Primi commenti alle mediane per le aree bibliometriche
1. L’ANVUR come Schettino punta sugli scogli
Il Decreto “Criteri e parametri” (D.M. n. 76 del 7 giugno 2012) specifica che i parametri bibliometrici vadano normalizzati per l’età accademica. Tra di essi rientra anche l’h-index la cui normalizzazione è formulata in modo ancor più preciso nell’art. 17 della Delibera ANVUR n. 50 del 21/06/2012
Ai fini della procedura di abilitazione, la normalizzazione per età accademica degli indicatori avviene dividendo il valore di ogni indicatore per l’età accademica, rilevabile dalla data della prima pubblicazione scientifica pertinente al settore concorsuale.
In un documento successivo, non avente validità di delibera, ma pubblicato “a cura del Consiglio Direttivo dell’ANVUR” sul sito dell’agenzia, l’ANVUR aveva comunicato che, invece di normalizzare l’h-index, avrebbe usato un indice alternativo, il contemporary h-index. Su Roars abbiamo già spiegato che l’uso del contemporary h-index è in aperta contraddizione con il D.M. 76 e la Delibera ANVUR N. 50 e che la sua adozione renderebbe la procedura di abilitazione indifendibile nei confronti di eventuali ricorsi presentati da candidati, danneggiati dall’esclusione sancita mediante un indice in aperta contraddizione con il decreto ministeriale. Abbiamo anche riferito di come tale problema sia stato sollevato nel corso della recente audizione del ministro Profumo al CUN. Il CoNPAss ha dichiarato di essere a conoscenza di candidati che sarebbero danneggiati dall’ingiustificato cambio di indice e ha promesso assistenza legale gratuita ai ricorrenti.
A fronte di tutto ciò, desta sorpresa la scelta di pubblicare le mediane calcolate usando il contemporary h-index. Infatti, il sicuro successo di eventuali ricorsi rende molto probabile il blocco della procedura di abilitazione. Vi sono due spiegazioni plausibili per le “mediane suicide”:
- Sappiamo già che il minstro teme che la numerosità degli abilitati sia eccessiva (Mediane e altre catastrofi: dichiarazioni di Profumo al CUN), ma è plausibile che non voglia prendersi la responsabilità di ritardare il procedimento per introdurre ulteriori norme potenzialmente impopolari. Meglio mandare la nave al naufragio preparandosi a scaricare la responsabilità sugli scogli, ovvero sui ricorrenti.
- Le mediane calcolate seguendo il dettato del D.M. “Criteri e parametri” producevano risultati talmente paradossali da rendere evidente l’assurdità delle regole bibliometriche ostinatamente volute dell’ANVUR contro ogni evidenza scientifica e giuridica e senza un’approfondita analisi preliminare. A questo punto, piuttosto che riconoscere la propria incompetenza, meglio sfidare gli scogli e giocare d’azzardo con la carriera di qualche decina di migliaia di universitari italiani. Il contenuto del documento ANVUR sulla “normalizzazione degli indicatori per l’età accademica” convaliderebbe questa seconda spiegazione. Infatti, secondo il documento ANVUR, il nuovo indice sarebbe stato introdotto perché “si comporta bene su un campione esteso di 1400 fisici italiani” spiegando che sarebbe in grado di superare i (non meglio precisati) “problemi legati alla normalizzazione diretta dell’indice h che si otterrebbe dividendone il valore per l’età accademica”.
2. Candidati: come capisco se sono sopra le mediane?
Purtroppo, non è banale. Nelle tabelle pubblicate dall’ANVUR, per ogni settore ci sono tre mediane:
# articoli norm. # citaz. norm. indice h_c
Esaminiamole una alla volta, tenendo bene a mente che per superare il filtro bibliometrico occorre superare almeno due mediane su tre.
2.1 Numero di articoli normalizzati
È relativamente facile controllare la prima mediana che riguarda il numero di articoli pubblicati nel decennio 2002-2012 e presenti sulle versioni online di Web of Science e Scopus.
Si noti che l’ANVUR ha capito che non è in grado di stabilire con certezza quali articoli fossero pubblicati prima o dopo giugno 2002 ed ha pertanto deciso di ritenere validi anche quelli pubblicati tra gennaio e giugno 2002:
… si è quindi proceduto includendo tutti gli articoli del 2002. Con riferimento all’anno 2012, sono stati inseriti tutti gli articoli presenti sulle versioni online di Web of Science e Scopus.
Si tratta di un’ulteriore violazione del D.M. “Criteri e parametri” che parla del
numero di articoli su riviste contenute nelle principali banche dati internazionali e pubblicati nei dieci anni consecutivi precedenti la data di pubblicazione del decreto di cui all’articolo 6, comma 1, del Regolamento
Dato che l’aggiunta degli articoli pubblicati tra gennaio e giugno 2002 alza il valore delle mediane, questa violazione del D.M. potrebbe fornire ulteriore appiglio ad eventuali ricorsi.
Tornando ai nostri calcoli, dobbiamo contare il numero di articoli pubblicati nel periodo 2002-2012 su riviste presenti in almeno una delle banche dati Web of Science e Scopus. È necessaria una normalizzazione solo se l’età accademica (definita dal D.M. “Criteri e parametri” come “il periodo di tempo successivo alla data della prima pubblicazione scientifica pertinente al settore concorsuale”) è inferiore a dieci anni. Per esempio, se l’età accademica è pari a 4 anni, bisogna moltiplicare il numero di articoli per 10/4=2,5. L’argomento dell’età accademica è particolarmente spinoso e, prima di procedere con le altre mediane, merita una discussione a parte.
2.2 È lecito mentire sull’età?
Ad un ricercatore la cui vera età accademica è pari a 10 anni, ma che ha pubblicato soprattutto negli ultimi 5 anni, converrebbe “nascondere” i lavori più vecchi di 5 anni. Infatti, se la sua età accademica fosse pari a 5, applicando la normalizzazione si troverebbe a moltiplicare il numero dei suoi articoli degli ultimi 5 anni per 10/2 =2, ovvero li raddoppierebbe. Ma questo è disonesto! – direte voi. In realtà, tra le FAQ dell’ANVUR era apparsa una nota, prontamente scomparsa (Abilitazioni e ANVUR: mamma, mi sono perso la FAQ sulla manipolazione dell’età accademica!), che precisava che l’età accademica sarebbe stata calcolata solo in base ai prodotti di ricerca presentati dal candidato e non in base a quelli presenti nel sito docente:
Poiché il valore normalizzato rilevante per i candidati è quello dichiarato alla commissione, non vi è alcun incentivo razionale a manipolare l’età accademica nella compilazione del sito docente.
