Le abilitazioni camminano sul filo: una sintesi dei problemi regolamentari, bibliometrici e aritmetici, senza scordare le liste opache e quelle pazze, i settori discriminati e i conflitti di interesse. Ce la farà il colosso dai piedi d’argilla? Con quali conseguenze?
La legge 240/2010 ha rivoluzionato il reclutamento accademico prevedendo la messa a esaurimento dei ricercatori a tempo indeterminato e l’introduzione dell’Abilitazione scientifica nazionale (art. 16). La riforma prevedeva che l’abilitazione servisse ad accertare il possesso da parte dei candidati dei requisiti di qualificazione scientifica necessari rispettivamente per la prima e la seconda fascia docente. Il provvedimento attuativo noto come “decreto criteri e parametri” (D.M. 76/2012), a quanto consta redatto con la collaborazione di componenti il direttivo di ANVUR, ma di cui nessuno pare oggi volersi assumere la paternità, ha tradotto tali requisiti nel cosiddetto criterio della mediana: con il risultato di adottare un criterio quantitativo di natura statistica, mai sperimentato prima nel reclutamento accademico e del tutto assente nella letteratura in materia.
1. Le mediane: una (troppo) libera interpretazione della L. 240/2012
Un’assenza che non stupisce: il criterio della mediana produce infatti conseguenze paradossali di tale gravità da invalidare l’intero sistema. Infatti, cos’ha a che vedere la mediana, che – detto rozzamente – bipartisce una popolazione ordinata in due parti di uguale numerosità, con i “requisiti di qualificazione scientifica” cui fa riferimento la l.240/2012? Nulla. Infatti se la popolazione fosse tutta costituita da ricercatori di ottimo livello, una metà sarebbe irragionevolmente esclusa, mentre al contrario se la popolazione fosse costituita da pessimi ricercatori, una metà o sua parte sarebbe irragionevolmente inclusa, a prescindere dall’effettiva qualificazione scientifica; un requisito, va detto, che appare molto difficile da apprezzare per via meramente quantitativa.
Le mediane pubblicate dall’ANVUR soffrono di problemi di natura regolamentare, bibliometrica e, infine, anche aritmetica.
2. Problemi regolamentari
Prima di tutto, esse appaiono in contraddizione con lo stesso D.M. 76/2012 che fa riferimento alla “mediana della distribuzione distintamente per i professori di prima e di seconda fascia”. L’ANVUR non ha rispettato questa definizione, ma, in aperta violazione del decreto, ha calcolato la mediana della distribuzione degli indicatori desumibili dal sito docente dei professori di prima e seconda fascia disponibili alla data dell’8 luglio 2012 alle ore 17.00 (Delibera ANVUR n. 50/2012). Da notare che non esiste alcuna garanzia che a tale data il sito docente contenesse informazioni affidabili e complete, al punto che, successivamente, la stessa ANVUR ha cercato di giustificare i problemi incontrati nel calcolo delle mediane con l’inaffidabilità del sito docente, riconoscendo che esso non può svolgere le funzioni di un’anagrafe nazionale della ricerca, che, sempre per ammissione dell’ANVUR, sarebbe necessaria per un calcolo adeguato dei parametri bibliometrici:
Tale compito sarebbe stato relativamente agevole se l’ANVUR avesse potuto disporre dell’ANPRePS (Anagrafe nominativa dei professori ordinari e associati e dei ricercatori delle pubblicazioni scientifiche prodotte) […]. Purtroppo, l’ANPRePS è tuttora inesistente […]. Di necessità, il sito docente CINECA ha suffragato [sic!] la mancanza dell’ANPRePS, e l’ANVUR non potuto far altro che utilizzare le informazioni ivi volontariamente inserite dai docenti.
L’osservazione che l’aver limitato il calcolo ad un sottoinsieme delle pubblicazioni si risolve in mediane più basse e quindi più favorevoli agli aspiranti commissari e ai candidati non vale a ridurre la portata della violazione regolamentare. Infatti, se la violazione comportasse un abbassamento delle mediane per la selezione dei commissari, potrebbero essere ammessi al sorteggio commissari che non ne avevano diritto in modo tale da rendere la commissione illegittimamente costituita ed esposta ai ricorsi dei commissari non sorteggiati come pure dei candidati non abilitati alla fine della procedura. Può persino darsi il caso estremo di gruppi di professori di prima fascia che, non avendo caricato i loro dati sul sito docente entro l’8 luglio, hanno indotto l’ANVUR a calcolare mediane talmente basse da poterle poi superare agevolmente grazie all’inserimento dei propri dati bibliometrici entro la successiva scadenza del 28 agosto. Infatti, i commissari sono stati selezionati confrontando i loro indicatori rilevati alla data del 28 agosto contro delle mediane valutate sulla distribuzione degli stessi indicatori ma desunti dai dati disponibili alla data dell’8 luglio 2012.
Aver calcolato delle mediane diverse da quelle definite dal D.M. 76/2012 ha ripercussioni anche sulla cosidetta “multimodalità”, ovvero il riconoscimento dell’eterogeneità delle consuetudini bibliometriche all’interno di uno stesso settore concorsuale. Quando un settore concorsuale include settori scientifico-disciplinari con intensità citazionale e/o di pubblicazione sufficientemente diverse tra di loro, la Delibera ANVUR n. 50/2012 prevede regole per procedere alla definizione di mediane differenziate, in modo da evitare l’estinzione di un settore scientifico solo perché aggregato con altri settori strutturalmente più prolifici dal punto di vista bibliometrico. L’arbitrarietà della base dati arrestata all’8 luglio rende anche arbitrari gli esiti dei criteri di multimodalità usati per valutare quali settori scientifico-disciplinari abbiano diritto ad avvalersi di mediane specifiche che ne tutelino la sopravvivenza.
