Nei tre lunghi anni del mio dottorato di ricerca senza borsa, mi sono scoperta insegnante, ghost writer, archivista, babysitter, dogsitter, commessa e segretaria. Ormai, solo chi non conosce l’ansia da fine mese può concedersi il lusso di stare in biblioteca per fare ricerca. Questo non è che un esito avvilente delle politiche spietate di tagli. Ma c’è di più. Il diffondersi di quella convinzione neoliberista che guarda con disprezzo alle discipline umanistiche, inutili e controproducenti. Ma la resistenza alle macerie del presente abita proprio nello studio e nei sogni di chi, nonostante tutto, continua a pensare di poter cambiare il mondo.

Marx è il motivo per cui ho iniziato a studiare filosofia. “Marx” è anche la destinazione del 342, l’autobus che ogni mattina alle sei per tre lunghi anni, la durata del mio dottorato di ricerca senza borsa, mi ha accompagnato al lavoro. In questi anni mi sono scoperta insegnante, ghost writer, archivista, babysitter, dogsitter, commessa e segretaria.
Le mie molteplici identità erano definite dai miei “lavoretti”, un vezzeggiativo che mi ha permesso di segnare una distanza ideale tra il mio lavoro accademico “serio” e il resto. Questa dicotomia esistenziale esplodeva ogni volta che, imbarazzata, mi trovavo a dover definire la mia professione. Il mio lavoro serio non pagato era scandito da innumerevoli attività: scrivere saggi, leggere, studiare, seguire seminari, andare in biblioteca, assistere alle lezioni, esaminare gli studenti, organizzare convegni, collaborare con le riviste, tradurre, intervistare etc.
I miei “lavoretti” prevedevano delle mansioni ben definite per cui venivo pagata e, a volte, sottopagata. Lavorare gratis per l’università italiana non mi ha permesso di capire fino in fondo quale fosse il mio statuto, il mio ruolo e il mio dovere in una forma estrema di alienazione. Un vero e proprio mondo invertito quello per cui potevo “lavorare” all’interno dell’università solo grazie alle mie acrobazie di sopravvivenza che, alimentando la mia schizofrenia, hanno fatto di me una disoccupata occupata.
L’inceppo stava nell’ostinazione a voler definire “lavoro” ciò che, in realtà, era solamente “volontariato” della ricerca. Dico volontariato non solo perché non era previsto un compenso, ma anche perché è frutto di una scelta. Ed è proprio su questo crinale sottile della scelta personale che si gioca il torbido legame con i professori, trasformato molto spesso in un circo di promesse e ricatti, di pressione psicologica e obbedienza coatta, di abusi di potere ed esercizio del sacrificio. I dottorandi in Italia sono un anello debolissimo della catena tra studenti e professori.
Troppo vecchi per i collettivi studenteschi e troppo giovani per i sindacati, sono esclusi e dimenticati dal dibattito contemporaneo sul lavoro. I trentenni, che hanno investito tempo, soldi, fatica e speranza in progetti rifiutati e distrutti, vivono in un limbo il dramma di una totale illibertà. È un frammezzo molto difficile perché lungi dal prepararti al mondo del lavoro (che ormai è una chimera), il dottorato diventa una sospensione verso un futuro ancora più incerto. Da quando poi non esiste di fatto neanche più il ruolo di ricercatore a tempo indeterminato (Legge Moratti l. 230/2005), si deve ammettere che la ricerca in Italia – tranne per una minoranza strettissima – è ritornata ad essere una questione di classe.
Ormai, solo chi non conosce l’ansia da fine mese può concedersi il lusso di stare in biblioteca per fare ricerca. Questo non è che un esito avvilente delle politiche spietate di tagli adottate nel nostro Paese da decenni. Ma c’è di più. Il diffondersi di quella convinzione neoliberista che guarda con disprezzo alle discipline umanistiche, inutili e controproducenti. È purtroppo un destino che spetta a molti, a tutto quel sottobosco della cultura che è sempre più sottoterra, a un’intera generazione derubata dalla possibilità di scelta. Ma la resistenza alle macerie del presente abita proprio nello studio e nei sogni di chi, nonostante tutto, continua a pensare di poter cambiare il mondo.
Libera Pisano
* Libera Pisano oggi lavora a Berlino con un post-dottorato in filosofia alla Humboldt universität

166 Commenti

  1. 10000 dottorati anno, impiegabili nell’università 10-20% quando e se il sistema ripenderà ad avere un minimo di dinamica in entrata e il resto? Si potrebebe avanzare la richeista del riconoscimento adeguato del titolo di dottore di ricerca in tutti i concorsi della PA e EELL.

