Roars ha da molto tempo sottolineato i rischi intrinseci all’Abilitazione Nazionale per come essa è stata disegnata dal legislatore e da ANVUR. In particolare si erano più volte messi in evidenza i pericoli dovuti a un meccanismo potenzialmente foriero di contenzioso e alla designazione di un numero di abilitati non assorbibile dal sistema. Tali pericoli si stanno puntualmente avverando. Roars non è in grado di monitorare cosa sia accaduto nei singoli settori concorsuali, ciascuno dei quali sembra fare storia a sé. Mette però a disposizione dei lettori che desiderano discutere e commentare lo svolgimento dell’ASN un apposito spazio, costituito dai commenti in calce a questo post.

Raccomandiamo, anche per facilitare la moderazione da parte alla redazione, di evitare espressioni ingiuriose (che verranno comunque bloccate) e di  produrre argomentazioni i cui riscontri siano in qualche modo sottoponibili a verifica.

Per ora (5 dicembre 2013, h 00:10) sono usciti soltanto 13 settori concorsuali:

  • 01/A4 – Fisica Matematica
  • 06/D3 – Malattie Del Sangue, Oncologia E Reumatologia
  • 06/E1 – Chirurgia cardio-toraco-vascolare
  • 07/H1 – Anatomia E Fisiologia Veterinaria
  • 07/H5 – Cliniche Chirurgica E Ostetrica Veterinaria
  • 08/A1 – Idraulica, Idrologia, Costruzioni Idrauliche E Marittime
  • 09/H1 – Sistemi Di Elaborazione Delle Informazioni
  • 11/A1 – Storia Medievale
  • 11/A3 – Storia contemporanea
  • 11/A4 – Scienze Del Libro E Del Documento E Scienze Storico Religiose
  • 11/C2 – Logica, storia e filosofia della scienza
  • 11/C4 – Estetica e filosofia dei linguaggi
  • 12/B1 – Diritto commerciale e della navigazione

Ecco il link alla pagina del MIUR che si aggiornerà con i risultati degli altri SSD.

3312 Commenti

  1. Da quello che ho letto si tratta, al momento, di errori formali. Occorrerà verificare all’esito dell’eventuale pubblicazione ulteriore.
    Diverso è l’annullamento in autotutela. Secondo la giurisprudenza TAR Lazio, Sez. I ter l’annullamento in autotutela di un provvedimento amministrativo impone la precisa individuazione delle ragioni di pubblico interesse che giustificano l’adozione del provvedimento di secondo grado. Per quanto attiene precipuamente alle gare pubbliche, la potestà di annullamento in autotutela degli atti è espressamente ricondotta al principio costituzionale di buon andamento che impegna l’Amministrazione ad adottare atti il più possibile rispondenti ai fini da conseguire, ma con l’obbligo di fornire una adeguata motivazione in ordine ai motivi che, alla luce della comparazione dell’interesse pubblico con le contrapposte posizioni consolidate dei partecipanti alla gara, giustificano il provvedimento di autotutela (cfr., tra le altre, C.d.S., Sez. V, 4 gennaio 2011, n. 11; TAR Campania, Napoli, Sez. I, 18 marzo 2011, n. 1500). Sussiste, pertanto, la inequivoca necessità di ragioni di interesse pubblico sottese all’adozione del provvedimento di autoannullamento – le quali non possono comunque prescindere dalla considerazione del tempo eventualmente trascorso e delle posizioni giuridiche consolidatesi per effetto del provvedimento da annullare – con l’ulteriore precisazione che tali ragioni devono trovare espresso riscontro nel provvedimento di secondo grado attraverso una motivazione tanto più approfondita e stringente quanto più gli interessi privati sacrificati risultino consolidati per il decorso del tempo: l’esercizio del potere di autotutela è sì espressione di rilevante discrezionalità ma comunque non esime l’Amministrazione dal dare conto della sussistenza, tra l’altro, dell’interesse pubblico – presupposto di detto potere, al pari dell’illegittimità originaria del provvedimento – in termini esaustivi e chiaramente comprensibili (cfr., tra le altre, C.d.S., Sez. IV, 27 novembre 2010, n. 8291; TAR Lazio, Roma, Sez. III, 25 ottobre 2010, n. 32960; TAR Puglia, Bari, Sez. I, 14 settembre 2010, n. 3456). E’ pur vero che esistono casi in cui l’interesse pubblico all’esercizio dell’autotutela è “in re ipsa”, ma detti casi presuppongono provvedimenti atti ad esplicare effetti giuridici protratti nel tempo e, dunque, perseguono il precipuo scopo di evitare il protrarsi nel tempo di ulteriori effetti “contra legem” o, anche, richiedono la soddisfazione di un interesse pubblico “non ponderabile” perché conseguente ad una pronuncia giudiziale già emessa (cfr., ex multis, C.d.S., Sez. V, 17 settembre 2010, n. 6980; TAR Calabria, Catanzaro, Sez. I, 15 novembre 2010, n. 2692; TAR Campania, Napoli, Sez. II, 7 ottobre 2010, n. 18004). In sintesi, appare evidente che: 1) l’esercizio del potere di annullare un provvedimento in autotutela necessita della presenza di un interesse pubblico che non si identica con il mero ripristino della legalità violata, bensì richiede ragioni diverse, desunte dall’adeguata ponderazione comparativa degli interessi coinvolti, con obbligo di tener conto delle posizioni consolidate e del conseguente affidamento derivante dal comportamento tenuto dall’Amministrazione (cfr. C.d.S., Sez. IV, 16 aprile 2010, n. 2178); 2) l’annullamento d’ufficio presuppone una congrua motivazione sull’interesse pubblico attuale e concreto a sostegno dell’esercizio discrezionale dei poteri di autotutela, idonea ad esternare anche le valutazioni effettuate in relazione alle posizioni dei destinatari dell’atto (cfr. C.d.S., Sez. IV, 16 aprile 2010, n. 2178; C.d.S., Sez. IV, 21 dicembre 2009, n. 8529)

    • per cortesia…puoi spiegare per i comuni mortali?

      Non è che “autotutela” significa che rimettono a posto le cose formalmente in modo che non si abbiano più gli estremi per ricorrere al TAR? ma che al contempo i risultati (abilitati/non abilitati) restano invariati? Dimmi che non è così?