Insomma, una specie di strizzata d’occhio ai candidati: non massacrate l’archivio del CINECA cancellando le vostre prime pubblicazioni. Tanto, noi chiuderemo un occhio e faremo finta di vedere solo le pubblicazioni che dichiarerete nell’atto di presentare domanda di partecipazione. Se ciò fosse confermato, il candidato che non passa la mediana potrebbe provare a rifare i conti eliminando le sue prime pubblicazioni, sperando che ridurre l’età gli consenta di superare la fatidica soglia. Ovviamente, se si eliminano delle pubblicazioni si perdono anche le relative citazioni (vedi sotto), ma se le prime pubblicazioni erano poco citate, il gioco può valere la candela. Vedremo se l’ANVUR pubblicherà una FAQ che spieghi una volta per tutte se mentire sull’età, oltre che essere consentito alle signore, è lecito anche per i ricercatori. Bisogna anche capire quali strumenti tecnici e legali avranno l’ANVUR e le commissioni per verificare l’età accademica dei candidati. Se mi “dimentico” di segnalare alla commissione un mio vecchio articolo, di cosa mi rendo responsabile?
2.3 Numero di citazioni normalizzate
La seconda mediana è molto meno facile. Per ognuno dei propri prodotti di ricerca (tutti gli articoli, atti di conferenze, etc., a partire dall’inizio della propria carriera) bisogna recuperare le citazioni ricevute nelle due banche dati di Web of Science e Scopus e prendere il valore massimo. Un lavoraccio. Non sperate in facili scorciatoie. Come scrive l’ANVUR:
E’ opportuno sottolineare che tale numero non coincide in generale a quello che ogni docente può ottenere interrogando il proprio profilo in ciascuna delle due banche dati.
Aggiungiamo che il numero cercato non coincide nemmeno con il minimo, il massimo o la media dei due numeri. Dovete proprio recuperare le citazioni di tutte le vostre pubblicazioni e attribuire a ciascuno il numero di citazioni massimo tra i due numeri forniti da Web of Science e Scopus. Tale massimo non rappresenta il vero numero di citazioni, ma solo una stima per difetto. Pertanto la seconda mediana è scientificamente assai dubbia, ma i rapporti tra l’ANVUR e il rigore scientifico sono sempre stati un po’ freddini.
A questo punto, bisogna dividere il risultato per l’età accademica (definita come sopra). Come già detto, non è chiaro se sia lecito – o tacitamente tollerato – mentire sulla propria età accademica.
2.4 Contemporary h-index
Per controllare la terza mediana dovete normalizzare le citazioni dei vostri articoli, uno ad uno (meglio per voi se sapete programmare o almeno usare un foglio Excel). Recuperate le citazioni già utilizzate per la seconda mediana e normalizzatele secondo la seguente formula:
citazioni_normalizzate = 4 x citazioni / (1+età)
dove
citazioni = citazioni ricevute dall’articolo
età = anni trascorsi dalla data di pubblicazione
Per esempio, le 10 citazioni ricevute da un articolo pubblicato nel 2012, una volta normalizzate, diventeranno
citazioni_normalizzate = 4 x 10 / (1 + 0) = 40
Invece, se un articolo pubblicato nel 2009 ha ricevuto 10 citazioni, otterremo
citazioni_normalizzate = 4 x 10 / (1 + 3) = 10
mentre 10 citazioni di un articolo del 2005 diventano
citazioni_normalizzate = 4 x 10 / (1 + 7) = 5
In pratica, vengono “premiate” le citazioni degli articoli recenti e penalizzate quelle degli articoli più vecchi. Nella formula, la scelta del numero “4” non ha un particolare fondamento scientifico, ma influisce sul risultati attribuendo un importanza abnorme alle citazioni degli articoli degli ultimi tre anni. Se venisse usato un altro numero alcuni dei sub-soglia (che stanno sotto la mediana) diventerebbero super-soglia a spese di super-soglia declassati a sub-soglia.
L’ultimo passaggio è quasi banale: per ottenere il contemporary h-index, basta calcolare l’h-index usando le citazioni normalizzate. Che l’indice ottenuto abbia un particolare valore scientifico, è un’altra questione:
questo parametro non è consolidato neppure nella pratica bibliometrica. E’ stato proposto appena nel 2007 da tre ricercatori greci in un articolo (“Generalized Hirsch h-index for disclosing latent facts in citation networks”, Scientometrics, Vol. 72, No. 2 (2007) 253–280), nel quale peraltro vengono esaminate una decina di diverse normalizzazioni di h, senza pervenire alla conclusione che una sia in generale migliore delle altre.
(Caputo, Fregolent, Stella, 2012)
3. Commissari: come capisco se sono sopra la mediana?
Nel caso dei commissari la prima mediana si verifica esattamente come per i candidati: basta contare il numero di articoli pubblicati nel periodo 2002-2012 su riviste presenti in almeno una delle banche dati Web of Science e Scopus.
Per la seconda e la terza mediana, l’unica differenza rispetto ai candidati è che non si normalizza per l’età accademica. La seconda mediana riguarda il numero di citazioni accumulate nel corso della carriera. Anche in questo caso bisogna, per ogni articolo, prendere il numero massimo di citazioni tra i due numeri riportati da Web of Science e Scopus,
La terza mediana si riferisce all’h-index calcolato usando le citazioni di ogni singolo articolo, già ricavate per verificare la seconda mediana.
4. Prime conclusioni
Dal punto di vista giuridico, l’ANVUR ha consegnato le abilitazioni nelle mani degli avvocati. La scelta di usare l’h-index contemporaneo al posto dell’h-index normalizzato rende la procedura indifendibile, se qualcuno dei candidati presenterà ricorso. Una scelta difficilmente comprensibile se non alla luce della volontà di mandare tutto a monte usando i ricorrenti come capro espiatorio. Alternativamente, potrebbe essere un azzardo disperato, reso obbligato dalla consapevolezza che rispettare le regole del D.M. “Criteri e parametri” (ostinatamente volute dalla stessa ANVUR) avrebbe reso evidente l’incompetenza di chi aveva concepito regole astruse e paradossali senza adeguate valutazioni preliminari.
Nei prossimi mesi decine di migliaia di universitari e precari dedicheranno ore del loro tempo in astrusi rompicapi bibliometrici per calcolare numeri privi di base scientifica ma decisivi per la loro carriera. Siamo oramai avviluppati nel “caos strisciante”, frutto di una micidiale miscela di presunzione e incompetenza che, pur celate dietro le cabale bibliometriche, vengono smascherate ogni qual volta si getta luce su queste procedure prive di basi giuridiche e scientifiche.
