Salve per un pelo? Quasi all’ultimo minuto utile arriva l’annuncio della proroga per le commissioni della seconda tornata ASN. Ma insieme alla proroga l’annuncio di un intervento in tempi brevissimi (metà giugno) per cambiare le regole. Queste le novità annnunciate: abilitazione a ‘sportello’, allungamento della validità dell’abilitazione, revisione dei  parametri di valutazione e della composizione delle commissioni, maggiore differenziazione nelle modalità di valutazione tra settori bibliometrici e non bibliometrici.

[in rosso: modifiche del 31.5.14 ore 10:45]

Ecco il testo del Comunicato Stampa del MIUR

Ufficio Stampa

Roma, 30 maggio 2014

Abilitazione Scientifica Nazionale, si cambia: avviata la riflessione
sulle nuove regole. Intanto proroga della seconda tornata

Entro giugno le nuove regole per l’Abilitazione scientifica nazionale (Asn), la ‘porta’ di accesso alla docenza universitaria. Il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, sta infatti lavorando con le forze della maggioranza per introdurre procedure più snelle già dalla terza tornata dell’Abilitazione, prevista per la fine di quest’anno. Il sistema dei concorsi universitari è stato modificato a partire dalla legge 240 del 2010, la Riforma dell’Università, che ha introdotto l’Abilitazione nazionale come titolo necessario per l’accesso all’insegnamento negli atenei. La nuova procedura è stata sperimentata per la prima volta nel 2012. Le prime due tornate hanno evidenziato i limiti dell’Abilitazione: tempi contingentati e regole complicate che hanno richiesto diverse proroghe e prodotto, alla fine, un numero particolarmente rilevante di ricorsi. I lavori si sono prolungati a scapito di quei meritevoli che aspettavano da tempo di poter fare il loro ingresso nella docenza universitaria. Per questo si cambia. Abilitazione a ‘sportello’ (le commissioni sono in seduta ‘permanente’ e si aprono periodicamente le domande da parte dei candidati), allungamento della validità della stessa, revisione dei  parametri di valutazione e della composizione delle commissioni, maggiore differenziazione nelle modalità di valutazione tra settori bibliometrici e non bibliometrici: sono alcuni degli aspetti su cui il Ministro sta lavorando, tenendo conto delle riflessioni emerse nel corso dei lavori delle competenti Commissioni parlamentari e su cui aprirà presto il confronto nel Governo e nella maggioranza, con l’obiettivo di un intervento in tempi molto stretti, entro la metà di giugno. Lo stesso intervento consentirà, a tutela dei 16.000 candidati della seconda tornata dell’Asn, una proroga dei lavori delle attuali 184 commissioni. Senza la proroga andrebbero sostituiti tutti i commissari con conseguenti ulteriori ritardi nella conclusione dei lavori e il rischio di perdere quanto fatto sino ad ora. Garanzia della conclusione dei lavori della seconda tornata dell’ASN, quindi, ma al contempo apertura della fase di cambiamento necessaria per consentire alle università di poter assumere nuove leve nei prossimi anni attraverso procedure meno complesse e più rapide.

Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca

Ufficio stampa

329 Commenti

  1. Ramses ha ragione e ha posto un problema reale.
    Ma secondo me ha fatto anche di più: menzionando gli abilitati strutturati e quelli precari (peraltro pochissimi rispetto ai primi)ha messo in evidenza la totale disparità di trattamento.

    Questo dimostra che, secondo me, avrebbero dovuto riservare l’abilitazione ai soli ric. strutturati e associati.

    Di conseguenza, aprire un canale APPOSITO per i precari , tipo abilitazione per diventare di tipo B con percorso agevolato per associato, tenure track ecc……

    concordi Ramses?

    ps: non è detto che non si possa fare adesso……….

    • Il peccato originale dell’abolizione degli RTI: innescare la guerra intestina tra chi aspira ad essere reclutato e chi aspira alla progressione di carriera. Era chiaro fin dal 2010 a chi non fosse del tutto cieco. La mobilitazione dei ricercatori avrebbe meritato maggiore appoggio dal resto dell’accademia perché le conseguenze della riforma erano ampiamente prevedibili. A fronte di un sistema così complesso e delicato, non si può lasciare mano libera a riformatori incompetenti e intrisi di ideologia. Una lezione di cui far tesoro per il futuro: evitare di dare ascolto a chi ha già causato abbastanza danni.

