Mediane ANVUR per settori non bibliometrici:
siti docente ritoccabili, tipologie mal definite, riviste “open access” escluse

Il nuovo documento di ANVUR sulle mediane dei settori non bibliometrici suscita ulteriori perplessità sui meccanismi alla base delle procedure di abilitazione.
Il primo problema che si riscontra riguarda la facilità con cui è possibile sul sito docente cambiare le tipologie o cancellare registrazioni. Una nota a sentenza o una recensione diventano tranquillamente un contributo in volume, e non perché si voglia fare i furbi, ma perché non si capisce il motivo per cui l’introduzione viene presa in considerazione (per il calcolo delle mediane) e la nota a sentenza no. Il fatto però che i dati una volta inseriti possano essere ritoccati a piacere non dà alcuna sicurezza rispetto alla credibilità di una banca dati in cui sia le registrazioni che le successive modifiche dovrebbero subire un processo di validazione.
Il secondo problema è rappresentato dal fatto che manca una definizione delle tipologie. Così quando si è fatta l’estrazione dei dati per le mediane libri didattici o monografie di ricerca, edizioni critiche o traduzioni con commento, volumi autoprodotti o pubblicati presso importanti editori (nazionali e internazionali) sono stati tutti considerati nella stessa categoria LIBRO. Basta l’ISBN, un codice che nulla ha a che fare con la scientificità di un lavoro, perché proviene dal mondo commerciale. Anvur però tranquillizza sulla serietà dei controlli volti alla verifica degli ISBN e della loro validità.
Un ulteriore problema che mi pare di riscontrare sta nella mancata definizione non tanto di cosa sia rivista scientifica, ma di cosa sia una rivista.
L’arbitro? Il sito ministeriale.
Esso distingue infatti fra riviste e serie per mezzo dei soliti criteri poco trasparenti. Le varie serie di annali e quaderni sono inseriti ora da una parte ora dall’altra senza una particolare logica. Trovo periodici annuali come gli Annali della Scuola Superiore di Pisa o AION inseriti come riviste ed altri come LId’O inseriti come serie. A partire da queste classificazioni ballerine è stata fatta una estrazione delle riviste (o di quelle che il sito docente reputa tali) su cui hanno pubblicato i docenti italiani. Saranno tutte? Difficile dirlo.
Ma la cosa che più sorprende, soprattutto chi minimamente conosce il mondo dell’accesso aperto (e credo che un paio di persone ci siano anche nel Direttivo di ANVUR) è l’indicazione per cui sono state escluse dalle liste di riviste pubblicazioni la cui rilevanza scientifica è fuori discussione ma che non sono definibili come riviste in quanto “l’autore non cede la proprietà dell’opera intellettuale” riservandosi di pubblicare il contributo in altra sede.
A parte il fatto che non ci è ben chiaro il concetto di proprietà dell’opera intellettuale (ho sempre sentito parlare di proprietà intellettuale dell’opera), ci si chiede come mai non si sia semplicemente detto: escludiamo i Working Papers. E come si fa a verificare la cessione dei diritti? E quali diritti? e deve essere una cessione esclusiva o può essere anche non esclusiva? sembrerebbe (visto l’accenno alla ripubblicazione). che si parli di cessione esclusiva. Dunque ANVUR esclude quelle pubblicazioni scientifiche in cui gli autori non cedono in esclusiva i diritti di sfruttamento economico. E le riviste Open Access? Secondo questo ragionamento riviste come Nature o PLOS verrebbero escluse.
Nella Directory of Open Access Journal vengono premiate con un particolare sigillo (lo SPARC Seal) le riviste scientifiche pubblicate con licenza CC BY. L’ANVUR, invece, ha pensato che vanno escluse. Un’ulteriore conferma dell’atteggiamento di ANVUR in totale controtendenza con quanto avviene in Europa e nel mondo.

A titolo di esempio riporto il testo di tre mail ricevute dal Cineca a seguito di una mia richieste di inserimento di una Serie di Discussion Paper dotati di ISSN.
Ho ricevuto le tre mail (discordanti) nel giro di tre ore e con la prima individuavano i contributi nella serie come “articolo in rivista”, con la seconda a scelta tra “monografia” o “contributo in volume”, con la terza esclusivamente “contributo in volume”.
Prima mail ore 8:02
“La rivista è presente con i seguenti riferimenti:
Codice rivista: E216373
Titolo rivista: CRISEI DISCUSSION PAPERS
Issn: 2280-9767
Cordiali saluti”
Seconda mail ore 8:10 (dopo appena 8 minuti)
“per un disguido le abbiamo inviato una mail errata, ce ne scusiamo e la preghiamo di non tenerne conto.
