Roars ha da molto tempo sottolineato i rischi intrinseci all’Abilitazione Nazionale per come essa è stata disegnata dal legislatore e da ANVUR. In particolare si erano più volte messi in evidenza i pericoli dovuti a un meccanismo potenzialmente foriero di contenzioso e alla designazione di un numero di abilitati non assorbibile dal sistema. Tali pericoli si stanno puntualmente avverando. Roars non è in grado di monitorare cosa sia accaduto nei singoli settori concorsuali, ciascuno dei quali sembra fare storia a sé. Mette però a disposizione dei lettori che desiderano discutere e commentare lo svolgimento dell’ASN un apposito spazio, costituito dai commenti in calce a questo post.

Raccomandiamo, anche per facilitare la moderazione da parte alla redazione, di evitare espressioni ingiuriose (che verranno comunque bloccate) e di  produrre argomentazioni i cui riscontri siano in qualche modo sottoponibili a verifica.

Per ora (5 dicembre 2013, h 00:10) sono usciti soltanto 13 settori concorsuali:

  • 01/A4 – Fisica Matematica
  • 06/D3 – Malattie Del Sangue, Oncologia E Reumatologia
  • 06/E1 – Chirurgia cardio-toraco-vascolare
  • 07/H1 – Anatomia E Fisiologia Veterinaria
  • 07/H5 – Cliniche Chirurgica E Ostetrica Veterinaria
  • 08/A1 – Idraulica, Idrologia, Costruzioni Idrauliche E Marittime
  • 09/H1 – Sistemi Di Elaborazione Delle Informazioni
  • 11/A1 – Storia Medievale
  • 11/A3 – Storia contemporanea
  • 11/A4 – Scienze Del Libro E Del Documento E Scienze Storico Religiose
  • 11/C2 – Logica, storia e filosofia della scienza
  • 11/C4 – Estetica e filosofia dei linguaggi
  • 12/B1 – Diritto commerciale e della navigazione

Ecco il link alla pagina del MIUR che si aggiornerà con i risultati degli altri SSD.

3312 Commenti

  1. Francamente, anche in questa discussione di critica feroce all’ASN, vedo lo stesso difetto di fondo che vedevo quando l’anno scorso si criticava il meccanismo prima della scadenza di presentazione delle domande. Il difetto di fondo è l’inconsistenza e l’insostenibilità di certe affermazioni di critica. Per fare giusto un esempio, l’anno scorso si spendevano su questo forum fiumi di parole per criticare il meccanismo dell’età accademica, che avrebbe penalizzato questo e quello, che era ambiguo, indecifrabile ecc. Mentre il sottoscritto aveva sommessamente fatto notare che la definizione di EA era addirittura banale, intendendosi come l’anzianità della più vecchia pubblicazione che il candidato aveva caricato su loginmiur. In pratica, l’EA la determinava il candidato stesso, caricando le pubblicazioni che voleva sul sito CINECA. E da qui partirono una selva di fischi contro quelli che avrebbero “nascosto” le loro pubblicazioni per “diminuirsi” l’età accademica. Quando invece risulta del tutto ovvio che in un concorso pubblico è il candidato che presenta i titoli su cui vuole essere valutato (cioè quelli a lui più convenienti) e non gli si può “imporre” un titolo forzatamente. Quindi si discuteva del nulla, perchè l’ANVUR non ha mai pensato di calcolare l’età accademica di un candidato andando a spulciare tutte le pubblicazioni prodotte in vita dal candidato, malgrado qualche maldrestro tentativo di spiegare la definizione in una FAQ non fosse riuscita a spiegare bene il meccanismo. Questa idea di “età accademica imposta” era irrazionale ed allucinante, eppure era la più sostenuta qui. Se si vuole criticare, lo si faccia con argomenti fondati. Adesso leggo di critiche alle commissioni che non hanno abilitato gente che passava le mediane. Ma che argomento è? Si potrebbe dire al limite “la commissione non ha abilitato gente che passava le mediane e (congiunzione) aveva anche un buon numero di pubblicazioni di alto livello secondo il GEV”. Ma sono esistiti questi casi? Sono stati molti? Sono stati documentati? C’è chi dice che le commissioni per valutare la qualità delle pubblicazioni non hanno considerato la classificazione GEV. Su quali basi si dice questo? Nei giudizi che ho letto in 9/H1 per seconda fascia, in tutti i casi in cui ho visto il giudizio “produzione scientifica buona” ho potuto verificare che nel CV del candidato c’erano diverse riviste di serie A o B del GEV. Certo non ho verificato tutti i casi, però a campione ne ho verificati molti. In conclusione quindi: l’ASN ha sicuramente dei difetti, avrà peccato in molte cose, sarà certamente criticabile: però vogliamo iniziare ad avanzare delle critiche realmente “fondate” sui fatti? E soprattutto dire che c’è un ASN diversa per ogni settore, perchè è impossibile pensare di procedere allo stesso modo per abilitare un candidato in un settore bibliometrico piuttosto che in uno non bibliometrico, per abilitare un fisico piuttosto che un filosofo? Credo che si farebbe un bene alla comunità scientifica procedendo in questo tipo di critica costruttiva, perchè in Italia la comunità accademica ha proprio bisogno di edificare su qualche buon terreno. E secondo me la valutazione della qualità della ricerca, piuttosto che essere come qualcuno qui ha detto un “male”, è un terreno estremamente promettente.

    • Credo che le critiche siano rivolte non tanto al meccanismo dell’ASN in sé, quanto al modo (o sarebbe forse meglio dire: ai modi?) in cui è stato interpretato ed applicato dalle varie commissioni. Un punto particolarmente dolente riguarda – così sembra – la scarsa trasparenza dell’operazione, che, in alcuni casi, a causa di giudizi eccessivamente concisi, ermetici o stereotipati, rende difficile la ricostruzione dei “fatti” realmente avvenuti. Questi sono gli elementi che sono finora emersi dalla discussione. Concordo, comunque, sul fatto che i dati sinora diffusi siano ancora troppo pochi per fornire un quadro completo della situazione e consentirne un’analisi approfondita. Tuttavia, trattandosi di una procedura nuova, è forse bene cominciare a riflettere sui primi indizi a nostra disposizione, prima che il volume delle informazioni sia troppo grande per poter essere affrontato in un colpo solo. (P.S.: La lentezza del MIUR ci ha finora risparmiato questa “indigestione”) ;-)

    • E’ evidente che l’ASN è migliore dei concorsi locali, così come esiste una ASN diversa per ogni SSD per il diritto di ogni singola commissione di stabilire i criteri di giudizio. E’ anche evidente che ogni commissione decide pure come applicare i criteri fissati per il proprio SSD ai singoli candidati: qui nascono i problemi di cui giustamente si discute in questo forum. A mio parere la debolezza dell’ASN deriva dal principio di decidere il reclutamento per tutto il territorio nazionale per ogni SSD affidandolo a 5 commissari. Non andavano bene i concorsi locali e non può funzionare l’ASN, perché anche la più onesta e qualificata persona, se deve scegliere chi giudica idoneo nel proprio settore, sceglie chi ha interessi di ricerca simili ai propri.Essendo questo principio evidente, sarebbe logico che ogni università decidesse chi assumere. Una application, una interview e stop.Questo sistema darebbe migliori risultati, come è evidente in UK, le cui università sono considerate le migliori.

