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G. Viesti: da Berlusconi a Renzi è in atto un vasto programma per poter chiudere le università

«Il timore che si esprime nel rapporto è che gli effetti a valanga intensificheranno i propri effetti. Quindi, l’università – come sistema – è a rischio marginalizzazione. In particolare, l’università del Mezzogiorno è a rischio estinzione. Noi, perché abbiamo fatto questo libro?  Soprattutto suoniamo un campanello di allarme. Nessuno potrà più dire ”Oh, mi chiude l’università di … Che meraviglia!”. Quello che sta succedendo in questi anni sta ponendo le basi perché anche eventi di questo genere possano realizzarsi. […] Il punto chiave è che la palla di neve non si ferma con le mani. Questa è una scelta politica. Ex ante? Ex post? Chi l’ha decisa prima? Io non lo so. Trovo dai dati che è una direzione, una scelta politica fortissima. E la cosa che stupisce è che non c’è nessuna differenza fra Berlusconi, Monti, Letta, Renzi. La politica è assolutamente identica. Di questa politica non si è occupato il Parlamento, nel senso che non ho trovato evidenza di discussioni parlamentari su questi temi. Ho trovato invece evidenza di un pensiero unico, di una rappresentazione sciatta dell’università (ancora un anno fa sul Corriere della Sera in prima pagina si leggeva che l’università italiana è gratuita)».

«[…] Il timore che si esprime nel rapporto è che gli effetti a valanga intensificheranno i propri effetti. Quindi, l’università – come sistema – è a rischio marginalizzazione. Io ho molto discusso con Gianfelice Rocca – abbiamo due idee completamente diverse – perché lui pensa che Milano sia forte se la Lombardia ha un’università forte. Io – da professore di Economia – penso che Milano sia forte, se il sistema universitario italiano è forte. Perché Monaco di Baviera è forte, non perché è forte l’università della Baviera, ma perché è forte il sistema tedesco. Quindi, le conseguenze di questo sono molto rilevanti. In particolare, l’università del Mezzogiorno è a rischio estinzione. Noi, perché abbiamo fatto questo libro? Perché siamo dei ricercatori, ci siamo appassionati al tema, forniamo dei dati, forniamo le nostre valutazioni – che come tutte sono discutibili – ma soprattutto suoniamo un campanello di allarme. Nessuno potrà più dire ”Oh, mi chiude l’università di … Che meraviglia!”. Quello che sta succedendo in questi anni sta ponendo le basi perché anche eventi di questo genere possano realizzarsi. […] Il punto chiave è che la palla di neve non si ferma con le mani. Questa è una scelta politica. Ex ante? Ex post? Chi l’ha decisa prima? Io non lo so. Trovo dai dati di poter dire che è una direzione, una scelta politica fortissima. E la cosa che stupisce è che non c’è nessuna differenza fra Berlusconi, Monti, Letta, Renzi. La politica è assolutamente identica. Di questa politica non si è occupato il Parlamento, nel senso che non ho trovato evidenza di discussioni parlamentari su questi temi. Ho trovato invece evidenza di un pensiero unico, di una rappresentazione sciatta dell’università (ancora un anno fa sul Corriere della Sera in prima pagina si leggeva che l’università italiana è gratuita), che amplifica (come naturalmente è giusto che sia) tutti i fenomeni di corruttela, di nepotismo, che ci sono nelle università – che vanno assolutamente amplificati – ma che non li colloca in un quadro di insieme. Per cui ho molti dubbi su quale sia l’opinione degli italiani sull’università. E ho molti dubbi su come si schiererebbero gli italiani in una discussione sulle risorse per l’università. Certamente è un fenomeno di fuga della politica. Gli inglesi hanno annunciato cosa avevano in mente, gli italiani no. Il Governo è stato delegato al merito, alla tecnica. Noi pensiamo che questa tecnica, soprattutto il passaggio all’FFO, sia estremamente discutibile, ma che dentro ci sia una scelta politica del tutto evidente. Che richiede una riflessione. Poi ognuno può essere delle sue idee. Noi portiamo 600 pagine di analisi, poi ognuno ha le sue idee e noi pensiamo che non sarebbe male un’indagine parlamentare. Soprattutto, discutere quanti soldi. […] »

Pubblichiamo il video e le slide della presentazione da parte di Gianfranco Viesti del libro, da lui curato, “Università in declino: un’indagine sugli atenei da Nord a Sud” (Donzelli editore)”, Università degli Studi dell’Aquila, 12 aprile 2016.

Il 29 aprile alle 18.00, Gianfranco Viesti presenterà il volume anche a Milano, presso la  Casa della Cultura (Via Borgogna, 3). Discussant: Daniele Checchi (ANVUR), Marino Regini (Università di Milano), Mario Ricciardi (Università di Milano), modera Armando Massarenti (Il Sole 24 Ore).

