Molti documenti arrotondati, limati e temperati sono stati scritti e sottoscritti in questi anni, documenti che hanno raccolto consensi ampi, talvolta anche virtualmente unanimi. Il loro effetto è stato nullo: tutto ciò contro cui protestavano è andato avanti con ritmo stabile, senza deviazioni, al limite col solo disturbo di dover produrre un po’ di rassicurazioni di maniera. Questa volta l’idea è stata in partenza un po’ diversa. Disintossichiamoci. Sapere per il futuro nasce con l’intenzione preliminare di evitare autocensure strategiche, il più delle volte presuntamente strategiche: calcolate moderazioni, che passano per avere il pregio di non esser “divisive” ma che di fatto non hanno altro risultato che confondere le posizioni di partenza. Piuttosto, si è cercato di verificare l’esistenza di una base fortemente coesa su una scelta di campo che non lasciasse spazio ad ambiguità, e si ritrovasse invece sulla necessità – come dice il documento – “di discriminare, di distinguere quello che non si può tenere insieme: condivisione ed eccellenza, libertà di ricerca e neovalutazione, formazione di livello e rapida fornitura di forza lavoro a basso costo, accesso libero al sapere e monopoli del mercato”. La volontà non è stata quella di convincere chi non è convinto, di trascinare chi è incerto, ma piuttosto di raccogliere insieme persone sufficientemente persuase del carattere tossico delle politiche dell’istruzione e della conoscenza degli ultimi decenni da potersi impegnare con determinazione per un loro radicale ripensamento. L’adesione ricevuta su questa strada è molto incoraggiante: avevamo posto una soglia simbolica di cento adesioni e ora oltre duecento firme di docenti universitari e ricercatori accompagnano questa dichiarazione nella sua prima uscita pubblica. Segno di un disagio che aveva bisogno di trovare voce, ma ancora di più forse bisogno di spezzare automatismi che impedivano di prendere parola: spezzare anzitutto la relazione fallace tra i mali della vecchia università e le attuali politiche dell’università e dell’istruzione, diffuse ben oltre la dimensione nazionale, anzi provenienti da esterne istanze di uniformazione a un nuovo modello di governo che si ritrova in tutte le politiche pubbliche. Oltre la “modernizzazione” di questi anni, quella che Badiou chiama “la forma servile del possibile”, invitiamo chi si riconosce in questa analisi della condizione presente a sottoscrivere il documento e a collaborare attivamente alle iniziative che metteremo in campo, anche in raccordo con altri movimenti europei.
- Documento: Disintossichiamoci – Sapere per il futuro
- Per adesioni: sapereperilfuturo@gmail.com, specificando l’istituzione di appartenenza.
Con l’adesione si autorizza la pubblicazione del proprio nominativo e la conservazione del dato allo scopo esclusivo di documentare l’adesione stessa, a meno che il firmatario non domandi esplicitamente di mantenere il suo nome riservato. È possibile richiedere in qualsiasi momento la cancellazione dei propri dati tramite un messaggio e-mail all’indirizzo redazione.roars@gmail.com
NdR Tra i più di 900 primi firmatari: Alberto Abruzzese, Alessandro Barbero, Marco Belpoliti, Giuseppe Cacciatore, Alessandro Dal Lago, Juan Carlos de Martin, Donatella Di Cesare, Luca Illetterati, Claudio La Rocca, Valerio Magrelli, Eugenio Mazzarella, Tomaso Montanari, Marco Revelli, Antonella Riem.
Ad oggi (31 marzo 2020) l’appello ha superato le 1.400 firme.
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Disintossichiamoci – Sapere per il futuro
“Economics are the methods. The object is to change the soul”. Riferita alle politiche della conoscenza, istruzione e ricerca (ma non soltanto), questa formula di Margaret Thatcher ben riassume il processo che ha contraddistinto gli ultimi decenni.
Il metodo economico, la penuria come condizione normale, al limite o al di sotto del limite della sopravvivenza, è visibile a tutti. Anche ben visibile, insieme a quello finanziario, è lo strangolamento burocratico. Meno visibile l’obiettivo. Il cambiamento degli animi è così profondo che non ci accorgiamo nemmeno più della distruzione compiutasi intorno e attraverso di noi: il paradosso della fine – nella “società della conoscenza” – di un mondo dedicato alle cose della conoscenza. Anche l’udito si è assuefatto a una programmatica devastazione linguistica, dove un impoverito gergo tecnico-gestionale e burocratico reitera espressioni dalla precisa valenza operativa, che però sembra essere difficile cogliere: miglioramento della qualità, eccellenza, competenza, trasparenza, prodotti della ricerca, erogazione della didattica… E autonomia, ovvero – per riprendere le parole di Thomas Piketty – l’impostura che ha avviato il processo di distruzione del modello europeo di università. Una distruzione che ha assunto come pretesto retorico alcuni mali – reali e no – della vecchia università, ma naturalmente senza porvi rimedio, perché non questo ma altro era il suo obbiettivo.
A trenta anni appunto dall’introduzione dell’autonomia, a venti dal processo di Bologna, a dieci dalla “Legge Gelmini”, la letteratura critica su questa distruzione è sconfinata. Ricerca e insegnamento – è un fatto, eppure sembra un tabù esplicitarlo – da tempo non sono più liberi. Sottoposta a una insensata pressione che incalza a “produrre” ogni anno di più, a ogni giro (da noi VQR, ASN ecc) di più, la ricerca è in preda a una vera e propria bolla di titoli, che trasforma sempre più il già esiziale publish or perish in un rubbish or perish. Nello stesso tempo, è continua la pressione ad “erogare” una formazione interamente modellata sulle richieste del mondo produttivo. La modernizzazione che ha programmaticamente strappato l’università via da ogni “torre di avorio” – facendone “responsive”, “service university” – ha significato non altro che la via, la “terza via”, verso il mondo degli interessi privati. Svuotate del loro valore, istruzione e ricerca sono valutate, vale a dire “valorizzate” tramite il mercato e il quasi-mercato della valutazione, che, nella sua migliore veste istituzionale, non serve ad altro che «a favorire (…) l’effetto di controllo sociale e di sviluppo di positive logiche di mercato» (CRUI 2001).
Proprio grazie all’imporsi di queste logiche di mercato, la libertà di ricerca e di insegnamento – sebbene tutelata dall’art. 33 della Costituzione – è ridotta oramai a libertà di impresa. Il modello al quale le è richiesto sottomettersi è un regime di produzione di conoscenze utili (utili anzitutto a incrementare il profitto privato), che comanda modi tempi e luoghi di questa produzione, secondo un management autoritario che arriva ad espropriare ricercatori e studiosi della loro stessa facoltà di giudizio, ora assoggettata a criteri privi di interna giustificazione contrabbandati per oggettivi. Si tratta di numeri e misure che di scientifico, lo sanno tutti, non hanno nulla e nulla garantiscono in termini di valore e qualità della conoscenza. Predefinire percentuali di eccellenza e di inaccettabilità, dividere con mediane o prescrivere soglie, ordinare in classifiche, ripartire in rating le riviste, tutto questo, insieme alle più vessatorie pratiche di controllo sotto forma di certificazioni, accreditamenti, rendicontazioni, riesami, revisioni ecc., ha un’unica funzione: la messa in concorrenza forzata di individui gruppi o istituzioni all’interno dell’unica realtà cui oggi si attribuisce titolo per stabilire valori, ossia il mercato, in questo caso il mercato globale dell’istruzione e della ricerca, che è un’invenzione del tutto recente.
Là dove infatti tradizionalmente i mercati non esistevano (istruzione e ricerca, ma anche sanità, sicurezza e così via), l’imperativo è stato quello di crearli o di simularne l’esistenza. La logica del mercato concorrenziale si è imposta come vero e proprio comando etico, opporsi al quale ha comportato, per i pochi che vi hanno provato, doversi difendere da accuse di inefficienza, irresponsabilità, spreco di danaro pubblico, difesa di privilegi corporativi e di casta. Tutt’altro che il trionfo del laissez faire: un “evaluative State” poliziesco ha operato affinché questa logica venisse interiorizzata nelle normali pratiche di studio e ricerca, operando una vera e propria deprofessionalizzazione, che ha trasformato studiosi impegnati nella loro ricerca in entrepreneurial researcher conformi ai diktat della corporate university. A gratificarli una precarietà economica ed esistenziale che va sotto il nome di eccellenza, la cornice oggi funzionale a un “darwinismo concorrenziale” esplicitamente teorizzato e, anche grazie alla copertura morale offerta dall’ideologia del merito, reso forzatamente normalità.
Sono in molti ormai a ritenere che questo modello di gestione della conoscenza sia tossico e insostenibile a lungo termine. I dispositivi di misurazione delle performance e valutazione premiale convertono la ricerca scientifica (il chiedere per sapere) nella ricerca di vantaggi competitivi (il chiedere per ottenere), giungendo a mettere a rischio il senso e il ruolo del sapere per la società. Sempre più spesso oggi si scrive e si fa ricerca per raggiungere una soglia di produttività piuttosto che per aggiungere una conoscenza all’umanità: “mai prima nella storia dell’umanità tanti hanno scritto così tanto pur avendo così poco da dire a così pochi” (Alvesson et al., 2017). In questo modo la ricerca si condanna fatalmente all’irrilevanza, dissipando il riconoscimento sociale di cui finora ha goduto e generando una profonda crisi di fiducia. È giunto il momento di un cambiamento radicale, se si vuole scongiurare l’implosione del sistema della conoscenza nel suo complesso. La burocratizzazione della ricerca e la managerializzazione dell’istruzione superiore rischiano di diventare la Chernobyl del nostro modello di organizzazione sociale.
Quel che serve oggi è quindi riaffermare i principi che stanno a tutela del diritto di tutta la società ad avere un sapere, un insegnamento, una ricerca liberi – a tutela, cioè, del tessuto stesso di cui è fatta una democrazia – e per questo a tutela di chi si dedica alla conoscenza. Serve una scelta di campo, capace di rammagliare dal basso quello che resiste come forza critica, capacità di discriminare, distinguere quello che non si può tenere insieme: condivisione ed eccellenza, libertà di ricerca e neovalutazione, formazione di livello e rapida fornitura di forza lavoro a basso costo, accesso libero al sapere e monopoli del mercato.
In questa direzione si delineano alcune tappe.
La prima è una verifica dell’effettiva sussistenza e consistenza di questo campo. Un progetto non può avanzare se non si raggiunge una massa minima di persone disposte ad impegnarvisi.