    • x Kery: Sono d’accordo. Così come sono d’accordo anche sul fatto che la ASN sia meglio dei vecchi concorsi locali.

    • Caro sam, questa tua interminabile polemica sull’età accademica è francamente stucchevole (e qui, fra l’eltro, non c’emtra davvero nulla): tu e altri ve la siete taroccata perché il sistema consentiva di farlo, vi è andata bene (almeno ve lo auguro), perché dovete pure pretendere di dare patenti di irrazionalità a chi la pensa in altro modo?

    • Caro Fausto, io non do patenti di nessun tipo a nessuno. Conservo solo il privilegio di esprimere la mia opinione. Ho proseguito la mia “interminabile polemica” come dici tu, solo per sottolineare come sia stata proprio una fortuna che i candidati non siano stati giudicati con meccanismi molto più irrazionali della ASN, quali quelli che qualcuno ha proposto su questo forum. Per inciso, nella mia vita non ho mai taroccato nulla, ma non mi offendo se qualcuno si arroga il diritto di muovermi accuse gratuite. Mi basta il conforto della mia coscienza. Buona serata.

    • Non si tratta di “critica feroce” — almeno per quanto mi riguarda — ma di arrendersi al fatto che il problema del senso della scienza e la conseguente questione della ricerca dei modi per sostenerla (ai suoi più alti livelli) sono davvero molto difficili da chiarire e da comprendere a fondo: essi non ammettono dunque soluzioni solo “operative”, come quelle proposte nella “riforma Gelmini” e di conseguenza dall’ANVUR.

      Solo qualche fugace osservazione. Mi spiace buttarla sul “filosofico”, ma non vedo altra strada.
      1. Questo dividere tra “indicatori oggettivi” e “interpretazioni” è davvero da ingenui. Si può mostrare, infatti, che un “dato oggettivo” è sempre l’effetto di un’interpretazione, la quale però, ad occhi poco attenti e non allenati, risulta invisibile. Quali interpretazioni del sapere hanno reso possibile la costruzione degli attuali indici di misurazione della conoscenza e quindi della performance di uno studioso?
      2. Forse l’infondatezza del valutare (che mi pare ormai ammessa) si può superare abbandonando gli estremismi della “cultura della valutazione” e promuovendo la misura dell’antica “cultura del giudizio”. Valutare e giudicare sono infatti due cose completamente diverse. Se devo giudicare, ad esempio, non ho alcun bisogno di offendere (magari ciò che non capisco o che esula dai miei interessi), né di essere tranchant e sommario, né, in generale, di operare forzature; sarò invece attento magari a cogliere l’occasione del giudizio per contribuire alla crescita di un collega, e così via.
      3. Eccellente, buono, accettabile, limitato — un lavoro scientifico non è un gelato o una bistecca. Se è davvero tale, cioè scientifico, non ha nessun bisogno di essere graduato. (La teoria della relatività non è valutabile e quindi neppure Einstein.)
      4. La lettura dei verbali di alcune commissioni mostra chiaramente che ciò che manca è proprio il giudizio.
      5. Forse ciò che può essere valutato — e quindi ciò che può sopportare l’infondatezza del valutare — non può dirsi propriamente scientifico, ma solo tecnico-operativo, magari efficace, e quindi scambiabile e vendibile in un mercato.
      6. Il sopravvento, nell’Università, della “cultura della valutazione”, cioè della cultura del non-giudizio, è la condizione della sua totale trasformazione — da più parti invocata — in azienda. In questo modo, tutto ciò che non è “aziendalizzabile” verrà distrutto. È questo ciò che si vuole?

    • Caro Sam,
      se ricordi io ebbi a darti del disinformatore quando proponesti un’interpretazione dell’età accademica che non collimava con le definizioni Anvur, ma che poi è stata fatta propria dal Miur.
      Ti ripeto qui le scuse che ti porsi -in contumacia- quando la cosa fu chiarita.

    • Ho come l’impressione che il nostro sam sia un emissario della commissione 09-H1 perchè la sua difesa è a tratti imbarazzante. L’avevo già invitato a commentare il post che aveva fatto precedentemente dove indicavo i casi anomali ma evidentemente pensava che cambiando il forum andava perso: ragion per cui lo rimetto qui di seguito.
      Aggiungo un commento: sono un assegnista con relativamente pochi anni di ricerca, ho fatto molti articoli, ho lavorati in diversi progetti EU (nonostante la commissione li abbia declassati a nazionali), organizzato conferenze, faccio parte del board di alcune buone riviste, superavo le tre mediane senza autocitazioni (cosa che ho pure riportato nella domanda, ma forse non hanno avuto il tempo di leggere il mio cv), ho presentato 12 articoli tutti con IF alto e due articoli su conferenze con molte citazioni, e mi chiedo perchè secondo la commissione la mia produzione è ancora limitata con alcune cose di maggior rilievo?
      Certo se la commissione avesse operato bene non ci sarebbero state tutte queste polemiche e 26 (tutte seconda fascia) persone pronte a fare ricorso.

