«Abbiamo appena terminato un’operazione importantissima che è stata la valutazione della qualità della ricerca, un’operazione lunga che è durata valutando qualcosa come 15.000 prodotti fatti in Italia e ha dato dei risultati molto importanti. Perché abbiamo un censimento e abbiamo scoperto cose importantissime […]  Il CNR: abbiamo il 30% di persone che sono inattive, dove inattive vuol dire che nel giro di sette anni queste persone non hanno prodotto un saggio che sia al di sopra di livelli e di standard minimi di ricerca» (Tito Boeri, Porta a Porta – 21 novembre 2013, minuto 23). Queste affermazioni sono corrette o no?

Durante la trasmissione “Porta a Porta” su RAI 1 del 21 novembre Tito Boeri ha ancora una volta portato il suo prezioso contributo alla soluzione dei problemi della ricerca e dell’università italiana. Il docente della Bocconi ha affermato due cose.

  • Che bisogna puntare le poche risorse pubbliche sulle università eccellenti e, conseguentemente, lasciare al proprio destino quelle ritenute inefficienti.
  • Che, secondo i risultati della VQR, “Al CNR il 30% delle persone sono inattive, in 7 anni non hanno prodotto un saggio al di sopra dei livelli minimi standard della ricerca”.

Il suo pensiero non si discosta da quello di altri bocconiani. Già dieci anni fa Alberto Alesina e Francesco Giavazzi, in un articolo su “lavoce.info”  scrivevano:

Ha ragione Roberto Perotti: il sistema universitario e della ricerca in Italia non sono riformabili. Serve un cambiamento radicale perché riversare più fondi in questo sistema è come buttarli al vento”. Andavano avanti affermando “Il ministro Letizia Moratti, per un istante, è stata coraggiosa e ha commissariato il Cnr … Ma il suo coraggio è durato lo spazio di un mattino: anziché chiudere l’ente, …, ha dato mandato ad Adriano De Maio di riformarlo.

Il primo messaggio di Boeri implica la riproposizione del tema della divisione tra università di ricerca e università per l’insegnamento, tema già evocato da Sergio Benedetto dell’ANVUR, e che non ha trovato, almeno finora, particolare accoglienza nel dibattito e nelle politiche universitarie nazionali. La ministra Maria Chiara Carrozza ha opportunamente ricordato nel corso della trasmissione che le scelte che riguardano l’università vanno rese coerenti con le politiche di coesione territoriale, che una separazione tra le università “buone” e “cattive” comporterebbe una penalizzazione delle regioni meridionali, e che le università vanno valutate non soltanto per la qualità della ricerca ma anche dell’insegnamento e dei rapporti con il territorio. Comunque fin qui si è trattato di un confronto tra idee e proposte tra chi pone la competizione come strumento di selezione in un contesto di economia di mercato in grado di assicurare la migliore allocazione delle risorse, ampiamente rappresentato sulla stampa e nelle trasmissioni televisive, e quello di chi eccepisce i limiti dell’autosufficienza del mercato e pone la questione dell’educazione e della ricerca al centro dell’azione sociale e politica [1].

Quello che è inaccettabile è l’attacco al CNR. Quello che Boeri ha detto a Porta a Porta non è esatto.

  • La VQR non ha valutato, come da lui affermato, 15.000 prodotti di ricerca, ma ben 184.878, più di 10 volte tanti (vedi documenti ANVUR ed anche Nature).
  • Non è corretto, inoltre, dire che il 30% dei ricercatori è inattivo [2]. Boeri dovrebbe spiegare da dove ha tirato fuori questo dato [3].

Fonte: ANVUR – Rapporto finale VQR, infografiche


Nella VQR, a differenza dell’Abilitazione Scientifica Nazionale che riguarda i docenti universitari, non vi erano soglie da superare (la famosa mediana), ma vi era una scala di “qualità” specificata nel decreto che la regola (eccellente 1,0; buono 0,8; accettabile 0,6; limitato 0,0; non valutabile -1,0; plagio o frode -2,0; per ciascuna pubblicazione mancante rispetto al numero atteso è assegnato un peso negativo pari a -0,5). Nel rapporto finale della VQR sul CNR l’unico dato che si riferisce, indirettamente, ai singoli ricercatori è riportato nella seguente frase:

La percentuale di prodotti mancanti sui prodotti attesi (10,54%) è maggiore della media degli enti di ricerca (6,99%), come pure la percentuale dei prodotti penalizzati sui prodotti conferiti (2,98% contro una media del 2,08%).

Dunque si tratta, volendo accettare per buona l’interpretazione di Boeri secondo cui tutti i ricercatori dovrebbero produrre soltanto pubblicazioni sulle riviste, libri, rapporti tecnici, ecc. e non fare altro, del 13%, non del 30% – una bella differenza.


