Roars ha da molto tempo sottolineato i rischi intrinseci all’Abilitazione Nazionale per come essa è stata disegnata dal legislatore e da ANVUR. In particolare si erano più volte messi in evidenza i pericoli dovuti a un meccanismo potenzialmente foriero di contenzioso e alla designazione di un numero di abilitati non assorbibile dal sistema. Tali pericoli si stanno puntualmente avverando. Roars non è in grado di monitorare cosa sia accaduto nei singoli settori concorsuali, ciascuno dei quali sembra fare storia a sé. Mette però a disposizione dei lettori che desiderano discutere e commentare lo svolgimento dell’ASN un apposito spazio, costituito dai commenti in calce a questo post.
Raccomandiamo, anche per facilitare la moderazione da parte alla redazione, di evitare espressioni ingiuriose (che verranno comunque bloccate) e di produrre argomentazioni i cui riscontri siano in qualche modo sottoponibili a verifica.
Per ora (5 dicembre 2013, h 00:10) sono usciti soltanto 13 settori concorsuali:
- 01/A4 – Fisica Matematica
- 06/D3 – Malattie Del Sangue, Oncologia E Reumatologia
- 06/E1 – Chirurgia cardio-toraco-vascolare
- 07/H1 – Anatomia E Fisiologia Veterinaria
- 07/H5 – Cliniche Chirurgica E Ostetrica Veterinaria
- 08/A1 – Idraulica, Idrologia, Costruzioni Idrauliche E Marittime
- 09/H1 – Sistemi Di Elaborazione Delle Informazioni
- 11/A1 – Storia Medievale
- 11/A3 – Storia contemporanea
- 11/A4 – Scienze Del Libro E Del Documento E Scienze Storico Religiose
- 11/C2 – Logica, storia e filosofia della scienza
- 11/C4 – Estetica e filosofia dei linguaggi
- 12/B1 – Diritto commerciale e della navigazione
Ecco il link alla pagina del MIUR che si aggiornerà con i risultati degli altri SSD.


@Sam
Caro Sam,
rispetto all’età accademica nessuno ha ancora risposto (nemmeno lei) ad un quesito centrale: quale paese OCSE o extra OCSE utilizza l’ “età accademica” per determinare la maturità (o la piena maturità) scientifica di un ricercatore? A mia conoscenza nessuno, non bisogna essere un “nobel” per comprendere che si possa raggiungere la maturità scientifica (o la piena maturità scientifica) in pochi anni o in moltissimi e, quindi, non esiste nessuna ragione culturale per il suo utilizzo. La ratio dell’uso dell’età accademica nasceva da una logica, diciamo così, giovanilista tesa a punire chi era “anziano” e non aveva fatto ancora carriera condita da uno spruzzo di logica sindacal/femminista (riduzione dell’età per i periodo di congedo). A proposito immaginiamo un ricercatore che ad un colloquio con una commissione per una position di professor in una Università americana o inglese presenti nel suo curriculum le certificazione dei periodi di congedo e/o aspettativa per farsi valutare. Sarebbe cacciato in malo modo, posso assicurarlo.
Per quanto attiene il calcolo, il dibattito è stato lungo ed articolato anche all’interno dell’ANVUR: chi voleva utilizzare la data della laurea o del dottorato (dimenticando che, in teoria, in Italia si può diventare professore senza laurea e senza dottorato), chi la data di assunzione (dimenticando che esistono schiere di personale precario senza data di assunzione a cui non era possibile vietare la partecipazione), che la prima pubblicazione sulle basi dati, etc. La scelta della prima pubblicazione sul sito MIUR è stata di fatto un ripiego e non una scelta razionale. Ancora più complicata ed arbitraria è stata la scelta di utilizzare per l’ “H index” il “contemporary H index”, indicatore che massimalizza le citazioni dei lavori recenti senza alcuna base culturale e razionale e che permette inoltre delle manipolazioni, semplici da attuarsi, dell’indicatore.
@Osservatorio…Ma la logica stessa ti dovrebbe portare a pensare, come fanno a darmi le citazioni di un lavoro che non carico io? Allo stesso modo la logica dovrebbe portarti a pensare come fanno a mettermi un anno accademico in più se non sono io a caricare il lavoro su logmiur. Se hai un lavoro del 2012 che al momento della domanda era citato 100 volte, potevi caricare solo quello e superare l’indice di citazioni e magari l’hc (??), ma sicuramente non il numero di pubblicazioni nei 10 anni. In questo caso la commissione ti avrebbe non-abilitato perchè poco produttivo e troppo inesperto. O no?
L’ABILITAZIONE NON TI DA NESSUNA POSITION. Quando A e B entrambi abilitati si presenteranno al concorso la commissione (seria) dirà ma A è arrivata all’abilitazione in modo strano (per. es era sempre incinta), mentre B è una persona seria con tante pubblicazioni di ottima qualità in cui il suo contributo è fondamentale e allora tutto si potrà ripianare, ma se la commissione non sarà seria, si tratta di un’altra storia (la solita).
Il commento di Paolo è oscenamente maschilista, dove la candidata non è persona seria perché ha ottenuto l’abilitazione perché era sempre incinta.
Non e’ un commento maschilista. Semplicemente la ASN prevede specificamente di cancellare i periodi di congedo dall’eta’ accademica e uno dei pochissimi esempi sono i periodi di maternita’. Strumento di cui, per inciso, e’ possibile abusare sostanzialmente impunemente falsificando gravidanze a rischio anche quando a rischio non sono affatto. Questo si che sarebbe osceno.
Per Paolo e Marc: non so in che mondo vivete. Nel mondo nel quale vivo io, le rare universitarie che fanno figli (di solito quando sono per lo meno associate) continuano a lavorare sino al giorno del parto (in contrasto con la legge che prevede il congedo di maternità obbligatorio nel mese precedente la nascita), e magari si fanno spostare di semestre per poter assicurare gli insegnamenti appena svezzato il bambino.