      ———————————————–
      Ti spiego esattamente il mio caso anzi metto un estratto della mail inviata alla commissione alla quale ovviamente non ho avuto risposta.
      “Vi scrivo per avere un chiarimento sul criterio adottato per la valutazione delle mie pubblicazioni (produzione limitata e accettabile) in quanto ho delle difficoltà oggettive a comprenderne il significato. In fatto da uno dei giudizi risulta ” Dall’analisi delle pubblicazioni risulta quanto segue. Numero di pubblicazioni di livello ottimo:2. Numero di pubblicazioni di livello molto buono:2.”.
      Ora non avendo chiaro quale criterio sia stato adottato (nei criteri si parla della classificazione fatta in Allegato D nel DM 73) nello specifico sono andato a controllare la classifica fatta dal GEV per il settore 09-H1* e mi risultano i seguenti valori:
      Computer Methods and Programs in Biomedicine CLASSE: 1 (IF: 1.555)
      IEEE Transactions on Information Technology in Biomedicine CLASSE: 1 (IF: 1.978)
      IEEE Transactions on Neural Networks CLASSE: 1 (IF: 2.633)
      Multimedia Tools and Applications CLASSE: 2 (IF: 1.014)
      IEEE Transactions on Intelligent Transportation Systems CLASSE: 2 (IF: 3.064)
      Briefings in Bioinformatics CLASSE: 2 (IF: 5.298)
      Questo non considerando due lavori in IEEE Transactions on Measurement and Instrumentation (IF: 1.357) che sebbene non siano classificati nel GEV 09-H1 (fatto poco indicativo data la presenza di molte altre riviste che poco hanno a che fare con il settore 09-H1) sono classificate CLASSE 2 nel GEV area 09 (oltre che valutati eccellenti nella VQR) e contengono un chiaro contributo di 09-H1.
      Per scrupolo di dovere sono andato a controllare l’impact factor di tali riviste (riportati sopra) e sono tutti ampiamente sopra 1 con punte oltre 2 e 3. Inoltre ho anche inviato un articolo pubblicato su IET Intelligent Transport Systems (IF=0.959) con chiaro contributo 09-H1 dato che descrivo tecniche di object detection (pattern recognition) per applicazioni sul traffico veicolare.”
      Questo non considerando gli articoli (3) di ricerca interdisciplinare pubblicati in journal di medicina (tutti con IF alto) che contengono contributi significativi di elaborazione delle informazioni (cosa che ho pure spiegato nella domanda).
      In ogni caso, anche escludendo gli articoli (non appartenenti al GEV 09-H1, nonostante nei criteri fosse chiaramente espresso che in casi di ricerca interdisciplinare si sarebbe valutato il contributo 09-H1) non presenti nel GEV 09-H1 avrei dovuto avere almeno 3 ottimi e 3 molto buoni e forse avere l’abilitazione.
      In merito al fatto che era necessarie almeno 14 riviste (io ne ho presentato 12 e 2 conferenze) un altro candidato (chiamiamolo B) che ha ottenuto l’abilitazione ha presentato 12 (o meno) riviste con la seguente classificazione GEV:
      2 Riviste di Classe 1
      1 Rivista di Classe 2
      1 Rivista di Classe 3
      4 Riviste di Classe 4
      E la sua valutazione è stata ben diversa ovvero: 2 ottimi, 1 molto buono e 2 buoni. La sua classificazione media GEV è 2.5 (ovvero tra buono e molto buono) la mia 1.5 (ovvero tra molto buono e ottimo) e l’IF medio delle mie riviste è circa 2 mentre nell’altro caso è circa 1.
      Quindi quale criterio è stato adottato per classificare le pubblicazioni?
      Ti riporto anche un’altra episodio anomalo sulla valutazione dei titoli dove ho avuto una valutazione positiva, dati i titoli, vedi il seguente link
      https://abilitazione.cineca.it/ministero.php/public/getfile/domanda/170/tipo/1
      ma uno dei commissari ha pensato che fosse SOLO accettabile. Dirai cosa del tutto legittima, ha tutto il diritto di esprimere un parere. La cosa strana è che nella valutazione dei titoli di un candidato C che non superava le mediane e che come titolo ha solo messo la partecipazione ai progetti di ateneo, che non è mai stato un giorno all’estero (perlomeno non è riportato) e ha praticamente lasciato la casella dei titoli quasi vuota ha messo positivo.
      Infine nei criteri era chiaramente espresso che si doveva dare particolare importanza agli ultimi 5 anni di attività ma si solo abilitati di prima e seconda fascia persone che avevano solo qualche articolo su rivista o addirittura neanche uno nell’ultimo quinquennio (cosa sulla quale la legge è tassativa: non si possono dare premi alla carriera ed inoltre e come se c’è chi usa sempre gli stessi titoli per vincere concorsi differenti). Questo criterio però non è valso per tutti, infatti un candidato a prima fascia che aveva prodotto poco negli ultimi 5 anni ma prima aveva delle riviste di tutto rispetto (tutte di classe 1) si è visto un giudizio del tipo: quello fatto negli ultimi 5 anni non è paragonabile con quanto prima. TROMBATO.

      Parlare di scandalo è più che lecito che ne dica il nostro emissario.

    • Visto che sam vuole parlare di fatti concreti ne riporto uno con tanto di studio statistico. Avevo già notato che per gli abilitati la commissione avesse usato la classificazione del GEV. E riporto un’analisi statistica, che ho anche mandato alla commissione chiedendo perchè nel mio caso non avesse funzionato, che in parte lo prova:

      ” Mi sono rifatto al GEV perchè ho estratto un campione (uniformemente distribuito) di circa 20 abilitatie ho analizzato il match tra i giudizi forniti dalla Commissione (in termini di qualità dei prodotti) e la classificazione delle riviste GEV e applicando un test di Spearman ho ottenuto una correlazione di 0.84 con p<0.05. Ovviamente la power dell'analisi statistica non è alta visto che il campione è limitato ma ha fornito un'indicazione di massima."

      Il domanda da porre alla commissione è: perchè non hanno usato il GEV anche per i non abilitati?

      Attendo risposte conosce queste dinamiche meglio di me!

    • Scusate i typos dovuti alla stanchezza e lo stress di questi giorni. Voglio infine chiarire che non ho nulla di personale ne contro sam ne contro gli abilitati che riporto nei miei post (è solo per riportare fatti concreti come richiesto), ma dico solo che la procedura non è stata così limpida e lineare come si vuole far credere. Ho controllato tutti i profili dei candidati non abilitati di seconda fascia che mi hanno contattato per un eventuale ricorso e posso assicurare che sono tutti ottimi e in alcuni casi molto migliori di alcuni abilitati sia di prima che di seconda fascia (non parlo di me perchè non ho la presunzione di dichiararmi migliore degli altri).

    • @sam:
      Purtroppo non si possono indicare esplicitamente i nomi dei candidati del settore 09/H1 che pur superando le mediane e avendo riviste di fascia A e B del GEV sono stati comunque “segati”, ma ti assicuro che ce ne sono. Puoi cercarteli tu stesso.

  2. E’ vero che molti non strutturati non sono stati abilitati nonostante avessero ottimi curricula, ma in alcuni casi bastava aver pubblicato con uno dei commissari. E’ successo per il settore 06/E1 chirurgia cardio-toraco-vascolare. Addirittura è stato abilitato sia per PA che per PO. I giudizi sono allucinanti se si confrontano fra di loro e si vede lontano mille miglia che se li sono cucinati come hanno voluto. Altra cosa che ho trovato sempre nello stesso settore concorsuale è che quando sono stati abilitati alcuni figli di qualcuno (l’ho appurato per ben tre volte) essi sono compresi tra 3 o 4 abilitati consecutivi.
    In un caso un partecipante già associato in Finlandia e che ha ottenuto sempre lì anche l’idoneità per full professor è stato bocciato, nonostante un ottimo curriculum. Evidentemente i finlandesi non sanno giudicare! Talvolta come ha avuto un effetto negativo il fatto di non avere nessuna attività di trasferimento tecnologico o di spin off. MI accontenterei che si trattasse di un buon chirurgo, mentre sarei un po’ dubbiosa per chi autocertifica più di 2000 e rotti interventi come primo chirurgo e altrettanti come secondo e una produzione scientifica pazzesca. Ma dove lo troveranno mai il tempo per scrivere se sono sempre in sala operatoria.
    Premetto che non è il mio settore, ma sono un medico.

    • Vedi appunto 10/G1 (Glottologia).
      Altro titolo importante per non strutturati abilitati è la parentela, è stato già detto.

    • Oltre ai chiari nessi tra abilitati e commissione, aggiungerei una considerazione “sinottica” per 06/E1 citando esempi “scelti” di ABILITATI con CV peggiori e NON ABILITATI con CV migliori. Purtroppo non si possono fare nomi, ma solo “esempi” estremi.
      – ESEMPIO 1: Abilitato 2a fascia; CV con pubblicazioni per lo più nazionali, anche con autori con cognome omonimo; giudizio che indica come “il candidato risulta superare x mediane su tre”! Leggi: ZERO, anche se uno dei giudizi indica una, o meglio (molto sottile…) che “La produzione scientifica nel suo complesso è ben al di sopra della MEDIA per quanto riguarda il numero delle pubblicazioni, mentre è inferiore alla MEDIA per le citazioni e l’indice H-C?! Candidato già universitario, operante presso la sede dove si è riunita la commissione.
      – ESEMPIO 2: Non abilitato 1a fascia; attuale presidente di società scientifica nazionale; Autore nella Task force congiunta medico-chirurgica delle Società scientifiche EUROPEE a capo delle attuali Giudelines sulla rivascolarizzazione coronarica; esperienza chirurgica tra le maggiori in Italia (e non solo); candidato ospedaliero, con incarico di direzione da 20 anni.
      Purtroppo si può de facto solo impugnare giudizi personali in caso di non abilitazione e, tecnicamente, non si tratta di una valutazione comparativa. E’ però chiaro che recitare “x mediane su tre” quando sono zero, confondere ad hoc “mediana” con “media” o escludere chirurghi più che capaci/titolati implica non solo assistere a commissioni di azzeccagarbugli, ma a franca disonestà intellettuale.
      Riallacciandomi al post precedente, è anche evidente l’ostatività verso Colleghi ospedalieri con comprovate capacità tecnico-chirurgiche o ruoli ospedalieri apicali.