Fonte: ANVUR – VQR 2004-2010, Rapporto finale, Parte Seconda: La valutazione delle singole strutture – CNR


Se Boeri si fosse ben informato sulle procedure della VQR ed avesse seguito il dibattito sia durante il suo svolgimento, sia dopo la pubblicazione dei risultati, avrebbe potuto verificare: che la metodologia adottata dalla VQR è stata messa a punto per valutare la ricerca delle strutture e non delle singole persone, e che prevedeva punteggi negativi (unico sistema al mondo a fare questa scelta) per i “prodotti” mancanti; che il CNR per statuto non svolge soltanto ricerca di punta di cui si trova evidenza nella bibiometria, ma è impegnato nel trasferimento delle conoscenze in quella che viene chiamata “terza missione” che sempre con maggior insistenza viene evocata dal coté politico ed economico come l’unico elemento per la legittimazione del finanziamento della ricerca; che, al momento del conferimento dei dati per la VQR, parecchi ricercatori (certamente non il famoso 30%) hanno deliberatamente boicottato la VQR, ritenendo che la metodologia fosse inappropriata per valutare la performance dell’ente nel quale lavorano (nel decreto è specificato che la VQR ha l’obiettivo di valutare le strutture e che è vietato l’uso dei risultati per valutare i singoli ricercatori) e che il boicottaggio fosse un’appropriata forma di protesta per il fatto che i ricercatori del CNR non hanno voce in capitolo nel proprio ente, notoriamente in mano a persone esterne nominate dal potere politico (situazione del tutto diversa da quella dell’INFN, ente largamente governato dalla componente scientifica interna). Si parva licet, vorrei citare un mio articolo dal titolo “Sorpresa. I dati della VQR certificano che il CNR è il miglior ente di ricerca” in cui questi temi erano chiaramente affrontati.

Rimane la domanda: perché Boeri getta con non fondate argomentazioni discredito sul CNR, il più grande ente di ricerca italiano con 90 anni di gloriosa storia, di fronte all’opinione pubblica, anche se un po’ assonnata davanti al televisore dopo mezzanotte? Per furore ideologico o per deviare le poche risorse disponibili dagli enti di ricerca pubblici verso altri lidi? [4] E perché nel gennaio del 2012 vi fu un analogo – ingiustificato – attacco al CNR da parte del Corriere della Sera basato su una lettura erronea della relazione annuale della Corte dei conti? Insomma, cui prodest fare il tiro al piccione del CNR?


Note

  1. La ministra ha ricordato che, purtroppo, nel nostro paese soltanto il 2% della popolazione considera l’istruzione e la ricerca come una priorità del paese.
  2. L’uso del termine “inattivo” è pericoloso: evoca nel pubblico televisivo le figure del fannullone, dell’impiegato pubblico neghittoso che non fa niente e da sottoporre ai giusti rigori della revisione della spesa.
  3. Forse Boeri si è confuso con quanto scritto da Alberto Bisin  nell’articolo “L’università italiana produce poca ricerca. Risposta di A. Bisin a G. De Nicolao.”: “Il 30% di docenti italiani ha zero pubblicazioni. Speculo: il 50% produce ricerca minima e/o irrilevante” (basandosi su dati del tutto inaffidabili successivamente smentiti anche dalla VQR).
  4. Nel corso della trasmissione i vertici della Confindustria hanno reiterato la richiesta di finanziamenti statali alla ricerca delle imprese mediante il credito d’imposta. Lo strumento del credito d’imposta, diversamente da quello per progetto o mediante la domanda pubblica, pone ben noti problemi quali quello dell’incapacità dell’operatore pubblico di concentrare l’intervento su selezionate e promettenti tecnologie, e quello della difficoltà di verificare ex-post che le risorse siano state effettivamente impiegate per la ricerca.
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61 Commenti

  1. Sulla questione del numero di prodotti valutati (15.000 secondo Tito Boeri, mentre in realtà sono quasi 185.000) qualcuno penserà che Sirilli sia proprio pignolo: capita a tutti di non ricordare a memoria qualche numero. Tuttavia, chiunque si occupi di università e ricerca con una minima cognizione di causa ha un’idea quanto meno del numero di ricercatori e professori dell’università italiana (circa 55.000 nel 2012, http://statistica.miur.it/scripts/personalediruolo/vdocenti0.asp). Essendo stato richiesto anche a lui, Tito Boeri dovrebbe sapere che nella VQR gli universitari dovevano presentare tre prodotti a testa. Insomma, parlare di 15.000 prodotti è un po’ più che una distrazione. Per fare un paragone: è come se Vespa avesse chiesto ad un (presunto) luminare della medicina di dispensare ricette per la cura dell’ipertensione e questo avesse detto, papale, papale, che il corpo umano contiene in tutto mezzo litro di sangue (in realtà costituisce circa il 7% del peso corporeo). Ci sarebbe di che essere terrorizzati a mettersi in mano ad un tale esperto. Va anche detto che pure i precedenti commenti di Boeri sulla VQR apparsi sulla stampa non denotavano una grande conoscenza degli aspetti tecnici della valutazione. Pertanto, quanto denunciato da Sirilli è più che altro una conferma.

