Agosto ROARS

Una rapida sintesi dei contributi pubblicati
nel corso del mese di Agosto 2014.

 

Temete di esservi perso qualche articolo pubblicato durante il mese di agosto? Niente paura: eccovi una sintesi di tutti e 23 gli articoli per mettervi in pari con gli arretrati.

 

ARGOMENTI

P. Manghi, Sfide verso l’accesso aperto a tutti i prodotti della ricerca (31 agosto)

I processi di comunicazione scientifica si stanno gradualmente adeguando a soddisfare i requisiti più moderni della ricerca, ovvero la pubblicazione degli esperimenti e dei dati necessari alla loro esecuzione. Tuttavia, in molte comunità scientifiche le pratiche di pubblicazione on-line dei dati o degli esperimenti sono vaghe o totalmente assenti. In assenza di adeguati meccanismi d’attribuzione del merito, la condivisione e pubblicazione dei dati arrivano persino a essere ritenute controproducenti. Di conseguenza, gli ostacoli non sono da imputare unicamente a problemi di carattere legislativo o economico, ma anche a problematiche di ordine culturale e tecnologico. Ma qual è lo stato delle cose per la condivisione di dati e esperimenti e quali soluzioni addita la ricerca in questo settore?

D. Palma, Niente Europa senza ricerca e innovazione: l’imperativo per i paesi mediterranei (30 agosto)

Che posto occupano nell’attuale visione delle politiche europee l’agenda di Lisbona e il suo ambizioso obiettivo di destinare il 3% del PIL agli investimenti in ricerca e innovazione? In che misura la gravità e la persistenza della crisi in corso consentono di fornire nuovo slancio a questa agenda, facendo sì che emerga il suo stretto legame con le dinamiche dello sviluppo economico, e si profili una via di uscita dalle strettoie dell’euro?

P. Galimberti, L’accesso aperto ai dati della ricerca (29 agosto)

Da tempo si sente parlare di Open Access, Open Data, Open Science, intesi come stimolo per lo sviluppo della scienza, come strumento per l’individuazione della “bad science” e delle violazioni delle norme di comportamento in ambito scientifico, come esigenza di trasparenza e di integrità del sistema della Scienza e infine di accountability nei confronti della società. E’ anche noto quanto la questione degli Open Data sia da tempo cruciale per l’Agenda Digitale per l’Europa e nei processi innovativi dell’Area Europea della ricerca. Ma cosa sono i dati della ricerca di cui si parla in questi documenti? E l’Italia?

G. De Nicolao, Sole 24 Ore: «Laureati in aumento, Università più accessibile». Davvero? (28 agosto)

«Laureati in aumento, l’Università è più accessibile»: no, non avete preso in mano un giornale vecchio di parecchi anni fa e nemmeno  si tratta di una fiction costruita intorno a un’ipotesi controfattuale, immaginando per esempio cosa sarebbe successo se la mobilitazione conto la riforma Gelmini avesse fatto cadere anzitempo il governo Berlusconi. Quello tra virgolette è il titolo di un articolo pubblicato lunedì 25 agosto sul Sole 24 Ore. Se da un lato occorrerà ancora qualche tempo perché il crollo delle immatricolazioni riversi interamente il suo effetto sui laureati, tutto si può dire sugli sviluppi degli ultimi anni tranne che l’università sia divenuta più accessibile. Infatti,  l’innalzamento delle tasse universitarie e la diminuzione dei fondi destinati alle borse di studio sono sotto gli occhi di tutti. Qual è allora la fonte del Sole 24 Ore? A quanto pare, ci troviamo di fronte di una sintesi ad usum Delphini del Rapporto ANVUR sullo Stato dell’Università e della Ricerca, il cui senso è stato addomesticato per edulcorare – per non dire ribaltare – la situazione reale dell’università e degli studenti.

Redazione Roars, Una manifestazione per la ricerca scientifica in Francia (28 agosto)

Il movimento Sciences en Marche, fondato da un gruppo di ricercatori di Montpellier, sta organizzando una  “multi-manifestazione” dalle varie città Francia a Parigi dal 27 settembre al 19 ottobre 2014. Più di 3.000 direttori di laboratorio hanno ricevuto questa estate una lettera  in cui si chiedeva  loro di sostenere questa iniziativa, che è strutturata in diversi comitati organizzatori locali.