  3. La differenza sostanziale tra un ricercatore confermato e un associato risiede nella possibilità e nel dovere di quest’ultimo di tenere corsi di insegnamento, a differenza del ricercatore (così come chiaramente esplicitato dalla legge n.382 del 1980). Io penso che i ricercatori di ruolo, su cui grava il 55% della didattica nei corsi di laurea, sono di fatto già associati e quindi l’abilitazione a partecipare al concorso gli sarebbe dovuta essere riconosciuta quasi automaticamente. Ecco perchè chi non dovesse essere abilitato dovrebbe abbandonare l’insegnamento e il ruolo garante nei corsi di laurea. Dovrebbe essere fatto questo non per ripicca ma per il bene dell’istituzione in cui operano e nell’esclusivo interesse degli studenti di non dover più tenere corsi di insegnamento. Gli studenti hanno diritto ad avere di fronte un docente abilitato a poter sostenere un concorso per professore associato e non un ricercatore che per tanti anni, indebitamente, ha “usurpato” ruolo e funzioni di non sua pertinenza. Lo dicono le leggi dello Stato e le istituzioni che hanno ideato questo sistema di abilitazione. Evidentemente, durante il processo di valutazione, la commissione nazionale non ha tenuto conto delle richieste pressanti a noi rivolte negli anni da parte dei Presidi e delle autorità accademiche affinchè i ricercatori tenessero due o più corsi di insegnamento, lezioni nei corsi di perfezionamento, nelle SSIS e nei TFA, corretto tesi di laurea, aiutato gli studenti come tutor, seguito con impegno e senso di responsabilità gli interminabili e sfiancanti iter burocratici per la sopravvivenza e la sostenibilità dei corsi di laurea, partecipato attivamente nei collegi per i dottorati di ricerca e nelle scuole di dottorato, svolto visiting professor all’estero, seminari rivolti agli studenti con la presenza di docenti di università europee, partecipato a decine di sedute di laurea, svolto funzioni di garante per la sopravvivenza dei nostri corsi di laurea e quindi di tutta la nostra comunità accademica. Alcuni ricercatori non hanno dato nulla all’istituzione standosene a casa o negli archivi a studiare. E hanno fatto bene. D’altronde era quello il loro mestiere. Quando alla fine del 2010 i ricercatori decisero di astenersi dal tenere la didattica per protestare contro la riforma Gelmini furono proprio le autorità accademiche a chiederci di desistere, per il bene dell’Università, degli studenti e delle loro famiglie con la promessa che tutto il nostro impegno accademico sarebbe stato positivamente valutato. Mi pare, però, che questo non sia affatto avvenuto. Pertanto, fermo restando il rispetto dei doveri di un ricercatore universitario di ruolo contemplati nella già citata legge n.382 del 1980, penso che un ricercatore non dovrebbe più essere affidatario di insegnamenti curriculari e dovrebbe ritirare il suo ruolo di garante dal corso di Laurea.

    • “Pertanto, fermo restando il rispetto dei doveri di un ricercatore universitario di ruolo contemplati nella già citata legge n.382 del 1980, penso che un ricercatore non dovrebbe più essere affidatario di insegnamenti curriculari e dovrebbe ritirare il suo ruolo di garante dal corso di Laurea”

      Concordo pienamente con quanto dici e penso che gli RU a livello nazionale dovrebbero mobilitarsi e valutare di astenersi di nuovo per far capire quanto “pesano” sulla didattica universitaria,questa volta non cedendo alle lusinghe (ti do un complementare gratis così migliori il tuo curriculum) di una classe docente (parlo in generale e per fortuna esistono eccezioni) che ha rovinato (è stato proprio il CUN ad offrire al ministero l’elenco dei parametri da utilizzare dall’Anvur) per indifferenza e/o strafottenza e/o interesse l’idea stessa di Università.
      Ormai i direttori di dipartimento sono meri ragionieri burocrati con i paraocchi buoni solo per far quadrare il bilancio (se no la VQR non migliora!!!) e che per risparmiare risorse economiche (mica è detto che serva per migliorare la qualità dei corsi)affidano in ADI a PO e PA (il lato positivo è che molti finalmente lavoreranno davvero) a scapito di RU altrimenti da retribuire a parte.

      Sono davvero stanco di questo gioco al ribasso, meno risorse ti do e più ti contorci per far quadrare il bilancio, senza che nemmeno per un attimo si ritiene che meno risorse si danno all’Università più affonderemo la lama della sega nel ramo sul quale siamo seduti.

      L’anvur, sia con la VQR sia con l’ASN, mette il suo sigillo al fallimento di una riforma gelmini fatta a COSTO ZERO.

      Ringrazio personalmente il professore (tanto per dimostrare il ruolo centrale dei PO nella vicenda) Valditara, relatore della legge gelmini, e spero che sia contento del capolavoro che ha ottenuto.

  4. Il problema è che le esigenze di ognuno di noi e le risposte attese sono diverse: dal ricercatore che legittimamente si aspetta di essere riconosciuto, dal precario da una vita che non ha nemmeno avuto l’opportunità di fare il ricercatore, dai nuovi ricercatori a TD sulla cui carriera l’abilitazione ha un peso rilevante, da chi fa un mestiere ma ne vorrebbe fare un altro, da chi ha lavorato a cavallo tra tanti SSD per necessità e/o per capacita, etc. Non possiamo aspettarci che una commissione possa dare la risposta giusta a tutti. Le regole-non regole di questa ASN non hanno di sicuro aiutato. Concordo con kery. La logica sarebbe quella di mettere da parte il buonismo, e che ogni università assuma chi ritiene necessario, come se fosse un’azienda. Ma questo in Italia non accadrà.