  2. “dove inattive vuol dire che nel giro di sette anni queste persone non hanno prodotto un saggio che sia al di sopra di livelli e di standard minimi di ricerca”

    Ipotesi: (prodotti di valore limitato + prodotti mancanti + prodotti penalizzati)/prodotti attesi = 34%, se non ho sbagliato i conti. Che Boeri si riferisca a questo?

    • Può darsi che Tito Boeri si sia espresso male. Richiamiamo le regole del gioco:
      “Il risultato finale della valutazione consisteva nell’attribuzione a ciascun prodotto di una delle seguenti classi di merito e del relativo peso:
      * Eccellente: la pubblicazione si colloca nel 20% superiore della scala di valore condivisa dalla comunità scientifica internazionale (peso 1);
      * Buono: la pubblicazione si colloca nel segmento 60% – 80% (peso 0.8);
      * Accettabile: la pubblicazione si colloca nel segmento 50% – 60% (peso 0.5);
      * Limitato: la pubblicazione si colloca nel 50% inferiore (peso 0);
      * Non valutabile: la pubblicazione appartiene a tipologie escluse dal presente esercizio o
      presenta allegati e/o documentazione inadeguati per la valutazione o è stata pubblicata
      in anni precedenti o successivi al settennio di riferimento (peso -1);
      * In casi accertati di plagio o frode, la pubblicazione è pesata con peso -2.
      Per ciascun prodotto mancante rispetto al numero atteso è stato assegnato un peso negativo pari a -0,5.”
      ______________________
      Concordo che sarebbe interessante sapere se Tito Boeri ritiene che sia da ritenersi “al di sotto di livelli e di standard minimi di ricerca” tutto ciò che si colloca 50% inferiore della scala di valore condivisa dalla comunità scientifica internazionale.

    • @Denicolao: in effetti, sempre se non ho sbagliato i conti, (prodotti di valore limitato + prodotti mancanti + prodotti penalizzati)/prodotti attesi = 30%.
      Per la Bocconi però, che farebbe dunque un po’ meglio del CNR ma, per dire, un po’ peggio dell’Università di Pavia (24%).
      Mi sa che Tito Boeri pensava effettivamente ad altro.

  3. Il problema, purtroppo, è che Tito Boeri va a Porta a Porta e lo ascolta qualche milione di italiani. Noi ci parliamo addosso. Vorrei però chiedere a Sirilli quali sono i provvedimenti concreti attraverso i quali la ministra Carrozza ha dato finora seguito ai buoni propositi ribaditi nel salotto di Vespa. Cosa pensa Sirilli, giusto per fare un esempio, degli effetti del decreto sui punti organico sull’obiettivo della “coesione territoriale”?

    • È vero. Ma è anche vero che per un accademico la reputazione presso i suoi colleghi dovrebbe essere un bene prezioso. Come verrebbe trattato dai colleghi un medico che andasse a dire in TV che abbiamo mezzo litro di sangue in tutto? Diventerebbe la favola della comunità medica e la sua credibilità colerebbe a picco.

    • Semplici ha tristemente ragione: questi personaggi vanno in televisione e, con l’endorsement di una marca di successo, a sua volta solidamente costruita presso le masse dai media, cioè la Bocconi, raccontano cose quanto meno sindacabili. Un’adeguata risposta dovrebbe venire da un pulpito altrettanto popolare, mentre così non è. Interessante invece l’osservazione di De Nicolao. Che razza di comunità scientifica (….) è quella in cui si possono andare a raccontare cose del genere conservando intatta la propria credibilità?

    • A mio parere è evidente che quel sottosinsieme di economisti a cui appartiene il nostro non costituisce una comunità scientifica ma un gruppo di pressione politico che fa campagne ideologiche mirate, strutturate, organizzate e con scopi ben precisi.

  4. Dove ha trovato fuori il 30% Boeri? Un articolo circostanziato che tira fuori questa cifra dai dati ANVUR è stato pubblicato sulla voce.info
    http://www.lavoce.info/come-usare-la-valutazione-anvur-negli-atenei/
    Giusto o sbagliato che sia, forse prima di partire a testa bassa sarebbe il caso di leggerlo.
    Alcuni ricercatori del CNR hanno boicottato la valutazione ANVUR (ma quanti siano non si sa) quindi è difficile stabilire quanti siano gli inattivi. Forse il 30% è una stima per ecesso, ma sono veramente così pochi? Al CNR si fa ricerca di alto livello, ma anche di basso o di nessun livello. L’autore forse non ha mai incontrato ricercatori inattivi al CNR, io si.