  2. un’altra soluzione imperniata sulla burocratizzazione del sistema, a danno di altri peraltro, che giustamente faranno notare, nella solita guerra tra poveri, che il dottorato per fare l’impiegato nella PA o l’insegnante al liceo non serve a nulla.
    Forse bisognerebbe ridurre i posti di dottorato in base alle effettive necessità del sistema. Cominiciando dall’eliminare quelli (del tutto inutili) senza borsa, ne avremmo già fatti fuori la metà abbondante. Inoltre spiegare agli aspiranti dottorandi che viviamo in un paese caratterizzato dal deserto industriale, dove le industrie (che pure c’erano) sono state depredate, devastate, chiuse, costrette alla fuga, per cui le possibilità per un dottorato, al di fuori del sistema accademico sono pressochè nulle. Anche negli USA il 90% dei PhD non trova collocazioni universitarie. Fuori esiste però una pletora di aziende piccole e grandi con dipartimenti RTD che hanno bisogno di personale qualificato e lo assumono. Mi fate l’esempio di tre quattro aziende italiane che avrebbero potenzialmente bisogno di persone con un dottorato?

  3. per fare l’impiegato forse no, ma per fare il dirigente sicuramente si. I dirigenti solo negli EELL sono 5000 e ricevono una remunerazione di 446 mln anno. Senza contare quelli nella PA. Quanto alle aziende, forse il deserto di cui parla ha una ragione nelle scelte sbagliate fatte da un management spesso inadeguato. Quanto a tre o quattro aziende: ENI, ENEL, Poste, tutte le banche, i fondi pensione o mobiliari, i fondi iimmobiliari, le società telefoniche, quelle che si occupano di energia, tutte le compagnie petrolifere, ferrovie, autostrade, tutte le aziende che vogliono quotarsi, gli advisor, tutte le autorità, il MEF e tutti i ministeri, ecc. Forse ha un’idea del dottorato un po’ riduttiva.

  4. Sono anni che scrivo che il dottorato non serve a nulla e che invece, come conta la laurea, così dovrebbe contare il Dottorato, attribuendo tanti punti ex lege ai concorsi della PA, così come tanti punti dovrebbero essere attribuiti ex lege (sempre nel concorso PA) a vari assegni di ricerca, pubblicazioni, contratti di insegnamento, etc…., anche perché tutte queste cose qui sono state conseguite e fatte all’interno di una particolare PA che si chiama “università”.

    Un precario con il curriculum sopra indicato (ho preso spunto da me), cosa dovrebbe ancora dimostrare alla PA?

    Di questo si dovrebbe parlare nei mille incontri, speriamo che i Ministri interessati se ne rendano conto.

    • Anche a me viene da piangere.

      Uno che scrive queste cose sul Corriere senza chiedersi quali siano le responsabilità dello stesso per la situazione corrente fa – come minimo – venire il latte alle ginocchia.

      MA

    • Ho appena tentato di intervenire nel forum del corriere segnalando l’assurda polemica generazionale. Come i più volte evocati capponi manzoniani ci riguarda . Il problema sono le risorse non l’età. La mancanza di autonomia e i legacci ai quali l’università è sottoposta come PA. Non meno vecchi e più giovani ma più giovani e basta. Più risorse e meno cavilli burocratici, meno sospetto e più responsabilità individuale, management per obiettivi (raggiunti o meno) e non di minuzioso dettaglio contabile (non siamo dei pericolosi delinquenti). Evidentemente lei deve essere del Sud e caldegerebbe una valorizzazione delle lauree e dei dottorati..ma non si pensava di togliere valore legale ll laurea?

  5. @giufe, Marco Antoniotti, Vladimir

    vedete, è tutto collegato: l’età media degli assunti aumenta perché non vengono immessi nel sistema i precari giovani che, nel frattempo, diventano vecchi fuori dal sistema.

    Ciò avviene perché non si investe in ricerca e invece si dovrebbe investire in ricerca e anche tanto.

    Però, non si investe anche in lavoro, nel senso
    che ciò che si dovrebbe fare è, come ho già detto:

    “attribuire tanti punti ex lege ai concorsi della PA, così come tanti punti dovrebbero essere attribuiti ex lege (sempre nel concorso PA) a vari assegni di ricerca, pubblicazioni, contratti di insegnamento, etc…., anche perché tutte queste cose qui sono state conseguite e fatte all’interno di una particolare PA che si chiama università”

    In tale ultima ipotesi, ovviamente non sarebbe risolta la questione del’univ., ma almeno tutto ciò che viene fatto da precario non viene sprecato e l’univ. avrebbe il merito di avere formato persone che possono spendere nel pubblico e nel privato il loro CV universitario di alto grado.

    E, invece, nulla di tutto questo, anzi la totale assenza di risposte da parte dello Stato……e intanto chi è dentro, può pubblicare o non pubblicare a suo piacimento, può accendere un mutuo con la banca, può mettere su famiglia, e può invecchiare facendo alzare la media dell’età di chi è dentro e invecchiare chi è precario titolato ma sfortunato.