    • A parte il fatto che l’università è una delle poche aziende che in Italia continuano ad assumere, non si tratta di eliminare il “buonismo”, ma di eliminare il mito della piramide e di introdurre il principio di movimento. Negli US se un assistent professor non ha la tenure dopo quattro-cinque anni, perché non è riuscito a produrre un volume dalla tesi PhD, fa varie applicantion e può cambiare università in un altro stato interessata alle sue ricerche o trovare una fondazione che finanzia le sue ricerche e alla fine produrre un’ottimo volume che gli fa ottenere la tenure nell’università di un altro stato, migliore della prima. Quindi, l’obiettivo da raggiungere ( difficile per l’Italia) è avere varie università con interessi di ricerca diversi, di orientamenti diversi, etc.In Italia è difficile, perché in quasi ogni settore un gruppo diventa egemone dalle Alpi alle isole, perché le cordate sono sempre nazionali, anche quando sono locali: basta vedere le sedi che bandivano i concorsi, le commissioni e gli idonei e i vincitori. I ricercatori a TD sono come assistent professor ma sono selezionati con concorsi locali e per fare carriera devono rimanere legati al prof o gruppo di ricerca che li ha sponsorizzati e questo penalizza sia il ricercatore a TD sia la ricerca universitaria italiana, perché non ha autonomia o ne ha poca, anche se può accedere a fondi di ricerca riservati appositamente a lui. Però il “peccato originale”, se vogliamo usare questo termine, rimane dovere rimanere legato al gruppo di origine per fare carriera. Il giovane con PhD americano non viene assunto da un dipartimento per la lettera di raccomandazione del suo prof,perché il capo dipartimento è amico del suo prof o ha le stesse idee, ma perché va bene a lui. Poi, uno può anche cambiare professione: il PhD negli US il PhD non è riservato solo a chi vuole fare carriera accademica, ma anche al 40enne che desidera cambiare professione. In Italia sarebbe necessario più coraggio,più libertà, meno paura di muoversi, meno culto dell’autorità, soprattutto abolire la piramide. Ma queste proposte devono venire dall’università e soprattutto dai giovani: rifiutare il ruolo del soldatino per fare giocare il grande capo ai soldatini.Più soldatini riesce a piazzare dalle Alpi alle isole, più ha potere e riconoscimenti. Dovrebbero venire anche da PA e PO che hanno a cuore il futuro della ricerca, che a mio avviso in vari settori non funziona, è standardizzata.Però la situazione è sclerotizzata e dubito sia possibile che dall’università italiana possano venire questo tipo di proposte, perchè sono eresie.

    • “A parte il fatto che l’università è una delle poche aziende che in Italia continuano ad assumere”
      ========
      ?

  5. Mi permetto infine un breve commento a chi ritiene lesa la sua dignità dalla pubblicazione dei risultati negativi, soprattutto con gli studenti: la dignità ognuno se la fa con le sue azioni, con le sue capacità e le sue doti umane. Un professore capace sarà sempre rispettato dai suoi studenti al di là di un pezzo di carta che attesta il superamento o meno dell’abilitazione… pensate davvero che agli studenti importi?

    • Gli italiani hanno sempre paura dell’autorità e chinano sempre la testa, si adeguano, si conformano, si vergonano e soffrono se una commissione se una commissione di 5 ordinari sorteggiati ( magari chissà come diventati PO) dice che a loro non vanno bene.Non va chinata la testa.

  6. Cito kery: “Non andavano bene i concorsi locali e non può funzionare l’ASN, perché anche la più onesta e qualificata persona, se deve scegliere chi giudica idoneo nel proprio settore, sceglie chi ha interessi di ricerca simili ai propri.Essendo questo principio evidente, sarebbe logico che ogni università decidesse chi assumere.”
    Le mie osservazioni sono:
    1) Non vedo perché mai uno studioso “onesto e qualificato” (e dunque in possesso di cultura, senso della giustizia ed apertura mentale) dovrebbe riservare il giudizio di idoneità a coloro che hanno interessi simili ai suoi.

    2) L’ASN, privilegiando (almeno nelle intenzioni iniziali) l’aspetto bibliometrico, puntava proprio a eliminare (o perlomeno ridurre) questa soggettività.

    3) Chi è, concretamente, l'”università” che dovrebbe decidere chi assumere? Il barone che siede negli organi accademici? O magari lo studioso “onesto e qualificato” di cui sopra, che, secondo il summenzionato “principio evidente” sceglierebbe inevitabilmente i propri allievi?

    Credo comunque che, al di là delle divergenze sui dettagli tecnici, kery ed io condividiamo, in fondo, la stessa opinione: l’origine del male non è nei principi, bensì nelle persone che cercano di applicarli (o di eluderli).

    • Essere onesti ( ovvero non commettere reati) e qualificati accademicamente, ovvero essere PO, non significa non preferire i propri amici, soprattutto se ai propri amici si deve la carriera e l’imprinting accademico. In Italia, il rapporto tra prof. e allievo è una specie di trasfert: l’allievo è gratificato dall’essere stato “scelto”, si lega indissolubilmente al “maestro” che lo ha scelto e da cui dipende tutto il suo futuro. Quindi deve difendere l’isolotto su cui il prof ha piantato la sua bandierina, come tutti gli altri soldatini. Si crea un legame indissolubile: quando diventa PO applica gli stessi meccanismi del “maestro”, si sente lui “il maestro” ed opera con lo stesso metodo. Continua a difendere l’isolotto. Se oggi alle università fosse dato il potere di assumere chi vogliono, assumerebbero solo i loro allievi e amici? In questa situazione sì, si creerebbero cmq cordate nazionali, come nei concorsi locali. Qualsiasi legge verrebbe raggirata facilmente, inevitabilmente. Quindi l’università sarà inevitabilmente cambiata dall’esterno.

    • Io ho un’idea nettamente diversa di cosa di debba intendere per “onestà” e per “qualificazione”. Per me non si tratta di categorie burocratiche, sancite dal fatto di avere la fedina penale pulita o di aver raggiunto un certo livello stipendiale. Si tratta, invece, di VALORI che fanno parte dell’essere, della coscienza, della mente, della sensibilità umana. O forse vogliamo applicare i tanto vituperati indici aritmetici anche alla misura della qualità delle persone?

      P.S.: Chi sarebbe il signor “ESTERNO” che dovrebbe cambiare l’università?

  7. anche nel settore !!/a1 . storia medioevae -altri 5 storici hanno deliberato a maggioranza semplice in diversi casi di abilitazione negata. specificando il numero e i nomi dei contrari alla delibera presa

    • a fausto proietti: non ho diffuso notizie false. il decreto ministeriale dice che le delibere (dunque le decisioni positive e negative) devono essere a maggioranza di 4/5. e io ho scritto “maggioranza semplice per ABILITAZIONE NEGATA

    • Mi pare evidente che la maggioranza dei 4/5 debba intendersi per la CONCESSIONE delle abilitazioni; se QUALSIASI decisione della commissione dovesse essere presa a maggioranza qualificata, infatti, la paralisi sarebbe inevitabile. Effettivamente, tanto per cambiare, il testo legislativo è formulato in modo ambiguo. Ma mi pare si possa intendere così: le commissioni sono chiamate ad attribuire ai candidati l’abilitazione; lo possono fare solo all’unanimità o a maggioranza dei 4/5. La non attribuzione della abilitazione avviene in tutti gli altri casi.

    • come è già stato discusso altrove: la maggioranza 4/5 è necessaria solo per una decisione positiva. tutto il resto (come 3 si 2 no, 2 si 3 no, 1 si 4 no) significa negare l’abilitazione. dunque non ci sono irregolarità nel settore 11/a1 (nel settore 11/a3 però sì)

    • @ ES
      Ho ricontrollato con attenzione i verbali del settore Storia contemporanea (ma sono riuscito a farlo solo per la seconda fascia): in effetti, risultano due casi (uno sotto la lettera b, l’altro sotto la lettera m) di candidati abilitati a maggioranza anche se nei giudizi singoli, in entrambi i casi, due commissari su cinque si esprimono esplicitamente contro la concessione dell’abilitazione (dico “esplicitamente” perché sono invece moltissimi i casi di giudizi a maggioranza in cui i singoli commissari, pur elargendo commenti negativi, non esplicitano il loro giudizio definitivo in merito all’abilitazione del candidato).
      Come si spiega? Due ipotesi: la prima, che mi pare la più probabile, è che quella commissione abbia interpretato i giudizi singoli come un semplice screening dei candidati, mentre la decisione effettiva sull’abilitazione è stata affidata al solo giudizio collegiale, che dunque non è una semplice sommatoria risultante dai giudizi individuali (mi pare confermare questa ipotesi il fatto che in diversi casi risultano concesse “a maggioranza” abilitazioni a candidati che, andando a vedere i giudizi individuali, sarebbero stati passibili di decisioni all’unanimità: dunque, si deve ritenere che dalla discussione collegiale siano emersi elementi nuovi atti a produrre un ripensamento in uno o più commissari).
      Se questa interpretazione è corretta (se poi sia anche legittima non saprei, all’esito degli eventuali ricorsi l’ardua sentenza), è evidente che “a maggioranza”, nei giudizi collegiali, va sempre interpretato come “a maggioranza dei 4/5”.
      La seconda ipotesi è che si siano sbagliati effettivamente in quei due casi – il che ovviamente sarebbe di una gravità inaudita, considerato che la cosa sarebbe sfuggita anche al vaglio del MIUR.