    • Effettivamente neanche l’articolo della voce.info riporta il 30%…bisognerebbe chiederlo a Boeri.

    • Stefano Zapperi: “Dove ha trovato fuori il 30% Boeri? Un articolo circostanziato che tira fuori questa cifra dai dati ANVUR è stato pubblicato sulla voce.info
      http://www.lavoce.info/come-usare-la-valutazione-anvur-negli-atenei/ Giusto o sbagliato che sia, forse prima di partire a testa bassa sarebbe il caso di leggerlo.”
      ______________________
      L’abbiamo letto. L’articolo della voce.info non documenta il 30% di inattivi nel CNR per i seguenti motivi.

      1. Tratta solo dell’Area 13 (Scienze Ecomomiche e Sociali)
      2. Viene considerata una categoria di docenti (“docenti non attivi, o parzialmente attivi, cioè di coloro i quali non hanno inviato ad Anvur le previste tre pubblicazioni relative al periodo 2004-2010”) diversa da quella indicata da Boeri a Porta a Porta (“inattive vuol dire che nel giro di sette anni queste persone non hanno prodotto un saggio che sia al di sopra di livelli e di standard minimi di ricerca”).
      3. Nonostante la categoria considerata dalla voce.info sia più estesa (vi rientra anche chi ha mandato una o due pubblicazioni) la percentuale relativa al Centro Nazionale delle Ricerche (sic) è un po’ meno del 20% come si può vedere dalla figura che riportiamo per comodità


      ================
      “Forse il 30% è una stima per ecesso”
      ______________________
      Togliamo il forse. Per ottenerla si sono fatte tre cose:
      1. Considerare solo l’Area 13
      2. Usare una definizione estesa di inattività
      3. Gonfiare fino al 150% il valore degli “inattivi in senso lato” nell’area 13.

      Se al posto del CNR ci fosse stata la Bocconi, la reazione sarebbe stata assai energica, credo.
      ================
      ” ma sono veramente così pochi? Al CNR si fa ricerca di alto livello, ma anche di basso o di nessun livello. ”
      ______________________
      Non ne dubito. Credo accada anche a Pavia (il mio ateneo) e alla Bocconi
      ========
      L’autore forse non ha mai incontrato ricercatori inattivi al CNR, io si.
      ______________________
      Io ne ho incontrato anche a Pavia. È interessante notare che ce ne sono anche alla Bocconi, vedi la seguente tabella (http://www.anvur.org/rapporto/files/Area13/VQR2004-2010_Area13_Tabelle.pdf).


      Come si può vedere, nell’Area 13 la Bocconi con il suo 10% di fannulloni se la cava meglio di Messina (12,90%), ma peggio di Bari (9,26%) e di gran lunga peggio di Urbino (6,45%), tre università che Francesco Giavazzi (Bocconi) voleva chiudere (https://www.roars.it/francesco-giavazzi-e-la-sua-magnifica-ossessione/).

  5. Come altre volte entro “come elefante in un negozio di cristalli” o, secondo una metafora sportiva, a gamba tesa.
    Non ho studiato a fondo “l’internal” della analisi statistica citata e quindi non provo a contestare numero su numero o sigla per sigla questa statistica.
    Faccio soltanto una considerazione: ammesso che, per i più svariati motivi, si voglia considerare un errore del 30% considerato che è un errore alto per una statistica che si basa su una base numerica ampia, il famoso 70% si riduce a circa il 50% di “ricercatori inattivi al CNR”, cosa che mi pare abbastanza elevata.
    Riguardo al “inattività”, definita come “produzione di documenti o studi o comunicazioni valide, penso che sia un dato valido di valutazione, infatti non si parla di comunicazioni di successi, ma di segnalazione di studi ed sperimentazioni fatte e dei risultati ottenuti, positivi o negativi che siano. Certamente non è simpatico documentare un proprio insuccesso, ma è anche un fatto positivo perchè evita ulteriori sforzi e spese su una strada battuta che non ha dato risultati.
    Infine sulla comunicazione pubblica, stile Vespa/PortaaPorta. Nel mondo moderno non esistono torri d’avorio a difesa dello scienziato che solo talvolta si abbassa a raccontare il suo lavoro. Oggi i mezzi di comunicazione sono globali ed invasivi e chi usa risorse pubbliche è coinvolto nel mondo globale e deve spiegare cosa fà o non fà nel chiuso del suo laboratorio.
    Un esempio: questo blog nel quale un gruppo di addetti ai lavori scrivono conoscendo bene le loro cose ed un esterno, io, entrato per caso mette a confronto quelle segrete cose con il “senso comune dei poveri di spirito” e vorrebbe verificare dove sbaglia ……o dove casualmente ha ragione.

