In attesa di più elaborati commenti segnaliamo l’uscita, in data odierna del
e del
A un primo sguardo si nota la sostituzione delle aree CUN con i settori ERC e un notevole calo delle risorse stanziate.
In attesa di più elaborati commenti segnaliamo l’uscita, in data odierna del
e del
A un primo sguardo si nota la sostituzione delle aree CUN con i settori ERC e un notevole calo delle risorse stanziate.
A un primo sguardo si nota la sostituzione delle aree CUN con i settori ERC e un notevole calo delle risorse stanziate.
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Se qualcosa non mi è sfuggito mi pare di vedere un finanziamento complessivo di poco superiore ai 38 milioni di euro che è il 22% dell’ultimo PRIN che era stato definito come il valore medio dei 5 precedenti. Immagino che le percentuali di insuccesso saranno altissime.
La solita cosa baronale. Prima domanda informale per l’11 febbraio e poi solo i preselezionati avranno la possibilità di presentare domande a GIUGNO ! Non resta che andarsene da questo da questo paese …
Queste selezioni anagrafiche dei finanziamenti a fronte di una popolazione universitaria sempre più attempata che senso hanno?
Faccio fatica a comprendere questa logica applicata ai concorsi, ma lasciare senza finanziamenti ministeriali PI cinquantenni con il pretesto dello svecchiamento?
Non hanno senso. Lo potrebbero avere di fronte a finanziamenti maggiori per fare entrare nella direzione della ricerca anche i docenti più giovani. Con queste cifre si dimostra solo l’intenzione di uccidere la ricerca. Quali sono le probabilità di vedersi approvare un PRIN? Le università preselezionano un numero di progetti doppi di quelli finanziati l’anno scorso per mandarli alla selezione finale che ne escluderà quasi un 80%. E’ finita l’esperienza dei PRIN a meno che la nuova maggioranza parlamentare non faccia la rivoluzione in questo campo.
Una precisazione: i PRIN starting mi pare semplicemente sostituiscano quelli che prima erano i FIRB di linea (3 o 2) riservata agli strutturati. Quindi nessuna discriminazione per gli strutturati non giovanissimi, direi.
Invece sicuramente risorse ridottissime (anche in considerazione del fatto che chi prima partecipava ai FIRB strutturati ora partecipa ai PRIN starting).
Chiedo scusa se ho capito male io qualcosa, di PRIN non ne so molto, me ne intendo solo di FIRB.
Certi FIRB erano infatti dei PRIN mascherati con tanto di strutturati fra i componenti delle unità di ricerca. La novità di ora è che in questi PRIN junior anche tutti i componenti devono avere la stessa età scientifica. Comunque le risorse sono veramente ridottissime, si deve andare a 20 anni fa per trovare cifre simili. Forse il bando non è chiaro sui finanziamenti, in realtà i settori LS sono 9, i PE sono 10 e i SH sono 6. Aspettiamo chiarimenti.
Lo scopiazzamento della struttura dei bandi ERC (molto, ma molto criticabile) dimostra solo ed esclusivamente l’incredibile provincialismo della burocrazia MIUR.
Caliamo un velo pietoso sulla probabile entità dei finanziamenti. Siamo alla presa per i fondelli completa e totale.
Proporrò che il mio DIpartimento voti una mozione di censura pesantissima dell’operato del MIUR.
A presto
Marco Antoniotti
Condivido pienamente. Si assiste ad uno scopiazzamento di modelli esteri completamente avulso dalla realtà italiana, come se per colmare il divario bastasse cambiare le regole del gioco. Con questa probabilità di ottenere un finanziamento, conviene davvero investire tempo ed energie per la stesura di un progetto MIUR? A questo proposito: sarà ancora organizzato in modelli B ed A, rigorosamente bilingue?