    • È esattamente così. Il fine è la concessione dell’abilitazione: solo la deliberazione del “sì” ha bisogno della maggioranza dei 4/5.
      Questione dunque archiviata. (Almeno si spera.)

    • Proietti ha spiegato molto bene la situazione.
      Per quanto io possa vedere, la questione è davvero chiusa.

    • i casi in realtà sono 4, non 2.

      dire che ci possano essere state votazioni con esiti del tutto opposti a quanto scritto nei giudizi è del tutto arbitrario.

      se c’è stato un voto, e qualcuno ha cambiato idea, di questo nei verbali non c’è traccia. la legittimità di una tali procedure, ammesso che siano andate così le cose, è più che discutibile.

      peraltro sembra curioso che su 425 valutazioni per la seconda fascia, solo il 4 casi i commissari alla fine abbiano votato in modo difforme da quanto indicato nei giudizi.

      insomma, l’idea che i giudizi non sarebbero correlati con un ipotetico voto – e che quindi 2 giudizi chiarente negativi non escludano poi un voto con maggioranza di 4/5 – mi pare un sublime tentativo di salvare la procedura, ma anche, allo stato delle nostre conoscenze, un atto di fede che non trova alcun riscontro oggettivo nei verbali.

  8. UNA PROPOSTA
    Cari Lettori di ROARS,
    mi sembra di capire che, con tutti i difetti della formulazione attuale dell’ASN e al di là di tutte le critiche al modo in cui è stata gestita, nessuno (o quasi) di noi voglia tornare ai vecchi concorsi locali. Allora io credo che per evitare di tornare a qualcosa di peggiore del sistema attuale, le critiche sottoposte a questa discussione debbano essere trasformate in PROPOSTE COSTRUTTIVE. Tra gli autori degli interventi ho riconosciuto i nomi di diversi PO che occupano una posizione di grande autorevolezza nel loro campo e non solo. Questo secondo me dimostra che i nostri interventi sono seguiti con attenzione da una parte importante del mondo accademico, e che se noi fossimo in grado di fare una proposta unitaria e coerente, questa potrebbe essere presa in considerazione e magari raggiungere anche il Ministero.
    Con la massima umiltà, pronto a ricevere qualunque critica, vorrei provare ad articolare una bozza molto sintetica di proposta basandomi su quanto emerso da molti interventi:
    1) Siamo d’accordo che la valutazione avvenga a livello nazionale e non locale;
    2) Il comma che preclude, per chi non consegue l’abilitazione, la partecipazione alla procedura nel biennio successivo, dovrebbe essere eliminato, almeno fino a quando i problemi principali di questa procedura non verranno risolti.
    2) Siamo d’accordo che le commissioni si avvalgano di indicatori bibliometrici calcolati usando database pubblici come ISI e Scopus;
    3) La valutazione deve avvenire in modo assolutamente trasparente. Criteri di pertinenza, coerenza, o criteri bibliometrici aggiuntivi rispetto a quelli previsti dalla procedura nazionale (IF delle riviste, numero dei nomi degli autori, etc.), dovrebbero essere formalizzati dettagliatamente, in modo tale da essere verificabili. Sarebbe auspicabile che questi criteri venissero discussi preventivamente tra tutti i ricercatori e docenti di ciascun settore, piuttosto che dai soli membri delle commissioni.
    4) Se la decisione finale della Commissione si discosta da quanto emerge dagli indicatori (generali + specifici del settore) la motivazione di tale discrepanza dovrebbe essere espressa in dettaglio, e non usando giudizi cut-and-paste.
    5) Il controllo di coerenza dovrebbe essere finalizzato a bloccare chi vuole avvantaggiarsi del fatto che il proprio settore di provenienza ha mediamente indicatori bibliometrici più alti rispetto ad altri. Al contrario, il lavoro interdisciplinare non dovrebbe essere penalizzato.

    Mi permetto di aggiungere un paio di punti che però esprimono solo le mie opinioni personali:
    6) Piuttosto che ABILITAZIONI nazionali, sarebbe meglio avere GRADUATORIE nazionali, con eliminazione dell’ulteriore concorso locale, obbligo dei dipartimenti di attingere dalle graduatorie nazionali, facoltà dei vincitori, in ordine di graduatoria, di scegliere l’Ateneo e il dipartimento di afferenza.
    7) Sarebbe più onesto avere due graduatorie, una per gli strutturati e una per i non strutturati.

    Scusate per il lunghissimo intervento; mi auguro di aver dato un contributo utile alla discussione e spero che qualcuno che sa scrivere meglio di me si preoccupi di sistemare questa bozza.

    • “7) Sarebbe più onesto avere due graduatorie, una per gli strutturati e una per i non strutturati”
      ======
      Perché mai?
      Non è già sufficiente l’evidente disparità di trattamento riservata da alcune commissioni a quanti lavorano all’estero (con ottimi risultati) rispetto agli strutturati?

    • @autographa: sfondi una porta aperta, è proprio a loro che pensavo. Se ci fossero due graduatorie, gli “esterni” NON POTREBBERO essere discriminati rispetto agli strutturati semplicemente perché starebbero in una graduatoria diversa. Molti ricercatori che lavorano all’estero e che hanno curricula straordinari non subirebbero la mortificazione di vedersi scavalcati da strutturati che hanno titoli modesti.
      Il ministero dovrebbe assumersi le sue responsabilità sulle risorse da destinare agli avanzamenti di carriera e quelle da destinare alle immissioni in ruolo. Il tutto avverrebbe in modo più trasparente. La mia esperienza è che non è mai positivo mettere tutte le risorse in un unico calderone, ma ripeto, la mia è solo una riflessione sulle conseguenze pratiche dell’uso di una graduatoria unica, non ho una posizione forte in proposito.

      Non ho un opinione forte in proposito, ma la mia esperienza è che quando le risorse (o i fondi) vengono messi tutti in un unico calderone, chi ha il potere di gestirli

    • La tua proposta è veramente interessante e ragionevole: ma come si eviterebbe che le commissioni usino valutazioni soggettive ed interpretazioni personali (come nel caso 09-H1) per poi manipolare le graduatorie finali?
      Dirai con l’uso degli indici bibliometrici e classificazione GEV; ma questi già c’erano adesso allora perchè ci sono valutazioni così soggettive?