Infine, il D.M. 76 viene violato anche riguardo alla trasparenza dei calcoli. In fatti, secondo il comma 4 dell’Appendice A:
Il calcolo delle distribuzioni degli indicatori e delle relative mediane è effettuato dall’ANVUR e pubblicato sul proprio sito web e su quello del Ministero.
In violazione di questo comma, l’ANVUR non ha mai reso pubbliche le distribuzioni degli indicatori in base alle quali ha calcolato le mediane, rendendo in tal modo impossibile ogni forma di verifica indipendente.
3. Problemi bibliometrici
Abbiamo già esposto le conseguenze dell’incompletezza quantitativa della base dati usata per il calcolo delle mediane. Il secondo punto riguarda le carenze qualitative. Infatti, anche la scarsa qualità delle basi dati utilizzate per calcolare le mediane, specie per le aree non bibliometriche (parte di area 8 e aree 10-14) nonché la mobilità e aleatorietà dei dati delle stesse basi dati bibliometriche (ISI/Scopus) hanno messo in questione l’attendibilità delle soglie. È ben noto che i database commerciali non solo vengono aggiornati continuamente, ma anche che contengono diversi errori a causa dei quali citazioni e persino pubblicazioni non sono riportate correttamente. La stessa ANVUR ha riconosciuto di non esser stata in grado di “agganciare” un certo numero di articoli scientifici presenti nel sito docente con le banche dati ISI/Scopus e ha previsto una procedura con cui i commissari esclusi dalle commissioni possono aiutare ANVUR a rimediare al “mancato aggancio”. In queste condizioni, le mediane calcolate sono a mala pena considerabili come “indicative”.
4. Problemi aritmetici
Infine, un terzo e non meno grave aspetto riguarda gli stessi calcoli aritmetici delle mediane, che sono risultati essere errati: infatti ANVUR ha pubblicato una prima serie di tabelle per poi rimangiarsele e pubblicarne di nuove, ammettendo contestualmente di aver commesso errori e, cosa ancor più importante, ammettendo che anche le tabelle definitive non sono corrette. ANVUR ha ammesso che le prime tabelle per calcolare le mediane usavano un’approssimazione non conforme al D.M. 76/2012 per i settori bibliometrici ed una formula errata per quelli non bibliometrici (senza fornire alcuna giustificazione per l’errore materiale). Le tabelle definitive avrebbero dovuto sanare questi errori, ma, sempre per ammissione di ANVUR, anch’esse si fondano su di una formula errata, a causa dell’
eliminazione dal calcolo della mediana di quei docenti che non hanno inserito alcuna informazione sul sito docente.
Tale arbitraria eliminazione ha l’effetto di alzare le mediane legittimando i ricorsi dei commissari esclusi ed anche dei candidati che si troverebbero a confrontarsi con parametri ingiustamente più alti del dovuto.
5. Liste pazze – liste opache
Inoltre, alcune mediane sono state calcolate su elenchi di riviste del tutto inaffidabili, tanto da apparire redatti in modo casuale e senza alcun carattere di scientificità. La cosiddetta terza mediana, ossia la mediana calcolata per le pubblicazioni di alta qualità, collocate su riviste di eccellenza, è anch’essa stata oggetto di vivaci polemiche e in molte occasioni ha trovato pessima accoglienza presso le comunità accademiche di riferimento, poiché le liste utilizzate per il calcolo sono parse incomplete o perché alcune scelte sono parse ingiustificate, quando non del tutto arbitrarie: un problema reso ancora più grave dal fatto che in molti settori il valore di tale mediana è bassissimo, tanto da consegnare agli editors di talune riviste un potere rilevante sui destini degli abilitandi, stanti i tempi estremamente lunghi per la scadenza del bando. L’attribuzione della qualifica di scientificità alle sedi editoriali non è solo avvenuta in modo opaco, spesso affidata a contatti di singoli con singoli, e con risultati sconcertanti, ma non ha usufruito neppure del riconoscimento di reciprocità fra le aree disciplinari, con la conseguenza che, ad esempio, agli effetti delle abilitazioni, il diritto, l’economia, le scienze politologiche e dell’amministrazione, le discipline storiche non possono più dialogare fra loro e quando ciò dovesse avvenire sarebbe privo del valore della scientificità. Una scelta priva di buone ragioni e anzi in contrasto con quanto compiuto in analoghi esercizi svolti all’estero, con il risultato di penalizzare immeritatamente gli studiosi di materie interdisciplinari. Peggio ancora, fra i valutatori delle riviste (GEV e Gruppi di lavoro) si trovano numerosi aspiranti commissari per le abilitazioni, per i quali si è oggettivamente creata una situazione di conflitto di interessi che potrebbe incidere sulla legittimità delle procedure di selezione dei commissari: conflitto che non è stato sanato con la previsione dell’incompatibilità di tali soggetti e che – ed è questa la cosa più grave – ha danneggiato gravemente la credibilità dell’intera procedura.
6. La scienza discriminata
Ma non è finita qui: con una operazione del tutto discutibile sotto il profilo scientifico si è provveduto a dividere le discipline fra “bibliometriche” e “non bibliometriche”, con gli appartenenti alle prime destinati a essere valutati con mediane fondate su indici citazionali. Il risultato è stato quello di porre ancora una volta a mal partito gli studiosi di materie interdisciplinari o di confine, come dimostra il caso di storia delle matematiche: trovandosi in un settore bibliometrico, gli studiosi di questo campo, anche assai visibili internazionalmente, ma in sedi diverse dai database commerciali adottati da ANVUR, si vedono esclusi dalle commissioni e collocati sotto le mediane poste come criterio per le abilitazioni.