    • La VQR è una procedura ufficiale di valutazione nazionale che avrà delle conseguenze sul finanziamento degli atenei ed il cui rapporto finale è disponibile in rete con tutte le tabelle. I numeri ufficiali vanno riportati fedelmente. Vorrei vedere cosa direbbe la FIAT se in televisione qualcuno sparasse dati a vanvera sui suoi bilanci e sulla sua situazione economico-finanziaria.
      Everyone is entitled to his own opinion, but not to his own facts.

  6. Domanda sinceramente ingenua: se davvero i dati presentati da Boeri sono errati, gravemente fuorvianti ecc., una querela per diffamazione sarebbe fuori posto? Diffamare significa «comunicando con più persone, offendere l’altrui reputazione» (art. 595 C.P.). Sono lungi dall’augurarmi che ora anche la discussione sull’Università si sposti nelle aule giudiziarie, e sono ancor più lungi dall’augurarmi che un’espressione errata (sia pur maliziosamente) faccia andare in galera. Però forse in certi casi una querela sarebbe il modo per ottenere con la propria replica pari pubblicità e pretendere un minimo di esattezza quando si parla di cose delicate. Uno dei problemi attuali mi pare anche l’indifferenza generale con cui l’intero sistema dell’istruzione superiore e della ricerca sta colando a picco: e non c’è da meravigliarsi, le notizie che arrivano in prima pagina sono solo quelle su «baroni», su concorsi truccati, e su Università da chiudere per fare un favore agli studenti.

    • Secondo me sì, al di là dell’effettiva fattibilità della cosa, sarebbe del tutto fuori posto. Roars vuole promuovere un confronto franco (e nel caso anche duro) di carattere culturale, e fare sì che il dibattito sulle politiche della ricerca e della valutazione sia il più possibile evidence-based. Le aule di tribunale per questo non servono a nulla, quando non sono controproducenti. E’ bene che il corpo degli accademici e dei ricercatori discuta e nel caso si accapigli, un’abitudine un tempo comune, da troppo tempo scomparsa. Rivitalizziamo questo aspetto sano dell’essere studiosi e ricercatori e lasciamo perdere il resto.

  7. Vorrei tentare di spostare un poco il focus della discussione, dando ormai per scontato che i numeri di Boeri non sono credibili, comunque li si giri, e quindi ponendomi una domanda diversa:
    “Perché Tito Boeri, che NON E’ AFFATTO UNO STUPIDO (a differenza di altri suoi colleghi bocconiani spesso menzionati in queste pagine), si sente in dovere di fare queste affermazioni?”
    Siamo sicuri che si tratti semplicemente del tentativo di concentrare in poche mani “eccellenti” risorse ormai talmente misere da non valere nemmeno lo sforzo che serve per impadronirsene?
    E non mi convince nemmeno la spiegazione puramente ideologica della serie “Vendiamo il CNR e l’Università ai privati, insieme con le spiagge” (a proposito: vi ricordate l’Autunno del Patriarca, e il dittatore che aveva venduto anche il mare? potrebbe essere un’idea).
    Ci deve essere qualcos’altro, ma non capisco che cosa, e chiedo il vostro aiuto.

    • Separare chiaramente i “ricercatori degli Enti Pubblici di Ricerca (EPR)” veri da quelli che sono “ricercatori solo nominalmente”, ma fanno altro.

      A mio avviso le seguenti mansioni:

      i) organizzare convegni;

      ii) gestire contabilmente fondi europei;

      iii) gestire le strutture ed i lavori di ampliamento di un’area CNR

      iv) gestire una rete informatica;

      non sono ragioni sufficiente per essere inquadrato come “ricercatore di EPR”.

      Poterei capire “tecnologo” ma non “ricercatore”.

      La risposta e’: in quel periodo avevamo la possibilita’ solo di fare dei bandi per “ricercatore” e non per “tecnologo”. Oppure: “la chiamata diretta per i non laureati la si puo’ fare solo per i Dirigenti di Ricerca” ma non per i “Dirigenti Amministrativi”.

      Si, ma la consequenza di questo e’ che le statistiche sono ovviamente FALSATE.

      Il CNR, che non e’ un ente stupido, permette ogni tanto di transire da “ricercatore” a “tecnologo” e viceversa. Pero’ la gente lo fa principalmente in maniera funzionale alla progressione di carriera.