Se c’è un’adeguata adesione preliminare – diciamo in termini simbolici 100 persone per partire – organizziamo un incontro a breve per ragionare su politiche radicalmente alternative in fatto di valutazione, tempi e forme della produzione del sapere, reclutamento e organizzazione.
In prospettiva, realizziamo a giugno un’iniziativa in concomitanza con la prossima conferenza ministeriale del processo di Bologna, che quest’anno si tiene a Roma, per avanzare con forza – in raccordo con altri movimenti europei di ricercatori e studiosi (già sussistono contatti in questo senso) – un ripensamento delle politiche della conoscenza.
Valeria Pinto
Davide Borrelli
Maria Chiara Pievatolo
Federico Bertoni
per adesioni: sapereperilfuturo@gmail.com, specificando l’istituzione di appartenenza
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“DISINTOSSICHIAMOCI – SAPERE PER IL FUTURO”
Docenti e ricercatori, di ruolo e non di ruolo
Valeria Pinto (Università di Napoli Federico II), Davide Borrelli (Università di Napoli Suor Orsola Benincasa), Maria Chiara Pievatolo (Università di Pisa), Federico Bertoni (Università di Bologna)
Andrea F. Abate (Università di Salerno), Emanuela Abbatecola (Università di Genova), Elisabetta Abignente (Università di Napoli Federico II), V. Michele Abrusci (Università Di Roma Tre), Alberto Abruzzese (IULM Milano), Stefania Achella (Università di Chieti-Pescara G. D’Annunzio), Sergia Adamo (Università di Trieste), Chiara Agnello (Università di Palermo), Giovanni Agosta (Politecnico di Milano), Umberto Aguglia (Università di Catanzaro Magna Graecia), Stefano Aguzzoli (Università di Milano Statale), Mariagrazia Alabrese (Scuola Superiore Sant’Anna Pisa), Gianluca Albergoni (Università di Pavia), Silvia Albertazzi (Università di Bologna), Giancarlo Alfano (Università di Napoli Federico II), Alessandra Algostino (Università di Torino), Cristiano Aliberti (Università di Roma Tre), Claudio Alimenti (Università di Camerino), Nunzio Allocca (Sapienza Università di Roma), Leonardo Altieri (Università di Bologna), Pierandrea Amato (Università di Messina), Stefano Amendola (Università di Salerno), Giso Amendola (Università di Salerno), Carla Maria Amici (Università del Salento), Roberto Amici (Università di Bologna), Ornella Amore (Università del Sannio), Luca Andena (Politecnico di Milano), Vincenzo Ansanelli (Università di Genova), Raffaella Antinucci (Università di Napoli Parthenope), Giovanni Antonini (Università Roma Tre), Marco Antoniotti (Università di Milano Bicocca), Silvia Antosa (Università di Enna Kore), Adriano Ardovino (Università G. D’Annunzio Chieti-Pescara), Alessandro Arienzo (Università di Napoli Federico II), Viviana Asara (Vienna University of Economics and Business), Giuseppe Attardi (Università di Pisa), Giovanni Attili (Sapienza Università di Roma), Anna Avallone (Università della Basilicata), Fabrizio Avella (Università degli Studi di Palermo), Stefano G. Azzarà (Università di Urbino Carlo Bo), Gabriele Azzaro (Università di Bologna), Alberto Baccini (Università di Siena), Michela Baccini (Università di Firenze), Francesco Bachis (Università di Cagliari), Giovanni Baffetti (Università di Bologna), Giancarlo Baffo (Università di Siena), Roberto Bagnara (Università di Parma), Raffaella Baldelli (Università di Bologna), Luca Baldissara (Università di Pisa), Daniele Balicco (Università di Roma Tre), Edoardo Balletta (Università di Bologna), Luca Bani (Università di Bergamo), Claudia Baracchi (Università di Milano-Bicocca), Alice Baradello (Università di Messina), Alessandro Barbero (Università del Piemonte Orientale), Nicola Barbuti (Università di Bari Aldo Moro), Paolo Barcella (Università di Bergamo), Andrea Barenghi (Università del Molise), Grazia Basile (Università di Salerno), Luca Basso (Università di Padova), Roberto Battistutta (Università di Padova), Vincenzo Bavaro (Università di Napoli l’Orientale), Michele Beccu (Università Roma Tre), Alessandro Bellassai (Università di Bologna), Nicola Bellini (Scuola Superiore Sant’Anna Pisa), Paolo Bellini (Università dell’Insubria), Riccardo Bellofiore (Università di Bergamo), Marco Belpoliti (Università di Bergamo), Fabio Benzi (Università G.d’Annunzio Chieti Pescara), Iacopo Bernetti (Università di Firenze), Lorenzo Bernini (Università di Verona), Gabriele Bersani Berselli (Università di Bologna), Monica Berté (Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara), Anna Emilia Berti (Università di Padova), Paolo Bertoletti (Università di Milano Bicocca), Lucia Bertolini (Università telematica eCampus), Chiara Bertone (Università del Piemonte Orientale), Clotilde Bertoni (Università di Palermo), Simona Bertoni (Università di Parma), Marco Bertozzi (Università Iuav di Venezia), Saverio Bettuzzi (Università di Parma), Emiliano Bevilacqua (Università del Salento), Piero Bevilacqua (Sapienza Università di Roma), Marina Bianchi (Università di Bergamo), Giovanni Bianchi (Università di Padova), Bruno Bianco (Università di Genova), Maria Luisa Bianco (Università del Piemonte Orientale), Antonio Bibbò (Università di Trento), Marco Binotto (Sapienza Università di Roma), Adriano Birolo (Università di Padova), Barbara Biscotti (Università di Milano Bicocca), Alberto G. Biuso (Università di Catania), Nicola Boccella (Sapienza Università di Roma), Gianluca Bocchi (Università di Bergamo), Anna Boccuti (Università di Torino), Mario A. Bochicchio (Università del Salento), Paolo Bolzern (Politecnico di Milano), Massimo Bonafin (Università di Genova), Olivia Bonardi (Università di Milano Statale), Luca Bonardi (Università di Milano Statale), Antonio Bonatesta (Università del Salento), Alessandra Bonazzi (Università di Bologna), Filippo Bonchi (Università di Pisa), Maddalena Bonelli (Università di Bergamo), Marco V. Boniardi (Politecnico Di Milano), Giuseppe Bonifacino (Università degli Studi di Bari), Massimo Bonifazio (Università di Torino), Ferruccio Bonino (Università di Pisa), Pier Giorgio Borbone (Università di Pisa), Yuri Borgianni (Libera Università di Bolzano), Nico Bortoletto (Università di Teramo), Stefano Bory (Università di Napoli Federico II, Cristina Bosco (Università di Torino), Daniela Bostrenghi (Università di Urbino), Elena Bougleux (Università di Bergamo), Claudio Braccesi (Università di Perugia), Gianni Braghieri (Università di Bologna), Adone Brandalise (Università di Padova), Sergio Brasini (Università di Bologna), Andrea Brazzoduro (Università di Venezia Ca’ Foscari), Gianvito Brindisi (Università della Campania L. Vanvitelli), Cristiano Broccias (Università di Genova), Daniela Brogi (Università per stranieri di Siena), Alberto Brucato (Università di Palermo), Lorenzo Bruni (Università di Perugia), Ugo Bruschi (Università di Bologna), Davide Bubbico (Università di Salerno), Alessandro Bufalini (Università della Tuscia), Fiorella Bulegato (Università Iuav di Venezia), Massimo Bulgarelli (Università di Venezia Iuav), Gian-Luigi Bulsei (Università del Piemonte Orientale), Enrico Buono (Università della Campania L. Vanvitelli), Carmelo Buscema (Università della Calabria), Camilla Buzzacchi (Università Milano Bicocca), Maria Agostina Cabiddu (Politecnico di Milano), Ermenegildo Caccese (Università della Basilicata), Fortunato Maria Cacciatore (Università della Calabria), Giuseppe Cacciatore (Università di Napoli Federico II), Alfredo Caggianelli (Università di Bari), Roberto Cagliero (Università di Verona), Silvia Calamai (Università di Siena), Emilia Calaresu (Università di Modena e Reggio Emilia), Gian Paolo Califano (Università della Campania L. Vanvitelli), Roberta Calvano (UNITELMA Sapienza), Arturo Calzona (Università di Parma), Franco Cambi (Università di Siena), Maria Vita Cambria (Università di Messina), Francesco Campana (Università di Padova), Giovanna Campani (Università di Firenze), Giuseppe Campesi (Università di Bari Aldo Moro), Elisabetta Camussi (Università di Milano Bicocca), Rita Canella (Università di Ferrara), Luigi Canetti (Università di Bologna), Andrea Cannas (Università di Cagliari), Maddalena Cannito (Università di Torino), Antonio Cantaro (Università di Urbino Carlo Bo), Flavia Cantatore (Sapienza Università di Roma), Bruno Canuto (Conicet, Universidad de San Martin, Argentina), Carlo Capello (Università di Torino), Giovanna Capitelli (Università Roma Tre), Riccardo Capoferro (Sapienza Università di Roma), Andrea Capotorti (Università di Perugia), Claudio Capozzi (Università di Roma Tor Vergata), Rossella Capozzi (Università di Bologna), Stefano Capparelli (Sapienza Università di Roma), Guido Maria Cappelli (Università di Napoli l’Orientale), Melina Cappelli (Università di Napoli Federico II), Paolo Capuano (Università di Salerno), Maria Teresa Paola Caputi Iambrenghi (Università di Bari Aldo Moro), Annalisa Caputo (Università di Bari A. Moro), Patrizia Caraffi (Università di Bologna), Vincenzo Carbone (Università Roma Tre), Nicola Cardinale (Università della Basilicata – Matera), Marta Cariello (Università della Campania L. Vanvitelli), Gennaro Carillo (Università di Napoli Suor Orsola Benincasa), Claudia Carmina (Università di Palermo), Diego Carnevale (Università di Napoli Federico II), Silvana Carotenuto (Università di Napoli l’Orientale), Brunella Casalini (Universita di Firenze), Leonardo Casalino (Università Grenoble Alpes), Maurizio Casarin (Università di Padova), Rino Casella (Università di Pisa), Lorenzo Casini (Università di Messina), Roberto Caso (Università di Trento), Cristina Cassina (Università di Pisa), Luisa Castagnoli (Università di Roma Tor Vergata), Bruno Catalanotti (Università degli Studi di Napoli Federico II), Maria Teresa Catena (Università di Napoli Federico II), Carmine Catenacci (Università G. d’Annunzio Chieti-Pescara), Laura Cavazzini (Università di Trento), Mariacristina Cavecchi (Università di