Il sistema, strutturalmente mal congegnato, ha dato luogo a casi eclatanti di disparità di trattamento: le liste di riviste utilizzate per le aree non bibliometriche, fondate sul database CINECA sono state costruite sulla base delle pubblicazioni dei docenti italiani strutturati, con il rischio concreto che siano rimaste escluse sedi sulle quali hanno pubblicato non strutturati, precari, espatriati. Per quanto ANVUR abbia promesso un aggiornamento, non è possibile escludere il verificarsi di paradossi nella selezione dei commissari stranieri con studiosi internazionalmente riconosciuti che potrebbero risultare esclusi poiché, pur pubblicando nelle migliori sedi internazionali, essi non cumulano una produzione sufficiente a superare le mediane nelle sedi in cui pubblicano i docenti italiani.
Le regole per la normalizzazione dell’età accademica sono state costruite in modo non conforme a quanto previsto dal D.M. 76 e in ogni caso il calcolo dei periodi di congedo ai fini dell’età accademica dei ricercatori è rimasto appannaggio dei docenti strutturati, che di tali periodi hanno potuto usufruire, escludendo tutti i soggetti non strutturati che si trovano in tal modo ad essere oggettivamente svantaggiati.
Un’ulteriore disparità di trattamento, questa volta fra aree disciplinari, si è determinata con la mancata pubblicazione della terza mediana per area 12: essa non è stata resa nota, probabilmente per sterilizzare il ricorso presentato dall’A.I.C. contro l’allegato B al D.M. 76; cosa che se da un lato ha avuto l’effetto positivo di prevenire i conflitti e le fratture che hanno lacerato altre aree disciplinari, ha comunque determinato minori chances di superare le mediane per gli studiosi delle scienze giuridiche rispetto agli appartenenti alle altre aree. A questo proposito, sarebbe davvero paradossale se qualche ricorso dovesse spingere l’ANVUR a reintrodurre la terza mediana di area 12.
7. Il colosso dai piedi d’argilla: quale destino?
In ogni caso, il quadro qui esposto, per quanto cursorio e non completo, mostra che il sistema delle abilitazioni nazionali è stato realizzato in modo non sufficientemente ponderato: si ha l’impressione di un gigantesco macchinario edificato su piedi d’argilla, pronto a entrare in crisi per effetto del contenzioso che – a termine per la presentazione delle domande non scaduto e commissioni non ancora formate – sta già producendosi in abbondanza e che certo non merita di essere liquidato o peggio degradato a manifestazione di irresponsabilità da parte di chi sta, in quel modo, cercando solo di tutelare i propri diritti a usufruire di un “giusto procedimento”, esigenza di cui nessuno sembra preoccuparsi presso le sedi ministeriali prima ancora che presso ANVUR.
Chi scrive è convinto che la procedura si sarebbe dovuta fermare per tempo per apportare i necessari correttivi. Il Ministro, al quale va pur dato atto di aver cercato di intervenire a suo tempo, dopo essere stato bloccato dalle reazioni della stessa maggioranza che ora esprime pesanti dubbi sulle abilitazioni e sull’operato dell’Agenzia, sembra aver rinunziato a ogni iniziativa e in ogni caso non pare oggi politicamente percorribile la via di un blocco e ridefinizione delle procedure. Il che non è bene. Quali sono, infatti, gli scenari possibili?
1. La procedura si blocca per effetto del contenzioso. Vi è da augurarsi che, se tale dovesse essere l’esito, esso si realizzi al più presto minimizzando i danni e consentendo in tempi non troppo lunghi di costruire nuove e più solide procedure.
2. La procedura si blocca per effetto del contenzioso ma a macchia di leopardo, solo per alcune aree o settori. In tal caso vi sarebbe il rischio che le pur poche risorse a disposizione per il reclutamento vengano in larga parte o totalmente cannibalizzate dai settori e dalle aree che riescono ad arrivare al termine delle procedure, creando un danno rilevante per le discipline rimaste impigliate nelle maglie del contenzioso. Un evento del genere altererebbe in modo drammatico il panorama del sistema italiano dell’università e della ricerca e potrebbe essere prevenuto solo da un intervento governativo che estenda il blocco a tutte le aree.
3. Il contenzioso già in atto non produce esiti e le abilitazioni proseguono sotto la costante minaccia di possibili ricorsi da parte dei candidati. A questo proposito, come già ricordato in passato, vi sono buoni motivi per cui le commissioni per le abilitazioni non potranno essere troppo selettive. Infatti, da un canto esse sono parzialmente deresponsabilizzate per il fatto che il reclutamento vero e proprio avrà luogo successivamente tramite concorsi locali. D’altra parte neppure conviene a un settore disciplinare disporre di troppo pochi abilitati rispetto agli altri nel quadro della competizione per l’accaparramento delle scarsissime risorse disponibili, pena l’alterazione degli equilibri nei dipartimenti e negli atenei a favore di settori che possono disporre di un maggior numero di abilitati. E’ quindi ragionevole supporre che quasi tutti, se non tutti i candidati che superano il requisito della mediana saranno abilitati. Ed è ragionevole prevedere che chi non supera la mediana possa comunque essere incluso, specie quando la mediana dovesse rivelarsi, come appare per molte discipline, inapplicabile perché costruita su dati erronei e dunque irragionevole, tanto da far immaginare altri ricorsi nel caso in cui la si dovesse applicare. Pochi, se non pochissimi, sarebbero perciò i “non selezionati”.