Tenere conto dei congedi di maternità si chiama “azioni positive”, codificate persino nella carta dei diritti fondamentali UE. Non sono questioni sulle quasi si possano scrivere commenti con leggerezza.
Per fortuna nella mia università di appartenenza vigono le quote femminili anche nelle commissioni per le chiamate, oltre che in tutti gli organi di governo dell’Università: altrimenti con una commissone fatta tutta di maschi che hanno la mantalità dimostrata da Paolo e Marc ci sarebbe da stare poco allegre…
Vorrei aggiungere che non parlo per me: i miei figli sono ormai adulti e non hanno inciso sulla mia età accademica.
chiedo scusa se ho offeso qualcuno. non era mia intenzione. volevo solo fare un esempio. sorry
Caro Paolo, scuse più che accettate! Sandy
@Sandy “Per fortuna nella mia università di appartenenza vigono le quote femminili anche nelle commissioni per le chiamate, oltre che in tutti gli organi di governo dell’Università…”
Invece, nella mia Università (tra l’altro del profondo Nord), le quote rosa nelle commissioni che contano non credo siano mai state menzionate.
Complimenti, devo riconoscere che siete molto avanti nella tua università…mi dici dove siete? chiederei volentieri un trasferimento…
Non per ricambiare la cortesia a Marc che ha preso le mie difese, ma per precisione e per smetterla qui, credo che marc non abbia fatto un commento maschilista, ma semplicemente voleva mettere in evidenza che il legislatore ha fatto una serie di “errori” che permettono ai candidati (maschi e femmine) di “manomettere”/”modificare” legalmente, elusivamente, logicamente, illegalemente i propri parametri. Tutto qui. Io non sono assolutamente maschilista nel mio gruppo lavorano diverse giovani donne che io festeggio volentieri quando mi danno la bella notizia di un figlio. smettiamola qui. grazie.
Per Anna WP: Università di Bologna!
“A proposito immaginiamo un ricercatore che ad un colloquio con una commissione per una position di professor in una Università americana o inglese presenti nel suo curriculum le certificazione dei periodi di congedo e/o aspettativa per farsi valutare. Sarebbe cacciato in malo modo, posso assicurarlo.”
Non credo. Il sistema anglosassone si basa molto sulla ragionevolezza. Se tu hai avuto un calo di rendimento un determinato periodo e lo spieghi per bene nella tua application il panel ne tiene sicuramente conto.
La lettera di supporto (unita alle raccomandazioni) ed all’impressione che fai all’interview conta forse anche più della lista delle pubblicazioni.
Il problema nostro è che se mentre tu sei in congedo, ma altri continuano a mettere il tuo nome nelle pubblicazioni tu ne sei indebitamente avvantaggiato.
Un panel americano questo lo nota e ti manda via senza neanche sentirti.
@Osservatorio: Concordo sulla considerazione che l’anzianità di ricerca non ha alcun valore nel caratterizzare la maturità di un ricercatore. Ma è proprio per questo che l’età accademica della ASN NON MISURA l’anzianità della ricerca. E’ solo il denominatore di una frazione che al numeratore ha il numero di citazioni collezionate dagli articoli che il candidato sottopone per la valutazione. Serve cioè a trasformare questo numero assoluto (numero di citazioni) in un numero relativo (citazioni/anno). Io personalmente non lo avrei introdotto, e avrei proposto come denominatore il numero di articoli presentati invece dell’età accademica. Ad esempio, se presento 4 articoli, aventi rispettivamente 10,15,5 e 10 citazioni, il secondo indicatore lo avrei calcolato come (10+15+5+10)/4=10 citazioni medie per articolo. Non ci sarebbe stata nessuna ambiguità, e l’indicatore sarebbe stato indipendente dall’epoca in cui gli articoli sono stati pubblicati.
Non scrive un po’ con l’accento (pò) che la maestra ti bacchetta :-)
Mi associo alle considerazioni di Bruna sul commento di Paolo:
Io ho il mio primo articolo che data 1990 (anno della laurea), in seguito dottorato, postdoc all’estero, tutti gli assegni per legge possibili (7 anni e mezzo), varie borse all’estero (dove avrei potuto rimanere, ma questa è un’altra storia), dieci anni di contratti di insegnamento e varie collaborazioni di ricerca per prin e progetti internazionali, attualmente 56 pubblicazioni con 2 monografie. Dal 2006, alla giovane età di 40 anni, ho preso a figliare e ho 3 figli a distanza di 2 anni ciascuno. La seconda monografia nel 2008, con il secondo bimbo. Non ho tate, né nonne compiacenti, solo un marito che aiuta circa. Ah, insegno pure a scuola, di ruolo da 2006. Sapete, per mangiare, un altro dei vezzi che le donne hanno…
In questo quadretto la mia produzione dal 2009 ha avuto un oggettivo calo, dovuto alla figliolanza e anche a un’oggettiva stanchezza da orizzonte accademico sempre più chiuso e privo di sbocchi.
I commenti come quello di paolo sono espressione del persistente maschilismo che domina il mondo accademico, anche nelle nuove generazioni, condito dall’idea che le donne farebbero meglio a stare a casa, a preparare un caldo focolare per il maschio, intelligente esemplare di homo sapiens che può fare ricerca solo perché qualcuno gli lava i calzini, gli fa la minestra e si spupazza l’eventuale prole.
Nel mio caso se l’età accademica fosse calcolata dal 1990 con sottolineatura del calo dal 2009 in poi, come se mi fossi persa dietro l’hobby del taglio e cucito, sarebbe una penalizzazione vergognosa e uno scempio per quanto riguarda gli anni impegnati nella ricerca e i soldi che lo stato (insieme ad alcuni paesi esteri) ha investito su di me.
