Roars ha da molto tempo sottolineato i rischi intrinseci all’Abilitazione Nazionale per come essa è stata disegnata dal legislatore e da ANVUR. In particolare si erano più volte messi in evidenza i pericoli dovuti a un meccanismo potenzialmente foriero di contenzioso e alla designazione di un numero di abilitati non assorbibile dal sistema. Tali pericoli si stanno puntualmente avverando. Roars non è in grado di monitorare cosa sia accaduto nei singoli settori concorsuali, ciascuno dei quali sembra fare storia a sé. Mette però a disposizione dei lettori che desiderano discutere e commentare lo svolgimento dell’ASN un apposito spazio, costituito dai commenti in calce a questo post.

Raccomandiamo, anche per facilitare la moderazione da parte alla redazione, di evitare espressioni ingiuriose (che verranno comunque bloccate) e di  produrre argomentazioni i cui riscontri siano in qualche modo sottoponibili a verifica.

Per ora (5 dicembre 2013, h 00:10) sono usciti soltanto 13 settori concorsuali:

  • 01/A4 – Fisica Matematica
  • 06/D3 – Malattie Del Sangue, Oncologia E Reumatologia
  • 06/E1 – Chirurgia cardio-toraco-vascolare
  • 07/H1 – Anatomia E Fisiologia Veterinaria
  • 07/H5 – Cliniche Chirurgica E Ostetrica Veterinaria
  • 08/A1 – Idraulica, Idrologia, Costruzioni Idrauliche E Marittime
  • 09/H1 – Sistemi Di Elaborazione Delle Informazioni
  • 11/A1 – Storia Medievale
  • 11/A3 – Storia contemporanea
  • 11/A4 – Scienze Del Libro E Del Documento E Scienze Storico Religiose
  • 11/C2 – Logica, storia e filosofia della scienza
  • 11/C4 – Estetica e filosofia dei linguaggi
  • 12/B1 – Diritto commerciale e della navigazione

Ecco il link alla pagina del MIUR che si aggiornerà con i risultati degli altri SSD.

3312 Commenti

  1. Mi unisco all’ appello di chi vorrebbe riportare la discussione su un piano costruttivo.
    Da probabile non abilitato (vi risparmio gli opinabili motivi) dico che la strada dell’ abilitazione è quella giusta. Certo perfettibile, e qui appunto si dovrebbe aprire la discussione sugli eventuali migliorativi.
    Sappiamo tutti come son stati gestiti i concorsi fino ad ora, sappiamo tutti che tantissimi colleghi son diventati associati (per non dire ricercatori) con una manciata di pubblicazioni, e che il sistema sta pagando (e continuerà a pagare) anche l’ assunzione di persone non all’ altezza. Ora, con tutti i suoi limiti e le normali eccezioni (poche credo) il merito della attuale abilitazione è quella di consentire di diventar associato solo a coloro che hanno di fatto una certa consistenza scientifica. Non è un migliorativo questo? certo è probabile che i giochi di potere continueranno a contar molto per ottenere l’ effettivo posto, ma una cosa è scegliere tra il 100% dei candidati potendo portare avanti anche i meno presentabili, tutt’ altra cosa è poter scegliere tra il quartile superiore. Il sistema alla fine non potrà che giovarne. Detto questo concordo con chi ha detto che chi supera le mediane dovrebbe poter conseguire l’ abilitazione (prevedendo pure rari casi di eccellenza scientifica senza superamento degli indicatori). E’ probabile che una percentuale di abilitati ragionevole sarebbe superiore al 50% di chi ha fatto domanda, che è poi una piccola % del totale. Se guardo al mio dipartimento, su una cinquantina di ricercatori hanno potuto far domanda meno di 10. Certo ci saranno certamente dipartimenti più competitivi, ma immagino che la media generale si possa attestare ben al di sotto del 50%.
    Credo che per migliorare il sistema, accanto ad una abilitazione quasi automatica per chi superara le mediane ci debba essere un effettivo controllo a posteriori sulle scelte del dipartimento, al ministero trovare il modo, certo non facile.
    Resta naturamente un assurdo da debellare il blocco di tre anni per chi non supera l’ abilitazione, tanto più quest’ anno che le regole ed il modus operandi erano molto poco chiari……su questo concentrerei le forze per aprire una discussione con ministro.
    Buon anno a tutti

    • ….aggiungo che la trasparenza della procedura, intesa come la possibilità per tutti di esaminare gli atti ed i giudizi, è una vera rivoluzione di cui va dato atto al ministero. Forse qualche commissario ha sottovalutato questo aspetto, ma credo che anche alla luce della discussione cui stiamo contribuendo, sia questa una realtà (ed un controllo) con cui i commissari si dovranno confrontare, e tener in debito conto….

    • Ma la smettiamo di ripetere ‘sta stori. Le procedure erano pubbliche anche prima. Bastava saper cercare. Evidentemente non è sufficiente un PhD per questo, però…

  2. @Gab: “le regole ASN sugli indicatori si sono “ammorbidite” e le commissioni ci hanno sguazzato dentro”.
    Definizione e sintesi perfetta della realtà ASN.
    Gli indicatori ammorbiditi sono diventati m….. melma :-(

  3. Glottologia e Linguistica
    penso che sia ora che Davide provi a lanciare un sasso contro Golia…. almeno nel nostro raggruppamento.
    l’anonimato certo non è il massimo, ma capisco le remore, soprattutto dei più giovani. credo però che sia un DOVERE CIVICO ricorrere nelle sedi opportune davanti alle ingiustizie più palesi. TAR, dunque: in fondo siamo nel paese dei giudici (ovviamente, visto che altri livelli di azione e di controllo sono assolutamente latitanti).
    Lalli, a caldo, aveva fatto delle osservazioni interessanti.
    credo che il punto sia la disparità di trattamento, perfettamente valutabile in sede giudiziaria. Guardando i casi personali e naturalmente anche gli altri, che non a caso sono pubblici!
    Faccio prima il caso personale:
    mi chiedo perché mi si richieda un miglioramento del profilo internazionale con particolare insistenza sulle sedi di pubblicazione, se tra le 20 pubblicazioni più recenti 13 sono presso editori, o riviste, straniere. Ditemi che non devo più scrivere in Italia!
    Poi mi si dice che il mio profilo è piuttosto di italianista perché (negli utlimi anni) ho lavorato sull’italiano. Pensavo fosse una lingua degna di studio almeno quanto l’arbresh!
    E’ possibile che io non meriti l’abilitazione perché i miei scritti non sono abbastanza geniali, non ho scoperto la terza rotazione consonantica e non ho decifrato nessuna fiaschetta, ma PRETENDO che tutti siamo valutati con gli stessi criteri, almeno per i fatti oggettivamente verificabili.
    E qui scatta il confronto, per l’internazionalizzazione, gli altri titoli e anche le mediane (se non altro perché altrimenti si vanifica totalmente un sistema macchinoso e costoso). Molto sopra le tre mediane e bocciati con motivazioni talora non del tutto fondate talora molto labili: non è giusto. Nel contronto con promossi (sicuramente meritevoli e magari geniali) spesso sotto 2 o addirittura tre mediane! il dato quantitativo non è ignorabile.
    Proposta: analisi accurata di tutti i curricula e relativi giudizi (possibilmente con suddivisione di compiti tra gli interessati) e ricorso collettivo. Decideranno i giudici, al di sopra di qualsiasi diffamazione…..
    In parallelo: una sintesi efficace per fare uscire le nostre osservazioni al di fuori di ROARS e dell’accademia. Sono disposta a firmare in prima persona un bell’articolo per il Corriere, se i dati emersi da una recensione “scientifica” dei giudizi sono significativi. In fondo mi hanno scritto nel giudizio che ho un buon metodo di ricerca!

    • Condivido la riflessione di MC, l’ASN è utile e va sostenuta. Dai primi risultati, però, emerge con chiarezza che non è questo lo spirito con il quale è stato generato tale strumento.
      E si…, si tratta proprio di uno strumento, un filtro che avrebbe dovuto stabilire il livello della maturità scientifica di ciascun candidato e non certo una “dogana discrezionale” per ridimensionare il numero dei potenziali candidati per i concorsi locali.
      La commissione ha solo il compito, in buona parte guidato dalla norma, di stabilire il livello dell’asticella, quale soglia di valenza scientifica che qualifica degnamente i candidati affinché possano esercitare il ruolo di professore di I o II fascia.
      A me sembra, invece, che in parecchi Settori Concorsuali le asticelle siano state poste in modo obliquo. E non solo!
      Se analizziamo alcuni giudizi, infatti, ci rendiamo conto che alcune commissioni hanno valutato descrivendo tutto, ma argomentando ben poco, ed altre tracciando un confine netto, secondo modelli lineari e pragmatici, quasi come un test a risposta vero o falso (della serie: hai le mediane? Buon per te, ABILITATO!).
      Forse il Ministero deve ammettere che, fin quando si lasceranno spazi di potere e discrezionalità, il sistema fallirà sempre.
      Ed ora una chicca simpaticissima che, caso strano, riguarda il sottoscritto che si avvia, purtroppo, ad avere la triste notizia di sconfitta (così fiuto) proprio all’inizio del 2014…, bell’inizio di anno!
      Il SC 11/D2 valuta candidati afferenti ai 4 SSD che lo compongono: M-PED/03, M-PED/04, M-EDF/01, M-EDF/02 (Metodi e Didattiche delle Attività Motorie (1) e Sportive (2)).
      Dato già per ridicolo che i candidati dei SSD M-EDF/01, M-EDF/02 non hanno autonomia di SC e, pertanto, si sono dovuti ripiegare dolorosamente e forzatamente in uno dei 6 SC che li contemplano (dalla anatomia alla fisiologia, dalle professioni sanitarie alla pedagogia), la deontologica commissione 11/D2 (composta da 3 commissari di Pedagogia Sperimentale ed 1 commissario di Didattica e Pedagogia Speciale, oltre lo straniero, naturalmente afferente alla didattica) ha pensato bene di non nominare l’esperto esterno di M-EDF/02 (unico presente nella lista dei sorteggiabili)per i pareri pro veritate, quasi come se l’impianto giuridico di questo accorpamento di SSD corrispondesse all’impianto epistemologico delle scienze che lo compongono. In pratica i candidati che conducono ricerche, ad esempio, sul corpo, sulle attività sportive, sull’educazione fisica, sugli sport per disabili, ecc. sono stati valutati da accademici di Docimologia e Pedagogia Sperimentale.
      A voi il piacere di immaginare cosa sia possibile valutare (analiticamente come richiede la norma) prodotti senza avere le competenze scientifiche del SSD a cui afferiscono alcuni sfortunati candidati.
      Di cosa ci preoccupiamo se in Italia è consentito anche questo?
      Intanto buon anno a voi tutti!