  6. chi, invece, è medico, quando entra in contatto con pubbliche amministrazioni italiane “ospedali pubblici”, che costituiscono il 90 % delle strutture nelle quali un medico può lavorare, si trova in questa situazione:

    http://www.repubblica.it/cronaca/2015/01/22/news/medici_con_la_valigia_pi_di_2_mila_ogni_anno_scappano_all_estero_dopo_la_laurea-105484628/?ref=HREC1-12

    è un articolo di oggi.

    anche in questo caso le professioni intellettuali o quelle che in qualche modo hanno a che fare con l’istruzione (MIUR-Università) vengono penalizzate

    ……e ci ritroviamo con giocatori di calcio di serie D, con la terza elementare in tasca e più soldi di un precario titolato e laureato.

    ovviamente senza offesa per i giocatori di calcio di serie D.

    • @anto
      penso di aver frainteso quanto scrivevi. Pensavo ti riferissi alla qualità dell’articolo, non al contenuto. L’articolo mi sembrava un pò meglio delle solite sparate sull’università.
      Per quanto riguarda le tue riflessioni, dovrebbe essere ovvio che quanto fatto da precario (ricerca, pubblicazioni, dottorato) conti nei concorsi della PA. Il fatto che non lo sia dà un’idea dell’arretratezza generale dell’Italia. Dubito però che un’eventuale legge che imponga di tenere in considerazione il CV in un concorso pubblico (dio mio, mi infastidisce scriverlo, dovrebbe veramente essere una cosa scontata che in un concorso il CV conti qualcosa!!!) possa risolvere il problema. A parte che non vedo così tanti concorsi nella PA, si finirebbe soltanto per spostare la coda da un’altra parte.
      Essendo uno degli n-mila medici emigrati qualche anno fa, posso testimoniare che la situazione è assolutamente drammatica anche se, dal punto di vista di chi vuole fare ricerca c’è un enorme vantaggio rispetto agli altri, l’avere comunque una professione che, almeno alla meno peggio, ti permetta di sopravvivere. Io non avrei mai potuto permettermi di dedicarmi alla ricerca se non avessi avuto la possibilità di lavorare come medico nel tempo libero (!)
      V.

  7. Mia figlia di sette anni non capisce perchè non possa andare in banca a prendere tutti i soldi che voglio. Perchè ci si ostina a non capire che risorse aggiuntive non ce ne saranno? O credete che la bufera è passata…che vediamo la luce in fondo al tunnel… che i dati parlano di ripresa. Ogni anno che passa a parlare di soldi in più che poi non arrivano, ricordiamocelo, bruciamo una generazione di giovani.
    I sistemi in difficoltà per sopravvivere senza risorse esterne si autoregolamentano. Se sognano muoiono.
    Nuove risorse per i giovani possono venire solo se costruiamo un’esigenza possibile da sostenere economicamente. Di docenti e di ricercatori giovani.
    E ripeto quello che ho detto già in questo post: uno dei motivi principali delle scarse immissioni è la particolare e insensata situazione di una generazione di docenti: precoce inizio di carriera (non come oggi) e ritardato passaggio allo stato di quiescenza. Invece di metterci di traverso sul pensionamento prima dei settanta, vediamo quanti docenti hanno più di sessantacinque anni d’età e più di quarantadue anni di anzianità di servizio (ringraziando sempre per quello che hanno fatto per tutti noi!). E studiamo i dati conseguenti. secondo me è una distorsione non più sostenibile e tutta italiana.

    • A qualcuno sfugge che istruzione ed università sono i settori più tagliati. Quando non si hanno più argomenti si ricorre a TINA (There Is No Alternative), ma nel caso specifico non funziona neppure questo mantra buono per tutte le stagioni. Infatti, i dati mostrano che tra le alternative possibili è stata scelta quella di disinvestire in formazione e conoscenza. Lo scrive persino la Fondazione Giovanni Agnelli:
      «In tempi di spending review è sempre utile ricordare quanto è avvenuto nel recente passato: da questo punto di vista la scuola ha già dato molto, soprattutto nel triennio 2008-2011 per effetto delle «disposizioni in materia di organizzazione scolastica» della Legge 133/2008»
      http://www.fga.it/fileadmin/Documenti_Vari/FGA_-_Evoluzione_personale_scuola.pdf
      Ma forse, se spiegassimo loro la storiella della settenne figlia di up, la FGA correggerebbe di gran corsa il suo report.


  8. De Nicolao, purtroppo le storielle le racconta lei. Entri nel merito piuttosto. Se no vada da Renzi e da Padoan a convincerli a sborsare un euro in più. La verità è che lei guarda il sistema, io guardo le persone. Io credo che in nome di un massimalismo bocciato dalla storia non possiamo massacrare generazioni di giovani (SVCTRCEBCTC, Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi: uso un acronimo, come piace a lei).

  9. De Nicolao,
    se non ricordo male, con le poche risorse disponibili e’ stato fatto un piano straordinario associati e non un piano straordinario di reclutamento. Anche con pochi soldi si fanno delle scelte, in questo caso quella di preferire promozioni a reclutamento.