Milano Statale), Eugenio Caverzasi (Università dell’Insubria), Luigi Cazzato (Università di Bari A. Moro), Domenico Cecere (Università di Napoli Federico II), Marco Celentano (Università di Cassino e del Lazio Meridionale), Carlo Cellamare (Sapienza Università di Roma), Laura Cerasi (Università di Venezia Ca’ Foscari), Andrea Cerroni (Università di Milano-Bicocca), Domenico Cersosimo (Università della Calabria), Mauro Ceruti (IULM Milano), Alessia Cervini (Università di Palermo), Renato Chemello (Università di Palermo), Lucio Chiappetti (Istituto Nazionale di Astrofisica – IASF Milano), Cristina Chiavari (Università di Bologna), Gaetano Chiurazzi (Università di Torino), Paolo Ciampolini (Università di Parma), Alessandra Ciattini (Sapienza Università di Roma), Angelo Cicatello (Università di Palermo), Daniela Ciccolella (CNR-ISMed), Nicola Ciccoli (Università di Perugia), Vincenzo Cicero (Università di Messina), Marco Cilento (Sapienza Università di Roma), Felice Cimatti (Università della Calabria), Bianca Ciminelli (Università di Roma Tor Vergata), Salvatore Cingari (Università per stranieri di Perugia), Fabio Ciotti (Università di Roma Tor Vergata), Rosalba Ciranni (Università di Pisa), Letizia Cirillo (Università di Siena), Enrico Ciulli (Università di Pisa), Alida Clemente (Università di Foggia), Marco Clementi (Università della Calabria), Giulio Codognato (Università di Udine), Gemma Colesanti (ISEM-CNR), Bianca Colonna (Sapienza Università di Roma), Stefania Consigliere (Università di Genova), Alberta Contarello (Università di Padova), Silva Contarini (Università di Udine), Mino Conte (Università di Padova), Gianluigi Coppola (Università di Salerno), Maurizio Corbella (Università di Milano Statale), Giovanni Corbellini (Politecnico di Torino), Valerio Cordiner (Sapienza Università di Roma), Alberto Corigliano (Politecnico di Milano), Cleto Corposanto (Università di Catanzaro Magna Graecia), Pietro Corrao (Università di Palermo), Marcella Corsi (Sapienza Università di Roma), Cristiano Corsini (Università Roma Tre), Salvatore Cosentino (Università di Bologna), Massimo Costa (Università degli studi di Palermo), Dino Costa (Università di Messina), Stefania Costantini (Università de L’Aquila), Daniele Costanzo (Politecnico di Torino), Giovanna Covi (Università di Trento), Luca Cozzolino (Università di Napoli Parthenope), Stefano Cristante (Università del Salento), Carlo Cristiano (Università di Pisa), Maria Cristina Bartolomei (Università di Milano Statale), Enrico Cuccodoro (Università del Salento), Gaetano Curzi (Università di Chieti-Pescara), Domenico Antonio Cusato (Università di Catania), Nicola Cusumano (Università di Palermo), Giovanni Cutolo (Università di Napoli Federico II), Sergio D’Addato (Università di Modena e Reggio Emilia), Paola D’Alconzo (Università di Napoli Federico II), Laura D’Alfonso (Università di Milano Bicocca), Mauro D’Onofrio (Università di Padova), Paolo D’Achille (Università Roma Tre), Salvatore D’Acunto (Università della Campania L. Vanvitelli), Federico D’Agata (Università di Torino), Gabriella D’Agostino (Università di Palermo), Alessandro Dal Lago (Università di Genova), Andrea Dall’Aglio (Sapienza Università di Roma), Monica Dall’Asta (Università di Bologna), Elisabetta Dall’Ò (Università di Torino), Davide Dalmas (Università di Torino), Alessandro Dama (Politecnico di Milano), Fabio D’Andrea (Università di Perugia), Daniela Danna (Università del Salento), Marco D’Anna (Università di Catania), Michele Dantini (Università per Stranieri di Perugia), Luca Daris (Università dell’Insubria), Anna Dascenzio (Università di Napoli Suor Orsola Benincasa), Maurizio D’Auria (Università della Basilicata), Fabrizio Davì (Università Politecnica delle Marche), Nancy De Benedetto (Università di Bari Aldo Moro), Davide De Caro (Università di Napoli Federico II), Massimo De Carolis (Università di Salerno), Emanuela De Cecco (Università di Bolzano), Ernesto De Cristofaro (Università di Catania), Francesco De Cristofaro (Università di Napoli Federico II), Amedeo De Dominicis (Università della Tuscia), Claudio De Fiores (Università della Campania L. Vanvitelli) , Alessio De Francesco (CNR), Roberto De Gaetano (Università della Calabria), Giovanni De Gasperis (Università dell’Aquila), Giovanna De Luca (Università di Messina), Fernanda De Maio (Università Iuav di Venezia), Juan Carlos de Martin (Politecnico di Torino), Fabio De Nardis (Università del Salento), Giuseppe De Nicolao (Università di Pavia), Ernesto De Nito (Università di Salerno), Andrea De Petris (Università di Benevento Giustino Fortunato), Elisa De Roberto (Università di Roma Tre), Barbara De Rosa (Università di Napoli Federico II), Rosanna De Rosa (Università di Napoli Federico II), Giulia De Rosi (Universitat Politècnica de Catalunya – Barcelona), Alessandra De Rossi (Università di Torino), Giovanni De Santis (Università G. d’Annunzio Chieti-Pescara), Valeria De Santis (Università di Napoli Parthenope), Pasquale De Sena (Università Cattolica – Milano), Monica de Simone (CNR-IOM), Gianmaria De Tommasi (Università di Napoli Federico II), Stefania De Vido (Università Ca’ Foscari Venezia), Pietro Deandrea (Università di Torino), Lidia Decandia (Università di Sassari), Pierpaolo Degano (Università di Pisa), Paola Degni (Università di Bologna), Cristina Del Biaggio (Université Grenoble-Alpes), Gianni Del Panta (Università di Siena), Antonella Del Prete (Università della Tuscia), Costanza D’Elia (Università di Cassino), Carmen Dell’Aversano (Università di Pisa), Gabriele Della Morte (Università Cattolica Milano), Michele Della Morte (Università del Molise), Federico Della Valle (Università di Siena), Roberto Dell’Acqua (Università di Padova), Lelio Demichelis (Università dell’Insubria), Valeria Deplano (Università di Cagliari), Giovanni Destro Bisol (Sapienza Università di Roma), Donatella Di Cesare (Sapienza Università di Roma), Matteo Di Gesù (Università di Palermo), Carlo Di Giovine (Università della Basilicata), Antonio Di Majo (Università di Roma Tre), Paola Di Mauro (Università di Messina), Mauro Di Meglio (Università di Napoli l’Orientale), Enzo Di Nuoscio (Università del Molise), Rosita Di Peri (Università di Torino), Eugenio Di Rienzo (Sapienza Università di Roma), Emilia Di Rocco (Sapienza Università di Roma), Giovanni Di Stefano (Università di Palermo), Cristiano Diddi (Università di Salerno), Guerino D’Ignazio (Università della Calabri, Patrizio Dimitri (Sapienza Università di Roma), Vittorio Dini (Università di Salerno), Paola Dominici (Università di Verona), Paolo Donadio (Università di Napoli Federico II), Marco Dondero (Università di Macerata), Maria Grazia Dongu (Università di Cagliari), Raffaele Donnarumma (Università di Pisa), Romolo Donzelli (Università di Macerata), Angelo d’Orsi (Università di Torino), Edoardo Dotto (Università di Catania), Riccardo Dulmin (Università di Pisa), Nicola Durante (Università di Napoli Federico II), Stefano Ercolino (Università di Venezia Ca’ Foscari), Roberto Esposito (Università di Torino), Manlio Fadda (Università di Sassari), Ubaldo Fadini (Università di Firenze), Francesco Faeta (Università di Messina), Gabriella Falcicchio (Università di Bari Aldo Moro), Laura Fanti (Sapienza Università di Roma), Angelo Farina (Università di Parma), Romeo Farinella (Università di Ferrara), Giuseppe Favretto (Università di Verona), Ida Fazio (Università di Palermo), Mauro Federico (Università di Messina), Damiano Felini (Università di Parma), Chiara Fenoglio (Università di Torino), Vincenza Ferrara (Sapienza Università di Roma), Alfredo Ferrarin (Università di Pisa), Stefania Ferraro (Università di Napoli Suor Orsola Benincasa), Valeria Ferretti (Università di Ferrara), Francesco Ferretti (Università di Bologna), Massimo Ferretti (Scuola Normale di Pisa), Cristiana Fiamingo (Università di Milano Statale), Domenico Finco (UTIU), Lorenzo Finocchi Ghersi (Università IULM Milano), Stefano Finzi Vita (Sapienza Università di Roma), Flavio A. Fiorani (Università di Modena e Reggio Emilia), Donatella Fiorani (Sapienza Università di Roma), Stefano Fiore (Università del Molise), Vittoria Fiorelli (Università di Napoli Suor Orsola Benincasa), Domenico Fiormonte (Università di Roma Tre), Giovanni Focardi (Università di Padova), Federico Focher (IGM-CNR), Giorgio Fontana (Università Mediterranea di Reggio Calabria), Renato Fontana (Sapienza Università di Roma), Laura Formenti (Università di Milano Bicocca), Ferdinando Formisano (CNR – IOM/OGG), Maria Cristina Fornari (Università del Salento), Giorgio Forni (Università di Messina), Giuseppe Forte (Università di Catania), Rita Foti (Università di Palermo), Clara Franchi (Università Cattolica del Sacro Cuore – Brescia), Vincenzo Franciosi (Università di Napoli Suor Orsola Benincasa), Antonietta Fresa (Università di Padova), Luigi Frezza (Università di Salerno), Heidrun Friese (Universitaet Chemnitz), Guido Frosina (IRCCS Ospedale Policlinico San Martino – Genova), Fabio Frosini (Università di Urbino Carlo Bo), Andrea Fumagalli (Università di Pavia), Marco Fumian (Università di Napoli l’Orientale), Annalisa Furia (Università di Bologna), Massimo Fusillo (Università de l’Aquila), Luca Galantucci (Newcastle University – UK), Riccardo Galiani (Università della Campania L. Vanvitelli), Patrizia Galletti (Università della Campania L. Vanvitelli), Carmen Gallo (Sapienza Università di Roma), Alessandra Gambacurta (Università di Roma Tor Vergata), Cherubino Gambardella (Università della Campania L. Vanvitelli), Ivano Gamelli (Università di Milano-Bicocca), Vincenzo Gannuscio (Università di Modena e Reggio Emilia), Giuliano Garavini (Università Roma Tre), Maurizio Gargano (Università degli Studi Roma Tre), Gianmarco Gaspari (Università dell’Insubria), Alberto Gasparotto (Università di Padova), Luigi