Anchwe io “Proporrò che il mio DIpartimento voti una mozione di censura pesantissima dell’operato del MIUR.”
mi domando perche’ nel paese in cui i giovani sono piu’ bistrattati, abbandonati, vessati, penalizzati, sia poi necessario mettere in atto la fiera dell’ipocrisia con questi limiti di eta’. Oltretutto per chi come me e la maggior parte di quelli dell’area 6 ha dovuto necessariamente fare in fila laurea, specializzazione e dottorato, rientrare nei limiti indicati sarebbe stato comunque impossibile.
Sull’ammontare delle risorse stanziate non faccio commenti. E’ semplicemente ridicolo.
V.
I nuovi bandi FIRB/PRIN hanno aspetti interessanti e punti critici.
Come cose sicuramente buone direi innanzi tutto
a) la preselezione su un progetto semplificato. Compilare un bando PRIN/FIRB è un lavoro immane, soprattutto se confrontato con le possibilità di successo. Prima si presenta una proposta ridotta, se si passa la preselezione si scrive un progetto completo.
b) La suddivisone in settori ERC, è un’ottima cosa perché cerca di avvicinarci ad un modello di Finanziamento che è largamente sfruttato in europa e condiviso da moltissimi partner europei.
c) La divisione dei finanziamenti per PE (Physical-Engineering) LS (Life Science) SH (Social Humanities) dovrebbe favorire i progetti multidisciplinari. Inoltre, la preselezione in base alle 14 aree era molto più complessa.
d) le indicazioni chiare ai referee, 3 questa volta, con l’indicazione delle varie soglie.
Come aspetti che mi lasciano un po’ perplesso direi:
a) la presenza di giovani ricercatori sia nel PRIN che nel FIRB. Il PRIN è diventato quasi un doppione del FIRB, e viste le scarse risorse a disposizione, non sono convinto che sia una buona idea.
b) E’ rimasta sia la preselezione che la necessità di scrivere I progetti in italiano e inglese.
c) la selezione dei referee, per cui non è chiaro il meccanismo. Inoltre, referee diversi hanno diverse scale di punteggio, per cui c’è il rischio serio che siano preselezionati/finanziati non I progetti migliori, ma paradossalmente quelli in aree dove tradizionalmente la i referaggi sono più generosi.
Come punto davvero critico, come osservato da diversi commentatori, le risorse minime destinate ai PRIN-FIRB, meno di 70 milioni in totale. Con queste cifre, sarà molto difficile fare ricerca a livelli competitivi nell’univeristà italiana.
70 milioni di euro sono diciamo 140 progetti. Questa sarebbe la ricerca italiana. Ne dubito. Oggi l’agenzia di finanziamento della ricerca italiana si può dire che è l’IIT.
Infatti: http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/enti-di-ricerca-e-iit-dove-leccellenza
Io non ho ancora capito se i 100 milioni di euro l’anno l’IIT li spende tutti o no. Se li spende tutti non ho ancora visto come da nessuna parte.
Li spende, sembra, anche pagando persone che in realtà siedono e lavorano in altre istituzioni. Il problema è che pare che questa “distribuzione” sia fatta “ad hoc”.
Il “sembra” non basta. 100 milioni sono veramente tanti soldi. San Raffaele, Normale, S.Anna, alcune università, mettendo tutto insieme non sono ancora riuscito ad arrivare ad una cifra simile.
A me le novità tecniche dei nuovi PRIN/FIRB sembrano un ipocrita tentativo per sviare l’attenzione sul risibile ammontare del finanziamento complessivo. Neanche 70 milioni su tre anni… stiamo scherzando?
Cosa potranno ottenere anche i pochi che saranno finanziati… 20-30000 euro per UR l’anno? Ma ne vale la pena?
Io sono stanco di essere preso in giro. Personalmente, non credo che farò nessuna domanda e non mi dichiarerò disponibile come revisore.
Aggiungo che secondo me sarebbe opportuno che CUN e i rettori concretizzassero il dissenso espresso sulle modalità dell’ultimo PRIN e sulla conferma del taglio del FFOO 2013 attraverso la non partecipazione delle Università a questa farsa di PRIN e FIRB.
