Roars ha da molto tempo sottolineato i rischi intrinseci all’Abilitazione Nazionale per come essa è stata disegnata dal legislatore e da ANVUR. In particolare si erano più volte messi in evidenza i pericoli dovuti a un meccanismo potenzialmente foriero di contenzioso e alla designazione di un numero di abilitati non assorbibile dal sistema. Tali pericoli si stanno puntualmente avverando. Roars non è in grado di monitorare cosa sia accaduto nei singoli settori concorsuali, ciascuno dei quali sembra fare storia a sé. Mette però a disposizione dei lettori che desiderano discutere e commentare lo svolgimento dell’ASN un apposito spazio, costituito dai commenti in calce a questo post.
Raccomandiamo, anche per facilitare la moderazione da parte alla redazione, di evitare espressioni ingiuriose (che verranno comunque bloccate) e di produrre argomentazioni i cui riscontri siano in qualche modo sottoponibili a verifica.
Per ora (5 dicembre 2013, h 00:10) sono usciti soltanto 13 settori concorsuali:
- 01/A4 – Fisica Matematica
- 06/D3 – Malattie Del Sangue, Oncologia E Reumatologia
- 06/E1 – Chirurgia cardio-toraco-vascolare
- 07/H1 – Anatomia E Fisiologia Veterinaria
- 07/H5 – Cliniche Chirurgica E Ostetrica Veterinaria
- 08/A1 – Idraulica, Idrologia, Costruzioni Idrauliche E Marittime
- 09/H1 – Sistemi Di Elaborazione Delle Informazioni
- 11/A1 – Storia Medievale
- 11/A3 – Storia contemporanea
- 11/A4 – Scienze Del Libro E Del Documento E Scienze Storico Religiose
- 11/C2 – Logica, storia e filosofia della scienza
- 11/C4 – Estetica e filosofia dei linguaggi
- 12/B1 – Diritto commerciale e della navigazione
Ecco il link alla pagina del MIUR che si aggiornerà con i risultati degli altri SSD.


Il problema rifle13 e che se non fanno una pausa riflessiva e non correggono gli errori stiamo punto e a capo. Io sono d’accordo a riaprire i termini del concorso 2013 e a far partecipare tutti, e poi?
Francamente se ministero e commissari non prendono una bella mazzata sulla testa continueranno a fare quello che vogliono.
Non so in che dipartimento stai, ma nel mio gli ordinari anche di altri settori mi hanno dato piena solidarietà e stanno cercando di darmi una mano per dirimere il casino che hanno creato. Probabilmente non ci riusciranno ed io per non farmi trattare a pesci in faccia sono costretta, mio malgrado credimi, ad andare dall’avvocato!
Uno dei commissari ha detto: ma erano tanti candidati abbiamo fatto quello che potevamo. Come dire qualche errore l’avremo anche commesso (sulla testa e le carriere delle persone, aggiungo io), ma che potevamo fare. Ritenta sarai più fortunato!!!
@anna:
Gli indicatori sono calcolati sui cv presentati, nel caso specifico di settore 6/H1 sono molto diversi se li apri
@rifle: si tratta sempre di un concorso pubblico per titoli, la commissione valuta quelli presentati per la posizione di professore associato ovvero di ordinario. Nel caso specifico pare che il candidato non ci tenesse molto alla posizione di seconda fascia.
Rimane un caso interessante, comunque.
Ancora ho dei dubbi sul calcolo degli indicatori. Temo che sia stato effettuato sui CV presentati, ma così recitava in proposito il
Decreto Ministeriale 7 giugno 2012 n. 76:
2. Gli indicatori bibliometrici da utilizzare nelle procedure di abilitazione a professore di
prima e seconda fascia sono i seguenti:
a) il numero di articoli su riviste contenute nelle principali banche dati internazionali e
pubblicati nei dieci anni consecutivi precedenti la data di pubblicazione del decreto di
cui all’articolo 3, comma 1, del Regolamento. Per questo indicatore la normalizzazione
per l’età accademica interviene soltanto nel caso in cui questa sia inferiore a dieci anni;
b) il numero totale di citazioni ricevute riferite alla produzione scientifica complessiva
normalizzato per l’età accademica;
c) l’indice h di Hirsch normalizzato per l’età accademica.
Cari tutti, mi perdonerete se richiamo tutti i commentatori all’esigenza di agire responsabilmente senza inserire commenti diffamatori o ingiuriosi. L’attività di moderazione di questa pagina (più di 1000 commenti) è diventata estenuante e avremmo perciò bisogno della vostra collaborazione. Peraltro, una critica argomentata è molto più incisiva di un epiteto buttato là.
Grazie.