    • Cerco di reagire agli stimoli di Paolo. La trasmissione di venerdì sera era la trasposizione televisiva della “Giornata della ricerca e dell’innovazione” della Confindustria https://www.roars.it/la-giornata-della-ricerca-e-innovazione-la-crisi-si-fa-sentire-anche-in-confindustria/. La Confindustria ha iniziato a organizzare queste Giornate una decina di anni fa e le ha sospese da un paio di anni – probabilmente a causa dell’elevato costo in un periodo di crisi. L’intento della Confindustria era quello di mostrare i successi innovativi delle imprese associate e di avanzare al governo richieste di sostegno per la R&S industriale. Chi ha seguito la trasmissione ha potuto notare che si trattava di una joint-venture tra Confindustria e RAI, in cui la prima ha fornito i video-intervista, del tutto analoghi a quelli che venivano proiettati nelle Giornate precedenti. Insomma, si è trattato di una legittima lobbying da parte del mondo delle imprese. Si è probabilmente utilizzato uno strumento più efficace, orientato al vasto pubblico, di quello delle Giornate che erano destinate agli addetti ai lavori ed ai politici. Durante la trasmissione Squinzi e la Bracco hanno più volte fatto riferimento agli incentivi fiscali mediante il credito d’imposta, di fronte ai quali, peraltro, la ministra Carrozza è stata alquanto tiepida. Un maligno potrebbe dunque pensare che gli interventi di Boeri fossero strumentali ad un disegno di definanziamento della ricerca pubblica a cui corrisponderebbe un aumento dei finanziamenti alle imprese (ahimé, oggi una battaglia tra poveri, oltre che una normale lotta tra interessi legittimi e contrapporti per ottenere una più cospicua fetta della torta). Di qui il solito ritornello bocconiano della concentrazione dei finanziamenti in pochi centri di eccellenza universitari e la chiusura, visto che sono pieni di fannulloni, degli enti pubblici di ricerca, in primis il CNR (come diceva Mao, mi sembra, colpirne uno per educarne cento).

    • Non essendo caratterialmente propenso a seguire “teorie del complotto” o facili classificazioni “privato” versus “pubblico” per molto tempo ho pensato anch’io che un confronto aperto, franco, privo di pregiudizi fosse ciò di cui c’era bisogno sui temi dell’istruzione pubblica. E mi chiedevo, come fa qui sopra Paolo Rossi, come mai persone che dovrebbero avere contezza di ciò che dicono sbagliassero così sistematicamente e sempre solo in un’unica direzione.
      .
      Ma, francamente, l’induzione, se non è ancora scienza, ne è una componente importante e quando non una, due o tre volte, ma decine di volte da parte sempre di personaggi legati ad università private e/o legati a Confindustria, vengono errori, inesattezze, distorsioni o semplicemente franche scemenze tutte a senso unico, tutte mirate a demolire l’idea di istruzione pubblica, beh, mi spiace dover convenire con i dsfattisti, ma qui non siamo più nel mezzo di una discussione di merito, ma di una battaglia ideologica fatta senza esclusione di colpi.
      .
      Trattare questa gente, che siano di “destra” come Giavazzi o di “sinistra” come Ichino e Boeri, come sinceri intellettuali che cercano di dare il loro contributo non è solo sbagliato, è controproducente. I margini per una discussione nel merito con questa gente non c’è: questi sono già convinti da sempre di quali tesi vogliono andare a sostenere e poi, incidentalmente, cercano gli argomenti che gli servono di volta in volta.
      .
      Finché non vedrò i vari Perotti, Ichino, Giavazzi, Boeri, ecc. venire in televisione a confessare di aver detto o scritto pubblicamente delle falsità credo che sia profondamente sbagliato accreditarli come interlocutori. Se se ne hanno le capacità, (eminentemente politiche) questi, chiedo venia per il termine, vanno semplicemente sputtanati.

  8. @Stefano Semplici. Sugli effetti del decreto sui punti organico sull’obiettivo della “coesione territoriale” penso che, quanto meno, si sia creata una serie di effetti negativi. Ciò è verosimilmente il frutto del combinato disposto, come dicono i giuristi, della presenza di ben corposi interessi (anche territoriali) e della scarsa capacità analitica e decisionale del MIUR. Non sarebbe male se qualcuno analizzasse nel dettaglio la questione utilizzando i dati disponibili – l’approccio che cerchiamo di adottare noi di ROARS.

  9. Come ricercatore CNR dimissionario ed in aspettativa senza assegni (fino a fine gennaio) la mia impressione PERSONALE e’ che il boicottamento del ANVUR da parte di alcuni ricercatori CNR non sia stata una furbata.

    Nel CNR ci sono ricercatori bravissimi ma, come ho gia’ scritto varie volte, la mia impressione PERSONALE e’ che nel CNR ci siano amministrativi, tecnici laureati (non tecnologi) e dirigenti amministrativi “travestiti” da ricercatori.

    Essendo solo “travestiti da ricercatori” non fanno veramente ricerca, cioe’ non pubblicano su riviste scientifiche e non producono brevetti. Fanno certamente cose utili ma non sono ricercatori.

