La settimana ROARS:

19 – 25 ottobre 2015.

Una rapida sintesi dei contributi pubblicati
nel corso della settimana appena conclusa.

  • Una lettera aperta indirizzata al Presidente Mattarella denuncia le principali urgenze dell’università italiana, tra cui «l’uso distorto della parola d’ordine del “merito” per mascherare una generalizzata riduzione dei finanziamenti all’Università – già ai livelli minimi fra i Paesi più avanzati – anziché garantire un accesso alla ricerca e all’alta formazione equamente distribuito su tutto il territorio nazionale». A scriverla sono 126 docenti del Politecnico di Milano che, con un gesto dalla forte carica simbolica, si fanno interpreti di un disagio diffuso per una deriva destinata a desertificare l’offerta universitaria in intere regioni del paese («Garantire accesso a ricerca e alta formazione su tutto il territorio nazionale»: 126 docenti del Politecnico di Milano scrivono al Presidente Mattarella). Una denuncia che non è isolata. «Solo a condizione di recupero delle risorse tagliate sarà possibile garantire la collaborazione del sistema universitario allo svolgimento del nuovo esercizio Vqr 2011-2014»: l’avvertimento lanciato lo scorso 23 luglio dalla CRUI a MIUR e ANVUR era stato chiaro. E c’è chi lo ha preso sul serio, se al momento di scrivere queste righe si contano una ventina di mozioni di astensione dalla VQR, approvate dagli organi istituzionali (dipartimenti e senati) di una dozzina di atenei (Renzi non ci ascolta? E allora noi congeliamo la nuova VQR – aggiornato al 22.10.15). Nel frattempo, pur apprezzando le aperture del governo, la CRUI rilancia, chiedendo di «individuare fonti di finanziamento adeguate» per il diritto allo studio e di «avviare il ripristino del Fondo di Finanziamento Ordinario al livello del 2009», avvisando che «solo in questo modo, come già segnalato nella nota CRUI del luglio scorso sulla qualità della Ricerca, potrà essere consolidata la cultura del merito e della valutazione all’interno del sistema universitario» (CRUI: VQR a rischio se diritto allo studio e FFO non vengono rifinanziati?). In questo contesto, tirare dritto con la VQR priverebbe gli atenei del principale strumento di pressione, l’astensione di massa dalla VQR. Ed ecco che il Presidente della CRUI, in una lettera al Presidente dell’ANVUR avanza la richiesta di frenare la macchina della VQR, rivedendo «tempi e modi delle procedure in corso» (Stop VQR now! Anche la CRUI chiede di rivalutare «tempi e modi delle procedure in corso»). Procedure che, a dirla tutta, non sono nemmeno tanto convincenti sul piano delle basi scientifiche e filosofiche (In merito all’arte di valutare il merito senza entrare nel merito).
  • Che la CRUI voglia vedere la versione finale della Legge di stabilità, prima di dare il via libera alla VQR appare del tutto sensato. Come si fa a giudicare adeguata l’iniezione di 500 “professori del merito”, da scegliere con un concorsone tutto da inventare, quando negli ultimi anni sono andati perduti 10.500 posti, sono stati azzerati non solo gli scatti, ma anche i finanziamenti per la ricerca di base, sono calati gli iscritti e a crescere sono state solo le tasse universitarie? (Eran cinquecento, erano giovani e forti e …..). A proposito di scatti, sembra che per i “docenti Gelmini, entrati in ruolo con le regole della legge 240/2010, non ci sia da attendere nessuno sblocco (I docenti “Gelmini” sono (già) s-bloccati). Non hanno nemmeno da ringraziare il Governo, come invece dovrebbero fare dalle parti dell’ANVUR. A Renzi il prezzo di 100.000 Euro per singola delibera ANVUR deve essere sembrato un affarone e vuole rendere stabile il travaso nel bilancio di ANVUR di 3 milioni di euro prelevati dal fondo di finanziamento ordinario di università ed enti di ricerca (Renzi conferma l’ingaggio ai Balotelli della valutazione. 100.000 € per delibera Anvur? OK, il prezzo è giusto!). Enti di ricerca che sono la vera e propria Cenerentola della situazione, se nella legge di stabilità non sono stati ritenuti degni nemmeno di uno specchietto per le allodole (Tutti hanno diritto a uno specchietto per le allodole. Anche gli EPR). Ma Renzi ha in mente ben altre cose, come togliere l’università dal perimetro della Pubblica ammnistrazione, per «scommettere su criteri dove il modello universitario possa essere Boston, o le università inglesi o in Oriente». Ma lo sa come funzionano le cose a Boston? Nel dubbio, proviamo a spiegarglielo (Renzi, la P.A. e «l’Università di Boston» (I)).
  • Per intervenire in modo adeguato sul reclutamento universitario, sarebbe bene avere un quadro chiaro dei numeri in gioco. Relativamente al periodo 2012-2015, Paolo Francalacci ha disaggregato le entrate e le uscite dai ruoli, evidenziando il crollo degli ordinari, l’inefficacia del piano straordinario associati, la persistenza del ruolo dei ricercatori messi ad esaurimento, la irrisoria mobilità tra atenei e le disparità territoriali (Sliding doors 2012-2015: chi entra e chi esce nei ruoli del personale accademico). Dopo quasi due anni dall’uscita dei primi risultati dell’Abilitazione Scientifica Nazionale 2012 proviamo anche a stimare quale sorte è toccata ai primi abilitati del nuovo sistema di reclutamento universitario sulla base di un campione di 28 settori concorsuali, (Il cammello e la cruna dell’ago (due anni dopo)). A proposito di abilitazione scientifica, aggiungiamo all’archivio dei Cahiers de DoleASN, la lettera di un candidato che denuncia una differenza di valutazioni tra ASN e VQR (Cahiers de doleASN: documentazione ASN e VQR [aggiornato al 19.10.2015 ]).
  • Si chiude la settimana mondiale dell’Open Access, tema a cui abbiamo dedicato due articoli. Nel primo segnaliamo l’articolo del neurobiologo Björn Brembs, intitolato “So many symptoms only one desease: a public good in private hands”, in cui individua i principali ostacoli alla disseminazione della conoscenza scientifica e propone delle possibili soluzioni (Un bene pubblico nelle mani di privati: la sovversione necessaria di Björn Brembs). Che i costi imposti dall’editoria scientifica alle istituzioni di ricerca siano ormai insostenibili è testimoniato anche dalla petizione “Moving Forwards on Open Access“, lanciata dalla League of European Research Universities (Christmas is over. Research funding should go to research, not to publishers!).

 

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GRAZIE


Ricordiamo ai lettori la call for papers di RT, a Journal on Research Policy and Evaluation.

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