Roars ha da molto tempo sottolineato i rischi intrinseci all’Abilitazione Nazionale per come essa è stata disegnata dal legislatore e da ANVUR. In particolare si erano più volte messi in evidenza i pericoli dovuti a un meccanismo potenzialmente foriero di contenzioso e alla designazione di un numero di abilitati non assorbibile dal sistema. Tali pericoli si stanno puntualmente avverando. Roars non è in grado di monitorare cosa sia accaduto nei singoli settori concorsuali, ciascuno dei quali sembra fare storia a sé. Mette però a disposizione dei lettori che desiderano discutere e commentare lo svolgimento dell’ASN un apposito spazio, costituito dai commenti in calce a questo post.

Raccomandiamo, anche per facilitare la moderazione da parte alla redazione, di evitare espressioni ingiuriose (che verranno comunque bloccate) e di  produrre argomentazioni i cui riscontri siano in qualche modo sottoponibili a verifica.

Per ora (5 dicembre 2013, h 00:10) sono usciti soltanto 13 settori concorsuali:

  • 01/A4 – Fisica Matematica
  • 06/D3 – Malattie Del Sangue, Oncologia E Reumatologia
  • 06/E1 – Chirurgia cardio-toraco-vascolare
  • 07/H1 – Anatomia E Fisiologia Veterinaria
  • 07/H5 – Cliniche Chirurgica E Ostetrica Veterinaria
  • 08/A1 – Idraulica, Idrologia, Costruzioni Idrauliche E Marittime
  • 09/H1 – Sistemi Di Elaborazione Delle Informazioni
  • 11/A1 – Storia Medievale
  • 11/A3 – Storia contemporanea
  • 11/A4 – Scienze Del Libro E Del Documento E Scienze Storico Religiose
  • 11/C2 – Logica, storia e filosofia della scienza
  • 11/C4 – Estetica e filosofia dei linguaggi
  • 12/B1 – Diritto commerciale e della navigazione

Ecco il link alla pagina del MIUR che si aggiornerà con i risultati degli altri SSD.

3312 Commenti

  1. Caro Cricenti, mi sorprende il tono del tuo intervento. Il mio username, come quello della maggior parte di quelli che intervengono nella lista, e’ un soprannome o il solo cognome ovvero un nomignolo caro. Trovi cio’ poco serio solo nel mio caso ? Forse perche’ ho preso ad esempio il candidato n. 36 per le mie riflessioni e non avrei dovuto farlo poiche’ tuo collega Magistrato e forse tuo amico ? Non credo che questa tua risposta contribuisca ad una sereno scambio di idee in merito ai lavori della Commissione. Non mi sembra di aver espresso alcun giudizio di merito sul candidato n. 36, che tra l’altro non conosco e ho visto con ottimo curriculum, ne’ ho proposto criteri “formali” di reclutamento, ne’ infine ho criticato il lavoro della Commissione ne’ nella forma ne’ tanto meno nel merito. E mi dispiace se ti ho ferito prendendo, per caso, ad esempio il candidato n. 36. Ma vorrei che rileggessi con attenzione quanto ho scritto. Due commissari, se non tre, dichiarano che le pubblicazioni non sono coerenti con il settore Diritto Privato e poi lo dichiarano Idoneo. Ed invero il candidato ha un’ ottima produzione afferente il Diritto Commerciale settore per il quale era gia’ stato dichiarato idoneo in concorsi locali sia per la seconda che per la prima fascia. Non trovi nulla di strano che il 36 sia stato dichiarato Idoneo e la Prof. Ziviz non idonea ? Nella sostanza il 36 e’ senza dubbio bravo ma lo e’ anche la Ziviz. E se la Commissione lo riteneva meritevole, perche’ hanno dichiarato i titoli non coerenti? Quanto al discorso strutturati/non strutturati, il curriculum non e’ solo produzione scientifica, convegni e qualche lezione ma anche fatica e dedizione alla vita quotidiana in Facolta’ a disposizione degli studenti, delle tesi, della partecipazione agli organi accademici etc etc. Il lavoro di chi e’ da annni nelle Universita’ va rispettato. Questa Abilitazione non doveva premiare solo premi Nobel. E poi chi ha detto che i premi Nobel siano in grado di svolgere al meglio il ruolo di Docente Universitario ? Ed ancora non e’ una valutazione comparativa. Mi sono spiegato un po’ meglio ? Complimenti per il tuo curriculum. E spendi una buona parola per quei tanti candidati che meritavano l’idoneita’.

    • Carissimo priccolo, non era certo per polemica. Conosco bene le dinamiche. Mi ha sorpreso l’esclusione di Patrizia e quella di tanti altri. Tuttavia, non è che le cose prima andassero meglio.
      Il punto è questo. In Italia quando uno bravo concorre con un raccomandato, certamente prevale quest’ultimo. L’ASN toglie questa forma di concorrenza e consente anche a chi è bravo di farcela, pur non essendo raccomandato. Conosco bravi studiosi che, non avendo cordate di riferimento, in passato sono stati sistematicamente esclusi (in privato, non ti è difficile scrivermi, ti faccio nomi e cognomi), e che ora sono per fortuna abilitati.
      Era per dirti che al sedimentato sistema di continuare a trascurare il merito (guarda quanti allievi mediocri di uno dei commissari sono passati, anziché protestare per la fortuna del numero 36) i non strutturati certamente, dato il loro status, non hanno potuto (neanche volendo) contribuire.