Il titolo segnalato risulta essere una serie e non una rivista, il suo lavoro potrà essere inserito come “contributo in volume” “monografia”e potrà selezionare la serie con i seguenti riferimenti:
Titolo: CRISEI DISCUSSION PAPERS
Issn: 2280-9767
Cordiali saluti CINECA – Servizio Gestione Riviste”
Terza mail ore 11:15 (con le scuse causa problemi anti spam!!!)
“Gentile Professore/Professoressa
Poichè ci hanno segnalato problemi con alcuni antispam che bloccano le nostre mail stiamo provvedendo a rinviare nostre risposte a vostre richieste di riviste:
Il titolo segnalato risulta essere una serie di volumi.
Il suo lavoro potrà essere inserito come “contributo in volume” e potrà selezionare la serie con i seguenti riferimenti:
Titolo: CRISEI DISCUSSION PAPERS
Issn: 2280-9767
Cordiali saluti CINECA – Servizio Gestione Riviste”
Non penso sia neccessario alcun commento.
La cosa purtroppo che più amareggia e delude è la scelta di Anvur di interpretar il DM 76 (o il ministero di farsi interpretare) su un punto strategico per fare una ragionevole selezione.
Per i settori non bibliometrici il Decreto Ministeriale 76 diceva (allegato b):
“3. Gli indicatori di attività scientifica non bibliometrici da utilizzare nelle procedure di
abilitazione a professore di prima e seconda fascia sono i seguenti:
a) il numero di libri nonché il numero di articoli su rivista e di capitoli su libro dotati
di ISBN pubblicati nei dieci anni consecutivi precedenti la data di pubblicazione del
decreto di cui all’articolo 3, comma 1, del Regolamento. Per questi indicatori la
normalizzazione per l’età accademica interviene soltanto nel caso in cui questa sia
inferiore a dieci anni;
b) il numero di articoli su riviste appartenenti alla classe A di cui al numero 2,
pubblicati nei dieci anni consecutivi precedenti la data di pubblicazione del decreto di
cui all’articolo 3, comma 1, del Regolamento, normalizzato per l’età accademica ”
E aggiungeva:
“b) ottengono una valutazione positiva dell’importanza e dell’impatto della produzione
scientifica complessiva i candidati all’abilitazione i cui indicatori sono superiori alla
mediana in almeno uno degli indicatori di cui alle lettere a) e b) del numero 3.”
Una persona onesta intellettualmente comprende che si parla di calcolare 3 mediane (libri+articoli e capitoli+articoli in fascia A) per ottenere due indicatori. La parolina “nonchè” dell’art. 3 comma a questo significa.
Ribadisco 3 mediane, 2 indicatori e ne devi avere uno dei due superiore alla mediana. Più che ragionevole per fare effettivamente una selezione e rendere ristretto all’accesso.
Invece, Anvur reinterpreta il tutto dicendo che è sufficiente avere 1 mediana su 3 superiore, quindi facendo coincidere gli indicatori con le mediane.
E sapete perchè? PErchè se si fosse seguito il DM76 forse solo un 20 % di aspiranti commissari avrebbe avuto il semafoiro verse per i non bibliometrici. Ora, invece, sono tutti dentro a controllare il processo.
Una vergogna.
possiamo fare un esempio concreto comparativo tra i due sistemi, per favore?
giusto per aver chiaro il modo in cui ci stanno raggirando bellamente… grazie :-)
es. 10/C1: 2 libri, 16 articoli/capitoli, 1 in serie A (con almeno 10 anni di anzianità)
così mi basta avere 3 libri o 17 articoli/capitoli o 2 in serie A
con due indicatori invece di tre, come sarebbe?
1) 3 libri e 17 articoli/capitolo su libro
oppure
2) 17 articoli/capitolo su libro e tra le pubblicazioni su rivista (non certo i capitoli di libro!) 2 articoli su rivista in fascia A.
grazie diana
Vedi, questa sarebbe stata selezione seria.
Avrebbe dato un senso a quanti hanno perseguito strade più difficile (peer review internazionale), invece di comode autoreferenzialità tramite
Monografie che nessuno legge e cita.
Per i settori non bibliometrici si tratta di una abilitazione legis mascherata.
È incontestabile.
Così i migliori se ne andranno.
Non so se questo sia il luogo adatto per il quesito, ma sulla base dell’accento posto negli ultimi anni alla interdisciplinarietà, chiedo: se un ricercatore dell’area 12 ha pubblicato in riviste dell’area 13 e 14 facendo ricerca interdisciplinare con i suoi colleghi di Dipartimento e/o Facoltà, potrà “contare” questi articoli ai fini del raggiungimento della mediana in Area 12?
Bel problema. Dal documento anvur si evince che la definizione di scientificità non attraversa le aree cun. Quindi una rivista scientifica per area 12 può non esserlo per la 13. Un’altra svista di anvur potenzialmente foriera di contenzioso?