    • Cara/o Davide
      1. MANCATA analiticità dei giudizi
      2. “asticella” BALLERINA
      3. coerenza con il settore concorsuale “10/G1 -Glottologia e Linguistica” BALLERINA

      Sono fatti oggettivamente verificabili, presumo anche dal TAR.
      Nei giudizi 10/G1 la produzione di vari non abilitati appare declassata a “cose locali” o “non originali”. La stessa produzione, inspiegabilmente, appare però in sedi prestigiose che di certo non pubblicano opere “locali” o “prive di originalità”. Il TAR non entra nel merito, presumo.
      Sì, hai ragione. Il caso GLOTTOLOGIA E LINGUISTICA va portato in tribunale e deve anche essere reso noto attraverso efficaci mass media. Presto una “radiografia” totale del paziente 10/G1 (senza commenti dei tipo “figlia di”, “moglie di”, “allievo di”, “amante di” — solo fatti verificabili attraverso il sito abilitazione.miur.it).

    • Siamo sinceri.Capisco benissimo l’amarezza, ma il suo giudizio -se ben ho inteso di chi si tratta- dice nel complesso cose abbastanza diverse rispetto a quanto si evince dagli spezzoni isolati che lei riporta qui. Lanciare una protesta su questi presupposti -anonimato e florilegio ad hoc- non mi pare corretto ed è comunque insufficiente per fondare un confronto Torno a ripeterlo (anche se da abilitata so di essere poco credibile): i giudizi di glottologia a me paiono tra i più articolati ed esaustivi. Concordo coi moderatori e con quanti a più riprese sono intervenuti: cerchiamo di recuperare il senso positivo di Roars e di proporre interventi coerenti con le sue funzioni. E anche di mantenere un po’ di onestà intellettuale.

    • Elena ha ragione. Anche a me i giudizi di Glottologia e Linguistica paiono tra i più articolati e analitici di quelli visti finora. Certo, sono opinabili, come tutti i giudizi. Ma trovo molto peggiore il lavoro fintamente analitico fatto da alcune commissioni che elencano le pubblicazioni dei candidati con accanto un aggettivo come ACCETTABILE o BUONO o LIMITATO

    • Gent.ma Prof.ssa Triantafillis,
      se fossi in Lei anche io, dall’alto di un’imponente pila di pubblicazioni, proverei a difendere l’indifendibile.

    • Lolo sta perdendo le staffe. È comprensibile ma sgradevole. I giudizi della commissione 10G1, opinabili quanto sì vuole, sono tra i non molti che argomentano la non abilitazione in maniera chiara

    • Caro Gloglo,
      passa dalla mia parte! Al TAR voglio te come avvocato. Ghedini e Taormina, impegnati, mi hanno detto di no.

    • Replica per gli ultimi commenti di GloGlo e Lolo. Ripeto, un po’ parafrasato, quanto ho postato a Davide in altra pagina
      1) Se si confrontano i giudizi della nostra commissione con quelli di molte altre, si vede parecchia analisi di dettaglio ed una spiccata inclinazione a focalizzare proprio la QUALITA’ delle pubblicazioni; in tale prospettiva, isolare e confrontare dati meramente quantitativi, estrapolandoli da un giudizio entro il quale magari si giudica negativamente (et pour cause) il livello di una monografia o di altri titoli mi pare abbia poco senso: mi sembra che io e Gloglo concordiamo in ciò. Aggiungo che -sino a ieri- tutti contestavamo le famigerate mediane e, in generale, i rilievi a carattere esclusivamente numerico. Troviamo una commissione che ‘entra nel merito’ e ci trinceriamo a nostra volta dietro l’usbergo del numero di pubblicazioni et similia? La quantità certo coadiuva, ma non ditta legge: e quello di riconoscere e soppesare lo specificum qualitativo è, appunto, il compito della commissione. Quanto alla variabilità dell’asticella il discorso è ampio e ha mille risvolti su cui occorrerebbe riflettere. Faccio un esempio. Tutti sappiamo che la linguistica è una materia con una accentuata articolazione interna. Ed entro il ventaglio di possibilità vi sono temi che richiedono ‘lunghe battute di caccia’ per il recupero e l’interpretazione dei dati, nonché un apparato filologico e tecnico particolarmente impegnativo da acquisire e utilizzare: è il caso di certe tematiche appartenenti alla ricostruzione dell’indeuropeo, o anche di problemi formali decisamente intricati; vi sono altri argomenti, per contro, che risultano decisamente di minore spessore da molti punti di vista (non ultimo la relativa facilità del controllo documentario). Per questo -anche in alcuni dei casi (‘numeri’) elencati da Lolo- non scorgo chissà quale motivo di scandalo. ci sarebbe molto da dibattere: alla metafora della radiografia, cara a Lolo, contrapporrei quella della TAC. Certo, il discorso non è esauribile in un post. Infine: caro Lolo, grazie per il ‘professoressa’, ma non mi sento affatto tale (e -per incidens- sono solo una precaria, che però si firma).

  4. francamente c’è qualcosa che mi sfugge (e lo dico prima di sapere come è andata a finire, per me)
    Alberto Baccini e Roars ora dicono: LO AVEVAMO DETTO
    si, ma cosa era stato detto: che le mediane e il meccanimo costruito sopra erano un castello costruito sul nulla e secondo criteri a cui nessun architetto aveva mai pensato (verissimo, purtroppo)
    il problema qui è un altro, però: la battaglia contro le mediane e il meccanismo fai-da-te ha avuto in qualche modo successo, forse indirettamente, e le commissioni hanno deciso di fare come gli pareva
    risultato: per molti commentatori il solito disastro
    i commenti non sono di gente che prima stava zitta e parla solo ora, ma di gente che è indignata dal fatto che non è stato applicato nemmeno il tanto criticato meccanismo, e che gli “scandali” sono emersi come al solito (almeno ora davanti agli occhi di tutti)
    è questo quello a cui bisogna dare spiegazione, sia un grido anonimo o meno
    cordialmente, Carlo Zappia

    • Ovviamente, carlo ha perfettamente centrato il punto. Le critiche preliminari – non necessariamente quelle a cui si riferiscono i curatori del sito, ma di certo quelle portate avanti con insistenza da tanta parte del mondo universitario – hanno avuto come effetto principale quello di spostare, nonché allargare, l’oggetto del contenzioso: dalla legittimità dell’impostazione bibliometrica alla legittimità della messa in atto delle procedure nel loro complesso. La questione tecnica ed accademica si è trasformata in una questione morale e giuridica di proporzioni gigantesche, forse mostruose. E la responsabilità dell’accaduto spetta in parte al Ministero, che del disastro ha creato le premesse, in parte alle Commissioni che hanno approfittato dell’acerba fragilità del nuovo per riproporre il logoro, scricchiolante vecchio.

      Se la rivoluzione è fallita, la reazione non è stata da meno. Difficile dire chi delle due avrà l’ultima parola. Molto, naturalmente, dipenderà da noi. Perché l’Università siamo noi. Nessuno si senta escluso.

    • Caro Carlo,
      quello che era stato detto è più o meno: le mediane sono una follia. Molte volte abbiamo scritto: sarebbe stato preferibile una soglia minima chiara e univoca. Le mediane inventate da ANVUR, da costruire in modo complicatissimo su fonti che ANVUR tecnicamente non conosceva, avrebbero dato problemi enormi.
      La previsione di Cassese: saranno i TAR a decidere, credo sia sul punto di realizzarsi.
      Non è la battaglia contro le mediane ad aver generato quello che sta accadendo. E’ l’idiozia del meccanismo. Evidentemente pensato da qualcuno che non conosce bene il funzionamento di questo paese.
      Ti ricordo che il tanto criticato meccanismo ha almeno per un verso funzionato: gli ordinari sorteggiati sono quelli che superavano le mediane. Questo meccanismo nella mente dei suoi propugnatori avrebbe permesso di selezionare l’aristocrazia degli ordinari. Ed evitare clientelismi e nepotismi. Bene quel meccanismo ha funzionato. Nel senso che gli ordinari selezionati superavano le mediane. Questo ha dato luogo a risultati meravigliosi? Come scrivi: “Gli “scandali” sono emersi come al solito.”
      Non so se gli scandali sono più o meno del solito. So solo che questo meccanismo ha consegnato a piccoli gruppi di persone un potere enorme. Cambiando semplicemente e spesso in modo del tutto casuale (dipende da chi è stato sorteggiato tra gli ordinari virtuosi) gli equilibri di potere nei settori disciplinari.
      Non c’è da spiegare molto. Sarebbe il caso che chi ha messo in piedi la macchina ne tragga le conseguenze. In questo paese ovviamente non accadrà nulla. Ci siamo semplicemente bruciati un’altra delle opzioni possibili per un reclutamento virtuoso. E tra un po’ qualche altra soluzione geniale basta sull’oggettività dei numeri uscirà da qualche cilindro ministeriale e odei soliti consulenti ministeriali.
      Sono molto pessimista sul futuro dell’università in questo paese.