    • Caro Giuseppe,
      Siamo tutti contenti che molti meritevoli sono stati abilitati, ma mi sembra che tu ed altri state confondendo l’abilitazione con la vecchia idoneità.
      Dato che solo circa un quarto degli abilitati avrà un posto, vedremo poi quanti si questi meritevoli vinceranno i concorsi locali contro i famosi raccomandati di cui sopra (molti dei quali sono stati abilitati a prescindere dal merito).
      Due abilitati sono per forza uguali, nei concorsi locali decideranno i profili…

    • Mi interessa molto questo dibattito su Diritto Privato.
      in particolare mi interessa segnalare che tutta la procedura è illegittima per il semplice fatto che il Commissario spagnolo non è un prof di Diritto Privato ma di Diritto Commerciale (Mercantile nella sua lingua) e ciò emerge chiaramente dal suo curriculum e da tutte le sue pubblicazioni.
      Questo argomento è semplicemente tranchant, al netto del lavoro ridicolo fatto dalla commissione che, se ha fatto passare qualcuno che se lo meritava, ha anche promosso e bocciato sulla base di simpatie e antipatie, per usare un eufemismo.
      Non credo che il MIUR si muoverà sul punto ma credo che difficilmente il tar non riconoscerà l’illegittimità della commissione. Bisognerà solo capire se solo per chi farà ricorso o per tutti.

    • Carissimi tutti,
      non volevo ovviamente urtare suscettibilità. E davo per scontato che l’abilitazione è andata in gran parte come sarebbe andato ogni altro concorso ipotizzabile, ossia con commissari refrattari al merito, ed inclini a sostenere i loro abituali portaborse. Data la mia età anagrafica conosco ciascuno dei 500 candidati, e so perfettamente che molti bravi sono stati esclusi e moltissimi mediocri abilitati.
      Ciò detto, va pure dato atto che il sistema ha consentito ad alcuni bravi non raccomandati di passare (cosa certamente impossibile con il sistema precedente).
      Alcuni hanno già fatto ricorso, sia per la specializzazione non coerente, diremmo, del commissario spagnolo che per la illegittimità delle proroghe. Il Tar fisserà a breve le udienze.
      Se posso vi terrò aggiornato.
      Ma ci tengo a dire che ognuno di noi avrebbe dovuto ( e forse è ancora in tempo) metterci la faccia e la vita per cambiare un sistema così corrotto ed inefficiente, anziché (ma ovviamente non faccio riferimenti personali) avvalersene fino a che ha potuto, per poi dolersene nel momento avverso.
      Ho iniziato da solo questo percorso accademico nel 1993 (anno del mio primo corso universitario da docente) . Alla fine (21 anni) un sia pur inutile riconoscimento l’ho avuto, senza fare ricorsi le volte che un qualche studente portaborse mi è passato davanti. Altri hanno desistito, forse a buona ragione.
      Invito allora, si, a fare si ricorso ma soprattuto ad impegnarsi per un cambiamento serio ogni giorno nella propria facoltà rifiutando compromessi, denunciando le ingiustizie, pagando di persona.
      Altrimenti, cambiato questo sistema, il successivo produrrà risultati identici.
      Un stretta di mano
      Giuseppe

    • @ Plymouthian
      “Due abilitati sono per forza uguali, nei concorsi locali decideranno i profili…”

      Questa cosa, che temo non sia ancora chiara quasi a nessuno (né agli abilitati che esultano né ai non abilitati che si dolgono), è in realtà decisiva e fai bene a sottolinearla: basta dare un’occhiata ai primi casi di bandi di chiamata pubblicati da alcuni atenei per verificare che i cosiddetti “profili” sono in realtà degli abiti tagliati su misura, al millimetro, per uno specifico candidato “interno”, anche laddove il bando è formalmente per una valutazione comparativa. E dato che le commissioni sono interamente di nomina rettorale da parte dell’ateneo che bandisce, il “concorso” locale è solo un pro forma dispendioso per chi intendesse parteciparvi (poiché lo prevede la Costituzione, evidentemente non lo si poteva abolire).

    • Fausto, la cosa tragicomica e’ che chi oggi sta festeggiando pensando che solo “pochi” non meritevoli sono stati abilitati e che quindi pensa che tutto sommato l’ASN abbia funzionato e che e’ inutile fare ricorso per annullarla, sara’ in prima fila domani per fare ricorso contro i concorsi locali quando vedra’ che quei “pochi” occuperanno gli altrettanto pochi posti lasciando loro a bocca asciutta.

    • Non giriamoci intorno. Quelle indicate come le “solite logiche” accademiche non avrebbero esposto la Commissione del settore 12A1 a questa enorme brutta figura ne’ avrebbero generato tutte queste polemiche, ne’ in definitiva ingiustizie. Abilitando quelli che andavano abilitati perche’ con un curriculum “in ordine” e aggiungendo anche i loro “preferiti”, i Commissari avrebbero fatto le cose giuste e non avrebbero dato troppa visibilita’ e clamore ad alcune scelte. E’ difficile voler far credere che gli outsider dichiarati idonei siano quelli bravi che sono stati sempre trascurati dall’Accademia, come se questa Commissione avesse fatto giustizia di quanto accaduto in passato.
      Gli idonei non sono altro che candidati promossi perche’ graditi a questa Commissione, meritevoli e non meritevoli, come sempre e’ accaduto. E poiche’ forse ha prevalso una logica animata da una sorta di desiderio di “rivalsa” e non ” conciliativa” il risultato e’ stato quello sotto gli occhi di tutti. Con le conseguenti dietrologie, anche molto gravi, vere o non vere che siano. E non credo che l’esiguo numero degli abilitati consenta a questi una maggiore probabilita’ di essere poi “preferiti” nei concorsi locali. Anzi tutto cio’ non ha certo contribuito a migliorare le logiche ne’ ha placato gli animi, creando un bel danno a quegli abilitati outsider che meritano davvero. A meno che non siano tanto “forti” da farcela ugualmente. Certo non e’ facile giudicare, ne’ possiamo pretendere che un sorteggio garantisca che una Commissione sappia svolgere il proprio lavoro in modo adeguato. Forse sarebbe bastato un numero piu’ ampio di Commissari ( 7/9/11) sia per garantire, almeno formalmente, la lettura delle pubblicazioni, sia per avere maggiore probabilita’ di avere in Commissione maggiore serenita’.
      E’ un peccato perche’ si e’ persa una grande occasione per fare realmente le cose per bene. Ditemi voi, se gli abilitati fossero stati gli stessi piu’ altri 20, ci sarebbero state tutte queste polemiche ? Non credo. Non capisco allora perche’ i Commissari abbiano perso questa grande occasione per ricevere apprezzamento per un lavoro equo e sereno. Forse si e’ piu’ stimati se si appare severissimi e si fanno passare solo quelli (che per loro sono) bravi ? O mi sfugge qualcosa.