    • Grazie per i chiarimenti sulla giurisprudenza, ma mi rimane il dubbio se l’autotutela possa esercitarsi anche ad atti definitivamente approvati, senza alcun limite di tempo. Cioè, per assurdo, anche tra qualche anno l’amministrazione si potrebbe accorgere di un errore in uno dei verbali ed annullare tutto? All’anima della certezza del diritoo…

  2. Come citato nei decreti di riapertura dei termini, l’articolo 8, comma 6, del DPR n. 222 del 2011 prevede che, nel caso in cui le commissioni non concludano i lavori nei termini prescritti, sia “assegnato un termine non superiore ai sessanta giorni per la conclusione degli stessi”. Quindi desumo le commissioni che dovevano consegnare al 30/11/13 hanno tempo fino al 29/1/14 per fare modifiche in autotutela.
    Ma non sono un giurista e sto applicando la logica che mi sembra la grande assente di tutto il procedimento di ASN…

    • Gli errori puramente materiali, ossia risultanti da errato calcolo indicatori, assegnazione a SSD errato et similia potrebbero, se sanati in autotutela, dar luogo a diversi risultati per alcuni candidati. Per il resto, correggerano quei refusi che avrebbero prestato il fianco a contestazioni. I giudizi di merito naturalmente dovrebbero restare i medesimi.
      Il problema più spinoso mi pare quello delle abilitazioni concesse a maggioranze diverse da quelle dei 5/5 o dei 4/5, perché a seconda di come viene “sciolto” l’errore (modificando la maggioranza o revocando l’abilitazione) può cambiare il destino dei singoli candidati.
      In ogni caso, dovranno stare attenti a non introdurre modifiche che prestino il fianco a ulteriori ricorsi.
      Sarà bene comunque scaricare i pdf dei verbali a cui si è interessati, finché si è in tempo…

  3. Onestamente questa ulteriore e bizzarra questione della correzione dei verbali in autotutela lascia basiti. E’ comunque immaginabile che vi siano stati dei precisi ricorsi su errori estremamente evidenti che abbiano indotto a tale correzione ex-post. Pur essendo un giurista, di fronte a questa ennesima “scivolata” fatico a credere si possa seriamente pensare di difendere ancora l’ASN.

    Per chi sta seguendo la strada del ricorso amministrativo, aggiungo che (almeno per 12E/2) il responsabile del procedimento mi ha confermato che non esistono altri atti della comissione se non quelli pubblicati su Internet. Questa la comunicazione ricevuta:

    “Facendo seguito all’istanza della S.V. del 16.12.2013 relativa all’argomento indicato in
    oggetto si comunica che, ai sensi dell’art. 4, comma 9 del Decreto Direttoriale 20 luglio 2012, n.
    222, del MIUR – Direzione Generale per l’Università, lo Studente e il Diritto allo Studio
    Universitario, “gli atti relativi alla procedura di abilitazione, i giudizi individuali espressi da
    ciascun commissario e i pareri pro vailate sono pubblicati sul sito del Ministero per un periodo di
    120 giorni.”
    Pertanto, si fa presente che gli atti richiesti dalla S.V. sono disponibili sul sito del Miur
    all’ indirizzo http://abilitazione.miur .it/public/index.php”.

    • anche quelli per l’accesso alla documentazione informatica da parte delle commissioni ossia per sapere quando il sistema ha registrato l’apertura delle pubblicazioni dei singoli candidati?

  4. Giusto per curiosita’ notavo che nella “news” si dice “Il Ministero sta procedendo alla ricognizione degli atti di ogni singola commissione e quindi, a decorrere dalla data odierna, alla pubblicazione degli stessi.”
    Formalmente, fin ora, abbiamo assunto che la pubblicazione sul sito ASN fosse conseguenza di una approvazione da parte del MIUR degli atti. E’ cosi’?
    Non dovrebbe essere un provvedimento formale che accompagni gli atti che dica che questi sono stati verificati ed approvati?
    Dato che il ministro ha piu’ volte scaricato il barile sulle commissioni, inizio a pensare che di fatto si stiano limitando, letteralmente, a pubblicare i risultati senza di fatto approvarli (e quindi prendersi la responsabilita’).
    Qualcuno mi sa dire qualcosa a riguardo?

    • Non ho informazioni a riguardo, ma mi chiedo: se gli atti non sono stati approvati, com’è possibile che l’abilitazione dei candidati idonei sia effettiva dalla data di pubblicazione sul sito del MIUR?

    • “se gli atti non sono stati approvati, com’è possibile che l’abilitazione dei candidati idonei sia effettiva dalla data di pubblicazione sul sito del MIUR?”
      Si lo so che e’ assurdo, ma nei concorsi c’e’ sempre stato un decreto del rettore di approvazione degli atti, qui non c’e’ niente del genere, almeno non pubblicato.

    • Qui c’è decisamente qualcosa di anomalo. Ho appena controllato: al documento di approvazione degli atti non si fa riferimento nemmeno nei decreti di “autotutela” pubblicati oggi. Tali decreti, in effetti, sono formulati come semplici decreti di proroga dei lavori delle commissioni, senza alcun cenno alla chiusura/riapertura di verbali. Il mistero si infittisce … Sembra che il MIUR non sia tenuto ad apporova

    • Completo l’ultima frase: “Sembra che il MIUR non sia tenuto ad approvare gli atti prodotti dalle commissioni.”

  5. Se ho ben capito, l’autotutela è una legittima difesa della commissione che corregge se stessa o prende in considerazione una istanza (evidentemente sotto segnalazione del ministero o dei candidati) proprio per evitare di incappare in un ricorso al TAR.
    Credo che sia una procedura normale per atti ammninistrativi non una invenzione estemporanea per cambiare le carte in tavola.
    Qualche giurista che si aggira da queste parti può spiegarlo? Senza essere troppo tecnici. Thanks!

    • Ubi e’ normale se questo avviene prima della pubblicazione.
      Se prima pubblichi i risultati, poi senti le lamentele e infine cambi idea non e’ normale per niente.

  6. E comunque c’è un altro aspetto che non mi quadra: se si tratta semplicemente di correggere un errore materiale (come quello riguardante l’indicazione di un nome), si emette un decreto di rettifica, ma non si riapre il verbale. In particolare, non c’è alcun motivo per il quale la commissione dovrebbe riunirsi di nuovo. E dunque: perché prorogare i lavori?

  7. @baccelli I giudizi pro veritate per i candidati di I fascia tutti negativi da parte dei due commissari; i giudizi di seconda fascia: tre abilitati con giudizi pro veritate negativo e 1 non abilitato con giudizio pro veritate positivo.
    Io ho chiesto al MIUR che venga annullato il giudizio che mi è stato attribuito (per una serie di “inesattezze”) e formulato da una commissione che si esprima sulla base di criteri oggettivi. Intendo comunque far ricorso al TAR.
    Non so cosa intendano fare i nostri colleghi che hanno subito giudizi ingiusti . Saremmo in grado di costituire un gruppo per fare un’azione comune? Sarebbe molto meglio.