8. Una valanga di abilitati?
Ma c’è un altro aspetto: i tempi di lavoro delle commissioni, a causa dei tempi lunghissimi assegnati al bando, sono estremamente ristretti, poiché i lavori dovranno essere conclusi alla fine di febbraio e le commissioni non potranno insediarsi prima della fine di novembre. Circa tre mesi per valutare una massa enorme di titoli. Immaginiamo un settore che preveda un massimo di 12 pubblicazioni presentate per la seconda fascia e di 18 per la prima, con 100 aspiranti associati e 30 aspiranti ordinari. Si tratterebbe di più di 1700 pubblicazioni da valutare, comprendenti nelle aree non bibliometriche, svariate centinaia di monografie. Circa 560 pubblicazioni al mese, poco meno di venti al giorno, festività incluse. Per non parlare dei curricula e degli altri titoli presentati dai candidati. In questo quadro qualsiasi candidato respinto potrebbe ricorrere sollevando il difetto di istruttoria.
Motivo in più per ipotizzare un numero enorme di abilitati, del tutto non assorbibile dal sistema, di cui solo una parte sarà reclutata in sede locale sulla base di regolamenti prodotti da ogni singolo ateneo: una preoccupazione che la CRUI ha del resto più volte espresso.
Di certo quasi nessun abilitato alla prima fascia sarà reclutato, poiché l’obbligo di bandire un posto RTD di tipo b (i cosiddetti ricercatori a tempo determinato con “tenure”) per ogni nuova posizione da PO, ne rende il costo insostenibile anche per ipotetici scorrimenti di carriera interni. D’altra parte, a causa delle riserve previste dalla l.240/2010, che privilegiano lo scorrimento interno dei ricercatori a tempo determinato a professori associati, resteranno quasi del tutto esclusi dal reclutamento i precari e gli attuali assegnisti o RTD di tipo a.
Ci si troverà insomma, con il reclutamento sostanzialmente bloccato in ingresso e nelle posizioni apicali, mentre un certo numero, ma di certo non tutti, dei ricercatori a tempo indeterminato riuscirà a ottenere il passaggio a PA. Sempre che continui a essere rifinanziato il cosiddetto piano straordinario associati.
In ogni caso, è lecito supporre e doveroso sperare che queste saranno le prime e anche le ultime abilitazioni nazionali svolte in questa forma e con queste regole. Che chi ha o avrà la responsabilità del governo del sistema si faccia finalmente promotore di un sistema di selezione e di reclutamento che davvero garantisca quel “merito” che tanto si insegue a parole, ma che i fatti di oggi negano come possibile criterio ed esito delle scelte compiute e che si stanno continuando a compiere o, forse sarebbe meglio dire, che non si ha il coraggio né la forza politica di “non compiere”.



100 aspiranti associati e 30 aspiranti ordinari per ciascun settore? Siete stati veramente ottimisti! In molti settori non bibliometrici le mediane ed i requisiti in generale sono talmente bassi che qualunque dottore di ricerca che non sia stato per 3 anni con le mani in mano si ritrova in possesso dei requisiti minimi. Se poi pensiamo all’età media di assegnisti, contrattisti e supplenti vari e alla loro produzione in tanti anni di lavoro è evidente che la quantità di persone che sta facendo domanda è verosimilmente di tutt’altro ordine di grandezza. Anche perché, per quanto tutti consapevoli dell’inutilità pratica di questa abilitazione scientifica, siamo in Italia, il regno delle carte e delle nomine… finirà che l’essere abilitato finirà nel calderone dei titoli da spendere anche per un concorso per un assegno di ricerca…
Insomma è proprio un “Facimme ammuina” di borbonica memoria.
“Di certo quasi nessun abilitato alla prima fascia sarà reclutato, poiché l’obbligo di bandire un posto RTD di tipo b (i cosiddetti ricercatori a tempo determinato con “tenure”) per ogni nuova posizione da PO, ne rende il costo insostenibile anche per ipotetici scorrimenti di carriera interni. D’altra parte, a causa delle riserve previste dalla l.240/2010, che privilegiano lo scorrimento interno dei ricercatori a tempo determinato a professori associati, resteranno quasi del tutto esclusi dal reclutamento i precari e gli attuali assegnisti o RTD di tipo a.”
Trovo questa considerazione, nella sua crudezza e veridicità, assolutamente “TREMENDA” nelle sue implicazioni! Si stanno mandando consapevolmente al macero le speranze e le VITE (reali) di MIGLIAIA di (ex) giovani ormai troppo vecchi e specializzati per qualunque altro lavoro! E tanto più scandaloso se si pensa che molti di loro da precari MERITANO di stare dentro più di metà del corpo docente ( prof. associati e in qualche caso ordinari) del loro settore disciplinare!
Tutto questo nell’indifferenza generale! Gente formata a spese della collettività che andrà a contribuire al progresso di altre nazioni (nella migliore delle ipotesi) oppure si arrabatterà in qualche classe “sgarrupata” della scuola statale italiana (in un’ipotesi “mediana”) oppure sarà in mezzo ad una strada (nella peggiore delle ipotesi).
Questo e’ lo scandalo più grande di tutto il circo delle abilitazioni, costruito sulla pelle e sul sangue di più di una generazione. Cancellata con un tratto di penna e che col merito NON ha niente a che vedere.
Requiescat in pace
Disgraziatamente è così. Infatti credo che occorrerebbe iniziare a riflettere su due cose:
1. la tenure all’italiana è fallita
2. si potrebbe pensare di reintrodurre i RTI o la terza fascia docente.