Eh già! E ancora: il problema (conteggio ai fini della mediana) si pone ugualmente se la rivista è scientifica anche per l’area 13 o 14?
Dal documento di accompagnamento:
“Poiché la definizione di scientificità di una rivista ha carattere generale, si è stabilito che la classificazione abbia valore univoco all’interno di ciascuna delle 6 aree CUN. Nel caso di discordanza di giudizi (es. una rivista è considerata scientifica in un SSD o settore concorsuale, ma non in altri) si è di nuovo applicato un criterio prudenziale: è sufficiente che una rivista sia valutata come scientifica in riferimento ad un SSD o settore concorsuale per avere validità per l’intera macro-area. Al contrario, la qualificazione di rivista scientifica non ha rilievo tra le aree CUN (ad esempio una rivista può
essere considerata scientifica in sociologia ma non in economia o viceversa).”
Da quanto sopra si evince che una rivista scientifica per area 12 può non esserlo per la 13, a meno che non cambino idea!
In altre parole: in un Dipartimento di Diritto ed economia, se un ricercatore di Area 12 pubblica abbondantemente su riviste scientifiche di altre aree (Area 13 e Area 14) non è detto che superi la mediana…
Sembra di si!
Invece, cio’ non dovrebbe essere vero per le rivista in Fascia A. Nel senso che se una rivista è in fascia A per l’Area 12, è in fascia A anche per la 13…bho?
se è in fascia A per altra Area allora è scientifica nella tua Area, ma se è solo scientifica in altra area nella tu area non vale: a me pare che ci sia scritto questo (e forse, per una volta, non è un’idea sbagliata)
uhm…però così il lavoro multidisciplinare va a farsi friggere…!
Hanno cambiato tutto per non cambiare nulla!!!! Nei settori non bibliometrici, a motivo della mancata distinzione tra riviste scientifiche e non, possono passare la mediana anche coloro che hanno solo pubblicato sulla carta straccia….io ne conosco molti!!! Nell’area 13 si guardi agli aziendalisti, per esempio. Quel che è peggio è che nella fase del concorso locale i commissari potranno fare anche peggio di cio’ che accadeva prima perchè saranno protetti dallo scudo dell’idoneità!
……..nell’area 13 ci sono aziendalisti e aziendalisti…non facciamo come al solito di tutta un’erba un fascio! Per cortesia. Qualche aziendalista che lavora seriamente nell’area 13 si potrebbe offendere. Conosco molti di economisti, che si vantano di essere Dio, che sono delle vere capre. Passo e chiudo.
Detto ciò, quanto sta accadendo è semplicemente ridicolo.
Scusami, non volevo offendere nessuno e so bene che ci sono aziendalisti seri, cosi’ come economisti capre. Il punto è che con le regole attuali diventa difficile stanare i poco seri e questo, credo, valga evidentemente per tutti!!!!
Ho fatto l’esempio degli aziendalisti solo perchè, in media, nei settori aziendali è uso comune non pubblicare su riviste con buon livello di qualificazione, mentre gli economisti, anche loro in media, sono piu’ avvezzi. Detto questo, non sono un economista!!!!!
…..sono perfettamente d’accordo!!! Però, dato che la storia che gli economisti sono sempre più “fighi” degli aziendalisti, nella mia università, e non solo nella mia, è un ritornello quotidiano…..leggerlo mi ha dato un certo fastidio…specie quando l’aziendalista di turno è altrettanto valido e competitivo.
Comunque, lasciando stare la questione aziendalisti-economisti….l’uso di questi indicatori, specie per i settori non bibliometrici, a mio avviso, è molto più “politico” di quanto si possa pensare. Per me alcuni indicatori sono stati tenuti bassi ad hoc per favorire qualche interesse particolare….specie nei settori più piccoli che potrebbero aver diritto allo “scorporo” e che rischiano di “sparire! Non solo, il fatto che sia necessario superare 1 indicatore su 3….anche qua…facciamo il caso di un tizio che nella sua vita ho scritto solo monografie di editori di basso livello ma non ha 1 articolo su rivista degna di questo nome (ti ricorda qualche ordnario??? A me si!!!)…..ecco, quello potrà partecipare come commissario o come aspirante associato-ordinario…..da me è pieno di tizi così!!! Qualcuno sta scrivendo carta straccia (ops, volevo dire monografie) in 2 mesi per averle “pronte” per novembre……
Insomma, la situazione, per me, è peggiorata!!!!
Ciao
Cooncordo perfettamente!!!!
Nel mio settore credo che abbiano avuto semaforo verde quasi tutti gli ordinari, anche quelli che negli ultimi 10 anni hanno pubblicato solo un libro (meglio, la riedizione di un libro).