    • @attis io non so se valga la pena fare ricorso devo pensarci
      Non mi hanno abilitato ii fascia med02 nonostante mediane superate ma con parere pro veritae negativo e alla fine con 3 pareri favorevoli e

    • @attis io non so se valga la pena fare ricorso devo pensarci
      Non mi hanno abilitato ii fascia med02 nonostante mediane superate ma con parere pro veritae negativo molto discutibile e alla fine con 3 pareri favorevoli e 2 contrari… di cui quello del commissario straniero pure discutibile in quanto imcomprensibile

  8. Mi inserisco per chiedere se ci sono sottoscrizioni di protesta in corso per il settore 10/G1 – GLOTTOLOGIA E LINGUISTICA. Dal momento che non vedo traccia di richiesta di proroga in autotutela, permettete anche una piccola nota aggiuntiva su questa commissione, distintasi fino a ora per il numero e la qualità di interventi e meritevole se non altro per l’uso, pur sempre da professionisti (!), delle parole impiegate nelle formulazioni dei giudizi di prima e seconda fascia. Limitandomi, per non tediarvi oltremodo, alla prima fascia, dove la posta in gioco era più alta, sono rimasto stupefatto per i giudizi (opinioni?) di “immaturità” (?!) addossati a persone che, senza fare nomi , potremmo chiamare : semplicemente noti e riconosciuti studiosi universitari. “Colonne portanti” di fama nazionale e internazionale, altamente specializzate nei rispettivi settori di ricerca, taluni dei quali multidisciplinari, che significa: competenze, metodi, strumenti di lavoro, esigenze finanziarie particolari (abbiamo poi dimenticato come vanno le cose da noi quando si tratta di spartire la pur piccina “torta” italiana?! ). Persone formatesi per lunghi anni in laboratori di eccellenza, per lo più esteri, direttori di tesi anche di dottorato, ecc. Senza contare, per i meno giovani, gli annosi e sfiancanti corsi per i diversi tipi di laurea e per il dottorato, il tempo ormai sproporzionato “dedicato” alle “attività istituzionali” in genere, e non solo. Cari e illustri commissari, vi rendete conto?
    Ma veniamo al dunque. Da pinco pallino qualunque definirei questi giudizi, diciamo per pudore, alquanto singolari (!), per l’uso di pesi e misure “sartoriali” (leggi “ad personam”) in cui voli pindarici con profusione di aggettivi assai favorevoli e arrampicate sugli specchi tese a difendere l’indifendibile, si alternano a considerazioni teoricamente meno indulgenti, ma in fin dei conti positive, nel caso degli “abilitati”.
    Nel caso dei “non abilitati”, compaiono considerazioni iniziali nel complesso positive, terminanti con dei “MA…”, oppure giri di frasi iniziali apparentemente positive, tuttavia prive di enfasi, seguite da altre via via più sfavorevoli e denigratorie, avulse da solide argomentazioni scientifiche, tese a sminuire e a inficiare progressivamente il lavoro del candidato e il valore scientifico dell’intero apparato di ricerca. Mezze verità (depurate cioè dai contenuti più favorevoli), possono poi mescolarsi a vaghe, fantasiose e generiche affermazioni, via via più negative su metodi e risultati, sull’originalità, sulla dimensione di riferimento di singoli o della totalità dei lavori, spesso riportati in maniera fumosa. Esclusi alcuni candidati comunque veramente validi, c’è dunque il sospetto (solo?) dell’ennesima corsia preferenziale per pochi eletti, sicuramente “maturi” anche se…talvolta… ecc., ecc…
    Università pubblica al servizio di cordate private, allora?
    In un siffatto quadro, sarebbe certo straordinario se si trovasse una soluzione politica/accademica e non giudiziaria: non chiederei di meglio per far tacere il mio pessimismo sempre più stabilizzato! Capirà, chi di dovere, che l’Italia intera ne ha fin sopra i capelli di questo sistema? Ma se proprio non si vuole capire quello che ormai è evidente a molti, allora credo anch’io non più derogabile il ricorso ai tribunali. E alla faccia della crisi spaventosa che attanaglia questo Paese!

    • Non voglio fare il cane da guardia di questa commissione, anche perché credo siano in grado di difendersi benissimo da soli. Ma quelli che lei chiama (cito testualmente) “giudizi, diciamo per pudore, alquanto singolari (!), per l’uso di pesi e misure “sartoriali” (leggi “ad personam”)” sono, appunto (e meno male) valutazioni di merito. Io, in prima fascia, non vedo colonne portanti della disciplina non abilitate. Non ne vedo nemmeno in seconda, dove forse c’è qualche abilitazione discutibile. Ma non conoscendo nel dettaglio la produzione dei casi dubbi non sono in grado di formulare un giudizio. Lei la conosce? Ha davvero letto questa produzione o il suo giudizio è condizionato dalle parentele o affiliazioni di questi casi dubbi?

    • @u2ptl pieno accordo sottoscrivo l’analisi molto puntuale
      Basterebbe applicare l’intenzione iniziale dell’ASN – superamento delle mediane – e abilitare chi nonostante abbia superato i paletti di dette mediane non ê stato abilitato a causa di contorsionismi qualitativi delle commissioni. Si eviterebbero molti contenziosi e ricorsi. Ma questo non succederà perchè non si deve invadere la corsia preferenziale degli eletti

    • Poi lei dice: “[valutazioni positive] seguite da altre via via più sfavorevoli e denigratorie, avulse da solide argomentazioni scientifiche”.

      Ho esercitato la mia acribia filologica, e credo di essere arrivato a identificare, così per gioco (anche perché non ho fatto domanda nel 2012), alcuni degli anonimi lamentanti qui su Roars. Senza fare ovviamente nomi, uno di questi è stato non abilitato con il seguente giudizio (v. infra). Mi dica lei se è “AVULSO DA SOLIDE ARGOMENTAZIONI SCIENTIFICHE”:

      “Il latino vnum sarebbe un derivato di uva, attraverso un *uvnum, e dal latino la voce si sarebbe trasmessa al greco (nr. 7): peccato che tutto – dalla cronologia ben alta del greco (f)oînos [sic] alla modalità dell’adattamento di v- latino e del vocalismo tonico in greco, che sarebbe un unicum – deponga contro tale ipotesi (senza trascurare che allora il nome della “vite” dovrebbe essere anch’esso considerato un derivato di uva)”

    • Pieno (dis)accordo. Quali ‘voli pindarici’ (cito) può indurre a compiere un giudizio stroncativo!
      E poi: ‘limitandomi, per non tediarvi oltremodo, alla prima fascia dove la posta era più alta’. Era più alta, certo. Perché un associato sta molto peggio di un ricercatore. E, soprattutto, peggio di un precaario, che in questa abilitazione vede l’unico canale di accesso a un POSTO. Quale coraggio, in questa denunzia ANONIMA, da parte di chi fruisce d’un posto in accademia al momento inalienabile. Scioriniamo il suo giudizio?