Gaudino (Università di Udine), Giacinto Gelli (Università di Napoli Federico II), Lorenzo Gelmini (Università del Piemonte Orientale), Sandra Gemma (Università di Siena), Dario Generali (ISPF-CNR), Bruno Genito (Università di Napoli l’Orientale), Paola Sonia Gennaro (Università di Ferrara), Gennaro Gervasio (Università Roma Tre), Elena Ghibaudi (Università di Torino), Riccardo Ghidoni (Università di Milano Statale), Marcello Ghilardi (Università di Padova), Sebastiano Ghisu (Università di Sassari), Roberto Giacobazzi (Università di Verona), Anna Giannetti (Università della Campania L. Vanvitelli), Diego Giannone (Università della Campania L. Vanvitelli), Gabriella Giansante (Università di Chieti-Pescara G. D’Annunzio), Anna Gigli (IRPPS-CNR), Daniele Giglioli (Università di Bergamo), Gianluca Gini (Università di Padova), Cristina Giorcelli (Università di Roma Tre), Daniela Giosuè (Università della Tuscia), Marco Giovagnoli (Università di Camerino), Laura Giovinazzi (Università degli studi di Napoli l’Orientale), Alberto Girlando (Università di Parma), Antonello Giugliano (Università di Napoli Federico II), Dimitri Giunchi (Università di Pisa), Elisa Giunchi (Università di Milano Statale), Carlotta Giusti (Università di Pavia), Ennio Gozzi (Università di Trieste), Lorenzo Gradoni (Max Planck Institute Luxembourg), Gian Luigi Gragnani (Università di Genova), Casimira Grandi (Università di Trento), Teresa Grange (Università della Valle d’Aosta), Paolo Graziano (Università di Padova), Margherita Grazioli (Gran Sasso Science Institute), Serena Grazzini (Università di Pisa), Fabrizio Greco (Università di Napoli Suor Orsola Benincasa), Giuliana Gregorio (Università di Messina), Patrizia Grimaldi (Università di Siena), Giorgio Grossi (Università degli Studi di Milano-Bicocca), Maria Grossmann (Università dell’Aquila), Enrico Grosso (Università di Torino), Riccardo Guarino (Università di Palermo), Alessandro Guerra (Sapienza Università di Roma), Michele Guerra (Università di Parma), Luisa Guerrini (Università di Milano Statale), Augusto Guida (Università di Udine), Silvia Gussoni (Sapienza Università di Roma), Luca Guzzetti (Università di Genova), Manuela Helmer-Citterich (Università di Roma Tor Vergata), Barbara Henry (Scuola Superiore Sant’Anna Pisa), Alexandre Hippert-Ferrer (Université Savoie Mont Blanc), Laura Iamurri (Università Roma Tre), Gabriele Iannàccaro (Università di Milano-Bicocca), Carlo Iannello (Università della Campania L. Vanvitelli), Roberta Iannone (Sapienza Università di Roma), Alessandro Iannucci (Università di Bologna), Luca Illetterati (Università di Padova), Chiara Ingrosso (Università della Campania L. Vanvitelli), Erminia Irace (Università di Perugia), Sandra Isetta (Università di Genova), Marco Isopi (Sapienza Università di Roma), Donatella Izzo (Università di Napoli l’Orientale), Silvia Izzo (Università di Cagliari), Umberto Izzo (Università di Trento), Paolo Jedlowski (Università della Calabria), Gian Carlo Jocteau (Università di Torino), Aleksandra Jovicevic (Sapienza Università di Roma), Gianluigi La Piana (Università di Bari Aldo Moro), Claudio La Rocca (Università di Genova), Francesca La Rocca (Università della Campania L. Vanvitelli), Paolo La Spisa (Università di Firenze), Sergio Labate (Università di Macerata), Giuliano Laccetti (Università di Napoli Federico II), Ezio Laconi (Università di Cagliari), Pina Lalli (Università di Bologna), Raffaele Landolfi (Università Cattolica Roma), Sabrina Lanni (Università di Milano Statale), Luca Lanzalaco (Università di Macerata), Diego Lasio (Università di Cagliari), Fortunata Latella (Università di Messina), Micaela Latini (Università dell’Insubria – Varese/Como), Nicola Laurenti (Università di Padova), Marco Lauri (Università di Macerata), Antonio Lavieri (Università di Palermo), Diego Lazzarich (Università della Campania L. Vanvitelli), Anna Lazzarini (Università di Bergamo), Giuliano Lemme (Università di Modena e Reggio Emilia), Riccardo Leoncini (Università di Bologna), Rosina Leone (Università di Torino), Antonio Leone (Università del Salento), Francesca Levi (Università di Pisa), Aldo Lino (Università di Sassari), Paolo Liverani (Università di Firenze), Lidia Lo Schiavo (Università di Messina), Bruno Lo Turco (Sapienza Università di Roma), Chiara Lombardi (Università di Torino), Stefano Lombardi Vallauri (IULM Milano), Andrea Lombardinilo (Università Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara), Simona Lomolino (Università Cattolica Milano), Mariano Longo (Università del Salento), Roberta Lorenzetti (Università di Bolog, Paola Loreto (Università di Milano Statale), Matteo Losana (Università di Torino), Luca Loschiavo (Università di Teramo), Brunello Lotti (Università di Udine), Nicola Lugaresi (Università di Trento), Alessandra Lunardi (Università di Parma), Giovanni Lupinu (Università di Sassari), Francesco Luzzini (Max Planck Institute for the History of Science, Berlin), Anastasia Macario (Università della Calabria), Massimo Maccagno (Università di Genova), Romano Madera (Università di Milano Bicocca), Marco Maggesi (Università di Firenze), Renato Magli (Università di Milano Statale), Valerio Magrelli (Università di Roma Tre), Diego Magro (Università di Torino), Mario Mainardis (Università di Udine), Matilde Maiorino (Università di Padova), Alessandra Maltoni (Università di Bologna), Marco Mamone Capria (Università di Perugia), Dino Manca (Università di Sassari), Roberto Mancini (Università di Macerata), Francesco Mancuso (Università di Salerno), Roberto Mandrioli (Università di Bologna), Beatrice Manetti (Università di Torino), Giorgio Manfré (Università di Urbino Carlo Bo), Gaetano Mangiameli (Università di Milano Statale), Paolo Maninchedda (Università di Cagliari), Fabio Marcelli (Università di Perugia), Maria Cristina Marchetti (Sapienza Università di Roma), Arnaldo Marcone (Università di Roma Tre), Costanza Margiotta (Università di Padova), Giorgio Mariani (Sapienza Università di Roma), Fausto Marincioni (Università Politecnica delle Marche), Marina Marini (Università di Bologna), Silvia Marinozzi (Sapienza Università Di Roma), Sergio Marotta (Università di Napoli Suor Orsola Benincasa), Gianfranco Marrone (Università di Palermo), Francesco Marsciani (Università di Bologna), Riccardo Marselli (Università di Napoli Parthenope), Enzo Martegani (Università di Milano-Bicocca), Davide Martinenghi (Politecnico di Milano), Pierluca Marzo (Università di Messina), Virginio Marzocchi (Sapienza Università di Roma), Anna Masecchia (Università di Napoli Federico II), Andrea Masini (Università Verona), Fabiana Massa (Università di Sassari), Paolo Augusto Masullo (Università di Napoli Federico II), Vincenzo Matera (Università di Bologna), Luigi Matt (Università di Sassari), Enrico Mauro (Università del Salento), Bruno Mazzara (Sapienza Università di Roma), Arturo Mazzarella (Università di Roma Tre), Eugenio Mazzarella (Università di Napoli Federico II), Giuliana Mazzi (Università di Padova), Augusto Mazzoni (Sapienza Università di Roma), Guido Mazzoni (Università di Siena), Daniela Melfa (Università di Catania), Sandro Meli (Università di Parma), Donata Meneghelli (Università di Bologna), Francesca Menegoni (Università di Padova), Ferdinando Menga (Università della Campania L. Vanvitelli), Marta Menghi (Università degli Studi di Genova), Milena Meo (Università di Messina), Maria Grazia Meriggi (Università di Bergamo), Valeria Merola (Università dell’Aquila), Sandro Mezzadra (Università di Bologna), Mauro Mezzini (Università Roma Tre), Simona Micali (Università di Siena), Roberto Miccú (Sapienza Università di Roma, Renato Miceli (Università della Valle d’Aosta), Maria Rita Micheli (Università di Perugia), Enrico Miglierina (Università Cattolica Del Sacro Cuore – Milano), Luisa Migliorati (Sapienza Università Di Roma), Filippo Mignosi (Università dell’Aquila), Marco Milanese (Università di Sassari), Ana Millán Gasca (Università Roma Tre), Fabio Minazzi (Università dell’Insubria – Varese), Alessandro Mirizzi (Università di Bari A. Moro), Luca Molinari (Università della Campania L. Vanvitelli), Salvatore Monda (Università del Molise), Giovanni Mongardi (Università di Bologna), Alessandro Mongili (Università di Padova), Federico Montanari (Università di Modena-Reggio Emilia), Tomaso Montanari (Università per stranieri di Siena), Daniela Montesarchio (Università di Napoli Federico II), Paolo Montesperelli (Sapienza Università di Roma), Silvia Morante (Università di Roma Tor Vergata), Raul Mordenti (Università di Roma Tor Vergata), Massimiliano Morelli (CNR-IPSP), Valter Moretti (Università di Trento), Giorgio Moro (Università di Padova), Sergio Morra (Università di Genova), Assuntina Morresi (Università di Perugia), Giovanni Morrone (Università della Campania Luigi Vanvitelli), Gerardo Morsella (Università di Roma Tor Vergata), Attilio Motta (Università di Padova), Pio Mottana (Università Milano Bicocca), Fabio Mugnaini (Università di Siena), Augusto Muracchini (Università di Bologna), Fabio Murena (Università di Napoli Federico II), Luca Muscarà (Università del Molise), Maria Rosaria Anna Muscatello (Università di Messina), Salvatore Muscolino (Università di Palermo), Marco Musella (Università di Napoli Federico II), Antonio Musolesi (Università di Ferrara), Giovanna Musso (Sapienza Università di Roma), Dario Nardini (Università di Milano-Bicocca), Franco Nasi (Università di Modena e Reggio Emilia), Laura Neri (Università di Milano Statale), Massimiliano Nicoli (Université Paris Nanterre), Flaminia Nicora (Università di Bergamo), Francesco Saverio Nisio (Università di Foggia), Luca Nivarra (Università di Palermo), Stefano Nobile (Sapienza Università Di Roma), Maria Clara Nucci (Università di Perugia), Massimo Nucci (Università di Padova), Teresa Numerico (Università di Roma Tre), Antonio Nunziante (Università di Padova), Luigi Nuzzo (Università del Salento), Miranda Occhionero (Università di Bologna), Ugo Maria Olivieri (Università di Napoli Federico II), Barbara Onida (Politecnico di Torino), Patrizia Oppici (Università di Macerata), Gianni Orlandi (Sapienza Università di Roma), Giovanni Orlandini (Università di Siena), Claudia Ortu (Università degli Studi di Cagliari), Sergio Pace (Politecnico di Torino), Anna Painelli (Università di Parma), Paola Paissa (Università di Torino), Mauro Pala (Università di Cagliari), Filippo M. Paladini (Università di Torino), Beatrice Palano (Università di Milano Statale), Massimo Palermo (Università di Siena), Salvatore Palidda (Università di Genova), Francesco Pallante (Università di Torino), Antonino Palumbo (Università di Palermo), Antonella Palumbo (Università Roma Tre), Raffaello Palumbo Mosca (Università di Torino), Luigi Pannarale (Università di Bari A. Moro), Federico Paolini (Università della Campania L. Vanvitelli), Luca Paolini (Università di Torino), Catia Papa (Università della Tuscia), Maria Carla Papini (Università di Firenze), Davide Papotti (Università degli Studi di Parma), Mariaeugenia Parito (Università di Messina), Franco Parlamento (Università di Udine), Massimo Parodi (Università di Milano Statale), Mauro Parodi (Università di Genova), Roberta Paroli (Università Cattolica del S. Cuore – Milano), Corrado Pasquali (Università di Teramo), Matias Pasquali (Università di Milano Statale), Federico Pasquaré Mariotto (Università dell’Insubria), Sabina Passamonti (Università di Trieste), Luisa M. Paternicò (Università di Napoli l”Orientale), Manoela Patti (Università di Palermo), Valentina Pazé (Università di Torino, Rossano Pazzagli (Università del Molise), Gianfranco Pecchinenda (Università di Napoli Federico II), Gianni Pedrizzetti (Università di Trieste), Susanna Pelagatti (Università di Pisa), Alessandro Pelizzola (Politecnico di Torino), Vincenza Pellegrino (Università di Parma), Franca Pelliccia (Sapienza Università di Roma), Emilia Perassi (Università di Milano Statale), Anna Perazzone (Università di Torino), Enrico Perilli (Università dell’Aquila), Lorenzo Perilli (Università di Roma Tor Verga), Alvise Perosa (Università di Venezia Ca’ Foscari), Domenico Perrotta (Università di Bergamo), Maurizio Persico (Università di Pisa), Giulio Peruzzi (Università di Padova), Alessandro Pes (Università di Cagliari), Antonio Pesenti (Università di Milano Statale), Antonello Petrillo (Università di Napoli Suor Orsola Benincasa), Francesco Petrini (Università di Padova), Corrado Petrocelli (Università della Repubblica di San Marino), Daniele Petrosino (Università di Bari Aldo Moro), Gabriella Petti (Università di Genova), Fulvio Pezzarossa (Università di Bologna), Daria Pezzoli-Olgiati (Ludwig-Maximilians-Universität München), Mario Piazza (Scuola Normale Superiore di Pisa), Leonardo Pica Ciamarra (ISPF-CNR), Roberta Picardi (Università del Molise), Paolo Piccinni (Sapienza Università di Roma), Luigi Piccioni (Università della Calabria), Stefano Piccolo (Università di Padova), Marina Pietrangelo (CNR-IGSG), Paolo Pini (Università di Ferrara), Valter Pinto (Università di Catania), Antonio Pioletti (Università di Catania), Mario Pireddu (Università della Tuscia), Paolo Pirillo (Università di Bologna), Francesco Pirone (Università di Napoli Federico II), Marco A. Pirrone (Università di Palermo), Nadia Pisanti (Università di Pisa), Valentina Pisanty (Università di Bergamo), Barbara Pizzo (Sapienza Università Di Roma), Filippo Pizzolato (Università di Padova), Alessandro Pluchino (Università di Catania), Daniela Poli (Università di Firenze), Enzo Poli (Università di Parma), Maurizio Popoli (Università di Milano Statale), Elena Porciani (Università della Campania L. Vanvitelli), Leone Porciani (Università di Pavia), Raffaele Porta (Università di Napoli Federico II), Elisa Chiara Portale (Università di Palermo), Ilaria Possenti (Università di Verona), Franco Praussello (Università di Genova), Enrico Prenesti (Università di Torino), Geminello Preterossi (Università di Salerno), Salvatore Prisco (Università di Napoli Federico II), Walter Privitera (Università di Milano Bicocca), Daniele Puglisi (Università di Catania), Pier Paolo Puliafito (Università di Genova), Francesco Punzo (Università di Catania), Antonio Putini (Sapienza Università di Roma), Riccardo Putti (Università degli Studi di Siena), Giuseppe Quaglia (Politecnico di Torino), Margherita Quaglino (Università di Torino), Fabio Quici (Sapienza Università Di Roma), Amedeo Quondam (Sapienza Università di Roma), Giacomo Raccis (Università di Bergamo), Marco Radi (Università di Parma), Daniele Radicioni (Università di Torino), Rodolfo Ragionieri (Università di Sassari), Fabio Raimondi (Università di Udine), Maura Ranieri (Università di Catanzaro Magna Graecia), Giancarlo Rappazzo (Università di Catania), Lucia Re (Università di Firenze), Enrico Rebeggiani (Università di Napoli Federico II), Caterina Resta (Università di Messina), Marco Revelli (Università del Piemonte Orientale A. Avogadro), Cecilia Ricci (Università del Molise), Antonella Riem (Università di Udine), Antonio Rigo (Università di Venezia Ca’ Foscari), Giorgio Rispoli (Università di Ferrara), Ezio Ritrovato (Università di Bari Aldo Moro), Maria Rizzarelli (Università di Catania), Giunio Rizzelli (Università di Foggia), Guido Rodriguez (Università di Genova), Enrico Rogora (Sapienza Università di Roma), Angela Romagnoli (Università di Pavia), Vincenzo Romania (Università di Padova), Onofrio Romano (Università di Bari A. Moro), Angelo Romeo (Università di Perugia), Maria Vita Romeo (Università di Catania), Valerio Romitelli (Università di Bologna), Guido Rosada (Università di Padova), Luca Rosati (Università per Stranieri di Perugia), Giancarlo Rossi (Università di Roma Tor Vergata), Emanuele Rossi (Università di Roma Tre), Massimiliano Rossi (Università del Salento), Stefano Rosso (Università di Bergamo), Gennaro Rotondo (Università della Campania L. Vanvitelli), Marcial Rubio Árquez (Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara), Monica Ruffini Castiglione (Università di Pisa), Giovanni Ruocco (Sapienza Università di Roma), Francesca Russo (Università di Napoli Suor Orsola Benincasa), Francesco Russo (Università di Catania), Nicola Russo (Università di Napoli Federico II), Remigio Russo (Università della Campania L. Vanvitelli), Vincenzo Russo (Università di Milano Statale), Maria Rutigliano (CNR-IMIP), Giuseppe Ruvolo (Università di Palermo), Andrea Saccoman (Università di Milano-Bicocca), Augusto Sainati (Università di Napoli Suor Orsola Benincasa), Andrea Salanti (Università di Bergamo), Pasquale Saldarelli (IPSP-CNR), Angelo Salento (Università del Salento), Giacomo-Maria Salerno (Sapienza Università di Roma), Ginevra Salerno (Università di Roma Tre), Gaetano Salina (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), Giovanni Salmeri (Università di Roma Tor Vergata), Enrica Salvatori (Università di Pisa), Stefano Salvia (Università di Pisa), Filippo Salviati (Sapienza Università di Roma), Mauro Sambi (Università di Padova), Antonietta Sanna (Università di Pisa), Donatello Santarone (Università di Roma Tre), Marina Santi (Università di Padova), Laura Santoro (Università degli Studi di Palermo), Rosario Santucci (Università del Sannio), Maria Michela Sassi (Università di Pisa), Gino Satta (Università di Bari “Aldo Moro”), Luca Scacchi (Università della Valle d’Aosta), Enzo Scandurra (Sapienza Università di Roma), Anna Scannavini (Università di L’Aquila), Laura Scarabelli (Università di Milano Statale), Andrea Scardicchio (Università del Salento), Raffaella Scarpa (Università di Torino), Francesco Schettino (Università della Campania L. Vanvitelli), Aldo Schiavello (Università di Palermo), Anne Angele Schoysman (Università di Siena), Lucia Sciannella (Università di Teramo), Attilio Scuderi (Università di Catania), Roberto Sebastiano (Politecnico di Milano), Giuseppe Sergi (Università di Torino), Roberto Serpieri (Università di Napoli Federico II), Alessandra Servidori (Università di Modena e Reggio Emilia), Paola Sessa (Università di Padova), Libero Sesti Osséo (Università di Salerno), Giorgio Sica (Università di Salerno), Marc Silver (Università di Modena e Reggio Emilia), Alessandro Simoncini (Università per stranieri di Perugia), Luisa Simonutti (ISPF-CNR), Stefania Sini (Università del Piemonte Orientale), Fabrizio Manuel Sirignano (Università di Napoli Suor Orsola Benincasa), Alessandro Somma (Sapienza Università di Roma), Federica Sossi (Università di Bergamo), Carlo Spagnolo (Università di Bari Aldo Moro), Emanuela Spanò (Università di Cagliari), Eleonora Sparvoli (Università di Milano Statale), Lucinia Speciale (Università del Salento), Laura Stancampiano (Università di Bologna), Marialuisa Stazio (Università di Napoli Federico II), Francesco Sticchi (Oxford Brookes University), Fabrizio Strata (Università di Parma), Irene Strazzeri (Università di Foggia), Giovanni Strinna (Università di Sassari), Giusi Strummiello (Università di Bari Aldo Moro), Fabio Angelo Sulpizio (Università del Salento), Alessio Surian (Università di Padova), Alba Rosa Suriano (Università di Catania), Francesco Sylos Labini (ISC-CNR), Oriana Tabarrini (Università di Perugia), Massimiliano Tabusi (Università per Stranieri di Siena), Arturo Tagliacozzo (Università di Napoli Federico II), Danilo Taglietti (Università di Napoli Federico II), Ornella Tajani (Università per Stranieri di Siena), Marida Talamona (Università degli Studi Roma Tre, Domenico Talia (Università della Calabria), Giorgio Tassinari (Università di Bologna), Elio Tavilla (Università Di Modena e Reggio Emilia), Ernesto Tavoletti (Università di Macerata), Mario