Roars ha da molto tempo sottolineato i rischi intrinseci all’Abilitazione Nazionale per come essa è stata disegnata dal legislatore e da ANVUR. In particolare si erano più volte messi in evidenza i pericoli dovuti a un meccanismo potenzialmente foriero di contenzioso e alla designazione di un numero di abilitati non assorbibile dal sistema. Tali pericoli si stanno puntualmente avverando. Roars non è in grado di monitorare cosa sia accaduto nei singoli settori concorsuali, ciascuno dei quali sembra fare storia a sé. Mette però a disposizione dei lettori che desiderano discutere e commentare lo svolgimento dell’ASN un apposito spazio, costituito dai commenti in calce a questo post.
Raccomandiamo, anche per facilitare la moderazione da parte alla redazione, di evitare espressioni ingiuriose (che verranno comunque bloccate) e di produrre argomentazioni i cui riscontri siano in qualche modo sottoponibili a verifica.
Per ora (5 dicembre 2013, h 00:10) sono usciti soltanto 13 settori concorsuali:
- 01/A4 – Fisica Matematica
- 06/D3 – Malattie Del Sangue, Oncologia E Reumatologia
- 06/E1 – Chirurgia cardio-toraco-vascolare
- 07/H1 – Anatomia E Fisiologia Veterinaria
- 07/H5 – Cliniche Chirurgica E Ostetrica Veterinaria
- 08/A1 – Idraulica, Idrologia, Costruzioni Idrauliche E Marittime
- 09/H1 – Sistemi Di Elaborazione Delle Informazioni
- 11/A1 – Storia Medievale
- 11/A3 – Storia contemporanea
- 11/A4 – Scienze Del Libro E Del Documento E Scienze Storico Religiose
- 11/C2 – Logica, storia e filosofia della scienza
- 11/C4 – Estetica e filosofia dei linguaggi
- 12/B1 – Diritto commerciale e della navigazione
Ecco il link alla pagina del MIUR che si aggiornerà con i risultati degli altri SSD.


A proposito di errori, oggi ne è piombato uno sulla mia testa. Concorso seconda fascia per 02/C1 che ha un sotto insime SSD Fis06 di cui sono parte. Io supero bene le tre mediane del mio settore quindi sono tranquilla sulla base dei criteri adottati dalla commissione e cosa trovo..che non mi hanno abilitato perchè mi hanno messo nell’SSD sbagliato Fis05 che ha mediane molto più alte delle nostre. Secondo voi vado dalla magistratura a o all’ANVUR?
Classico errore da TAR (infatti non implica nessuna valutazine discrezionale). Vai e vinci! In bocca al lupo!
Approfitto del fatto che si sanno i settori “prorogati” per mandare un avviso in bottiglia. In effetti, superando largamente 2 mediane e mezzo su un autore, come dire, piuttosto eclettico, ho incautamente affrontato 3 settori. Dico incautamente, perché sono un non-strutturato totale; se aspettavo la tornata 2013, che prevedo molto meno combattuta, se non altro incrementavo tutti i titoli e passavo alla grande pure la terza mediana.
A 11/C2, Logica, storia e filosofia della scienza, mi hanno proprio bistrattato: è tutto “accettabile”, ma il giudizio “è negativo, anche alla luce del numero troppo limitato di lavori con una coerenza accettabile rispetto alle tematiche caratteristiche del settore concorsuale” (accipicchia!). Un commissario parla di “qualità della produzione di livello più che accettabile, contraddistinta da buona originalità, accettabile rigore metodologico e buon carattere innovativo”; ma, ahimè, di “limitata coerenza” col settore, “collocandosi maggiormente nel settore di Filosofia del linguaggio”.
Poco male: sono anche lì! E infatti in 11/C4, Estetica e filosofia del linguaggio, il presidente, autorevole studioso che non a caso si occupa proprio del mio stesso autore, sa che la mia “è una lettura che ha fatto molto discutere e che non trova d’accordo molti specialisti”; che “indubbiamente è innovativa”, e che “su questa originale interpretazione sono stati organizzati fuori d’Italia dei convegni”. Perciò mi promuove senza problemi. Ma ci sono in commissione tre di Estetica. Non disconoscono “una notevole originalità ed un buon rigore metodologico”; ma insomma, “la produzione del candidato si esercita in un ambito eccessivamente ristretto”. Beh, certo, mi interesso del principale autore del settore; ma non di Estetica. La soluzione la fornisce lo “straniero”, che in quanto tale si accontenta di scorrere i titoli (voglio dire: i titoli dei titoli): l’autore è morto, dunque “le tematiche trattate sono solo parzialmente coerenti con il settore concorsuale, essendo per lo piu’ contributi in storia della filosofia analitica”. Bocciato a maggioranza.
Poco male, sono anche lì… 11/C5 Storia della filosofia, prorogata. Va bene, sono un non-strutturato totale. OK, non concordo con “molti specialisti” (con quasi nessuno, credo). Se uno è “innovativo” e “originale”, per forza non concorda. Lo so, non sono un tuttologo, pubblico solo su quello che conosco, e solo quando ho qualcosa da dire che non è stato detto prima (se sei un non-strutturato totale, non è che ti pubblicano qualunque sospiro). Ma, per favore, lasciate stare la “limitata coerenza col settore concorsuale”. Non è storia della filosofia? Ho capito, è 11/C4 filosofia del linguaggio; o forse C2, logica e storia della logica.
Mi auguro per te che la tua commissione legga roars…
Il problema della “contiguità” tra settori, utilizzata dalle commissioni in modo discrezionale, è più grave nel caso dei non strutturati, ovviamente: chi è strutturato lo è comunque in uno specifico settore, ed è un po’ difficile che la commissione possa dirgli che non è congruente a quel settore. Questo è un paradosso che deriva anche dalla moltitudine di settori che esistono nelle nostre università; una soluzione, che credo il MIUR voglia perseguire, è quella di andare verso il progressivo accorpamento di molte più discipline in un minor numero di ambiti più ampi.
Caro Bazzocchi,
per quanto riguarda 11/C4, da cui anche io sono stato dichiarato non abilitato alla seconda fascia, mi sembra che la strategia utilizzata sia stata questa (sto verificando e ne scriverò su ROARS non appena avrò maggiori dati):
– possiamo abilitarne solo un certo numero (deciso più o meno a priori)
– ci liberiamo innanzitutto di chi non è già dentro i settori scientifico disciplinari che formano il settore concorsuale (M-Fil04 e M-Fil05), dunque chi ancora non ha ruolo (con alcune eccezioni) e chi proviene da altri settori (in particolare non M-Fil, come il mio caso)
– per liberarci tranquillamente, senza temere troppo i ricorsi, diciamo che le pubblicazioni di queste persone sono scarsamente, appena o non pertinenti.
– oltre ciò diamo dei giudizi sprezzanti sulla loro attività scientifica e magari non consideriamo alcuni elementi (tipo esperienza all’estero)
Non so nel tuo caso ma nel mio caso ci sono dei colleghi con cui lavoro, già dentro M-Fil/05, che fanno esattamente le mie cose e su cui non è stato fatto alcun rilievo o quasi sulla pertinenza dei loro articoli e sono stati abilitati. A me che provengo da SPS/08 ma che ho sempre lavorato dentro M-Fil/05 hanno detto che quelle stesse tematiche non sono pertinenti (o quasi). Questo non è accaduto solo a me ma anche ad altre colleghe e colleghi provenienti da altri SSD.
Non so se quanto è stato detto da hikikomori riguardo la disparità di trattamento (http://www.studiolegaleschettino.it/giurisprudenza1_doc.php?lingua=inglese&iddoc=144) possa valere nel tuo caso ma nel mio probabilmente si.
Intanto ho fatto richiesta di accesso agli atti per vedere giudizi analitici e vedere se sono così sprezzanti e umlianti come quelli sintetici.
Caro fausto_proietti,
mi preme segnalarti al riguardo giusto un caso che va contro ciò che stai giustamente ipotizzando.
06/D4 – II Fascia, candidato n.87. Dal CV si evince che il candidato è già ricercatore in M. Infettive, ma la commissione non lo ha abilitato perchè le sue pubblicazioni non sono affini al settore concorsuale (?????). In realtà parrebbe essere stato non abilitato perchè biologo (o non-medico). La conferma arriva dalla mancata abilitazione della candidata n. 3. Qui la commissione scrive proprio che non si può abilitare la candidata perchè Biologa. Mi sembra si tratti di discriminazione! Forse l’ordine dei biologi dovrebbe intervenire?
@ mad.dog90
Il caso che segnali è veramente paradossale. Viste le motivazioni, qui ci sarebbero davvero gli estremi per un ricorso.