  2. Il mondo è cambiato! Ergo perdere tempo per fare un pò di didattica diventa inutile e pretenzioso per ottenere l’abilitazione;
    scrivere un articolo in lingua italiana è “limited o inutile…tanto chi lo legge(!?); formulare giudizi sintetici, senza dare un giudizio analitico dei contenuti dei lavori e senza rispettare le disposizione normative del MIUR diventa giustificbile e corretto.
    Prendere dei Commissari OCSE che si limitano a scrivere due frasette nella loro lingua è innovativo.
    Questa è la nuova università che vogliamo!
    Ma nel resto del mondo non mi sembra che per il reclutamento si seguano queste modalità “moderne”

  3. Solo per ricordare che il rispetto dell’art. 8 c. 4 del DPR 222/11 si ha quando la commissione indica esplicitamente i titoli presentati dal candidato e li valuta motivando il giudizio (positivo o negativo che sia).
    Che senso ha fare una procedura trasparente su internet e poi nessuno puo’ conoscere che titoli ha presentato quel candidato? Perché un non abilitato non ha il diritto di conoscere i “limiti” delle singole pubblicazioni che ha presentato?
    In assenza di un giudizio come quello che ho sopra indicato è legittimo o no il sospetto che la commissione non abbia letto le pubblicazioni? Chi ha letto tutto non ha problemi a scrivere un giudizio e motivarlo.
    E’ legittimo o no il sospetto che l’assenza di tali giudizi serva ad impedire che entrando nel dettaglio emergano incongruenze ed ingiustizie? Se sono sicuro del mio giudizio non ho problemi ad entrare nei dettagli perché dovrebbero confermare la validità della mia scelta.
    E’ legittimo o no il sospetto che quando una commissione scrive un giudizio generico non positivo sugli articoli pubblicati in libri e soprattutto riviste lo faccia solo per vigliaccheria? Dare un giudizio negativo esplicito significa infatti attribuirlo indirettamente anche al comitato di redazione della rivista (o al curatore del volume) e ai referees: chi è convinto del giudizio negativo formulato, se ne dovrebbe assumere senza problemi la responsabilità. Perché resta invece sul generico?
    La legge si rispetta e non è una interpretazione del sindacato. In altri paesi hanno altre norme e questo consente giudizi formulati in maniera diversa.
    Ricordo infine a tutti che un solo errore in una commissione è sempre un risultato statisticamente eccellente, ma per chi lo ha subito è sempre “un’enormità”: perché non deve avere il diritto di chiedere giustizia notando ad esempio che manca il giudizio collegiale nelle forme previste dalla legge?
    Paolo Tedeschi

    • Sorry è saltato il PS
      Dimostro che il mio “motivato giudizio” è “fondato sulla valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni” solo se presento un giudizio analitico dei titoli e delle pubblicazioni. Giudizi espressi in altra forma portano sempre a limitare il diritto del candidato a conoscere cosa non andava bene (ovvero le ragioni della non abilitazione) e soprattutto tolgono trasparenza alla procedura, ovvero non si sa cosa ha presentato il candidato alla commissione.

    • Continuo a pensare che queste interpretazioni sindacali sugli elenchi di pubblicazioni seguiti da aggettivi che non vogliono dire nulla siano quanto di più lontano possibile da una valutazione nel merito, trasparente e leggibile da parte del candidato (trombato o promosso che sia), specie nei settorinon-bibliometrici, dove più che la quantità di carta prodotta conta la solidità e la varietà di un dato profilo scientifico.

    • D’altra parte, poi, penso che è lo stesso sindacato che non è stato in grado di organizzare e captare la protesta contro la riforma Gelmini, lo stesso che, pur tra alcune azioni meritorie, difende un ricercatore che non si presenta da anni presso la sua sede di servizio perché – non scherzo – ha un’attività di apicultore in Casentino. Lo stesso sindacato che, alla lettera di un preside che richiamava alla presenza in sede un altro ricercatore latitante, in un ateneo romano, risponde controaccusando il preside di mobbing…

    • Poi smetto: lo stesso sindacato che, in un altro settore, ben più incidente sulla qualità della cultura di un paese, difende i diritti acquisiti degli aspiranti ai PAS (aka TFA speciali) e lascia per strada gli abilitati, validissimi e solidissimi, col TFA Ordinario, che hanno superato una selezione spietata

    • Comunque sia, ogni giudizio deve trovare un chiaro riscontro nelle informazioni presenti nella domanda: è una questione non soltanto di trasparenza, ma anche di logica.

      Se qualcuno scrive che l’impatto delle mie pubblicazioni è scarso, e io supero le tre mediane, mi permetto di non capire.

      Se qualcun altro mi attribuisce una scarsa visibilità internazionale, e il mio CV contiene inviti all’estero come visiting professor, oltre a molte pubblicazioni con collaboratori stranieri, mi permetto di non capire.

      Potrei capire solo se la commissione mi spiegasse. Ossia, se il suo giudizio fosse “motivato”, anche con poche parole, anche senza elenchi puntati, e anche senza liste di aggettivi.

      Non credo sia chiedere troppo.