    Se non ricordo male, si e’ anche cercato (poi chissa’ come andra’ a finire) di svincolare le promozioni ad ordinario dal bando di posizioni RTDb, questo sempre con le poche risorse disponibili.
    Non mi pare ci siano elementi che possano far pensare ad una guerra tra poveri, ma piu’ a scelte che supportano chi sta dentro e lasciano al freddo chi sta fuori ed aspirerebbe ad una posizione in accademia, sempre con le poche risorse messe a disposizione.

    L’assalto alla diligenza e’ assalto anche quando nella diligenza c’e’ poco.

    • Un ricercatore (o aspirante tale) dovrebbe avere una visione dei rapporti causa-effetto. Il Piano Straordinario Associati, non nasce dal nulla ma è il la risposta politica alla mobilitazione dei ricercatori a tempo indeterminato che la 240 ha posto ad esaurimento, un provvedimento che metteva la fetta principale dell’accademia su un binario morto. Giustamente, i ricercatori si sono mobilitati e – tra l’altro – sono stati (soprattutto Rete 29 Aprile) gli unici che hanno posto al centro delle loro richieste anche il destino dell’istituzione (finanziamento, governance, democrazia interna, diritto allo studio). La mobilitazione ha colto di sorpresa la politica e l’opinione pubblia ed il piano straordinario è stato il tentativo di frenare una marea di protesta (arrivata fino agli studenti) che sembrava inarrestabile.
      Che a pagarne le conseguenze siano anche quelli che davano corda alla Gelmini sperando di trarre vantaggio dalla tenure-track all’amatriciana (sottovalutando le conseguenze di un contesto di risorse calanti), mi sembra un esempio di quella che viene chiamata “eterogenesi dei fini”.
      Per non finire nel tritacarne della storia ci vuole un minimo di visione d’insieme. Non ce la faremo mai se non si fa fronte comune per dare all’istruzione (scuola e università) il ruolo e le risorse che occorrono non tanto per i destini di chi ci lavora o intende lavorarci, ma per garantire un futuro civile al paese.
      Che poi ci voglia un piano straordinario di reclutamento RTDb mi trova totalmente d’accordo, ma mi sembra paradossale che ci sia ancora chi pensa di ottenerlo dando fiato alle narrative da guerra intergenerazionale senza capire che l’uomo della strada è già convinto che gli universitari in servizio sono dei parassiti e che proprio per questo è ben contento se il loro numero cala ancora. Non se lo sogna nemmeno di spendere dei soldi per assumerne altri. Senza consapevolezza diffusa del ruolo imprescindibile dell’istruzione, della formazione e della cultura, c’è solo l’estinzione che ci attende.

    • In effetti, ho in mente un paio di ricercatori di ruolo che, per protestare contro la riforma Gelmini e, secondo loro, a favore dei precari, si calavano dai tetti e dormivano in tenda. Ora sono entrambi PA, a seguito del piano straordinario associati.

      ;-)

    • Ci sono anche molti che sono diventati associati senza nemmeno dormire in tenda sui tetti e a loro è andata persino meglio :-)

  10. Le spiego meglio De Nicolao, visto che lei si ostina a non voler capire, ribattendo con offese invece di sostenere un contraddittorio. Noi siamo essere semplici, ci illumini lei il cammino verso la verità.
    Il massimalismo a cui mi riferisco è una posizione esistenziale preesistente alla corrente politica che anticipò la nascita del partito comunista. E’ la strategia di chi si pone in conflitto con con il sistema di cui fa parte. E sogna, di conseguenza, un mondo migliore. Ma è assolutamente inconcludente. Io parlo della redistribuzione delle risorse esistenti perchè niente mi fa pensare che quella curva che lei pubblica sempre possa cambiare direzione nei prossimi tre anni (almeno). E comunque, anche se pensassimo che cambierà direzione,nel frattempo, da sempliciotti quali siamo, vediamo di tirare su in questa diligenza in cui entrambi stiamo comodi qualche centinaia di ragazzi che meritano ogni anno. Magari lei penserà che non risolviamo niente, in funzione del miglioramento del sistema. Io, al contrario, penso che sia l’unica cosa da fare. Le posso consigliare un esercizio semplice? S’immagini uno di loro.

    • up: “Il massimalismo a cui mi riferisco è una posizione esistenziale preesistente alla corrente politica che anticipò la nascita del partito comunista. E’ la strategia di chi si pone in conflitto con con il sistema di cui fa parte. E sogna, di conseguenza, un mondo migliore.”
      _______________________
      Quando riporto i grafici e le preoccupazioni della Fondazione Giovanni Agnelli, e, come risposta, vengono evocati massimalismo e comunismo, mi vengono in mente le ossessioni di un nostro grande statista:
      https://www.youtube.com/watch?v=uAYAKIBFb7o
      Indubbiamente, è inconcludente (ed anche un po’ da “poveri comunisti”) adoperarsi perché la spesa per l’università non scenda all’ultimo posto dell’UE. D’altronde una certa deriva massimalista della Fondazione Giovanni Agnelli era sotto gli occhi di tutti già da un po’ di tempo. Non ci si può più fidare di nessuno …

    • Ho citato il suo virgolettato dove evoca massimalismo e comunismo. In effetti, la definizione di “massimalismo” come “posizione esistenziale” è un po’ bizzarra, ma avevo sorvolato per carità di patria.