E nel caso del candidato n. 3, come si fa a scrivere testualmente in un verbale: “Dal punto di vista bibliografico potrebbe rispondere ai parametri per l’abilitazione a Professore di II fascia, ma come dirigente Biologo non può essere abilitata a questo ruolo”. Pazzesco!!
Oh, compare anche qualcuno della mitica UNIBZ.
UNIBZ è quella simpatica università dove, qualche anno fa (ero ancora ricercatore CNR), per insegnare FISICA a contratto (in italiano) agli ingegneri hanno preferito il presidente dell’ordine degli ingegneri di Bolzano al sottoscritto.
A quei tempi a UNIBZ il professore a contratto prendeva 200 EURO all’ora + completo rimborso spese mentre nelle “università normali” al piu 100 EURO all’ora e senza rimborso spese.
Potete immaginare cosa penso delle Provincie e Regioni autonome.
[off topic – UNIBZ]
@Luca
Non è più così. Da tempo hanno abbassato i compensi e i rimborsi e da quest’anno li hanno anche eliminati, il che non mi sembra una buona cosa. A mio parere UNIBZ ha riservato ai suoi docenti a contratto sempre un trattamento serio.
In ogni caso, proprio per il modo in cui venivano spesi i soldi (e non sui rimborsi) ha subito una indagine (e condanna, immagino) della Corte dei Conti, nonché ha perso numerosi ricorsi per certe modalità di gestione dei concorsi, che in molti casi non differiscono troppo da quelli di altre università italiane, in altri casi sì.
Se non sbaglio uno dei settori “prorogati” è quello in cui c’è frati in commissione …. gatta ci cova … dietrologia su dietrologia ;-))
Si confermo, uno dei settori prorogati è quello in cui c’è frati … ho anche scoperto che il commisario OCSE si è dimesso ed è stato sostituito con un nome nuovo dell’accademia … condorelli ;-)))
10/G1 Glottologia e linguistica
Mi è stato chiesto di entrare nel dettaglio su ciò che critico alla nostra commissione. Premetto che è una miniera e che ho già raccolto 10 cartelle di dati che mi fanno pensare che un ricorso al TAR sia inevitabile, poiché ravviso elementi intollerabili. Mi limito allora a dare una perla e sfido tutti a verificare.
Candidata n. 30. Non supera neppure una mediana, ma è ABILITATA con un giudizio di eccellenza. Vado più a fondo, e vedo che la Commissione scrive nel giudizio collettivo: La Candidata presenta 18 pubblicazioni. OK, penso, niente di strano, è il numero massimo delle pubblicazioni presentabili. Vado poi a controllarmi le mediane e trovo solo 16 pubblicazioni: strano!, mi dico (fra l’altro: neppure una pubblicazione in riviste di fascia A). Allora vado al curriculum vitae: le pubblicazioni sono 18 in tutta la carriera della studiosa, non nel decennio considerato. Di solito, per gli altri candidati, la Commissione scrive qualcosa di questo tipo: su un totale di X (poniamo 50) pubblicazioni, ne presenta Y (di solito = 18, il massimo consentito). Qui, chissà perché, indica solo il numero complessivo delle pubblicazioni maturate nell’intera carriera. Secondo me, poi, l’affermazione per cui le pubblicazioni “presentate” sarebbero 18 va vagliata nelle sedi opportune.
Sottolineo questo perché io, nella stessa procedura, superavo le 3 mediane (compresa, quindi, quella delle riviste in fascia A) e sono stato bocciato per limiti di visibilità internazionale (nonostante sia stato anche visiting).
Ricordo la definizione di riviste di classe A: le riviste di classe A sono quelle, dotate di ISSN, riconosciute come eccellenti a livello internazionale per il rigore delle procedure di revisione e per la diffusione, stima e impatto nelle comunità degli studiosi del settore, indicati anche dalla presenza delle riviste stesse nelle maggiori banche dati nazionali e internazionali.
Insomma, uno che pubblica in riviste di questo tipo (indipentemente dal fatto che siano nazionali o estere: l’internazionalità è data dal prestigio) viene bocciato; una che non ci pubblica e che presenta 16 pubblicazioni viene promossa. Grazie a un giudizio, insindacabile, di eccellenza. E’ giusto questo?
Certo che devi fare ricorso! Meglio se collettivo?
@ Lalli
come ho già scritto sopra @ lolo (ma nel vostro settore usate tutti dei nickname così?), se il vostro intento è presentare ricorsi al TAR temo che vi serva molto poco sostenere che questo o quel candidato abilitato non meritava di esserlo. Non sono un esperto di diritto amministrativo, ma mi pare evidente che, trattandosi non di procedura comparativa bensì di abilitazione, le posizioni dei vari candidati non sono direttamente collegate tra loro; dunque, per ottenere “soddisfazione” dal TAR, occorrerebbe che il candidato non abilitato dimostrasse la presenza di errori manifesti nel proprio verbale di esclusione (ad es. non congruenza tra i criteri fissati dalla legge e/o dalla commissione e quelli seguiti nella valutazione stessa; errori materiali nel calcolo degli indicatori, ecc…). Argomentare che il candidato x o y, abilitato, non avrebbe, a vostro avviso, meritato di esserlo temo che abbia scarsa rilevanza giuridica: può valere semmai come denuncia “morale” (ma, essendo presentata in forma anonima, anche da questo punto di vista mi pare lasci il tempo che trovi).
Pur appartenendo ad un settore completamente diverso, riconosco, nel caso descritto da Lalli, molti di quanto è capitato a me. La questione (e lo spunto per l’eventuale ricorso) è la seguente: la “visibilità internazionale” (ossia l’impatto delle ricerche effettuate sulla comunità scientifica) dovrebbe essere misurata anzitutto dagli indici bibliometrici (quindi da parametri oggettivi). Un giudizio negativo, in tal senso, può essere, a mio avviso, giustificato solo sulla base di soglie minime precedentemente fissate (ed esplicitamente dichiarate negli atti). Tutto il resto è puro arbitrio.
Preciso meglio ciò che intendevo a proposito delle pubblicazioni “presentate”, mi pare opportuno. Posto che la commissione, nei suoi giudizi, specifica, con varie formule, il numero delle pubblicazioni TOTALI possedute dal candidato rispetto a quelle PRESENTATE (max 18) per l’abilitazione alla I fascia, e immagino lo faccia per dare un’idea dell’attività complessiva del candidato stesso, perché nel caso in esame si discosta dal suo solito e ritiene di non dover dare notizia del fatto che su 18 pubblicazioni dichiarate nella domanda se ne presentano 18? In questo senso penso che occorra chiedere conto alla commissione, nelle sedi opportune, della frase relativa alle pubblicazioni, in particolare dell’uso isolato di quel “presentate”, disgiunto da un’indicazione che rimandi alla complessiva attività di pubblicazione scientifica che consenta, immediatamente e in piena evidenza, di valutare ciò che per altri è valutabile immediatamente e in piena evidenza.
Visto che ci sono aggiungo che mi sembra un po’ goffo scrivere che “Non supera la mediana, uguagliata per due parametri e avvicinata notevolmente per il terzo”. E’ certamente vero, ma è anche vero che il valore numerico raggiunto in relazione alla terza mediana è 0 (zero).
Detto questo, ribadisco ancora che non intendo mettere in alcun modo in discussione l’abilitazione conseguita da alcuno: do anzi per scontato che tutti i colleghi abilitati lo meritassero. Quello che intendo discutere è se siano stati adottati criteri uniformi: a me pare di no.
p.s.: la frase esatta della Commissione è “La Candidata presenta 18 pubblicazioni, tutte individuali (su un totale di pubblicazioni più ampio, ma non precisabile, in quanto l’indicazione relativa è stata omessa nella domanda)”. Cosa vuol dire, che le pubblicazioni omesse nella domanda le sono andate a cercare su internet? Lo hanno fatto per tutti?
Credo che abbiano usato fonti diverse, e su questo credo si potrebbe ragionare per far saltare tuta la procedura.
Una fonte avrebbe dovuto essere la domanda che abbiamo presentato. Un’altra i fatidici database di Scopus e WoK. Invece se ho capito come hanno fatto i conti su di me hanno preso le pubblicazionid al nostr sito personale CINECA e le hanno confrontate con i database. Questo ha sballato tutti i conti.
Ma non mi pare che nel bando si facesse riferimento alla nostra pagina CiNECA. Quindi non capisco se questo passaggio era lecito.
Inoltre: le commisisoni avrebbero dovuto verificare perchè in alcuni casi i databse sono appunto incompleti, quindi noi non abbiamo potuto inserire i codici che ci hanno chiesto anche per riviste di editori molto importanti e certamente internazionali. Su questa procedura molti di noi sono stati eliminati perchè sia il num di pubblicazioni che il num di citazioni così verificato in modo lacunoso è molto lontano dal reale.