    • Si, concordo che si dovrebbe studiare un canale apposito per dare una possibilità concreta agli abilitati precari.
      Ma siamo sicuri che i ‘riformatori’ che hanno creato questo (prevedibile) problema lo vogliano risolvere? Intanto la legge permette ad un singolo ateneo di bandire 379 posizioni per interni e riservare solo 22 posizioni per esterni. Purtroppo è vero quanto scritto da Giuseppe De Nicolao sul ‘Divide et impera’.

  2. @ramses e anto, siete precari, magari abilitati?
    Iscrivetevi all’APRI!
    Perché chiedere che facciano qualcosa gli altri? Contribuite voi, in prima persona, a fare qualcosa!
    Per quanto io ne sappia, ancora oggi l’APRI è l’unica associazione nazionale dei precari della ricerca, ed è l’unica realtà di precari che, con una certa frequenza, tipo un paio di volte all’anno, interloquisce con i vertici del Ministero per tentare di salvare la generazione mai (per altro, l’articolo che non mi ricordo chi ha linkato è appunto di un aprista della prima ora).
    @lilla e berta, sono d’accordo che far saltare o ritardare ulteriormente la terza sessione non sarebbe meno grave che far saltare o ritardare ulteriormente la seconda.
    C’è da dire, però, che personalmente ho sempre avuto molti dubbi sulla terza sessione, ma è anche vero che io parto sempre da un’idea molto critica (pessimistica?) sul futuro…ma mi pare di ricordare che proprio in ambiente APRI i dubbi sulla terza siano sempre stati fortissimi (e io ho sempre ritenuto in forse perfino la seconda -ma io sono un caso patologico!-, alla quale pure sono candidato).
    Incrociamo le dita.
    Tom

    • @vito platamura, chi sono gli altri????… il 95 percento di strutturati (da @anto) che arranca su medie e mediane… “troppo analitico!!! a sportello !!!…. locale!!! nazionale!!!!..
      h_index!!! … citazioni!!!…. bibliometrico!!!.. non bibliometrico!!!”
      …anto@ una sanatoria anche se sacrosanta, pura giustizia meritocratica e che ripagherebbe solo in parte di anni di sacrifici di bravi ricercatori (i non eletti), NON LA FARANNO MAI!!!!!…E lo sai perchè??? Il sistema universitario direttamente o indirettamente (MINISTRO, ANVUR, CUN, CRUI, CRAI , COOP eccc eccc… scusate se salto qualke sigla ).. hanno bisogno anche del precariato. Una precario abilitato è per loro un non senso, un effetto collaterale che sta nelle cose;.. anzi ci deve essere e che se proprio si vuole salvare deve giocare in un campionato di serie B.
      Uno con curriculum eccellente che ha prodotto ricerca (primo nome o autore corrispondente in molti articoli) e che è costretto sempre a tirare la volata a chi poi ci mette una bella faccia sorridente e che deve ringraziare ogni santo anno chi gli rinnova l’assegno per 5-10-15 anni, che magari non è riuscito nemmeno a partecipare ai SIR in quanto non dotato di pubblicazioni senza avere tra i coautori il suo relatore di tesi di dottorato ( come fai a non inserire tra gli autori chi ti ha dato il pane quotidiano.. come se l’indipendenza del ricercatore si vede da questo… ma dove vivono??? Ma ci sono?? o ci fanno??.. secondo me ci fanno!!) ,che magari è anche professore, pardon!!, docente a contratto, e che ha un bel po di tesisti, e che è stato costretto a veder contendersi e a spartirsi le sue pubblicazioni da strutturati eletti che dovevano essere giudicati dall’ANVUR sulla base di pubblicazioni a presentazione singola.
      UNO (fesso) COSI’ COME FAI A PERDERLO!!!!!
      Per carità ,..Signora MINISTRO E SIGLE VARIE non sanate i precari abilitati !!!!!!