  11. Allora non aveva capito. Mi dispiace per lei. Ha letto poco o male nella sua vita. Lei salvatore della patria, dal basso delle sue posizioni, vedrà che fra due anni la sua bella curva sarà precipitata ulteriormente, in Italia qualcuno andrà in pensione a 70 anni anche con 48 anni di servizio (unico caso nella storia di un paese moderno) e migliaia di giovani saranno stati espulsi dal sistema universitario. La saluto. Continui a scrivere le sue offese e le sue banalità con altri interlocutori

  12. @Giuseppe De Nicolao

    sono d’accordo con lei sulla questione causa-effetto.

    A proposito di causa-effetto, mi pare di ricordare che la legge Gelmini nacque in risposta alla protesta universitaria (ottobre-novembre 2009), che a sua volta nacque in risposta alla proposta del ministro Gelmini di istituire il maestro unico alle elementari(settembre 2008), che fu il primo atto da ministro, che nulla c’entra con l’università, ma siccome bisognava fare casino……..ricordo male o ricorda anche lei cosi?

    Grazie,
    anto

    • Ha la memoria corta. Le radici della riforma Gelmini sono molto più profonde e chi denunciava/rivendicava la sua natura bipartisan aveva la sua buona dose di ragioni. Lo stesso libro di Perotti è preceduto da un tiro di artiglieria pluriennale che aveva guadagnato ottima visibilità sui media ma anche presso le forze politiche. Se si rilegge la storia dell’ANVUR scritta per noi da Rubele (https://www.roars.it/appunti-per-una-storia-dellanvur-iii/) si può per esempio verificare che un tassello importante della riforma affonda le sue radici in progetti di riforma elaborati nell’area culturale del PD. Se mi è lecito dire la mia, da una persona dedita alla ricerca (fosse anche di cristallografia o fisiologia del lombrico) mi aspetterei una visione storica un po’ meno elementare di una catena causale del tipo: 1. Gelmini istituisce maestro unico – 2. bisogna far casino – 3. movimento dell’onda – 4. riforma universitaria. Questi schemini (che offendono l’intelligenza dei lettori) siamo abituati a vederli sul Giornale o su Libero i cui lettori sono un po’ più di bocca buona di chi è abituato al lavoro scientifico di analisi e verifica.

    • Per verificare che la ricostruzione di Anto non regge, basta un clic su Wikipedia:
      _________________________________
      Anto: “protesta universitaria (ottobre-novembre 2009), che a sua volta nacque in risposta alla proposta del ministro Gelmini di istituire il maestro unico alle elementari(settembre 2008)”
      _________________________________
      Wikipedia: “L’espressione “Onda” (o “Onda Anomala”) è stata usata per designare complessivamente le componenti del movimento di studenti universitari e medi nato negli atenei e nelle scuole superiori italiane nell’autunno del 2008[1]. La nascita di tale onda di proteste è legata all’approvazione, sotto il governo Governo Berlusconi IV, dei decreti-legge n° 112/2008 e n° 137/2008, adottati durante l’estate e successivamente convertiti in legge (rispettivamente legge n° 133 del 6 agosto 2008 e legge n° 169 del 29 ottobre 2008), con cui è stato fortemente ridotto il Fondo per il Finanziamento Ordinario.”
      http://it.wikipedia.org/wiki/Onda_%28movimento_studentesco%29

  13. Non credo che questa diligenza sia comoda per tutti. Sull’inadeguatezza del metoddo induttivo inviterei a riflettere meglio, anche in considerazione dell’audience di questo blog. Come sempre uno è meglio di zero ma peggio di due, quindi il fatto di essere comodi dipende dalla condizone relativa (si è in prima classe?) e dal punto di vista, nel semnso prospettico.
    Comunque le crisi ci sono sempre state, sono conaturate alla natura dei sistemi, anche quelli complessi, per motivi dinmici, possono collassare, quindi niente di nuovo. Il punto è come uscirne e per fare cosa. Negli anni 70-80 gli USA hanno sperimentato una crisi economica e sociale devastante, dalle rivolte, alla perdita della leadership scientifica e tecnologica mondiale. Ne sono usciti puntando sulla ricerca, l’innovazione, la scienza e l’education. Perchè qui, intendo in Europa e in Italia, non si può fare? Vorrei sentire qualche argomento serio, e sinceramente non ne vedo alcuno. Si cominci a riqualificare la spesa pubblica, a tagliare privilegi e rendite, a chiudere società inutili, a razionalizzare la spesa sanitaria, che costa 114 mld l’anno, per esempio raccordando medici di famigia, assistenza domicialiare ecc. si approvino norme semplici e condivise come: nessun dirigente di un ente locale può guadagnare più di un governatore o di un sindaco, si premino il merito e le competenze (CV e titoli) nei concorsi pubblici. Sono cose semplici possibili da oggi, perchè non chiederne l’attuazione?

