Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

DM 168 18 marzo 2016 (2)

dm_168

5 Commenti

  1. L’articolo è molto interessante e mi piace. “Privato è bello e pubblico è brutto” questa è la moda del momento, anche dal lato del governo: la conseguenza è una cura dimagrante del pubblico, come numero di dipendenti e finanziamenti… D’altra parte che “privato” è quello che ha dedicati finanziamenti pubblici: è un privato/pubblico, un ibrido interspecifico sterile sicuramente come i muli ed i bardotti…
    Tuttavia voglio farmi dei nemici, è la mia specialità: mi è capitato di riprendere sottomano pochi giorni fa un libro, Roberto Perotti, L’Università truccata, Einaudi 2008 e per caso sfogliandolo mi è capitata sotto gli occhi la tabella presente a pag. 58: Tabella 4 – Che coincidenza! Le omonimie nelle facoltà di Medicina. Bene la percentuale con lo stesso cognome di almeno un altro docente nella stessa facoltà per le 10 Facoltà considerate ha un campo di variazione dall’11,8% (Milano Statale) al 33,3% (Messina), in particolare:
    Roma La Sapienza 21,2%
    Napoli Seconda 27,2%
    Bologna 17,2%
    Le 10 Facoltà riportate hanno una media del 19% con DS 7,1.
    Boh! Certo ci sono omonimie, certo l’autore è ora, o era, alla Bocconi…
    Boh! In molti Atenei e Dipartimenti non si sanno come fare le chiamate art. 24 c. 6 L240/2010 per parentele/affinità per docenti abilitati imparentati o affinitati nello stesso dipartimento o Università (parenti/affini del MR o DG)…
    Boh! Si parla di una sentenza TAR recente che lumeggia su tale caso dell’art. 24…
    Pubblico è bello ma è stato rovinato?
    Le nudità del pubblico devono essere coperte come le vergogne michelangiolesche della Sistina da un novello Daniele da Volterra? Il tutto è fisiologico e non deve meravigliare? Non deve meravigliare anche il tasso di corruzione nelle ASL, vedi Cantone all’Anticorruzione? Che dire poi degli appalti pubblici per manutenzione strade: scandalo o scandali ANAS?
    Ma il pubblico è messo male ed il privato non è meglio?

  2. francamente non capisco il commento, né la sua logica: le università telematiche sono spesso un buco nero, che non dovrebbe nemmeno avere il nome di università, ma che evidentemente gode di appoggi politici ed economici; il ministro Mussi fece qualche tentativo per limitare il fenomeno; lo scandalo è che usufruiscano di fondi pubblici, cioè siano finanziate dai soldi dei contribuenti (come anche quasi tutte le sedicenti università private o libere, a Nord come a Sud). Semplificando: il ‘privato’ in Italia senza il ‘pubblico’ non è in grado di stare in piedi.

  3. Ma di cosa ci vogliamo stupire. Guardate gli organici delle Telematiche: ex Rettori, ex professori di Università statali, ex dipendenti MIUR e di altri Ministeri, consulenti degli stessi e naturalmente famigliari delle categorie precedenti. Vogliamo anche citare i molti docenti che hanno avuto le idoneità in concorsi banditi dalle Telematiche tra i quali un ex Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca? Quanti degli attuali Rettori avranno una via di fuga privilegiata verso le Telematiche. Chi dovrebbe opporsi alle telematiche?

  4. Il Decreto Ministeriale 18 marzo 2016 n. 168 ha consentito anche al prof. Romano Lazzeroni, come agli altri 293 professori straordinari a tempo determinato, in precedenza professore ordinario di Glottologia e Linguistica all’Università di Pisa, ora in pensione ma contemporaneamente in servizio presso l’Università Telematica Guglielmo Marconi di Roma, preside della facoltà di Lettere, di continuare ad essere conteggiato come docente per l’accreditamento dei corsi di laurea dell’ateneo, e quindi di non essere sostituito nel conteggio con un professore ordinario o associato assunto a tempo indeterminato.
    Il prof. Romano Lazzeroni e la Ministra Giannini sono spesso coautori e il prof. Lazzeroni fu membro della commissione che nel 1999 promosse la Giannini a professore ordinario presso l’Università per Stranieri di Perugia (decreto di nomina della commissione n. 166 del 16/07/1999 ,pubblicato sulla G.U. 61 del 03/08/1999).

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.