  5. In accordo con MC con quasi tutto, a parte il fatto che ritengo la valutazione (in aggiunta ai parametri) essenziale. I soli parametri non sono sufficienti: ci sono casi emblematici in area medica (nei due sensi, cioe’ qualche abilitazione non appropriata basata sui parametri e non abilitazioni pienamente giustificate nonostante i parametri). Detto questo trovo semplicemente vergognosa la lentezza con cui il Ministero si sta muovendo nel comunicare i risultati.

  6. Io una mia “modesta proposta” sull’abilitazione nazionale la avrei. Molti RU e PA passando a PA e PO costerebbero ZERO alla collettività, anzi in numerosi casi si avrebbe un risparmio, perché lo stipendio di un Prof Associato verso la fine della carriera è più di quello di un Prof. Ordinario all’inizio, e con il sistema degli scatti stipendiali adesso triennali più di qualcuno dei futuri vincitori di concorsi locali in pratica non vedrà mai il suo stipendio aumentare fino alla pensione.

    ———–
    La proposta è questa: tutti i PA e RU strutturati che hanno ottenuto l’abilitazione passano automaticamente di ruolo se non vi sono oneri futuri per la collettività.

    ———
    L’idea di indire un concorso (e spendere soldi) per far passare di ruolo persone che costerebbero ZERO (anzi: lo stato in diversi casi ci GUADAGNEREBBE) mi sembra assurda, ma non è certo l’unica cosa assurda in tutta questa storia…

    • Con i risultati che ho visto: “La proposta è questa: tutti i PA e RU strutturati che hanno ottenuto l’abilitazione passano automaticamente di ruolo se non vi sono oneri futuri per la collettività.” NO GRAZIE ! Sarebbe dare un premio alle commissioni che hanno fatto cose che non dovevano fare.

    • Caro Ricercatore 65,
      Con tutto il rispetto possibile, la tua posizione è incomprensibile. Ci sono delle persone che hanno avuto una valutazione positiva dalle commissioni, con tutte le critiche possibili che si possono muovere a questo sistema. Ti preciso che non appartengo a questa categoria. Almeno alle persone la cui promozione NON COSTA NULLA allo stato ma anzi, in alcuni casi PORTA addirittura VANTAGGIO ECONOMICO, vogliamo riconoscere questa benedetto passaggio di ruolo evitando altri concorsi (che costano)?? Quale danno personale arriva a te stesso? E’ davvero necessario l’autolesionismo spinto per essere parte dell’accademia italiana?

    • Non e’ piu’ semplice passare tutti e sconfessare queste abilitazioni. Passare tutti i ricecartori a professori di terza fascia. Creare il ruolo unico ed eliminare le fascie. Come e’ negli Stati Uniti. Io ho amici che non sono stati abilitati in altri settori nonostante lo meritassero e insegnassero da anni. Perché’ loro dovrebbero rimanere ricercatori dato che non avevano un amico in commissione ? Le mediane poi… mi si voglia fare vedere i numeri con cui sono stati calcolate.

    • Ridurre un ruolo, quello di professore universitario, ed in particolare quelli di ordinario ad una mera considerazione economica mi sembra deprimente.
      Un professore ordinario è tale per il prestigio che dovrebbe contraddistinguerlo, non perché “costa lo stesso o di meno”…

    • E quindi nel mio caso, che sono PA da 2.9 anni, vuol dire:

      “grazie per esserti abilitato a PO, tra 20 anni, quando raggiungerai lo stipendio previsto, diventerai PO”.

      La proposta arriva direttamente dell’INPS

      … o dall’INS?

      INS = Istituto Nazionale per la Sodomia.

    • Caro Luca,
      Cerchiamo di guardare al sistema universitario nel suo complesso ma anche al tuo caso: se c’è un collega che ha ottenuto l’idoneità da PO, e la sua promozione NON COSTA NULLA, qual è la controindicazione a farlo diventare subito PO, evitando di passare attraverso un concorso locale? A te personalmente, qual è il danno che ti deriva a parte l’invidia di non essere nella sua posizione? Non riesco davvero a comprenderlo.

      Caro Ricercatore 65,
      Sono assolutamente favorevole ad un ruolo unico nel futuro, ma da momento che questo traballante governo anche se d’accordo partorirà qualcosa solo tra anni nell’ipotesi più ottimistica, non sarebbe meglio implementare nel frattempo una soluzione semplice e a COSTO ZERO come quella che propongo? Perché se si possono gratificare un po’ di persone senza costi per lo stato (anzi: evitando un concorso inutile, quindi risparmiando) ti sembra un’idea sbagliata?

    • Il RU pre-gelmini per guadagnare come un PA post-gelmini (di livello iniziale) deve avere 17 anni di anzianità nel ruolo di RU.

      Il PA pre-gelmini per guadagnare come un PO post-gelmini (di livello iniziale) deve avere 23 anni nel ruolo di PA.

      Con la proposta “Bella” l’università italiana si riempirebbe di un numero spropositato di PA. E quasi nessun nuovo PO.

    • Caro Luca,
      innanzi tutto buon anno!
      Il tuo ragionamento non riesco davvero a capirlo.
      Lasciamo da parte un discorso sui numeri di quanti potrebbero effettivamente giovarsi da una tale proposta (che è un calcolo davvero complesso perché bisogna tenere conto anche delle ricostruzioni di carriera). Tu scrivi:
      ———–
      Con la proposta “Bella” l’università italiana si riempirebbe di un numero spropositato di PA. E quasi nessun nuovo PO.
      ———–
      E se anche fosse dico io? Qual è il “Numero” corretto (in tua opinione) di Professori Associati o Ordinari all’interno dell’università? Quale danno deriva non dico al sistema universitario ma semplicemente a te personalmente se un collega che 1) HA L’IDONEITA’ a professore associato 2) NON COSTA NULLA lo diventa senza ulteriori concorsi che tra le altre cose costano?

    • Caro Marco,

      a parte il fatto che non riesco ad immaginare una legge che riesca ad inquadrare giuridicamente una procedura del genere, nella tua proposta mi sembra di rilevare le seguenti criticità.

      1. Viene svuotata di significato l’abilitazione. Tanto vale, allora, promuovere tutti nel momento in cui raggiungono il livello stipendiale per il quale il passaggio alla fascia superiore avverrebbe a costo zero. Il conseguimento dell’abilitazione non servirebbe nemmeno a filtrare “i meritevoli”, visto che, conseguita l’abilitazione oggi, nel momento in cui, tra un numero imprecisato di anni, l’idoneo dovesse raggiungere la fatidica soglia, potrebbe essersi trasformato in una figura accademica del tutto improduttiva.

      2.) Qualunque criterio di promozione incentrato sull’anzianità di servizio presso una determinata struttura non fa altro che promuovere il localismo e sbarrare la strada ai giovani e ai non strutturati, accentuando i principali punti deboli dell’attuale sistema universitario.

      3.) Non mi sembra il caso di avallare ulteriormente l’erronea interpretazione dell’abilitazione come “idoneità che dà diritto alla chiamata”. Si tratta, come tutti sappiamo, soltanto del superamento di una preselezione, che consente l’accesso ai concorsi.

      Rinnovo i miei auguri a tutti, e ringrazio comunque il collega Marco Bella per lo spunto di discussione che ci ha fornito.

    • Caro (o cara?) Hikikomori,
      L’assenza di promozioni (e cosa molto più grave) di reclutamento all’interno dell’università italiana in modo minore dal 2008 e in modo pressoché totale dal 2011 non è dovuta ad alcun intento migliorativo ma semplicemente per giustificare dei tagli lineari. La riduzione dell’organico dei docenti universitari non è avvenuta “perché ce ne erano troppi”, con qualsiasi metodo si voglia giustificarlo, ma semplicemente “per risparmiare e spendere su altre priorità”. Non è concepibile negare gli avanzamenti di carriera solo perché “non ci sono i soldi”, al limite neghiamo l’avanzamento economico ma non puniamo le persone negando ANCHE l’avanzamento di carriera.
      ————
      Cerchiamo di vedere cosa accadrà non tra 5 anni, ma tra 5 mesi. I concorsi locali sono basati sui punti organico, non sul costo effettivo di un docente. Il dipartimento di Studi Anvuriani dell’Università telematica Roarsiana, vuole assumere un nuovo Prof. Associato, e ha nel suo organico i ricercatori dell’area 15 (settore Z-01, Scienze VQR-ASN comparate) Antonov Banfievic (5 anni di anzianità di servizio) e Josef Nicolaoff (20 anni di anzianità di servizio). Entrambi i ricercatori, superano agevolmente le 3 mediane (articoli pubblicati, commenti postati, email di risposta a commentatori insistenti) e hanno ottenuto l’abilitazione a professori associati. Entrambi insegnano la loro materia tramite lezioni on-line da anni. Al dipartimento sono assegnate 0.7 unità di conto, sufficienti per assumere un solo prof. Associato.
      Lo scenario attuale è: bandiamo un concorso locale, al quale partecipano Banfievic (la cui promozione costa), Nicolaoff (la cui promozione porta un guadagno alle finanze dello stato) e lo studioso esterno all’università Roarsiana Marcus Bellavic (che costa tanto). Dopo un anno la commissione decreta vincitore Bellavic, con un incredibile successo della meritocrazia e tanta frustrazione da parte di Niolaoff che continuerà A SVOLGERE GLI STESSI COMPITI DI PRIMA, ma non sarà prof. Associato. Con quali motivazioni Nicolaoff si presenterà ai suoi studenti e continuerà a studiare analogie tra VQR e ASN, sapendo che l’università gli ha rifiutato una promozione a costo zero??
      Lo scenario che propongo: lasciamo perdere il concorso o facciamo solo pro-forma per Nicolaoff tanto la sua promozione non costa nulla e dal momento che l’abilitazione la ha, tanto vale riconoscere la sua qualifica da PA. Concentriamoci piuttosto a decidere chi tra Banfievic (interno al sistema) e Bellavic (esterno al sistema) è maggiormente meritevole e utile al dipartimento. In mia opinione, in questo modo si combatte il localismo e si apre agli esterni al sistema universitario, non rivalutando per l’ennesima volta Nicolaoff.