“E su tutto, in questo ripugnante cimitero dell’universo, si ode un sordo e pazzesco rullìo di tamburi, un sottile e monotono lamento di flauti blasfemi che giungono da stanze inconcepibili, senza luce, di là dal Tempo; la detestabile cacofonia al cui ritmo danzano lenti, goffi e assurdi, giganteschi, tenebrosi ultimi dèi. Le cieche, mute, stolide abominazioni la cui anima è Nyarlathotep”. (H.P. Lovecraft)




Mi riaggancio alla domanda precedente: ma l’abilitazione a PO non dovrebbe già di per sè incorporare un’abilitazione anche a PA? Un ricercatore che consegua l’abilitazione al ruolo di PO, non potrebbe sfruttarla per farsi chiamare come PA? Con quale logica questo dovrebbe essere impedito?
Se poi scoprissimo che per qualche SSD i criteri per l’abilitazione a PO sono meno stringenti di quelli per PA, verrebbe da porsi una serie di domande MOLTO imbarazzanti.
Per il calcolo dell’età accademica si calcolano le sole pubblicazioni indicizzate oppure vale anche un lavoro a congresso nazionale?
Delibera ANVUR n. 50 del 21-6-2012, Art. 17, comma 1:
“Ai fini della procedura di abilitazione, la normalizzazione per età accademica degli indicatori avviene dividendo il valore di ogni indicatore per l’età accademica, rilevabile dalla data della prima pubblicazione scientifica pertinente al settore concorsuale. La data della prima pubblicazione scientifica viene rilevata sulla base delle informazioni contenute nelle banche dati e nel sito docente.”
(http://www.anvur.org/sites/anvur-miur/files/delibere/delibera50_12_0.pdf)
Dal momento che i lavori a congresso nazionale non sono di norma riportati nelle banche dati Web of Science e Scopus, essi non incrementano nessuno degli indicatori del candidato (articoli su rivista indicizzati,citazioni, h-index). Perciò, nell’ipotesi che vadano considerati nella determinazione dell’età accademica, i congressi nazionali anteriori alle pubblicazioni “bibliometricamente utili” danneggiano il candidato, perché ne innalzano l’età accademica. In assenza di un chiarimento sulla loro ininfluenza, i candidati sono fortemente incentivati a cancellare tali lavori dal loro sito docente per renderli “invisibili”. Infatti, una volta spariti dal sito docente, gli atti di congressi nazionali sarebbero di individuazione ardua se non impossibile da parte di ANVUR (e della commissione). Se invece vale quanto scritto nella “FAQ fantasma”, ovvero che verranno valutate solo le pubblicazioni dichiarate alla commissione, non serve nemmeno cancellarli dal sito docente e l’omissione degli atti di congressi nazionali rientra nelle procedure di manipolazione della propria età accademica consentite o tacitamente tollerate. Un’ulteriore dimostrazione dei dannosi effetti collaterali della discutibile nozione di età accademica.
Caro De Nicolao,
Riguardo l’età accademica, giustizia vorrebbe che decorresse dalla prima pubblicazione indicizzata su una delle banche dati che si usano di fatto per valutare.
Come ho già segnalato, anche importanti congressi internazionali (*) sono del tutto mancanti in Scopus; e, nell’ambito ING-IND che conosco, WoS è anche peggiore.
Si ha l’impressione che i fisici siano stati piuttosto autoreferenziali nel fissarsi su banche dati commerciali che per *ovvi* motivi badano solo alle riviste, trascurando il fatto che in diversi campi il monte citazioni può essere in buona misura costituito da conferenze.
(*) A beneficio dei troll che ormai numerosi infestano i commenti di ROARS: Sì, in varie aree ING-IND si pubblicava molto a conferenza, e uscire su una [delle pochissime] rivista internazionale una volta all’anno era un ottimo target.
A dire il vero, nell’uso che se fa non ci può essere giustizia nell’uso di una comunque definita età accademica. Così come l’anvur ha ricorso all’indice h_c, si poteva considerare un criterio di citazioni normalizzate come somma(i) cit_i/(n_i+1) anzichè cit_tot/età che è sempre inferiore e penalizzante per chi ha un’articolo vecchio. Fra le altre cose questa somma è cumulativa e quindi potrebbe anche avere un significato laddove si vuole avere un requisito minimo. E’ un numero che si avvicina anche molto alle citazioni avute nell’ultimo anno. L’anvur voleva penalizzare i 50enni? A pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca.
A furia di parlare di numeretti, ho iniziato a dare per scontato questo delirio: ma sono d’accordo con te.
Tra l’altro nominalmente l’abilitazione dovrebbe valutare la maturità scientifica, non l’output di una cartiera…
In effetti:
“L’abilitazione attesta la qualificazione scientifica che costituisce requisito necessario per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori.”
(Legge 240, Art. 16, comma 1)
Commento interessante. Anche alla luce della mancata normalizzazione per numero di autori e per auto-citazioni, vengono avvantaggiati laboratori di ricerca che sfornano molti articoli firmati in collaborazione. Entro questi gruppi di ricerca bibliometricamente prolifici, i collaboratori, anche relativamente giovani, beneficiano delle regole ANVUR rispetto a ricercatori più maturi che pubblicano da soli o con pochi coautori. Insomma, si pongono le basi per possibili sorpassi nei confronti di chi ha accumulato più articoli e più citazioni, ma che si vede superato nel momento in cui si contano solo gli articoli degli ultimi 10 anni, si dividono le citazioni per l’età accademica e si normalizza anche l’h-index. Paradossalmente, un giovanissimo che in un paio di anni imbroccasse una manciata di lavori ben citati (di cui è coautore del tutto secondario) potrebbe passare le mediane con facilità (l’età accademica bassissima fa da moltiplicatore). A ben vedere, può diventare il modo per promuovere il giovane favorito/a del “barone” che dirige un laboratorio bibliometricamente prolifico. Anzi, si può tentare di promuovere un’intera nidiata di favoriti, dato che non c’è normalizzazione per il numero di coautori. Da notare che, grazie alle mediane, nella commissione finiranno prevalentemente proprio coloro che coordinano laboratori numerosi.
Stefano L: lei ha ovviamente ragione, ma non so garantirle se “ciò che giustizia vuole” coincida con le regole del gioco fissate da ANVUR. Temo che la questione rimanga avvolta in un limbo come altre non ancora chiarite. Una volta intrapresa la via bibliometrica, sarebbe necessario dare definizioni del tutto univoche, mentre la definizione di età accademica contiene delle ambiguità (“La data della prima pubblicazione scientifica viene rilevata sulla base delle informazioni contenute nelle banche dati e nel sito docente”) che rendono la vita difficile ai candidati.
Comunque, l’uso dell’età accademica è deleterio perché crea un possibile incentivo ad occultare alcune pubblicazioni. Un indice sensato gode della proprietà di dare, quando applicato ad un insieme A di pubblicazioni, un valore maggiore o uguale di quello che dà quando viene applicato ad un sottoinsieme di A. In tal caso, chi occulta qualcosa non guadagna nulla.