      Il problema non è l’ASN ma è nella sua interpretazione ed applicazione. Guardando i risultati ho come l’impressione che alla fine abbiano vinto quelli che il sistema si aspettava vincessero.

      Allora cosa fare? Forse introdurre il criterio di responsabilità oggettiva della commissione e la possibilità di poter discutere pubblicamente i risultati senza dover ricorrere per forza ai ricorsi in tribunale.

      Ma lo faranno mai? Il problema è che le commissioni sanno che non possono essere
      in alcun modo colpite e fanno quello che vogliono. Poi il MIUR è costretto a spendere soldi (dei contribuenti) in eventuali ricorsi che le commissioni hanno causato.
      Che poi questo è il problema dell’Italia, manca il concetto di responsabilità!

    • La proposta di devnull di due graduatorie sarebbe più che sensata se si passasse (come alcuni, a partire dalla redazione di roars, auspicano, mentre io personalmente non ne sono molto convinto) a un sistema “chiuso” di abilitazioni: infatti se, poniamo, ogni settore potesse abilitare al massimo 100 candidati a ogni tornata, sarebbe opportuno che ci fossero quote di interni e di esterni (poniamo, dico solo per dire, 70/30). Ma il sistema attuale è di abilitazione a numero aperto: dunque, l’aver escluso moltissimi “esterni” meritevoli di abilitazione è un errore che va ascritto in toto alle commissioni, che, come è stato fatto notare, hanno operato come fossero commissioni di concorso per l’accesso al ruolo e non come commissioni puramente abilitanti.

    • Per la “soluzione” sarebbe questa.

      – Eliminazione dei concorsi.
      – Assunzioni bandite e “regolate” dai Consigli di Dipartimento in modo trans-area (tutti votano tutti)
      – Definizioni da parte dei Dipartimenti degli obiettivi minimi, in termini di ricerca e didattica, da raggiungere da parte dei neo-assunti/promossi.
      – Se dopo tre anni i requisiti minimi non verranno raggiunti, decadenza dal ruolo.

      Amen
      Semplice e facilmente attuabile a costo zero.
      Fine dei baronati e delle lobby.

  9. @CSpampin: Io non ho mai detto che l’ASN sia un meccanismo perfetto, e neanche che sia un meccanismo buono. Se si rilegge quello che ho scritto, ho solo espresso l’opinione che sia un sistema migliore rispetto ai vecchi concorsi locali. Siamo passati da commissioni locali che operavano nella più completa mancanza di trasparenza a commissioni nazionali che si sono dovute confrontare con indicatori quantitativi, classificazione delle riviste e valutazione complessiva (e quindi comparativa) di interi settori. Questo non ha certo eliminato gli errori di valutazione, le possibili scorrettezze, gli ingiustificati arbitri. E chi ritiene di essere stato mal valutato, ha il sacrosanto diritto di lamentarsene ed eventualmente di ricorrere nelle sedi opportune. I casi da te presentati, definiti come A e B evidentemente non sono chiari. Ma sono rappresentativi dell’intera popolazione dei giudizi, o sono stati casi sporadici? Io non ho esaminato tutti i giudizi. Ne ho letto però molti a campione, e mi è parso che ci fosse una generale uniformità nel dare importanza alla classificazione GEV. Non è rispondendo con qualche caso isolato che si inficia questa mia affermazione. Io ho parlato in generale. Detto questo, pensare che la ASN sia stato un passo in avanti (piuttosto che uno scandalo) rispetto al passato è proprio un’opinione da non rispettare? Al punto tale da dovermi definire un “emissario della ASN”? Lascio all’intelligenza dei commentatori di questo forum la risposta a questo quesito.

    • Caro @sam, quello dell’emissario è puro sarcasmo e chiedo scusa se in qualche modo ti ha offeso.
      Vorrei ricordarti, semmai non te ne fossi accorto, che i concorsi locali esistono ancora e si terranno secondo le vecchie logiche. L’ASN ha di fatto pre-selezionato i potenziali vincitori eliminando candidati scomodi e/o non supportati dal sistema.
      L’unica cosa che noto nei vari giudizi dell’ASN è che hanno operato con un disegno ben preciso motivandolo con superficialità. Altrimenti come giustificheresti il caso di un candidato di prima fascia, che pur non superando le mediane e avendo ha come valutazione degli articoli accettabile, sia stato abilitato comunque? Oppure che molti autorevoli candidati del gruppo a cui appartengo – GIRPR – (dove due dei commissari hanno ruoli importanti) siano stati non abilitati pur facendo cose molto simili ai suddetti commissari seppur appartenendo a SSD differenti (e ti faccio notare che la classificazione GEV tra i due settori è praticamente uguale)? Non ti sembra un disegno ben preciso?
      Lascio anche io all’intelligenza dei commentatori di questo forum la risposta a questa domanda.

    • Ma dove stava scritto che avrebbero preso le classificazione GEV? Il ministero ha passato mesi per stabilire come calcolare ed utilizzare le mediane ed alla fine i commissari hanno fatto di testa loro senza neanche dirlo esplicitamente nei parametri stabiliti a priori. Finora ho solo capito che non hanno sbagliato nulla per attirarsi i ricorsi dei non abilitati.

  10. Vorrei fare un breve commento sull’operato della Commissione del settore 01/A4 (Fisica Matematica) che, come ha gia’ egregiamente notato e puntualizzato Paolo Rossi, ha negato l’abilitazione a molti Fisici Teorici sulla base della non pertinenza della loro attivita’ scientifica al settore concorsuale.
    E’ secondo me singolare che in parecchi casi il giudizio negativo, sia quello dei singoli commissari sia quello collegiale, si sia limitato a poche righe (dicendo solo che l’attivita’ scientifica riguarda primariamente tematiche di…, che non sono attinenti al settore concorsuale 01/A4, e quindi si esprime giudizio negativo in merito all’abilitazione), senza fornire una valutazione analitica e dettagliata delle pubblicazioni e dei titoli dei candidati in questione. Penso che negare l’abilitazione a dei candidati (magari con eccellenti curricula) a causa della non pertinenza dei loro titoli al settore, andrebbe fatto in maniera nolto piu’ dettagliata e analitica, soprattutto nel caso di settori abbastanza vicini quali Fisica Teorica e Fisica Matematica.

    • La Commissione di Fisica Matematica non poteva specificare cosa intendesse per fisica matematica, semplicemente perché avrebbe ulteriormente aumentato il numero di paradossi presenti nei loro giudizi.

      Segnalo la definizione di “Mathematical Physics” su Wikipedia, che riporta quella del Journal Math. Phys.

      “the application of mathematics to problems in physics and the development of mathematical methods suitable for such applications and for the formulation of physical theories”

      Inoltre, digitando su google “top mathematical physicists”, la prima pagina web è quella dell’academic research microsoft, dove al primo posto c’è Edward Witten e al secondo Cumrun Vafa, coautore di molti dei lavori di un candidato ritenuto eccezionale dalla commissione ma il cui campo di ricerca toccherebbe solo marginalmente la fisica matematica (GASP!).

      Inoltre, su Wikipedia Edward Witten è così descritto:

      an American theoretical physicist and professor of mathematical physics at the Institute for Advanced Study in Princeton, New Jersey.

      Si potrebbe anche chiedere al board dell’IAMP se i colleghi che non hanno avuto l’idoneità si possano o meno considerare fisici matematici.