    • Per favore evitiamo di brutalizzare la lingua italiana. Siamo su di un sito in cui si discute di università e ricerca, esprimersi come trogloditi non giova all’immagine complessiva del sistema.

  3. Giuseppe De Nicolao, affermando che “innescare la guerra intestina tra chi aspira ad essere reclutato e chi aspira alla progressione di carriera” ha PERFETTAMENTE colto il punto.

    Questo è il punto E dovrebbe essere colto anche dal MIUR.

    @Vito Plantamura:

    sono precario e non sono stato abilitato; ma vi è di più: sono sincero, magari non sono all’altezza di un associato ( e mi sta bene) ma sicuramente ho un curriculum più grande di molti RTI (che magari sono entrati tanto tempo fa con 2 temi scritti ed una prova orale) e che da allora non hanno scritto nulla (perlomeno io, da precario materie giuridiche ho 2 libri e vari articoli e tanti contr. di insegnamento, assegni ecc.)

    evviva il dibattito sui precari! almeno possiamo sperare di smuovere qualcosa!

  4. @tutti,
    a onor del vero, anche quando ero precario -che poi diversamente precario lo sono ancora, e pure in scadenza definitiva da un giorno all’altro-, non ho mai chiesto alcuna forma di stabilizzazione, e neppure di “stabilizzazione del merito”, per usare una formula che emerse in sede dell’allora R.N.R.P. (rete nazionale dei ricercatori precari).
    La verità è che la riforma Gelmini, così come presentata nel ddl del Governo non era a sfavore dei precari (o, per meglio dire, di coloro che non erano in ruolo), ma a sfavore degli rti. Solo che era uno sfavore così palese da risultare incostituzionale, come sottolineato anche da me in sede di audizione al Senato. Quindi si operò una modifica in Senato, appunto perché il testo originario era sfacciatamente incostituzionale, per violazione dell’art. 3 Cost., in quanto consentiva ai ricercatori a tempo determinato abilitati (di tipo b) di essere chiamati direttamente come professori associati, e non lo consentiva invece ai ricercatori a tempo indeterminato. Di qui l’estensione del meccanismo agli rti per pa, e, conseguentemente, ai pa (ovviamente, abilitati) per po.
    Insomma, l’idea di partenza era di mettere in esaurimento sul serio gli rti, e consentire il “sorpasso a sinistra” ad associato da parte dei precari che infatti, diversamente dagli rti, potevano concorrere ai posti da RTDB.
    Alcuni dicono che la circostanza non è priva di nesso con il fatto che il reale estensore della riforma -che ovviamente non era la Gelmini- era un ordinario da poco rientrato da una carriera svolta all’estero, e quindi non aveva allievi rti, ma solo allievi non ancora in ruolo.
    Chiaramente, però, la cosa giusta da fare, per eliminare l’incostituzionalità, era più semplicemente (sempre come da me proposto al Senato) chiamare le cose con il proprio nome, infatti l’rtdb non è un ricercatore a tempo determinato, ma un professore associato a tempo determinato (ma se l’avessero chiamato così, avrebbero potuto concorrere anche gli rti), né la tenure track funziona da nessuna altra parte come si pretende di farla funzionare in Italia, cioè non solo facendo passare da td a ti, ma anche, allo stesso tempo, con una progressione di ruolo da ricercatore a professore.
    Allo stato attuale, credo che la soluzione per i precari debba essere la reintroduzione della terza fascia, con la previsione espressa che, in presenza di candidati abilitati, la valutazione comparativa debba essere svolta solo tra loro.
    C’è da dire, tuttavia, che molti precari dormono (intendo politicamente, non come ricerca), e non si sono neppure presi la briga di iscriversi dall’anagrafe dei precari abilitati che l’APRI ha provato a realizzare.
    In definitiva, la grande maggioranza dei precari della ricerca mi pare pre-politica, ed è ovvio che così ottenere qualcosa diventa ancora più difficile
    Tom

    • E’ fantastica la noncuranza con cui, oggi, si ammette che uno dei punti chiave della L. 240 era stato pensato esclusivamente in chiave “anti”, contro il 40% del personale già in ruolo.
      Prima, invece, le cheerleader della Gelmini (affettuosamente chiamata “Mary *” in certi ambienti) commentavano questo e altri aspetti assurdi della legge con un lapidario:
      “Dura lex, sed lex.”