“Anzi, si può tentare di promuovere un’intera nidiata di favoriti, dato che non c’è normalizzazione per il numero di coautori. Da notare che, grazie alle mediane, nella commissione finiranno prevalentemente proprio coloro che coordinano laboratori numerosi.” … e che magari costituiscono vere e proprie lobby di potere nei diversi SSD.
Qualunque regola data ex-ante alla valutazione è comunque migliore di quelle “ufficialmente” ignote usate dai commissari dei tempi passati.
Il mio unico rammarico è quello di non aver conosciuto già 5 anni fa queste regole ANVUR. Forse, e sottolineo forse, avrei indirizzato diversamente il mio lavoro. Sicuramente sarebbe stata una scelta più consapevole. Invece, a 45 anni, ho deciso di cambiare il mio filone di ricerca anche per emanciparmi dal mio gruppo di provenienza, con cui avrei continuato a ciclostilare articoli su articoli (belli, per carità!), godendo del consolidato insieme di citanti, assicurato dalla reputazione raggiunta col tempo, lavorando sempre nello stesso ambito.
Iniziare un nuovo percorso non paga in termini di citazioni e di pubblicazioni (manca ancora l’audience), però mi ha permesso di coordinare e partecipare a quei progetti europei che mi danno i fondi necessari per fare le ricerche INDIPENDENTI che mi piacciono. Con questi fondi pago alcuni assegni di ricerca per giovani con cui mi onoro di collaborare e con cui verranno fuori i lavori necessari alla nostra progressione di carriera (chissà!). Questo atteggiamento mi aiuta ad evitare le frustrazioni che possono derivare dal probabile mancato raggiungimento dei criteri di minima, calibrati su un modus operandi differente dal mio. Forse, d’ora in poi, potrei essere tentato di dedicharmi a compiacere le regole appena date, sempre che non cambino nel frattempo. Sicuramente seguirò la mia voglia di soddisfare la mia curiosità scientifica, affinchè comunque e sempre, al termine della mia carriera, prevalga la sodisfazione del tempo impiegato per qualcosa di importante per me, sottratto alla vita coi miei cari.
Scusatemi se sono stato fuori topic ma, dal momento che molti giovani leggono questo blog, mi sembrava giusto far passare anche questo messaggio qualitativo insieme a quelli, pur utili, quantitativi.
gradirei ricevere una delucidazione sull’età accademica:
immaginiamo che la mia prima pubblicazione risalga al 1991, è 22 o 21 la mia età accademica?
In parole povere, nel calcolo, devo o no conteggiare l’anno in cui compare la prima pubblicazione?
grazie
Nel caso in cui degli articoli di molti anni fa siano stati caricati e presenti solo in U-gov, ma non in CINECA, l’ANVUR li avrà usati per le mediane?
Inoltre, l’ANVUR nelle FAQ sostiene che “L’età accademica è rilevata dalla data della prima pubblicazione scientifica pertinente al settore concorsuale rilevabile dal sito docente e/o dalle banche dati utilizzate. Nel caso sia possibile rilevare divergenze tra sito docente e banche dati, verrà utilizzata la data della prima pubblicazione in ordine di tempo.”
Quindi avere o non avere nel sito docente una pubblicazione non dovrebbe aver falsato il dato dell’età accvademica. Giusto?
RSVP.
Grazie
Io non so ancora se supero o meno le mediane ( dato che per averne un'”intuizione” bisogna accedere a Scopus/WoS e questo lo si riesce a fare solamente dalle proprie sedi istituzionali – IP autorizzati – ed il 16 di Agosto uno è a farsi un pó di vacanza, o se non puó/vuole in ogni caso trova Dipartimenti chiusi, ecc. ), ma mi pare essenziale una cosa: BATTERSI NELL’IMMEDIATO ( al di là di guerre di piú lunga durata basate sulle ragioni di molti post precedenti ) perchè ANVUR rilasci liberamente il software utilizzato per calcolare i valori. In tal modo tantissimi di noi non perdono neanche tempo a fare la domanda, calcoli astrusi, ecc.
Il tempo c’è ( visto che le domande scadono a novembre e basterebbe averlo per fine settembre ) e quindi mi sembra essenziale, ripeto OLTRE a tutte le considerazioni precedenti, coordinarsi per fare pressione per il rilascio del software di calcolo, fondamentale per la trasparenza di tutto il procedimento
I miei 2 cents
Io non ho calcolato le mediane ( non posso farlo il 16 di Agosto, dato che per averne anche solo un’intuizione bisogna connetteri a Scopus/WoS e questo tipicamente è possibile solo da IP istituzionali, ed in questi gg. i Dipartimenti sono notoriamente chiusi ), ma mi sembra fondamentale una BATTAGLIA IMMEDIATA: chiedere all’ANVUR la pubblicazione entro fine settembre del software utilizzato per i calcoli. In tal modo, molti di noi non perderanno tempo ed energie ( a discapito della ricerca e didattica, a cui dovrebbero realmente concentrarsi ) in calcoli assurdi ed in preparare domande magari inammissibili.
Poi ci sarà tempo per battaglie piú lunghe, ecc. ma adesso l’emergenza è a mio parere mettere tutti nelle condizioni di trasparenza sui propri valori da calcolarsi nel minor tempo possibile
I miei 2 cents
Chiedo a ROARS: si sa qualcosa della FAQ fantasma sull’età accademica? E’ possibile effettuare un ricorso per esigere dal ministero un chiarimento preventivo sul punto? possibile che anche su questo dobbiamo procedere al buio? Per esempio: la mia prima pubblicazione è del 2001, un paper “immaturo” che ora rischia di rovinarmi. Se invece parto dal 2008 sto benissimo. Se la FAQ fantasma fosse ancora valida potrei inserire nella domanda solo i lavori che ho pubblicato dal 2008, se ho capito bene. Qualcuno per caso ha salvato la copia cache della FAQ fantasma?
La FAQ fantasma è riportata integralmente (anche sotto forma di “capture” dello schermo) nel seguente post di Roars:
Abilitazioni e ANVUR: mamma, mi sono perso la FAQ sulla manipolazione dell’età accademica!
https://www.roars.it/?p=10072
Caro prof. De Nicolao,
anche la FAQ scomparsa “Da quando inizia l’età accademica?”, non mi pare che fosse molto chiara: “l’età accademica è calcolata a partire dalla prima pubblicazione presente sul sito docente che risulti indicizzata in almeno una banca dati internazionale”. Si intendeva una delle banche dati utilizzate per la valutazione (si assume ISI/WoS/Scopus) oppure una banca dati qualsiasi (ad es. Scholar)?
Mi pare che almeno le banche dati utilizzate dovrebbero essere dichiarate in modo trasparente.
Non volendo barare, a seconda dell’interpretazione la mia età accademica passerebbe 10 a 5 anni: nel mio settore supererei di poco le mediane da associato nel primo caso, ampiamente quelle da ordinario nel secondo!