Anche io conosco qualcuno che sta scrivedo una monografia dell’ultimo mmento!!!!!Anche se qui mi sorge un dubbio riguardo l’utilità dell’azione malefica in quanto sul bando è indicato che le mediane devono essere superate con le pubblicazioni del decennio precedente la data del bando.
Io sono PA e non avrei fatto mai domanda per PO…avrei aspettato almeno 3/4 anni.Ora, pero’, superando 2 mediane (non quella dei libri), mi sto interrogando sul da farsi!
una domanda: nel caso si superino le mediane, le pubblicazioni da inviare alla commissione debbono sempre essere scelte tra quelle uscite negli ultimi 10 anni (quindi fra le stesse utilizzate per la mediana)?
Confermo.
Monografia senza nessun rete raggio, che nessuno leggerà mai e citerà nemmeno.
Basta staccare l’assegno per pagarsela, più che sufficiente.
si, ma c’è anche scritto:
…..il riferimento ai dieci anni consecutivi
deve essere inteso includendo le pubblicazioni scientifiche pubblicate nei dieci anni precedenti
alla data di pubblicazione del presente decreto e fino alla data di presentazione della domanda”…..
quindi….per me valgono! Che ne pensi?
Se è scritto così valgono, valgono!
esatto. cambiato tutto per cambiare nulla. probabilmente per – sembrava impresa titanica e impossibile – peggiorare. un aspetto a mio parere non è stato sottolineato. per partecipare al concorso è necessario avere pubblicazioni tali da collocarsi -adesso- laddove i strutturati sono arrivati in virtù del loro ruolo. in breve, per potersi iscrivere al concorso come PA si deve avere la stessa produzione non solo di chi è PA da anni, ma ci deve collocare sopra al 50% giudicato “migliore” – indipendentemente da come questa definizione sia stata ottenuta. da un punto di vista etico mi pare inverosimile. (che poi le mediane siano tali per cui io potrei, cosa che _ovviamente_ non farò inoltrare le domanda come PO mi pare solo peggiorare ulteriormente le cose).
Le mediane sono una bestialità che non ha riscontro in nessun altro paese nè nella letteratura scientometrica.
La domanda è: le mediane sono un errore o fanno parte di una strategia?
Se crediamo all’ipotesi “Artefice” la risposta è: sono una strategia.
L’Artefice ha congegnato tutto per conservare lo status quo “cambiare tutto per non cambiare nulla”
Che mago! Ci ha fregati tutti!
Il guaio è che qualcuno gli è anche riconoscente!
Paolo: in effetti il quadro che si sta delineando è davvero poco selettivo, forse anche meno del precedente in particolare per le hss (salvo eccezioni) e ha ragione chi dice che l’abilitazione agirà da schermo per scelte poco trasparenti in sede di reclutamento vero e proprio, tanto più che ogni ateneo procederàmcon regolemsue proprie.
Se le mediane faranno si che gli scandalosi stabilizzati dalle politiche del passato non abbiano i requisiti per poter partecipare ad un concorso locale che probabilmente vincerebbero in virtù delle spartizioni locali tra amichetti, allora si…GRAZIE!
Guarda che tutti hanno la capacità di scrivere un paio di libri entro un paio di mesi pubblicati dalla casa editrice “vattela a pesca”….anche gli stabilizzati di cui parli tu.
Ho forti dubbi basati su conoscenze personali ma…benissimo, li scrivano e li facciano pubblicare, ci sono poi altri due parametri “normalizzati” da valutare e la valutazione qualitativa della commissione nel caso siano sopra ad almeno un altro parametro normalizzato…
Sono molti gli associati e i ricercatori seduti comodamente da decenni per poche ore al giorno sulla loro comoda poltrona che non riusciranno a superare queste mediane e quindi a non poter godere delle “spartizioni locali”.
Visto che i posti non saranno tantissimi, questa scrematura farà si che in alcune Università (le peggiori ovviamente) si potrà solo permettere l’accesso a personale esterno un pò meno comodo oppure rimanere colpevolmente nella mediocrità. Ho verificato personalmente per il mio settore in almeno una Università anche ma non ho avuto il tempo di controllarle tutte.
E scusate, ma questo mi pare per lo meno un passettino avanti.
Qualcuno è in grado di dare una risposta certa al mio post delle 11.49 (risposta ad Antonio Banfi)?
Come si fa a sapere quali sono le riviste considerate scientifiche nei settori non bibliometrici? C’è un elenco?
Elenco “de chè”!!!! Nessun elenco!
E allora come si fa a sapere se si supera la mediana?
Non hai fondi di ricerca per pagare una cartomante?
Non ho i fondi nemmeno per la carta igienica.