Se la politica e il ministero vogliono far morire laboratori e biblioteche affamando lentamente l’Università e gli enti di ricerca, non diamogli soddisfazione. Chiudiamoli subito noi stessi, denunciando pubblicamente le cause.
Autorevoli Colleghi, io mi sono letto bene bando e istruzione PRIN e non ho capito quali siano i requisiti per la linea di azione A (starting) e B (Consolidator). O meglio, ho capito i requisiti su elapsed time from PhD, ma mi sembra di aver capito che tutti i partecipanti, incluso il PI, debbano essere di ruolo!
Che vuol dire, devono essere a tempo indeterminato?
Oppure anche RTD? E se si’ al tempo determinato, e’ necessario che il contratto scada dopo la fine del progetto? La non indicazione esplicita/ambigua di questa definizione (ruolo) nel bando e nelle istruzioni conferma l’amnesia di governanti/legislatori su questi temi.
Tanto i normalisti prendono il dottorato (ops perfezionamento) anche dopo 10 anni che hanno finito gli studi. Giusto prima che gli serva. Non sto scherzando mi sono trovato a fare parte di una di queste commissioni di 7 membri.
A mio avviso , al di là delle modalità di presentazione delle domande o dell’anagrafica di soggetti proponenti, l’aspetto più aberrante del bando riguarda la decurtazione dei fondi destinati alla ricerca .
L’entità dell’abbattimento dei fondi (-80 %) rispetto al finanziamento dello scorso anno avrà un effetto disastroso sulla quantità e sulla qualità delle proposte.
A tal scopo vorrei illustrarvi la mia analisi sullo scenario possibile per i possibili progetti dell’attuale Area 03 inclusa nel del Settore ERC PE insieme alle Aree 1,2,4,5,8,9.
Lo scorso anno l’Area 03 ha visto il finanziamento di 25 progetti per un totale di € 18.602.668. La percentuale del finanziamento dell’ Area 03 è stato pari al 20% rispetto al totale dei fondi attribuiti alle Aree 1-5, 8,9 (€ 92.280.947)
Se si ammette che la percentuale di finanziamento dei progetti in Area 03 rimanga del 20 % significa che andrebbero circa € 3.060.792 dei 15.303.958 previsti per il settore PE.
Cosa significa in termini di quantità di proposte progettuali con successo?
Significa : 3 progetti triennali da 1.000.000 oppure 6 progetti triennali da 500.000, oppure 12 progetti triennali da 250.000 o infine 24 progetti da 125.000.
Quindi vi potrà essere spazio per pochi “eletti “ progetti (da 3 a 6) di entità ragionevole per una durata triennale e che possono garantire una certa qualità della proposta progettuale (se si guarda alla qualità) , oppure un numero maggiore (da 12 a 24) di proposte progettuali che per il finanziamento possibile garantiscono solo la sopravvivenza dei gruppi (pochi) proponenti.
In ogni caso, a mio avviso, si può parlare di colpo mortale alle aspettative e alla voglia di fare di tanti bravi e volenterosi ricercatori ed una ratifica della scomparsa della ricerca italiana.
Certo che il “sembra” non basta. I dati non li ho visti. Immagino che i bilanci siano pubblici. Rimane il problema che la “distribuzione” di questi fondi via l’IIT non è fatta in modo “trasparente”. Leggi: io non ho visto un bando IIT a cui posso partecipare (e passi il sottoscritto che, come dicono Perotti e l’ANVUR è una mezza poppa; ma semplicemente non ho visto bandi).