N. Casagli, Vent’anni dopo (Atto III e ultimo) (27 agosto)

Italia, anno 2034. A quattro anni dall’istituzione della Quinta Repubblica, tutto il Paese guarda con orgoglio ai risultati ottenuti: crescita del PIL al 6%, piena occupazione, produzione agricola e industriale ai massimi storici, autosufficienza energetica, esportazioni che raggiungono vette mai viste.

Redazione Roars, I falsi miti italiani sull’istruzione universitaria sotto la lente di AlmaLaurea (26 agosto)

«Meno si studia, più si lavora», «Il pezzo di carta non serve a nulla», «Un lavoro è meglio della laurea», «Il mito della laurea crea disoccupati dove c’è lavoro», «Laureati senza lavoro – Colpa loro e dei prof»: questa antologia di titoli riassume l’informazione che l’opinione pubblica riceve sul fabbisogno italiano di laureati e sulle loro prospettive occupazionali. Sarebbe difficile farsi una ragione del recente e pesante definanziamento dell’istruzione universitaria, senza partire da queste “verità”, ripetute metodicamente giorno dopo giorno. Ma cosa dicono davvero le statistiche? La relazione “Università e Lavoro” presentata il 25 agosto 2014 al Meeting di Rimini dal Direttore e fondatore di AlmaLaurea, Andrea Cammelli, ci dà l’occasione di sottoporre ad un rigoroso fact-checking alcune di queste “verità”.

G. Sirilli, La povertà materiale ed etico-morale in Italia. Il Pil di nuovo sugli altari (25 agosto)

Il Pil, pur con tutti i limiti conosciuti, ha la straordinaria capacità di sintetizzare l’intera economia in un singolo numero. Il progetto BES (Benessere Equo e Sostenibile) si inquadra nel dibattito internazionale sul “superamento del Pil” e consente di gettare una luce quantitativa sul benessere, l’equità e la sostenibilità mediante una batteria di indicatori senza, tuttavia, consentire una sintesi numerica. Per l’Italia,sia PIL che BES danno l’immagine di un paese che è diventato e sta diventando più povero sotto il profilo materiale. Ma tale impoverimento è strettamente legato, e fondamentalmente legato, ad un impoverimento morale ed etico, su cui disponiamo di ben poche statistiche e di teorie altrettanto insoddisfacenti, ma che è sotto gli occhi di tutti. Uscire dalla trappola della “doppia povertà” è la sfida epocale che abbiamo di fronte a noi.

F. Sylos Labini, The crisis of the Italian research and university system (24 agosto)

Slides of the talk presented at the meeting  “Is science contributing to the division of Europe or can it help secure a common future? Euroscience Open Forum in 2014 Copenhagen. Below a description of the session, the invited speakers and the slides.

F. Coniglione, Ma è proprio vero che le università italiane fanno schifo, e Catania di più? (23 agosto)

Si potrebbe in sostanza fare per le università italiane la stessa valutazione che nel 1999 ha portato l’Onu a classificare il sistema sanitario italiano come il secondo migliore al mondo, risultato che desta stupore quando si abbia davanti agli occhi il degrado di certi reparti ospedalieri, ma che diventa plausibile se si tiene conto della sua copertura media sulla popolazione e non solo dei centri di eccellenza scientifica. Allo stesso modo il nostro sistema universitario è complessivamente di buon livello, nel senso che esso assicura una qualità media diffusa sul territorio con pochi picchi (che si concentrano in specifiche discipline), ma anche senza troppe deficienze gravi. Ed inoltre il numero di università su tale medio livello è considerevole, visto che ci si posiziona come il quarto o quinto paese al mondo per numero di università che rientrano tra le prime 500, a seconda delle classifiche prese in esame.

Redazione Roars, The first rule to fight the graduation gap (22 agosto)

“The first rule of the Dashboard, in other words, is that you never talk about the Dashboard“: no, non stiamo parlando di un sequel di Fight Club, il film che aveva Brad Pitt come protagonista, ma di una “regola” in vigore in un università statunitense. Non rivelare mai agli studenti i criteri secondo i quali essi vengono ammessi ai programmi speciali per prevenire gli abbandoni.