    • Caro Marco,
      nello scenario che prefiguri, mentre Nicolaoff gongola, come pensi dovrebbe sentirsi il povero Banfievic, che

      1.) prima è stato penalizzato da un automatismo che ha concesso la precedenza a Nicolaoff solo perché l’avanzamento di quest’ultimo è a costo zero,

      2.) e poi è stato scartato da una commissione che (per motivi non necessariamente meritocratici) gli ha preferito l’esterno Bellavic?

      Non dovrebbe sentirsi particolarmente maltrattato dalla sua università, che, dopo averlo fatto aspettare, ha esposto lui ad una “umiliazione”, mentre ha promosso subito il suo collega, non in quanto più valido scientificamente, ma solo perché più anziano? Il beato Nicolaoff potrà godersi il “regalo” ricevuto in attesa della pensione, mentre Banfievic dovrà trattenere la sua giovane rabbia (consumando preziose energie intellettuali) per un numero imprecisato di anni, nella speranza che il cielo gli conceda una nuova occasione.

      Sinceramente, non mi sembra che la giustificazione della tua proposta sulla base del principio di gratificazione/frustrazione regga alla prova dei fatti. E mi sembra inaccettabile l’idea che, per l’ennesima volta, i giovani vengano cortesemente pregati di mettersi in fila per concedere la precedenza agli anziani: è un invito a dir poco indisponente, che, intorno a me, ho sentito pronunciare troppe volte. E che, nelle politiche dipartimentali, produce effetti davvero deprecabili.

    • Caro Hikikomori,
      penso che uno dei problemi più seri dell’università italiana sia la mancanza di ”gioco di squadra”, che è particolarmente evidente quando arrivano attacchi esterni ai quali non si riesce a rispondere in modo efficace. Ci sono Banfievic e Nicolaoff che entrambi meritano una promozione. La promozione di Nicolaoff non è un regalo, è semplicemente il riconoscimento (neppure econonomico ma solo di carriera) di qualcosa che COMUNQUE merita. Se a causa dei tagli è possibile solo promuovere a costo zero Nicolaoff, non capisco perché Banfievic dovrebbe opporsi. Personalmente, se un mio collega lo merita e può essere promosso a costo zero, sono ben contento per lui, per il mio dipartimento ma anche per me stesso, perché così non me lo trovo di mezzo come competitor in un concorso! Le posizioni da PA e PO non sono in numero fisso all’interno di un dipartimento. In mia opinione, dovremmo innanzi tutto combattere tutti assieme come squadra perché l’università sia considerata, ovvero se Nicolaoff, Banfievic e Bellavic meritano oggettivamente tutti e tre di essere promossi lo siano e che le loro promozioni dipendano dal merito, non dai tagli all’università, ma anche saper accettare obiettivi intermedi, ovvero con gli stessi soldi meglio promuovere due persone su tre che lo meritano piuttosto che una sola.

    • Caro Marco,

      la tua è una posizione (mirabilmente) pragmatica. E (amaramente) realistica. Mi permetto di inserirmi nella tua scia per osservare come questa ASN, con il clima di divisione, rancore e sospetto che ha creato, stia ulteriormente allontanando, dalla vita universitaria, l’idea “bella e progressiva” del gioco di squadra. A me, che sono un inguaribile idealista, sarebbe piaciuto lavorare e crescere, professionalmente, in un ambiente solidale e collaborativo, in grado di valorizzare i propri punti di forza, e di porsi obiettivi credibili e seri, distribuendo i compiti in base alle capacità dei singoli. Purtroppo nei nostri atenei (come altrove) la competizione è principalmente intesa come gara tra individui o piccoli gruppi di interesse. Si tratta di un “divide et impera” autoinflitto, che ci rende, nei confronti dei poteri esterni, eterni e masochistici perdenti.

      Speriamo che qualcosa cambi, che qualcosa succeda.

      Speriamo che qualcosa, o qualcuno, ci aiuti a sperare.

    • Se Bellavic è il più bravo DEVE vincere lui.

      Senza se e senza ma.

      Il fatto che una PROMOZIONE possa portare uno SVANTAGGIO economico e’ una cosa che ho sempre sentito dai PA anziani, ma non mi hanno mai convinto.

      Non esiste un “assegno integrativo” ad personam in questi (rarissimi) casi? E poi con gli scatti successivi ci si rifà alla grande.

      Solo se un docente ha 67 anni non fa in tempo ad avere altri scatti stipendiali.

      Vogliamo veramente promuovere gli abilitati di 67 anni?

    • Rispondo qui ad Anna, Sanrossi, Luca e Playmoutian.
      Quelle che seguono sono considerazioni puramente ECONOMICHE, che prescindono da etica e meritocrazia… Se qualcuno ha visto “riforme” che cerchino di applicare l’etica e la meritocrazia e non siano semplicemente tagli e basta negli ultimi cinque anni nell’università alzi la mano.
      ————-
      Cosa succede a Nicolaoff, ricercatore di circa 50 anni circa a metà della sua carriera accademica (è entrato in ruolo a 30 anni) che ha appena ottenuto l’abilitazione a prof Associato nell’area 15? Tra circa un anno vincerà un concorso locale superando al fotofinish i suoi colleghi Bellavic e Banfievic, e scoprirà con sua estrema sorpresa che avendo circa 10 scatti di anzianità (grazie anche alla ricostruzione della carriera, che adesso però è stata abolita) il suo stipendio non cambierà. Anzi: il suo stipendio da ricercatore era MAGGIORE di quello che avrebbe da associato e riceve lo stesso importo semplicemente in virtù di un assegno “ad personam” previsto dalla normativa vigente. Continuerà a maturare gli scatti di anzianità che PRIMA erano biennali, ma ADESSO (quando ci saranno) triennali, e solo avrà maturato abbastanza scatti triennali il suo stipendio EVENTUALMENTE crescerà. In pratica, l’università non paga più la didattica a Nicolaoff (i ricercatori se insegnano ricevono una retribuzione aggiuntiva), gli aumenta il carico didattico e lo pagherà lo stesso importo per tanti anni. In questa condizione, Nicolaoff potrebbe anche dire: “preferisco rimanere ricercatore, perché lentamente il mio stipendio aumenterà e almeno sono pagato per la didattica”. Quindi, da un punto di vista PURAMENTE ECONOMICO, l’università ha tutto l’interesse che il concorso lo vinca Nicolaoff. Ma serve davvero un concorso per promuovere Nicolaoff a costo zero?
      ————-
      Per stimare quanto questa situazione possa essere diffusa all’interno dell’università italiana basti pensare che l’età media dei ricercatori è oltre 50 anni (circa 10 scatti) e che approssimativamente a circa 5 scatti lo stipendio di un ricercatore raggiunge quello di un PA fresco di nomina. Quindi, a Luca dico che NON E’ AFFATTO una situazione rara, anzi…

      Lasciamo per un momento da parte qualsiasi considerazione su etica e meritocrazia: ma come si possono motivare le persone con un sistema (ASN) che promuove solo pochi e a quei pochi in buona parte dei casi non aumenta lo stipendio? Come si può “giocare da squadra” con tutto il resto dell’accademia italiana se si demotivano la maggior parte dei ricercatori?

    • Caro Marco,

      il problema e’ ancora piu’ grave. Perche’ ti limiti a considerare SOLO il maturo ricercatore? Lo stesso problema si ripete identico per l’ancora piu’ “stagionato” PA. Molti colleghi validi vedendo il meccanismo, il problema delle mediane e del calcolo complicato per chi ha pubblicato prima del 1996 (c0errori di ordine 100%) e stipendio che NON cresce, ma diminuisce la quota pensionabile, hanno gia’ deciso che non valeva la pena e NON SI SONO presentati all’ASN.
      Tutti loro che fanno didattica e ricerca da piu’ di 30 anni sono stati demotivati perche’ e’ stato loro messo in evidenza che NON POTRANNO piu’ crescere se non PAGANDO la promozione. Si e’ mai vista una cosa del genere? Nessuno degli esperti di gestione del personale farebbe l’errore di demotivare un’intera generazione che, tra l’altro rimarra’ in servizio ancora fino ad una decina di anni.

      Gia’ io ho PAGATO per passare da ricercatore a PA … non volevo crederci, ma lo stipendio mi si e’ congelato quando ho preso servizio nel 2002 … ed e’ ancora esattamente lo stesso ora. Se non fossi stata giuducata ‘abbastanza brava’ da meritare la promozione, ora, il mio stipandio sarebbe maggiore.

      Questa e’ un’assurduta’ normativa tutta italiana !

      Il ruolo UNICO con scatti e promozioni sarebbe una soluzione ottima. Eviterebbe molti problemi … ma non credo che possa essere realizzato.
      Se si riuscisse in una tale rivoluzione, sarei la prima ad essere contenta e
      sarebbe anche di impulso alla ricerca visto che non dovremmo piu’ perdere tempo a capire il nuovo meccanismo che si sono “inventati” per goudicare ORA il lavoro svolto nel PASSATO.

      Buon anno a tutti ! Speriamo che il vento cambi, ma non sono troppo ottimista.
      Sandra

    • Credo che in generale il problema sia mal posto.
      In nessun sistema accademico serio, gli avanzamenti di carriera e i nuovi ingressi avverrebbero secondo 2 diversi canali e con budget allocato ad hoc.
      Certamente non può essere considerato seriamente un confronto che parte da due costi completamente diversi (0.7 o 0.2).
      Ma d’altra parte questi sono gli equivoci su cui si è discusso nelle nostre accademie per decenni.