Esiste la possibilità di porre una richiesta di chiarimenti al ministero?
Grazie
“Per banche dati si intendono di norma le seguenti:
a) ISIWebofScience(versionearticoli+proceedings);
b) Scopus accessibili alla data del decreto abilitazione e successivamente.”
Delibera ANVUR n. 50/2012
Grazie mille.
No vabbe’ questa e’ fantastica. Io passo abbondentemente le mediane hc
e citazioni normalizzate per PO ma non passo la mediana relativa al
numero delle pubblicazioni degli ultimi 10 anni per una sola
pubblicazione. Poco male perche’ dovrei raggiungere anche quella
mediana per novembre. La cosa comica e’ che passo abbondantemente
ANCHE due delle tre mediane per fare il commissario al mio stesso
concorso. Dunque, se non fossi PA, potrei essere il commissario di me
stesso. Credo anche che tra i PA piu’ anziani di me vi possa essere
piu’ di un caso in cui non si raggiunge hc e numero di citazioni
normalizzate a causa dell’elevata eta’ accademica e del taglio delle
pubblicazioni antiche imposto dall’uso dell’hc ( e dunque non si puo’
partecipare al concorso). Nello stesso tempo pero’, questi stessi
candidati anziani, sulla base di una variante di quegli stessi
indicatori che li hanno esclusi, potrebbero tranquillamente far parte
della commissione che li ha giudicati immeritevoli. Kakfa stesso
sarebbe incredulo.
La normalizzazione per l’età accademica sembra essere messa solo per ammazzare l’ammazzabile fra coloro che potrebbero essere ottimi candidati all’abilitazione. Carne da cannone come direbbe qualcuno che conosco. Se uno al contrario di PP si trova ad essere molto produttivo ma borderline sui parametri normalizzati rimane poco da fare anche per gli anni a venire. Recuperare su un dato non cumulatiuvo e che si abbatte anno per anno può anche essere impossibile.
“ma borderline sui parametri normalizzati”
e aggiungerei : ma ampiamente al di sopra di quelli non normalizzati che si richiedono ai commissari giudicanti.
E’ questa la vera follia.
Tra le altre cose questo sistema si presta a straordinarie e FACILI
manipolazioni. Il punto veramente debole a questo riguardo e’ la
mancata eliminazioni di autocitazioni e il non tenere conto della
rilevanza scientifica (IF) della rivista. Supponiamo che vi sia un PA
anziano che ha una pubblicazione del 1982 su Nature (IF 30) con 75
citazioni su SCOPUS con pochissime autocitazioni. La normalizzazione
hc assegna a questa pubblicazione un indice pari a 10. Adesso
supponiamo che vi sia un opportunista segone che pubblica a
macchinetta 3 schifezze all’anno su Archaeometry (IF=1) e che ha
pubblicato due anni fa un lavoro – sempre su Archaeometry – che ha
ricevuto 5 citazioni da parte di se stesso. Indice hc = 10, come la
pubblicazione su Nature di cui sopra. Senza tenere in nessun conto le
autocitazioni e la rilevanza della rivista, si configura un sistema
che e’ in grado di manipolare chiunque e che di fatto favorisce il
DEMERITO e l’OPPORTUNISMO.
Il sistema imposto dall’anvur chiaramente incoraggia la pubblicazione
a macchinetta di articoli di routine su riviste di secondo piano dove
e’ relativamente facile pubblicare (magari indicando referee
compiacenti) ed incoraggia lo sport nazionale dell’autocitazione.
In pratica per l’anvur “chi si loda si imbroda e va in cattedra.”
credo che il “merito” con questi criteri c’entri poco o, almeno, non più di quanto è accaduto finora nell’accademia italiana.
Faccio un semplice esempio, per due candidati A e B nell’ambito medico:
candidato A – ha pubblicato 15 lavori, tutti con sue posizioni di rilievo nella lista degli autori (primo o ultimo nome) in 15 anni di duro lavoro, non appartenendo ad alcun gruppo di potere e con sue proprie forze;
candidato B – negli stessi anni ha pubblicato 25 lavori, messo nel “mucchio” tra gli autori (nessun primo o ultimo nome) di un gruppo molto forte, in cui il PO di turno l’ha inserito per “costruirgli la carriera”..è verosimile che avrà ricevuto un numero di citazioni maggiori rispetto al candidato A.
Chi otterà maggiori chances con questi criteri? Verosimilmente il candidato B! Dov’è la valutazione del merito? Qual è la giustizia di questi parametri?
Ovviamente, è solo la mia opinione, basata però sui fatti che ho verificato appena in questi giorni tra i candidati del mio settore concorsuale (non ho 15, ma 40 lavori in 16 anni, ho un alto IF e circa il 70% dei lavori come primo ed ultimo nome, ma meno citazioni di un collega di un gruppo fortissimo, messo nel mezzo dallo stesso numero di anni!!)
Chi siamo stati, finora, noi che abbiamo lavorato con coscienza e sforzo dando peso alla qualità “possibile”, provenendo da gruppi più liberi e meno politicizzati? Che fine faremo? Perché siamo stati? è res publica questa?
Scusate lo sfogo, forse troppo frustrato..è solo la mia opinione, che non chiedo di condividere!
Per fare 5 autocitazioni ha pubblicato altri 5 lavori, magari su Nature … o quantomeno su altre riviste censite da ISI e Scopus. Avere 10 citazioni all’anno su una rivista con IF 1 significa avere pubblicato qualcosa che ha avuto un certo impatto nella comunità scientifica. Ci sono anche le citazioni negative ma di solito sono rare. Aver un lavoro su una rivista con IF 30 e solo 75 citazioni dopo 20 anni è altamente improbabile … l’IF si fa con le citazioni. se i lavori pubblicati prendono solo 3,5 citazioni all’anno l’IF non sarà 30 ma 3,5 …. I parametri ANVUR non sono perfetti, hanno un sacco di problemi, un sacco, ma almeno finalmente ci danno dei numeri.
Si doveva tener conto della posizione del nome fra gli autori, quello si che sarebbe stato selettivo.
L’hc index nel calcolo considera anche il primo lavoro della carriera e pertanto è in linea con i dettami del DDL…. l’ età accademica parte dal primo lavoro della carriera …
buona mediana a tutti
“Per fare 5 autocitazioni ha pubblicato altri 5 lavori, magari su Nature”
Mi spieghi di grazia perche’ dovrebbe averlo fatto per FORZA? Chi mai
avrebbe obbligato questo ipotetico opportunista di cui stiamo parlando
a pubblicare su Nature? l’Anvur? Ma per favore…
“Avere 10 citazioni all’anno su una rivista con IF 1 significa avere
pubblicato qualcosa che ha avuto un certo impatto nella comunità
scientifica”
E ridanghete. Non se la “comunita’ scientifica” e’ costituita solo da
te stesso.. L’impatto di un lavoro con 10 autocitazioni su rivista con
IF pari a d 1 e’ (circa) pari zero.