E chi si permette di discettare sulle gravidanze a rischio provi prima a portarsi un bebé in pancia e poi a scodellarlo, il tutto, se uno ha studiato e fatto ricerca in un paese come il nostro, mai in una verde età. E anche tutto il garantismo sindacal/femminista su cui si fa ironia, consideriamolo una buona volta alla luce di un paese dove si parla, si parla sempre di maternità, ma non esistono strutture di nessun tipo per aiutare queste famigerate mamme, tranne i sempiterni nonni. E, ultima cosa, se le donne non facessero figli, vorrei vedere a chi avreste modo di profondere la vostra gran scienza…
@sandy, @meliante ecc. vabbe’, dài, siamo sinceri (o almeno realisti): si sta pur sempre parlando di lavoro universitario, mica di turni di notte all’altoforno. Una giornata in risaia non è la stessa cosa che “spostare il semestre”. Poi: tutti/e quelli/e che dicono che non hanno nonne e babysitter, di solito hanno nonni e babysitter.
Meliante il tuo caso è l’emblema di come l’età accademica così calcolata penalizzi i non strutturati. Infatti una tua collega strutturata avrebbe avuto detratti i periodi di maternità ed abbassata l’età accademica.
Detto questo perdonami la franchezza: se potevi restare all’estero perché non l’hai fatto?!
Mi rispondo da solo, perché probabilmente ti sei fidata delle promesse del barone/baronessa di turno che ti ha sfruttato con contrattini vari fin quando ha potuto.
Non di rado alcune considerazioni di maschi (vedi Marc e Paolo) mi fan vergognare di essere maschio pure io… Le colleghe intervenute hanno piena ragione e casomai son state fin troppo moderate nelle loro reazioni. Se poi al maschilismo si aggiunge pure l’elogio dell’analfabetismo si tocca il fondo, dimostrando che Darwin aveva in parte torto: se in generale l’uomo discende dalla scimmia, talvolta avviene il contrario. Falls wir nicht auf Italienisch reden wollen, können wir z. B. selbstverständlich auf Deutsch schreiben, aber jedenfalls ohne Fehlern und ohne die wunderbaren Sprachen Dantes und Goethes anzugreifen, nicht wahr? Und nicht besser?
“Ohne Fehlern”? Cioè “senza errori”? Veramente in tedesco si dice “ohne Fehler” … Scusate l’off-topic, e chiedo scusa soprattutto al collega Brunello Mantelli, al quale va la mia stima … semplicemente non ho resistito ;-).
Chiusa la parentesi scherzosa (che spero serva ad alleggerire il clima), colgo l’occasione per esprimere la mia solidarietà a tutti coloro che, uomini o donne, in questo momento, per qualunque motivo, si sentono offesi.
Scusate, ho una perplessità sull’età accademica o come accidenti vogliamo definirla: lìetà accademica non può essere ringiovanita a piacere, perchè è in base a scopus e/o ISI che si calcola. Ho pensato che cineca l’avrebbe calcolata a prescindere dei tentativi di ringionanimento fatti dai candidati.
Per quanto riguarda l’H-c, mi pare che non favorisca tanto la componente più giovane (forse anche quella) ma soprattutto chi ha continauato a lavorare e pubblicare su buone riviste anche se Rc o PA più anziano.
Cara Sandy, già fatto! Sto cercando qualcuno nella mia condizione ma sembra alquanto raro. C’era qualcuno in chimica, mi pare (Sixsax) che era incappato in un caso simile.
Martedì vado a firmare la procura. L’avvocato mi ha assicurato che in 15 giorni il ricorso lo deposita. E’ un professore di diritto amministrativo ed esperto di cause universitarie.
In bocca al lupo!
Ubi, però pure i tuoi commissari o sono tonni o in malafede. La cosa mi aveva già colpito in nel caso di, mi pare, Sandra: i commissari dovrebbero già conoscere tutte (o la stra-stragrande maggioranza de) le pubblicazioni (e le persone) del loro settore, e avere la loro idea su ciascuna. Si chiama studiare, tenersi aggiornati e schedare. Si chiama far ricerca. Nascondersi dietro a SSD, mediane ecc. è pigrizia e/o malafede.
Prima che il GALLO canti tu mi avrai rinnegato tre volte!. AUGURI a tutti.
Personalmente non critico le modalità di calcolo della età accademica. Forse quello usato è l’unico ragionevolmente utilizzabile. Critico l’uso della età accademica per normalizzare gli indicatori. Inserire una ulteriore variabile su indicatori già di per sé discussi e discutibili non mi è sembrata una buona idea.
PROPOSTONA:
Se non sbaglio, quando si è fatto domanda per questa prima ASN non si conoscevano le commissioni, invece quelli che hanno dfatto domanda nella seconda tornata non solo conoscevano la commissione ma avevano avuto tutto il tempo (non solo 15 gg) per studiarsi i criteri stabiliti dalla commissione. Questo potrebbe essere un “appiglio” per permettere solo a quelli trombati nella prima tornata di ripresentare domanda senza il blocco dei due anni. forse questa potrebbe essere un soluzione che eviterebbe centinaia di ricorsi.
Inoltre si dovrebbe evitare che si ripeti una situazione del genere. Per le abilitazioni non è necessario fare prima domanda e poi conoscere la commissione, ma è forse più giusto il contrario fare prima la commissione e i criteri e poi dopo la gente fa domanda. Che ne dite?
Mi vengono certe idee, che mi auto-impressiono :-)
Caro Paolo,
indirettamente, hai colto il vero punto debole della faccenda. In realtà il bando della seconda tornata prevede esplicitamente, per i candidati, la possibilità di ritirarsi entro quindici giorni dalla pubblicazione dei criteri (vedi Articolo 2, comma 9) da parte della Commissione, che è dunque chiamata a riformularli ex novo (vedi Articolo 4, comma 1). Sotto questo aspetto il bando della seconda tornata non differisce minimamente da quello della prima tornata. MA ALLORA: se la Commissione può teoricamente cambiare i criteri di giudizio, come si giustifica il divieto, per i non abilitati, a ripresentarsi?