  14. De Nicolao,
    la visione d’insieme che lei ha e’ molto diversa dalla mia. Legittima, ci mancherebbe, mi ha pero’ colto di sorpresa.
    Lei dice che “La mobilitazione ha colto di sorpresa la politica e l’opinione pubblica ed il piano straordinario è stato il tentativo di frenare una marea di protesta (arrivata fino agli studenti) che sembrava inarrestabile.” Quindi se i junior protestassero ci sarebbero soldi anche per loro?
    Poi dice che “l’uomo della strada è già convinto che gli universitari in servizio sono dei parassiti”.
    A questo punto non capisco la posizione dell’opinione pubblica (o come la vede lei, magari l’opinione pubblica e’ stata colta di sorpresa dalla protesta dei parassiti che vorrebbe travolti dalla marea di studenti). Nella mia visione d’insieme, all’opinione pubblica dell’Universita’ interessa zero, nel pre- post- durante proteste contro la riforma Gelmini non ho mai avuto sentore di alcun interesse dell’opinione pubblica per la materia. Bar, supermercati? Ha mai sentito parlare della riforma Gelmini? Io no. Certo, il lavoratore statale e’ visto come privilegiato e tutto il mondo e’ paese (anche negli USA i Fed e gli statali non sono visti benissimo)
    Riguardo alla marea di protesta inarrestabile, quello che io ricordo sono un gruppo di (con tutto il rispetto) barbudos accampati su un tetto con temperature da Polo Nord. Protesta per certi versi spettacolare, ma inarrestabile? Tipo quella biennale dei camionisti? Non scherziamo.

    Non risponde alla provocazione/domanda sul perche’ dello svincolo delle promozioni ad ordinario dal bando delle posizioni RTDb e non deve sentirsi obbligato a rispondere. Mi rispondo io: si preferisce spendere i soldi disponibili/punti organico (indubbiamente pochi) in promozioni e non in reclutamento. Non c’e’ alcuna manovra neo-liberista in questa caso, né Alesina, Giavazzi e compagnia, la visione d’insieme in questo caso e’ che come al solito, piu’ che all’insieme, si pensa al proprio prestigio e conto in banca. Chi potrebbe negare, anche tra gli associati in odore di promozione, che con riferimento ad una visione d’insieme – che lei dice sia i ricercatori che gli aspiranti tali dovrebbero avere – sia piu’ importante il reclutamento rispetto a promozioni? Pero’ every man (group) for himself, come al solito. Non ho sentito particolari voci di protesta per la proposta di svincolo, se non quelle silenziose, per forza di cose, dei junior. Ripeto, anche i pochi fondi sono spesi in qualche modo e quel modo la dice lunga.

    Non ho sentito nemmeno vigorose proteste quando recentemente sono saltati fuori i soliti bandi per concorsi, nella sostanza se non anche nella forma, “blindati” per interni (non faro’ di certo di tutta l’erba un fascio, ricercatori eccellenti sono stati promossi, anche qualcuno un po’ meno eccellente). Ma si’, un paio di articoli qua e altrove, ma le proteste vigorose sono ben altre. Un comportamento da parte del personale docente universitario che ricorda quello dei poliziotti americani: grande fumara, mai nessun colpevole quando si sbaglia, domani e’ un altro giorno, i problemi sono altri.
    Anche in questo caso, i fondi non c’entrano, perche’ ho come il sospetto, data la mia ormai abbastanza lunga esperienza nell’accademia italiana, che con piu’ soldi si farebbero piu’ concorsi “blindati”. Magari mi sbaglio, ma sa com’e’, dal 2004 in avanti, nel mio settore SSD, non ho mai visto un posto da ricercatore assegnato ad un “esterno”. Ricordo anche CV validissimi surclassati per qualche oscura ragione, da CV zoppicanti (ricordo il caso di una Univ del Sud, posto assegnato ad un interno con 4-5 pubblicazioni su riviste tipo Topolino e nemmeno come primo autore, quando uno dei candidati -non io – aveva una >50 pubblicazioni, incarichi editoriali, invited speaker a destra e a manca, insomma anche uno con la prima elementare presa in treno avrebbe notato una differenza drammatica tra i due CV. Quando mi e’ stato proposto di partecipare ad un bando europeo con uno dei commissari, ho elegantemente rifiutato). Potrei mettermi li’ a fare due conti e tirare fuori un chi^2, ma ne abbiamo veramente bisogno?