G. De Nicolao, Le classifiche internazionali degli atenei, quell’oscuro oggetto del desiderio (21 agosto)

I vertici delle università italiane sono soggetti a cadere vittime di una particolare sindrome, il “rankismo“, noto anche come “febbre dei ranking”. Essa è facilmente diagnosticabile dai suoi sintomi, un’incauta euforia ed un appannamento del senso critico, osservabili in coincidenza con la pubblicazione di qualche classifica nazionale o internazionale degli atenei. La prognosi, fortunatamente, tende ad essere benigna. Le conseguenze, di natura essenzialmente reputazionale, si riducono al rilascio di dichiarazioni prive di riscontri, destinate ad essere smentite da un semplice fact-checking. L’ultima vittima in ordine di tempo è stato il prorettore alla ricerca dell’Università di Bologna che, tratto un inganno dalla svista di diversi organi di informazione, ha attribuito a Bologna (che era solo sesta) la palma di migliore ateneo nella classifica ARWU, attirandosi la smentita del Rettore della Sapienza di Roma (un altro soggetto a rischio?). Ma non è un episodio isolato.

M. Morcellini, Chi paga il conto della crisi? Una mappa concettuale per il dibattito sul futuro dell’Università (20 agosto)

L’Università italiana vive e lavora da tempo sotto le insegne di un continuo riformismo, che genera altrettanto continue rivendicazioni di criticità e una snervante attesa di interventi ministeriali. Occorrerà presto interrogarci se il processo di cambiamento dovrà porsi come obiettivo un superamento rapido della Legge 240/2010 o se non sia più saggio auspicare un processo di restrizione/implementazione amministrativa che preluda ad un successivo passaggio legislativo. Ma quali sono i  punti di crisi prodotti, o resi più visibili, dal “riformismo di maniera” dell’ultimo decennio? Proporremo pertanto una mappa minima delle priorità da mettere in agenda, riferendoci a pochi e selezionati dati strategici.

G. De Nicolao, Dario Braga (Bologna): «è consolante essere la prima italiana» … ma è vero? (19 agosto)

«Negli ultimi anni eravamo un po’ discesi, direi che la risalita è sempre un fatto positivo — commenta il prorettore Dario Braga —, senza fare trionfalismi, è consolante essere la prima italiana»: persino i vertici dell’Università di Bologna sono stati tratti in inganno dallo scivolone di quelle testate che, all’uscita della classifica di Shanghai, hanno assegnato a Bologna la palma di migliore ateneo italiano. Come già spiegato da Marco Bella, l’ANSA, RAINews, il Sole 24 Ore, la Stampa e QN non si erano accorti che nell’intervallo 151-200 della Classifica di Shanghai, l’ordine è puramente alfabetico, perché vengono oscurati i punteggi. Ma dove starebbe Bologna, se venisse tolto il velo ai punteggi? Siamo in grado di rivelarlo ed è una sorpresa: nel segmento 151-200, Bologna è tutt’altro che la prima delle sei italiane. Infatti, non solo è l’ultima delle sei, ma è l’ultima in assoluto del segmento, dato che si trova in 200-esima posizione appena un decimo di punto sopra Lisbona che è 201-esima. I bolognesi, privati della medaglia troppo affrettatamente esibita,  potranno comunque consolarsi in altro modo, ovvero ricordando a sé e agli altri che queste classifiche  non hanno alcuna base scientifica.

M. Bella, Università: la migliore d’Italia secondo Shangai? Facile, la prima in ordine alfabetico (18 agosto)

Ieri è stata pubblicata l’edizione 2014 della classifica di Shanghai riguardante le “migliori” 500 università del mondo. Una classifica la cui validità metodologica è del tutto discutibile, ma oggi ci occupiamo di come è stata riportata la notizia dai media italiani: nessuna università Italiana nelle prime 150 e, soprattutto, una “graduatoria” in Italia che vede nell’ordine Bologna (“al 151mo posto”, “la prima università Italiana” che addirittura “migliora la sua posizione”) Milano, Padova, Pisa, Roma Sapienza. Ma su cosa è basata questa classifica nazionale? Orribile sospetto: B-(ologna), M-(ilano), PA-(dova), PI-(sa), R-(oma Sapienza), T-(orino). Ma… non è l’ordine alfabetico? Proprio così. La classifica di Shanghai mette in fila solo le prime 100 università. Per quanto riguarda le posizioni dalla 151 alla 200 l’ordine all’interno del segmento è puramente alfabetico, Ma nessuno in Italia se n’era accorto.