@zener
bravo! il punto è proprio questo. non bisogna rassegnarsi a un sistema che permette di avlutare senza leggere e aggiungerei senza argomentare la propria valutazione in un pubblico contraddittorio
Per quanto riguarda il caso del candidato nel settore 6/H1, abilitato in I fascia e non in II fascia, mi pare rappresenti un esempio chiaro di quanto dicevo fin dall’anno scorso circa il fatto che l’ASN è a tutti gli effetti un concorso per titoli, ed i titoli li presenta il candidato a sua scelta. Quindi se il candidato sceglie di presentare certi titoli per la II fascia, ed altri per la I, potrà certamente essere che venga abilitato per la I fascia e non per la seconda. Basterà ad esempio che abbia sbagliato nel compilare la domanda per la II fascia (so di diversi colleghi che hanno fatto errori del genere). Quando dicevo che era corretto che l’età accademica si calcolasse sui lavori presentati in domanda dal candidato, e non sul primo lavoro in assoluto, intendevo la stessa cosa. Un titolo deve essere sempre essere presentato dal candidato, non gli può essere attribuito automaticamente. Le commissioni avranno anche fatto errori, e l’ASN sarà piena di incongruenze, ma non da meno sono state le incongruenze, gli errori interpretativi e financo le assurdità che ho visto scritte in tante critiche mosse anche in questo forum, prima tra tutte la critica a quelle persone che presentando solo le pubblicazioni più recenti avrebbero “alterato l’età accademica”. Ma vi immaginate un concorso dove uno non ha neanche il diritto di presentare quello che vuole? Di presentare, se vuole, anche semplicemente un’unica pubblicazione nel 2013 e quindi vedersi attribuita età accademica 1? Una cosa normalissima:significherebbe “valutatemi su questa mia unica pubblicazione. Le altre non le voglio presentare, non le ritengo significative.” Eppure, per molti Soloni che ho avuto modo di leggere, questo sarebbe stato un bluff, una scorrettezza meritevole di ricorsi, e certe tesi sono state sostenute con un’arroganza che oggi merita di essere sottolineata. Lo dico per ricordare a me stesso e a tutti che muovere obiezioni al fine di ridicolizzare un meccanismo che non ci piace è abbastanza semplice. Criticare con spirito costruttivo, individuando reali carenze e argomentando razionalmente, è più complicato e necessita soprattutto di una certa onestà intellettuale.
@ sam: questa Tua mi pare una interpretazione fantasiosa:
” Ma vi immaginate un concorso dove uno non ha neanche il diritto di presentare quello che vuole? Di presentare, se vuole, anche semplicemente un’unica pubblicazione nel 2013 e quindi vedersi attribuita età accademica 1? Una cosa normalissima:significherebbe “valutatemi su questa mia unica pubblicazione. Le altre non le voglio presentare, non le ritengo significative.”
Come se di un calciatore brocco che in 5 anni non fa nemmeno un gol, ma che alla n partita segna 4 gol si potesse decidere di valutarlo solo su quella e concludere che la sua media è di 4 gol a partita!
Bengi, se un candidato presenta una sola pubblicazione la commissione lo boccia perché non sufficientemente maturo, ringraziando di non aver dovuto perdere tempo a valutare “analiticamente” altre pubblicazioni.
Il punto è che il lavoro delle commissioni doveva essere proprio questo, ovvero quello di scovare i trucchi e porvi rimedio.
Ad esempio se un candidato di età 1, per coprire gli altri parametri, presentava partecipazioni a progetti ed altri titoli la commissione può dire che non valgono niente perché il suo contributo è stato nullo in quanto ha prodotto una sola pubblicazione…
oltre ai casi ipotetici ed estremi, ci sono situazioni bizzare come quella di una collega che, in ruolo come Ric dal 1992 pretende che la sua anzianità decorra dal 2005, anno della sua prima pubblicazione du WoK.