A ciò si aggiunge la seguente considerazione. Anche se i criteri dovessero rimanere gli stessi, resta comunque la possibilità, per i candidati, di essere giudicati su nuove basi: si può infatti “ritentare la sorte” presentando (ossia allegando) pubblicazioni diverse da quelle selezionate per la prima tornata.
Paolo, idee su ROARS riguardo alla ricandidabilità dei “non abilitati” ne abbiamo discusse diverse, alcune delle quali stanno venendo riproposte in questo thread.
Sinceramente sono mesi che dico che il blocco è di fatto assurdo, anche se probabilmente necessario per evitare un milione di domande.
Detto questo al momento vedo un problema non da poco, ovvero il dover riaprire il bando 2013 per permettere a coloro che non l’hanno già fatto di ripresentare la domanda. Più passa il tempo e peggio è.
Spero che al ministero si rendano conto che bisogna agire su questo al più presto in modo da scongiurare almeno un parte (secondo me la maggioranza) dei ricorsi.
Se attendiamo l’esclusione dei candidati “recidivi” (successiva alla pubblicazione dei risultati 2012, ovvero a questo ritmo ad Aprile 2014) e poi gli ulteriori ricorsi che questi faranno per essere riammessi la tornata 2013 finirà nel 2020…
Credo che questo sia un buon punto. Da trombato (ma non ho ancora potuto vedere le carte) penso che sia inutile inventare modi per mettere riparo ai mille difetti di questa ASN. Ma forse una o due proposte fatte con forza al ministro…
L’eliminazione del blocco mi sembra più che naturale: un blocco annuale va anche bene, posso capirlo (se non hai abbastanza carne sul fuoco ora non l’avrai tra sei mesi), ma quando una tornata dura un anno e più, due anni di blocco, che diventano tre per la durata del percorso, sono in realtà quattro. Che senso ha? Perché pagare la colpa di aver fatto domanda alla prima tornata, senza conoscere meccanismi, commissione e criteri (anche se li rifaranno, comunque ora si è capito come può funzionare)? Il blocco dunque va eliminato.
Seconda ipotesi: paletti più rigidi per i criteri, altrimenti è una lotteria affidata alla totale discrezionalità della commissione, e in questo caso a che servono ANVUR, VQR e tutto il resto, tutte cose molto costose?
@ Plymouthian: il milione di domande non è colpa di chi le fa, ma di chi non razionalizza il turn over e lascia fuori la gente per anni. E questa è solo un’abilitazione, se si fa si accetta che le domande siano anche due milioni, altrimenti torniamo ai concorsi locali su posti chiamati.
Piuttosto trovo molto buona la proposta del tetto al numero di domande per commissione. Più domande, più commissioni per settore.
Leggo tra i commenti il seguente intervento di Paolo, del 5 gennaio alle 17:17.
“Conosco 2 o 3 ginecologi abbastanza fulminati. […]
Se una donna (tua moglie) ti rende rinco, immaginete tutte quelle donne che devono sopportare questi poveri cristi :-)”
Una volta di più registro quanto il mondo accademico italiano sia profondamente maschilista. In linea d’altronde con il resto del Paese.
4 gennaio, pardon.
Storia breve: La figlia della professoressa.
Scena 1. Irruzione di un gruppo di estrema sinistra in aula. Protestano contro i pericoli della ricerca scientifica. Il leader del gruppo e’ una ragazza, che parla agli studenti. Il nostro protagonista ascolta un po’ scettico.
Scena 2. Alcuni anni dopo. La professoressa con la quale il nostro protagonista collabora presenta al nostro protagonista la figlia, che egli riconosce essere proprio la ragazza dell’irruzione in aula di alcuni anni prima.
Scena 3. La professoressa racconta al nostro protagonista dei problemi che le ha creato in passato la figlia. Ora pero’ ha messo la testa a posto, si e’ sposata.
Scena 4. Parlando con una dottoranda della professoressa il nostro protagonista scopre che il tecnico recentemente assunto e’ il fidanzato, non il marito, della figlia della professoressa. E non e’ l’unico, alcuni anni prima un altro tecnico li assunto era il fidanzato della figlia della professoressa.
Scena 5. Il nostro protagonista cambia citta.
Scena 6. Alcuni anni dopo. Il nostro protagonista navigando in internet scopre che la figlia della professoressa e’ ora leader di Arcilesbica.
Non è l’unico commento deprimente. Ma si distingue per essere anche offensivo, in maniera particolarmente rozza.
Potrebbe l’autore qualificarsi con nome e cognome?
Che schifo, Marina. Hai perfettamente ragione. Ed ancora una volta osservo come numerosi maschi mi faccian vergognare si esserlo… :-(
Caro Eriberto,
invece il problema è proprio che siamo ormai così specializzati che i commissari potrebbero non conoscere l’argomento. Nel caso mio per esempio il commissario di settore è un fisico dell’atmosfera, io sono una fisica della terra solida che si occupa di tecniche di imaging del sottosuolo e che (ahimé) ha applicato tecniche di imaging anche al sottosuolo di marte (per questo mi hanno messo fra gli astronomi). Premetto che sono stata valutatore di ANVUR (scritto a chiare lettere nel CV) per il mio settore (mica piccola la contraddizione). Il problema è che con circa 740 candidati (tra prima e seconda fascia) oltre 500 nella seconda fascia dove ho partecipato, sbagliarsi è facile. E quanto tempo puoi dedicare ad un CV? Certamente al massimo leggi i titoli (e qui l’errore) ma non riesci ad andare oltre. Nota che la commissione non ha scritto nessuno giudizio, ma solo una parola per ogni parametro, Buono..eccellente,,ecc.
sono d’accordo su queste ultime proposte: eliminare il blocco dei 2 anni permetterebbe di far vivere questo sistema di abilitazione e non essere investiti da troppi ricorsi. Spero che il Ministro o qualche suo vicino collaboratore vedano questa discussione.
Perché limitarsi a sperare? Tra le innumerevoli proposte discusse in questo thread, quella di eliminare il blocco dei 2 anni è forse l’unica su cui c’è consenso unanime. Perché allora non preparare una lettera con richiesta adeguatamente motivata da inviare al Ministro?