      P.S. magari l’estensore della 240, di cui sarebbe bello sapere il nome, è proprio quel simpaticone che (sotto il nom de plume Brighella) sul blog degli amerikani invitò noi RTI a “f*****ci”, o giù di lì.

  5. @anto, avevo scritto prima di averti letto.
    Considera che, a fronte di tutto quello che abbiamo passato e stiamo passando noi della generazione ’70 per un micro-posto da ricercatore, nei magnifici anni 80′ c’è gente che è entrata potendo “vantare” 6 mesi, dico 6, di contratto. La cosa più bella è che per il semplice fatto di aver fatto domanda il contratto si prorogava automaticamente fino all’esito della procedura di abilitazione (che notoriamente non venne negata a nessuno).
    Alcuni di questi miracolati erano bravi, ed infatti hanno fatto carriera, ma moltissimi non avevano mai fatto ricerca prima, non l’hanno fatta durante, e neppure dopo.
    Che ti devo dire?
    Dovevamo nascere vent’anni prima.
    Tom

  6. @Vito Plantamura:

    allora ci possiamo capire, forse abbiamo qualcosa in comune.

    l’unica cosa da fare è sensibilizzare roars.it o il Ministro nuovo sulla questione dei precari.

    ad esempio: la fuga dei cervelli è dei precari o degli strutturati?

    purtroppo dei precari, quindi se si vogliono fare cose “universitarie” è inutile istituire l’ASN per chi è già strutturato.

    se c’è un PROBLEMA dell’univ. è il precariato, tutto il resto viene dopo!!!!!!!! cioè lo strutturato che deve diventare associato o ordinario è ugualmente meritevole di attenzioni, diritti e tutele, ma PRIMA I PRECARI!!!!!!

    d’altra parte il precariato della scuola sarà oggetto di una sentenza della Corte di Giustizia, si pensa tra luglio e dicembre, c’è stata già l’udienza,

    http://www.lavocesociale.it/scuola-domani-corte-europea-decide-su-140-mila-precari/

    non so come andrà a finire e , in ogni caso, la situazione tra prec. scuola e prec. univ. è diversa,

    ma si tratta sempre di servizio pubblico afferente al MIUR.

    Questo per dire che purtroppo, il PRECARIATO è IMPORTANTE!!!!!!!, altrimenti la Corte di Giustizia (a prescindere dalla sentenza) non avrebbe discusso il ricorso, rigettandolo in via preliminare.

    siamo d’accordo?

    ciao,
    Anto

  7. Anche se si è tentato un superamento a sinistra, la lotta è comunque impari: uno scorrimento RU->PA costa all’ateneo 0.2 punti organico, mentre un RTDb 0.7 punti organico. Questo rende fra l’altro l’RTDb praticamente equivalente a un PA: gli 0.5 punti vanno impegnati subito, ma in pratica anche gli 0.2, che vanno “prenotati” in previsione della chiamata diretta dopo 3 anni (previa abilitazione).
    In questo momento, quindi, gli RTDb sarebbero un’ipotesi da scartare completamente per qualsiasi ateneo, se non fosse che esiste ora il vincolo di assunzione di un RTDb per ogni nuovo PO. Complessivamente, questa manovra interna costa però 1 punto organico, un’enormità rispetto allo scorrimento RU->PA (0.2, appunto).
    Insomma la lotta è impari e lo sarà per un pezzo. Gli ordinari chiamati saranno pochi e di riflesso gli RTDb. Senza considerare che la programmazione all’interno dei dipartimenti segue di solito una logica di distribuzione per settori, ad alternanza, e quindi tutti gli scorrimenti attuali ad associato avranno un peso anche nella programmazione di questi PA a tempo determinato.
    Si tratta in tutti i casi di un regime transitorio, perché gli RTI sono a esaurimento (molti esauriti anche, in questo periodo!).