@sargenisco:
hai perfettamente ragione.
Ci sarebbe un modo per risolvere la situazione dei precari (tra i quaili anche io): grduatoria per ateneo o nazionale per ricercatori, era stata già prevista – graduatoria per macroaree per ateneo – nel decreto merito di Profumo di giugno – ti ricordarai.
ma, siccome quel decreto sospendeva le abilitaizoni nazionali prof. ass. e ord, fu ciriticato molto nei giornali, e fu tolto la notte prima di entrare nel consiglio dei ministri.
Tanto ciò vero, che se vai su google e metti “merito Profumo”, escono solo risultati di giugno, quando doveva entrare nel cons. dei ministri ma non entro più. Ti Ricordi?
Che ne pensi di riproporlo?
Grazie,
Anto
Per completezza, riporto tramite copia-incolla, l’art. 19 del decreto merito di Profumo, affossato a giugno, la notte prima di entrare nel consiglio dei ministri.
Nelle ultime righe, c’è la menzione delle graduatorie per macroaree, eventulamente di ateneo, riservati ai soggetti di cui ai commi 5 e 6 dell’art. 24 della legge 240 (gelmini): questi soggetti sono i ricercatori a t. det.
Ciao,
Anto
Art. 19.
Ricercatori a tempo determinato.
1. All’articolo 24 della legge 30 dicembre 2010, n. 240, sono apportate le seguenti modificazioni:
a)al comma 3, lettera a), le parole “triennale prorogabili per soli due anni, per una sola volta” sono sostituite dalle seguenti “minima annuale, prorogabili fino a una durata massima complessiva di tre anni” ed è aggiunto in fine il seguente periodo “sono esclusi dalla possibilità di beneficiare dei predetti contratti coloro che hanno ottenuto un contratto secondo la tipologia di cui alla lettera b);”
b)al comma 3, lettera b), dopo le parole “hanno usufruito” sono inserite le seguenti “per almeno due anni”; dopo le parole “legge 27 dicembre 1997, n. 449, e successive modificazioni ;.
a) l comma 4 il primo e il secondo periodo sono sostituiti dal seguente “I contratti di cui al comma 3 possono prevedere il regime di tempo pieno o di tempo definito.”;
b)al comma 5, dopo le parole “esito positivo della valutazione” sono inserite le seguenti “e nel rispetto di quanto previsto dal comma 6-bis”, il quarto periodo è soppresso ed è aggiunto in fine il seguente periodo “La valutazione può essere differita in relazione ai periodi trascorsi in aspettativa per maternità o per motivi di salute secondo la normativa vigente.”;
c)al comma 6, il secondo periodo è soppresso;
d)dopo il comma 6, è inserito il seguente:
“6.bis. Nell’ambito delle risorse disponibili per la programmazione delle assunzioni di personale, una quota non inferiore al venticinque per cento e non superiore al cinquanta per cento delle assunzioni di ciascun anno dei professori di seconda fascia è riservata ai soggetti di cui ai commi 5 e 6. L’individuazione dei candidati da assumere è definita secondo una graduatoria di ateneo, eventualmente articolata per macroaree disciplinari.”;
al comma 9, le parole “, lettere a) e b),” sono soppresse.
Ovviamente concordo. Il problema è la volontà politica. Credo che non ci sia questa volontà. Eppure sta andando tutto alla malora ma in tanti preferiscono voltarsi dall’altra parte.
Cancellare gli RTI è una cosa del tutto INSENSATA.
Ma quasi nessuno all’epoca ha protestato (se non timidamente). E sono stati gli stessi RTI i primi a gongolare abbagliati da una promozione in massa ad associato.
Ci stiamo affossando da soli. Che tristezza.
@sargenisco
Sono un ricercatore. Qui nessuno “gongolò” quando la Moratti ci mise ad esaurimento, peraltro contestualmente al blocco dei concorsi.
Sargenico non sa di cosa parla. Nel 2005, contro la riforma Moratti, ci furono manifestazioni più numerose di quelle contro il DL Gelmini animate nella maggioranza dei casi da ricercatori e studenti (come al solito) e con inesistenti sponde politiche.
Non capisco come si possa affermare una cosa del genere.
Le leggi Moratti e Gelmini sono state approvate con una marea di persone fuori dal parlamento che chiedevano di non approvarle. Non so in quali altre occasioni si è visto qualcosa di simile. Nel caso della 240, FLI ha barattato l’approvazione della legge Gelmini con l’imminente sfiducia a Berlusconi che poi non è arrivata grazie a Scilipoti & C. Granata sembrava scusarsi con i ricercatori sui tetti mentre Valditara ha fatto il suo lavoro fino in fondo. La maggioranza dell’università comunque è contenta così.
Oggi ci sarà il sorteggio della commissione per il settore 02/A2, probabilmente la prima commissione ad essere formata. Nell’elenco dei sorteggiabili non compaiono 6 nomi presenti nella precedente lista dei candidati (BONORA Loriano, GIANNINI Mauro, MUSSARDO Giuseppe, ONOFRI Enrico, TRAINI Marco Claudio, VITTURI Andrea). Non riesco a capire se questi sono stati esclusi o si sono ritirati in quanto sulla base delle mediane mi aspetterei che solo 2 potrebberlo non soddisfarle. Però dopo la pubblicazione del CV non ci si poteva più ritirare. Cosa sta succedendo nel bunker dell’ANVUR?
Il sorteggio avviene pubblicamente.
http://abilitazione.miur.it/public/documenti/dd_srt_02a2.pdf
Forse qualcuno a Roma può recarsi presso il MIUR oggi alle 17 (stanza 31).