Voi potete confermarmi come si calcola ad es. il num di pubblicazioni se la carriera è superiore ai dieci anni?
@ Lalli
A prescindere da tutto il resto, vorrei commentare questa tua frase: “La Candidata presenta 18 pubblicazioni. OK, penso, niente di strano, è il numero massimo delle pubblicazioni presentabili. Vado poi a controllarmi le mediane e trovo solo 16 pubblicazioni: strano!, mi dico”. Perché dovrebbe essere strano? Il bando prevedeva esplicitamente la possibilità di presentare pubblicazioni senza limiti temporali. Chi ha presentato pubblicazioni degli ultimi dieci anni, lo ha fatto per sua scelta. Invece alcune commissioni nei loro verbali hanno ritenuto non valutabili le pubblicazioni presentate dai candidati e precedenti rispetto al decennio, confondendo in questo modo due cose che nel bando erano ben distinte: le pubblicazioni valide per il calcolo degli indicatori (ultimi dieci anni) e le pubblicazioni presentabili (a piacere del candidato), ferma restando la necessità di valutare la continuità e la qualità della produzione scientifica con particolare riguardo agli ultimi cinque anni.
Una cosa che si sta verificando in questa abilitazione è che paradossalmente (ma fino a un certo punto) l’aver previsto una serie complessa di parametri valutativi stabiliti per legge, a volte in modo non chiaro o non univoco, invece di semplificare il lavoro delle commissioni lo ha complicato, producendo errori nei verbali, a volte anche minimi, ma sufficienti per fungere da appiglio a chi voglia presentare ricorso. Anche su questo elemento si dovrebbe meditare in vista del futuro.
@Lalli e @fausto_proietti: A proposito del confronto tra candidati, mi pare che, in casi opportunamente documentati, si possa ricorrere richiamandosi alla cosiddetta “disparità di trattamento”. Ovvero: gli stessi dati che hanno decretato la non idoneità del candidato A, non possono essere usati (o ignorati) per decretare l’idoneità del candidato B. Ecco un sito contenente una sentenza del TAR Lazio, che su tali basi ha accolto il ricorso di una candidata giudicata inidonea ad un concorso notarile:
http://www.studiolegaleschettino.it/giurisprudenza1_doc.php?lingua=inglese&iddoc=144
Riporto l’inizio del passaggio saliente:
“Il giudizio valutativo espresso dalle commissioni esaminatrici del concorso notarile (al pari di quello di ogni altra commissione concorsuale) è attingibile dal sindacato giurisdizionale del G.A. solo negli stretti limiti in cui esso riveli profili evidenti di illogicità, irrazionalità e manifesta disparità di trattamento …
Il seguito contiene utili dettagli.
Sempre @ Lalli:
“Detto questo, ribadisco ancora che non intendo mettere in alcun modo in discussione l’abilitazione conseguita da alcuno: do anzi per scontato che tutti i colleghi abilitati lo meritassero. Quello che intendo discutere è se siano stati adottati criteri uniformi: a me pare di no.”
Però il problema è che, dal momento in cui si è chiarito senza ombra di dubbio che il criterio quantitativo (mediane) non sarebbe stato l’unico né inderogabile, si è aperto il campo alla discrezionalità delle commissioni; quindi di per sé che vengano abilitati soggetti che non superano le mediane e non abilitati soggetti che invece le superano, non costituisce a mio avviso una disparità di trattamento legalmente rilevante, a meno che si riesca a dimostrare che nel merito quei giudizi siano infondati o poco o per nulla motiati. Ma ho la sensazione che difficilmente un TAR entrerebbe in questo tipo di valutazioni. Diverso sarebbe se una commissione avesse, nel produrre i criteri, stabilito che il superamento di uno o più indicatori quantitativi fosse conditio sine qua non si sarebbe ottenuta l’abilitazione.
Molto più passibili di ricorsi potenzialmente vincenti mi sembrano quei casi, come quello di Sandra, in cui c’è stato un errore nel calcolo degli indicatori, per non parlare di quei casi segnalati da molti in cui, per domande presentate da uno stesso candidato in più settori, gli indicatori calcolati dall’ANVUR presentano valori diversi…
@Lalli. Ancora a proposito della “disparità di trattamento”: trattasi di categoria definita giuridicamente, già applicata, in vari casi (come quello del concorso notarile succitato) in cui, naturalmente, non esisteva nessun parametro aritmetico paragonabile alle tanto deprecate “mediane”. Il G.A. non entra nel merito della valutazione espressa dalla commissione, ma si esprime solo sul modo in cui sono stati applicati, ai vari candidati, i medesimi criteri (nel caso in questione si trattava di correzione di elaborati scritti). Cito ancora dal sito su indicato:
“il profilo della disparità di trattamento … richiede che nel corso delle operazioni di correzione sia documentabile un mutamento di orientamenti tale da determinare un disomogeneo approccio alla valutazione delle questioni giuridiche sottese e implicate nella redazione dell’elaborato, come in effetti si è verificato nella procedura concorsuale in oggetto ed è documentato con riferimento ad alcune specifiche problematiche.”
@ Proietti. Ti ringrazio, naturalmente hai ragione, il mio primo post contiene alcune incongruenze e alcuni passaggi affidati al pensiero. Quello che intendevo dire e’ che mi faceva strano vedere solo 16 pubblicazioni conteggiate nelle mediane: da li’ ho capito ciò che la commissione non aveva evidenziato, secondo me in modo discutibile. Rettificato che la candidata ha presentato 18 pubblicazioni, di cui 16 riferite agli alti i 10 anni e dunque utilizzabili per il calcolo delle mediane, ribadito che non superava neppure una mediana, non ho difficoltà a riconoscere che sia un genio, e lo dico senza ironia: detto questo, sul piano comparativo mi sento preso in giro. Poi, ne’ tu ne’ io siamo amministrati visti. Vedremo. Va bene così?
alti i 10 anni = ultimi 10 anni
Ringrazio hikikomori molto molto molto (e complimenti per la scelta del nick, bellissimo). A Proietti, che vuole argomenti da TAR, ne sottopongo uno qui in basso. Però vorrei dire una cosa, prima: a parte il TAR, qui si parla di vita e di dignità delle persone, che mi pare argomento molto più importante e decisivo, seppure impalpabile per un TAR. Che poi le commissioni dispongano di criteri discrezionali è noto, ma che anche i TAR si stiano accorgendo che talora siano eccessivamente discrezionali e illogici è altrettanto noto. Se poi vogliamo fare gli avvocati del diavolo senza essere avvocati, OK.
Ecco l’argomento che – secondo me, preciso sempre: neppure io sono un avvocato – potrebbe essere da TAR.
In termini generali, va osservato che la Commissione esaminatrice ha disatteso quanto contenuto nel DM 7 giugno 2012 n. 76, art. 3, comma 1, ove si prescrive che si debba effettuare una valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni presentate. All’art. 4, comma 2, lettera C del medesimo DM, poi, è previsto, fra i criteri ai quali la Commissione deve attenersi nella valutazione delle pubblicazioni scientifiche presentate dai candidati, l’uso delle classificazioni di merito delle pubblicazioni di cui all’allegato D (eccellente, buono…).
Nel giudizio di alcuni/molti/tutti (devo fare una statistica, ma sono diversi) candidati, la Commissione esaminatrice ha invece provveduto (spesso) a formulare giudizi globali, talora, ma non sempre, limitandosi a un semplice cenno descrittivo alle singole pubblicazioni che, dunque, (spesso) non sono fatte oggetto di valutazione analitica se non in modo solo saltuario, utilizzando (spesso) espressioni generiche e comunque classificazioni diverse da quelle previste nel citato allegato D. Aggiungo che altre Commissioni hanno specificato in lista le singole pubblicazioni e ci hanno messo vicino uno degli aggettivi del citato allegato D.
Verificare, please.
@ Lalli
“A Proietti, che vuole argomenti da TAR, ne sottopongo uno qui in basso”
Io non “voglio” proprio un bel nulla, meno che mai fare “l’avvocato del diavolo”. Siccome qui si argomenta in maniera pubblica, dico quel che penso, tutto qui. Poi ognuno fa le sue scelte, e impiega come meglio crede soldi, dignità ecc…
A chi si aspetta “giustizia” dai tribunali, ricordo solo sommessamente la sberla che poco prima di Natale la Corte Costituzionale ha riservato a tutta la categoria. Andate un po’ a verificarlo, in quella sentenza, l’uso di logica e discrezionalità…
@Lalli: Lieto di essere stato utile. Difendersi è diritto/dovere di ogni cittadino: è espressione di fiducia nella democrazia, ed è una sfida a cui, in nome della libertà, non bisognerebbe mai sottrarsi. La giustizia, in uno stato di diritto, va naturalmente cercata presso chi, secondo la Costituzione, è deputato ad esercitarla, ossia il potere giudiziario. Mi pare moralmente scorretto scoraggiare coloro che intendono avvalersene.