Può anche andare, però allora dovrebbe restituire 13 anni di stipendi…
@Bengi: continuiamo a non centrare il punto. La ASN non è una procedura di valutazione obbligatoria! Non avere compreso questo è stato causa di enormi confusioni e di affermazioni davvero balzane, che francamente continuano a stupirmi. All’ASN partecipi se ci vuoi partecipare perchè è un CONCORSO PUBBLICO. E quindi ad un concorso ognuno partecipa con i titoli che vuole presentare. Questa non è fantasia, è una realtà che vale per tutti i concorsi pubblici, e che è sempre valsa in passato. Plymouthian osserva giustamente che è la commissione che deve valutare la bontà dei titoli, e capire che se un candidato ritiene di avere una sola pubblicazione da presentare,gli si attribuirà pure un’età accademica minima, ma gli si darà anche un giudizio complessivo negativo per una produzione scientifica insufficiente. Ma sottolineo: il candidato non ha operato nessun trucco! Lui non si stava sottoponendo ad una valutazione obbligatoria di tutta la sua carriera scientifica, ma stava partecipando solo ad un concorso per titoli dove ognuno presenta ciò che ritiene a lui più favorevole. Non si è capito questo nemmeno a valle della procedura, e si pretende di criticare ASN, commissioni, ANVUR…? Francamente mi pare ridicolo. E se certe critiche saranno quelle su cui si baseranno i ricorsi…per i ricorrenti saranno solo soldi persi, e al danno se ne aggiungerà altro. Io invece credo che davvero diversi candidati siano stati penalizzati da reali incoungrenze della legge e da errori delle commissioni, e mi sembra questa la cosa grave perchè si tratta della carriera delle persone, in un sistema che da anni penalizza il merito e frustra ogni legittima aspirazione. Comprendendo quindi la sacrosanta delusione di questi candidati, spero per loro che possano portare nelle sedi opportune argomenti efficaci, e non tesi giuridicamente e razionalmente senza fondamento.
Una riflessione sull’età accademica.
Immagino che la ratio della norma fosse di quella di consentire ad ognuno la corretta eguaglianza di opportunità per cui:
a) dovendosi valutare gli ultimi dieci anni di attività scientifica, la correzione per età accademica consente ai “più giovani” accademicamente di vedere la propria produzione rapportata a quello che “teoricamente” avrebbero prodotto in dieci anni e di essere confrontati “in valore” pariteticamente ai più anziani.
b) Non meno rilevante è la questione dei congedi che possono intervenire nelle attività accademiche per motivi poco piacevoli (malattia ecc.) o più piacevoli (maternità, sapete succede alle donne, anche all’università, dove spesso ci si stabilizza proprio in corrispondenza degli ultimi rintocchi dell’orologio biologico). Tener conto dei periodi di congedo serve a non penalizzare ingiustamente puerpere e malati.
Se – e sottolineo se – questa è la ratio dell’età accademica, essa non può certamente essere oggetto di “manipolazioni” individuali, ma dovrebbe essere un dato quanto più possibile oggettivo
E qui naturalmente casca l’asino della parametrizzazione, perché se a qualcuno è venuta la bella idea dell’età accademica nessuno si è posto il problema di come calcolarla, a partire da quali dati, quali fossero i tempi e i mezzi necessari. .Non si può fare affidamento sul fatto che il candidato ha presentato un solo lavoro, facendo finta che sia il primo, affinchè esso venga valutato dieci volte!
Invece hanno fatto affidamento sulle autodichiarazioni dei candidati, facendo venir meno non solo l’eguaglianza di opportunità dei giovani o dei congedati, ma anche l’equa valutazione tra accademici vetusti e non congedati.
Come da un paio di anni ripetono i pazienti redattori di ROARS, il problema non è la valutazione in sé, ma la valutazione fai da te.
il fatto di poter presentare i titoli che si ritengono più opportuni non ha nulla a che fare con il fatto di aver deliberatamente falsato il calcolo dell’età accademica.
se qualcuno ha cancellato dalla pagina cineca vecchie pubblicazioni per risultare così ‘accademicamente giovane’ ha compiuto un atto illegittimo e sanzionabile.
peraltro come APRI avevamo segnalato questo pericolo al MIUR, ormai un anno fa, suggerendo di effettuare dei semplici controlli automatici: la ratio era che l’età accademica di un ricercatore di ruolo non poteva essere più bassa di quanto non risulterebbe dal computo degli anni da cui è in servizio. questo per scoraggiare la selettiva cancellazione delle pubblicazioni più vecchie per poter così superare le mediane. ovviamente non ci hanno ascoltato e hanno quindi consentito di ‘truccare le carte’.
@insorgere: il calcolo dell’età accademica è basato proprio sui titoli presentati, e non sulla pubblicazione più vecchia che il candidato ha ottenuto nella sua vita. Non esiste nessun obbligo a caricare alcunchè su loginmiur, ci mancherebbe altro. Loginmiur è un sito istituzionale dove ogni accademico carica le pubblicazioni che intende rendere visibili, e se vuole può pure non caricare nulla. L’età accademica è uguale all’età della più vecchia di tali pubblicazioni, come da definizione resa dall’ANVUR, e pubblicata qui svariate volte. Quindi lei può mettere ciò che vuole su quel sito, senza preoccuparsi di commettere nessuna falsificazione. Si dovrebbe invece preoccupare di inserire le pubblicazioni migliori, al fine di ottimizzare i suoi indicatori. Tanta gente non è stata abilitata (ne conosco io dei casi) proprio per avere sbagliato nel caricare le pubblicazioni migliori sul sito, oppure per non avere compreso la differenza tra pubblicazioni presentate per la valutazione e pubblicazioni presentate per il calcolo degli indicatori. E molti hanno sbagliato proprio per la disinformazione, o per le informazioni errate, fornite da persone che non operano certo così nell’interesse collettivo.