Infatti non esistono bandi ma quote variabili fra i 300.000 e il milione di euro l’anno che passano da IIT a S. Raffaele, Normale, S. Anna e qualche università. Tutto probabilmente ben speso ma estremamente riservato. Ripeto, siamo ben lontani ancora dai 100 milioni. Non è che stanno in qualche banca? Non spesi. Mi è parso di vedere anche obbligazioni Lehman-Brothers per 1.5 milioni scadenza 2014 (ovviamente persi) nel carteggio della Corte dei Conti che avevo postato giorni fa. Confesso però di capirci poco in queste relazioni finanziarie. Chi sta sotto l’ombrello di IIT è molto avvantaggiato (anche per i progetti PRIN e FIRB), soprattutto in questo momento. Il rischio però è quello di finire con una ricerca autogestita fatta da pochi e con un’università pubblica e enti di ricerca allo sbando.
Non entro nei dettagli del bilancio IIT se non con il solito “sunshine is the best disinfectanct”.
È poi ovvio che una volta ricevuti dei fondi è più facile ottenerne di nuovi; questa è la ragione per cui la mancanza di finanziamenti di bassa entità slegati da “progetti di corto respiro” è *il* dramma della ricerca italica.
Per il resto, caro Dio del Tuono :), la tua chiosa finale è scorretta. Non è “un rischio”, è un disegno.
Caro Marco, sono pienamente d’accordo con te sul disegno mortale.
Scusate se chiedo un chiarimento personale. Secondo voi, quando scrivono: “linea d’intervento 2 (consolidator)” – riservata a giovani ricercatori che abbiano conseguito il dottorato o la specializzazione presso una Scuola di specializzazione Universitaria (se antecedente al dottorato), da più di cinque anni ma da non più di dieci anni rispetto alla data del presente bando, e che, alla stessa data, abbiano già maturato un’esperienza almeno triennale di post-doc.
La frase “abbiano già maturato un’esperienza triennale di post-doc” come può essere intesa? Docenze a contratto, pubblicazioni, contratti co.co.co. e 1 anno di assegno di ricerca possono essere considerati “esperienza triennale di post-doc”?
A occhio direi tre anni fra assegni di ricerca, vecchie borse di studio, nuovi RTD a) e borse di studio di istituzioni estere.
La docenza a contratto non conta di sicuro, i co.co.co. ne dubito molto.
Però è solo una opinione, meglio chiedere al ministero o aspettare le FAQ.
Ho mandato un email al Ministero. Grazie.
Mi sembra assurdo il limite anagrafico. Nelle ERC Grant alle quali sembra essere ispirato il nuovo bando FIRB non si fa alcun riferimento all’età anagrafica dei PI.
O si allineano in tutto oppure..
E perché “allinearsi” quando si può peggiorare qualcosa? :)
Detto questo, non è che i bandi ERC siano completamente ragionevoli.
Sinceramente faccio fatica a mantenere la calma.
Lo scorso anno abbiamo notato tutti che con il PRIN, per progetti di 3 anni, si distribuivano 170 milioni, una quota di poco superiore al minimo ‘gelminiano’ di quasi 100 milioni erogati dalla precedente edizione per progetti di 2 anni.
Ma oggi, con uno stanziamento complessivo PRIN-FIRB di meno di 70 milioni per progetti di 3 anni, il governo Monti si è assicurato la palma del peggior finanziamento alla ricerca mai realizzato in Italia.
70 milioni sono semplicemente una presa in giro e fanno il paio con i 300 che hanno tagliato dal finanziamento delle università con l’ultima finanziaria.
Questa è l’agenda Monti, appunto!
Il sottofinanziamento alla ricerca è lo strumento con cui il governo e il potere politico-finanziario sta uccidendo la nostra cultura scientifica.
Sarà tragicamente banale, ma non si può proprio sopportare che a ciò si contrapponga una politica che non si è ridotta di un centesimo i propri emolumenti.
Ripeto la mia proposta:
TOGLIERE ALLA POLITICA PER DARE ALLA RICERCA.
Il bilancio annuo delle camere sfiora i 2 miliardi di Euro. Propongo l’astensione da esami e sedute di laurea finché non si sottraggano dal bilancio delle camere 500 milioni per l’università.
Vogliamo lanciare questa campagna?
Ancora con questa favola dei 300 milioni? Vabbé, va, lasciamo stare, tanto la corretta informazione è ormai una utopia.