    • comunque rimane una sua interpretazione .. credo sia meglio verificare il comportamento dei commissari riguardo i casi singoli con degli avocati amministrativisti.. la sua interpretazione mi pare troppo poco specifica.. in stile più politica che legale

    • @Lolo: sono d’accordo con te e nella forma e nella sostanza ma non c’è neppur bisogno di scaldarsi, perché il nocciolo della questione non è la tua interpretazione (coincidente peraltro con la mia): il punto – e riprendo le tue parole- è che si tratta di ‘interpretazioni’ (sindacali, aggiungi tu).
      Il dottor Paolo Tedeschi, infatti, ha espresso legittime opinioni ma si tratta -per l’appunto- di OPINIONI. Il suo unico errore argomentativo, a mio giudizio, consiste nell’aver postillato la sua ERMENEUSI (non esposizione dei DATI, ma ERMENEUSI si badi) con la chiosa finale ‘la legge si rispetta e non è una interpretazione del sindacato’. La legge si rispetta, certamente. Ma un conto è il DETTATO della legge; ben altro conto sono i pareri e le interpretazioni (la sua, come la mia, come quella di Gloglo o di altri) che ne diamo. Quel che egli racchiude tra il segmento frastico ‘il rispetto della legge si ha quando’ e il segmento frastico ‘la legge si rispetta’ non è la legge o una parafrasi ad essa aderente: è una (lo ripeto: legittima) INTERPRETAZIONE. E’ da rilevare (ed è importante) che nella seconda parte del post tedeschiano, si postulano non soltanto INTERPRETAZIONI del testo legislativo, ma addirittura: a) LE INTENZIONI DEL COMMISSARIO (cit. “è legittimo o no il sospetto…’?) e b) le INTENZIONI DEL LEGISLATORE (cit. ‘Che senso ha fare una procedura trasparente su internet e poi nessuno può conoscere…’); rispetto a queste ultime (porto un mero esempio, perché l’intero post potrebbe essere postillato da argomentazioni di tal genere, che insistono sul discrimen tra il testo e la sua interpretazione), va osservato che esse: 1)) non sono neppure chiose rispetto al testo, ma chiose rispetto a UNA interpretazione del testo: due gradi di separazione e b) appaiono come il frutto di un controsenso per l’ovvio motivo che le modalità di pubblicazione dei dati sono state dettagliate BEN DOPO il dpr; senza contare che in esso non compaiono accenni specifici al tema (se non il richiamo ad una generica pubblicità degli atti): In estrema sintesi: lei inquadra come ‘LEGGE’ ciò che è il suo, per molti versi opinabile (cosiccome opinabile è il mio), commento alla legge.
      Insomma: da chi si propone (ciò che credo emerga dai suoi post con una certa chiarezza) come elemento terzo rispetto al dibattito che anima queste pagine, presumo possa essere ESATTA una maggiore precisione TECNICA.

    • @Hikikomori e Rifle13: perfettamente d’accordo con le riflessioni di entrambi. Le mie -come ho scritto nel post precedente- eran solo riflessioni tecniche. Che poi il giudizio debba essere solidamente motivato e argomentato sono la prima a sostenerlo

    • @hikikomori Certo, è quello che dico anch’io. I giudizi che PaoloT contesta sono quelli in cui manca un elenco con un giudizio stringato. Io, quando leggo dei giudizi su persone che non conosco di settori affini ai miei, mi faccio un’idea del profilo del candidato se, ad esempio, c’è una descrizione di massima dei principali temi e risultati delle sue ricerche (anche se non tutte le pubblicazioni presentate sono citate e valutate una per una). Se invece leggo una lista del tipo: 1) buono; 2) eccellente ecc. non mi faccio nessuna idea del candidato. Anche perché non c’è modo di stabilire a che cosa corrispondono quei numeri (ricordo che il pubblico ha accesso all’elenco delle pubblicazioni globale del candidato, non a quello delle pubblicazioni presentate). Il problema è che i sindacalisti perdono di vista il generale e si attaccano al cavillo per tutelare molti valenti colleghi sfortunati (che sono incappati in commissioni particolarmente dure), alcuni colleghi senza infamia e senza lode, che speravano in un’abilitazione per forza di inerzia, e anche un certo numero di capre. Ha ragione @Elena Triantafillis quando dice che si richiede un “giudizio MOTIVATO sulla base di una valutazione ANALITICA”, non un giudizio ANALITICO. Sì, l’accordo in italiano funziona così, checché ne dica il sindacato.

    • Sono d’accordo: meglio rivolgersi ad un buon amministrativista. Il quale, magari, a proposito della “valutazione analitica” dei titoli, potrebbe aiutarci a capire queste sentenze di annullamento di concorsi a ricercatore:

      http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Perugia/Sezione%201/2012/201200500/Provvedimenti/201300458_01.XML

      http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Milano/Sezione%204/2012/201201257/Provvedimenti/201301870_01.XML

      Il problema c’è. Anche a livello legale. Mi sembra inutile negarlo.

    • E quando la commissione stessa dichiara di non avere nemmeno guardato i titoli? Nel mio giudizio hanno scritto verbatim :”ci si astiene, comunque, da una valutazione nel merito degli articoli, che esulano dalle competenze della commissione.”. Loro si sono trincerati dietro la scusa che non sarebbero afferenti al settore, ma sarebbe bastato leggere qualche riga per capire che la cosa è insostenibile. Devo sentire un amministrativista, ma mi sa che con questa ammissione esplicita si sono dati la zappa sui piedi.