@ hikikomori
Lungi da me l’idea di acoraggiare chicchessia dal fare ricorso alla giustizia per valere i propri diritti (io stesso l’ho fatto per la questione del blocco degli scatti, con magri risultati ahimé, ma lo rifarei, visto che lì gli elementi giuridicamente rilevanti erano davvero molti e molto chiari). Siccome però questo non è un blog di consulenza legale, bensì di “politica accademica”, se qualcuno posta le sue idee lo fa, credo, per avere pareri in merito dai colleghi. Il mio personalissimo parere è che gli argomenti per un ricorso che hanno in mano i colleghi glottologi esclusi siano un po’ deboli; immagino che si confronteranno con un onesto avvocato amministrativista, e decideranno il da farsi.
@fausto_proietti: Lungi da me l’intenzione di accusare chicchessia. Il mio messaggio, a proposito di “scoraggiare dal fare ricorso alla giustizia”, enunciava un principio generale. Infatti non conteneva, a tal proposito, nessun riferimento a nessuna persona. Se qualcuno, ciononostante, si sente direttamente chiamato in causa, ciò è dovuto, evidentemente, a ragioni indipendenti dalla mia volontà.
Un motivo di ricorso al TAR preventivato dal Ministero.
In un post precedente sottolineavo l’obbligo delle commissioni di effettuare una valutazione ANALITICA nei giudizi sui titoli e sulle pubblicazioni dei candidati, per queste ultime attraverso l’uso delle classificazioni di merito delle pubblicazioni di cui all’allegato D del DM 7 giugno 2012 n. 76. Guardate, ad es., come è stata intesa questa indicazione dalla commissione del settore 12/E2.
Nel frattempo ho trovato la nella circolare MIUR del 27 maggio 2013, in cui si legge: «Si coglie l’occasione per sottolineare che, al fine di assicurare il rispetto dell’articolo 8, comma 4, del DPR 222/2011, il giudizio collegiale deve necessariamente contenere, come segnalato nella piattaforma:
– la sintetica descrizione del contributo individuale del candidato alle attività di ricerca e di sviluppo svolte;
– la VALUTAZIONE ANALITICA dei titoli posseduti e delle pubblicazioni scientifiche prodotte dal candidato alla luce dei criteri e parametri adottati dalla commissione;
– l’espressione/formulazione del giudizio.
Tenuto conto dell’eventuale contenzioso che ne potrebbe derivare, tali aspetti sono fondamentali al fine di consentire il perfezionamento della procedura di abilitazione attestante la regolarità degli atti da parte della scrivente Direzione Generale».
Io credo che il significato di analitico sia quello che ha inteso la commissione del settore 12/E2, ma posso sbagliarmi, naturalmente.
@Lalli Grazie per aver portato alla luce la circolare del Miur del 27-05-2013. In molti giudizi redatti dalla commissione 01/A4 (anche nel mio) manca ogni riferimento alla “valutazione analitica dei titoli posseduti e delle pubblicazioni scientifiche…” è questo penso sia un fondato motivo per il ricorso al TAR.
@lalli – “Io credo che il significato di analitico sia quello che ha inteso la commissione del settore 12/E2, ma posso sbagliarmi, naturalmente.”
Il significato di analitico lo si trova in qualsiasi dizionario della lingua italiana…e volendo tradurlo con un sinonimo direi che si potrebbe utilizzare “Particolareggiato”.
Quanto al settore 12/E2, si può forse dire che siano stati elencati correttamente tutti i parametri….ma per quel che riguarda le pubblicazioni e le altre voci di valutazione, l’analisi è stata più che altro “sintetica”…aggettivo che è esattamente il contrario di analitico.
Caro Lalli, valutazione analitica a 10/G1 (Glottologia)?
Guardare in II Fascia – candidato 39 (ABILITATO). Gli vengono attribuiti per errore 1,43 libri normalizzati. Se andiamo a vedere le sue pubblicazioni scientifiche NON risulta che abbia scritto un libro. GIUDIZIO COLLEGIALE: “presenta 12 pubblicazioni, a partire dal 2007, di cui 10 contributi in volume e 2 articoli in rivista”. E questo è. Ancora GIUDIZIO COLLEGIALE: “supera due mediane su tre, in particolare la prima e la seconda”. Mi dite come fa a superare la prima mediana se non ha scritto libri?. Possibile che la Commissione non abbia notato la cosa? Se così fosse non dobbiamo aspettarci molto.
Pensate abbia un senso scrivere una petizione agli organi competenti ( Presidente della Repubblica) per chiedere la revisione dell’intero processo?
Ovviamente non so quali sono gli organi competenti ma vedo che il MIUR è proprio disinteressato.
No che non è giusto, ma scherziamo!
Nessuna di fascia A della candidata abilitata! Il ricorso al TAR è sacrosanto.
Qui ho paura che i ricorsi al TAR fioccheranno come funghi. Anzi, comincerei a pensare quale organizzazione potrebbe tutelare uniformemente i ricorrenti per evitare una enorme mole di ricorsi presentati singolarmente da legali con costi elevati (che è ciò che vorrebbe il MIUR per fare in modo che il numero di ricorsi sia basso).
La commissione 01/A4 ha aggiunto nel file dei criteri il seguente:
“La commissione ai sensi dell’art. 6, comma 5, del citato D. M. 76 ritiene che in certi casi sarà necessario discostarsi dalla previsione del comma 2 del medesimo articolo perché nel settore 01/A4 gli indicatori di cui al punto a), seppur affidabili nella maggior parte dei casi, talvolta misurano l’impatto della produzione scientifica in maniera non accurata. Alcuni motivi più frequenti di questa inaffidabilità sono: gli indicatori prendono in esame esclusivamente le banche dati scopus e ISI. Esse coprono solo parzialmente la produzione scientifica del settore, come è possibile verificare prendendo in esame la banca dati MathSciNet dell’American Mathematical Society. Inoltre, il ritardo fra invio di un articolo e data effettiva di pubblicazione posticipa la comparsa delle citazioni effettive e penalizza i ricercatori più giovani.”
A parte il fatto che tale “criterio” non appare più selettivo,
nei giudizi vi è traccia di quando e perchè questo “criterio” sia stato applicato oppure no? Sarebbe una questione di trasparenza sapere quali siano stati i “certi casi” in cui sia stato “necessario” discostarsi dalla previsione etc.
Un commento sull’ultima frase del “criterio”: anche i meno giovani sono ugualmente penalizzati dal ritardo nella comparsa delle citazioni effettive.
Se si va a leggere come è stato definito l’H index contemporaneo dall’ANVUR, si vede chiaramente che le citazioni accumulate nel tempo dai meno giovani vengono penalizzate, mentre un giovane che è riuscito a farsi citare dagli amici della sua cerchia poche volte nel solo 2012 ottiene un valore molto vantaggioso.
Matematicamente, tale indice è stato concepito proprio al fine posto in rilievo nell’ultima frase del “criterio”, così come la normalizzazione per l’età accademica.
Il problema dell’incompletezza dei database segnalati è, come evidenziato da molti in questo forum, effettivo. Ma come ha fatto a stabilire la commissione quando i dati sono affidabili e quando no? E come ha agito la commissione in presenza di autodichiarazioni (ad es. per elenco esplicito) delle citazioni dove le informazioni dei vari database siano state unite (matematicamente parlando)?
Ha applicato il “criterio” oppure no?
Il criterio “essere giovani” basta per “essere migliori”?
Anche a me risulta che per SC diversi siano stati pubblicati sul sito Miur indici bibliometrici differenti.
Caro Marc (magari possiamo darci del tu, come dovrebbe essere abituale tra colleghi, anche alcuni amano in questa sede dotarsi di curiose maschere di ferro), va da sé che io non abbia difficoltà ad ammettere di essermi sbagliato e/o di non aver capito (per mia colpa!) l’esatto significato della tua frase precedente. Di norma commetto errori tra le 10 e le 15 volte al dì (ad essere generosi), quindi figuriamoci! Ciò precisato, e fatta la debita ammenda, continuo a pensare che il tuo paragone sia incongruo: un conto è non conoscere una questione interna ad una specifica disciplina, un’altro conto è ignorare che COSA sia una specifica disciplina, ammetterai ci sia una bella differenza. Per tornare all’esempio che avevo fatto ieri sulla Geologia, posso ben ignorare cosa sia un feldspato (e e se un geologo me lo spiega gliene sarò gratissimo), ma se ignoro (e me ne vanto) cosa sia la Geologia specifica che ieri citai sono semplicemente un ignorante (e per di più borioso…). Questo vale sia se il clericus gloriosus che così blatera sia un Naturwissenschaftler, sia se appartenga ai Geistwissenschaftler. Nella repubblica delle lettere, delle scienze e delle arti l’ignoranza dell’esistenza di campi del sapere diversi dal proprio non può essere ammessa, e tanto meno il berlusconico-brunettian-tremontiano vanto di essa.