    • Quindi che cosa propone, di abolire il MA? E magari di vietare la logica, la retorica e le tecniche di argomentazione occidentali?

    • 10/G1 – GLOTTOLOGIA E LINGUISTICA.
      Caro @u2ptl
      messaggio meraviglioso. Io ho parlato sinora per mezzo di puri dati. Tu ora dai carne ai miei post minimalisti.
      Ti propongo questo: cominciamo a farla qui una SOTTOSCRIZIONE DI PROTESTA. Per prima COSA contiamoci. Invito dunque gli indignados di GLOTTOLOGIA E LINGUISTICA a battere un colpo. Fatevi vivi! Inviate un post (magari aggiungetelo qui sotto)! Anche anonimo va bene, come sapete. Poi troveremo il modo di metterci in contatto. Amici che nei giorni scorsi avete dato un importantissimo contributo, tornate!

    • Caro u2ptl, condivido, nello specifico e nel generale, il tuo intervento indignato ma equilibrato.
      L’operato della commissione di GLOTTOLOGIA E LINGUISTICA è di certo non isolato, ma comunque una miniera. Vorrei segnalare una cosa che all’inizio mi era sfuggita, ma ora vorrei sapere se è capitata pure da altre parti.
      In pratica, alcuni colleghi bocciati per la II fascia (non so se anche nella prima) hanno presentato pubblicazioni di/in ungherese. Nei loro giudizi collettivi trovo una formula tipo: “Sul merito delle pubblicazioni e sul profilo scientifico della Candidata non è disponibile un parere pro-veritate, in quanto il prof. László Szörényi, in un messaggio (non autografo) del 28.10.2013, comunica: “Poiché non sono linguista e non ho potuto analizzare le pubblicazioni dei candidati […], cosí non sono competente di giudicare la loro idoneitá.” La Commissione pertanto procede a una valutazione in base ai criteri ufficialmente indicati nella prima riunione e validi a tutti gli effetti per il settore concorsuale 10/G1”.
      Mi sono andato a vedere i verbali della Commissione e cosa trovo? La Commissione “constata che risulta problematica la valutazione di parte delle pubblicazioni di quei candidati cha hanno lavorato in riferimento all’ambito disciplinare di Filologia ugro-finnica (L-LIN/19), segnatamente quelle redatte in lingua ungherese o finnica”. Che ci sia difficoltà a leggere queste lingue? Di qui l’opportunità, “per una valutazione completa dei profili scientifici” degli interessati, di richiedere un parere pro veritate. Da una successiva seduta si apprende che “il parere pro veritate firmato è pervenuto regolarmente per tre dei sette candidati di magiaristica”. Così si decide di “formulare un parere per gli altri Candidati sulla base dei criteri generali adottati”.
      La domanda che mi pongo è questa: se la valutazione di certi lavori scritti in ungherese o in finnico era problematica, tanto da rendere necessario un parere pro veritate (per una valutazione completa dei profili scientifici, specifica la commissione), e il parere in alcuni casi non è arrivato, i candidati interessati come possono avere ricevuto una valutazione completa e analitica, laddove la commissione mette nero su bianco di aver valutato “sulla base dei criteri generali…”? I colleghi potrebbero avere qualche motivo di lamentarsi, signora Ministra Carrozza? E se sì, devono per forza rivolgersi a un TAR?

    • @Elena Triantafillis
      completamente d’accordo con te e ne approfitto anche per ringraziarti per i tuoi post di ieri, in cui mi ritrovo.
      In quanto all’ormai tristissima guerra in atto fra abilitati/non abilitati, strutturati/non strutturati, ecc. ecc. certo che la posta per la prima fascia era alta, e ci mancherebbe! Solo che per altri la posta è e resta inesistente. Colpa del mondo, della sfortuna, del Fato? Probabilmente. Ma anche di chi continua a guardare solo ed esclusivamente a se. Leggo di richieste di “abilitazione per tutti” i RTDI che abbiano più di un tot di anni di servizio e mi si blocca il respiro. Che succederebbe se, paradossalmente, tutti i non strutturati abilitati facessero una bella petizione al ministro, ai sindacati, alle istituzioni, ecc. ecc. chiedendo che si riaprissero tutte le posizioni dei RTDI non abilitati e si chiedesse una riapertura dei loro concorsi????
      E’ un paradosso, naturalmente, che prevederebbe l’ammettere che questa abilitazione è una procedura perfetta. Ma quanta tristezza in questo paradosso, e in quel che a volte si legge…

    • Certo che a volte la realtà supera la fantasia: rileggendo il mio post mi sono accorto di quanto sia assurda la vicende dei pareri pro veritate richiesti al prof. László Szörényi. Ricordo che siamo nel settore concorsuale di GLOTTOLOGIA E LINGUISTICA. Ebbene, cosa risponde il prof. interpellato? “Non sono linguista”, e si dichiara non competente. In effetti, guardando questo curriculum del prof. trovato in reta, si vede subito, ma proprio da lontano, che non è un linguista (e, del resto, lo dice lui stesso, stando a ciò che scrive la commissione):
      http://www.mpd.ibi.uw.edu.pl/cv/SzorenyiCV.pdf
      Mi domando allora in cosa consista il parere pro veritate firmato “pervenuto regolarmente per tre dei sette candidati di magiaristica”: purtroppo ancora non sono riuscito a scovarli, ma se qualcuno mi aiutasse…

    • Quello dei magiaristi di glottologia è solo un esempio tra i tanti, anche la germanistica aveva da giudicare testi in svedese o nederlandese, senza membri dei sottosettori in commissione, e di pareri pro veritate neanche l’ombra. Tra l’altro in moltissime commissioni vale anche il contrario: siamo sicuri che tutti i commissari OCSE fossero in grado di leggere agevolmente migliaia di pagine in italiano?

    • @Gulliver. Informazione tecnica, fuori da ogni dissenso. Filologia ugrofinnica è/era un SSD comprensivo di lingua/linguistica e letteratura ugrofinniche (de facto e de iure (declaratoria)). I filologi ugrofinnici fatalmente ‘pendono’ o di qua o di là; a maggior ragione all’estero, dove sono lontani dal delirio italiano (necessità di conformarsi alle pretese di un SSD). Probabilmente l’esperto ha giudicato le produzioni di taglio letterario e non quelle di tipo prevalentemente/esclusivamente linguistico.

    • Prendo atto della precisazione tecnica, che tuttavia non altera la sostanza: resta infatti che per alcuni candidati, “per una valutazione completa dei profili scientifici”, una volta constatata la problematicità di prendere in esame le pubblicazioni redatte in lingua ungherese o finnica, è stato richiesto un parere pro veritate. Non pervenuto il parere, la commissione ha proceduto a “formulare un parere… sulla base dei criteri generali adottati”. Si tratta forse della valutazione analitica prevista dalla normativa?