    • Caro Hikikomori,
      certo che il problema esiste. Io ho solo lanciato un sasso nello stagno allo scopo di mostrare che c’è comunque una differenza tra legge e interpretazione, e che una interpretazione oltranzista non è l’unica possibile. Il primo caso che tu menzioni, ad esempio, è estremamente interessante (il secondo lo è meno, in quanto il giudice stesso ammette di avere stilato una sentenza ‘breve’ perché nel frattempo il vincitore si è dimesso: ovvio che a quel punto la causa perde di interesse). Quanto al secondo,porrei l’accento:
      A) su considerazioni generali: 1) viene sottolineato che la valutazione puntuale è necessaria perché deve mettere in luce la comparazione (e l’ASN non è valutazione comparativa; 2) il testo legislativo invocato è comunque leggermente diverso dal nostro; 3) bisogna vedere fino a che punto la commissione è stata vaga ed elusiva; 4) ho visto qualche altro caso del genere; l’ateneo ha fatto ricorso al consiglio di stato che ha puntualmente rovesciato la sentenza.
      B) su considerazioni specifiche: il giudice riconosce che comunque si può esprimere la valutazione secondo modalità operative ‘che semplifichino o contestualizzino la valutazione analitica o comparativa, purché rispettosi delle esigenze di trasparenza’; ma questa commissione, continua poi, aveva passato il segno. Il punto centrale credo sia proprio questo rispetto all’ASN: dove sta il confine tra una formulazione ‘legittimamente semplificata’ e un giudizio eccessivamente generico? Qui abbiamo commissioni che sono state elusive e generiche al di là di ogni ragionevole dubbio (un esempio eclatante credo sia sociologia); oltre questo livello, abbiamo al solito decine di sfumature. E allora: un conto è l’errore materiale e un conto la carenza motivazionale. Se io volessi appellarmi a questo secondo aspetto, vorrei essere ben certa del fatto che essa può essere comprovata in maniera solida ed esauriente; anche tenendo conto che la giurisprudenza pullula di amministrativi mediocri il cui motto è ‘causa che pende, causa che rende’. Onde evitare di trovarmi nella spiacevole posizione (e dicendo questo so di alienarmi le simpatie di chi ama i ‘sacri princupi’) di spendere una barca di quattrini, imbarcarmi in una avventura logorante, e magari perdere (con la gratitudine della comunità di riferimento per soprammercato). O, nella migliore delle ipotesi (ricordiamo che il TAR non abilita nessuno, al massimo induce a rivedere): ottenendo il piacere di avere un giudizio stroncativo un po’ più analitico.

    • Questo è l’ultimo post di replica puntuale su recriminazioni di respinti che scrivo. In generale, sono sorpresa da certe improprietà esegetiche.
      Caro Vermondo,
      la commissione non dice AFFATTO di non averli letti, ma -COSA BEN DIVERSA- di astenersi da valutazioni di merito. Se io sono la commissione ‘AEREI’e: a) mi arrivano pubblicazioni; b) LEGGENDOLE mi accorgo che (secondo me!) parlano di ‘NAVI’; allora c) mi astengo dal valutare nel merito se siano giusti/sbagliati/buoni/cattivi, per il semplice motivo che io sono tenuto a giudicare la produzione relativa agli aerei.
      Posso aver sbagliato a giudicare sul fatto che siano relativi a NAVI (magari si tratta di articoli sulle portaerei), ma un conto è non averli letti, un conto è astenersi da una valutazione di merito.
      Poi, possiamo recriminare sulla natura stessa dei settori, MA NON C’ENTRA.
      Poi, possiamo anche aggiungere che il discrimen tra linguistica-glottologia e le così dette ‘linguistiche delle lingue’ sta nell’avere/non avere dimostrato l’impiego dell’apparato concettuale, teorico e metodologico della glottologia e la sua padronanza. Un discorso è essere linguisti, un altro lavorare sulle lingue. Magari nel suo caso potranno aver sbagliato su questo punto, ma non dicono affatto di non averle lette. PASSO E CHIUDO

    • Vermondo, se fai ricorso secondo me lo vinci. Ma la domanda è: il TAR annulla la valutazione che hai ricevuto e chiede alla stessa commissione di esprimersi effettuando una valutazione analitica delle tue pubblicazioni? Se sì, in questo caso credo sarebbe tempo e danaro perso.

    • @Elena Triantafillis: Se davvero hanno letto le pubblicazioni vuol dire che non sanno riconoscere un articolo di linguistica quando ce l’hanno davanti. Per mantenere la tua metafora, è come se avessero scambiato un IDROVOLANTE per una NAVE. Quanto al “discrimen tra linguistica-glottologia e le così dette ‘linguistiche delle lingue’ ” è qualcosa che evidentemente esiste nella testa dei commissari ma è un concetto che non sta né in cielo né in terra. La linguistica è la linguistica. I settori “lingue e letterature” hanno evidentemente più a che fare con filologie, traduzioni et similia, ma chi fa linguistica su questa o quella lingua è un linguista, non necessariamente un filologo o un traduttologo. Per questo non sono mica tanto sicuro che nel settore cui mi hanno rinviato finisca per abilitarmi. Che ci fa un IDROVOLANTE nel settore delle NAVI?

    • @Vermondo
      guarda dai verbali (o torna indietro a cercare altri miei post) come la commissione di cui parli ha letto i lavori in ungherese dei magiaristi, poi ne riparliamo.

  4. Sono assolutamente dalla parte chi vuole fare ricorso, ma secondo me ci vuole un po’ di chiarezza sul punto.
    Primo: il mio cv è da associato o ordinario? Scusate se lo scrivo offendendo qualcuno, ma ho letto sfoghi di persone di cui poi ho visto un cv addirittura incoerente con il settore per cui hanno presentato la domanda… Secondo: se sì perché non mi hanno abilitato? Bene, se la risposta è che la commissione ha commesso degli errori (mi ha cambiato ssd, non ha visto una monografia, ha scritto che non ho fatto didattica mentre io l’ho fatta etc., mi hanno dato giudizi positivi e poi mi hanno bocciato)fate benissimo e avete i margini per vincere. Molto scivoloso è secondo me il ricordo basato solo sui giudizi poco motivati e nei settori non biblio sul fatto che Tizio è passato con cv uguale al mio, e io no. Avete parlato con un bravo amministrativista? Cosa vi ha detto che potete ottenere? Che la stessa commissione motivi maggiormente la vostra inidoneità? Attenti a non commettere suicidio assistito da legale desideroso di arricchirsi. Volete fare ricorsi congiunti a nome di più persone??? Siete sicuri che vi possa aiutare? oppure è meglio un ricorso individuale ben fatto e fondato sull’errore commesso nel caso specifico? Fatevi consigliare bene, perché oltre al danno non ci sia anche la beffa.
    Infine devo dire che tutta la mia simpatia va ai ricercatori siciliani che sono in sciopero. Avete ragione.