No guarda, quest sistema e’ irredimibile e premia il DEMERITO e
l’OPPORTUNISMO e la MANIPOLAZIONE. Tra l’altro anche le citazioni (una ad una)
andrebbero pesate: secondo te e’ meglio essere citati sempre su nature
o su antartica chemica acta?
paolo, non ho capito bene le cose che affermi..in ogni caso, l’IF assoluto (relativo alle riviste) è un conto, quello che si può determinare sulla base del rilievo del singolo ricercatore nell’ambito del suo cv è un altro ( e ci sono diversi modi di derivare IF specifici..pur non essendo un sostenitore dell’IF). Ovviamente, so che l’IF è una misura che deriva dalle medie di citazioni..ma chiudo la polemica, perchè davvero non credo abbia senso!
E’ mia opinione, rispettabile quanto quella di chiunque altro, che questi criteri siano “scarsamente” in grado di restituire valutazioni che si basino sul merito..tutto qui!
Buone mediane anche a te..
E’ chiaro che questo concorso non puo’ celebrarsi. Sono troppe le
falle logiche,tecniche e legali del sistema e si rischia soltanto un
colossale ingorgo ricorsivo. Se il ministro Profumo avesse un minimo
di cervello dovrebbe bloccare tutto quanto di corsa. La cosa e’ ancora
-forse- riparabile grazie all’esistenza del database U-GOV. Da quel
database si possono infatti calcolare tutti gli indicatori del mondo
per tutti coloro che si sono presi la briga di riempirlo. Bisogna per prima cosa
dare il tempo ai “non strutturati” (o cervelli in fuga che dir si
voglia) di rimepire il database (magari predisponendo un s/w
semplificato basato sul DOI). Una volta completato il database,
qualunque indicatore si decida di utilizzare, il criterio guida
dovrebbe essere quello di premiare la qualita’ della ricerca e non la
quantita’ come fa adesso l’anvur. E’ quindi importante non il “numero
di pubblicazioni” quanto piuttosto “il numero di pubblicazioni buone”;
e’ importante non il numero di autocitazioni o citazioni dei propri
amichetti, ma il numero di citazioni depurato dalle
autocitazioni. Bisogna infine distinguere chi pubblica
sistematicamente su Nature da chi pubblica sistematicamente su
Antartica Chemica Acta. Una volta messo a punto l’indicatore si puo’
anche comunicare ai PO o PA quali siano i loro valori UFFICIALI sulla
base dei dati da loro stessi indicati. Questo, a mio modo di vedere,
non sarebbe in ogni caso una soluzione ottimale (“non è mica da questi
particolari che si giudica un giocatore..”) ma almeno potrebbe
evitarci una sicura montagna di ricorsi. L’universita’ italiana non ha
il tempo per impelagarsi in tutto questo pasticcio. A meno,
naturalmente, che non la si voglia distruggere.
Boh. Nel mio caso, anche depurando le auto-citazioni, rimango sempre tra i piu’ fighi del reame. Non credo che le auto-citazioni influenzino tanto.
Provocazione: considerare SOLO lavori a singolo autore. In particolare. In particolare quanto sono citati (senza auto-citazioni) i lavori a singolo autore del condidato?
Cioe’ un h-index per i soli lavori a singolo autore.
Ecco, se si facesse cosi per me sarebbe un godimento assoluto.
Non influenzano tanto nel tuo caso. E anche nel mio.
Sei certo che non influenzino in OGNI SINGOLO CASO?
Il punto e’ che noi non vogliamo che passino “in media”
dei buoni PO, ovvero degli ottimi PO assieme a delle
capre PO. Ma che TUTTI i PO che passano siano meritevoli di passare e che non ci sia tra loro nessuna capra.
Questo sistema messo in piedi dall’ANVUR
garantisce al contrario l’accesso a molti che non lo
meritano e lo nega ad altri che lo meriterebbero ampiamente.
Volevo dire naturalmente:
“Una volta messo a punto l’indicatore si puo’
anche comunicare agli aspiranti PO o PA..”
^^^^^^^^^
Scisate il refuso.
Il candidato A che “ha pubblicato 15 lavori, tutti con sue posizioni di rilievo nella lista degli autori (primo o ultimo nome)” avrà modo di metterlo in evidenza allegando i 20 lavori richiesti per PO (o i 12-14 per PA)…. Questo della posizione dei nomi, sono d’accordo è un parametro importante … e comunque
“non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore..”)
non dovrebbero essere le mediane a distinguere un bravo giocatore ed infatti in domanda si dovrà specificare: progetti finanziati, direzione di riviste, comitati editoriali a cui si appartiene, fellowship, direzioni di istituti o enti di ricerca, partecipazione ad accedemie, premi per la ricerca, spin off, brevetti, etc. Tutto dipende da che peso avranno questi ultimi parametri!!!
..questo è giusto, ma è valido solo in sede di commissione nella procedura per l’ottenimento dell’abiltiazione! Io critico il fatto che, per poter partecipare alla procedura di abilitazione, si debba soddisfare 2 dei 3 requisiti e non si tenga conto del resto che non è solo “quantitativo” (tutto su numero di lavori e citazioni, in definitiva)!
Credo che si possa partecipare alla procedura di abilitazione a prescindere dal superamento delle mediane. Sará poi la Commissione, nel caso, a non concedere l’abilitazione se dovesse decidere di non discostarsi da quanto previsto dal D.M. 7/6/2012.
Rileggendo con piú attenzione il DM 7/6/2012 ed il documento ANVUR di accompagnamento alle mediane, mi é venuto il seguente dubbio.
Nel D.M. viene detto che, per il calcolo degli indicatori bibliometrici per i candidati all’abilitazione si usano
“a) il numero di articoli su riviste contenute nelle principali banche dati internazionali e pubblicati nei dieci anni consecutivi precedenti (…);
b) il numero totale di citazioni ricevute riferite alla produzione scientifica complessiva normalizzato per l’età accademica;
c) l’indice h di Hirsch normalizzato per l’età accademica ”
A me sembra quindi che, per gli indici “citazionali” (b e c) debbano essere prese in considerazione TUTTE le citazioni, e non solo quelle riportate dalle “principali banche dati internazionali”, e non solo per gli articoli contenuti nelle suddette banche dati.
Inoltre, dovrebbero essere conteggiate anche le citazioni fatte da articoli non peer-reviewed (visto che il punto b) é quanto di piú ampio si possa immaginare).
Chiederei ai colleghi giuristi un parere in merito a questa mia interpretazione.