Per quanto attiene il calcolo dell’età accademica mi farebbe piacere conoscere in quale paese OCSE o extra OCSE viene calcolata per determinare la maturità (o la piena maturità) scientifica di un ricercatore. Si può raggiungere la maturità in pochi anni o in moltissimi, ma non vedo la ratio della normalizzazione.
Per quanto attiene il calcolo la confusione è stata determinata anche dall’ANVUR. Basta leggere queste FAQs per capire il livello di confusione. La prima cita esplicitamente “dal sito docente e/o dalle banche dati utilizzate…..Nel caso sia possibile rilevare divergenze tra sito docente e banche dati, verrà utilizzata la data della prima pubblicazione in ordine di tempo”, la seconda parla solo del sito logimiur.
3.Come si determina l’età accademica? Come evitare che possa essere manipolata eliminando dal sito docente pubblicazioni più antiche allo scopo di aumentare gli indicatori normalizzati?
L’età accademica è rilevata dalla data della prima pubblicazione scientifica pertinente al settore concorsuale rilevabile dal sito docente e/o dalle banche dati utilizzate. Nel caso sia possibile rilevare divergenze tra sito docente e banche dati, verrà utilizzata la data della prima pubblicazione in ordine di tempo.
Si ricorda infine che la normalizzazione è rilevante solo per i candidati all’abilitazione, mentre per i valori degli indicatori relativi agli aspiranti commissari non è prevista la normalizzazione per età accademica.
9.Come è stata effettuata la normalizzazione per età accademica?
Come da delibera 50, è stato considerato l’anno nel quale compare la prima pubblicazione su loginmiur. Sia esso l’anno T. L’ età accademica (EA) è pari a ((2012 – T) +1).
Le prime due risposte dell’ANVUR sono evidentemente ambigue, ed è stato ampiamente notato. Credo che sia per questo che è stata alla fine pubblicata l’ultima, che è chiarissima. Si sarebbero quindi dovute eliminare le prime due dalle FAQ, ma credo che al ministero si siano preoccupati che poi si sarebbero levate urla per la presenza di “FAQ fantasma” (già successo su roars). Si discute molto di cavilli…ma ci ricordiamo che stiamo parlando di Accademia e di accademici? Era davvero tanto difficile capire che la risposta giusta era quella dell’ultima FAQ,invece di continuare ad appigliarsi alla presenza delle due precedenti risposte scritte male? Era difficile, oppure non si è voluto capire al solo scopo di potere avanzare critiche tanto per criticare? Ogni persona intellettualmente onesta si dia la sua risposta.
Nel momento in cui chiudi la domanda su sulogimiur c’è x pubblicazioni in z anni, con quei numeri ti fanno i calcoli. se poi dopo aggiungi publlicazioni e fai un’altra domanda e nel momento che chiudi hai y pubblicazioni in x anni ti faranno dei nuovi calcoli. Giusto?
@Paolo: Esattamente.
Mi sembra che il ragionamento di SAMnon faccia una grinza.
Mi chiedo uno che è abilitato a PO e non a PA può concorrere per un posto di PA?
Non può partecipare né alla abilitazione PA né a quella PO nel biennio successivo.
E ovviamente non può partecipare ad un concorso per associato, perché non è abilitato.
Anche io penso che sia come dice Marc . Secondo me il candidato di ginecologia ha capito solo dopo come fare domanda. Quando ha fatto quella da PA non aveva ancora capito come funzionava il sistema. Conosco 2 o 3 ginecologi abbastanza fulminati. Sono una categoria che poco si adatta ai meccanismi concorsuali … :-) . Se una donna (tua moglie) ti rende rinco, immaginete tutte quelle donne che devono sopportare questi poveri cristi :-)
marc si sbaglia. la legge prevede espressamente che chi sia abilitato per la fascia superiore possa concorrere a posti per la fascia inferiore
@insorgere: giusto, grazie.
Riassumendo, la mancata abilitazione a PA preclude la possibilità di concorrere alla abilitazione a PA e a PO per il biennio successivo (art 16 comma 3m della legge 240/10). Pur tuttavia, si può essere ammessi alla procedura di chiamata se si è abilitati per la funzione o per la funzione superiore (art 18 comma 1b).
Secondo me il problema di fondo resta il persistere di un forte potere arbitrario delle commissione nel “concedere” l’abilitazione che ha portato inevitabilmente a meccanismi cooptativi, sopratutto per i più deboli: ovvero i non strutturati.