    • Marco Bella: “…Anzi: il suo stipendio da ricercatore era MAGGIORE di quello che avrebbe da associato e riceve lo stesso importo semplicemente in virtù di un assegno “ad personam” previsto dalla normativa vigente.
      …”

      Ahime’, la situazione e’ ancora peggiore per i 45/50enni, in quanto la legge di stabilita’ 2014 ha abrogato anche l’assegno “ad personam” (comma 458) per i passaggi di ruolo:

      “458. L’articolo 202 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, e l’articolo 3, commi 57 e 58, della legge 24 dicembre 1993, n. 537, sono abrogati. …”

    • Cara Sandra,
      Grazie davvero per la tua testimonianza, che tuttavia non penso sia affatto rara con il sistema precedente. La mia spiacevole impressione è che le persone che devono PAGARE per passare di ruolo non saranno affatto poche. Hai scritto anche una cosa che condivido al 100%:
      ——————-
      Tutti coloro che fanno didattica e ricerca da piu’ di 30 anni sono stati demotivati perche’ e’ stato loro messo in evidenza che NON POTRANNO piu’ crescere se non PAGANDO la promozione. Si e’ mai vista una cosa del genere? Nessuno degli esperti di gestione del personale farebbe l’errore di demotivare un’intera generazione che, tra l’altro rimarra’ in servizio ancora fino ad una decina di anni.
      ——————-
      Questo è per me l’aspetto più assurdo di tutta la vicenda ASN. Una procedura che è iniziata nel luglio 2012 e che terminerà nel 2014 (se terminerà senza strascichi giudiziari, cosa della quale permettetemi di dubitare visti gli altri 1000 messaggi qui). Una parte dell’accademia italiana promossa a costo zero, e la parte maggiore demotivata… insomma: GENIALE.

    • Credo che nessuno degli esperti di risorse umane che popolano il MIUR e l’ANVUR o sono consulenti di MIUR ed ANVUR abbia messo in conto il tema della motivazione. Parlano di incentivi e disincentivi, tutti, ad ogni piè sospinto. Ma non sanno di cosa parlano realmente.

    • @Alberto Baccini,
      Ma forse al MIUR non ci sono neppure troppi esperti contabili. Lancio una provocazione, sia ben chiaro, ovvero prospetto uno scenario possibile che NON auspico.
      ————
      Promuoviamo da domani in blocco TUTTI i Ricercatori Universitari a tempo indeterminato. Probabilmente guardando solo cosa succede per i più giovani lo stato ci rimette, ma per se consideriamo il bilancio globale (non si paga più la didattica ai ricercatori e ci sono una serie di risparmi anche sulle trattenute previdenziali) c’è la possibilità molto reale che sia un’operazione a saldo addirittura positivo. Poi aboliamo tutta l’ASN e con i soldi risparmiati (16.000 euro di compenso a ciascuno dei 5 commissari delle 180 commissioni, ovvero un milione e mezzo di euro più le spese) assumiamo dei giovani a livello di Prof. Associato…
      ————
      E’ chiaro che questa è solo una provocazione intellettuale, ma il fatto che contabilmente stia in piedi la dice lunga. Forse sarebbe meglio smetterla di pensare a come calcolare l’età accademica del candidato Nicolaoff della commissione di area 15, e iniziare a riflettere seriamente sugli effetti contabili delle promozioni, lasciando perdere etica, merito e motivazioni che sono concetti troppo complessi per gli esperti del MIUR…

    • L’ultima versione della proposta mi piace ! Tutti i ricercatori trasformati in associati. ASN o no …

    • @ricercatore 65
      …e perché no tutti i contrattisti (magari quelli a 800 euro lordi annui) passati automaticamente a ricercatori??
      Questa discussione sta diventando assurda…

    • Le realtà universitarie che conosco io impongono ai ricercatori didattica “gratuita”, quindi per favore smettetela di parlare di GUADAGNO, perché non è sempre vero.
      Comunque il vero guadagno sarebbe licenziare la gente improduttiva e assumere o promuovere quella che produce di più.
      Quello che proponete è una promozione generalizzata per anzianità, che di fatto il criterio di selezione “oggettivo” preferito dagli italiani perché sull’età è difficile mentire.

    • Scrive Barbara:
      ———
      Questa discussione sta diventando assurda…
      ———
      La discussione nasce dagli effetti perversi che sono stati causati da una serie di interventi legislativi applicati senza valutarne le conseguenze. Guarda quello che ha scritto Sandra: ma ti pare possibile che è diventata Prof. Associato vincendo un concorso nel 2002 e non ha ancora visto un aumento di stipendio? Non ti sembra questo assurdo?
      L’idea “trasformiamo tutti i 24.000 ricercatori in prof Associati domani per risparmiare” era volutamente una provocazione e basta. Non la proporrei mai. Tuttavia, rende l’idea della situazione che descrive Sandra, e che con scatti triennali/niente ricostruzione della carriera non potrà che esasperarsi.
      Quello su cui sto cercando di proporre una riflessione è “in tutti quei casi in cui la promozione a PA o PO non comporta oneri per lo stato, e i candidati hanno ricevuto l’Abilitazione Nazionale, quindi c’è stata una valutazione della loro attività scientifica, cerchiamo di trovare una soluzione di buon senso per riconoscergli la qualifica a PA o PO evitando procedure complesse e costose”. Tutto qui.

      @ Plymouthian:
      Ti garantisco che a Sapienza, che è la maggiore università italiana con circa 2000 ricercatori, la loro didattica è pagata circa 70 euro a credito formativo. Ogni ricercatore ha un minimo di 6 crediti, quindi fai tu i conti.
      Io auspico affatto un sistema di promozione basato sull’anzianità. Mi limito ad osservare che è però quello che le leggi vigenti hanno favorito. Il problema “promozioni a costo zero o rimettendoci” anche se è assurdo, esiste davvero. Cerchiamo di affrontarlo.

      Sul principio “licenziamo la gente improduttiva e assumiamo e promuoviamo la chi produce di più” sono d’accordissimo. Ma mi dovresti spiegare tu però come si può praticamente realizzare questo con la legislazione vigente.

    • @ Marco Bella
      “Ti garantisco che a Sapienza, che è la maggiore università italiana con circa 2000 ricercatori, la loro didattica è pagata circa 70 euro a credito formativo. Ogni ricercatore ha un minimo di 6 crediti, quindi fai tu i conti.”
      Il conto è presto fatto: 420 euro (lordi, immagino) all’anno. Caro Bella, spero vivamente che tu stia scherzando…

  7. @rifle13
    da che cosa misuri il numero degli insoddisfatti? mica da quelli che scrivono su Roars? perché dovrebbero? posso assicurarti che ne conosco diversi che non scrivono proprio. e mi pare anche sensato, da parte loro, visto che questo monitoraggio non sembra proporsi scopi pratici. ci sono delel questioni generali da risolvere,alcune sono state affrontate con riferimento a settori specifici e con particolare attenzione (mediane, età accademica). A me sembrerebbe cruciale chiarire che cosa significa “giudizio analitico dei titoli e delle pubblicazioni”. Io penso che un giudizio analiticoo non possa limitarsi, come è stato fatto dalla commissione 11/a1, a giudizi sintetici e a un’etichetta eccellente/buono/accettabile/limitato applicata a ciascuna pubblicazione. e nemmeno a affermazioni gratuire. se dico che una pubblicazione è innovativa devo dire in che cosa innova. se dico che un candidato ha un discreto rigore metodologico devo spiegare in che cosa è manchevole, e così via
    da quello che hanno scritto i vari commentatori risulta che così o anche peggio di così si sono comportate diverse commissioni. ma se sono mancati i giudizi analitici delle pubblicazioni la normativa è stata largamente disattesa, e la cosa dovrebbe essere pubblicamente denunciata, prima di tutto al ministero e all’anvur. il primo passo sarebbe una descrizione sistenmatica del comportamento di tutte le commissioni finora pubblicate da inviare ai suddetti
    ma fare questo significherebbe mettere in discussione l’operato complessivo delle commissioni, e allora subentra l’interesse di chi è stato abilitato e non se ne parla.

    • Care Letizzia: il punto che poni e’ proprio quello. Il male dei vecchi concorsi non erano le regole ma il fatto che non venissero seguite. Con l’abilitazione nazione si procede come prima. Viene prescritto “giudizio analitico dei titoli e delle pubblicazioni” com sempre e poi si mette un aggettivo. Non un numero perché poi’ potrebbero fare male la somma ed essere oggetti di ricorso con ridefinizione dei vincitori ad opera del TAR come e’ successo più di una volta prima del 1995… Insomma gli ordinari Italiani continuano a non rispettare la legge e nessuno chiede conto che non rispettano la legge.

    • Caro Ricercatore 65, suggerirei di non operare generalizzazioni che non stanno né in cielo né in terra. “Gli ordinari italiani continuano a non rispettare la legge e nessuno chiede conto che non rispettano la legge” mi sembra una frase fuori dal mondo. Che la legge non sia rispettata lo decideranno i tribunali. Attribuire comportamenti scorretti ad una intera categoria (gli ordinari) mi sembra veramente un modo un po’ troppo rozzo di argomentare.

    • Guarda che la maggiorparte delle commissioni ha espresso solo un giudizio complessivo del tipo: “dopo una valutazione analitica delle pubblicazioni, la produzione del candidato è XXX”.
      Quindi quanto fatto dalla commissione 11/A1 è già anni luce avanti ad altre.
      Personalmente non credo si dovesse fare molto di più, se non in presenza di casi particolari, come ad esempio abilitati senza superare le mediane o viceversa quando si squalificano i candidati perché la produzione non è “attinente al settore”.
      Alla fine i cinque che compongono le commissioni non è detto che fossero in grado di coprire tutti i campi delle discipline facenti parte del SC, quindi è comunque troppo chiedere questo.
      In verità dovrebbero poi essere le commissioni di concorso a fare un’analisi approfondita e puntuale.