Felice Tecce (Università di Salerno), Carlo Tedeschi (Università G. d’Annunzio Chieti-Pescara), Luigi Tedesco (Università di Bari A. Moro), Tiziana Terranova (Università di Napoli l’Orientale), Chiara Tesi (Università di Firenze), Alessandra Tessari (Università del Salento), Alessandro Teta (Sapienza Università di Roma), Mattia Thibault (Università di Tampere – Finlandia), Felice Tiragallo (Università di Cagliari), Maurizio Tirassa (Università di Torino), Carlo Toffalori (Università di Camerino), Claudio Tognonato (Università di Roma Tre), Andrea Tollardo (Università di Milano-Bicocca), Giuliana Tomasella (Università di Padova), Alessandro Tomei (Università G. D’Annunzio Chieti-Pescara), Franco Tommasi (Università del Salento), Vincenzo Tondi della Mura (Università del Salento), Stefania Tondo (Università di Napoli Suor Orsola Benincasa), Valeria Tonini (Università di Bologna), Gianluca Torta (Università di Torino), Massimiliano Tortora (Università di Torino), Maurizio Toselli (Università di Bologna), Fulvio Toseroni (Università Politecnica delle Marche), Antonio Tramontana (Università di Messina), Maria Antonietta Trasforini (Università di Ferrara), Graziella Travaglini (Università di Urbino), Emanuela Trevisan (Università di Venezia Ca’ Foscari), Michele Trimarchi (Università di Catanzaro Magna Graecia), Stefano Trinchese (Università G.d’Annunzio Chieti-Pescara), Tomaso Trombetti (Università di Bologna), Loretta Tuosto (Sapienza Università di Roma), Gianni Turchetta (Università di Milano), Gian Luca Tusini (Università di Bologna), Benedetta Ubertazzi (Università di Milano Bicocca), Ugo Ugazio (Università di Torino), Fulvio Ursini (Università di Padova), Salvo Vaccaro (Università di Palermo), Marco Valente (Università dell’Aquila), Giorgio Valentini (Università di Milano Statale), Salvatore Valiante (Università di Napoli Federico II), Marco Valisano (Università di Modena e Reggio Emilia), Mauro Van Aken (Università di Milano Bicocca), Armando Vannucci (Università di Parma), Mauro Varotto (Università di Padova), Valeria Varriano (Università di Napoli L’Orientale), Fabio Vasarri (Università di Cagliari), Mauro Velardocchia (Politecnico di Torino), Francesca Velotti (Università della Tuscia Viterbo), Stefano Velotti (Sapienza Università di Roma), Daniela Venanzi (Università di Roma Tre), Pietro Vereni (Università di Roma Tor Vergata), Donato Verrastro (Università degli Studi della Basilicata), Giovanna Vertova (Università di Bergamo), Alessandro Vescovi (Università di Milano Statale), Antonio Vetrò (Politecnico di Torino), Matteo Viale (Università di Torino), Marco Vianello (Università di Padova), Alessandra Vicentini (Università dell’Insubria), Silvia Vida (Università di Bologna), Luisa Villa (Università di Genova), Matteo Villa (Università di Pisa), Roberto Villa (Università di Milano Statale), Adriano Vinale (Università di Salerno), Vittorio Vinciguerra (Università della Tuscia), Antonio Violante (Università di Milano Statale), Galileo Violini (Universita della Calabria), Stefano Visentin (Università di Urbino Carlo Bo), Francesco Vissani (Gran Sasso Science Institute – Laboratori Nazionali del Gran Sasso), Ermanno Vitale (Università della Val d’Aosta), Fabio Vittorini (IULM Milano), Massimo Vittorio (Università di Catania), Silvia Vizzardelli (Università della Calabria), Giuseppe Vizzari (Università di Milano Bicocca), Paola Volpe Cacciatore (Università di Salerno), Pasquale Voza (Università di Bari), Maria Zalambani (Università di Bologna), Paola Zampa (Sapienza Università di Roma), Ilaria Zamuner (Università G. d’Annunzio di Chieti-Pescara), Alessandro Zanarini (Università di Bologna), Filippo M. Zerilli (Università di Cagliari), Iacopo Zetti (Università di Firenze), Gennaro Zezza (Università di Cassino e del Lazio Meridionale), Emanuele Zinato (Università di Padova), Alberto Ziparo (Università di Firenze), Rosalba Zizza (Università di Salerno), Giovanna Zoccoli (Università di Bologna), Paolo Zublena (Università di Genova), Giuseppe Zucchelli (CNR-IBF), Rodolfo Zucco (Università di Udine).
Altri firmatari
Maria Antonutto (TA Università di Bologna), Grazia Baroni (laureata al Politecnico di Torino), Giansandro Barzaghi (presidente Associazione NonUnodiMeno), Mauro Boarelli (saggista), Jacopo Cerri (consulente per Legambiente), Giovanni Dursi (Liceo statale G. Marconi di Pescara), Adolfo Fattori (Accademia di Belle Arti di Napoli), Francesco Gallo (docente di scuola superiore). Ida Ninni (docente di scuola superiore), Piera Angela Saccenti (Fondazione Claudio Abbado Milano, Civici Cori), Francesco Scutari (dottore di ricerca in filosofia), Paolo Vernaglione Berardi (Laboratorio archeologia filosofica), Maurizio Zanardi (Casa Editrice Cronopio)


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Antonio Scurati segnala l’appello in un editoriale di oggi (17.2.2010) sul Corriere della Sera:
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Così l’università muore I mali sono la troppa burocrazia, i nuovi baroni e lo scollamento dalla società
[…] Ebbene, se il futuro del nostro Paese ancora vi sta a cuore, sappiate che secondo molti professori l’università italiana sta morendo (secondo altri sarebbe già morta). Non sto esagerando. Proprio oggi viene pubblicato in rete (www.roars.it) un documento sottoscritto da più di duecento professori universitari dal titolo esplicito: «Disintossichiamoci». È un documento drammatico. Descrive l’università italiana odierna come un territorio gravemente contaminato da un incidente nucleare, una landa desolata, popolato di animali morenti. Secondo gli estensori del documento, infatti, il mutamento catastrofico che si è abbattuto sull’università negli ultimi decenni — un veleno sottile, una catastrofe al rallentatore — avrebbe sortito l’effetto non soltanto di devastarne il paesaggio istituzionale ma anche quello di desertificare gli animi delle donne e degli uomini che ci lavorano. Una distruzione terribile e paradossale: nella cosiddetta «società della conoscenza» — quella in cui il sapere assume un ruolo fondamentale per la vita sociale — condannata a morte lenta è proprio l’istituzione dedicata alle cose della conoscenza.[…]
https://www.corriere.it/editoriali/20_febbraio_16/cosi-l-universita-muore-4bfd4272-50f7-11ea-a691-847c284ba0e7.shtml?fbclid=IwAR1R8y3uesd4GPWEvfxqRgWvCJqh5V8o1BjCLCdCXV_iuLztfknBEZm0_K0
https://www.repubblica.it/scuola/2020/02/17/news/l_appello_di_200_accademici_l_universita_soffoca_disintossichiamola_-248779261/?ref=RHRS-BH-I0-C6-P3-S1.6-T1&fbclid=IwAR0CRhP94O44lbMhiLxDn6jsxY1VfFyARflQjjxSFP9CD-I7Gxx48v9kMbk
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Anche Ilaria Venturi segnala l’appello su Repubblica.
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Con il massimo rispetto, la premessa del documento mi ricorda l’abbrivio del film “Profondo rosso” di Dario Argento, che ne era anche la chiave. Chi stava aggredendo chi. In effetti era l’apparente aggressore la vittima. Ma gli spettatori per quasi tutto il film avevano creduto il contrario. Ebbene l’abbrivio del documento, con la succinta frase della Thatcher, peraltro acerrima avversaria di ogni burocrazia, mi sembra, senz’altra spiegazione, che abbia la stessa funzione. La frase, in realtà, al contrario del ruolo assegnatale nel documento, conoscendo il pensiero della Thatcher, ha un carattere squisitamente spirituale. Una spiritualità alimentata dal duro lavoro, senza il quale la maggior parte delle persone non mangia, che la Thatcher, nella concretezza della sua politica, ha inteso sempre sottrarre allo sfruttamento delle burocrazie statali, allora in auge. Bisogna infatti ricordarsi che storicamente è l’economia, di solito, che mette in ginocchio le dittature. Perchè l’economia, anche quella che sembra andare più a gonfie vele di altre, non riesce a coesistere per molto tempo con regimi autoritari, in quanto richiede costantemente pluralismo, garanzie legali di libertà e trasparenza.
“che la Thatcher, nella concretezza della sua politica, ha inteso sempre sottrarre allo sfruttamento delle burocrazie statali”
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Peccato che per l’università l’esito finale del sistema di controllo inaugurato dalla Thatcher sia stato quello che nel Regno Unito non esitano a definire “A very Stalinist management model”:
https://www.timeshighereducation.com/comment/opinion/a-very-stalinist-management-model/2013616.article
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Un esito che si è prevedibilmente replicato anche in Italia, dopo che abbiamo copiato le ricette inaugurate in UK.
Tra il pensiero della Thatcher e la crescita della burocrazia del controllo (agenzie, quango etc.) c’è un legame strettissimo. Direi che l’etichetta è (il)liberal reformers. Suggerisco questo: https://www.amazon.it/Thatcher-Sons-Revolution-Three-Acts/dp/0141006242
Come indicato, il problema piu’ importante e’ che sembra che la questione non interessi a nessuno. Infatti alla classe politica non interessa e quindi continue elocubrazioni in ambito universitario non avranno alcun effetto.
Il solo modo per riuscire a migliorare l’universita, a seguito di una pressione sulla politica’ a realizzare adeguate riforme e investimenti, e’ quello di coinvolgere la gente comune. E’ necessario che l’uomo della strada sia conscio che il primo a rimetterci, a tutti i livelli, e’ lui .
Parlando con amici sulla carriera di studi dei figli mi sento dire ” a vedendo come sono tratti chi si e’ laureato , sono contento che mio figlio non abbia studiato. Abbiamo risparmiato soldi, il figlio si’ divertito , ha piu’ prospettive di successo,..” Ho fatto notare che essere contenti di una tale situazione , e quindi votare per chi la perpetua, portera’ tutti a breve nel baratro. Loro probabilmente ci cadranno contenti.