Esemplificativo è il caso della commissione 11/E3. Per chi era già dentro al sistema, il superamento di 2 mediane è stato condizione sufficiente all’abilitazione a PA. Per chi era esterno (ovvero ancora non ricercatore TI) il superamento di 3 mediane è stato condizione necessaria ma NON sufficiente all’abilitazione a PA. Lascio a voi le considerazioni
invece mi sembra giusto, ci sono esterni che non sanno mette due parole in fila, che non sanno cosa significa comunicare, trasmettere conoscenza, trasmettere entusiasmo, che non sanno da dove si comincia a sviluppare un’idea, che non sanno fare ricerca, che lavorano in enti che pubblicano solo casistica e che dopo 20 anni di routine nine-to-five si ritrovano 200 articoli su pubmed… no, cosí non mi va, preferisco il mio vecchio barone direttore oggi ultraottuagenario, che riempiva l’aula senza powerpoint e noi tutti attenti, senza obbligo di frequenza!
@paolo: “Mi chiedo uno che è abilitato a PO e non a PA può concorrere per un posto di PA?” Sì, può partecipare ai concorsi “aperti” per PA. Probabilmente, invece, avrà problemi per quanto riguarda l’upgrading “automatico” da Ricercatore a PA.
bhè bengi a quanto pare si è sostituito “il mio vecchio barone ” con il suo plurale. Per esterni non mi riferivo solo ai casi che tu citavi (tra l’altro andrebbero esaminati singolarmente) ma anche ai famosi precari della ricerca (Assegnisti, TD, etc), i quali pur superando i criteri di produttività scientifica (anche questi opinabili) della metà degli attuali PA non sono stati necessariamente ritenuti “abili”. Lo stesso non è valso per i ricercatori a tempo indeterminato dove non c’è stato un solo caso di non abilitazione previo superamento di almeno 2 indicatori. Per conto mio a parità di “prestazione” (e forse anche senza parità) ritengo un giovane precario molto più “meritevole” o, almeno, degno dello stesso trattamento; anche perché 2 anni di stop per uno strutturato non comportano grandi costi, almeno a livello economico. Lo stesso non si può dire per i meno tutelati.
sì hai ragione, mi son fatto prendere la mano! ce l’ho con dei vecchi dipendenti di altra amministrazione con stipendi superiori ai nostri che lavorano in enti che non fanno ricerca, ma hanno tanta casistica e che a 50 anni suonati vorrebbero venire all’uni con lo stipendio di origine e farsi vivi una volta al mese… oltre che fregiarsi del titolo di prof. sulla carta intestata. ho l’esempio di uno che appena saputo dell’idoneità ha già stampato i biglietti da visita con il prof… viva l’italia!
Il caso del candidato ginecologo rappresenta la nemesi di questo sistema. Sarei contento se fosse il risultato di un piano studiato a tavolino, ma dubito che sia così. L’ho scritto più volte in quest’ultimo anno e mezzo su Roars: la manipolabilità del denominatore nel calcolo di ben due mediane su tre RAPPRESENTA un falso ideologico, per di più autorizzato da FAQ, messe lì, a dir poco, da gente per niente consapevole delle conseguenze di certe “regole”. Ricordo ancora una volta: la presenza di un lavoro del 1995 nel curriculum del candidato D’onesto, non abilitato per la propria vetusta età accademica, in cui è presente anche il candidato Furbetti (che presenta però come primo lavoro uno del 2006), abilitato per la propria esigua età accademica, COSTITUISCE lo scandalo.
Soprattutto perchè la maggior parte delle volte D’Onesto e Furbetti sono stati valutati dalla stessa commissione. Se ANVUR/MIUR/Commissioni non sono consapevoli di ciò, li renderanno consapevoli i TAR.
Se il candidato D’onesto non è riuscito a capire nemmeno che stava partecipando ad un concorso pubblico, con libertà garantita da ogni legge di presentare i titoli che voleva, e quindi non ha presentato quelli a lui più favorevoli ma ha inserito quelli che gli facevano abbassare gli indicatori, credo che questo candidato non sia degno di rappresentare nessuna accademia, nemmeno la nostra. La sua non è onestà, perchè nessuno gli chiedeva di presentare il suo lavoro più vecchio. La sua è solo una mancata comprensione di una regola che era una delle poche indubitabili, malgrado l’ANVUR abbi acreato confusione con le sue ambigue risposte nelle FAQ. Pure un ragazzino avrebbe capito che doveva scegliere di presentare le pubblicazioni MIGLIORI, cioè quelle che MASSIMIZZAVANO gli indicatori. Ma se il candidato è incapace di intendere, non sa risolvere un problema di ottimo, in pratica non sa contare, gli vogliamo anche dare l’abilitazione a fare il professore?