  8. Attiviamoci per eliminare il blocco dei due anni.
    Cari Colleghi, credo che sia il caso di attivarsi concretamente, redigendo un documento unitario da inoltrare al Ministero, avente quale obiettivo la rimozione del blocco di due anni per coloro che non hanno ottenuto l’abilitazione.
    La mia storia e’ quella di molti: superavo le mediane e i criteri della commissione, ed anche per cio’ che concerne il merito scientifico mi sentivo tranquillo, avendo tutte le pubblicazioni in fascia a.
    Come ora sappiamo le Commissioni non si sono pero’ limitate a fare da filtro, selezionando i profili astrattamente idonei ad un ruolo da professore, ma si sono mosse con dinamiche schiettamente concorsuali.
    Ebbene, cio’ non e’ giusto: se cio’ fosse stato chiaro sin da subito semplicemente non avrei partecipato, ed immagino come me chissa’ quanti altri, ossia tutti coloro che avevano correttamente inteso questa asn come una mera prevalutazione, volta ad evitare, tanto per fare un esempio noto a tutti, che un domani potesse presentarsi ad un concorso da PA un candidato avente un’unica pubblicazione.
    Rinnovo quindi l’invito a coordinarsi per redigere un documento unitario finalizzato a rimuovere un blocco (sostanzialmente triennale) che si configura come una iniqua sanzione per tutta una generazione di ricercatori che ha partecipato a questa asn in buona fede, confidando in un curriculum idoneo ad ottenere l’abilitazione.

    • Ho già espresso la mia opinione favorevole, ma di fatto questo vuol dire riaprire i termini del bando perché tutti coloro che non hanno presentato domanda pensado di essere automaticamente esclusi o nel timore di essere poi bloccati in futuro avrebbero a questo punto tutto il diritto di presentare la domanda.
      Questa cosa andava fatta prima della scadenza del bando (posso dire l’avevo detto) anche se di fatto essendo la non abilitazione ancora non intervenuta alla scadenza del bando resto dell’idea che non si possano escludere coloro i quali hanno già ripresentato la domanda…

  9. Lo so che gli abilitati potrebbero risenstirssi se saltasse tutto, ma guardate che sono state fatte cose pazzesche in diversi settori. Ad esempio hanno abilitato un archeologo a professore di seconda fascia in FIS07. un archeologo che non solo non sa la fisica ma non sa nemmeno la matematica più elementare! (lo dico perchè lo conosco bene è stato mio assegnista) Immaginate tutti quelli che hanno CV eccellenti in FIS07 e sono stati bocciati solo perchè i lavori non sono totalmente pertineti al settore. Vi sembra una abilitazione seria questa?
    Mi dispiace, io forse sarò abilitata in un altro settore, ho buone speranze ma intendo ricorrere lo stesso.
    Mi dispiace ma questo sitema non lo si può avallare.

    • se esiste il concetto di commissione è perché si è deciso di dare ad esperti del settore ( e non solo italiani) la possibilità di decidere se uno meritava o meno l’abilitazione. Ci saranno stati anche errori.. ma sono gli estesi errori che si vedono nelle aziende, in politica o nei tribunali… è stata la prima tornata. si potrà rimediare agli errori…però sarebbe giusto magari riaprire la tornata del 2013.

    • ancora un commento diffamatorio tanto per cambiare… perché dovrei credere a lei e non ad una commissione di 5 esperti sul valore di questo archeologo?

    • Mi sfugge un dettaglio: se era suo assegnista, lavorava su cose del suo settore? Però non sapeva nulla di fisica e matematica?

    • Da quello che capisco, nel caso in esame hanno valutato bene l’essere giovane, interdisciplinare e capace di reperire fondi. E con anche un PhD a Cambridge ed un buon numero di pubblicazioni (alcune con la Ubi).

    • Immagino che con archeologo si intenda un laureato in archeologia. Dopodiche’, se ha avuto un assegno di ricerca in FIS/07 senza meritarlo, al massimo bisognerebbe prendersela con chi gliel’ha dato. Se ha messo il suo nome su lavori di FIS/07 senza meritarlo non e’ colpa della commissione. Se anche oggi ha titoli e pubblicazioni non meritati e grazie a quelli ottiene l’abilitazione, non si puo’ mica dare la colpa alla commissione.

    • Dunque, Baccini, concorda con me, immagino. La commissione può valutare solo su titoli e pubblicazioni, non può sapere se, almeno secondo alcuni, è solo “un archeologo che non solo non sa la fisica ma non sa nemmeno la matematica più elementare!”

    • ma perché, dalle pubblicazioni questo non risulterà? o per valutare le pubblicazioni non è necessario leggerle?

    • L’Italia è un paese meraviglioso. C’è anche quello scandalizzato per l’abilitazione a un suo assegnista. Come non ricordare l’immortale incipit di Parenti Serpenti di Monicelli:
      «Papà è consigliere comunale DC da 15 anni, anche se non l’ha mai votata».

  10. @alberto baccini
    a proposito dei commissari che hanno superato le mediane, qualcuno sa dirmi che verifica è stata fatta dei loro CV? mi pare che l’anvur abbia parlato in sostanza di impossibilità di verificare se non per quanto appare dalle dichiarazioni, in sostanza si tratterebbe di autocertificazione, ma non so se è vero.
    stando all’articolo uscito il 18 dicembre sul Secolo XIX e per quanto so non smentito (articolo che riporta dichiarazioni tra virgolette, quindi presumibilmente testuali, dei tre commissari 11/A1 interessati) questa autocertificazione tutt’altro che scevra da inesattezze ha portato almeno in un caso alla nomina di un commissario che non superava in realtà nessuna mediana.

    • Sì, ma non può essere lui il responsabile di tutto! Qualcuno ancora pensa che l’h-index o similari misuri la disposizione di chicchessia a rispettare la legge o a comportamenti eticamnete corretti?

    • E vogliamo parlare dei commissari OCSE? Alcuni hanno CV davvero modesti. Come sono stati selezionati?
      Per non parlare di quelli che dovevano valutare pubblicazioni in italiano senza conoscere la lingua.
      Per non parlare del gran numero di italiani tra i commissari OCSE.
      Per non parlare di quelli che si sono misteriosamente dimessi.

  11. @alberto baccini
    nel caso specifico non si tratta di settore bibliometrico. dichiarare curatele come proprie monografie, direzioni in collane come proprie curatele e monografie su argomenti lontanissimi dal settore come monografie valide per il superamento della mediana (sviste in cui sono separatamente incorsi ben tre commissari su 5)comporta come minimo una totale ignoranza delle consuetudini in materia di classificazione delle pubblicazioni o, secondo il caso, della declaratoria di settore. come minimo, e a fronte di un uso spesso miope nei giudizi del criterio di non pertinenza,

  12. Bravo come al solito @Baccini! Le mediane servivano principalmente per selezionare i commissari, per un avere un parametro uniforme di minimo e poi sorteggio integrale. Non é male come sistema, soprattuto se le mediane saranno ricalcolate nell’estate del 2014.
    Un’altra cosa, d’accordo che i concorsi erano fermi da qualche tempo, le mediane hanno scatenato una falsa illusione, soprattutto nei ssd non bibliometrici dove ne bastava una su tre (per interpretazione anvur)… Ma vi pare possibile aver avuto quasi 50000 domande univoche per l’asn ? Ovvero tutte persone che ritenevano di valere l’abilitazione ad associato o ordinario? Ma vi pare plausibile? Le mediane era solo uno dei diversi criteri utilizzabili per valutare, quanti si sono letti con attenzione i DM legati all’abilitazione? Io credo pochi perché altrimenti non ha senso tutto questo stupore che leggo ora. Tra le varie c’era anche scritto che le commissioni erano comunque sovrane, se si era capita questa cosa ognuno ha lasciato la propria domanda con grandi attese ma con nessuna certezza. Non voglio dire che vada bene in assoluto, il sistema va perfezionato ma non stravolto. La disclosure ė un elemento realmente forte di questa tornata, inciderà parecchio vedrete.

    • Di insindacabile c’è solo il giudizio della commissione e quindi ogni commissione si comporta come vuole. in 14/B1 prima fascia( non è il mio settore,la commissione del mio ssd ha avuto la proroga ) è passato un candidato PA, senza una monografia, solo curatele e contributi in volumi collettivi. Questo dice tutto.
      L’ASN è stata un’ottimo strumento per avere uno screening dell’università italiana: ora occorre cambiare sistema. Più ricorsi ai TAR ci saranno, più si porrà il problema di cambiare tutto il sistema. Per me la soluzione è il sistema britannico o americano: una application, una interview, stop.

    • Ovvero tutte persone che ritenevano di valere l’abilitazione ad associato o ordinario?
      SI, alla fine l’abilitazione è un criterio di “minima decenza” che da la possibilità di presentarsi ai concorsi.

      Ma vi pare plausibile?
      NO, mi sembrano poche, io mi aspettavo che tutti quelli che hanno a che fare con l’università facessero domanda. Alla fine deve essere anche un modo per sapere se sei sulla strada giusta o ti conviene cambiare.

      Ripeto che l’idea che un abilitato sia di fatto un vincitore di concorso è fuorviante. L’abilitato è un possibile candidato e basta.
      Ma preferite davvero avere tanti abilitati quanti posti? In pratica un candidato per concorso?!