Tornando all’ASN, restano aperte, mi pare, le questioni che ieri cercavo di porre. Provo a porle in forma di quaestiones:
a) siamo d’accordo che commissioni nazionali siano meglio di commissioni locali?
b) siamo d’accordo che commissioni sorteggiate siano meglio di commissioni elette (hic et nunc e quantomeno nel bel paese dove il sì suona)?
c) siamo d’accordo che una procedura nazionale di abilitazione possa ragionevolmente porsi l’obiettivo di abilitare, in ogni tornata ed in modo comparativo, tra il 30 ed il 40% di coloro che si sono candidati?
Ciò precisato, resta aperto il campo delle critiche su come si è questa volta proceduto, dall’uso delle mediane alla formulazione dei singoli giudizi, ma sarebbe interessante capire se sui tre punti che ho precedentemente elencato esista un consenso di massima o meno, non foss’altro per vedere se, putacaso, da essi si potrebbe partire in modo propositivo.
Un’ultima considerazione: tra 4/6 anni uscirà la massa di coloro che entrarono in università tramite i giudizi di idoneità (personalmente la definisco ope legis, ma non vorrei urtare sensibilità puntuali) previsti dalla 382/1980 per coloro che erano stati in precedenza contrattisti, assegnisti, borsisti CNR e medici interni. Tra loro si annoverano colleghi che poi son saliti sino all’ordinariato, altri che son diventati associati, altri ancora rimasti ricercatori. Il loro pensionamento rischia, in particolare in alcuni settori, di svuotare pericolosamente i ruoli. Credo che occorra ragionare sull’ASN (sia che resti ciò che essa è ora, o qualunque cosa essa diventi) in questa prospettiva, ad evitare che poi, divenuti magari i pensionamenti verso la fine di questo decennio, more italico solito, un’ “emergenza”, si prospetti una nuova “ope legis”, comunque mascherata. Che se ne pensa?
Caro Mantelli, colgo il tuo spunto propositivo per dire che concordo con i punti a e b, con la postilla che, però, non mi piace una commissione unica che decida su tutti i candidati di entrambe le fasce per un intero biennio (praticamente dei semidei); mentre rispetto al punto c dissento, a mio avviso non devono essere posti limiti alla concessione di abilitazioni, partendo dal presupposto che: A) non si decidono posti nelle università, ma solo chi può aspirarvi e chi no; B) in un sistema che funziona bene, quasi il 100% di chi si è formato scientificamente in un determinato settore, dopo un certo numero di anni di esperienza, dovrebbe avere i requisiti per aspirare alla docenza.
Approfitto anche per aggiungere qui, come contributo alla discussione che solleciti, queste proposte di revisione dell’ASN che avevo postato più volte in passato:
1 – al posto degli indicatori, che anche solo per essere calcolati hanno creato problemi infiniti, alcuni valori che siano fissi (es. numero minimo di pubblicazioni) ma al tempo stesso inderogabili da parte delle commissioni (chi non ha quel requisito, semplicemente non si abilita);
2- rimozione del “blocco” per le tornate successive ai non abilitati;
3- invece di un’unica commissione onnipotente per ogni settore, valutazione di ogni candidato da parte di due-tre commissari, possibilmente esperti dei temi studiati dal candidato, sul modello francese;
4 – presentazione non di decine di titoli, ma dei 4-5 ritenuti migliori dal candidato, in modo che possano essere effettivamente valutati dalle commissioni;
5 – due elenchi distinti (strutturati e non strutturati), con obbligo per le università di chiamare, in percentuale prefissata, da entrambi (ipotizzo 70-30%).
a) siamo d’accordo che commissioni nazionali siano meglio di commissioni locali?
dipende dalle funzioni loro attribuite, in generale si
b) siamo d’accordo che commissioni sorteggiate siano meglio di commissioni elette (hic et nunc e quantomeno nel bel paese dove il sì suona)?
si, senza trucchi possibilmente
c) siamo d’accordo che una procedura nazionale di abilitazione possa ragionevolmente porsi l’obiettivo di abilitare, in ogni tornata ed in modo comparativo, tra il 30 ed il 40% di coloro che si sono candidati?
No. Secondo me l’abilitazione è un titolo e non un’idoneità. In teoria si potrebbe evitare di ricorrere a tornate. Idea personale ovviamente.
Questa cosa delle “liste distinte tra stutturati e non stutturati” non mi piace.
Nel 2000 ho fatto il concorso per il liceo. Io ho fatto il “concorso aperto a tutti” ed hanno abilitato pochissimi (tra cui me, e mi hanno dato la cattedra 2 mesi dopo), mentre nel “concorso riservato” hanno abilitato praticamente tutti (ed alcuni ancora non hanno la cattedra).
Anche negli Enti Pubblici di Ricerca c’è la stessa differenziazione tra “interni” ed “esterni” nei concorsi.
Trovo queste distinzioni tra “interni” ed “esterni” nei concorsi (fortemente volute da TUTTI i sindacati) estremamente nocive al sistema paese.
La questione del ruolo unico è di fatto già risolta: c’è già il ruolo unico di “professore universitario” (di “prima fascia” e di “seconda fascia”).
Il ruolo del “ricercatore universitario” è ad esaurimento ed il “nuovo ricercatore universitario” è a tempo deteriminato.
@ Salasnich
Francamente il paragone tra scuola superiore e università, quanto al reclutamento, secondo me non regge. Il motivo per cui vedrei bene due diverse graduatorie per strutturati e non (ma ho dimenticato due precisazioni importanti: in via transitoria e solo per la seconda fascia) è che l’ASN è stata fatta partire, in modo scellerato, in concomitanza della messa a esaurimento del ruolo dei ricercatori, senza prevedere seriamente un regime transitorio. Si determina quindi una situazione in cui in teoria i “nuovi ingressi” nei ruoli universitari dovrebbero farsi a livello di PA (personalmente considero già fallito l’esperimento degli RTI di tipo b), ma nel contempo una buona parte degli attuali RTI aspira (giustamente) a entrarvi: ergo, si rischia una situazione in cui il 100% dei (pochi) nuovi posti da PA vada agli attuali RTI (infatti l’obbligo del 20% di assunzione di “esterni” previsto dalla legge gelmini di fatto significa esterni all’ateneo, non al sistema universitario). Questo significherebbe (significherà) bruciare un altro paio di generazioni di giovani studiosi. Con le graduatorie separate, da tenere in piedi per una fase transitoria (direi una decina d’anni), le università sarebbero costrette ad assumere in seconda fascia anche una percentuale dei migliori non strutturati abilitati. Non è un caso se la maggior parte dei non strutturati sono stati bocciati nei settori che finora hanno reso pubblici i verbali; le commissioni si sono fatte carico (indebitamente, a mio avviso) del problema, risolvendolo, per così dire, alla radice: ovvero espellendo vari giovani capaci dalla possibilità di aspirare a entrare nel sistema universitario italiano. Non mi pare fosse questo lo scopo manifesto dell’introduzione di queste nuove modalità di reclutamento.
volevo dire “RTD di tipo b”
Per favore ditemi che state scherzando quando parlate di abilitazioni con obiettivo una percentuale di idonei rispetto ai candidati.
Ma vi rendete conto che una abilitazione non può essere comparativa?!
Sarebbe come dire che ogni anno si possono laureare solo una percentuale degli studenti…
Per favore siamo seri!
Se volete una pre-selezione dei candidati ai concorsi a numero chiuso, l’unica cosa sensata è un moltiplicatore (2 o 3) dei posti in programmazione nelle università italiane, ma a quel punto chiamatela Pre-Selezione Nazionale.
02/B3 II Fascia – domanda:
Come fa una candidata (n.446) con 12 articoli nel CV (e che articoli) ad avere un H-C pari a 32 ed un n. di articoli normalizzati pari a 91.74?
Sono rimasto allibito dall’articolo con 6 pagine di nomi!!! Ci sono voluti alcuni minuti al mio browser per caricare la pagina inserendo il DOI… scaricandolo di fatto è un libro…
Il CV pubblicato online è parziale e non contiene tutte le informazioni e gli allegati…
Non conosco la candidata, ho verificato su ISI Web of Knowledge risultano 71 pubblicazioni su riviste classificate come “physics” dal 2007.