@Sam. Sono d’accordo con te, ma la commissione poteva/doveva dire a Furbetti, guarda che hai una età accademica troppo corta, quindi non sei idoneo. Invece il candidato Equlibretti scegliendo opportunamente, ma senza accorciarsi troppo l’età accademica, aveva tutto il diritto di farlo. Classico esempio: Equilibretti aveva una pubblicazione del 1978 quando ancora studente. Poi dopo il militare e nei primio anni di dottorato (1983) pubblicò un altro lavoro. Equilibretti tenendo nel CV il lavoro del 1978 rischiava di non superare le mediane, allora lo ha tolto. Lo vogliamo biasimare per questo? Invece non lha tolto quello del 1983, perchè ha pensato io ero già pagato per fare ricerca. Ha fatto male? Secondo me no e la commissione dovrebbe apprezzare che è equilibretti è nell’academia dal 1983 e supera le mediane più di Piombetto che è nell’accademia da solo 9 anni o di Furbetti che pur essendovi dal 1983 come Equilibretti si è accorciato troppo l’età accademica ed il suo lavoro è ora solo del 1993.
Ti pare?
@Paolo: Credo che le commissioni abbiano fatto proprio come dici tu sia con Furbetti che con Equilibretti. E non potevano fare altro. Se uno presenta solo qualche lavoro dell’ultimo hanno, chi lo abiliterà mai (caso Furbetti)? Ma se uno invece presenta un numero sufficiente di buoni lavori negli ultimi, diciamo, dieci anni, dovrebbero negargli l’abilitazione perchè non ha presentato un suo lavoro del 1978? E perchè mai avrebbe dovuto presentarlo, se stava concorrendo ad un concorso pubblico dove gli si lasciava piena libertà di scegliere i titoli da presentare, e di caricare su loginmiur ciò che voleva?
A chi fosse sfuggito consiglio di leggere il commento di maria g. bartolini sul post asn_proroga
Ieri ho ricevuto una mail misteriosa da un utente che poi ha cancellato l’account, la mail era indirizzata a tutti i protagonisti del concorso in Storia Medievale e riportava in allegato un articolo del SECOLO XIX davvero sconcertante sui curricula dei commisari : http://rstampa.pubblica.istruzione.it/bin/tiffpilot.exe?FN=E:\eco\Img\2BTO\2BTOJBP?.TIF&MF=1&SV=Rassegna%20Stampa&PD=1 giudicate voi
se ne era già discusso su ROARS di alcuni di questi casi.
Sembra che abbiano solo fatto finta di controllare i CV dei commissari…
Scusate se devio dai temi caldi discussi in questo blog, ma mi colpisce la frequenza di errori di ortografia nei post pubblicati, penso (spero) per la fretta: mi limito a ricordare che “po’” ha l’apostrofo e non l’accento, in quanto abbreviazione di “poco”. Potrebbe sembrare pignoleria, ma vuole essere un piccolo appello a salvare la lingua italiana almeno a livello accademico.
Mi associo: evitiamo di mettere accenti con la tecnica detta “del seminatore” (uno qui, uno là….) :-)
C’è gente in questo blog che *purtroppo* usa ormai solo l’inglese quando scrive articoli e presenta talks a meeting internazionali worldwide (e spesso anche il tedesco)…quindi ha avuto tutto il tempo per rimuovere tanta parte della lingua di Dante…
Avrò commesso altri errori di ortografia…?
oramai quassù si discute da diverse settimane e quello che noto è che ognuno ha la sua ricetta e la sua interpretazione delle regole. Ovviamente anche io faccio parte di quelli che ha le sue ricette per migliorare la procedura, ma è radicalmente diversa da altri. Non so chi ha ragione e chi torto, ma dimostra che i diversi modi di pensare quassù sono esattamente i modi diversi di valutare dei diversi commissari. Commissari che hanno interpretato in modo troppo estensivo ed altri in modo troppo restrittivo. Chiunque di noi avrebbe seguito il “suo” metodo se fosse stato commissario.. Però il sistema ha evidenziato molti errori che devono essere corretti. Ho guardato i CV di alcuni membri stranieri.. eccezionali.. e quindi dimostra che all’estero si possa giudicare l’attività accademica un candidato con un giudizio estremamente sintetico senza essere accusati di incompetenza, superficialità o malafede.
Vedo che si sono riaperte le discussioni sull’età accademica già abbondantemente dibattuta qui su ROARS.
