per quanto forzati dai soliti compromessi e qualche ingiustizia, sono e devono essere i soli per reclutare Prof. Universitari. L’alternativa altrimenti e’ solo quella di far sceglier agli Atenei i propri docenti. Basta prese per i fondelli e chiacchiere inutili.

    • Ed invero questo hanno fatto le Commissioni in questa ASN…….
      Abilitazione un corno……. Concorso comparativo con Commissioni inadeguate per numero e per altro. Ma non e’ forse tutta colpa loro, ma come ho gia’ detto tempo fa, del Ministero che ha concepito questa abilitazione senza indicazioni e criteri seri.

  12. @Marco Bella
    Anche io sono molto critico con l’ASN, ma faccio i conti con il principio di realtà: creare un nuovo sistema di reclutamento senza portare avanti questo significa altri anni di blocco dell’avanzamento di carriera e del turn over. Premesso che in ogni caso qualsiasi sistema di riforma senza le adeguate risorse messe a disposizione è destinato a fallire (e qui stiamo parlando di diverse riforme che si sono avvicendate tutte senza investimenti), nel caso dell’ASN si tratta di un’abilitazione per sostenere valutazioni comparative, ed abbiamo visto come la discrezionalità delle commissioni sui parametri oggettivi sia stato il principale guaio della procedura. Alla luce dei fatti (cioè dei verbali) forse un qualche automatismo in più non avrebbe fatto grandi danni…

  13. @shakerato
    Il lavoro dei professori di scuola media o superiore è ben diverso da quello che faccio io e, per molti versi, molto più difficile. Ancor prima di trasmettere conoscenza, i docenti che citi tu devono aver competenze da pedagoghi, psicologi e assistenti sociali. Insomma un compito complesso e mai abbastanza riconosciuto.
    Quello cui mi riferivo è quello che io cerco di fare ogni giorno: cerco di trasmettere conoscenza agli studenti, ai dottorandi e anche agli altri colleghi, mediante pubblicazioni ma non solo (spesso anche comunicazioni personali). Che la conoscenza io l’abbia acquisita in 50 anni o nei 9 mesi di gestazione di mia madre non fa differenza, quindi non ha senso introdurre parametri riferiti al tempo, tanto più che Higgs ha pubblicato pochissimo ma bene.
    Il problema sono gli indicatori usati, a partire dal Katsoros, non le autocitazioni. Infatti nella prossima ASN, se mai ce ne sarà una, staremo qui a parlare delle citazioni su commissione e del mercato delle citazioni che è già molto fiorente.

    • Lungi da me insultare i professori di scuola. Anzi, io sono il primo a riconoscere che hanno capacità didattiche, entusiasmo e passione per l’insegnamento superiori a molti docenti universitari. Ma appunto, è un lavoro diverso. L’università ha bisogno di persone con esperienza che trasmettano le loro conoscenze, ma anche di persone attive e aggiornate (magari meno esperte e meno brave didatticamente) che diano ai dottorandi argomenti su cui lavorare.
      Sulla bibliometria si è discusso abbastanza. Qui alcuni criticano l’uso troppo rigido degli indicatori bibliometrici, altri il loro uso troppo disinvolto e la troppa libertà data alle commissioni. Capisci che così non se ne esce.
      Stabilito che si è deciso di usare pubblicazioni e citazioni per misurare la produttività e notorietà di uno scienziato, poichè entrambi questi indici aumentano nel tempo, è naturale tenere conto dell’età accademica (della continuità scientifica, della produzione recente, etc.).
      Quanto alle autocitazioni, io penso che escluderle dal conto avrebbe aiutato (ed era veramente semplice da realizzare).
      Di pratiche scorrette se ne possono comunque inventare molte, ma chi le usa rischia di rovinarsi la reputazione (e qui la trasparenza, aka gogna mediatica, è importante). Se una persona pubblica dieci articoli in un anno in una rivista di cui è editore, o pubblica su riviste open access a pagamento, se una persona partecipa ad un concorso locale in cui è l’unico candidato, è giusto che si sappia. Persone che mancano di etica professionale dovrebbero essere emarginate dalla comunità scientifica.