Controlla gli stranieri di fisica. Uno è del cern e uno è un emerito. Ai sensi del dpr222 nessuno dei due dovrebbe stare lì
Guarda il caso, due italiani. Per l’emerito danese si potrebbe comunque accettarne la qualifica ma per lo scienziato del CERN non c’è nemmeno un’abilitazione. Come dire che i primi ricercatori di CNR e INFN potrebbero fare parte delle commissioni, cosa non vera.
Non primi ricercatori ma (credo) direttori di ricerca.
Come funziona il sorteggio? Il metodo descritto nel sito ASN prevede la stessa sequenza per tutti se fatti simultaneamente? Nei due fatti oggi sembrerebbe così ma non riesco più ad accedere al decreto per 13/A3. E’ strano perchè le due liste hanno diversa lunghezza…
http://abilitazione.miur.it/public/documenti/commissioni/Nomina_commissione_13A3.pdf
è inaccessibile
Purtroppo non gli ho salvati ma ho letto i nomi.
Stanno succedendo cose strane al link delle commissioni sorteggiate….
La commissione 02/A2 è scomparsa, io avevo salvato una copia del decreto ed avevo notato che diceva che gli oneri del candidato straniero devono essere a carico del politecnico di Milano, anche se la sede del concorso è Macerata. Forse stanno giusto correggendo il decreto di nomina. Ma non capisco come mai solo alcune commissioni sono al sorteggio. Le altre sono paralizzate dalle controdeduzioni dei commissari esclusi dal sorteggio? E come dice Thor, non dovevano sorteggiare tutto contemporaneamente?
commissioni nominate al volo
http://abilitazione.miur.it/public/documenti/commissioni/Nomina_commissione_13A3.pdf
Al volo alla maniera della Rosy Mauro… Comunque non riesco ancora ad accedere alla commissione 13/A3 mentre anch’io avevo salvato quella di 02/A2. Tornando a quella di fisica il sorteggiato straniero viene dopo nella lista rispetto al ricercatore del CERN. Se il ricercatore del CERN non poteva stare in lista, il sorteggiato sarebbe stato un altro (quello prima nell’elenco).
oops.. quello dopo
Qualcuno ha notizie del ricorso del ConPAss Campania?
Per cortesia potreste indicarmi dove posso trovare un documento dove viene descritta la proposta alternativa di ROARS per il reclutamento dei professori in Italia?
Basta pazientare fino al 15 novembre e lo avrete
Grazie
@sargenisco
Ci siamo resi indisponibili sia per la legge Moratti che di fatto ha abolito i RTI sia per la Gelmini. Io sono tuttora indisponibile e non mi sono certo fatta abbagliare dalla sirena delle abilitazioni.
Per tornare alla ricerca, anche se fuori tema, come mai non sono stati ancora pubblicati i titoli dei progetti PRIN finanziati? Giusto per capire sino a che punto sono eccellenti e non una minestra riscaldata.
Ho appena saputo che uno dei due articoli che ho in stampa da più di un anno, nonostante le rassicurazioni, non uscirà in tempo e dunque mi trovo a non superare la mediana (2 monografie, 10 articoli, esattamente ciò che ho prodotto negli ultimi 10 anni). Leggo nella norma che non è vincolante ma in questo articolo si afferma che comunque saranno privilegiati coloro che la superano. Ora cosa mi induce secondo voi a fare questa stupida norma? A pubblicare un instant book in due settimane?? A minacciare con armi da fuoco i curatori inadempienti? A presentare domanda lo stesso e incrociare le dita? Sono un RTI.
@1saqquara
So benissimo di cosa si parla visto che c’ero anche io.
Di barricate, in questi due anni, ne ho viste sinceramnete poche. Se non qualche timida letterina al Ministro.
Mentre di Senati Accademici e riunioni di categoria…beh, di quelli come se piovesse. Fino a quando non sono state pubblicate le mediane e nel giochino di chi sta sopra e chi sotto, in tanti RTI e PA si sono ritrovati con le “polveri bagnate”…
Non parlo per tutti, ovviamente.
Non voglio esser cattivo, ma questa legge (Gelmini) e’ il MALE ASSOLUTO per l’Università e andava avversata come tale. E non è stato fatto. Come mai? Ancora oggi niente accade.
Non posso che essere d’accordo e come tanti ho fatto sentire la mia voce prima che fosse definitivamente approvata. Ma eravamo in pochi e tra questi non vi era il presidente Napolitano
(http://www.ilfazioso.com/napolitano-vuole-riforma-universita-gelmini-sinistra-giudica-sbagliata-sia-approvata.html). A quel punto i giochi erano fatti e nella mia facoltà nei fatti tutti pensavano a cosa di buono avrebbe prodotto per loro. La rete 29 aprile a diviso il fronte dei ricercatori tra i buoni (coloro che volevano essere valutati) e i cattivi (quelli che si opponevano alla riforma) che volevano passare di grado senza concorso. Il tutto solo per non fare i concorsi con la legge Moratti. Unica soluzione a questa situazione autodistruttiva e’ il ripristino della legge Moratti per i concorsi. I tempi ci sono (per aprile 2013 apertura posti locali e segnalazione al ministero, ottobre 2013 domande) e Settembre 2014 prime assunzioni. Ma i miei sono sogni e non mi resterà altra scelta che cercare possibilità fuori dalla mia terra natale. Per i precari attuali non penso che ci siano possibilità se non quella di scappare (io per fortuna non ho fretta) il piu’ in fretta possibile.