???
Marc: “Ancora con questa favola dei 300 milioni?”
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Evidentemente, Profumo e il Sole 24Ore sono dei cantastorie:
https://www.roars.it/profumo-meta-universita-a-rischio-default/
https://www.roars.it/2013-lanno-del-dissesto/
Un po’ di storia per chi ha la memoria corta su chi ha tagliato cosa.
http://www.repubblica.it/scuola/2011/01/20/news/atenei_tutti_i_tagli-11468565/
Dire che il taglio di 300 milioni è contenuto nella legge di stabilità di Monti è semplicemente falso.
@ Marc
A proposito di memoria corta: i tagli di Tremonti erano stati a suo tempo spiegati dicendo che erano necessari perché dare soldi ad un’università non riformata era come buttarli nello scarico, tuttavia, si era detto, una volta approvata la legge Gelmini i denari sarebbero stati ripristinati. Questa storia è stata poi creduta, ripetuta e supportata dalla CRUI, premendo in questo modo per l’approvazione della legge. Fino alla conferma del taglio di dicembre tutte le voci fatte circolare ufficialmente ed ufficiosamente dicevano che quel taglio non sarebbe avvenuto. E questa è anche la ragione per cui cento milioni sono stati comunque stanziati: per poter dire che, ‘come promesso’, il taglio di Tremonti non è stato mantenuto (omettendo l’avverbio ‘integralmente’).
In sunto: il governo Monti ha la piena ed assoluta responsabilità di questo mancato finanziamento, senza che ciò tolga le responsabilità ben peggiori del governo che lo ha preceduto.
Zhok, ciò che dici si contraddice da solo. La legge Gelmini è stata approvata nel Dicembre 2010. E nei successivi 10 MESI di governo Berlusconi non si è visto nulla di questo ravvedimento tremontiano.
Io non bado alle chiacchiere da bar, ma ai fatti. Ed i fatti sono: Berlusconi -900 milioni di euro (circa), Monti +100 milioni di euro.
Poi possiamo discutere di aspettative e speranze, ma senza dimenticare i fatti.
I tagli della Gelmini erano ad orologeria. Quest’anno era prevista la mazzata finale da 400 mln. Fare finta che ridurre da 400 a 300 mln il salasso voglia dire aggiungere 100 mln significa giocare con i numeri. Questi non erano tagli già attivi, ma erano 400 mln di ulteriori decurtazioni. Come se un torturatore ti promettesse che domani ti taglierà quattro dita di una mano. All’indomani, nella cella arriva un nuovo carceriere che dice: “io non sono cattivo come quello di ieri. Anzi sono talmente buono che ti regalo un dito”. E – zack! – te ne taglia “solo” tre.
Ha ragione De Nicolao. Come sa chiunque abbia nozioni di contabilità di Stato, per le spese correnti contano solo le autorizzazioni di spesa disposte da ciascuna manovra, a fine anno, per l’anno successivo. Le previsioni per gli anni ulteriori sono solo orientative; possono e devono essere riviste nelle manovre successive. Morale: se nel 2013 i fondi sono un quarto del necessario, la colpa è di chi ha approvato la manovra a fine 2012; quand’anche questa manovra si fosse mossa in continuità con le previsioni programmatiche dell’ultima manovra Berlusconi, il Governo Monti avrebbe la colpa (politica) di avere mantenuto la continuità. Quod erat demonstrandum.
km, potrò anche non avere nozioni di contabilità di stato, ma quello che dici mi sembra non corretto. Berlusconi dice: raggiungeremo il pareggio di bilancio. Per fare questo, ecco dove tagliamo. Brutalmente sull’università.
Poi arriva Monti che si trova a dover raggiungere il pareggio di bilancio. Ed è costretto a potenziare la riforma delle pensioni (quella che i geni leghisti hanno osteggiato per poter andare in pensione a quarant’anni). Aumenta i tagli ai ministeri. Conferma sostanzialmente gli aumenti dell’IVA.