    • P.S. basta con Higgs, ti prego! Ha 85 anni e sicuramente non è interessato a diventare professore in Italia.

    • Se le commissioni non faranno il loro dovere scovando tutti gli indicatori elevati artificialmente sarà veramente impossibile andara avanti in questo modo, con le mediane che deveno essere aggiornate ogni 2 anni, queste arriveranno alle stelle.

  14. che sta succedendo?
    Cinque ordinanze del TAR Lazio depositate il 21.2.2014 hanno respinto altrettante istanze di sospensiva avanzate da ricorrenti avverso gli esiti dell’ASN 2012 per i seguenti settori concorsuali:

    06/D3 Malattie del sangue, Oncologia, Reumatologia (I fascia)

    12/A1 Diritto Privato (I fascia) [due distinti ricorsi]

    11/A3 Storia Contemporanea (II fascia)

    12/D2 Diritto Tributario (II fascia)

    In tutti e cinque i casi il TAR osserva che “il ricorso, ad un primo sommario esame, non pare palesare profili di fondatezza“.

    • Succede esattamente quello che qualcuno aveva previsto. Quelli ben consigliati (non dall’amico amministrativista evidentemente) la cui bocciatura è stata frutto di sviste o errori, hanno scritto al presidente facendolo notare, e se ben documentati, la procedura si è risolta in autotutela. Non è interesse di nessuno insistere su un errore documentato, soprattutto non è interesse della commissione. Moltissime commissioni sono state aperte e richiuse in autotutela, per sanare proprio queste sviste oppure evidenti e non difendibili (soprattutto in questo ultimo caso) errori di calcolo. Comunque si parla di cose ben precise: se ho capito questi hanno proposto di bloccare TUTTA la procedura, non un errore della commisisone. Magari su singoli casi, cosa che anche in questo caso qualcuno aveva suggerito, il TAR si pronuncerà in modo differente.

  15. @ricorsi al TAR.
    Il rigetto delle sospensive significa (come ampiamente prevedibile in Italia) che c’entra come al solito la politica ovvero “meglio non fare troppa confusione”. Nelle magistrature “non ordinarie” il rapporto con la politica è molto ma molto più stretto che con quella civile e penale. Non a caso pare che questo governo la voglia smettere con “infiltrati” di queste magistrature (e di tutta in genere)nei gabinetti dei Ministeri. Il problema della ASN è solo che è stata concepita male e gestita peggio. I ricorsi alla Magistratura andavano fatti e sarebbero anzi doverosi in sede penale soprattutto per alcuni concorsi dove sono facilmente riscontrabili “restituzioni di favori” e non accademici. Un centesimo del metodo usato dai nostri Pubblici Ministeri basterebbe per dare i suoi frutti……. Forse qualcuno ci ha già pensato. Le Scuole, gli amici, i parenti, va tutto bene è sempre stato così e bene o male il percorso di questi è stato comunque nell’accademia. Ci abbiamo convissuto. Ma diventare Prof. per favori professionali è troppo !!!!

  16. Che qualche ricorso possa andare a buon fine, non lo escludo.
    Che il discorso possa essere generalizzato, lo ritengo difficile. Che così butti giù l’ASN, impossibile.
    Con motivazioni generali, quali la non liceità delle proroghe, l’irregolarità dei sorteggi, il carattere non analitico dei giudizi, non credo si andrà lontano. E di questo vi è conferma leggendo le prime ordinanze del TAR.
    Il problema è sempre il solito in Italia: delegare alla magistratura, ciò che la politica, e oltre modo la comunità scientifica, cose non delegabili.
    Questa Asn e’ nata male e forse è stata gestita peggio. Ma pensare che la magistratura possa risolvere questi problemi e’ pura utopia. E io dico per fortuna.
    I problemi vanno prima risolti all’interno della comunità scientifica. Poi dall’esterno possano essere gestite solo le anomalie.
    Se invece si ritiene che sia tutto anomalo, allora nulla può prescindere da una seria riflessione, che non può che essere interna alla Comunità scientifica. Partendo, da una domanda: perché siamo arrivati a questo punto?

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