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13 Comments

  1. Scusate,
    c’è questa notizia in giro:

    http://ilmanifesto.info/da-ricercatori-a-imprenditori-cosi-il-governo-vuole-cambiare-la-ricerca/

    Il Ministro parla di “una delega specifica alla legge Madia”.

    Sapete qualcosa in merito, il numero del provvedimento della “delega”, dove poterla trovare, il testo?
    Mi piacerebbe seguire la questione, a chi possiamo chiedere?
    Sul sito del Governo non l’ho trovato.
    Seguiamo questa vicenda e soprattutto i tempi.
    Grazie,
    Anto

  2. Mi sentirei di aggiungere anche i governi Ciampi, D’Alema, Amato e Prodi.

  3. Giorgio Pastore says:

    Se Viesti parla con Gianfelice Rocca, ha probabilmente davanti uno di quelli che più hanno lavorato per farci arrivare a questo punto.
    .
    Ovviamente le opinioni personali sono insindacabili. Ma in un Paese democratico e parlamentare come il nostro (secondo Costituzione), decisioni sulle strategie generali circa l’ Università si prendono alla luce del sole in Parlamento.
    Senza nasconderle dietro “riforme epocali” e “meritocrazia a parole” la mera riduzione di un sistema che tutto è (o era) tranne che pletorico (rispetto ai bisogni del Paese).

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Qualcuno, improvvisandosi arbitro, ha deciso che era pletorico e, come diceva Boskov, “rigore è quando arbitro fischia”.

  4. indrani maitravaruni says:

    E’ bello avere come presidente del consiglio un tizio che fa pubblicità alla Apple mentre i suoi manovratori stanno rasando al suolo l’università.
    Davvero un grande momento storico per istruzione e ricerca.

  5. aristotele says:

    il punto chiave è che la palla di neve (ormai una valanga) non la si ferma con le mani (nude) come dice Viesti: già, ma chi fa più opposizione in questo paese narcotizzato e conformista? ci vorrebbe un’indagine parlamentare sullo stato reale, presente e futuro, dell’università e della ricerca in Italia, ma chi la chiederà, se l’opposizione è affidata agli attuali compagni di merende? e se l’indagine parlamentare fosse guidata o ‘telefonata’ dalla solita onnipresente banda Bocconi? non ci resta che piangere… o aspettare il vento di Francia, une fois encore

  6. Se si guarda ai ministri Miur per lo meno da Ortensio Zecchino in poi, tolta forse qualche eccezione, è già sufficiente come concentrato di spiegazione.

  7. marco2013 says:

    E’ difficile capire se questa situazione più che decennale sia frutto di una precisa volontà Bocco-industrial-politica. Certo è che la sensazione di inefficiente pressapochismo è assai spiccata, ci va a pennello l’opinione di Hugo Chavez vs Bush:

    caballeros no tiene la más mínima idea de lo que es … las universidades y la investigación

    https://www.youtube.com/watch?v=qrTcb2tFk-4

  8. Tra le infinite evidenze c’è la testimonianza di Giorgi Israel che in poche righe coglie il punto esattamente

    “Non c’è né Spectre né Protocolli, ma un’agenzia molto trasparente che ha lanciato da tempo un’Opa sul sistema dell’istruzione italiano (tutto, scuola e università). È Confindustria, con gli organi preposti (Treelle, Fondazione Agnelli, ecc.), i suoi uomini piazzati nelle posizioni giuste (Gianfelice Rocca, appunto), gli utili alleati (cfr. la lista del comitato di Treelle) e con il suo Manifesto di cui Massarenti è il portavoce. Il bello è che è un’Opa a costo zero, un caso unico al mondo, nel solco della tradizione italica del capitalismo assistito. Un modo per formare quadri aziendali gratis e avere un ufficio studi a costo zero. Domani si terrà un convegno di questa “agenzia” alla Luiss su Scuola, università e ricerca “i numeri da cambiare” (sic…).”

    https://www.roars.it/online/riformare-anvur-meglio-tardi-che-mai/comment-page-1/#comment-6283

  9. una piccola precisazione:
    è sbagliato dire “chiudere l’università”
    E’ corretto dire: “togliere 11 anni di vita a quei precari che negli ultimi anni hanno dato tutto e devono andare via perché il sistema non li accoglie”.

    Metto, tanto per dare un’idea, la foto dei miei 3 libri

    https://www.facebook.com/ricercatorinonstrutturati/photos/a.1509100832708757.1073741829.1508171019468405/1684612151824290/?type=3&theater

    Ci sono ordinari, che, nel mio settore hanno 1 solo libro e nessuno caccia e io gli pago lo stipendio.

    Bisognerebbe dire che il Governo ed il Parlamento stanno CHIUDENDO LE PORTE AI MERITEVOLI.

  10. Pingback: G. Viesti: da Berlusconi a Renzi è in atto un vasto programma per poter chiudere le università | Fabio Argiolas

  11. Pingback: La politica non cambia mai: ha scelto di colpire l’università | La Città di Radio3

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