La settimana ROARS:

18 – 24 aprile 2016.

Una rapida sintesi dei contributi pubblicati
nel corso della settimana appena conclusa.

  • Qui Roars da Radio Londra. In altri tempi, per sottrarsi alle veline del Minculpop, ci si sintonizzava su Radio Londra. Siamo nel 2016 e il Sole 24 Ore commenta la (seconda) chiusura della VQR pubblicando le mini-classifiche degli atenei “scientificamente più attivi”, infischiandosene del fatto che i dati sono falsati dalle diverse percentuali di astensione e di inserimenti forzati. Per fortuna, c’è Radio Londra – ops! Times Higher Education – che spiega il come e il perchè dello #stopVQR pubblicando in prima pagina un articolo firmato da due redattori di Roars (Boicottaggio VQR oscurato dal Sole 24 Ore. Ma c’è Roars da Radio Londra). Lo scorso 8 aprile a Perugia, ANVUR ha presentato la nuova versione di AVA. Di quella fondamentale riunione esiste una sintesi ufficiale, ma anche una cronaca “non autorizzata”: tensioni tra vecchio e nuovo direttivo, dubbi su indicatori e sentinelle e il redivivo indicatore Poggi, punta di diamante della bibliometria-fai-da-te (AVA doppia azione. La nuova formula per l’assicurazione di qualità).
  • Nemo Inguscio in patria. «Dovere nostro è fare andare avanti l’Italia. Senza pensare a principi etici» aveva detto il neo-presidente del CNR, Massimo Inguscio. In seguito alla trascrizione pubblicata da Roars, decine di prestigiosi studiosi ne chiedono le immediate dimissioni. Ma intanto i francesi lo premiano con la Legione d’onore. Che dire? Nemo Inguscio in patria … (Nemo Inguscio in patria. Rodotà, Bodei, Zagrebelsky ne chiedono le dimissioni. I francesi gli danno la Legion d’onore). E se qualcuno parla ormai di CNRenzi, non meno contestata è la retorica dell’eccellenza con cui il Presidente del consiglio ha risposto all’appello lanciato da un gruppo di ricercatori italiani vincitori di progetti ERC (Dottorandi e studenti intervengono sul dialogo Renzi – vincitori ERC. Partire dal “top” o dalle fondamenta?).
  • Il sogno perverso dei professori. Non è così raro sentir dire che la Legge Gelmini sia il frutto di una azione di “lobby” esterna al mondo universitario. Eppure, come ci spiega Alessandro Figà Talamanca, la riforma del reclutamento risponde ad un sogno inconfessabile, a lungo coltivato da una buona parte del mondo accademico italiano (La Riforma Gelmini ed il sogno dei professori).
  • Sostiene Scilipoti. Segnaliamo un disegno di legge, sottoscritto da diversi senatori, tra cui Domenico Scilipoti, relativo all’incentivazione all’insediamento di università straniere in Italia. Una corsia ad hoc, per la quale sono previste norme derogatorie anche relative ai rapporti di lavoro a tempo determinato (Incentivare lo straniero!). Vedremo se il disegno avrà seguito. Già approvata dal MIUR, invece, una deroga al possesso dei requisiti per l’accreditamento, riservata alle sole università non statali («Tutti Straordinari!», ovvero l’ennesimo regalo del Ministro alle Telematiche). Nessuna deroga invece per i dottori di ricerca sopra i 35 anni: a loro le opportunità offerte dal Bando PhD Italents sono inderogabilmente precluse (Bando PhD ITalents –Dottori di ricerca).
  • Fatevene una ragione. Il successo di un progetto è considerato come un indicatore obiettivo di qualità accademica in tutto il sistema universitario europeo. Ma, se il collo di bottiglia di selezione è troppo stretto, lo sforzo e le risorse investite per superarlo, sono in effetti semplicemente sprecate (Rationalizing the unreasonable: there are no good academics in the EU).
  • Diversamente giuristi. Nell’ultimo decennio in tutto il mondo si discute dei modelli formativi delle facoltà di giurisprudenza. In Italia la riflessione è stata sollecitata anche dalla constatazione del crescente e vistoso calo degli iscritti ai corsi di laurea di giurisprudenza, ma finora senza sfociare in risultati concreti (Una diversa idea del Corso di Laurea in Giurisprudenza).

 

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GRAZIE


Ricordiamo ai lettori la call for papers di RT, a Journal on Research Policy and Evaluation.

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