    Ora, lei aspirerebbe ad un fronte comune contro quella che lei reputa una chiara e dichiarata guerra all’Universita’ da parte dei neo-lib, neo-con, opinione pubblica, in pratica quasi tutti. Gia’ questo dovrebbe fare riflettere. Io sono d’accordo con lei e come non potrei esserlo, i fondi sono largamente insufficienti e non in linea con gli altri paesi EU, i tagli sono scriteriati e senza senso, lei lo ha ripetuto a lungo e meritevolmente.
    Certo piu’ fondi, certo meno burocrazia, certo anche piu’ visione d’insieme. Certo un fronte comune. Perche’ non fronte comune quando di tratta di denunciare ed impedire alcune delle nefandezze descritte sopra? Perche’ non sento ordinari o associati dire pubblicamente che lo svincolo dei punti organico ordinari/RTDb e’ una cialtroneria bella e buona? Sarebbe una novita’ di quelle buone.
    Mi fermo qua e tante belle cose per l’Univ italiana.

    • “Nella mia visione d’insieme, all’opinione pubblica dell’Universita’ interessa zero, nel pre- post- durante proteste contro la riforma Gelmini non ho mai avuto sentore di alcun interesse dell’opinione pubblica per la materia … Riguardo alla marea di protesta inarrestabile, quello che io ricordo sono un gruppo di (con tutto il rispetto) barbudos accampati su un tetto con temperature da Polo Nord. Protesta per certi versi spettacolare, ma inarrestabile? Tipo quella biennale dei camionisti? Non scherziamo.”
      _______________
      Si vede che non è stato attento. Ad un certo punto c’è stata una virata da parte dei mezzi di informazione – televisioni incluse – che di fronte ai ricercatori che stavano sui tetti e agli studenti che calavano striscioni dai monumenti, qualche domanda hanno cominciato a farsela. A tal punto che anche i politici hanno dato mostra di interessarsi all’università. Porto un paio di esempi, ma ce ne sarebbero molti altri.
      _______________
      Qui Fazio e Saviano (in prima serata se ricordo bene): http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-aef0e5b2-fe7c-45fa-8a77-86f30bb6e040.html
      _______________
      Qui prima pagina di Repubblica:



      _______________
      In quanto ai “barbudos”, oltre ad aver vinto la rivoluzione cubana (quelli cubani) hanno portato a casa (quelli sui tetti, ma c’erano anche le donne) un piano straordinario associati (e se non ci crede si domandi da dove è saltato fuori) che è stata l’unica risorsa strappata in questi anni. A me hanno insegnato molto e hanno tutto il mio rispetto. Credo che sul piano etico quei colleghi sui tetti siano stati quanto di meglio l’università ha mostrato in questi ultimi anni.

    • “Non ho sentito nemmeno vigorose proteste quando recentemente sono saltati fuori i soliti bandi per concorsi, nella sostanza se non anche nella forma, “blindati” per interni (non faro’ di certo di tutta l’erba un fascio, ricercatori eccellenti sono stati promossi, anche qualcuno un po’ meno eccellente). Ma si’, un paio di articoli qua e altrove, ma le proteste vigorose sono ben altre.”
      ________________
      Roars ne ha scritto almeno in due occasioni, di cui una molto recente:
      https://www.roars.it/universita-il-ministero-e-i-concorsi-a-fotografia/
      https://www.roars.it/gli-strani-bandi-per-ricercatore-a-tempo-determinato/
      Se poi non sono abbastanza “vigorosi” e ci vuole “ben altro”, non posso fare altro che invitare chi lo pensa a darsi da fare e mandarci ben altri contributi, adeguatamente vigorosi. La redazione gestisce questo blog a titolo interamente gratuito sacrificando tempo ed energie sottratti al tempo libero, al sonno e alla famiglia. I lettori che lamentavano un’insufficiente copertura di questo o quel tema sono stati sempre invitati a darsi da fare in prima persona. Io credo che la redazione abbia fatto e continui a fare miracoli, uno dei quali è accettare con un sorriso (di compatimento) le rampogne dei “critici in poltrona”. Se fossimo stufi, domani mattina potremmo chiudere i battenti di Roars e nessuno potrebbe rimproverarci nulla.
      Voi vi svegliate di mattina e trovate un sito di informazione accademica (nazionale ed internazionale), di analisi (probabilmente le migliori in circolazione) ed anche uno spazio di discussione con la massima visbilità nazionale. E tutto senza pagare un centesimo. Il blog non è esattamente come lo desiderate e non combatte con sufficiente vigore le battaglie che vi stanno a cuore? Mi sembra giusto lamentarsi dalla propria poltrona e spronare quegli infingardi dei redattori a darsi da fare.
      Temo che vi abbiamo abituato troppo bene.

    • “Perche’ non sento ordinari o associati dire pubblicamente che lo svincolo dei punti organico ordinari/RTDb e’ una cialtroneria bella e buona?”
      _______________
      Se lei fosse un ordinario oppure un associato abilitato per la prima fascia, sarebbe in prima fila a protestare? Temo che sarebbe focalizzato sui suoi interessi esattamente come lo è adesso. Vedo poca visione di sistema su tutti i fronti. Per quanto mi riguarda, io non mi sono espresso a favore dello svincolo e non lo ritengo una grande trovata, ma non posso fare a meno di osservare che, anche quando c’era, il vincolo ha avuto ben poco effetto. Ci vuole un piano straordinario RTDb. Il resto sono pannicelli. E anche sulla questione dei concorsi, un paio di anni fa Roars aveva cercato di additare soluzioni strutturali (https://www.roars.it/universita-e-ricerca-prime-proposte-roars-per-una-discussione/).