Su SCOPUS è più difficile per via di una omonima farmacologa abbinata alla candidata, ma più o meno siamo là.
Azzardo una ipotesi: la candidate ha allegato un CV con la lista completa delle pubblicazioni perché magari non aveva il database CINECA aggiornato e si scocciava a farlo…
Quelli del CINECA si sono lamentati perché hanno scovato pubblicazioni al di fuori dell’elenco ufficiale.
Premessa: nulla contro la candidata che non conosco e non è del mio SC.
Supponiamo di fare l’unione fra gli articoli presenti per la candidata in ISI (71) e in Scopus (5+2), supponiamo che tali insiemi siano disgiunti e che si tratti in tutti i casi di articoli su rivista. Il numero di articoli su rivista ammonterebbe a 78. Essendo l’età accademica della candidata >10 il numero di articoli su rivista normalizzati sarebbe 78.
Come sia stato ottenuto il valore 91.74, almeno per me, è un mistero.
Ma da che pianeta arrivate?
Non lo sapete che sul pianeta Terra, nei settori sperimentali della fisica ci sono collaborazioni a migliaia di nomi?
Aspettate che esca il settore 02/A1 ed avrete un’idea completa di cosa è la fisica sperimentale delle alte energie oggi.
Visto che si può cazzeggiare allegramente:
perchè nello settore (02/C1) non analizzate in dettaglio anche il candidato a II fascia n. 479, che gentilmente vi ospita nel suo blog?
@hoffman
1.5 anni di congedo dal 2002 al 2012 e i 78 lavori effettivi diventano nel primo indicatore 91.7..
Rimane il mistero della lista.
@ Salasnich
certo che i verbali di 02/A1, incluso quello in questione, sono tutt’altro che analitici: in genere, con un singolo aggettivo si valuta l’insieme di TUTTE le pubblicazioni. Lo stesso vedo che è stato fatto in altri settori delle c.d. scienze “dure”. Mah! Speriamo che in seconda applicazione le commissioni trovino delle modalità di lavoro un pochino più omogenee.
02/C1 naturalmente
PS: in questo paese la chiamata diretta da parte degli Atenei non potrebbe che produrre mostri (o meglio, mostriciattoli). Casomai si potrebbe pensare alla chiamata diretta da parte degli Atenei sulla base di liste nazionali di abilitati, ma solo a patto che si introduca il principio, a suo tempo proposto da Luigi Berlinguer ma poi cassato a furor di docenti e ricercatori, secondo cui chi abbia fatto il dottorato all’Università di Laputa non possa diventare lì associato (e neanche ricercatore TD di tipo A o B), ma debba essere chiamato dall’Ateneo di Brodbignac; chi sia associato (o ricercatore) a Brodbignac possa diventare ordinario solo altrove (Laputa stessa o magari Lilliput) e così via. Così, oltre a far tornare i clerici un poco vagantes, come da tradizione, si faranno magari saltare un po’ di cordate.
A latere, si potrebbe poi magari riprendere un ragionamento sul Ruolo Unico, con valutazioni periodiche (nazionalmente effettuate).
La chiamata diretta di atenei sulla base di una lista di abilitati è di fatto l’attuale sistema. Per me un concorso con commissione tutta interna è di fatto una chiamata diretta, c’è poco da discutere su questo.
Per quanto riguarda la deportazione forzata è assurda, sopratutto in un paese come l’Italia dove la mobilità del lavoro è di fatto impossibile.
Renderla più frequente, con incentivi su base volontaria sono d’accordo, ma obbligatoria è crudeltà.
Ad esempio ho esperienza diretta del sistema inglese, dove le università offrono una una tantum tra le 3K e 5K sterline per il trasferimento e pagano fino a 6 mesi per l’affitto. Il contratto di affitto standard è di 6 mesi con preavviso di 1 mese, in Italia 4 anni con preavviso di 6 mesi…
Le case si acquistano senza pagare tasse fino a 125.000 sterline, poi l’1% fino a 250.000, escludendo Londra, questo è sufficiente per una classica villetta inglese. L’avvocato notaio che si occupa della parte burocratica prende 1K-1.5K sterline… L’agenzia, se c’è, si prende l’1% circa.
Ovvero per acquistare casa basta l’una tantum offerta dall’università e tenete conto che la cucina è sempre inclusa, quindi il mobilio necessario è il letto, questo riduce notevolmente i costi di trasloco.
Il marito/moglie, grazia alla flessibità del lavoro, di solito segue il coniuge e riesce a trovare un altro lavoro vicino alla nuova università e comunque è molto facile ottenere per entrambi il part-time a percentuale (es. 80%) e viaggiare non è poi così impossibile…
In Italia la tassazione minima è del 3% più tasse e tassettine, per un appartamento del valore di 100K euro si pagano tra tasse + trasloco + agenzia (3 o 4%!!!), circa 10K euro e l’università non ti da nulla!
Ovviamente supponendo che si trasferisca tutta la famiglia, cosa che per il coniuge vuol dire perdere il lavoro data la scarsa flessibilità (la possibilità è l’aspettativa non retribuita) con forti difficoltà a trovarne un altro (a meno che non è dipendente pubblico…).
Non consideriamo l’impatto sugli eventuali figli.
Ma soprattutto non consideriamo che gli stipendi inglesi sono di fatto più alti per via di una tassazione più bassa (un post-doc accademico può ricevere quanto un associato italiano a parità di potere d’acquisto) e, cosa più importante, sono contrattabili, quindi per far trasferire qualcuno si può offrire di più.
si ma gli stipendi dovrebbero essere un pò più alti o no?
Errata corrige: al posto di “faranno” leggasi “farebbero”
Grazie a Fausto ed a Thor (sperando quest’ultimo non mi scagli il Mjöllnir…) per i contributi. Esprimo un dubbio sulla loro visione circa il punto “c”:in linea di massima ciò che dicono è ragionevole, ma se non si mettessero limiti, almeno teorici, al numero degli abilitandi non si rischierebbe di creare tappi esiziali per le generazioni più giovani, posto che è ben difficile poter concretamente assorbire quantità di abilitati vicine, magari, al 100% dei candidati? Certo, se si ragionasse in termini di RUV (con valutazioni periodiche a cui corrispondessero scatti stipendiali e allargamento di funzioni ricopribili) forse la procedura si sdrammatizzerebbe.
Non so cosa tu intenda per RUV. Quello di sdrammatizzare la procedura mi pare uno degli obiettivi urgenti se si vuole mantenere in piedi l’ASN (come spero, visto che non si può cambiare ogni due-tre anni sistema di reclutamento). Questo obiettivo a mio avviso si raggiunge con un sistema “alla francese”, ovvero: 1 – concessione dell’abilitazione senza particolari problemi a tutti i meritevoli, meglio se giovani o neodottori di ricerca; 2 – possibilità per gli esclusi di ripetere la domanda già l’anno dopo; 3 – durata limitata dell’abilitazione (4 anni forse sono già troppi); 4 – procedura di ri-abilitazione semiautomatica alla scadenza dell’abilitazione, purché il candidato dimostri di aver continuato a fare ricerca negli ultimi anni. A regime, potrebbe funzionare; certo, la scelta di fare un’ASN strutturata in modo iperburocratico come la nostra, in concomitanza con la scellerata messa a esaurimento del ruolo dei ricercatori e col blocco pluriennale dei concorsi, non ha aiutato a “sdrammatizzare” questa prima tornata abilitativa.
A proposito della frase: mi pare evidente che, trattandosi non di procedura comparativa bensì di abilitazione, le posizioni dei vari candidati non sono direttamente collegate tra loro; dunque, per ottenere “soddisfazione” dal TAR, occorrerebbe che il candidato non abilitato dimostrasse la presenza di errori manifesti nel proprio verbale di esclusione.
Il fatto che la procedura non sia comparativa non implica che la commissione possa applicare metri di giudizio palesemente discordanti. In altre parole, non si capisce il senso di utilizzare la denominazione di un’altra procedura per escludere gli obbligatori criteri di logicità e razionalità a cui è tenuta la PA. Estrapolando, è come se per un concorso siano esclusi i criteri di logicità perché il concorso non riguarda il settore di logica.
10/G1 Glottologia e linguistica
@hikikomori evoca la cosiddetta “disparità di trattamento”. Ecco del materiale per stabilire se vi sia stata o meno nel settore 10/G1 Glottologia e linguistica. Grazie a @lalli per quando sta facendo in I fascia. Io mi occupo della II fascia. Sperando di non infierire su non abilitati che non vogliono essere posti al centro dell’attenzione vi propongo ora “interessanti” casi di ABILITATI e NON ABILITATI. I giudizi riportati tra virgolette sono della Commissione. Trattamento analogo per tutti i candidati? Voi cosa dite?