Vorrei sottolineare, ora come allora, che questa definizione, che comprende anche un ringiovanimento per periodi di congedo, è penalizzante per i non strutturati precari i quali non hanno potuto usufruire dei congedi dato che non previsti dai loro contratti.
Infine è ovvio che non è possibile imputare pubblicazioni ai candidati che non sono presenti nel CV allegato. Chi si prenderebbe la responsabilità in caso di errate imputazioni per casi di omonimia?!
Era molto più semplice dire che per gli associati considerava la produzione degli ultimi 5 anni e degli ordinari degli ultimi 10, senza correzione per età accademica.
In ogni caso con meno di 5 anni di anzianità per gli associati e meno di 10 per gli ordinari mi sembra assurdo pretendere di entrare in quei ruoli. E comunque i super eccellenti sarebbero salvaguardati perché potrebbero superare le mediane anche in meno anni.
Esiste un decreto “Allegato D( D.M. 4 ottobre 2000) che stabilisce l’affinità fra settori. Ora se un SC è composto da più SSD e uno o più dei SSD ha dei settori affini per decreto diventa veramente dura per le commissioni (commissioni di SC e non di SSD) stabilire che un candidato può non essere abilitato per incongruenza con il settore della ricerca del candidato. Esempio settore concorsuale “Oncologia ed ematologia” un candidato si occupa di vasculopatie. Se il settore di ematologia risulta affine a quello di malattie cardiovascolari, voglio vedere osa dice un TAR difronte al ricorso del candidato vasculopatico che è stato trombato per incongruenza con il settore. Qui non si tratta di opinioni qui c’è un decreto che dice che sono affini. Cosa ne pensate?
Caro Paolo, è semplice…, se nella commissione è presente almeno un commissario del SSD di malattie cardiovascolari allora è lui/lei che ha maggior cognizione per valutare qualitativamente i prodotti del candidato “vasculapatico”. Se invece non è presente, la commissione, per deontologia professionale (anche se non è obbligata giuridicamente),nomina un esperto esterno di malattie cardiovascolari che offre il cosiddetto parere pro veritate.
Nell’esempio, non può esserci un commissario di scienze cardiovascolari poiché scienze cardiovascolari non è un SSD del SC è solo un settore affine. Quindi?
@pmorpurgo
anche a me è arrivata questa mail giratami da amici, il mittente originario è un indirizzo di posta elettronica ma in allegato c’è un appello CISL generale a non aver paura.
l’articolo non è stato smentito, uno dei commissari non raggiunge il requisito minimo di una mediana (formalmente ha superato quella delle monografie ma due delle quattro che ha dichiarato non sono pertinenti al settore storia medievale perché vertono su un paese sardo nei secoli XVIII-XX) , eppure le loro delibere valgono lo stesso?
Ho sempre sostenuto anche io che si doveva permettere a chicchesia di presentare le pubblicazioni che voleva, ma non si doveva permette di non presentare le pubblicazioni per le quali è stato pagato a qualsiasi titolo (borsista, assegnista, dottorando, ricercatore, PA etc)
Caro Sam, non credo che il problema sia che il candidato “non sa risolvere un problema di ottimo (???), in pratica non sa contare”, credo invece che una norma non chiara sia stata utilizzata da chi, in mala fede, ha “ottimizzato”(termine che viene utilizzato per far incrementare, spesso senza motivazione reale, il valore di qualcosa). Mi sembra che tu faccia un’equipollenza del tutto arbitraria fra titoli migliori, la cui presentazione è legittima se non doverosa, e titoli recenti. Forse dovresti dire migliori per vincere col trucco.
L’età accademica è un concetto certo, non un’opinione. Visto che al denominatore ci stanno valori presi da quelle banche dati, ritengo che doveva essere misurata, per i settori biblio, dalla prima pubblicazione indicizzata. Se così fosse stato l’accademia italiana avrebbe un Furbetti in meno: e ti assicuro che ne avrebbe solo guadagnato.
Ma tant’è. Parafrasando Fëdor Michajlovič “Abbiamo pianto un pò, poi ci siamo abituati. A tutto si abitua quel vigliacco che è l’uomo”.