  8. Tornando alla questione agenda abilitazioni: non la vedo poi così male se (e soltanto se) il ministro sarà effettivmaente di parola. La terza tornata ci sarà e magari con regole nuove, solo traslata di qualche mese. E magari i potenziali candidati come Berta potranno anche smettere di controllare Scopus più di Facebook (lo so) e di allenarsi con la corsa alla citazione per aumentare l’indice di colesterolo H_c, quello che indica una buona salute scientifica. Io con la cura ANVUR sono in buona salute ormai… almeno rispetto ai miei colleghi associati e ai loro valori medi di due anni fa. Ma io mi accontenterei.

  9. @lilla non esiste alcun obbligo di fare un rtd-b per un PO e viceversa. Posso confermarti per certo che in Sapienza sono state stanziate risosrse per 120 RTD-B nel triennio 2014-2016 di cui 108 posti nel solo biennio 2014-2015. Gli ordinari che verranno chiamati per upgradfe interno saranno solo 70/72 (a fronte di una stima di 250 abilitati ordinari).
    Le università non hanno bandito RTD-B per ritardi legislativi nei decreti attuativi della legge gelmini, per l’assurda legislazione che impone di poter partecipare al concorso per RTD-B se si è avuto un rtd-a o tre anni di assegni pre-gelmini (conosco precari bravissimi che hanno due anni pre-gelmini, 2 anni post gelmini e aspettano un rtd-A, che non arriva, come il pane). Finché non si produce una generazione di RTD-A e B ci sarà sempre la convenienza politica e finanziaria a priilegiare gli upgrade, ma come dici tu è solo una questione transitoria.
    Inoltre, sarebbe auspicabile, come APRI sostiene, che si abolisca la distinzione tra RTD-A e B.

    • Il vincolo è che serve ALMENO un rtd b) per ogni PO, non il contrario. Quindi La Sapienza non è un controesempio. Per completezza, comunque, una circolare MIUR mi pare abbia precisato che il rispetto del vincolo verrà effettuato dal MIUR a posteriori, assumendo la buona fede degli atenei.

  10. posto che il consiglio dei ministri il 30 maggio non c’è stato è interessante apprendere che in data odierna il consiglio dei ministri si è riunito per approvare un decreto presidenziale che indice il referendum consultivo per il distacco del Comune di Voltago Agordino (Belluno) dalla Regione Veneto e la sua aggregazione alla Regione Trentino-Alto Adige/Sudtirol, a norma dall’articolo 132, secondo comma, della Costituzione….no comment 2

    vuoi vedere che sta proroga se la sono inventata???

  11. @StefanoL, non si tratta di noncuranza, ma solo di cose che per me sono vecchie e scontate, e che quindi ormai non mi fanno più perdere le staffe come un tempo.
    Comunque, se ti può consolare, la riforma non era solo contro gli rti, ma anche contro i precari (anziani). Insomma, fondamentalmente contro l’esistente e, come dice V., per la creazione di una nuova generazione di studiosi, chiudendo gli rti in un angolo e facendo fuori la generazione dei precari anziani. Mentre, ovviamente, non è che potevi far fuori gli ordinari…salvo sperare che andassero in pensione il prima possibile (infatti: non più 75, ma 70, come vedi tutto torna).
    Di questo, però, non c’è da meravigliarsi visto che il clima era quello: casta/corruzione/università/sprechi/baroni.
    Che poi la responsabilità di tale clima fosse pure di molti universitari, non muta il dato.
    Pensa che tanto l’idea di base era contro i precari anziani che, nel ddl originario, per accedere all’rtdb bisognava avere per forza 3 anni di RTDA, mentre fui proprio io ad ottenere l’equiparazione con i vecchi assegni. Del resto, non credo che il super-consulente cui mi riferisco frequenti bolg, ma è quello che, in una riunione sindacale, disse ad un mio amico -che frequenta questo blog- che i precari anziani bravi avevano fatto male a non andarsene all’estero, ed ora non potevano lamentarsi.

    @anto, no, decisamente, no: l’unica cosa da fare per un precario è iscriversi ad APRI.
    Roars è un’interessantissimo sito, ma, per interloquire con la politica, ci vuole un associazione, e per chiedere a favore dei precari ci vuole un’associazione di precari, ed io oltre all’APRI non ne conosco.