Scappa scappa. In UK ancora posti se ne trovano anche se non come prima per via del calo degli studenti dopo l’aumento delle tasse universitarie.
Ma cosa dice? Nel 2005 c’è stata, tra le altre cose, una grandissima manifestazione contro la legge Moratti con 50.000 persone a Roma. Per non parlare delle proteste contro la legge Gelmini e i colleghi sui tetti (e relativi commenti ironici di chi la protesta l’ha sabotata… e non erano certo colleghi ricercatori… penso piuttosto a molti colleghi ordinari, rettori e quant’altro).
Certo che la memoria di questo paese è davvero corta! Stai a vedere che tra qualche tempo si dirà che Berlusconi era un grande statista!
@1saqquara
Non si parla della Moratti ma della Gelmini.
E di quei 50 mila avversi alla Moratti, quanti erano gli studenti e i precari? E quanti gli strutturati?
E poi, se anche fosse, quei numeri, nel caso della Gelmini, non si sono visti! E come mai? Io ho protestato (e anche tu, evidentemente) ma gli altri???
Si doveva chiudere tutto e basta! Tutto! E invece, come e’ andata? Come? Che la memoria ci aiuti…
La mia memoria ricorda l’incredibile scena di Rosy Mauro (la “supporter” della band che cantava Kooly noody: http://www.youtube.com/watch?v=H6wkQzB0ORw) che presiedeva la seduta in cui veniva approvata la L. 240:
quello della Mauro fu davvero un exploit incredibile..roba da TSO
Concordo con i colleghi: i RTI vanno ripristinati in fretta. Equilibrano il sistema accademico, permettono ai più giovani di entrare, permettono di studiare senza temere ricatti, non ti ritrovi a spasso dopo sei anni. Nel mio Ateneo siamo prossimi a buttare il mezzo alla strada colleghi a cui non sarà rinnovato il 3+3. E’ una barbarie assoluta di cui ci rendiamo esecutori grazie alla Gelmini & co.
Peccato che per ripristinarli bisogna cambiare la legge (unlikely). In ogni caso, se si dovessere ripristinare, consiglio di chiamarli con qualche altro nome, renderli piu’ indipendenti, officializzare l’insegnamento che fanno, e renderli la terza fascia dei professori come in UK (Lecturers). In questo modo il 3 + 3 puo’ diventare un postdoc come c’e’ da tutte le parti.
Esatto! Cambiamogli il nome (così credono che sia una cosa nuova) e rendiamo il 3+3 il primo gradino di accesso a una carriera e non l’approdo all’orlo di un burrone.
Infatti, cambiare il nome puo’ aiutare politicamente. Pero’ bisogna cambiare (o per lo meno officializzare) alcune cose rispetto agli attuali ricercatori. I lecturers in UK sono docenti a tutti gli effetti, solo che sono la terza fascia. Altrimenti fanno le stesse cose e hanno la stessa autonomia di un ordinario.
sono del tutto d’accordo.
A.
La mia proposta era quella di chiamarli “docenti”.
Ma da decenni la “destra accademica” proponeva di abolire i RTI. Nel 1986 anche la CGIL era favorevole alla “messa ad esaurimento” dei ricercatori. Fu contrario il COASSI (Coordinamento Associazioni Scientifiche Italiane) che alla fine riuscì a convincere Pietro Scoppola (relatore della legge) e Valitutti (presidente della commissione cultura del Senato).
A quei tempi mi illusi che l’assunzione di nuovi ricercatori per concorso avrebbe impedito la messa ad esaurimento del ruolo.
Ma i soliti idioti hanno ritenuto che si potesse, senza pagare alcun scotto, e con risorse in diminuzione, mettere ad esaurimento un ruolo che contava 25.000 ricercatori. Ora i nodi vengono al pettine, o si promuovono tutti i ricercatori meritevoli (che sono almeno 15000) investendo tutti i pochi fondi in promozioni, cioè bloccando le assunzioni, oppure si mantengono decine di migliaia di persone dichiarate ufficialmente migliori della metà dei professori associati in un ruolo che non prevede nemmeno l’obbligo di attività didattica. Ma dobbiamo ringraziare soprattutto la “destra accademica”.
“oppure si mantengono decine di migliaia di persone dichiarate ufficialmente migliori della metà dei professori associati in un ruolo che non prevede nemmeno l’obbligo di attività didattica”
Forse è meglio non creare leggende metropolitane.
La legge Moratti è del 2005 e nemmeno la sinistra accademica ci ha pensato ai ricercatori esauriti. Questo è infatti il loro destino. In questo momento qualcuno sta tentando l’assalto alla diligenza e fra questi ci sono di tutti i tipi. Coloro che hanno le mediane più alte, che poi è da dimostrare che sono meglio, sono i più giovani e i più insertiti nei gruppi accademici più forti. Loro ce la faranno e comunque hanno il tempo che gioca a loro favore (sono insiders). I più sono destinati ad un limbo che solo un intervento legislativo molto forte può evitare. Non vedo le persone all’altezza però.
Purtroppo queste scelte scellerate da parte di persone incapaci, incompetenti e irresponsabili stanno distruggendo un paio di generazioni di giovani ricercatori ancora non entrati i ruolo e anche gli RTI che comunque sono vessati in tutti i modi. Dunque stanno mettendo a mortale rischio l’istituzione universitaria stessa.