@Osservatorio: Concordo sulla considerazione che l’anzianità di ricerca non ha alcun valore nel caratterizzare la maturità di un ricercatore. Ma è proprio per questo che l’età accademica della ASN NON MISURA l’anzianità della ricerca. E’ solo il denominatore di una frazione che al numeratore ha il numero di citazioni collezionate dagli articoli che il candidato sottopone per la valutazione. Serve cioè a trasformare questo numero assoluto (numero di citazioni) in un numero relativo (citazioni/anno). Io personalmente non lo avrei introdotto, e avrei proposto come denominatore il numero di articoli presentati invece dell’età accademica. Ad esempio, se presento 4 articoli, aventi rispettivamente 10,15,5 e 10 citazioni, il secondo indicatore lo avrei calcolato come (10+15+5+10)/4=10 citazioni medie per articolo. Non ci sarebbe stata nessuna ambiguità, e l’indicatore sarebbe stato indipendente dall’epoca in cui gli articoli sono stati pubblicati.
Concordo pienamente … anche se il problema del reperimento delle citazioni `ante 1996′ non e` risolto, gli articoli piu` vecchi non verrebbero penalizzati ulteriormente.
Bona Befana
Sandra
Il problema è calcolare il valore di riferimento, volgarmente detto mediana.
Come fai?
L’età accademica non ha senso e basta. Perchè mai il peso di un lavoro dovrebbe dipendere dalla data di un altro? Normalizza se vuoi le citazioni di un lavoro sulla sua età e somma. Sarebbe un indice cumulativo, non terrebbe conto di congedi, uno ci mette i lavori che vuole (aggiungendo comunque ci guadagna) e per i patiti delle mediane si potrebbe anche usare per il calcolo della relativa mediana su una fascia del SC.
@Plymouthian: Le mediane possono essere calcolate sui dati presenti sul sito loginmiur, fotografati ad una determinata data prima di ogni tornata di abilitazione.
Caro Sam, se sai esattamente come sono state calcolate le mediane (settori bibliometrici), ti sarei grata dell’informazione.
Seconda domanda: si puo` accedere al calcolo fatto da ANVUR/Cineca ? Come ? Dove sono i dati ?
Grazie molto. Buon 2014 !
Sandra
Thor, la tua idea è sbagliata. La filosofia dietro le mediane è creare un sistema in cui si privilegi a l’intensità produttiva, non l’anzianità produttiva (tranne nel caso delle mediane per commissari). In questo senso, con il tuo sistema i giovani meritevoli non avrebbero alcun modo di superare la mediana delle citazioni. Il sistema dell’età accademica è profondamente ingiusto per come è pensato, ma non lo si può sanare creando ingiustizie più gravi.
sam, mi riferivo alla proposta di considerare la media delle citazioni degli articoli presentati.
Dato che nel calcolo delle mediane nessuno presenta nulla, ma esse sono “automagicamente” calcolate su quanto presente nel database CINECA in modo casuale e volontario (e senza nessuna verifica), come si fa ad implementare questo meccanismo?
Thor, l’età accademica ha senso, ma non così calcolata.
Comunque bisogna sempre tenere conto del fatto che i valori di riferimento (mediane) sono calcolati su un database statico, al momento incompleto e non certificato.
Vi ricordo che hanno messo dentro nel calcolo tutti i lavori del 2002 e non solo quelli da giugno in poi, perché per molti lavori non era possibile determinare la data effettiva di pubblicazione. Aggiungo che lo stesso vale per i lavori in corso di pubblicazione, dato che avranno preso tutti i lavori con data 2012.
Quindi il periodo di calcolo effettivo è superiore ai 10 anni e mezzo!
Io continuo a ripeterlo a favore di chi sta preparando i ricorsi.
@Marc
Ripeto: determinare (diminuire) il peso di un lavoro con la data di un altro non ha senso! Questa è una grande ca……
Se due tizi hanno fatto più o meno le stesse cose negli ultimi 10-15 anni, non vedo perchè devi escludere dalla valutazione di merito quello che ha un lavoro più vecchio. Questo è un abuso bello e buono. Stiamo parlando di filtri e non di valutazioni. Questo filtro anvuriano è una minchiata! Permetti pure a un giovane o a chi ti pare l’accesso alla valutazione, ma non lasciare fuori dalla valutazione chi ha lavorato bene e con intensità negli ultimi 10-15 anni.
@ Plymouthian: La mia idea è che tutti coloro che vogliono partecipare ad una tornata ASN debbano obbligatoriamente caricare le pubblicazioni su cui vogliono essere valutati sul sito CINECA entro una certa data (antecedente a quella di scadenza per presentare domanda). In questo modo, prima della scadenza di presentazione delle domande, sarà possibile calcolare le mediane sui dati di tutti coloro che intendono farsi valutare. Credo che questo sia l’insieme di dati più corretto su cui calcolare le mediane, perchè se sono un candidato a II fascia io dovrei superare delle mediane calcolate su tutti i candidati a II fascia, e non su tutti i professori di I fascia (come attualmente si fa). La mia proposta è semplice. Tutti coloro che vogliono partecipare all’abilitazione di II fascia dichiarino di volerlo fare e carichino i lavori che intendono presentare sul sito CINECA prima della data X. Successivamente, saranno calcolate le mediane alla data X su tutti i candidati di II fascia. Entro la data Y (successiva ad X) coloro che hanno dichiarato di volersi presentare all’abilitazione potranno compilare la domanda vera e propria, scegliendo gli articoli da quelli che avevano caricato sul CINECA entro la data X. Se si accorgono di non avere superato le mediane, potranno anche rinunciare a presentare la domanda. Idem per l’ASN a prima fascia.
quello che non capisco relativamente alla proposta di annullare il blocco dei due anni è perché pensate che le stesse commissioni cambino idea sui non abilitati (salvo naturalmente il caso di valanghe di nuovi titoli e nuove pubblicazioni accumulate in un anno).
lo stesso o analogo problema si porrebbe per i ricorsi, salvo il caso di errori materiali, qualora i vari TAR disponessero per un nuovo giudizio ad opera della stessa commissione
Si immagina che qualcuno nel frattempo spieghi alle commissioni che questa è una abilitazione e loro devono solo valutare i candidati come futuri candidati ai concorsi, non devono pre-selezionare i vincitori, ne tantomeno assegnare i premi nobel.