    • “Si preferisce spendere in promozioni invece di fare reclutamento”

      (1) Why not? Io, aspirante barone gradirei, avere un po’ più di voce in capitolo. Se proprio non mi si vuole pagare di più, perlomeno che si eliminino tutti i vincoli “posizionali” per accedere alle cariche direttive; mi sembra una soluzione a costo zero. Ma su questo non vedo movimento tra le masse popolari 3:)

      (2) Il problema dei concorsi blindati si elimina con il “thou shalt not enter where you did your PhD”. Semplice.

      A presto

      Marco Antoniotti

  15. De Nicolao,
    in realta’ sono stato molto attento, anche per interesse personale, non lo nascondo.
    Un conto e’ qualche articolo di giornale per “l’assalto ai palazzi”, un conto e’ suscitare l’interesse dell’opinione pubblica. L’opinione pubblica non sa niente della riforma universitaria. Provi a chiedere in giro.

    Riguardo al ricatto dei ricercatori (o fate un piano straordinario associati o non forniamo piu’ il servizio didattico), a me le soluzioni di forza non sono mai piaciute granché. Poi io forse sbagliero’ nell’averli definiti bonariamente barbudos, ma le piazzate col megafono sui tetti non mi piacciono, come non mi piacciono i camion di traverso in autostrada.
    I ricercatori hanno richiesto fondi per la propria “categoria”, non mi pare – a parte eccezioni che ci sono sempre – per aspirazioni piu’ nobili. Poi, numerosi ricercatori rimarranno ricercatori a vita, quindi non c’era “soluzione finale” per i ricercatori stessi, tanti dei quali non hanno nemmeno preso l’abilitazione in settori come il mio in cui l’asticella era piuttosto bassa.

    Se i junior ad un certo punto decidessero di non fornire, con un qualche coordinamento tra loro, assistenza alle attivita’ didattiche, partecipazione a tesi di laurea o dottorato, il sistema presto collasserebbe, ed anche le citazioni per dollaro pro-capite speso nella ricerca calerebbero molto rapidamente nel caso i junior stessi decidessero anche di limitare le attivita’ di ricerca. Quindi i junior dovrebbero salire sui tetti richiedendo punti organico per nuove assunzioni? Poi sarebbe il turno degli ordinari? A me questa visione corporativa non piace, manca proprio di quella visione d’insieme che lei auspica(va).

    Lei dice “Credo che sul piano etico quei colleghi sui tetti siano stati quanto di meglio l’università ha mostrato in questi ultimi anni”. Per me sul piano etico, i colleghi junior che continuano a lavorare con contratti ridicoli, fornendo anche assistenza alle attivita’ didattiche, producendo ottima ricerca ed avendo pochissime possibilita’ di farsi sentire, sono quanto di meglio ha mostrato l’Universita’ in questi ultimi anni.

    Non risponde alle domande su concorsi “blindati” e svincolo promozioni PO/posizioni RTDb. Non si preoccupi, capisco l’imbarazzo.

    • Penso che in occasione della riforma Gelmini la peggior prova l’ha data il corpo docente: disinformato, ignorante, menefreghesita, interessato al massimo al proprio ombelico. Questo è il motivo per cui i ricercatori in vari modi si sono dati da fare (compresi i megafoni e i tetti, che hanno rappresentato un soffio di vita di fronte all’inedia generale) per denunciare all’opinione pubblica un attacco mai tentato prima all’università che ha implicato la rottamazione di varie generazioni di giovani ricercatori, l’inizio di un processo rapido di dismissione della ricerca e l’attuazione di un controllo politico sull’università. Roars è nato proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza della ricerca e dell’università di fronte all’inedia di gran parte del corpo docente e di fronte all’asservimento di tutta la stampa nazionale (con qualche eccezione) al piano di destrutturazione dell’università. E certo ognuno dovrebbe fare la sua parte, non solo facendo bene il proprio mestiere, ma dedicando una parte del suo tempo per darsi da fare per cambiare la situazione. Penso che questa sia l’etica di cui parla GDN, fare bene il proprio mestiere è condizione necessaria.

      Per quanto riguarda lo svincolo RTDb-PO: questo è quello che è successo


      Si tratta di poche centinaia di posti in tutta Italia in tutti i campi, dunque stiamo discutendo di niente da un punto di vista di sistema: l’unica possibilità è pretendere che progressioni di carriera e reclutamento abbiano due canali diversi. E per fare questo anche i tetti andrebbero bene, magari occupati da coloro che non hanno speso un secondo della loro vita a pensare di fare qualcosa per il bene comune e soprattutto per le nuove generazioni.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.