No. 6: pubblicazioni 57 – NON ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: italiano regionale, siciliano, dialettologia, lingue classiche (monografia).
DAI GIUDIZI: La candidata “appartiene ad altro settore concorsuale” (ma allora il 208?)
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No. 23: pubblicazioni 30 – NON ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: contatto ling. minoranze ling., dialetti della Puglia, francoprovenzale
DAI GIUDIZI: “un orizzonte tutt’altro che ampio”. Punti di vista.
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No. 27: pubblicazioni 13 canoniche (3 sono voci) + “altro” – ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: latino, italiano, siciliano, storia della linguistica antica
DAI GIUDIZI: “certamente risulta ancora carente l’esperienza internazionale”
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No. 39: pubblicazioni 12 (tot. 162 pp., 0 libri) – ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: aoristo greco (3 pubblicazioni), anankastico (4 pubbl.), enclitico mi (3 pubbl.) composti greci (1 pubbl.), preposizioni greche (1 pubbl.)
DAI GIUDIZI, ecco una PREVISONE: si ha “motivo di ritenere che il numero dei contributi potrà poi espandersi ulteriormente secondo le linee di tendenza già presenti in nuce”. Anche la mia cartomante l’ha detto.
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No. 75: pubblicazioni 43 – NON ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: traduzione, comunicazione, filosofia del linguaggio.
DAI GIUDIZI: “La candidata presenta quindi nel complesso un buon profilo scientifico, che non ha però ancora saputo esprimersi in nuclei di ricerca sufficientemente originali nel settore della linguistica”. Cosa ne pensate?
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No. 83: pubblicazioni 28 – NON ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: tradizione grammaticale latina, fonetica, dialettologia
DAI GIUDIZI: “produzione scientifica, orientata non solo contenutisticamente ma anche metodologicamente verso gli studi di dialettologia italiana, appare più pertinente al settore della ‘Linguistica italiana’ che a quello della ‘Glottologia e linguistica’, per il quale ha invece un rilievo più limitato” (ma allora il 208?)
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No. 106: pubblicazioni 20 – NON ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: miceneo, greco di Sicilia, onomastica, linguistica missionaria
DAI GIUDIZI: “la sua attività, in buona parte indirizzata alle attestazioni greche di tipo documentario, non si inserisce in progetti di ricerca con peer review e non ha dimensione internazionale”. Qui si stabilisce che coloro che non sono inseriti in progetti di ricerca con peer review e/o di dimensione internazionale NON possono essere abilitati.
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No. 111: pubblicazioni 29 – NON ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: lessicografia, siciliano
DAI GIUDIZI: “Le sedi di pubblicazione sono locali o nazionali, e al momento non si riscontra una dimensione internazionale”. Qui si stabilisce che coloro che non possiedono una dimensione internazionale NON possono essere abilitati.
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No. 125: pubblicazioni 18 – NON ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: linguistica diacronica, lingue classiche, traduzione
DAI GIUDIZI: “La produzione che mostra varietà di interessi, si profila di buon livello, ma nell’ultimo quinquennio è caratterizzata da una certa discontinuità (nessuna pubblicazione nel 2009 e nel 2010) e da scarsa densità” . Ecco un altro valido motivo per non essere abilitati. E gli altri?
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No. 130: pubblicazioni 45 – NON ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: fonetica, dialetti campani e lucani, sociolinguistica
DAI GIUDIZI: “studioso la cui formazione e produzione scientifica non appaiono pertinenti al
settore concorsuale 10G/1”. Voi cosa dite? (vd. 208)
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No. 132: pubblicazioni 60 – NON ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: dialetti vari della Sardegna e corsi
DAI GIUDIZI: “siamo in presenza di uno studioso la cui produzione per metodi e
interessi si colloca nell’alveo di altri settori di ricerca rispetto a quelli di pertinenza della Commissione” (vd. però 162). Quali?
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No. 133: pubblicazioni 9 – ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: vedico e greco
DAI GIUDIZI: “un consolidamento della visibilità internazionale (attraverso la partecipazione a convegni internazionali e a progetti di ampio respiro) sia auspicabile per il futuro”. Le pubblicazioni bastano e avanzano! Vedi no. 111.
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No. 139: pubblicazioni 29 – NON ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: minoranze linguistiche, arbëresh, sociolinguistica, italiano pop./parlato, sintassi, dialetti campani
DAI GIUDIZI: “si auspica un ampliamento delle sedi di pubblicazione”. Vale anche per chi ha 8/9 pubblicazioni?
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No. 153: pubblicazioni 41 – NON ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: filologia computazionale, morfologia italiana e latina
DAI GIUDIZI: “carattere sostanzialmente monotematico della ricerca e una certa ripetitività
riscontrabile nelle pubblicazioni”. Solo lui???
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No. 162: pubblicazioni 8 (complimenti!) – ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: sardo e napoletano (15 pp. nel 2002)
DAI GIUDIZI (sulla produzione): “quantitativamente ancora limitata (nonostante si registri un incremento nel ritmo delle pubblicazioni nel periodo più recente) e benché passibile di un consolidamento per quanto riguarda la visibilità internazionale”
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No. 163: pubblicazioni 12 – NON ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: dialetti sardi e italiani meridionali
DAI GIUDIZI: “limiti quantitativi nella produzione e per l’assenza al momento di visibilità internazionale” .
Ma allora il 162!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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No. 174: pubblicazioni 12 – ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: costruzioni seriali di verbi triargomentali (3 pubbliicazioni), parola, sumerico, maleo-polinesiano, lingue australiane e papuane (contributi fondamentali ed altamente originali)
DAI GIUDIZI: “nonostante una produzione scientifica ancora quantitativamente limitata, in relazione alla quale si auspica, per gli anni a venire, un incremento delle pubblicazioni in sedi internazionali ‘peer-reviewed’”. Lo auspichiamo anche noi!
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No. 195: pubblicazioni 15 – ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: italiano della TV, italiano L2, apprendimento linguistico, il discorso dei politici italiani (anche Bossi e Di Pietro?)
DAI GIUDIZI: “nonostante un profilo internazionale ancora non particolarmente rilevante”. Internazionale?
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No. 196: pubblicazioni 12 – ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: apprendimento con audiovisivi, interazione ed educazione online, analisi del discorso nell’utilizzo di sequenze video, ecc.
DAI GIUDIZI: “Nonostante il numero non particolarmente alto dei contributi scientifici”
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No. 208: pubblicazioni 9 – ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: siciliano, esiti in altri dialetti di una parola latina (in una pubblicazione di 12 pp.)
DAI GIUDIZI: “una sostanziale limitazione degli interessi all’ambito lessicale, oltre che una scarsa visibilità internazionale della produzione scientifica, specialmente per quel che attiene alla partecipazione a convegni e progetti internazionali e alla collocazione editoriale delle pubblicazioni”. Ma guarda!
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No. 213: pubblicazioni 18 – NON ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: dialetti campani, sociolinguistica, rumeno
DAI GIUDIZI: “La mancanza di esperienze internazionali, la mancanza di partecipazione a progetti di ricerca con peer review, la circoscrizione degli interessi all’area campano-amalfitana individuano uno studioso non pienamente maturo per il settore 10/G1”. Lui no, altri sì.
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No. 215: pubblicazioni 22 – NON ABILITATO
TEMI DELLE PUBBLICAZIONI: etnolinguistica, lingue amerindiane, polinesiano, cinese
DAI GIUDIZI: “I risultati sono solo parzialmente originali, forse a causa dell’esteso campo di ricerca”. Sembra però aver descritto per la 1° volta varie lingue estinte in sedi prestigiose.
Vi basta? Scusami ROARS per la lunghezza!
Lolo
A questo punto, incuriosito dall’insistenza dei colleghi glottologi sono andato a guardarmi questi verbali. Farei queste osservazioni: in primo luogo, le frasi citate sono estrapolate da un contesto nel quale però le motivazioni dell’abilitazione/non abilitazione erano articolate in generale in modo più ampio – non voglio dire che siano condivisibili, anche perché di glottologia non ne capisco un tubo (proprio come, immagino, i giudici di un TAR), ma semplicemente che sono molto più articolate di quanto riportato.