  13. @morgana90, alberto baccini e ci_credevo:
    Ma che dire di quelle commissioni che si sono ritrovate come membro OCSE una persona che non aveva nulla a che spartire con la ricerca in quel settore, chi ha vagliato i CV di questi (auto)candidati ?
    Un caso su tutti ? Andatevi a vedere chi e’ il membro OCSE della commissione di 01/B1 – Informatica: e’ un astronomo… Persona degnissima, per carita’… ma che c’entra come i classici “cavoli a merenda” con la ricerca in Informatica. Poiche’ usa i computer (come molti astronomi, del resto) qualche genio-burocrate ha pensato che fosse un informatico. Sappiate che a nulla sono valse le rimostranze del CUN presso il ministero al riguardo, le avranno sicuramente prese per le solite pressioni corporative di una “setta” autoreferenziale e ostile a qualsivoglia controllo/confronto esterno/internazionale…

    • Vorrei vedere se una commissione con tale debolezza abbia avuto il coraggio di “squalificare” candidati per via della attinenza al settore…
      Comunque questa è pure la commissione in cui il presidente ha “twittato” in risposta al ministro che per completare il lavoro ci sarebbero voluti 6 anni…

  14. Di nuovo buon inizio a tutti!
    Per tutti quelli che hanno fatto commenti sui commissari vi copio cosa mi ha scritto due giorni fa l’avvocato:
    Gentile Dottoressa,
    la ringrazio della precisazione ma il meccanismo che preveda che i commissari possano casualmente, dato il sorteggio, non corrispondere ai SSD dei candidati è di per sé illegittimo.

    • Veramente nella procedura di sorteggio è previsto un meccanismo per avere un commissario per SSD, anche se con alcune distinzioni (es. devono esserci almeno 30 ordinari).
      Comunque vorrei sapere cosa ha da dire l’avvocato sul fatto sul punto 4 della procedura che recita testualmente: “La sequenza è unica per tutte le commissioni onde garantire la massima sicurezza e semplicità della procedura.”
      Come già detto su ROARS a suo tempo, nella mia ignoranza penso che tutte le commissioni nominate dopo la prima siano di fatto illeggittime perché “sorteggiate” con sequenze numeriche differenti.

    • Ma è un avvocato o l’oracolo…? Scherzi a parte, ora ci sono i settori concorsuali, siamo tutti inquadrati in SC e l’abilitazione viene rilasciata sui SC. Non capisco il punto…

    • @Luca Salasnich
      Sempre costruttivi i tuoi commenti…ma perchè non festeggi la tua abilitazione e non lasci spazio a chi è stato bistrattato dalle commissioni e sta provando a far valere i propri diritti?

      @Ubi
      In bocca al lupo per il tuo ricorso! Anche il mio avvocato sta per presentarlo.

    • Innanzitutto MOLTI AUGURI DI BUON 2014 a tutti !!

      @am e @ubi, vi sarei grata se mi deste indicazioni per rivolgermi ad un avvocato per vedere che cosa fare: ricorso contro MIUR/ANVUR/Cineca per i calcoli sbagliati di indicatori … ovvero per un confronto e consigli legali. Personalmente, non ne capisco nulla.

      Grazie!

      Sandra

    • Gentile Ubi, le tue parole sono confortanti. Ci terrei a conoscere l’avvocato che ti ha dato quella risposta…, te ne sarei veramente grato. Se leggi il mio post di ieri nel primo pomeriggio ti rendi conto in che situazione ridicola mi trovo con i miei colleghi di SSD M-EDF/02.
      Intanto Buon Anno anche a te e ai tuoi cari!

  15. Gentile Ubi, le tue parole sono confortanti. Ci terrei a conoscere l’avvocato che ti ha dato quella risposta…, te ne sarei veramente grato. Se leggi il mio post di ieri nel primo pomeriggio ti rendi conto in che situazione ridicola mi trovo con i miei colleghi di SSD M-EDF/02.
    Intanto Buon Anno anche a te e ai tuoi cari!

    • Per am, sandra, fgp:
      Qui c’è la mia mail così mi contattate in privato. Non mi sembra giusto mettere in piazza il none dell’avvocato:
      pettinelli@fis.uniroma3.it

      Per Luca Salasnisch
      Non c’è niente di denigrante in quello che ho detto:
      il candidato ha un dottorato in Analisi e valorizzazione del paesaggio preso all’università del molise.
      Se vai su internet trovi in un attimo tutte le informazioni che vuoi, incluso il CV del candidato.
      Per quanto riguarda gli altri caustici commenti di colleghi di ieri: L’assegno di ricerca non era in FIS07 ma per un archeologo. Abbiamo lavorato insieme per motivi interdisciplinari: io non so un bel niente di archeologia.
      I lavori insieme si intendono utilizzabili nei rispettivi campi. Da quando in qua un medico va ha fare un concorso in fisica dellee particelle solo perchè collabora con dei fisici?
      Questo è lavoro di controllo della commissione non mio!

    • Avevo già individuato le due persone (solo che avevo confuso un periodo di 4 mesi a Cambridge durante il dottorato, con il fatto di aver fatto il dottorato a Cambdrige).

      Ribadisco quello che avevo già scritto:
      “nel caso in esame hanno valutato bene l’essere giovane, interdisciplinare e capace di reperire fondi”.

      Il CV è ottimo.

      Si tratta di ABILITAZIONE e non DI ASSUNZIONE.

      Nel concorso LOCALE l’abilitato a PA dovrà anche fare una LEZIONE. E li (forse) si capisce se la persona sa le tematiche del settore.

  16. @kery
    “sistema britannico o americano, una application, una interview”
    oiù baronale di così difficile da immaginare. persino più comodo dei passati concorsi locali per far quel che si vuole senza valutazioni comparative. non dico che in inghiltrra o usa non funzioni bene, non lo so. Ma da noi! mai pensato che i sistemi che si scelgono devono tener conto dei contesti in cui devono funzionare? o il Suo scopo è proprio il trionfo dello ius loci?

    • @morgana 90,affatto, il mio obiettivo è proprio contrastare lo jus loci.Tieni conto che in Usa non puoi essere assunto come assistent professor nell’università dove hai preso il Phd.

    • Buon anno alla redazione ed a tutti i partecipanti a queste discussioni. Vorrei intervenire – sperando di non annoiare – soltanto a proposito del sistema di reclutamento britannico o americano, argomento che è stato sollevato e nel quale mi considero, in qualche modo, chiamato in causa, in quanto iniziai il mio percorso accademico in UK ed ottenni una posizione di docente di ruolo a tempo indeterminato proprio con tale sistema (e, per essere confermato, dovetti superare un periodo di prova ed ottenere un titolo accademico professionalizzante, una “qualification for University teaching”, conferita dall’Università stessa e riconosciuta a livello nazionale dalla “Higher Education Academy”). Vorrei far notare, in primo luogo, che tale sistema – application e, se preselezionati, successiva interview – non viene applicato soltanto dalle Università USA o UK, ma in molti altri Paesi in tutto il mondo. Il sistema, unito ad una distribuzione dei finanziamenti in base ai risultati delle singole Università nella ricerca e nella didattica, così come ad una volontà delle singole Università di migliorare la propria posizione competitiva in tutti i rankings, costituisce una garanzia efficace proprio contro i rischi di baronato e lo ius loci. In altri termini: le Università (non solo in USA o UK ma in molti altri Paesi) vedono il reclutamento come un investimento in una persona, ed esigono che il candidato prescelto, da qualunque parte del mondo provenga, abbia le capacità per aiutare la singola Università a centrare i propri traguardi competitivi. La selezione é esclusivamente locale in quanto la scelta del candidato su sui investire (cioé da assumere) può competere, logicamente, soltanto all’ “investitore” stesso, cioé all’ Università che dovrà utilizzare il lavoro della persona prescelta e che ha il massimo interesse a scegliere bene (per non rischiare di compromettere i suoi futuri risultati scientifici e didattici e, con questi, i propri introiti futuri). L’ application deve essere accompagnata naturalmente dal CV con l’elenco di tutte le pubblicazioni (ed i grants ottenuti) e, da diverse Università, viene richiesta anche copia di alcuni lavori. Ciò viene esaminato dai membri della Commissione locale che, fra tutte le applications ricevute (anche da stranieri), operano una preselezione, formando una rosa di candidati da invitare (l’invito giunge tramite lettera personale) ad una “interview”. Questa consiste, tipicamente, in una “presentation” da svolgere entro un tempo assegnato dalla Commissione (es.: 15 o 20 minuti) su un argomento indicato dalla Commissione stessa, ed in una “interview” personale in cui ciascun membro della Commissione rivolge una o più domande a ciascuno dei candidati preselezionati: “presentation” ed “interview” servono per comprendere quale sia il candidato su cui investire, cioé appunto da assumere a tempo indeterminato, alla luce delle capacità e del contributo che ciascun candidato, tramite la “presentation” e la “interview”, dimostra di poter offrire all’ Università. Si tratta di selezioni locali – così come locali sono le promozioni (ad esempio, in Università britanniche, da “lecturer A” a “lecturer B”) – ma completamente cristalline e rigorosamente meritocratiche: infatti, la logica stessa dell’assunzione (o della promozione) concepita come “investimento nella persona” (o “maggiore investimento”, nel caso della promozione) non lascia spazio né per ius loci né per baronati. La controprova di ciò può essere facilmente trovata, notando la grande quantità di cervelli in fuga italiani che (a tutti i livelli) affollano le Università americane, britanniche ed anche di altri Paesi dove tale sistema viene adottato, e che sono stati assunti in tali Università nonostante non vi fossero cresciuti accademicamente e non conoscessero nessuno in loco. Concludendo, nel momento in cui i finanziamenti alle Università premiano in modo consistente la qualità delle politiche di reclumento dei singoli Atenei – essendo modulati sui risultati ottenuti (ad es., in UK, tramite strumenti come REF per la ricerca e NSS per la didattica) – ed in cui le singole Università si pongono obiettivi competitivi di miglioramento delle proprie posizioni nelle varie classifiche, le selezioni esclusivamente locali funzionano benissimo e garantiscono la qualità degli assunti. Per restare all’ esempio delle Università UK, nella mia esperienza i contributi dei singoli accademici al REF ed al piazzamento nella NSS sono ben noti. Generalmente, con l’ avvicinarsi del REF, a cui ogni accademico ambisce di contribuire per avanzare, aumenta anche la ricerca, da parte delle singole Università, delle figure in grado di offrire i migliori contributi (ed il meccanismo della valutazione nazionale studentesca opera nella stessa direzione). Le Università, nei sistemi di cui parlo, non accetterebbero mai che qualcun altro a livello nazionale, che non deve investire in alcun candidato (e che non avrebbe dunque nemmeno l’interesse a scegliere bene), decida, per loro, chi devono assumere o promuovere: in effetti, nelle Commissioni locali, può esservi al massimo un membro esterno su un totale di cinque o sei membri, ma normalmente solo con un ruolo consultivo. Spero di aver contribuito alla prospettiva comparativa sul mio sistema accademico di origine e, chiudendo questa parentesi, rinnovo gli auguri.