P. Santori, L’università che non ha tempo (17 agosto)

La pubblicazione da parte dell’ANVUR delle Linee Guida per l’Accreditamento periodico delle sedi e dei corsi di studio ha suscitato vivaci reazioni nel corpo accademico. Mi ha molto colpito, come è stato fatto notare, la presenza di errori e inesattezze grammaticali nel testo di questo importante documento. Oltre ad essere grave in sé, tale fatto è sintomatico di una tendenza costante nella contemporaneità: la velocizzazione dei tempi. Questo, naturalmente, va a discapito della qualità della argomentazione. Non c’è stato tempo, per esempio, per chiedersi se l’ipertrofia burocratica, di cui questo documento è esempio magistrale, sia una cura o piuttosto un veleno per le nostre università. Benché oggigiorno il messaggio che va per la maggiore sia l’opposto, non sempre fermarsi a riflettere è una perdita di tempo.

Redazione Roars, Sharing is performing (15 agosto)

Infants are taught to share indiscriminately, there is even a mantra: “sharing is caring,” repeated ad nauseum until children comply. But, as soon as they stop abiding by the rules of their childhood, people start to become more and more discriminate in their sharing practices. Particularly in highly competitive research fields, scientists are adopting a collaborating strategy, best described by the mantra: “discriminate sharing is performing.” The millenary-old teachings of books such as Sun Tzu’s Art of War on how to treat allies—read research partners—and opponents—read competitors—still apply. Ultimately, gaining a better understanding of sharing conditions, could contribute to create a new, wider culture of sharing, which would also encompass the views of citizens. Only then, would global competition no longer be sacrificed at the cost of collaboration.

G. Sirilli, Science & Technology policy in Italy: The role of evaluation (13 agosto)

Che ruolo affidare alla valutazione nelle politiche scientifiche e tecnologiche? La politica scientifica in Italia e oltre: numeri, risultati e confronti internazionali. L’onda neoconservatrice degli anni ’80: dalle tre “E” della Thatcher al “mostro di Frankestein” del RAE/REF. E l’onda neoconservatrice italiana. Dalle “migliori scarpe” di Berlusconi ai tagli e all’ANVUR: una agenzia troppo burocratica e potente che gioca un ruolo politico? L’altra faccia della valutazione: il difficile equilibrio tra ricerca dell’eccellenza, equità e diversità. Troppa valutazione fa male? Questi gli argomenti toccati  nell’intervento di Giorgio Sirilli (CERIS-CNR, ROARS) a Città del Messico nel Seminar on evaluation of STI policies organizzato dal Consejo Nacional de Ciencia y Tecnología messicano.

F. Coniglione, Il nepotismo all’università: una patologia senza folklore (11 agosto)

Uno dei principali capi d’accusa che negli ultimi tempi è stato mosso all’università è quello di praticare il cosiddetto “nepotismo”, per sconfiggere il quale è stata addirittura varata la riforma Gelmini. Sarebbe forse il caso di svolgere in merito alcune considerazioni che mi paiono necessarie se si vuole affrontare tale questione al di fuori delle campagne giornalistiche e dei titoli scandalistici.

A. Cammelli, Quando la documentazione è inesistente (10 agosto)

Luigi Einaudi, nel volume Prediche inutili del 1956, scriveva “Conoscere per deliberare”. Oltre quattrocento anni prima, Galileo Galilei invitava inutilmente i Cardinali dell’Inquisizione a guardare dentro il cannocchiale: senza successo! Più tardi, nel 1937, J. M. Keynes scrisse nel The Times “Non c’è nulla che un governo odii di più dell’essere ben informato; poiché ciò rende molto più complicato e difficile il processo che conduce alle decisioni”.  La sensazione è che gli articoli comparsi in questi giorni sui quotidiani nazionali sui finanziamenti alle università italiane non tengano conto di diversi aspetti che possono aiutare a comprendere anche la scarsa capacità di valorizzazione del capitale umano palesata dal nostro Paese. Si tratta di aspetti e questioni che stanno condizionando la capacità di ripresa della nostra economia e le sue prospettive di crescita a lungo termine.