    • Dunque, se capisco bene, un docente ungherese di magiaristica (probabilmente di letteratura) si dice non sufficientemente competente per giudicare (non superficialmente e in linee generali) lavori di linguistica ungherese (o ugro-finnica), vice versa i commissari italiani, salvo i casi di pareri pro veritate (quanti saranno?), dovrebbero essere competenti per decine di specializzazioni per giudicare centinaia di candidati equivalenti a migliaia di pubblicazioni. Idem per un altro macrosettore nominato nei commenti, dove i commissari dovrebbero essere competenti di un terzo delle lingue europee, in tutti i loro aspetti linguistici, letterari e culturali dall’alto medioevo fino ai giorni nostri. Ci sarà qualcosetta di anomalo?

    • Infatti: io non discutevo di quello ma solo del tuo secondo commento; quanto all’ulteriore post: la coordinata unificante, nel nostro settore, è data dall’impostazione/finalità linguistico-glottologica (apparati,strumenti, concetti, teorie) che i lavori hanno o dovrebbero avere (unica eccezione poteva essere, appunto, qualche lavoro letterario di magiaristica); e da questo punto di vista la commissione è competente per definizione. a ciò si aggiunga che la maggior parte della commissione (non giudico il membro straniero che non conosco) era formata da studiosi noti per la loro solidità e per l’essere dotati di competenze veramente vastissime. Se non vado errata, la grande maggioranza dei candidati (almeno in II fascia) si presentava o su dialetti d’Italia e/o italiano (diciamo ambito romanzo), o sulla linguistica formale/sintassi, o su linguistica indeuropea, o più in generale su linguistica storica, o su linguistica applicata/glottodidattica. Quindi c’era piena competenza sia per metodi che per ambiti.

    • L’anomalia, paradossalmente, nasce nel momento in cui è la commissione stessa a chiedere sostegno specialistico al proprio giudizio, salvo poi procedere alla valutazione anche in assenza di tale sostegno. Direi che i verbali sono chiari al riguardo.

    • Una cosa interessante da fare, commissione per commissione, sarebbe studiare le percentuali di abilitati/non abilitati, poi estrarre i valori percentuali in base, ad es. all’università di provenienza dei candidati (dato da confrontare anche con la provenienza dei commissari).
      Particolarmente interessante sarebbe mettere a fuoco i rapporti di coautoraggio fra commissari e candidati: se e in che misura percentuale sono presenti e in che misura percentuale si accompagnano/non si accompagnano a promozioni; in che misura percentuale sono stati compiuti doppi balzi (da ricercatore a ordinario) e quanti di questi sono/non sono in relazione con situazioni di coautoraggio. Giusto per fare un esempio, a caso: se trovassimo un valore percentuale molto alto per UniTO, decisamente al di sopra della media, o decisamente al di sotto, avremmo un dato oggettivo su cui ragionare. Ripeto: lo si potrebbe fare per tutte le commissioni, e qualcuno lo ha già fatto per la sua, come si sa, anche con strumenti molto raffinati.

    • A Elena Triantafillis. Di bene in meglio. “Unica eccezione poteva essere, appunto, qualche lavoro letterario di magiaristica”. Il macrosettore glott-ling., da declaratoria, “comprende altresì: lo studio delle lingue di ambito baltico e della relativa filologia; gli studi della lingua albanese o dei dialetti albanesi parlati al di fuori dell’Albania e segnatamente in Italia, e sui relativi autori; gli studi delle lingue del ceppo ugro-finnico con particolare riferimento all’estone, al finlandese e all’ungherese e dei relativi autori.” Forse sarebbe il caso di rileggersi le declaratorie, se, per quanto imperfette, sono ancora le stesse (in un mondo che cambia continuamente) http://attiministeriali.miur.it/media/193398/allegato_b.pdf

      Credo che quando si dice “comprende altresì”, si tratta si di una coordinazione o di una successione nell’enumerazione (“e, anche”) di cose che stanno sullo stesso piano qualitativo e logico; la quantità è secondaria. Nella declaratoria hanno evitato la parola ‘letteratura’ e ci hanno messo ‘autori’ e ‘filologia’, e nulla vieta che in Italia ci possano essere studiosi di letteratura albanese, lituana, estone, finlandese; anche se ce ne fosse uno solo (e dovremmo baciargli le mani), dovrebbe essere valutato da suoi colleghi specializzati nella medesima disciplina, italiani o non italiani.

      2. “candidati (almeno in II fascia) [che] si presentava[no] o su dialetti d’Italia e/o italiano (diciamo ambito romanzo)”. Ma sbaglio, o ci sono due settori di FILOLOGIE E LETTERATURE MEDIO-LATINA E ROMANZE e di LINGUISTICA E FILOLOGIA ITALIANA, ai quali i candidati di italianistica e di linguistica romanza (tolti francese e spagnolo) potevano fare capo? LInguistica sarda non compare esplicitamente da nessuna parte, cioè in nessuno dei settori glott.ling. e romanzo: si attacchi a dove ha più chances sul piano interpersonale, come è sempre successo. Siccome ricordo la storia della peregrinatio sardoae linguae attraverso i gruppi, raggruppamenti, ssd concorsuali, come ricordo anche il disagio dei dialettologi italiani, in un certo momento, e anche la storia del romeno che doveva lottare per sopravvivere accademicamente (il che significa che lo stesso commissario, a seconda delle legge, ora era competente ora non lo era più, ora lo è di nuovo), vogliamo renderci conto che i macrosettori, come prima i ssd o i raggruppamenti, sono espedienti per poter gestire in qualche modo i concorsi? Per fortuna ora c’è l’articolo su questa storia, che devo ancora studiarmi, ma non confondiamo le classificazioni burocratiche o di necessità (competenze per definizione) con le competenze effettive per quanto vaste o vastissime.

    • Per allargare un po’ il discorso.
      Il caso dei magiaristi di GLOTTOLOGIA E LINGUISTICA (guardare, ad es., i candidati alla II fascia n. 151, 185, 187) è emblematico e lo ho citato perché, nella sua evidenza (una commissione che trova problematica la valutazione di pubblicazioni scritte in ungherese e in finnico, dunque, si capisce, in quanto scritte in quelle lingue, e per questo chiede aiuto specialistico, l’aiuto non arriva e allora procede alla valutazione sulla base di criteri generali) lascia spazio a poche discussioni. Il punto non è se tizio o caio meritasse o non meritasse l’abilitazione, o su quanti geni sono rimasti esclusi, e non bisogna spostare il discorso su questi temi; si tratta di vedere se le norme sono state rispettate sempre o in modo parziale o sono state disattese e se ci sono state disparità di trattamento evidenti. Le norme ci garantiscono tutti e avrebbero dovuto garantirci tutti, e ricordo che se la loro applicazione integrale era complicata e laboriosa, nessun commissario è stato precettato (compresi quei commissari esteri, pagati, che spesso si sono limitati a parafrasare i giudizi dei colleghi italiani).
      In questo senso è importante evidenziare il caso dei magiaristi, che avrebbero meritato, anche per le pubblicazioni scritte in ungherese (in finnico non sono riuscito a trovarle), una valutazione non fondata solo su criteri generali ma anche (e non mi pare poco) su una lettura attenta delle loro opere da parte di chi era competente di fatto, atteso che chi lo era per definizione aveva domandato aiuto. Se il Ministero avesse funzionato, alla lettura dei verbali almeno qualche domanda se la sarebbe(ro) posta.