Quindi e’ necessario far passare il messaggio che le universita’ non sono luoghi dove vivono i soliti figli di papa’ che hanno potuto studiare , e stipendifci . L’universita’ si deve aprire e uscire dall’isolazionismo. Per esempio il Politecnico di Milano dovrebbe smetterla di fare convegni per gli ex alunni pubblicizzando CEO e fantomatici direttetori generali , non facendo niente per chi veramente svolge la professione di ingegnere. La figura dell’ingegnere, la sua professionalita’, la sua interazione con la societa’ e il mondo accademico non a niente a che fare con i vari CEO . E’ lo stesso paradigma che ho citato tra universita’ e l’uomo della strada.
Umberto.
Appena ho letto questo articolo e l’appello mi sono sentita bene: è ciò che ripeto da anni, lo ripeto anche dove non si vuole che compaia la più piccola critica, cioè nelle situazioni istituzionali. Chi per anni si è piegato alla logica delle misurazioni ed analisi di dati raccolti in modo errato, chi sulla base di questi ha favorito carriere e parcheggiato altri, chi ha dato giudizi errati, guidati dalla logica della spartizione delle pochissime cattedre, chi ha lottato con ogni mezzo per sottrarre tesi, studenti ad altri, perché si chiedesse la cattedra per sé e per eventuali altri, da far assumere per pagare favori, è colpevole non meno di chi ha ideato questo sistema. Ora mi piacerebbe che, uomini e donne per ogni stagione, non comparissero fra i firmatari, o, perlomeno che nelle riunioni non si desse loro grande credito.
Si inseriranno senz’altro.
Dunque, l’uomo della strada. Nessuno ha compreso quale tesoro possa essere l’Università, soprattutto in alcuni territori. Tant’è che non sanno difenderle. Gli studenti che emigrano, le famiglie che li sostengono, fanno un danno enorme. Sono pedine di un sistema che sta spostando al Nord l’industria del sapere, mentre altrove alcuni pochi idealisti pensano alla formazione e al servizio alla comunità. Nelle Umanistiche gli studenti sono presi in giro, nella prevalente idea che non valgono, non possono far carriera o ambire a posti, ma le loro tasse possono mantenere i corsi di eccellenza. Per assurdo, evitano e danneggiano, coloro che nel tentativo di aiutarli ad essere e contare pretendono da loro. Se riuscissimo a far capire questo, si distruggerebbe una visione elitaria del sapere, si coinvolgerebbe tutta la comunità nella salvaguardia delle Università e della istruzione in genere e gli studenti studierebbero. I populisti sono nelle Università e ingannano i nostri studenti.
Dobbiamo avere il coraggio di parlare a tutti e non fra noi.
La scienza aperta è la via per arrivare alla strada. Popoliamo gli archivi aperti, disciplinari e istituzionali, discutiamo pubblicamente, regaliamo le nostre traduzioni di classici a Wikisource, apriamo i nostri siti teledidattici agli ospiti una volta conclusi i corsi – facciamo, in una parola, uso pubblico della ragione. Non è vero che leggere – e aiutare gli altri a leggere – il Simposio di Platone, l’Apologia di Socrate, la Divina Commedia o la Metafisica dei costumi, o studiare e far studiare la matematica o una scienza della natura non serve assolutamente a nulla: serve assolutamente a tutto.
La valutazione di stato lavora con contenitori il cui contenuto è per lo più inaccessibile e prevalentemente irrilevante, e pretende che il contribuente si fidi delle sue etichette. Ma non è né giusto né scientifico chiedere un atto di fede: mostriamo quello che facciamo, invece di cercare di incutere timore alchemicamente avvolti di nuvole di algoritmi e di dati proprietari.
A Roberto Burioni non è piaciuto l’appello:

E adesso chi ha il coraggio di dirgli che la Redazione di Roars è favorevole ai vaccini? Seguendo la sua regola, gli toccherebbe diventare favorevole all’insegnamento delle teorie no-vax nei corsi universitari …
Segnalato anche su Open:
https://www.open.online/2020/02/17/universita-oltre-200-accademici-contro-il-sistema-di-valutazione-della-ricerca-la-chernobyl-della-societa-della-conoscenza-la-lettera/?fbclid=IwAR0nWmsfIyScHWzoW9m3nMB9s2jyBIPmmRZkmrXt0Fkh1LdCzX4P2cgIJfo
“A Roberto Burioni non è piaciuto l’appello:”
Mi pare scontato che il dott.Burioni non sia d’accordo. Nessuno potrebbe se fosse pienamente funzionale al sistema che il documento critica così aspramente.
D’altra parte è proprio il suo modo di approcciare la scienza, così mercantilistico e baronale allo stesso tempo, una delle prove (tra l’altro tra le più triviali) della degenerazione del pensiero critico in credenza religiosa, il che giustificherebbe per sè una vaccinazione di massa per gli studenti e per i docenti delle università italiane.
Questa esternazione del dott. Burioni è utile solo perché indica con precisione l’opposto di quello che è il pensiero scientifico.
Ben detto! Mi ricordo che Roberto Burioni (professore presso la privata Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, fondata da don Luigi Maria Verzè) è colui che ha cogestito il cosiddetto “patto per la scienza” Grillo-Renzi che, con preoccupanti finalità interdittive, ha pericolosamente rilanciato, tramite il cavallo di Troia della (condivisibile) lotta all’antivaccinismo, i temi reazionari della neutralità della scienza. Purtroppo, l’attuale contingenza del ‘coronavirus’ sta permettendo al sistema mediatico monodirezionale che governa, di fatto, il paese (e che sarebbe opportuno cominciare ‘scientificamente’ a studiare), di rilanciare ossessivamente, ingigantendola, la sua immagine, finora relegata prevalentemente ai vaccini. Occhio ad entrambi!
Ecco come Burioni brandisce “The Lancet” discutendo con Salvo Di Grazia su Twitter: https://pbs.twimg.com/media/EQQ7j7oWkAA2AvY.jpg – apparentemente ignaro che proprio su “The Lancet” fu pubblicato, e rimase pubblicato per 12 anni, l’ormai famigerato articolo di Wakefield che associava la vaccinazione trivalente all’autismo: https://www.vox.com/2018/2/27/17057990/andrew-wakefield-vaccines-autism-study Che dobbiamo pensare? Che fra il 1998 e il 2010 era vero che il vaccino trivalente contro morbillo parotite e rosolia provocava l’autismo perché era scritto su “The Lancet” e poi, perché ritrattato, è diventato falso?
Per avere un termine di confronto vale la pena rileggere come Di Grazia, chiamato nella discussione che cito sopra “ginecologo con l’hobby della virologia”, racconta il caso Wakefield, qui: https://www.medbunker.it/2009/11/vaccini-wakefield-vaccini-autismo-e.html
Sento il desiderio di conoscervi. È così bello il fatto che abbiate proposto qualcosa che operativamente può farci superare questo lungo incubo
È un compagno che sbaglia Burione. Non aggredirlo aiutarlo a capire.
…compagno di cosa?
Ho appena letto un titolo sul Manifesto “L’universita’ e’ tossica, liberare saperi e ricerca”.
Posso dire che trovo questo titolo straordinariamente superficiale? Posso dire che questo e’ uno dei “titoli tossici” (sui giornali) da cui mi piacerebbe liberarmi?
Bisogna alzare l’asticella, nelle discussioni di queste cose piu’ ancora che altrove. Meno appelli al popolo piu’ rispetto delle cose importanti. Peraltro, la superficialita’ e’ uno dei principali appigli degli apprendisti stregoni.
A dire il vero, l’aggettivo “tossico” si addice a una serie di sviluppi recenti. L’avevo usato io stesso in relazione all’uso incauto della bibliometria (altri, invece, avevano usato il termine “Nefarious Numbers”):
https://www.roars.it/i-numeri-tossici-che-minacciano-la-scienza/
Più recentemente, The Toxic University è addirittura il nome di un libro, pubblicato da Springer:
https://link.springer.com/book/10.1057/978-1-137-54968-6
Considerato che un quotidiano qualche licenza nei titoli se la può concedere, direi che il titolo rispecchia bene il cuore del dibattito. Last but not least, il titolo dell’appello è “Disintossichiamoci”, ragion per cui il titolo dell’articolo appare decisamente aderente.
Grazie per la spiegazione Giuseppe. Evidentemente mi sono spiegato male e chiedo scusa per questo.
A me sembra che l’universita’ – e noi che ci siamo dentro – sia “intossicata” (avvelenata) e in questo caso, impegnarsi a disintossicarla ci starebbe tutto.
Mentre invece dire “l’universita’ e’ tossica” (velenosa) sia esagerare un po’ troppo, anche perche’ chi fosse d’accordo con una diagnosi del genere, credo dovrebbe impegnarsi a chiuderla. Tanta gente apprezza appelli radicali di questo tipo; partendo da chi non e’ riuscito a concluderla, arrivando a chi ci vuole mettere le mani sopra (o lo sta facendo).
Io personalmente non sono tra questi. Invece, vorrei una universita’ pulita trasparente e che permetta alla gente di realizzarsi professionalmente. Vorrei una universita’ democratica e rispettabile in un paese democratico e rispettabile – e gia’ che ci siamo, idem per i giornali.
Sono invece molto piu’ incline a parlare di bibliometria tossica o di procedure di reclutamento tossiche. Il libro purtroppo non lo posso leggere subito ma cerchero’ di farlo. Di nuovo, grazie per il feedback.
Grazie per la spiegazione. Dovendo spesso confezionare i titoli di Roars, ho sviluppato una qualche comprensione per i titolisti dei quotidiani. Incastrare in poche parole il messaggio fondamentale a volte è un vero puzzle. Il titolo del Manifesto non è corto («Contro l’ università tossica, liberiamo i saperi e la ricerca»): con quel “contro”, accompagnato da “liberiamo”, il titolista ha provato a trasmettere il senso dell’appello.
Gentile Professoressa Pievatolo, faccio presente a Lei, cosi wittgensteiniamente epistemologica nell’annosa disputa fra vero e falso,
che Lancet (così come le più grandi riviste SCIENTIFICHE del mondo), stanno pubblicando a tempo RECORD numerosissimi articoli sul Coronavirus, al fine consentire alla Scienza di salvare molte vite (compreso la Sua). Tra le altre cose, Lancet suggerisce di lavarsi spesso le mani. Le consiglio di non farlo, perchè tra 12 anni ci potrebbe essere una smentita a questo articolo.
Questo non fa che confermare la tesi di MCP sull’impossibilità di usare il contenitore come criterio dirimente, dato che il sapere è in continuo movimento.