Caro up, tu continui a parlare di trucco, perchè hai arbitrariamente deciso che esiste la possibilità di truccare l’età accademica. Ma non ci spieghi come si può fare. Io ti ho spiegato che l’età accademica non si può truccare. Essa è stata definita dall’ANVUR (ultima risposta data nelle FAQ, in cui la si definisce matematicamente) come la data della più vecchia pubblicazione che il candidato ha caricato su loginmiur. Il candidato è libero di caricare ciò che vuole su loginmiur. Anche di non caricare niente. Quindi l’età accademica risulta da una semplice verifica di ciò che il candidato ha volontariamente caricato sul sito. Non c’è nulla da truccare. Quello che proprio non vuoi accettare è la definizione di età accademica. Non ti piace, probabilmente. Ma basta usare la logica per capire che se le citazioni sono calcolate solo sulle pubblicazioni caricate su loginmiur (perchè così hanno fatto), al denominatore poteva esserci, per coerenza, solo l’età della pubblicazione più vecchia. Infatti, per il calcolo degli indicatori non è stata fatta la somma delle citazioni di tutte le pubblicazioni indicizzate, come forse tu erroneamente credi. Sono state considerate solo le pubblicazioni indicizzate caricate su loginmiur. Quindi se tu carichi su loginmiur solo la tua ultima pubblicazione del 2013, che mettiamo abbia 0 citazioni, nei tuoi indicatori apparirà come somma delle citazioni un magnifico 0, anche se tu avessi su Scopus indicizzate 100 pubblicazioni e 10.000 citazioni. Quindi, chi ha caricato solo le pubblicazioni più recenti, ha dovuto rinunciare a farsi contare le citazioni delle pubblicazioni più vecchie. Ecco perchè ognuno avrebbe dovuto farsi bene i conti, non per truccare nulla, ma semplicemente per partecipare ad un concorso avendone compreso le regole, giuste o sbagliate che si ritengano. Pensi che tutti quelli che hanno parlato a sproposito di “trucco” circa la possibilità dei candidati di presentare solo pubblicazioni a loro scelta, scoraggiandoli a farlo ed intimorendoli con affermazioni infondate, abbiano reso un servizio ai candidati? Fai questa domanda ai candidati che non sono stati abilitati proprio per questo motivo.
Ma la logica stessa ti dovrebbe portare a pensare, come fanno a darmi le citazioni di un lavoro che non carico io? Allo stesso modo la logica dovrebbe portarti a pensare come fanno a mettermi un anno accademico in più se non sono io a caricare il lavoro su logmiur. Se hai un lavoro del 2012 che al momento della domanda era citato 100 volte, potevi caricare solo quello e superare l’indice di citazioni e magari l’hc (??), ma sicuramente non il numero di pubblicazioni nei 10 anni. In questo caso la commissione ti avrebbe non-abilitato perchè poco produttivo e troppo inesperto. O no?
Caro Paolo,
la mia abilitazione è andata a pallino perchè i commissari mi hanno messo d’ufficio nell’SSD sbagliato. Pur essendo ricercatrice nelle’SSD giusto (come si evince dalla domanda che riporta il mio ruolo). Una cosa che francamente non avrei mai immaginato.
E’ come presentarsi per un appalto per costruire navi e la commissione ti dice che non sei bravo a costruire aerei. E quindi l’appalto non te lo danno!
Ubi: rivolgiti immediatamente ad un buon amministrativista. Nel tuo caso il ricorso si vince. Sessanta giorni passano in fretta, non aspettare oltre!
Se l’interpretazione (perché ricordiamocelo tutti che a distanza di quasi 2 anni dal primo bando siamo ancora all’interpretazione della norma e delle FAQ) di sam è corretta allora non andava chiamata «età accademica» ma in un altro modo: per es. «anni dalla prima pubblicazione utile» o simili.
Concordo: “età accademica” è davvero fuorviante per l’uso che se n’è fatto. Purtroppo c’è stato chi ha capito come “ottimizzare” la propria posizione (in termini di indicatori bibliometrici ASN/Anvur) e chi invece ha semplicememte caricato tutte le proprie pubblicazioni.
La mia opinione è che questa procedura non fosse affatto chiara, e se qualcuno fosse rimasto fuori per mancanza di indicatori che invece sarebbero stati sufficienti “ottimizzando” le pubblicazioni prescelte, dovrebbe esser data la possibilità di riselezionare le pubblicazioni o quantomento di concorrere nuovamente ad ASN 2013.
Non è che ci vuole un giurista per capirlo, è una questione di giustizia palese.
Sono senz’altro d’accordo! Credo che le notizie scarse o non chiare abbiano fatto sbagliare molti. La riapertura dei termini potrebbe essere ‘a sanatoria’ … Anche perche’ SOLO con la pubblicazione degli atti si sono visti gli indicatori (giusti e/o sbagliati) calcolati da MIUR/Anvur/Cineca.
Buona domenica
Sandra
Giusto. l’età accademica era ed è un vero rebus. Tuttavia, sono d’accordo con sam: nessuno ti può conteggiare una pubblicazione che tu non dichiari in qualche modo che sia tua.
Purtroppo, in questa ASN è successo anche che gente ha caricato (in buona fede(?)) nelle 20 pubblicazioni da giudicare una pubblicazione non sua … ed è stato abilitato (SIC!).