Non credo le commissioni possano cambiare i criteri che si sono date, sia nella forma che nella sostanza, altrementi dovrebbero rivedere anche i giudizi che hanno dato ai candidati abilitati della tornata 2012.
Ormai quel che è fatto è fatto, si tratta di decidere solo se ASN 2013 deve andare avanti o no. Io credo di si, ma con le stesse regole, poi come dice il Ministro si ferma tutto e rapidamente ci si mette mano pesantemente.
Il ripescaggio di candidati ASN 2012 che hanno subito ingiustizie e/o errato calcolo degli indicatori temo possa essere sentenziato solo da un TAR, e nell’ambito della ASN 2012. Nota: si tratta di un riamettere eventualmente il candidato di fronte al giudizio della (stessa) commissione, il TAR non rilascia le abilitazioni…
Nei confronti di coloro che non hanno presentato (o ritirato) la domanda ASN 2012 è giusto che ASN 2013 vada avanti. Ed è giusto che la commussione adotti esattamente gli stessi criteri della tornata precedente. Per tutti gli altri, come dicevo, c’è il TAR. Non cerchiamo di correggere delle italianate con ulteriori italianate, siamo in un paese di diritto. O no?
@gab: Le commissioni sono esplicitamente invitate a riformulare i criteri. Ciò è stabilito dal bando. Nell’art.4, co.1, si legge:
“Nella prima riunione la Commissione definisce, altresì, le modalità organizzative per l’espletamento delle procedure di abilitazione, distinte per fascia.”
Queste determinazioni vengono poi comunicate al responsabile del procedimento, che ne assicura la pubblicità, e dal momento della loro pubblicazione decorrono i quindici giorni per l’eventuale ritiro delle domande.
Non v’è nessuna differenza rispetto a quanto stabilito dal bando della prima tornata.
Tutto, formalmente, riparte da zero. Le due procedure, da questo punto di vista, sono del tutto indipendenti.
Ed è questo aspetto che rende dubbia la legittimità del divieto di partecipare ad entrambe le tornate.
Pia illusione… A meno di macroscopici errori materiali, penso che molto difficilmente una commissione smentirà se stessa. E dunque che senso ha chiedere con tanta insistenza di consentire alle attuali commissioni di esaminare una seconda volta gli stessi candidati su cui ha espresso giudizi negativi? L’unica possibilità per gli sventurati – parliamo di quelli che meritano e non degli avventurieri che hanno chiesto l’ordinariato avendo 3 dubbi articoli – è che cambi qualcosa: o la commissione o le norme ( ma poi chi può garantire sull’abuso di discrezionalità nell’applicazione di queste?)
In effetti, data la lentezza con cui vengono espletate le procedure, è possibile che le commissioni debbano essere presto cambiate: ad un certo punto, per legge, scadono, non restano in carica in eterno …
Non illuderti, le commissioni verranno cambiate soltanto dopo che ASN 2013 si sarà chiusa. Se occorre arriveranno le proroghe, figurati! Ed è anche giusto sia così. Poi finita questa ASN 2013, se mai finirà anche ASN 2012, il Ministro si è preso l’impegno di rimettere mano al sistema. E già da ora dovrebbe lavorarci.
Detto questo, ci ritroveremo con una valanga di insoddisfatti: coloro che non hanno fatto alcuna domanda, coloro che sono stati segati, colori che se pur abilitati non saranno chiamati (ovvero la maggior parte). Insomma, un sistema (estremamente oneroso da tutti i punti di vista) per generare insoddisfazione. Ci voleva. Resteranno forse a festeggiare i soli prof. di I fascia. Forse…
Ghino, ci sono commissioni che correttamente hanno “non abilitato” con 3 favorevoli e 2 contrari (e l’hanno scritto).
Ora che questo candidato ripresenti la domanda corredata di nuovi lavori per convincere un commissario non mi sembra assurdo.
Ovviamente chi ripresenta la domanda deve avere qualcosa in più o deve aver corretto eventuali errori presenti nella prima.
E’ vero che ci si poteva ritirare, ma è anche vero che quando le commissioni hanno pubblicato i loro criteri a volte (spesso) hanno aggiunto cose che non erano esplicitamente richieste (es. didattica, supervisione di dottorati, ecc…).
@gab: L’unico aspetto positivo dell’incertezza è il fatto di poterla riempire di illusioni … :-)
Avevo scritto un post ieri che non trovo più. Lo riscrivo.
Cose da chiedere alla ministra:
1) Annullare il blocco dei due anni per permettere ai trombati (ingiustamente?) di farsi ri-valutare; in subordine il blocco dei 2 anni parte dalla scadenza della domanda non dal momento degli esiti (se loro sono lenti che colpa abbiamo noi candidati);
2) Dare alle commissioni dei paletti numerici da rispettare. Per il momento le mediane (quindi annullare la lettera di profumo che li ammorbidiva), in futuro pensare a qualcosa di più furbo: ogni settore si sceglie il suo paletto numerico;
3) Quota rosa fra gli abilitati.
Premetto che sono un candidato che non conosce ancora ufficialmente gli esiti delle proprie domande, ma non-ufficialmente dovrebbe avere avuto esiti positivi. Per questo motivo mantengo la privacy ma voglio condividere alcune considerazioni (comunque non parlerò del mio caso, quindi la privacy è ininfluente).