A me pare pacifico, stante la sostanziale inconsistenza – alla verifica dei fatti – dell’ipotesi RTD + tenure track, che il primo governo che guarderà all’università pubblica con un minimo di realismo e onestà intellettuale dovrà, come unica misura in grado di evitare il tracollo, introdurre una terza fascia della docenza – comunque denominata – con obbligo di insegnamento e retribuzione minimamente adeguata, in modo da invogliare gli attuali RTI a confluirvi. In caso contrario, non vedo come e perché i ricercatori dovrebbero continuare a insegnare, e i più giovani e non strutturati non dovrebbero cercare altri e più ospitali lidi.
Il problema è che un governo sensato per questo Paese non è alle viste, e l’università sta agonizzando.
Ho 60 anni ne ho viste tante (troppe) di disgrazie abbattutesi sull’Università…ma non credevo che si potesse arrivare a tanto….arrivare alla sistematica distruzione dell’Università pubblica, della libertà di ricerca…di ogni ipotesi di seria cultura della valutazione….
Spero che la macchina infernale scoppi in mano a chi l’ha costruita e ai loro gregari…
perché se tanti ascari, tra i nostri coleghi, non avessero sostenuto, con il silenzio imbelle e con la complicità, questa lucida follia non saremo arrivati a questo punto…
io non ho avuto una carriera napoleonica (mai stato mainstream) ma ora vi dico meglio i vecchi concorsi dove i commissari ci mettevano la faccia (e almeno nel mio sssd, Storia Moderna, la perdevano se si comportavano male)che questa abilitazione dove i commissari hanno la possibilità di mascondere le loro truffe dietro mediane e criteri pseudo bibliometrici.
Nel mio settore basta un solo articolo (ripeto uno) per passare la terza mediana per comissari e abilitandi….ma si può?
Caro Eugenio Di Rienzo
Non dica queste cose, ché altrimenti l’accuseranno di essere retrogrado, possibilmente barone, nonché difensore del sistema corrotto fin qui in vigore. Il nuovo che avanza e che propugna oggettività a colpi di numeri e soglie (come non concordare sul fatto che un numero sia oggettivo…) ha anche il simpatico effetto di imporre il silenzio a chi non è d’accordo, pena l’essere additato come corrotto
Caro Eugenio, hai proprio ragione. Il problema è che questo paese è alla ricerca di un santo graal chiamato valutazione oggettiva del merito. Non esiste una cosa simile. Qualsiasi tentativo in questo senso non fa altro che aumentare le possibilità di nascondersi dietro paraventi. L’unica valutazione oggettiva è la faccia del commissario. Saluti
notsublog: se i progressisti sono Fantoni, Graziosi e compagnia cantando mi glorio del titolo di conservatore….
tanti santi graal…pareggio di bilancio, spending review…co lo spread ballerino a comando e il cadavere della Grecia esposto sulla pubblica piazza con sotto scritto se non fate i bravi fare la stessa fine…
L’Anvur è solo un piccolo specchio di quello che sta accadendo….inutile prendersela con Fantoni….bisogna guardare più in alto sui Colli romani..
Giusto, giustissimo! Anche se non condivido lo sconforto di fondo. Penso che qualcosa si possa ancora fare e debba essere fatto! Solo per non dire di essere stati complici. Anche se, capisco, la situazione al contorno e’ veramente sconfortante.
Perdonami pero’ se chioso: in qualche SSD si passa la mediana con uno perche’ “mediamente” si e’ pubblicato 2!
Se non si riparte anche da qui, non si fara’ molta strada… Ovviamente la mia e’ una considerazione del tutto generale.
nessuno si sconforta….ma sottovalutare gli aversari posta a sconfitta certa….
sargenisco: la tuo obiezione sarebbe sensata se non si sapesse come è stat fatta la siata delle riviste di classe A.
Infatti non ho capito bene come si sia calcolata la mediana… Spero intimamente che sia frutto di un colossale errore (ma al di là di riviste pazze, così non mi e’ parso…), perche’ quegli “1” mi bruciano tanto!
Comunque, effettivamente non è questo il punto. Il punto è proprio quel clima politico volgare e becero in cui la riforma Gelmini è stata fatta passare! Avremmo dovuto chiudere le università, per il nostro rispetto innanzitutto, ma così non è stato… E ora ne paghiamo le conseguenze. Anche se, insisto, si potrebbe ancora fare.
Qui vengono violate norme (anche costituzionali) tutti i giorni! Che senso ha un calcolo dei punti organico sui pensionamneti degli ultimi due anni??? Perche’ 2??? Un numero astratto e arbitrario che va contro il principio di efficacia e razionalità della pubblica amministrazione! Che, a caso (?), premia atenei con il picco dei pensionamenti in questi ultimi due anni e mortifica quelli che hanno avuto il picco solo un anno prima! Ma che senso ha? Quale la ratio???
Di rienzo afferma una verita incontestabile: nei settori non bibliometrici le liste delle riviste di classe A sono state fatte con criteri arbitrari e soggettivi. Chi desidera sapere di piu’ vada a leggersi la relazione del gruppo di lavoro dell’area 12. Questi colleghi spiegano che i criteri del dm 76 non permettono di costruire oggettivamente liste di classe A per l’area 12. E’ pertanto difficile comprendere come, in altri settori non bibliometrici, si sia riuscito a fare le liste di classe A. Insomma, o l’area 12 e’ ferma all’eta’ della pietra oppure negli altri settori non bibliometrici si e’ andati un troppo avanti senza criteri oggettivi e affidandosi alla pura soggettivita’.
Avete fatto bene a riproporre la scena con la senatrice Mauro. Era incredibile vedere allora, a caldo, come veniva guidata al Senato la votazione sulla legge, vederla ora – nel frattempo ci sono state anche le lauree private albanesi – sembra un’orribile e grottesca fantapolitica. Che Anvur poteva venir fuori da quell’ambiente?