@ diana:
Beh, con questa interpretazione uno potrebbe aver pubblicato 10 monografie fondamentali e non passare l’abilitazione. Non mi parrebbe un criterio accettabile.
In ogni caso bisogna mettersi in testa che criteri puramente quantitativi possono sempre essere soggetti ad abuso, a meno che non si predecidano le sedi di pubblicazione ritenute qualificanti. In tutti gli altri casi chi è più ammanicato (o, anche, dispone di maggiore liquidità) può produrre a nastro prodotti editoriali di infima qualità. Ad ogni modo sarebbe opportuno che passi l’idea che il lavoro successivo delle commissioni non sia semplicemente quello di mettere il timbro di approvazione su chi ha passato le mediane, ma di entrare nel merito qualitativo dei prodotti. Altrimenti sarà tutta una pagliacciata.
Il commento è al post di Diana delle 14.55
Per quanto riguarda le monografie ammetto che in alcuni settori possano essere lavori di peso. Nel mio non lo sono e non hanno mai avuto alcun valore. La stesura di libri è stata sempre considerata una perdita di tempo o comunque un “privilegio” da ordinari di chiara fama.
Circa il lavoro che svolgeranno le commissioni a livello locale ho piu’ di qualche dubbio: se l’insieme dei commissari non è cambiato in modo sostanziale, perchè dovrebbero cambiare i loro giudizi?
Dubbi ne ho anch’io, ovviamente. Ma così come credo (anzi so) che le discussioni di questi mesi, anche su Roars, hanno inciso sulla formulazione delle mediane, allo stesso modo credo che se passasse il consenso generale all’aspettativa che la commissione possa operare come filtro ai possibili abusi che consentiranno talora di superare acrobaticamente le mediane, le commissioni potrebbero avere il coraggio di farlo (cioè di fare ciò che, in teoria, è attribuito loro dalla legge, nero su bianco). Insisto col dire che si può giudicare la scarsa qualità di qualche lavoro in modo più semplice di come si possa discriminare sottilmente ed esaustivamente tra lavori di buon livello.
Sarebbe assolutamente auspicabile che le commissioni valutassero nel merito. Purtroppo, avere poco più di tre mesi a disposizione per valutare i CV e le pubblicazioni di tutti i candidati di I e II fascia renderà più difficile un esame scrupoloso:
Tempi difficili per le commissioni di abilitazione
https://www.roars.it/?p=10362
Andrea, cio’ che voglio dire è che nulla o poco sembra essere cambiato rispetto alla situazione precedente che ha permesso a chiunque, laddove debitamente ammanicato, di superare un concorso. Quanti sono i concorrenti eccellenti che sono riusciti a sbaragliare la concorrenza sleale del candidato interno? Si conttano sulla punta delle dita!
Sì, ok, anch’io non mi aspetto rivoluzioni. Dico solo che l’unica cosa buona di questo gran casino (riforma) è che le aspettative sono mutate e che in un ambiente come quello accademico che non è per natura un ‘gambler’, lo spazio perché si facciano meno porcate di prima si è creato. In sostanza, in presenza di una soglia di attenzione piuttosto alta da parte di tutta l’accademia italiana, c’è lo spazio perché qualche commissario faccia resistenza alle soluzioni più indecenti. Questo sia a livello di commissioni abilitative che a livello di concorsi sucessivi. Pochi hanno voglia di venire additati pubblicamente come mafia baronale. E’ solo una possibilità, ma se si generano le aspettative giuste (anche in queste pagine) può realizzarsi.
Caro Andrea, come è umanamente possibile che le commissioni possano entrare nel merito considerata la mole dei titoli che devono esaminare e il tempo che hanno per farlo? non è una domanda retorico/provocatoria, è reale. nel mio attuale lavoro ricevo, più o meno, per ogni posto di lavoro, circa 300 (trecento) cv. è un settore ristretto, e molto molto competitivo. e spesso ho pochi giorni per fare una scelta. mi chiedo come in tre mesi una commissione possa leggere (parlo per l’abilitazione PA, assumendo che per l’abilitazione di un PO vi siano, non paradossalmente, meno problemi) le migliaia di pagine che faranno seguito all’invio dei titoli. è evidente che i criteri saranno “altri”. nel bene e nel male, ovviamente (qualcuno ricordava qui su roars, non ricordo dove, che anche concorsi poco trasparenti miravano a far vincere il candidato migliore)
@ ipazia:
Tutto vero. Ma dipende da quale sia l’intento della commissione. E’ chiaro che non c’è il tempo per leggere in maniera comprensiva tutte e dodici (o diciotto) pubblicazioni inviate, ma è anche vero che se, per dire, qualcuno invia come monografie tre lavori di cento pagine l’uno pubblicate per la casa editrice interna dell’università, magari si può focalizzare l’attenzione su di essi e se risultano anche costruiti in modo scadente lo si può far notare nella valutazione. Quel che voglio dire è che la commissione potrebbe introdurre alcuni criteri maggiormente restrittivi che vadano al di là della presenza di un ISBN o ISSN, tenendo conto delle modalità note con cui qualcuno potrebbe raggiungere d’un soffio la soglia delle mediane. Isolare e giudicare uno o due lavori come scadenti è più facile che giudicare esaustivamente tutti i dodici (diciotto) lavori presentati. Considerando che il candidato ha la responsabilità di inviare i suoi lavori migliori questa procedura è legittima e credo che produrrebbe una significativa ulteriore selezione.