Già da qualche tempo, le notizie che giravano su questa procedura di abilitazione mi suonavano male. Ora, dopo che un numero significativo di risultati si sta accumulando, i miei cattivi pensieri si stanno consolidando. Sto seguendo i lavori delle commissioni delle scienze “dure”, che coincidono con le aree “bibliometriche”, analizzando quello che sta avvenendo nella mia università (perché conosco meglio i candidati). Il meccanismo delle mediane da superare ha oggettivamente evitato qualche fetenzia (soprattutto perché molti impresentabili … non si sono presentati), però ha un rovescio della medaglia veramente squallido. Molti abilitati sono persone di pochissimo o nullo spessore scientifico: giovani ricercatori che hanno avuto la ventura di sedersi ad una scrivania/entrare in un laboratorio trovando tutto già funzionante ed avviato, e in questo modo hanno potuto in poco tempo accumulare pubblicazioni e citazioni, e superare agevolmente le “mediane” (che peraltro non tengono conto del grado di proprietà di un lavoro: quindi collaborare con un ordinario “highly cited” implica superare le mediane anche se, semplicemente, gli porti il caffè tutte le mattine). Chi invece ha costruito dal nulla un laboratorio (curando tutto, da eventuali traslochi, alla selezione, all’acquisto e all’installazione delle apparecchiature; dalla scelta, alla formazione dei collaboratori, senza dimenticare il finanziamento delle loro borse), chi sta combattendo da anni per reperire finanziamenti (i PON per noi meridionali, ma anche i PRIN, le visite propedeutiche ai 7FP/Horizon 2020, le visite in aziende), chi si sta dedicando da anni alla didattica e ai servizi all’Ateneo (che in questa valutazione non sono stati considerati), chi – dicevo – fa questo ma non ha i numeretti – o comunque non è ben visto dalla commissione – è stato semplicemente … “non abilitato”.
Credo che questa situazione non sia stata originata dalla legge, che ha i suoi aspetti negativi sui quali non voglio soffermarmi ora, ma dalle commissioni, che hanno operato oltre o contro i vincoli di mandato. Avrebbero dovuto usare i parametri come condizioni quasi-necessaria (potendo complementarli con un CV particolarmente buono), ma non sufficiente: invece in qualche caso hanno basato le valutazioni solo sui parametri da confrontare con le mediane (ne ha due su tre, è da abilitare; ne ha uno su tre, non si deve abilitare), in qualche altro caso hanno completamente ignorato il CV (in molti casi a me noti, i CV, oltre ai parametri, dovevano garantire l’abilitazione).
A cosa porterà questo? Progressivamente stiamo selezionando il peggio dell’accademia. I prossimi associati non avranno alcuna esperienza gestionale/organizzativa, ma la spocchia e la presunzione derivante dall’aver ottenuto l’abilitazione (e successivamente la chiamata, da noi qualche risorsa c’è), operando secondo me malissimo, pubblicando articoli solo perché hanno avuto la fortuna di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Invece chi finora “ha tirato la carretta” sarà profondamente demotivato, e sicuramente non più disponibile a fare di più di quanto deve.
Quel che staj accadendo e’ stato pensato proprio per far andare avanti i giovani (nulla da ridire) ma purtroppo a scapito della generazione di mezzo, che non può avere i numeri x ovvie ragioni considerando il tempo speso in didattica e vita accademica. Avremo comunque molti (per fortuna non tutti) pluricitati docenti giovani magari colmi di auto citazioni e amici-citazioni…….c’est la vie!
sono assolutamente d’accordo e mi fa piacere che questa presa d’atto venga anche da chi, anche se solo ufficiosamente, sa di esser stato abilitato. Io non arriverei a dire che è stato selezionato il peggio, non lo penso, ma la questione degli indicatori è assolutamente ben centrata. Ci sono persone con 150 articoli in 10 anni di attività, ognuno dei quali magari con almeno 5/6 nomi. Queste persone hanno ovviamente indicatori altissimi. Sicuramente nella maggior parte dei casi si tratta di ricercatori particolarmente validi. Tuttavia, è difficile non pensare che l’esibizione muscolare degli indicatori, di per sé, non condizioni le commissioni, ed anzi li faccia sentire serenamente sollevati dall’onere di valutare il curriculum del candidato nel merito. Pensate sia davvero possibile essere autori di 150 articoli in pochi anni? Non pensate invece che questa circostanza imponga un’analisi del contributo individuale? So che arriveranno le solite riposte di chi, assumendo di base l’infallibilità degli indicatori, affermerà: beh, ma se tu sei Einstein, allora capisci il sistema, porti anche tu il caffè all’ordinario di turno, ti organizzi, fai anche tu 150 articoli, e vedi comunque il tuo merito riconosciuto (scusate questo sarcasmo, ma è veramente avvilente sottolineare un problema e trovare solo risposte inconsistenti).
Come ho detto in un messaggio precedente, gli indicatori compromettono la valutazione di chi si occupa di tematiche di nicchia, e certamente anche di chi ha avviato le proprie ricerche in un ambiente poco fertile, come giustamente osservi tu, senza lavorare con ordinari in vista o influenti nel proprio settore. Di contro, aggiungo anche che questi stessi indicatori diventano invece per altri piedistalli sui quali ergersi, piedistalli forse un po’ troppo insindacabili ed imponenti rispetto a ciò che la valutazione dovrebbe rappresentare.
Deve entrare nella testa di tutti che gli indicatori bibliometrici NON sono una misura lineare della qualità dei ricercatori, semplicemente perché sono influenzati in maniera determinante da aspetti diversi dalla qualità intrinseca del ricercatore.
Nel mio caso la discrezionalità della commissione é stata schiacciante: tre mediane superate, partecipazione a numerosi prin, didattica decennale su corsi fondamentali della mia facoltà. Non sono stata abilitata perché delle numerose pubblicazioni presentate nessuna é stata giudicata di buon livello. E le riviste di fascia A come mai le hanno pubblicate? Guarda caso nel mio dipartimento sullo stesso settore é passato il giovane allievo del vecchio barone. Sarà un caso?