  5. Io credo che non solo è grave il diverso trattamento delle Commissioni tra i candidati dello stesso settore, a totale disprezzo anche della visibilità e trasparenza del procedimento. I Commissari si fanno forte -come sempre- del loro giudizio soggettivo al di là di evidenti discrepanze fra candidati. Per cui quelli che devono passare (hanno avuto mesi per pensare…., no? non ci prendessero in giro) passano indipendentemente da tutto e chi se ne frega se sul web si vedrà come sono stati agevolati alcuni a discapito di altri comparativamente migliori. Non è un’abilitazione con dati oggettivi. Non è un concorso comparativo. Anzi non è un concorso ma un’abilitazione che si è trasformata in un concorso che precede un altro concorso. INSOMMA è UNA VERGOGNAAAAA

  6. Condivido pienamente quello che afferma PaoloT nel suo post sul tema del “giudizio fondato” e sulla trasparenza.
    Inoltre come avevo detto precedentemente in modo un pò ironico e polemico, ritengo che l’attività didattica debba avere un peso nell’abilitazione perchè una delle finalità centrali dell’Università è insegnare agli studenti, trasmettere saperi e conoscenze, stimolare interessi scientifici e culturali.

    • Considerare la didattica ai fini dell abilitazione è doveroso. Molti di noi fanno didattica da quando erano poco più che dottori di ricerca, per non parlare delle sostituzioni in corsi fondamentali camuffate da seminari. I miei 15 anni di didattica non sono stati neanche menzionati mentre la poca didattica fatta da altri in corsi complementari da tre studenti è stata valorizzata. Se avessi saputo che la didattica non avrebbe contato nulla non avrei mai perso tempo a preparare lezioni aggiornate tutte le volte.

    • Caro Bruno, la didattica è un lavoro e come tale va remunerata e valutata. Questo spirito missionario è un bene per chi lo possiede, ma non si può pretendere che tutti lo abbiano.

    • Concordo, naturalmente, ed è sbagliato che non sia valutata e di conseguenza non rientri nel giudizio su un docente ai fini dell’abilitazione. Ma questo si sapeva a priori: la didattica va fatta bene comunque, non si può dire “se avessi saputo che la didattica non avrebbe contato nulla non avrei mai perso tempo a preparare lezioni aggiornate tutte le volte”. E non ce l’ho con gea2, che non conosco e che per una parte (la seconda) della sua affermazione posso solo apprezzare, perché evidentemente lo spirito ‘missionario’ ce l’ha. E’ solo che un’osservazione di questo tipo non è bella da leggere.

  7. A proposito dell’affidabilità del calcolo degli indicatori da parte del ministero/cineca: è facile trovare casi in cui uno stesso candidato che ha presentato più domande (I e II fascia stesso settore e/o più settori affini) si ritrova pubblicate terne di indicatori sempre diverse. “Mancato aggancio” casuale? Baco di sistema? Ma neanche questo potevano controllare….?

    • Potrebbe dipendere dal fatto che il candidato ha presentato pubblicazioni diverse nelle diverse domande. Gli indicatori sono stati calcolati con riferimento alle pubblicazioni selezionate…

    • @gab
      Caro Gab il decreto direttoriale 222 recita: ” In particolare, ai fini del calcolo degli indicatori dei singoli candidati di cui agli allegati A e B del DM n. 76 del 2012, il riferimento ai dieci anni consecutivi deve essere inteso includendo le pubblicazioni scientifiche pubblicate nei dieci anni precedenti alla data di pubblicazione del presente decreto e fino alla data di presentazione della domanda.” Io deduco che gli indicatori NON dovessero essere calcolati solo sulle 14-20 pubblicazioni con allegato presentate dai candidati ma sulla intera produzione scientifica. Il tuo convincimento deriva da una sicura risposta del MIUR o è una deduzione?
      Il calcolo delle ” mediane” pubblicato sul sito MIUR accanto al nome dei candidati è infatti risultato molto inferiore a quello stimato in molti casi e sarebbe opportuno conoscere l’esatto metodo di calcolo ai fini della presentazione della domanda.

    • @ornella piazza
      Nella domanda per l’abilitazione c’erano una lista di pubblicazioni (selezionate dal sito al cineca) e un elenco separato delle pubblicazioni allegate per la valutazione analitica (nel massimo di 12, 14 o 20 a seconda dei casi).

    • Concordo con Ornella Piazza. Del resto a volte il numero di pubblicazioni è (…quasi) lo stesso ma cambiano in maniera significativa le citazioni e di conseguenza l’hc. Esempio: candidato n. 80 in 3C2 II fascia e n.63 in 9D3 II fascia. Per fortuna abilitato in entrambi i casi ma rispettivamente con le seguenti terne di indicatori: 57/90.64/18 e 56/59.5/14

    • Gli indicatori sono stati calcolati dall’elenco delle pubblicazioni allegato alla domanda, ovvero tutte quelle presenti sul sito docente CINECA spuntate all’atto di compilazione dalla domanda (quindi una pubblicazione del sito, ma non spuntata, non e’ stata considerata).
      Insomma sono state considerate le pubblicazioni presenti nella lista del CV pubblicato.
      Su questo c’e’ stato un chiarimento dal parte del MIUR, anche perche’ se il form di compilazione della domanda dava questa opportunita’ mi sembra ovvio che sia stato fatto cosi’.
      Infine sono stati segnalati casi nel calcolo degli indicatori di alcuni candidati appaiono piu’ pubblicazioni di quelle presenti nel CV… la mia supposizione e’ che qualcuno abbia allegato una lista delle pubblicazioni in PDF o in altri posti e che questo abbia costretto quelli del CINECA a ricopiare le pubblicazioni (anche su questo ci fu una comunicazione da parte del MIUR).
      Ovviamente tutto questo non fa che aumentare l’incertezza di una procedura assolutamente farraginosa e incomprensibile.