Grazie per il consiglio, del quale chi usa il contenitore come criterio dirimente per stabilire la validità del contenuto farà certamente tesoro :-)
Nullius in verba.
Gentile Professoressa (e lo stesso vale per il Prof. De Nicolao), se Lei ha una polmonite, e non è tecnicamente in grado di valutare quale antibiotico utilizzare (Lei non può, ovviamente, essere capace di stabilire il criterio dirimente per stabilire la validità del contenuto in questo caso medico), nè la ROARS, nè le facezie del sapere come continuo movimento, nè Feyerabend, nè la Gazzetta dello Sport La salveranno. Le consiglio, in tal caso, di lasciar stare la pur intrigante filosofia del contenitore e del decision limit problem, e di affidarsi al farmaco suggerito da Lancet.
Per quel tipo di malattie infettive, il suggerimento di lavarsi spesso le mani è condiviso da tempo da tutta la comunità scientifica e trae la sua forza da ciò, prima ancora che dal contenitore Lancet. Tra coloro che, lasciando stare “la pur intrigante filosofia del contenitore e del decision limit problem”, si sono affidati alla cura garantita da Lancet vanno annoverati i pazienti che si sono sottoposti ai trapianti di trachea ideati dall’astro nascente (e poi cadente) Paolo Macchiarini. Il riquadro sottostante (7 deceduti su 9) è tratto da un articolo sul sito della BBC (https://www.bbc.com/news/magazine-37311038). Nel frattempo è morto anche Y. Cetir, mentre D. Onogda, dopo la rimozione della trachea trapiantata, è sopravvissuto.
Non sono i contenitori che possono garantire la verità scientifica, vedi il caso Wakefield citato da MCP e anche il caso Macchiarini, ma il controllo incrociato della comunità degli scienziati che si basa proprio sul “nullius in verba”, che, non accidentalmente, è il motto della Royal Society.
Non stavamo discutendo di come curare una polmonite batterica, o se è o no opportuno lavarsi le mani, ma di come considerare la ricerca “di frontiera”. I protocolli di cui parla sono ormai consolidati grazie a discussioni talvolta feroci fra i suoi colleghi – i quali, in passato, hanno avuto difficoltà ad accettare perfino la raccomandazione di lavarsi le mani pur in presenza di evidenze empiriche. Altra cosa, infatti, è trattare il nesso fra vaccinazione MPR e autismo come accertato sulla base di un piccolo studio casistico solo perché pubblicato+ da “The Lancet”. Nel 1998, certo, non erano ancora note le frodi e i conflitti d’interesse dell’ex medico Wakefield: ma i media generalisti, anche perché addestrati a valutare il contenuto sulla base del contenitore, hanno diffuso un allarme sulle vaccinazioni che ha provocato morti evitabili – sulla base di un articolo fin dall’inizio piuttosto debole. Se invece nel pubblico fosse stata diffusa la consapevolezza che gli articoli sulle riviste – anche quelle con un alto fattore d’impatto – non sono l’ultima parola, bensì l’inizio di una discussione, soprattutto quando trattano di ricerca di frontiera, forse qualcuno, oggi, sarebbe ancora vivo.
Nullius in verba non è un’invenzione di Feyerabend: è il motto che la Royal Society, nel XVII secolo, adottò invitando a rifiutare il principio d’autorità e a verificare sperimentalmente ogni affermazione: bizzarro che nel XXI secolo ci siano studiosi che preferiscono associare la scienza all’ipse dixit, o, più propriamente, all’ipse scripsit.
Che poi se uno deve aspettare di leggerlo sull’autorevole Lancet di lavarsi le mani, stamo messi bene stamo.
Meglio che chi dissente lo faccia chiaramente, senza partecipare per far sì che nulla cambi
Non perdiamo di vista l’obiwttivo principale. D’accordo sull’uso dei titoli dei giornali. Ma usare una metafora come quella di ripulire l’università dai metodi che non sono della ricerca ma dell’azienda mi pare lecito.
La mia domanda, alla quale di solito segue in risposta un assordante, vago, imbarazzato, ecumenico silenzio, è sempre la stessa.
Abbiamo un concorso per un posto di professore universitario.
Partecipano Andrea, un cretino raccomandato, e Giovanni e Filippo, due bravissimi studiosi.
Come si fa ad evitare che Andrea vinca in concorso?
Data la profondità della questione posta, direi che il silenzio che segue è sicuramente imbarazzato.
La ‘coccolo’ io. Andrea ha l’abilitazione? Se sì, sono stati cretini anche i commissari. Magari ‘incentivati’?
Attualmente, se Andrea, proprio perché raccomandato, ha il nome in numerosi articoli a cui non ha contribuito e beneficia di citazioni ben pilotate, potrebbe essere difficile evitare che vinca.
ci sarebbe un metodo, un po’ desueto: leggere gli scritti di Andrea, Giovanni e Filippo. Certo, se Andrea ha pubblicazioni in una rivista di classe A, forse è inutile…
Si vede che arturotozzi non sa come funzionano adesso le cose.
Ad un concorso partecipano Giovanni e Filippo, due degni studiosi (che meritano comunque di vincere un concorso, ma il posto è uno solo), che non brillano particolarmente, ma si occupano di argomenti che “vanno” e, anche se relativamente “di routine” (o forse proprio per quello), questi argomenti hanno un grande seguito con annesso mare di citazioni.
Poi al concorso partecipa Andrea, studioso brillante ed eccezionale che, pur avendo ottenuto riconoscimenti prestigiosi a livello mondiale, si occupa di un settore che non va di moda, anche se unanimemente riconosciuto come molto importante.
Il problema è come fare in modo (innanzitutto, che ci sia un numero di posti sufficiente per tutti e tre, ma, in difetto) che il concorso lo vinca Andrea.
PS: Ovviamente ci sono molte possibili variazioni sul tema e casi intermedi, sia chiaro!
Mi accontenterei se Giovanni e Filippo avessero il modo di continuare a lavorare nel rispetto che meritano, senza essere screditati da giudizi ad hoc al solo fine di favorire altri.
Dico solo che appena letto mi sono precipitato a firmare. Mi deprimo quando leggo Bu(o)rioni, o questo ArturoTozzi, capisco e mi rammarico da vecchio professore quando sento lo stesso Scurati sul corrierino meneghino evocare queste terribili figure dei Baroni, è tutta colpa loro! E come mai si possa immaginare di investire su una Unipubblica così pieni di questi mostruosi e immorali soggetti? Prima bonifichiamo UniPubblica dai Baronacci poi (dopo aver finanziato le imprese=lavoro -sic-) daremo 100milioni di euro all’università. Attendiamo le reazioni del bocconiani meneghini ;)
Giufe, guarda che i bocconiani l’hanno già detto che l’università va distrutta:
La ricerca in Italia. Cosa distruggere, come ricostruire
https://www.unibocconi.it/wps/wcm/connect/ev/Eventi/Eventi+Bocconi/La+ricerca+in+Italia
Con la benedizione, fra gli altri, di Gino Nicolais Presidente CNR, Roberto Cingolani IIT e Maria Chiara Carrozza allora ministro (non ricordo se è stato in questa occasione o un’altra volta che poi alla fine ha trovato una scusa per non intervenire)
Io ho firmato (e nel commento inviato avevo detto che occorrerebbe essere meno “universitocentrici” e tenere conto anche degli Enti Pubblici di Ricerca a cui burocrazia, CONSIP, VQR ecc. si applicano tanto quanto) ma alcuni colleghi a cui lo ho diffuso nel mio istituto (una struttura dell’INAF) non firmeranno proprio per questa “dimenticanza”
Il testo è stato da poco modificato: non più “università” ma “istituzione”.
[…] Valeria Pinto, “Disintossichiamoci: un appello per ripensare le politiche della conoscenzaR… […]
Egregio Alberto Baccini, visto che in tanti hanno risposto riguardo al caso umano di Andrea, la mia domanda non è poi tanto scema.
Il problema di fondo è questo: siete tutti bravissimi nella pars destruens (cioè ammazzare Lancet, criticare gli eccessi del nuovo andazzo universitario italiano, indignarsi per il publish or perish, massacrare la deriva internazionalizzante, smantellare l’H-index, interpretare l’epistemologia nel contesto di uno scetticismo super-pirroniano, attaccare Burioni ed i Baroni), ma poi crollate sulla parte costruttiva, cioè quella operativa.
Oltre ad indignate lamentationes, non ho sentito UNO di voi fare una proposta CONCRETA su come risolvere gli immani problemi che, ammetto, GIUSTAMENTEe portate all’attenzione collettiva. In soldoni, vogliamo sapere cosa proponete dal punto di vista PRATICO per far sì che Andrea sia valutato in maniera corretta rispetto a Giovanni, che il publish and perish finisca, che i fondi statali vengano ben distribuiti tra le Università, che l’H-index non domini incontrastato, etc. Ovviamente, e questa è da parte mia un’excusatio non petita, se proponete di tornare allo status quo ante ANVUR, il popolo vi considererà dei reazionari.
Dunque, proponete e costruite, con la stessa innegabile perizia con la quale criticate. Nessuno qui ha pregiudizi: siamo scienziati, e pertanto per definizione aperti alle vostre proposte. A quelle testabili e sperimentabili, ovviamente.
arturotozzi pecca di ingenuità credendo di essere il primo a chiederci cosa proponiamo. A dire, il vero, molti prima di lui, avendo esauriti gli argomenti nel merito, hanno fatto ricorso al classico “voi cosa proponete dal punto di vista pratico”. Ebbene, da molti anni, il nostro blog contiene una apposita sezione intitolata idee e prospettive:
https://www.roars.it/idee-e-prospettive/
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Va comunque detto che alcuni lettori soffrono di una distorsione prospettica. Come nel Paese dei ciechi di H.G. Wells, in Italia Roars sembra eretico, mentre si limita ad aprire alla discussione internazionale le finestre di un paese fermo alla preistoria. Facciamo notare che in altre nazioni da tempo sono giunti alla conclusione che il sole non gira intorno alla terra e la reazione è: eresia! Eresia! Ci viene spesso chiesto cosa abbiamo elaborato, ma in realtà quello che scriviamo è ben poco originale. Sembriamo marziani perché in Italia il dibattito internazionale sulla valutazione è sconosciuto. Ci rivolgono accuse di empietà che andrebbero girate ai premi Nobel, a Nature e così via. Mancano persino i fondamentali storici. È capitato di dover spiegare che “uso pubblico della ragione” non è una sorta di slogan sessantottino ma è preso da Kant. È in quei momenti che pensi che Burioni qualche ragione ce l’ha, ma poi ti fai forza e cerchi di continuare a spiegare l’ABC.