A mio avviso, la cosa non é di poco conto, perché un candidato escluso sulla base dei valori calcolati da ANVUR utilizzando unicamente le citazioni recuperate da Scopus e WoS potrebbe fare ricorso se riesce a dimostrare che, conteggiando tutte le citazioni ai propri articoli, supererebbe le mediane ANVUR.
Su questo punto la Delibera ANVUR n. 50 del 21/06/2012 (http://www.anvur.org/sites/anvur-miur/files/delibere/delibera50_12_0.pdf) sembra chiara:
“1. Per indicatore bibliometrico si intende il prodotto di tecniche matematiche e statistiche utilizzate in bibliometria per analizzare i modelli di distribuzione delle pubblicazioni scientifiche e per esplorarne l’impatto entro le comunità scientifiche. Tali indicatori sono reperibili attraverso fonti esterne, come le banche dati, e sono suscettibili di calcolo utilizzando le stesse fonti. In particolare, sono indicatori bibliometrici il numero di pubblicazioni definite secondo categorie standardizzate a livello internazionale e indicizzate nelle banche dati e il numero di citazioni ricevute dalle pubblicazioni, provenienti da fonti a loro volta indicizzate.
2. Per indicatore non bibliometrico si intende un indicatore calcolabile tramite informazioni non disponibili su banche dati internazionali ma desunte da liste di pubblicazioni.
….
“6. Per banche dati si intendono di norma le seguenti: a) ISIWebofScience(versionearticoli+proceedings); b) Scopus accessibili alla data del decreto abilitazione e successivamente.”
(Art. 1)
“Per il calcolo del numero di citazioni e dell’indice h di Hirsch, l’ANVUR utilizza unicamente le pubblicazioni contenute nel sito docente e indicizzate nelle banche dati.”
(Art. 5, comma 4)
Grazie per la pronta, e chiarissima, risposta.
Tuttavia, mi chiedo se l’ANVUR ha il potere di rendere piú restrittiva una disposizione contenuta nel D.M, dove di fatto non é presente alcuna restrizione sulle fonti di citazione.
Inoltre non mi é chiaro se la frase:
“Per il calcolo del numero di citazioni e dell’indice h di Hirsch, l’ANVUR utilizza unicamente le pubblicazioni contenute nel sito docente e indicizzate nelle banche dati.” (Art. 5, comma 4)
si riferisce alle pubblicazioni che possono ricevere citazioni, o alle fonti delle citazioni stesse.
Mi spiego meglio: se l’articolo A é presente nelle banche dati, e l’articolo B no, il comma 4 art. 5 sembra voler dire che le citazioni che B ha ricevuto non contano.
Tuttavia, il numero di citazioni di A riportato dalla banca dati potrebbe essere piú basso del numero effettivo di citazioni calcolato anche considerando altre pubblicazioni che citano A le quali, peró, non sono state a loro volta incluse nella banca dati.
La mia domanda quindi é: le ulteriori citazioni che A ha ricevuto, e che non sono conteggiate dalla banca dati, sono escluse dal conteggio oppure devono rientrarvi?
Se posso intromettermi, sarà difficile (o meglio richiederà il ricorso amministrativo) far conteggiare citazioni da articoli non in banca dati. Pure, tentar non nuoce.
Ti raccomando di controllare, peraltro, la completezza delle citazioni da Scopus a Scopus: tipicamente “tornano” solo per le riviste.
Riguardo alle citazioni di propri articoli non in banca dati, la cosa diventa surreale quando la citazione proviene da un prestigioso autore su prestigiosa rivista, ovviamente indicizzata. A quanto vale, per il MIUR e l’ANVUR non vale.
“..a quanto pare..”
@De Nicolao: riprendendo un momento la tua osservazione
“Per il calcolo del numero di citazioni e dell’indice h di Hirsch, l’ANVUR utilizza unicamente le pubblicazioni contenute nel sito docente e indicizzate nelle banche dati.”
(Art. 5, comma 4)
mi chiedo se non ci siano le basi per un ricorso di incostituzionalitá sulla base di un principio analogo a quello
su cui é basato il ricorso dei costituzionalisti (a.k.a. “ricorso Onida”).
Ovvero, se una mia pubblicazione non é indicizzata in Scopus/WoS ed all’epoca in cui l’ho fatta questo non era un fattore rilevante, si sta applicando retroattivamente una norma a me sfavorevole.
Ti sembra sensato, o non ho ben compreso lo spirito del “ricorso Onida”?
Grazie!
Mi trovo in sintonia con quanto riportato varie volte da AssociatoINF01. Ringrazio inoltre tutta la redazione di ROARS per il suo lavoro. Segnalo che ci possono essere situazioni ancora più critiche del tipo ad esempio: 1) citazioni riportate in lavori già “on line first” indicizzabili ma non ancora indicizzati per motivi legati alla gestione delle banche dati che nessuno assicura che entro il 20 novembre siano a posto; eppure sono già lì disponibili per la comunità scientifica, chi li vuole li scarica dalla rete con DOI e tutto. Tuttavia dal lavoro accettato e disponibile “online” con le sue citazioni e l’indicizzazione non abbiamo più alcun ruolo attivo; non si capisce quindi perchè non debba essere considerata l’accettazione di un lavoro con le sue citazioni e non si chieda a noi candidati di dimostrare le citazioni dei nostri lavori con documentazione adeguata. 2) Citazioni missing per manifesti errori che devono essere segnalati alle banche dati al fine di ottenere le correzioni, ed anche in questo caso senza la garanzia che ciò sia fatto nei tempi e nei modi giusti. Per il punto 2 bisogna lavorare sodo per individuare gli errori e poi con questo lavoro (tolto alla normale attività per la quale siamo retribuiti) si contribuirà a migliorare le banche dati di due multinazionali private in modo che le nostre università pagheranno ancora di più (soldi pubblici) per acquistare un prodotto più rappresentativo. Resta il fatto che non si sa cosa accade a questi numeri da qui a novembre. Anvur lo scrive, non è responsabile degli errori, noi ci possiamo fare poco o nulla, non possiamo certo accelerare le pratiche editoriali delle multinazionali.
Vorrei infine fare una domanda sulla tabella delle mediane dei settori bibliometrici, leggi “scientifici”. Come mai questa statistica di tendenza centrale che ha l’ambizione di descrivere un fenomeno complesso non ha un intervallo intorno che dica qualcosa sulla variabilità? Si tratta forse dell’unico fenomeno al mondo che per essere descritto non ne ha bisogno? Qualsiasi referee al quale capitasse tra le mani un lavoro del genere dove il numero che rapresenta la tendenza centrale di un fenomeno viene dato come dogma saprebbe cosa fare.