  9. Il risultato di questo procedere così (apparentemente) approssimativo potrebbe finire o in una moltitudine di ricorsi al TAR o addirittura in una impossibilità di ricorrere al TAR (premeditazione). La seconda ipotesi non è del tutto strampalata considerando che la pubblicazione di una o due commissioni al giorno di fatto tende a frammentare il fronte dei ricorsi.
    Per la cronaca, nel settore 05/H2 (II fascia) c’è ancora il candidato fantasma n. 145. Come ha fatto la commissione in questione a valutare la documentazione di un candidato che non aveva fatto domanda per quel settore?

  10. Credo che si tratti di errori materiali e, comunque, a mio avviso si dovrebbe comunque prorogare il termine di chiusura definitiva del verbale. Che dirvi anche noi giuristi abbiamo la sensazione che si navighi a vista in un mare sempre più in tempesta…

    • per la commissione 11/a3 la riapertura dei verbali in autotutela è collegata al problema rappresentato da 4 abilitati con maggioranza semplice (3/5).

      il punto è: possono cambiare i verbali e quindi promuoverli con 4/5, o devono semplicemente prendere atto dell’errore e quindi cambiare il ‘sì’ in un ‘no’

    • “E comunque, a mio avviso si dovrebbe comunque prorogare il termine di chiusura definitiva del verbale.” Domanda: cosa si intende per “chiusura definitiva del verbale”?. A quanto pare, i documenti già pubblicati dal MIUR, e tali da produrre immediatamente effetti legali, possono ancora, a discrezione delle commissioni, essere ritirati e modificati. Si può sapere A CHE GIOCO STIAMO GIOCANDO?

  11. C’è qualcuno di esterno all’Università o precario che ha sostenuto l’abilitazione e che vorrebbe l’annullamento dell’ASN come modalità di reclutamento per il personale universitario??? O devo credere che la maggior parte delle critiche viene da professori associati e ricercatori che, non abilitati per insufficienti meriti scientifici e visibilità internazionale, vogliono autotutelare le loro carriere protestando verso un’apertura meritocratica dell’Università Italiana?? Comincio a nutrire qualche lievissimo dubbio…

    • Sinceramente, mi pare che nessuno sia stato finora in grado di difendere l’ASN – sul piano scientifico o giuridico – con argomentazioni credibili ed obiettive, e che prescindano dal suo caso personale. Le affermazioni del tipo “Io sono bravo, ho lavorato tanto, e quindi sono stato giustamente abilitato” lasciano, naturalmente, il tempo che trovano.

    • Certo che lasciano il tempo che trovano. Esattamente come quelle di coloro che dicono e scrivono “Io sono bravo, ho lavorato tanto, e sono stato INgiustamente abilitato” Come quelle di chi dice che era sufficiente, oltre al superamento delle mediane, “avere una carriera meritevole, NEL SENSO CHE da parecchi anni è docente strutturato in Ateneo”. Ed ecco efficacemente svelata la grande questione. Al netto di chi ha subito torti veri (e che ha tutta la mia comprensione e il mio appoggio), dietro gli attacchi a questa ASN (che si vuole per lo più, attenzione, non riformare, ma annullare) si nasconde davvero forse ormai effettivamente una lobby. Che pena, colleghi!!!!!! La meritocrazia è un bel concetto per tutti; sì, certo, purché le cose rimangano come sono, e si perpetuino nei secoli dei secoli… un tempo, il sindacato (con buona pace di @Paolo Tedeschi di cui peraltro stimo il lavoro) avrebbe battuto un colpo, se non altro per difendere gli ultimi. Il problema è che, anche sindacalmente, non ci siamo in genere accorti che il concetto di ‘ultimi’ è radicalmente cambiato. Con buona pace mia, dell’Università e di questo paese in genere. Un’ultima battuta, a quanti hanno detto che bisogna fuggire all’estero: avete mai pensato, colleghi, che l’emigrazione dovrebbe essere concepita come un’opportunità e non come un obbligo?! Perché questo paese dovrebbe togliere a me, e a quelli come me, il DIRITTO almeno di provare a vivere e lavorare a casa mia nell’ambito che ho scelto e in cui reputo (a torto o a ragione) di poter dare un contributo??

    • Cara Barbara,

      le tue rivendicazioni, naturalmente, sono più che giuste. Ma l’ASN è un discorso a parte. Il fatto di aver conseguito l’abilitazione non ti garantisce un posto, e nemmeno ti assegna un punteggio. Né ti può in alcun modo avvantaggiare il fatto che uno strutturato non l’abbia conseguita. Perché l’ASN non è “una modalità di reclutamento”; è soltanto una valutazione preliminare, che non assicura alcun diritto ad essere assunti, ma ti dà soltanto la possibilità di presentarti ad una selezione. Ed è proprio per questo che la presunta guerra tra abilitati (non strutturati) e non abilitati (strutturati) non ha motivo d’essere. Ti ricordo che la promozione degli “interni” e l’assunzione degli “esterni” avvengono secondo canali separati. E nel cosiddetto “concorso locale”, la valutazione dei candidati (strutturati o non) riparte da zero. In definitiva, l’ASN non risolve proprio nessuno dei problemi che affliggono la nostra università, né quelli ideologici (localismo), né, tanto meno, quelli strutturali (carenza di fondi).