Nel condividere i dubbi e le perplessità sulle mediane (in particolare per quelle utilizzate per i settori non bibliometrici), mi permetto di segnalare che l’unico reale effetto di valori molto bassi sarà quello di lasciare maggiore discrezionalità di decisione alle commissioni di abilitazione (a voi decidere se sia un fatto positivo o negativo).
Molti dimenticano infatti che aver superato una mediana (o due nei settori bibliometrici) è solo un requisito minimo: occorre poi essere in linea con quanto stabilito nel DM 76 dell’11 giugno 2012. E’ vero che alcune definizioni sono molto generiche (ad es. l’impatto della produzione scientifica complessiva) ma poi quanti abilitabili PO hanno ad esempio insegnato all’estero, fatto parte di collegi di dottorato, diretto o co-diretto progetti scientifici in Italia o all’estero? Quanti abilitabili PA hanno partecipato a comitati editoriali di riviste o collane editoriali, oppure hanno avuto “incarichi di insegnamento o ricerca (fellowship) ufficiale presso atenei e istituti di ricerca, esteri e internazionali, di alta qualificazione”?
Conclusione: starà alle commissioni rendere le abilitazioni selettive o meno.
E’ infine indubbio che l’ANVUR, dopo due anni nei quali ci ha propinato messaggi roboanti sull’importanza di pubblicare su riviste internazionali, sulla qualità della ricerca ecc., ha pienamente fallito: nei settori non bibliometrici hanno semplicmeente contato (!?) le pubblicazioni e, in tutti i settori, le famose riviste di fascia A sono ancora misteriose o non si chiariscono i motivi dell’inclusione/esclusione (hanno avuto due anni per fare questo lavoro..
PS Non sono un matematico, ma qualche dubbio sul fatto che molti PO scarsi entrino nelle commissioni, soprattutto dove le mediane sono su valori da 0 a 2: la mediana di fatto ne elimina circa la metà, potremmo avere un rimescolamento che aumenta in n° di possibili commissari (potremmo avere anche tutti i PO ammessi perché la metà che ha pochi libri ha invece gli articoli/capitoli giusti e viceversa) ma potremmo avere invece molto meno del 50% degli ammessi perché ci sono molti ex-aequo al prof. mediano (evento non difficile se ad esempio la mediana è 1 libro e gli articoli/capitoli sono almeno una decina).
AREA CONCORSUALE 12/A1.
Mediane 12 articoli e 1 monografia.
Ho – negli ultimi 10 anni – 16 articoli ed una monografia.
Semaforo rosso.
Perché?
comunque a me pare che i criteri nei settori non-bibliometrici siano stati pensati laschi più per i commissari che per i candidati; un qualsiasi libro di qualsiasi tipo è quello che possono pensare di produrre ordinari “di panza” che non fanno più ricerca da tempo (prima mediana area 13, in alcuni settori: zero, o zero virgola).
difficilmente anche un commissario del genere riuscirà a far passare un allievo con un qualsiasi libro, un bell’eserciziario prodotto per il suo corso istituzionale, ma intanto l’ordinario in carriera amministrativa-politica potrà svolgere il suo ruolo preferito, che è quello di influenzare la vita delle persone in nome della scienza (che nel suo caso è ovviamente infusa, e chi se ne frega della fascia A)
a proposito: ma sta fascia A, non è che è in movimento anche lei?
Magari fosse in movimento, almeno avremmo avuto il piacere di vederla una volta da ferma…
Una domanda: nel caso si superino le mediane, le 12 o 18 pubblicazioni da inviare alla commissione debbono sempre essere scelte tra quelle uscite negli ultimi 10 anni (quindi fra le stesse presentate per la mediana)?
Non ho capito una cosa: l’area 12 non ha la terza mediana, con gli articoli su riviste di classe a (detta così, pare la mercedes)
E’ previsto che questa lacuna venga colmata, di qui ai sorteggi delle commissioni, oppure ormai per stavolta è andata?