    • @plymouthian: resta assolutamente non spiegato come mai a parità di lavori possano variare tanto le citazioni e l’hc…continuo a pensare che ci siano dei chiari segnali di errori residui nel calcolo degli indicatori. Del resto a novembre a molte commissioni era stato chiesto di riaprire i lavori in relazione proprio all’aggiornamento degli indicatori di alcuni candidati.

  8. Vedere il n 149 di Letteratura Italiana: libri: 8, articoli: 58, Articoli su rivista A:13, produzione complessiva: 191 elementi fra i quali 22 monografie (recensite da riviste internazionali). Non abilitato. E’ il massimo della meraviglia!

  9. Hai ragione. Ma anche qui sono passati i bravi e i….. meno bravi ma con esagerata superficialita’i. Il 36 e’ bravissimo, ma in Commerciale, qui e’ bravo come altri o meno di altri, era solo per fare un esempio delle incongruenze della Commissione.
    Nella sostanza nulla e’ cambiato. Bastava poco ovvero capire il senso della ASN e dichiarare idonei strutturati e non strutturati ma con maggiore buon senso. Ci sono almeno una quindicina di Associati anziani che meritavano l’idoneita’. Le polemiche sarebbero state quasi azzerate. Capisco e condivido che un magistrato con il tuo curriculum sia giustamente idoneo, ripeto, anche per la prima fascia, ma come giustifichi che gli Associati anziani e con un discreto curriculum non siano passati ?
    La Commissione ha ritenuto che un esiguo numero di idonei sarebbe stato visto come indice di serieta’ e meritocrazia………. O forse avevano, come accade sempre, sassolini o meglio pietre nelle scarpe?
    Un caro saluto

  10. La commissione del settore 10/F1 (Letteratura italiana)ha prodotto un evidente sforzo di rispetto di certi criteri, primo fra tutti quello di fornire giudizi analitici delle pubblicazioni… Tuttavia, il risultato non è dissimile da quello di altri settori in cui hanno prevalso logiche non meritocratiche ma veteroconcorsuali. Abilitando una percentuale – tra associati ed ordinari – di poco superiore al 20%, ha chiaramente cercato di predeterminare le sorti dell’italianistica nei prossimi anni, imponendo la perpetuazione di certe “famiglie accademiche”. Non sorprende, quindi, l’infelice sorte di candidati eccellenti come il n. 149 (cfr. commento di Giacomo Giacomoni) e di tanti altri come lui….

    • concordo sulla perpetuazione di certe “famiglie accademiche” portata avanti nel settore 10/F1 con abilitazioni scandalose e taluni inspiegabili salti da ricercatore ad ordinario. Nel mio caso, ma anche altri colleghi si sono trovati nelle medesime condizioni,inoltre gli indicatori delle mediane sono errati per difetto….. “sorge” il dubbio che il caos, gli errori e la poca trasparenza siano stati utilizzati per rinforzare le logiche veteroconcorsuali che l’ASN avrebbe dovuto spazzare..

  11. Segnalo due articoli de “Il Fatto Quotidiano” di oggi, uno sull’ASN, settore concorsuale di Storia Antica http://intranews.sns.it/intranews/20140123/SIJ4127.PDF e uno sull’esito della lunga battaglia a suon di denuncie e ricorsi intrapresa dal Prof. Tommaso Gastaldi di Sapienza, che, ahimè, non lo ha portato da nessuna parte e gli ha causato tanti problemi, a cominciare dall’essere emarginato http://intranews.sns.it/intranews/20140123/SIJ4128.PDF

    • I ricorsi servono a poco o a nulla, come dimostra il caso di Gastaldi. Ma non perchè non si debba aver fiducia nella legge e nella giustizia. Semplicemente, quando un sistema non funziona, quasi sempre non ce la fai a rimediare col ricorso, perchè troppo lungo, troppo difficile e soprattutto troppo dispendioso. Occorrerebbe cambiare il sistema invece. Cambiare le procedure, pretendere modifiche sostanziali. Cose che necessitano di tempo e pazienza, ma se non si comincia…inutile pensare di rimediare con i ricorsi. Quelli servono solo a far fregare le mani agli avvocati.

    • Oltre che non servire e ad essere dispendioso, nel caso di Gastaldi è stato molto controproducente. Personalmente però ritengo che laddove ci siano gli estremi per farle (ad esempio, vizi di forma, errori materiali oggettivi, palesi violazioni delle regole o dei criteri, etc.) sia giusto fare ricorso.

    • il solito articolo fazioso del Fatto Quotidiano… uno dei tanti articoli faziosi di questo quotidiano.. al pari di quelli contro Napolitano, Renza, Berlusconi, ecc ecc…

  12. Sembra che alcune commissioni abbiano conferito delle abilitazioni (come prevede la legge), includendo quindi tutti i candidati che hanno un curriculum adeguato, come avviene nelle procedure abilitative alle professioni (medici, ingegneri, ecc.). Altre commissioni invece hanno rifatto i vecchi concorsi nazionali, in modo da indirizzare in modo rigido le scelte delle singole università. Queste ultime commissioni hanno ignorato la legge.
    Una scelta inevitabile, da parte delle singole università, sarà di non chiamare e non bandire concorsi (tranne in rari casi indifferibili) in questi settori, in attesa di avere i risultati di una prossima commissione che, applicando la legge e non sostituendosi alle singole università, conferisca abilitazioni e non rifaccia i vecchi concorsi nazionali.
    Inoltre queste commissioni hanno ridotto il numero di abilitazioni in modo tale che ne consegue una valutazione straordinariamente negativa del loro settore: sarà difficile destinare risorse pubbliche a settori valutati così male.
    W Tafazzi!