  10. Possiamo discutere se sia stato o meno opportuno il boicottaggio della VQR, possiamo discutere l’opinione personale di Luca Salasnich, possiamo discutere sulle politiche della ricerca. Il problema è che Tito Boeri, che stupido non è, ha tirato fuori numeri completamente sballati su cui non c’è nulla da discutere. Non è ammissibile sbagliare di un ordine di grandezza i “prodotti della ricerca” sottoposti alla VQR e, soprattuto, dire che un ricercatore su tre al CNR non ha prodotto nulla laddove anche trascurando il boicottaggio (che Boeri non può ignorare) il dato è al più del 13 %.
    E allora perché Boeri, che stupido non è, li ha tirati fuori ? Perché il presidente del CNR non ha fatto una smentita immediata pretendendo la rettifica da parte di Boeri?

    • Perche’ al personggio, essendo laureato in economia, i numeri servono principalmente per “impressionare l’interlocutore”.

      Mi viene in mente la pubblicita’ di un Circo che ho visto in Ungheria:

      “venghino venighino siori venghino. Il nostro circo Magnaprivatus diverte grandi e piccini. Iscrivete i vostri piccini nel nostro circo, e vedrete che anche loro impareranno l’arte della magia”.

  11. Vorrei commentare la seguente affermazione attribuita a Tito Boeri (non ho visto la trasmissione televisiva cui ha partecipato): “… bisogna puntare le poche risorse pubbliche sulle università eccellenti e, conseguentemente, lasciare al proprio destino quelle ritenute inefficienti”. Non è chiaro cosa si intende per eccellenti, ma per il macrosettore che conosco meglio che è quello della matematica, possiamo partire dall’ipotesi che le università eccellenti siano quelle che si trovano nel primo quartile delle graduatorie della VQR 2004-2010, rispettivamente per le università grandi, università medie e università piccole. Tra le quattro grandi si salverebbe Roma La Sapienza e dovrebbero essere lasciate al proprio destino Padova, Bologna e Napoli Federico II, tra le 11 medie si salverebbero, nell’ordine, Torino Politecnico, Roma Tor Vergata, Pisa, e (marginalmente) Milano. Sarebbero lasciate al proprio destino Milano Politecnico, Firenze, Palermo, Torino, Bari, Genova e Catania. Infine tra le 38 piccole sedi si salverebbero nell’ordine SISSA, Cassino, Molise, Pavia, Sannio, Brescia, Bergamo, Pisa SNS, e (marginalmente) Roma Tre. Non elenco le restanti 28 sedi che dovrebbero essere lasciate al proprio destino. Osservo solo che tra queste, a buona distanza dalle sedi “eccellenti” di Cassino, Molise e Sannio si trovano: Trento, Milano Bicocca, Modena e Reggio Emilia, Trieste, Parma, e Ferrara. Risultati altrettanto paradossali si ottengono se si considerano “eccellenti” le sedi che superano la posizione mediana nelle graduatorie. L’unica vera informazione che ci forniscono le graduatorie è che è molto difficile distinguere tra poche sedi eccellenti e molte sedi da lasciare al proprio destino, almeno per quanto riguarda la matematica. Queste considerazioni valgono solo per la matematica? Ricordo che ho svolto un esercizio analogo raggiungendo le stesse conclusioni per l’area dell’ingegneria industriale e informatica (quella cui appartiene il prof. Benedetto) basandomi sulle classifiche della VTR e le classifiche del Times Educational Supplement. L’esercizio è stato pubblicato da roars ma non riesco a trovarlo. Indico allora l’indirizzo di un mio articolo sullo stesso argomento che lo precede.
    http://noisefromamerika.org/articolo/universit-serie-serie-b

    • Detto in altri termini:

      per migliorare i matematici italiani dovrebbero reclutare “giovani fisici teorici” che lavorano in tematiche legate a Probabilita’, Fisica Matematica e Analisi Numerica. Ed anche Analisi Matematica.

      Questo avviene. Ma dovrebbe avvenire molto molto di piu’.

      La bibliometria del settore Scienze Matematiche ne avrebbe un beneficio enorme. E, secondo me, anche la qualita’ complessiva della ricerca matematica.

    • C’è un errore nel testo. Tra le undici università medie per la matematica, le “eccellenti” sarebbero solo le prime tre: Torino Politecnico, Roma Tor Vergata, e Pisa (marginalmente). L’università di Milano non è nel primo quartile e dovrebbe essere lasciata al suo destino.