Rimane infine una tristezza tremenda per l’assoluta mancanza di considerazione e rispetto dei libri scientifici, scritti in lingua italiana o inglese, grazie ad anni di lavoro e fatica. Ci vuole tempo per realizzare un tale obiettivo e prima di avere la possibilità di scriverne uno, spesso un comitato di esperti internazionale valuta la proposta editoriale. I libri possono rappresentare spesso lo stato dell’arte di una disciplina in un dato momento e rappresentarlo per un discreto arco di tempo; in genere sono molto citati nelle riviste indicizzate proprio per questo, ma scompaiono dai data base WoS e SCOPUS per scelte strategiche non correlate nè al merito nè alla qualità scientifica.
Ancora grazie a tutta la redazione di roars.
Antonella Buccianti: “Come mai questa statistica di tendenza centrale che ha l’ambizione di descrivere un fenomeno complesso non ha un intervallo intorno che dica qualcosa sulla variabilità?”
Temo che la risposta a molte domande assolutamente sensate sollevate dai lettori stia nelle seguenti dichiarazioni di un esperto ANVUR: “Quando poi i nostri colleghi avranno imparato ed il clima sarà cambiato, allora i soldi saranno ben spesi. In questo processo ci saranno delle ingiustizie? Purtroppo si, ma sempre meno di quelle che ci sono state finora con il sistema baronale tradizionale.” (Mobbing, colleghi da “zombizzare” e giustizia sommaria: le abilitazioni secondo un esperto dell’ANVUR, https://www.roars.it/?p=10727)
Se la valutazione delle strutture ed anche quella individuale diventa una crociata del bene contro il male, non si va più tanto per il sottile e si mette in conto che qualcuno rimanga vittima del “fuoco amico”. Inutile dire che la redazione di Roars non condivide l’uso della giustizia sommaria anche perché sappiamo che le politiche emergenziali sono spesso cavalcate da interessi concreti, talvolta persino coincidenti con gli interessi di chi si dichiara di voler combattere a parole. Noi siamo convinti che il rigore etico e scientifico impongano l’uso di metodi scientificamente validati e la trasparenza nella loro implementazione.
Mi unisco anche io ai ringraziamenti alla redazione di roars per l’eccellente lavoro e per l’opportunità della discussione!
In merito agli ultimi commenti ed osservazioni fatte, aggiungo le mie considerazioni:
1) “Credo che si possa partecipare alla procedura di abilitazione a prescindere dal superamento delle mediane. Sará poi la Commissione, nel caso, a non concedere l’abilitazione se dovesse decidere di non discostarsi da quanto previsto dal D.M. 7/6/2012.”
Credo anche io che sia così, in merito ho inoltrato richiesta di chiarimento al MIUR. Ciò detto, ritengo poco probabile che le commissioni si discosteranno dalla regola “almeno 2 su 3 requisiti soddisfatti”.
2) sulle citazioni: è ancor più complesso se si considera di quanto si discostino nelle interrogazioni tra google scholar e scopus o WoS. Io rientro nei paramteri per google scholar, non per gli altri due e, pur controllando più volte, non capisco come sia possibile questa discordanza.
Sarebbe assolutamente necessario che il Ministero predisponesse un software ufficiale (publish o perish è inaffidabile a quanto pare, anche lì supero brillantemente i 3 criteri) da utilizzare per il calcolo dei tre parametri, H-index contemporaneo compreso. Infatti, è inaccettabile che si possa procedere senza una “parametrizzazione” standardizzata, che generi lo stesso errore e la stessa deviazione per tutti.
3) nel DM 7/6/2012 si legge che l’indice h di Hirsch sarà normalizzato per l’età accademica ed usato come parametro. Ecco, nella delibera ANVUR, tale indice è modificato in quello H-index contemporaneo…che è uno dei prodotti più quantitativi e casualistici e meno efficace della bibliometria (non lo dico solo io!)
Mi chiedo come sia possibile che l’Agenzia per la valutazione “corregga” un già predisposto DM!
Scusate, ma in tutto questo caos non mi sono chiare un paio di cose:
1) Le autocitazioni contano oppure no? (ovvero, sono state usate per il calcolo delle mediane oppure no? Perché chiaramente tutto dipende da quello…)
2) Le citazioni normalizzate e l’h-index contemporaneo tengono conto di *tutta* la produzione scientifica (quindi anche degli atti di conferenze) o solo delle pubblicazioni su rivista?
GRAZIE!!
Stefano
1) le autocitazioni valgono;
2) nel calcolo dell’h-index contemporaneo, non dovrebbero esser incluse le citazioni relative ad atti di conferenze, abstract, etc, ma solo le pubblicazioni su rivista. Lo dico anche perché WoS e Scopus non le comprendono..ma potrei sbagliarmi!
Mi permetto di correggerti.
Scopus include articoli a conferenza, citazioni DI articoli a conferenza e DA articoli a conferenza; il punto è che il database è difettoso, per due motivi:
1) Molte conferenze non sono indicizzate (e, mi ripeto, anche conferenze di assoluto rilievo scientifico). Quindi le citazioni relative a questi lavori sono perse. Cosa per me inaccettabile, in particolare se i lavori che li citano sono a loro volta presenti in Scopus.
2) Per i tuoi lavori a conferenza registrati in Scopus, è probabile che le citazioni da altri articoli presenti in Scopus (anche su rivista!) siano largamente incomplete.
Quanto a Publish or Perish: è “inaffidabile” nel senso che sovrastima le citazioni, includendone di non utilizzabili (da tesi di laurea o rapporti interni, per esempio). Ma è l’unico strumento per rendersi conto di quanto 1) incompleto e 2) difettoso sia Scopus per chi (come in ING-IND) abbia molti lavori e citazioni a conferenza.
@stefano000, joseterra
Al solito, mi sono fatto prendere la mano. In breve:
non so lo h-index (penso proprio di sì), ma sicuramente il conto delle citazioni di Scopus include anche le conferenze, ma con tutti i problemi che ho indicato.
Saluti
..grazie per la precisazione: non sapevo che scopus includesse anche le citazioni di conferenze ed abstract! Ma sono valutabili, ai fini dell’abilitazione, anche quelle?
Purtroppo, ora non posso controllare su Scopus il tutto, perché non ho un accesso se non dal dipartimento (sono a casa).
Nota che io parlavo solo di conferenze, non di abstract. E penso proprio che le citazioni di/da conferenze valgano. Se no, credo proprio che parecchi (incluso il sottoscritto) saranno costretti ad arricchire gli amministrativisti.
Naturalmente stiamo parlando di proceedings “veri”, cioè conferenze con articoli selezionati tramite processo di peer review e pubblicati su volumi con ISBN (in ambito informatico, certe conferenze sono molto selettive, quasi quanto le riviste).
In certi settori, gli atti di conferenze sono “raccolte fotocopiate” di articoletti, che magari non derivano neanche da un proceso di revisione ma vengono scritti dopo la conferenza una volta che l’abstract è stato accettato dall’organizing committee… quindi bisogna fare dei distinguo (comunque non credo proprio che Scopus indicizzi questi prodotti)