Commento condivisibile e che condivido per quanto riguarda i “fortunati che si sono solo trovati al posto giusto nel momento giusto e che si trovano ad essere abilitati pur non avendo esperienza o spessore scientifico”. Può capitare, come può capitare che il CV di un candidato sia stato anche in breve tempo “costruito” ad hoc, con l’aiuto di qualche nome forte (vogliamo chiamarlo barone?).
Non capisco perchè però perchè chi “ha tirato la carretta” non dovrebbe anche essere a posto dal punto di vista delle mediane. Se ha fondi, un laboratorio, dei collaboratori, delle collaborazioni, non vedo perchè non dovresti anche aver pubblicato bene.
Plymouthian, conoscendo la logica con cui hanno lavorato i commissari del mio settore – che è quella delle cordate secondo il colladauto vecchio sistema – dubito che l’aggiornamento di un curriculum (con nuove pubblicazioni e dati effettivamente non richiesti e poi valutati “in absentia”) possa incidere in qualche modo. Ho seguito in passato ricorsi in cui la commissione, pur di non tornare su quello che aveva deciso in prima istanza, ha sostenuto l’insostenibile… e alla fine ha avuto pure ragione!
Mi permetto di ricordare che la preclusione, in caso di mancato conseguimento dell’abilitazione, a partecipare alle procedure indette nel biennio successivo per l’attribuzione della stessa o per l’attribuzione dell’abilitazione alla funzione superiore è prevista esplicitamente dall’art. 16, comma 3, punto m) della legge 240/2019 (Gelmini). Per tali motivi non è sufficiente un atto del Ministro per modificare questa previsione, ma sarebbe necessaria una legge (o un decreto legge da convertire) per cassare quel punto. Mi sembra non facile ottenere tale modifica, se non nell’ambito di una revisione completa delle procedure di reclutamento o della legge. Inoltre, poiché diverse centinaia di candidati si sono ritirati (o non si sono presentati) proprio per non incorrere in questo blocco, una eventuale sanatoria creerebbe altri e nuovi scontenti.
Riguardo ai molti commenti che dicono “ci penseranno i TAR”, sinceramente non mi sembra una bella cosa per l’Università italiana.
Veramente volete che i futuri professori siano “figli” di una procedura invalidata dai TAR?
Mi auguro un colpo di orgoglio da parte di tutti, gestori del sistema, candidati contenti e scontenti, che si possa trovare un accordo all’interno dell’Università stessa.
Salve, sono appena rientrato da una bella vacanza per disintossicarmi dagli esiti del’ASN 2012. Ed eccomi qui dietro a un computer a provare a dare un contributo a questa discussione.
Ho letto molti dei 1300 commenti fatti finora e penso che, mentre all’inizio la strada intrapresa era giusta (ovvero monitorare gli esiti dell’ASN) adesso i discorsi stiano un po’ degenerando: infatti questo non è il luogo per discutere età accademica, aumenti di stipendio, etc. ma monitorare l’operato delle commissioni effettuando “radiografie” (come qualcuno proponeva) dei vari settori.
E per questo mi limito ad analizzare i risultati della mia commissione: la tanto criticata (a ragione) 09-H1.
Ho visto le valutazioni di diversi settori ma mi pare che la commissione in questione sia sta una delle peggiori.
Un’analisi globale mostra che la commissione 09-H1 abbia eseguito un piano distante anni luce dal valutare in maniera “oggettiva” il merito dei candidati. Sembra infatti che i commissari abbiano operato “a difesa” del settore: questo è dimostrato dalle illustri esclusioni di candidati appartenenti al settore 01/B1 e dalla concessione dell’abilitazione a canditi mediocri che hanno prodotto ben poco negli ultimi dieci. Da una veloce analisi effettuata risulta che la maggior parte degli abilitati superano solo due delle tre mediane e cosa, secondo me, più grave non superano la mediana sulle pubblicazioni. Ora si può discutere sull’utilità delle mediane, ma quella sulle pubblicazioni (mentre gli altri due indicatori bibliometrici possono essere manipolati ad arte) è secondo me quella più indicativa della produzione scientifica perché frutto di una valutazione peer-reviewed fatta sulla qualità dei lavori sottoposti a revisione da parte di reviewer COMPETENTI in quella tematica (non penso che i commissari fossero competenti di tutte le tematiche del settore).
Ho visto casi di abilitati a prima e seconda fascia con solo 3-4 articoli su rivista negli ultimi 10 anni, mentre candidati con molti articoli su riviste importanti essere non abilitati.
Di particolare attenzione è il caso degli abilitati che non superavano le mediane. Infatti qui ad arte la commissione ha manipolato i giudizi in modo da ottenere una valutazione complessiva molto buona tale da giustificare la concessione dell’abilitazione (anche se ci sono casi di abilitati che non superavano le mediane avendo una valutazione complessiva “accettabile”). E’ così può capitare di vedere casi in cui 4 commissari definiscano una produzione “accettabile” e nel giudizio collegiale apparire “buono” o “molto buono”. Ma questo non è un reato penale?
Inoltre quello che manca nelle valutazioni sono i criteri adottati (quelli dichiarati non sono stati applicati): trucchetto necessario se vuoi fare quel che ti pare!
Qualcuno sostiene che il merito dell’ASN rispetto ai concorsi locali sia quello della massima trasparenza. Ma mi chiedo a cosa serve tutta questa trasparenza se poi effettivamente non viene fatto nulla?
Praticamente andare avanti con questo sistema significherebbe legittimare il comportamento “scorretto” di queste commissioni che continuerebbero (oltre che essere d’esempio per le commissione future) ad operare indisturbate anche nelle valutazioni successive.
Dato che, come sembra, il Ministro e il MIUR non abbiano intenzione di intervenire allora l’unica vera strada è quella dei ricorsi al TAR e delle denunce penali, affinché la trasparenza introdotta dall’ASN sia un vantaggio reale e non argomentazione per chi vuol mantenere/difendere lo “status quo”.
Saluti e buon anno a tutti!