      Peraltro, la prestigiosa International Association of Mathematical Physics (IAMP) gestisce l’Henri Poincaré Prize. L’IAMP descrive così il premio:

      The Prize was created in 1997 to recognize outstanding contributions in mathematical physics, and contributions which lay the groundwork for novel developments in this broad field.

      Tra i vincitori ci sono: Dyson, Witten, Kontsevich e Faddeev. Assai utili allo scopo sono le motivazioni, per esempio nel caso di Kontsevich:

      The Henri Poincaré Prize 1997 was awarded to Maxim Kontsevich for his contributions to topological gravity, establishing a deep link between quantum gravity, string theory and the geometry of the moduli space of Riemann surfaces; to topological sigma-models on compact Kaehler manifolds; to mirror symmetry, and for the notion of quantum deformations of cohomology spaces; for the contributios to Chern-Simons theories and the construction of knot invariants; for the discovery of topological string theoretic aspects in one dimensional dynamical systems.

      Nel caso di Witten:

      work on string theory laid the foundation of this subject. His work has been most influential and inspiring also in mathematical disciplines including geometry and topology.

      Ergo, questi argomenti sono considerati inerenti la fisica matematica. Poiché il Poincaré prize è il top prize in Mathematical Physics, ne segue che molti candidati risultati non idonei sono da considerare fisici matematici.

      La situazione è del tutto paradossale ed il MIUR dovrebbe intervenire d’ufficio.

    • @Marco2013 Concordo che il MIUR dovrebbe intervenire. A mio parere, vi sono parecchi dubbi su quali criteri siano stati utilizzati nei singoli casi per stabilire la pertinenza di pubblicazioni e titoli al settore concorsuale.

  11. Dopo la “feroce critica” alla commissione 09-H1 cerchiamo di essere costruttivi e agire con razionalità.

    La definizione da dizionario di abilitazione è “Autorizzazione, ottenuta a seguito di prova, tirocinio ecc., all’esercizio di un mestiere, di una professione, di una mansione”. Quindi l’abilitazione non è una valutazione comparativa, cosa tra l’altro impensabile per circa 600 candidati in un periodo di tempo così breve.

    Tale abilitazione nel caso dell’ASN doveva avvenire tramite un’analisi oggettiva di pubblicazioni e titoli e già il fatto che siamo qui a discuterne e cercare di capire come questa sia avvenuta indica la presenza di punti non chiari.

    Per cui invito la commissione o il ministero o chi per loro (magari attraverso qualche emissario :-)) a chiarire pubblicamente quale classificazione per riviste e conferenze abbiano adottato, come hanno operato 1) per distinguere l’attività degli ultimi cinque anni rispetto all’attività globale (che mi pare non sia stata valutata) e 2) per valutare i candidati che non superavano le mediane.

    Questo fugherebbe ogni eventuale dubbio sulla regolarità dell’intera procedura e permettere ai candidati non abilitati di comprendere meglio la propria valutazione e qualora non corrispondente ai fatti considerarlo un mero errore materiale.

    Perchè in quel caso si tratterebbe solo ed esclusivamente di errore umano!

  12. Declaratoria relativa a 01/A4: FISICA MATEMATICA
    Il settore si interessa all’attività scientifica e didattico – formativa dal punto di vista sia teorico sia applicativo, della Fisica matematica, della Meccanica razionale e più in generale dei Sistemi dinamici, utilizzando tecniche sia analitiche sia geometriche. Studia altresì le teorie relativistiche nei loro aspetti fisico-matematici.
    Le competenze didattiche di questo SSD riguardano anche tutti gli insegnamenti di matematica di base che
    fanno riferimento al macrosettore 01A Matematica.

    Nel commento sono anche riportati alcuni dei campi di ricerca universalmente ritenuti di Fisica Matematica, tra cui quelli considerati tali dall’International Association of Mathematical Physics. Ho anche riportato la definizione di Fisica Matematica data da una delle riviste più accreditate, Journal of Mathematical Physics, riportata a sua volta su Wikipedia.

    Forse il Journal of Mathematical Physics sbaglia e nessuno se n’è mai accorto?

    • Se non ho capito male, le riviste considerate “adeguate” per l’abilitazione nel settore 01/A4 sono sostanzialmente:

      Communications in Mathematical Physics

      Letters in Mathematical Physics

      Sempre se non ho capito male, le altre riviste sono considerate “poco rigorose”.

      Poi è anche una questione di “sensibilità”.

      Ad esempio, quelli che studiano il “caos quantistico” con simulazioni numeriche sono meno apprezzati di quelli che lo studiano dimostrando teoremi.

      Cioè, il fisico matematico, secondo la “scuola dominante” deve essere un analitico che dimostra teoremi. Diciamo che in ambito internazionale i riferimenti sono, ad esempio, Elliot Lieb e Barry Simon, e più recentemente Cedric Villani.

      Trovare nuove equazioni e trovare soluzioni (analitche e numeriche) è considerata “una cosa da fisici teorici”.

    • Se, secondo la “scuola dominante”, il Fisico Matematico deve solo dimostrare teoremi, e non per esempio sviluppare e applicare modelli, toglierei la parola “Fisica” dalla denominazione del settore…
      Se si guarda sul sito Springer qual e’ la “missione” di Communications in Mathematical Physics e Letters in Mathematical Physics, si parla anche di “fisica moderna” e “fisica teorica”. Journal of Mathematical Physics della AIP include anche “applicazioni della matematica a problemi di fisica”.
      La definizione accettata in ambito internazionale di fisica matematica, almeno per le riviste menzionate, sembrerebbe quindi un po’ piu’ ampia.

  13. a riprova del provincialismo esterofilo che ci contraddistingue, se si leggono i giudizi dei membri OCSE delle commissioni, nei casi in cui le pubblicazioni dei candidati sono prevalentemente se non esclusivamente in italiano (frequente x esempio nei SD di diritto), viene da chiederci come il componente OCSE abbia valutato i titoli dei candidati? glieli hanno tradotti in inglese? I candidati OCSE sono stati scelti verificando la loro conoscenza dell’italiano? nè l’uno nè l’altro. i giudizi espressi sono ridicoli, due righe in italiano con marchiani errori ortografici….quindi escluso che sapessero l’italiano…escluso anche che qualche traduttore italiano-inglese fosse a disposizione per la commissione perchè, se ci fosse stato x tradurre i titoli, vieppiù avrebbe potuto tradotto le poche righe di giudizio….ancora, perchè non farglieli scrivere in inglese, in modo che avrebbero potuto essere ampi ed esaustivi come quelli degli altri commissari ? il dubbio è che non sapessero cosa scrivere visto che le pubblicazioni dei candidati non le hanno potute leggere….

  14. La pertinenza delle pubblicazioni può essere giudicata solo in base alla declaratoria del settore, mica ai gusti delle singole persone.
    In settori come il mio la declaratoria contiene tutto e il contrario di tutto, ed è stata rinnovata proprio di recente.
    Peccato che non si operi di conseguenza.

  15. scusate la banalità della domanda, a questo punto della discussione: sento dire da più persone che non è scritto da nessuna parte che la mancata abilitazione preclude la partecipazione a concorsi: è davvero vero?? o ci si riferisce solo ai concorsi per ricercatori a tempo determinato?

    • continuano a dirmi che non è detto che sia x forza così…che ancora tali concorsi non sono stati banditi e che non si sa se davvero il ‘vincolo’ dell’abilitazione ci sarà o meno… relata refero!

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