    • kery: “in Usa non puoi essere assunto come assistent professor nell’università dove hai preso il Phd”.
      Non confondiamo. Generalmente si preferisce non assumere un PhD proveniente della stessa università, ma non esiste alcun divieto generalizzato.

  17. @plymouthian
    la legge però dice valutazioni analitiche; e per questo si chiedeva di allegare un numero relativamente ristretto di pubblicazioni.
    pare incredibile ma qualche tar ha preteso valutazioni analitiche di ciascuna pubblicazione ordinando il rifacimento del concorso già per gli ultimi concorsi da RU con commissari sorteggiati di gelminiana memoria

    • Ok. Sono d’accordo, volevo solo dire che facendo una “valutazione comparativa” c’e’ chi ha fatto di gran lunga peggio.
      Anche perchè il tempo di leggere per davvero tutte le pubblicazioni non l’avevano…

  18. La proposta di M Bella non è del tutto peregrina. E’ vero quello che ha detto Plymouthian che un PO è tale per il prestigio che dovrebbe contraddistinguerlo e che comunque bisogna valutare l’ esigenza di PO nelle singole realtà. D’ altronde è scontato che nel mondo non tutti per quanto bravi arrivano in cima. Ma il ruolo di PA, non dimentichiamolo, è dopo la collocazione ad esaurimento del ruolo RU, il primo ruolo Universitario. Quindi, perché lasciare RU con una certa anzianità e idonei ad intristirsi e demotivarsi in un ruolo che non esiste più ( nella mia area non ho visto abilitati impresentabili) , quando non costa nulla attribuire Loro il ruolo di PA?
    Non sarebbe opportuno scorporare questi upgrading ( RU “ anziani” vs PA) a costo zero dal computo dei punti organico che gli atenei hanno a disposizione per il reclutamento? Faccio un esempio astratto ( correggetemi se sbaglio). Un ateneo promuove 5 RU a costo zero a PA ( nella realtà saranno molti di più nei singoli atenei): questo implica nel panorama attuale un investimento di 1 punto organico ( 0.2 x 5). Se questi upgrading ( che poi non sono veri upgrading, sono un modo per riportare persone valide in un ruolo attuale, togliendole da un binario morto che non meritano) fossero scorporati dal computo, quel punto organico sarebbe libero e potrebbe essere utilizzato per a) una assunzione esterna a PA ( esempio RTD, precari etc…) per un totale di 0.7 punti organico e ne resterebbero 0.3 da utilizzare per un upgrading di RTI giovane o PA vs PO.
    Non sarebbe meglio per tutti? Più spazio agli esterni giovani con ragionevoli aspirazioni di stabilizzazione, non penalizzazione di RTD etc..

    • Ok. Allora facciamola più semplice. Dopo X (20?) anni di attività le università possono promuovere i ricercatori con una procedura interna, inutile perdere tempo in abilitazioni nazionali…
      Resto dell’idea che i PO devono essere selezionati e non tutti possono esserlo, neanche se conviene economicamente.

    • Ovviamente ripeto che andrebbero eliminati i punti organico, che non hanno senso di esistere. Si fanno i conti con il budget, ovvero con i soldi veri e basta.

    • Probabilmente ci sono anche delle ragioni di semplice etica e non solo di budget per lasciar passare PA un ricercatore anziano (che abbia le carte in regola per aver ricevuto l’abilitazione).
      Immagino infatti che tale ricercatore *anziano* appartenga alla categoria dei *nonraccomandati* che si è vista sorpassare dai vari prediletti dei baroni di turno nei concorsi locali degli anni precedenti.
      Forse è semplicemente *giusto* che finalmente diventi PA, avendo oltretutto tenuto corsi in titolarità e pubblicato più dei suoi colleghi più fortunati PA o PO già da qualche anno?

      Se poi tale giustizia è anche realizzata a costo zero (o addirittura con un risparmio) per il disastrato bilancio economico delle nostre università direi che sia quanto mai opportuno mettere in pratica la proposta “Marco Bella”…

  19. Per gab,
    gli sc sono chiari mentre gli SSD non contano niente. E’ la commissione che decide dove metterti anche se sulla domanda degli strutturati all’università è scritto forte e chiaro il tuo SSD, e qui nasce il casino. Tu sei SCXXX SSD A possono metterti in SSD B perchè per loro la tua attività e B. Può un commissario decidere dove devi concorrere? La risposta è inequivocabile:NO!!! E’ illegale! Punto e basta!

    • Si potrebbe però obiettare che se la commissione valuta la produzione attinente ad un altro SSD non darà mai l’abilitazione perché non coerente con quel SSD…

    • Questo è un discorso diverso. Ma ci sono casi dove all’interno di un SC uno strutturato SSDX è stato collocato nel SSDY dalla commissione e non abilitato in quanto non superava 2/3 le mediane SSDY mentre avrebbe superato 2/3 le mediane SSDX…? Resta comunque il fatto che è la commissione che stabilisce dove collocare i soggetti in termini di SSD, sulla base delle pubblicazioni e del CV. Almeno che nella domanda ASN non fosse prevista per il candidato la scelta su quale SSD, all’interno del SC, farsi valutare.

    • nella mia immensa stupidità avevo inteso una cosa: si concorre per sc: gli ssd, quindi, non contano nulla. ora se nella griglia di valutazione ricompaiano mi pare una cosa assurda, senza senso. illegale il discrimine in sè tra A e B, il calderone sarebbe unico anche perchè la commissione comprende docenti di entrambe le discipline, in quantità e numero del tutto casuali

    • Tra i ricercatori “anziani” qua e là citati ci sono anche alcuni (mica tanto pochi!) che entrarono con il ben noto “giudizio di idoneità” (recte: ope legis) previsto dalla 382/1980. A me pare che i miracoli, se proprio devono accadere, abbiano da essere unici! Far passare costoro senza colpo ferire a PA non sarebbe un po’ troppo?

  20. Il problema Ermengarda è che il passaggio da SSD a SC non è stato 1:1, e quindi in alcuni SC ci sono SSD disomogenei, e la quantità del tutto casuale del numero di commissari in un SSD fa si che il commissario veramente esperto sul tuo SSD potrebbe anche essere uno solo. Quindi la tua abilitazione la decide una sola persona perché gli altri non sono esperti. In SC omogenei la tua abilitazione la valutano in 5. Mi sembra decisamente una disparità di trattamento.

    • Ma quale omogeneità, non mi verrete a dire che all’interno di un SSD la commissione copre tutte le tematiche. L’estrazione dei commissari è stata casuale, quindi mi pare una argomentazione debole ritenere che la “copertura” di un SSD si perde in un SC che ne comprende un paio. Mi pare si vogliano sollevare problemi a tutti i costi. D’accordo, ci sono cose migliorabili, ma solo in linea di principio. Quando si scende dalla teoria alla pratica ci si perde tutto per strada. E’ chiaro che chi è rimasto fuori a questo giro l’ha presa male, essendo una tornata non a numero chiuso. Ma verranno presto tempi bui anche per la massa (comunque enorme) degli abilitati, visto che solo una piccola parte di loro potrà avere il posto. E pure a seguoto di un altro concorso. Mah…

    • @ Ubi è proprio così. anche io mi trovo in un sc composto da più discipline. della mia in commissione vi erano solo 2 componenti. da chi sono stata valutata? dall’intero collegio o solo da alcuni? stessa situazione. solo che io ancora attendo di vedere pubblicati i risultati.

    • Cara Ermengarda,

      almeno nella tua commissione ce ne sono 2 del tuo SSD (diciamo che gli altri 3 potrebbero confrontarsi o almeno essere orientati se non competenti), nella mia commissione, invece, nessuno è del mio SSD. Su quali basi scientifiche potrà mai valutare un commissario di un SSD le pubblicazioni di un candidato appartenete ad un altro SSD?
      Quando leggo tra i post che la valutazione avviene all’interno di un Settore Concorsuale mi sembra che non ci sia stata chiarezza nella lettura delle normative.
      Sappiamo tutti, infatti, che i Settori Concorsuali sono stati composti per ridimensionare il numero delle commissioni. Ciò non implica che le valutazioni possano avvenire ad capocchiam!
      L’art. 16, comma 3, lettera i, della Legge 240/2010, che testualmente recita, “…il sorteggio di cui alla lettera h) assicura che della commissione faccia parte almeno un commissario per ciascun settore scientifico-disciplinare, ricompreso nel settore concorsuale, al quale afferiscano almeno trenta professori ordinari;…”). In aggiunta il DM del 07-06-2012 concernente il Regolamento Attuativo recante criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’ASN testualmente recita: “….va tenuto conto dell’età accademica e, ove necessario, delle specifiche caratteristiche di una parte del settore o settore scientifico-disciplinare o un sottoinsieme di quest’ultimo” (non per niente è possibile nominare un esperto per far acquisire alla commissione pareri pro veritate). E’ evidente, quindi, che la stessa norma riconosce che è necessario operare con criterio e rispettando la matrice curriculare del candidato.
      Peccato che molte commissioni non si sono comportate in modo corretto e, come nel mio caso, pur non avendo in seno un componente del SSD a cui afferiscono alcuni candidati, (già di per sé illegittimamente), non hanno nominato neanche l’esperto, pur di conservare il totale potere discrezionale con il quale si realizzano.
      I soliti biechi atteggiamenti accademici che finiranno di portare alla rovina le università italiane.

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