Invece di aumentare i tagli all’Università decide di mantenerli invariati, anzi di alleviarli in misura minima.
E che fanno molti universitari? Se la prendono con lui. Geniale.
Ennò caro Marc. Non girare la frittata. Il governo Monti poteva decidere di non passare il pareggio di bilancio in Costituzione. Non era necessario ed “ai mercati” non sarebbe potuto fregare de meno. Questa é una misura che ci poteva risparmiare. (Infatti i Democratici D.O.C. se la risparmiano eccome).
E vediamo le cose nel contesto. La legge di stabilità *aumenta* i finanziamenti alla TAV. E quelli che c’erano non bastavano? NON riduce ulteriormente (e necessariamente!) il bilancio a fondo perduto (nb: “perduto” in questo caso è un “eufemismo”) per la Difesa. Non mette in imponibile dividendi e rendite finanziarie. Non introduce una patrimoniale. Alza una tassa regressiva (con buona pace degli economisti azzeccagarbugli) come l’IVA.
Dire che queste sono “aspettative” non basta a cambiare le carte in tavola.
Il governo Monti ha pesanti responsabilità sul futuro della Ricerca (e quindi del paese). I 100 milioni sono un “taglio con l’applauso”; cosa che l’On. Tocci, benemerito, ha giustamente censurato.
@Rino Esposito
Quoto 100%!!!!
Ottima idea! Non è possibile che questi si pappino 2 miliardi di euro per “lavorare” un paio di ore al mese e con quali risultati….!!
E perché è falso? Dato il paio di miliardi e rotti che *minimo* il governo Monti doveva mettere nel sistema (e che non ha messo!) il “mantenimento dei tagli di Tremonti” è solo una presa per i fondelli. Perdipiú ideologica.
Le prospettive e le aspettative contano. La prospettiva della legge di stabilità è quella conservatrice secondo cui l’Università pubblica va ridimensionata (mentre “educa” imprenditori a non investire in R&D, specie di base). Quindi il giudizio su Monti ed il suo governo in materia non può essere scevro da queste osservazioni di fondo. I 100 milioni ripristinati arrivano in un contesto di non-tagli dove invece sarebbero stati più che necessari. Il governo poteva *scegliere* ed ha scelto. È la scelta che va giudicata.
D’altra parte da chi elogiò la riforma Gelmini-Tremonti non c’era d’aspettarsi altro.
Facendo un rapido conto:
-PRIN 2011 € 175.462.100 ripartiti su 14 aree tematiche, finanziati 247 progetti, con un finanziamento medio di circa 730000€ a progetto. Per tre anni, non si sa quante siano le unità operative dato che dei progetti finanziati si ingnora anche il titolo, figuriamoci la composizione delle collaborazioni (che sarebbe stata illuminante).
-PRIN 2011 € 38.259.894 (meno € 1.183.296 quota per il funzionamento del CNGR e dei CdS, per i compensi dei revisori operanti nella fase di valutazione di competenza MIUR, e per gli oneri relativi agli accertamenti finali di spesa), fanno € 37076598.
Assumendo un finanziamento analogo a quello del bando passato fanno 52 progetti, se lo si riduce a 500000€ si possono finanziare la bellezza di 74 progetti.
Per tutto lo scibile dall’Archeologia alla Zoologia.
Secondo me da qui discende la divisione nei tre settori ERC, si fa una miglior figura a finanziare circa 20 progetti ad area ERC che a finanziare 3.7-5.5 progetti ad area tematica.
Anzi si può dichiarare di avere aumentato il numero di progetti finanziati per area, prima erano 17.6 per area, adesso si potrà sostenere che sono aumentati visto che nell’ipotesi di 500000 € a progetto sarebbero 24.6 progetti per area ERC.
Certo bisognerebbe omettere che le aree sono passate da 14 a 3, ma alla statistiche ministerial-anvuriane ci siamo abituati.