In secondo luogo, la commissione mi pare abbia dato, come quasi tutte quelle che ho visto finora, importanza a due fattori: l’appartenenza a un dato settore disciplinare nel caso dei ricercatori strutturati (e dunque a chi già lavora in L-FIL/12 si è detto “non congruente”, mentre a chi lavora in L-LIN/01 si è detto “congruente”, anche se studiano cose simili) e l’essere o meno strutturati (i non strutturati vengono spesso liquidati senza troppi scrupoli). Quest’ultimo è a mio avviso un problema enorme, per il quale rimando alle modeste proposte da me avanzate in altri post di questa stessa pagina.
In conclusione, portate davanti a un TAR molte di queste argomentazioni rischiano di verificarsi inconsistenti; tra l’altro i giudizi sono abbastanza articolati – altre commissioni hanno fatto MOLTO peggio da questo punto di vista. Ma questa è solo la mia sensazione.
La chiaroveggenza non c’entra, è facile immaginare che i candidati a cui hanno “previsto” nuove pubblicazioni o collaborazioni internazionali di fatto le avessero già al momento della formulazione del giudizio.
Non dimentichiamoci che questa procedura è durata più di un anno e di acqua sotto i ponti ne è passata.
I commissari hanno visto (o qualcuno ha segnalato loro) la produzione successiva al fatidico 20 novembre 2012 e ne hanno tenuto conto in questo modo.
Il fatto in se non è sbagliato, l’importante è che lo abbiano fatto per tutti.
@fausto_proietti
“…i non strutturati vengono spesso liquidati senza troppi scrupoli”. Non tutti direi. Alcuni vengono promossi “benché X”, “nonostante Y”. Per gli altri X e Y sono condanne fatali. Grazie per la verifica che hai effettuato.
@plymouthian
La cosa che descrivi per è in sé SBAGLIATA e ASSURDA, non prevista dal bando. Non può essere assolutamente tollerata.
@faustob, il numero 446 è davvero spassoso! Hai dimenticato di dire che, dei soli 12 articoli e atti di convegno in carriera (!), nessuno in fascia A, la candidata ABILITATA è prima firmataria solo in 1 (uno) di essi. Poi, in virtù dell’ordine alfabetico, è in genere decima, quindicesima (titolo 4, contributo in atto di convegno, 37 firme: un vero convegno nel convegno)o anche, nel 2007, trentesima su 80; nell’articolo più votato, del 2008, le “firme” sono, malcontate, circa 3000 (diconsi TREMILA), e la candidata ABILITATA in virtù di esso è (circa) al milleduecentesimo posto. Hanno certamente IMPASTICCATO il commissario straniero PASISKEVICIUS Valdas per fargli dire: “The impact of the scientific production is excellent”.
Forse è tutto uno scherzo del tecnico Anvur: ehi, furbacchione, ti abbiamo sgamato!
(Certo che se ciascuno dei 3000 firmatari è riuscito a citare l’articolo da qualche parte [ma deve fare una nota a pie’ pagina con tremila nomi, mica facile], l’indice citazionale deve essere ben schizzato in alto)
La cosa bella è che il commissario straniero puó aver ragione… Con quel lavoro con 3000 nomi l’impatto della produzione scientifica è diventato …esagerato.
Mi immagino le citazioni collegate…. un numero esorbitante.
Qui siamo a un livello di vergogna altrettanto enorme, l’autonomia dei commissari qualcuno l’ha scambiata per il potere assolutista di un Caligola che promosse a senatore il proprio cavallo!
verosimilmente è uno/una che non ha capito la distinzione fra lavori da presentare per la fascia (12 PA, 20 PO settori biblio) e i lavori del proprio CV. Ma se fai la damonda a lei/lui ti dice che è stata una scelta quella di presentare 12 pubblicazioni … verosimilmente le commissioni hanno avuto i dati CINECA
… verosimilmente le commissioni hanno avuto i dati CINECA…
questo esempio aiuterebbe a capire come funziona il programma del cineca: fino ad ora sembrava che contassero le pubblicazioni elencate nella domanda e quindi listate nel CV. In questo esempio sembrerebbe che invece il programma legge la pagina personale del cineca. Immagino che chi intendeva ritoccare l’età accademica abbia ripulito tutto senza lasciare traccia.
Ripulire tutto senza lasciare traccia: il delitto perfetto :-). Solo che se ripulisci troppo non superi le mediane. Il delitto perfetto non esiste :-)
La valutazione perfetta non esiste e più le regole sono complicate più si trovano escamotage. Regole semplici!
Una sola regola: per aspirare ad avere l’abilitazione a PA o PO bisogna aver pubblicato un numero minimo di articoli in estenso (ogni settore stabilisce apriori il numero per PA e per PO). Su tutto il resto decide la commissione (eletta) su parametri qualitativi.
A Fausto Proietti: per RUV intendo Ruolo Unico con Valutazioni periodiche. Nel merito mi pare che il modello che tu proponi sia assai ragionevole.
A Paolo (? di Tarso? :-) ): non ragioniamo solo in base ai parametri della propria area! Se per molte aree (in genere le scienze della natura) quel che conta sono gli articoli, per altre (le scienze umanistiche o almeno molte di esse) quel che conta sono le monografie. Siamo diversi, prendiamone atto, confrontiamoci, e sicuramente avremo molto da imparare gli uni dagli altri, noi da Voi e viceversa.
Scusa Brunello di Montalcino :-)
Riscrivo la regola: per aspirare ad avere l’abilitazione a PA o PO bisogna aver pubblicato un numero minimo di articoli in estenso o monografie (ogni settore stabilisce apriori il numero di articoli o monografie per PA e per PO). Su tutto il resto decide la commissione (eletta) su parametri qualitativi. va bene? :-)
fausto_proietti: “.. dal momento in cui si è chiarito senza ombra di dubbio che il criterio quantitativo (mediane) non sarebbe stato l’unico né inderogabile..”
Ma, secondo voi, può una commissione non valutare il cv né le pubblicazioni presentate dei candidati che non abbiano superato almeno 2 mediane ? E’ capitato a circa il 30% dei candidati del settore 06B1 che hanno ricevuto il seguente giudizio stereotipato “ Il Candidato supera solo 1 delle mediane calcolate dall’ANVUR; pertanto, sulla base dell’allegato A, comma 3.b, del D.M. n. 76 del 07-06-2012, non ottiene una valutazione positiva dell’importanza e dell’impatto della produzione scientifica complessiva. Anche sulla base dei criteri stabiliti nella riunione del 12-02-13 (che peraltro non vengono esplicitati nei giudizi dei singoli commissari), la commissione delibera all’unanimità di non attribuire al Candidato l’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di Professore di I (o di II) fascia nel settore concorsuale 06/B1” .
Cito testualmente dai criteri stabiliti in data 12 febbraio 2013 dalla commissione 06/B1: “La Commissione ritiene che il superamento di due delle tre mediane di cui all’allegato A del regolamento sia condizione necessaria, anche se non sufficiente, per il conseguimento dell’abilitazione”. Più chiaro di così… i candidati che non superavano più di una mediana avrebbero dovuto ritirare la domanda dopo aver letto i criteri.
L’operato della commissione è corretto. Anzi avrebbero dovuto fare tutte così… Ovviamente potete fare tutti ricorso appellandovi alla fallace procedura di calcolo delle mediane in cui sono state scritte regole e date definizioni poi disattese.
Secondo me vittoria sicura.
Ammesso che i candidati conoscessero i valori dei loro indicatori… Il Miur avrebbe dovuto pubblicare o comunque rendere noti ai candidati tramite la pagina web docente i valori degli indicatori. Almeno il superamento di 2/3 così come ha fatto con i “semafori” degli aspiranti commissari. Del resto ci fu un impegno del Miur in questo senso, purtroppo disatteso.
A PROPOSITO DELLE MEDIANE. Credo che gab abbia perfettamente ragione. La procedura ha escluso del tutto la possibilità, per i candidati, di verificare i propri valori bibliometrici. Ciò è avvenuto prima, durante, e dopo la procedura stessa, visto che anche i dati “ufficiali” degli indicatori pubblicati con gli esiti dell’ASN non sono accompagnati né dai dati su cui si basano (con le relative fonti), né dai dettagli dei calcoli effettuati per ricavarli. Ciò è totalmente contrario a qualsiasi principio di trasparenza, oltre a creare una evidente disparità tra i candidati che hanno accesso alle banche dati e quelli che non lo hanno (soprattutto i non strutturati). Altra disparità è quella che si è creata, per ovvi motivi, tra i SC bibliometrici e quelli non bibliometrici. Tra i punti che non sono affatto chiari ve n’è uno che, a mio avviso, merita particolare attenzione: A QUALE DATA si riferiscono gli indicatori forniti dal CINECA/ANVUR alle commissioni (che sono stati, come si sa, più volte aggiornati?) Mi sembra che ci siano sufficienti elementi per aprire un contenzioso …