Grazie
dal Documento ANVUR di accompagnamento delle mediane non bibliometriche:
“6. Conclusioni
Nelle tabelle manca il valore della mediana del terzo indicatore, relativo al numero di articoli pubblicati nelle riviste di fascia A, per tutti settori concorsuali dell’area 12. Ciò è dovuto alla mancata formulazione di una proposta di classificazione da parte dei componenti dell’area 12 del Gruppo di lavoro Libri e riviste scientifiche, che fosse condivisa dagli esperti della Valutazione della Ricerca (GEV), dalle società scientifiche del settore e dal Gruppo stesso . La mancata pubblicazione della mediana del terzo indicatore ha avuto il supporto esplicito del MIUR.
L’ANVUR sta ancora lavorando alla classificazione utilizzando altre fonti di informazione previste dal RM, nella prospettiva che le commissioni di concorso dell’area 12 possano farne uso.”
La singolare situazione dell’Area 12 è analizzata in dettaglio nell’articolo di Antonio Banfi:
“La dodicesima mediana” (https://www.roars.it/?p=11361)
grazie per la risposta.
Mi par di capire che dobbiamo ancora stare alla finestra e vedere come va a finire: vogliono lasciare il brivido fino alla fine del film!
Sì, però rileggendo quanto ha scritto non capisco una cosa: “nella prospettiva che le commissioni di concorso dell’area 12 possano farne uso”, cioè nel valutare i candidati all’abilitazione: ok, capito
Ma per il sorteggio dei commissari dell’area 12, questa terza mediana non c’è? Perché il testo del punto 6 dice che le commissioni potranno ecc, cioè presuppone che le commissioni siano state formate, e poi possano ecc
Ma come si formano? Senza la terza mediana?
Grazie e scusate (ma sapete, io sono un’umanista, non una scienziata, le cose bisogna spiegarmele più volte :-D )
invito a chi avesse due minuti di tempo a leggere il messaggio di benvenuto del presidente anvur che si trova sulla pagina di apertura..
http://www.anvur.org/
comicità completa quando si parla di “trasparenza” e “agorà di discussione”
manco l’ombra dei “forum”.
La seconda metà del post è dedicata alla letteratura open access. Ma sulla base di cosa si può dire che Nature (per inciso “Authors grant Nature Publishing Group an exclusive licence to publish”) e PLoS sarebbero escluse? Queste sono riviste di interesse per i settori bibliometrici (che non prevedono liste di riviste) e sono sicuramente indicizzate nei database. Anvur ha riportato un altissimo grado di identificazione degli articoli su rivista nei database (96%) e fino a prova contraria dobbiamo crederlo vero. Possiamo stirare il significato di una frase sulla proprietà intellettuale per supporre che le riviste open access non siano state incluse? A ben leggere quella frase essa dice che non è rivista quella che consente di ripubblicare da un’altra parte. E’ una frase infelice e che andrebbe rigirata, ma cercherei di interpretarla in maniera ragionevole. L’articolo pubblicato su PLoS con licenza Creative Commons non si può ripubblicare su un’altra rivista perché (1) è eticamente inaccettabile e (2) perché se la seconda rivista lo scopre ed è una rivista scientifica prende a calci l’autore. Se avessero escluso PLoS e tutto l’open access scoppierebbe uno scandalo mondiale. Dopo aver letto fiumi di parole sulle distribuzioni multimodali (trascurabili secondo quanto dice anvur) non vorrei che si spendessero altri fiumi di inchiostro su questioni marginali. Aspettiamo di leggere le liste. Per i settori non bibliometrici vedrete che quelle di classe A sono le sole per le quali l’anvur ha potuto riconoscere lo stato di scientificità, chiaramente formulato dagli organismi internazionali (ERC, ESF, ecc.). Ha ragione Antonio Banfi quando dice che l’unica classificazione dovrebbe essere quella che separa le riviste scientifiche da quelle non scientifiche, e mi pare che sia di fatto quello che sta succedendo. Il problema è che molte delle riviste in cui si pubblica in Italia (io conosco abbastanza la situazione della parte non bibliometrica di area 8) non ha peer review, accetta raramente unsolicited contributions, e ha scarsa visibilità internazionale. Quindi, non ha caratteristiche di scientificità internazionalmente riconoscibili.
Ho preso un esempio paradossale. Certamente gli umanisti hanno canali diversi.
Andando avanti nella LtP di Nature leggiamo anche”authors grant an exclusive LtP in return for which they can reuse their papers in their future printed work without first requiring permission from the publisher of the journal”. Chiaramente PloS non viene esclusa né le riviste di NPG, ma esistono molte riviste Open Access in Italia che funzionano allo stesso modo, vale a dire chiedono una cessione non esclusiva dei diritti e applicano una licenza CC, e magari sono annuali.