    • @hikikomori,
      probabilmente non ho espresso bene il mio pensiero sia in questo che in altri post (e me ne scuso) perché quelle che chiami le mie rivendicazioni vanno alla fine nella direzione delle tue conclusioni. Mai pensato che l’ASN potesse qualcosa nel sistema globale di reclutamento, specialmente nel caso dei non strutturati (sarebbe stato ingenuo pensarlo); né ho mai creduto che l’eventuale abilitazione potesse concretizzarsi in qualcosa di più di una semplice ‘presa d’atto’ dell’esistenza di un problema. In questo senso, e solo in quest’ultimo senso, l’ASN, come procedura ‘democratica’, acquista tutto il suo valore. Mi spiego meglio: è la prima volta che a livello nazionale ci si rende conto un problema forse, esiste; che l’Università italiana è retta anche (non solo, certo, ma anche) da invisibili; che questi invisibili sono fuori dai giochi non perché totalmente incapaci ma perché il sistema non ha funzionato, e non funziona, perché ha escluso intere generazioni e continua ad escluderle. Fino a quando?
      Che il problema poi non si risolva in una guerra fra strutturati/non strutturati, concordo in pieno. Credo che l’Università meriti una chance in più, e una vera rivoluzione meritocratica, il che non vuol dire scalzare dal posto chi lo ha già, e che magari lo merita ampiamente. Vuol dire aprirsi alle innovazioni, e criticarle se si vuole, ma sempre in funzione meritocratica. Certo che l’ASN non sia la soluzione. Ma non è il diavolo; che poi sia da rivedere, concordo. Che sia da migliorare, concordo. Che non serva a niente senza una riforma vera, concordo. Che ci siano da correggere le storture e forse anche le ingiustizie di certe commissioni, concordo. Ma non riesco a non intervenire quando leggo certe prese di posizione per me inispiegabili e che vanno, quelle sì, in funzione di una guerra abilitati/non abilitati, strutturati/non strutturati. Abilitazione a tutti quelli già in servizio da più di 10 anni? Prese di posizione ‘feroci’ con tanto di valutazioni comparative pubbliche contro colleghi e postate in modo anonimo sulla pubblica piazza perché “non siamo stati abilitati”? Appelli alla distruzione del sistema nel nome del detto “muoia Sansone e con lui tutti i Filistei”? Scusa, ma non capisco, ne riesco ad approvare. E continuo a fare un appello perché vengano intraprese lotte comuni, non in funzione dei singoli e delle loro carriere, ma dell’Università nel suo collettivo…

  12. Con i ricorsi mi sembra una battaglia troppo lunga, va bene i ricorsi ma nel frattempo bisogna trattare anche altre strade. Alcuni di noi hanno più volte detto che era da aspettarsi una abilitazione che premiava il merito con dati oggettivi. i dati oggettivi sono (e nn li abbiamo scelti) le mediane chi passa le mediane ed ha una carriera meritevole (nel senso che da parecchi anni è docente strutturato in Ateneo) deve essere abilitato. Se si ritiene meritevole anche chi non raggiunge le mediane va valutato senza andare a discapito di chi le mediane le ha superate. Molti di noi nn hanno partecipato alle tornata del 2012 proprio perchè nn superavano le mediane, altri hanno partecipato perchè superando le mediane ed avendo i requisiti richiesti (internazionalizzazione, trasferibilità etc) pensavano di essere abilitati!!!!
    Ma allora? Solo Ricorsi di tutti i tipi? E basta? Nn dobbiamo fare valere i nostri diritti? La questione ASN è una vergognaaaa”!!!! per tutti.

    Ma se pensassero al ruolo unico e la finissero di prenderci in giro? Agli ordinari non piace? Benissimo a loro le carriere direttive. La carriera direttiva per gli ordinari diretta per gli associati a richiesta per titoli o per anzianità di ruolo. Lo so va studiata bene ma va studiata in modo similare alla scuola o se volete alle carriere dei medici. Ricordate quando hanno unificato aiuti e assistenti?
    Bisogna arrivare al ruolo unico con carriera direttiva separata per chi ne ha i titoli e le capacità gestionali.
    In questo quadro politico è l’unica possibilità per far riprendere l’università per motivare la docenza e per incentivare la ricerca con risorse umane più gratificate (se nndal punto di vista economico) almeno in dignità di ruolo!!!
    Basta con i falsi problemi….

    • quanta ansia di passar di ruolo, ma perché poi?
      lo stipendio spesso non cambia, invece aumentano le ore di didattica obbligatoria e gli oneri.

      vabbé, continuate a ragionare in chiave sindacal-corporativa senza preoccuparvi dell’interesse del sistema, e senza ovviamente contemplare mai la possibilità che – forse – era giusto che anche qualche ricercatore anziano venisse segato all’abilitazione e che – forse – ci sono la fuori precari o studiosi incardinati fuori dalle università che sono migliori di alcuni interni.

      la promozione ad associato NON è un diritto. siete davvero sicuro di essere i più bravi e i più meritevoli? sicuri che altri – che magari non hanno un posto sicuro perché sono precari – meritino di continuare ad aspettare sull’uscio per permettere a voi di fare carriera?

    • I casi di violazione della segretezza citati nell’articolo non sono certamente gli unici, e la cosa è di dominio pubblico. Si sono verificate fughe di notizie (voci che, di rimbalzo, sono giunte anche a me), ma sussistono anche fatti ben più concreti. A quanto pare, ci sono presidenti di commissioni che, durante l’estate, hanno diffuso gli elenchi degli idonei tramite invii a mailing list, un altro ha addirittura inserito la lista nella sua homepage personale presso il dipartimento di afferenza. Segnalazioni in tal senso erano anche apparse su ROARS:

      https://www.roars.it/la-saga-dellabilitazione-arriva-la-seconda-tornata/

      Se la circostanza è di rilevanza penale, chi possiede le prove (io non le ho) potrebbe certamente procedere ad una denuncia. Ed il MIUR (domanda retorica) perché non prende provvedimenti?

  13. Plymouthian says “tutti devono essere promossi in associati, ok?”.
    Semplicemente NO.

    eriberto says:
    anche gli associati a ordinari, ok? e gli ordinari a rettori, ok? e i rettori a pontefici ecc.ecc

    Ma cos’è che vi rode? Dimenticate che oltre all’abilitazione bisogna vincere un concorso?????
    Che pensate di essere voi i bravi? Voi che chiedete di essere abilitati per merito? Ma allora perchè nn siete stati abilitati? Perchè vi lamentate?
    Ma basta siete già nella rete dice bene IRNERIO Ma voi dove trovate la forza per continuare il vostro lavoro e soprattutto quello che pur non essendo il vostro lavoro vi cade addosso? L’università non è sull’orlo del baratro, è già stata inghiottita. La ASN è una presa in giro che serve solo a dare false speranze. Un modo per distrarre dai problemi reali. La guerra tra i poveri è in corso, abilitati contro non abilitati. Precari contro non precari. Giovani contro meno giovani.

    • Infatti è molto penoso vedere questa guerra insulsa fra strutturati e precari, fra chi ha le mediane e chi no ecc…
      L’ASN è molto importante riguardo ai RTI perchè determina in un 50 percento (di cosa?) un passaggio automatico a PA. Per tutti gli altri rimangono le stesse probabilità di prima di vincere un concorso.