C. Viglietti, L’epopea dei ricercatori precari italiani-in-Italia e la fuga dei cervelli, toccata con mano (9 agosto)

A Vienna si è tenuta la decima edizione della “European Social Science History Conference”, il più importante congresso diA Vienna si è tenuta la decima edizione della “European Social Science History Conference”, il più importante congresso di scienze sociali in Europa. La nota positiva: gli italiani erano presenti in numero abbastanza consistente al convegno e continuano a produrre ottima ricerca in tutti i campi delle scienze sociali. La nota negativa: la ricerca degli italiani (specialmente dei più giovani) viene largamente prodotta all’estero – e non in italiano. Le capacità di ricerca scientifica acquisite nel percorso accademico si scontrano con la difficoltà di entrare in un sistema che, nella sempre più drammatica assenza di fondi, sta diventando discriminante sotto il profilo economico. Nonostante lo sforzo pluridecennale di democratizzare l’università, essa, soprattutto nell’ambito cruciale delle scienze umane e sociali, sembra ormai ben avviata a ritornare nell’alveo elitario, e a tratti dilettantistico, nel quale è stata per secoli. scienze sociali in Europa. La nota positiva: gli italiani erano presenti in numero abbastanza consistente al convegno e continuano a produrre ottima ricerca in tutti i campi delle scienze sociali. La nota negativa: la ricerca degli italiani (specialmente dei più giovani) viene largamente prodotta all’estero – e non in italiano. Le capacità di ricerca scientifica acquisite nel percorso accademico si scontrano con la difficoltà di entrare in un sistema che, nella sempre più drammatica assenza di fondi, sta diventando discriminante sotto il profilo economico. Nonostante lo sforzo pluridecennale di democratizzare l’università, essa, soprattutto nell’ambito cruciale delle scienze umane e sociali, sembra ormai ben avviata a ritornare nell’alveo elitario, e a tratti dilettantistico, nel quale è stata per secoli.

Redazione Roars, «Caro Ministro …»: la CRUI risponde al Ministro Giannini (7 agosto)

«Caro Ministro, … La Tua lettera testimonia l’attenzione reale del Ministero da Te presieduto alle esigenze degli Atenei … Non posso non rilevare, tuttavia, come recenti provvedimenti, alcuni dei quali in fase di approvazione definitiva, malgrado lo sforzo da Te intrapreso … A questo punto, un intervento normativo specifico sull’Università, … è, come peraltro da Te pubblicamente annunciato, urgente e indifferibile.». Segnaliamo ai lettori la risposta inviata dal Presidente della CRUI, Stefano Paleari, al Ministro Giannini.

Redazione Roars, Superare RTDa e RTDb con il “Professore Iunior”: la proposta del CUN sul reclutamento (5 agosto)

Riportiamo di seguito un documento di analisi e proposta del Consiglio Universitario Nazionale, pubblicato lo scorso 11 giugno e intitolato “Ripensare l’assetto della docenza universitaria: I. L’accesso al ruolo”. Proseguendo il lavoro di analisi e di proposta sul reclutamento universitario, il documento presenta una proposta di modifica della disciplina di accesso nella carriera della docenza. Un particolare accento è posto sulla figura del Ricercatore a Tempo Determinato di tipo a).

INCONTRI e EVENTI

  Università in via di estinzione. Meglio così? Mercoledì 10 settembre 2014, ore 9,30, Università degli Studi di Bergamo, Piazzale S. Agostino. Tavola rotonda nell’ambito del Convegno Nazionale della Società Italiana Docenti e Ricercatori in Automatica. Intervengono S. Paleari, M. Mancini, A. Stella, R. Torrini, S. Scaglia. Modera G. De Nicolao. Locandina. Selecting applications for funding: why random choice is better than peer review. Lecture di D. Gillies, Università degli Studi di Bergamo, Aula 1 via Salvecchio 19, venerdì 12 settembre ore 15. Intervengono S. Paleari, A. Baccini, A. Bottani. Presiede A. Banfi.  Locandina. XXV Convegno Nazionale del Coordinamento dei Responsabili Amministrativi delle Università, sul tema “IL RUOLO DELL’UNIVERSITA’ NEL SISTEMA PAESE: OBIETTIVI E STRATEGIE POSSIBILI ALLA LUCE DELLE NOVITA’ LEGISLATIVE“. 17-18 e 19 settembre 2014, Università degli Studi di Milano-Bicocca. Locandina.

 

 

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