Il mio commento vuole solo sottolineare il fatto che se si volevano escludere i WP si poteva dire escludiamo i WP. Invece qui, per la seconda volta (la prima era nella VQR) si dice della necessità della cessione dei diritti che fa a pugni con tipi di licenze che stanno adottando anche i grandi editori internazionali.
Per chi da anni lavora sui temi dell’accesso aperto la questione non è affatto marginale, e non dovrebbe esserlo nemmeno per le comunità scientifiche.
Roc: “Dopo aver letto fiumi di parole sulle distribuzioni multimodali (trascurabili secondo quanto dice anvur)”
Non così trascurabili. Infatti, se si confrontano le mediane 1.0 con le mediane 2.0 si vede che alcune delle variazioni più significative sono proprio legate alla scomparsa o comparsa delle multimodalità all’interno dei SSD (si veda l’area medica, in particolare).
In un certo senso l’ANVUR si è premurata di dare una verifica empirica alla mia tesi dell’effetto domino (“Effetto domino: le mediane di Borges, https://www.roars.it/?p=11232). Abbandonando la precedente “approssimazione” della mediana (che si spera non fosse così lontana dalla versione finale, se non si vuole mettere del tutto in dubbio la competenza tecnica di ANVUR), non solo si sono spostate moltissime mediane (nei settori bibliometrici, in particolare), ma sono cambiate diversi “scorpori” (la multimodalità). In tal modo, diversi candidati ed aspiranti commissari precedentemente esclusi sono stati inclusi e viceversa. Una perfetta dimostrazione pratica dell’instabilità delle regole a fronte di un ritocco della formula di calcolo. Effetti del tutto analoghi deriverebbero da errori nei dati dovuti, per esempio, all’incompleto popolamento dei siti docente.
Nella delibera numero 50/2012 del 26 giugno è scritto: “..Nello svolgere il compito assegnatole l’ANVUR si ispira a principi di trasparenza, integrità e professionalità, rendendo pubblici i criteri e le procedurw seguiti. ….”.
Tra le altre cose, le delibere vengono pubblcate a salti: delibera 50/20112; 55/2012; 58/2012; 63/2012; 64/2012). E quelle in mezzo a questi numeri? Le delibere non dovrebbero essere tutte pubbliche?
Un punto che a me pare decisivo, e che non mi sembra sia già stato sottolineato qui da qualcuno, è che, confrontando i vari decreti, si evince che il mancato superamento di almeno una delle tre mediane NON è un fattore che impedisca la presentazione della domanda da parte dei candidati all’abilitazione (mentre impedisce di presentare la candidatura a commissario). Infatti, il DM 76 del 7 giugno 2012 (il cosiddetto decreto “criteri e parametri”) stabilisce, all’art. 6, comma 5, che “Qualora la commissione intenda discostarsi dai suddetti principi (ovvero dalla valutazione del possesso da parte dei candidati di specifici requisiti qualitativi elencati all’art. 5, comma 2 dello stesso decreto e dalla valutazione del superamento degli indicatori di ‘impatto della produzione scientifica’, calcolato secondo le famose mediane) è tenuta a darne motivazione preventivamente, con le modalità di cui all’articolo 3, comma 3, e nel giudizio finale”. è vero che il comma in questione stabilisce, in questo caso, la fissazione di “parametri più severi”, e che il comma 4 dell’articolo 6 afferma che “l’abilitazione può essere attribuita ESCLUSIVAMENTE ai candidati” che superano una delle mediane, ma le indicazioni, pur contraddittorie, sembrano andare nel senso di concedere alle commissioni di decidere motivatamente di ignorare le mediane. Ma soprattutto, il decreto direttoriale 222 del 20 luglio 2012 (ovvero il bando per la candidatura alle abiltazioni) stabilisce a sua volta inequivocabilmente, all’art. 4, comma 4, che è la commissione stessa ad accertare il possesso dei requisiti quantitativi (leggi superamento delle mediane) da parte dei candidati: dunque, non pare potervi essere nessuna esclusione a priori dalla possibilità di veder valutata la propra candidatura per i candidati che non superano le mediane stesse; saranno (semmai) le commissioni a stabilire l’esclusione di un candidato su quella base. Dunque, di fatto le commissioni avranno un amplissimo potere di fare (motivatamente) quello che parrà loro.
desidero segnalare che oggi sull’iPhone Roars non si può leggere, perché appare come sfondo a tutti i post una immagine disneyana del Coniglio con Alice, molto colorata, che quindi impedisce di distinguere i caratteri.
E’ possibile segnalarlo al webmaster? Grazie!
Ho appena provato con il mio iPhone (browser: Safari) e sembra tutto nella norma.
Anch’io ho safari.
Vedo soltanto un collage di immagini, mentre dal computer è tutto normale
Sull’iphone però i commenti continuano a leggersi bene, normalmentr