  13. Lo scambio di idee che sta avendo luogo in questo spazio è certo utile a chi – non abilitato o in attesa dell’esito – sta cercando di vederci chiaro in quella strana ed oscura faccenda che si chiama ASN.

    Dalle informazioni raccolte è emersa soprattutto la complessità della questione, insieme alla delicatezza dei suoi aspetti giuridici.

    Confrontarci sulle interpretazioni può essere istruttivo e stimolante, ma presenta dei limiti.

    Io invito coloro che ne hanno la possibilità ad avvalersi dei consigli di persone non solo esperte in materia legale, ma anche e soprattutto fidate. Chi tenterà la strada del ricorso (o deciderà di rinunciarvi) dovrà effettuare la sua scelta con piena cognizione di causa.

    Si tratta, a seconda dei casi, di afferrare al volo un’occasione irripetibile, oppure di lasciarla serenamente andare; di accettare con coraggio una sfida decisiva, oppure di evitare un’avventura inutilmente rischiosa.

    Riflettete con coscienza. E, in ogni caso, cercate di farvi aiutare.

    In bocca al lupo.

  14. Il vero problema come segnalato da Criscenti e da Priccolo è l’esclusione di tanti bravi studiosi. Nella prima fascia per diritto Privato ci sono ottimo professori associati che non hanno ricevuto l’abilitazione pur meritandola ampiamente, anche perchè molto conosciuti dalla comunità accademica per i loro studi e per aver pubblicato in prestigiose collane. Ha ragione Criscenti quando dice che forse tutti noi siamo un pò complici di questo perverso meccanismo diabolico e ne abbiamo accettato passivamente regole non scritte. Oggi chi, come molti di noi, aveva le carte in regola e sapeva di partecipare per un’abilitazione aperta (e non per un concorso) sta facendo i conti con una triste realtà che spesso annienta il merito a beneficio di logiche spesso comprensibili proprio da noi e con le quali abbiamo convissuto e conviviamo quotidianamente. Il fallimento di questa ASN che avvenga per ricorso, per autotutela o per altre ragioni forse sta raggiungendo un obiettivo e, cioè, quello di dimostrare il fallimento di un sistema accademico che così come è non può più funzionare soprattutto se immaginiamo che gran parte del futuro del nostro Paese passa proprio dalle nostre mani!

    • Questa ASN, purtroppo, ha già causato, almeno a livello morale, danni gravissimi, ai quali forse nemmeno il suo eventuale fallimento giuridico potrà porre rimedio. L’effetto peggiore è aver sottratto energie e fiducia a tanti appartenenti alla componente più sana di questa università: persone autonome, dedite al lavoro ed estranee a certi giochi di potere (o presunti tali). Soggetti destinati, per loro natura, a rimanere invisibili: invisibili, ieri, soltanto nel loro valore e, oggi, anche e soprattutto nella loro solitaria frustrazione.

  15. oramai i commenti di molte persone sono solo altamente depressivi. A me non è cambiato nulla e se posso quest’anno ci riprovo.. il mio valore lo danno gli studenti ed i dottorandi che seguo. Mi spiace che però moli non continuino a capire che questa dell’abilitazione nazionale è la strada e che dobbiamo migliorarla. Non vedo più proposte costruttive atte a migliorare la procedura.. il nostro valore di ricercatori rimane e dovremmo partire da qui per ricostruire invece che deprimerci… mamma mia!!! sembra che siamo defunti

    • Ma, @rifle13, scusa:

      Noi “dovremmo partire per ricostruire” che cosa, se – a tuo dire – nulla è stato distrutto?

    • @rifle13 come primo tentativo di introdurre l’abilitazione, ci si doveva regolare diversamente. Come per i commissari, si poteva considerare l’abilitazione con un semaforo verde o rosso a seconda dei valori bibliometrici, magari considerando un percentile più basso della mediana e qualche criterio verificabile, quali congruenza e riconoscibilità dell’apporto individuale tramite le dichiarazioni dei coautori. Costo: praticamente zero. Tempi: certi.
      L’abilitazione così concepita è frutto di incompetenza da un lato e volontà di bloccare il turn over dall’altro.

    • Per me la prima cosa da fare per migliorare l’ASN è riconoscere il suo fallimento.
      L’obiettivo primario, ovvero impedire a candidati impresentabili di presentarsi ai concorsi locali, è fallito.
      L’obiettivo secondario di creare dei criteri oggettivi con cui i candidati potevano misurarsi per rendersi conto se erano pronti o meno per l’avanzamento di carriera è fallito.
      L’obiettivo di fondo di moralizzare i concorsi accademici è miseramente fallito.
      Le proposte di modifica della procedura devono essere radicali, non piccole migliorie, gli obiettivi che ho elencato invece vanno mantenuti.
      Secondo me avere due procedure di valutazione della sola ricerca, una ex-ante (VQR) ed una ex-post (ASN), con criteri diversi è una assurdità solo italiana.
      Infatti abbiamo visto il corto circuito di candidati valutati bene in una e non nell’altra.
      Per me si risolve con una seria VQR (vedi REF inglese) che determini una distribuzione di fondi rilevante per i dipartimenti e con la possibilità di mettere in mobilità (e quindi licenziare) coloro che sono improduttivi e non servono alla didattica (o la fanno in modo scadente).

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