    • “Perchè vi lamentate?”
      Perchè ci hanno preso in giro dicendo che avrebbero fatto qualcosa per valutare il merito, che avrebbe cambiato il sistema, ma invece al solito hanno cambiato tutto per non cambiare nulla.
      Come ho gia’ detto a “lamentarsi” dovrebbero essere tutti non solo i non abilitati, ma anche abilitati e coloro che non hanno partecipato perche’ un cambiamento ci vuole e devono essere tutti a partecipare, non solo chi ha interessi personali.
      Io credo che l’universita’ italiana abbia un enorme potenziale non sfruttato, cosi’ come il resto del paese, per problemi di politica accademica e nazionale sbagliati.
      Sinceramente chiedere una promozione collettiva di tutti i ricercatori sia assolutamente la cosa piu’ sbagliata da fare perche’ andrebbe a premiare anche chi non ha fatto nulla e nel contempo creerebbe una situazione esplosiva per la seconda fascia in quanto legittimamente gli associati vorrebbero la promozione ad ordinario “gratis”.
      Gli avanzamenti di carriera non sono obbligatori e secondo me e’ stato sbagliatissimo cancellare la posizione di RTI, costringendo cosi’ tutti ad aspirare alla seconda fascia.
      Oltretutto l’assurdo e’ che si sono ostinati a chiamare ricercatori anche quelli che di fatto sono professori aggregati con compiti didattici nel contratto.
      Per affrontare la situazione in modo corretto sarebbe secondo me piu’ giusto riformare la seconda fascia, prevedendo due carriere distinte, una prevalentemente didattica ed un’altra piu’ di ricerca, come avviene nel sistema anglosassone con la distinzione tra Senior Lecturer e Reader.
      Pero’ dovremmo dotarci di un serio sistema di valutazione della didattica altrimenti al solito cambia tutto per non cambiare nulla.

    • Plymouthian:”Per affrontare la situazione in modo corretto sarebbe secondo me piu’ giusto riformare la seconda fascia, prevedendo due carriere distinte, una prevalentemente didattica ed un’altra piu’ di ricerca, come avviene nel sistema anglosassone con la distinzione tra Senior Lecturer e Reader.”
      Molto ragionevole ma prevede il mantenimento di una terza fascia e una ragionevolezza da parte dell’accademia che non si è mai vista.

  14. gentile Insorgere, non è un problema di essere più o meno bravi di altri ma di rispetto delle regole e di parità di trattamento per tutti. Certo, generalizzare è sempre un rischio ma è sufficiente leggere alcune valutazioni per rendersi conto di quel che è accaduto e far finta di nulla sarebbe miope. Non è una guerra tra abilitati e non, quanto piuttosto riconoscere a tutti quelli che avrebbero meritato quanto meno di riscattare il proprio orgoglio. Le assicuro che al di là della possibili chiamate quello che più conta oggi è l’amarezza di veder catalogata sulla scorta di una giustizia incredibilmente sommaria la propria attività come scarsa, limitata o insufficiente senza trovare all’interno del giudizio neppure richiamato il titolo di un lavoro (monografia o pubblicazione che sia). Se questo sia giusto o meno lo lascio alla sua esclusiva valutazione; io, procedo, secondo la mia coscienza e credo che spetti a chiunque si senta offeso ed ingiustamente denigrato oltre che ingiustamente “trombato” (termine piuttosto fastidioso spesso utilizzato in questa sede) di tutelarsi opportunamente e far valere le proprie ragioni senza per questo compromettere il risultato di altri a meno che non emergano elementi più specifici idonei ad azzerare questo perverso meccanismo. Ma questa è un’altra storia…

  15. MI spiace molto per l’ottima e da noi tutti stimata collega Ziviz.
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    “ASN – LETTERA APERTA ALLA COMMISSIONE DI DIRITTO PRIVATO” Patrizia ZIVIZ

    Ziviz Patrizia
    Rientro nel novero di quei candidati all’abilitazione di prima fascia nel settore 12/a1 – Diritto privato – che, nel pomeriggio del 24 dicembre, si è visto recapitare quale dono di Natale il giudizio di non idoneità.

    La lettura del giudizio mi ha sorpreso: scoprivo, infatti, che – pur essendo presenti nel mio curriculum 112 pubblicazioni – ne avevo sottoposte alla Commissione, in luogo del numero massimo di 18, soltanto 17: così, in effetti, si afferma nel giudizio del Presidente, il cui testo è stato riproposto pedissequamente quale giudizio collettivo della Commissione.

    Avendo, improvvidamente, lasciato la mia domanda di abilitazione nei cassetti della scrivania universitaria, ho dovuto attendere la riapertura post-festiva degli uffici per poter verificare che, come ricordavo, le pubblicazioni da me presentate erano in realtà 18 (come peraltro documentato dal giudizio di altri tre dei commissari).

    La casualità vuole che – essendo la fortuna cieca – la pubblicazione trascurata dal Presidente fosse proprio la mia opera principale: una monografia di 600 pagine intitolata “Danno non patrimoniale. Evoluzione del sistema risarcitorio” edita nel 2011 da Giuffrè.

    Sono certa che l’esame di tale monografia non avrebbe modificato il giudizio negativo formulato a mio carico.

    A contare, infatti, non è affatto il numero di opere presentate. Prova ne sia – come tutti possono verificare consultando i risultati – che esistono candidati (coetanei, ma ben più valenti della sottoscritta) giudicati idonei a fronte della presentazione di 8 ovvero 7 opere, evidentemente dotate di un dirompente impact factor.

    A contare, dunque, è la sostanza. E lo studio in questione era pur sempre un’opera riguardante il danno non patrimoniale: un tema che va a confermare la scarsa varietà di interessi della candidata (considerato che la trattazione dello stesso ha richiesto di indagare esclusivamente nel campo dei rapporti familiari, del mobbing, dell’ambiente, dell’animale d’affezione, della casa d’abitazione, dellamalpractice medica, della perdita della vita, dell’inadempimento, degli atti di discriminazione, della nascita indesiderata, del danno all’immagine della p.a., dei diritti della personalità, e via dicendo). Per cui avrebbe trovato senz’altro conferma la valutazione delle pubblicazioni scientifiche, quale espressa nel giudizio collegiale della Commissione, nei termini di “limitata per qualità della produzione scientifica sulla base dell’originalità, del rigore metodologico e del carattere innovativo”.

    Tale opera è stata certamente ignorata per un errore, che spesso – per citare Talleyrand – è peggio di un crimine.

    Mi sarei aspettata un esame più accurato, che non ignorasse quella monografia la quale rappresenta il frutto finale di una ricerca sviluppata nell’arco di vent’anni, con partecipazione propositiva e costante al dibattito sviluppatosi in dottrina e in giurisprudenza – dai giudici di pace alle Sezioni Unite e alla Corte costituzionale – a seguito della creazione (della quale vado annoverata tra gli artefici) del danno esistenziale. Un minimo di attenzione, dunque: indispensabile, in ogni caso, a tutelare la mia dignità di studiosa.

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