    • Posto che non abbia capito male il ragionamento, questo se ricordo bene nei giochi di ruolo “da tavolo” (D&D & co.) si chiamava PowerPlay…
      (in questi giochi in teoria basati sull’elemento narrativo dato dal formare una storia tutti assieme con al contempo un meccanismo di regole numeriche per gestire la capacità di riuscire in certe azioni come quella di danneggiare un avversario, crearsi un personaggio che in barba a qualsiasi logica “interna al gioco” semplicemente massimizza i suoi punteggi)

    • Tra le grandi università (per la matematica) Padova e Roma “La Sapienza” (che formalmente è la prima) risultano, in base alle rilevazioni VQR,quasi indistinguibili. E’ probabile che Padova risulti seconda a Roma1 solo perché ha una più alta percentuale di prodotti “penalizzati”. Per migliorare la posizione di Padova (e di molte altre sedi) basterebbe una oculata somministrazione di stricnina nelle macchine del caffè.

    • I matematici sono notoriamente macchine capaci di trasformare caffè in teoremi. La strategia della stricnina potrebbe avere effetti controproducenti sulla VQR se dovesse diffondersi il panico.

    • E’ diffamazione. Temo che l’unico titolato a sporgere querela sia il legale rappresentante cioè il presidente del CNR che evidentemente non ha nessuna intenzione di farlo.
      Ad ogni modo noi da ricercatori dovremmo cercare innanzitutto la strada di inchiodare Boeri all’errore sui dati, senza dargli tregua. L’errore è troppo macroscopico per ammettere una semplice distrazione o una diversa interpretazione dei dati.

  12. Forse il mistero del fatidico 30% e della sua origine si va chiarendo.

    Nell’invito alla Conferenza dal titolo “La ricerca in Italia. Cosa distruggere, come ricostruire” che si terrà il 9 dicembre all’Università Bocconi di Milano, ed in cui Boeri intervisterà la ministra Carrozza, si legge:

    “È giusto tenere in vita dipartimenti e centri di ricerca in cui più del 30% delle persone non fanno ricerca al di sopra di standard minimi? E come va utilizzato il censimento-valutazione della ricerca accademica appena terminato per rafforzare gli istituti che hanno maggiori potenzialità?”.

    L’invito gira già da parecchi giorni, ben prima della trasmissione di Porta a Porta.

    • Una Conferenza che contiene nel titolo “cosa distruggere” non è una conferenza, ma una chiara dichiarazione di intenti.
      .
      D’altra parte se la domanda è “È giusto tenere in vita dipartimenti e centri di ricerca in cui più del 30% delle persone non fanno ricerca al di sopra di standard minimi?” è chiaro che l’intervistatore vuole far passare come verità incontrovertibili dei nessi causali tutti da provare, ovvero:
      .
      1) se il 30% dei ricercatori non pubblica al di sopra degli standard, allora il 30% dei ricercatori non fa ricerca (o non è in grado di farla)
      2) se il 30% dei ricercatori non fa ricerca (o non è in grado di farla) allora è un fannullone (fa niente se fa didattica e/o altro)
      3) se il 30% dell’università/centri è fatta di fannulloni dobbiamo tagliarla perché è spasapubblicabruttaimproduttiva
      4) se il 30% dell’università/centri deve essere tagliata, chiudiamo i centri/dipartimenti dove si annidano questi fannulloni con buona pace del restante 70% che fa ricerca di alto livello.

    • @Giorgio Sirilli: Stai insinuando che la fonte di Boeri sarebbe il volantino della Conferenza? Attento che la querela per diffamazione te la becchi tu …

  13. Sottoscrivo in toto quanto scritto da Andrea Zhok. Mi pare sempre più evidente che si è in presenza di un attacco all’Università pubblica per motivazioni esclusivamente politiche. Si vuole andare verso quell’Università che piace a confindustria della quale (mi sia permesso di richiamare un mio articolo) scrivevo nel gennaio 2009:
    http://www.economiaepolitica.it/index.php/universita-e-ricerca/luniversita-che-piace-a-confindustria/

  14. Personaggio A: “Ma lo sai che nel dip. di XX della Univ. YY c’e’ un prof. che negli ultimi 20 anni non ha pubblicato nulla?”

    Personaggio B: “Davvero?”

    Personaggio A: “Si si, e’ proprio cosi”

    Personaggio B: “E’ incredibile, in 20 anni nessuna pubblicazione. Ma come ha fatto? E’ noto che nel settore XX basta passare per il corridoio del dip. per trovarsi coautore di un lavoro. Fanno pubblicare anche il personale delle pulizie”.

    Personaggio A: “Appunto”.

    • Dopo aver visto i risultati e le classifiche della VQR, in alcuni dipartimenti si stanno già mettendo in atto piani denominati “adotta un fannullone” …

  15. La cosa grave e’ che boeri ha la possibilità’ di dire qualunque cosa su repubblica e a ballaro’ di cui è’ ospite fisso, senza contraddittorio. E guarda caso può’ avere un vis a vis con la ministra, mentre rettori e organi istituzionali fanno la fila. Ragazzi, i soliti poteri forti. Almeno c’è’ roars!

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