    @Lilla, sbagli i conti, infatti, se non ci fosse stato il meccanismo di chiamata diretta, gli Ateni non avrebbero potuto mettere il delta (0,2), ma avrebbero dovuto bandire concorsi da associato con tutto il budget (0,7).
    Viceversa, nel ddl originario, per bandire l’rtdb l’università non aveva bisogno del budget, e doveva trovarlo al tempo della chiamata (3 anni dopo). Quindi i concorsi da associato erano “mostruosamente disincentivati” rispetto agli rtdb. Poi questa logica dell’azzeriamo tutto e ripartiamo, che appunto era la logica della riforma, è saltata proprio e solo in virtù dell’aggiunta del comma (mi pare) sesto dell’art. 24. E che, in questo modo, l’rtdb avrebbe avuto grossi problemi a decollare, si capiva benissimo, anche per la presenza dell’rtda. Pure questo lo dissi in Senato, ma non venni creduto: eliminate questo sdoppiamento, perché l’rtda ha il marchio di caino, e finirà per uccidere suo fratello.
    Tom

  12. @Tom: sì, scusa, mi sono espressa male, mi ero dimenticata che eri un giurista! Detto con simpatia, anzi simpatia smisurata se tu hai poi fatto modificare l’articolo sulla chiamata diretta. Il sorpasso a sinistra è fallito almeno per i 6 anni dall’entrata in vigore della legge Gelmini, che sono quelli in cui è valida appunto la chiamata diretta che permette di usare solo i punti organico per lo scorrimento piuttosto che l’intero budget. Questo vuol dire fino al 2016, ed è per questo che già per la prima ondata di abilitati sono partiti tempestivamente i concorsi (più o meno leciti…ho letto il caso dell’eCampus, no comment).
    @voltaire: in effetti, non ero aggiornata: è uscita nell’ottobre scorso una nota del MIUR (21381 del 17 ottobre 2013) che rende quella disposizione non più cogente ma volontaria. Era cogente nel DL 49/2012 (quando al governo c’era Monti) quando per ogni posto o promozione di prima fascia bisognava bandire un posto da RTDb. La nota del 10/2013 recita:

    “(…) è invece rimessa all’autonomia responsabile degli Atenei la decisione circa il perseguimento degli indirizzi previsti dall’art. 4 del Dlgs 49/2012”

    tra i quali figura, appunto, il “provvedere al reclutamento di un numero di ricercatori RTD-b” che “non può essere inferiore a quello dei Professori di I fascia reclutati nel medesimo periodo”.

    Peggio mi sentirei, allora, se fossi un precario, perché se in Sapienza ci saranno poi in effetti tutte queste chiamate, da me, dipartimento grande di una grande università, per i prossimi tre anni non ne è prevista neanche una.
    Almeno, ripeto, in questo transitorio.
    Poi, dopo la fine del periodo di chiamata diretta, ci sarà una probabile lotta più marcata fra gli abilitati RTI residui e gli RTDb.

    • Lilla: non basta una nota ministeriale per derogare alla legge. è uno dei tanti esempi di come siamo (mal) governati.

  13. basta poco,
    in realtà pochissimo, per semplificare faccio esempi banali:

    basterebbe un DECRETO LEGGE – (vista l’urgenza del problema dei PRECARI che dica):

    “è sostituita la parola tempo det. con tempo indet.”,

    oppure “rimane l’rtd ma “6+6” oppure (10+10) invece di “3+3″ ”

    questo già sarebbe qualcosa, d’altra parte per fare la legge Gelmini sono serviti 2 anni (poi è uscita peggio)

    mi pare che l’adozione del decreto legge sia, (APPELLO AL MINISTRO) pienamente giustificato dall’urgenza del problema dei precari, anche perché ricordo a tutti che – sebbene in un contesto diverso ma neanche tanto – come quello della scuola si attende una sentenza della Corte di giustizia sul precariato.

    che ne pensate?

    ciao,
    anto

  14. …sì, sì, me la ricordo bene anch’io quella nota interpretativa -meglio, innovativa- sul degradamento di un vincolo di legge al buon cuore dei singoli Atenei.
    Mala tempora currunt, sed peiora parantur.
    Tom

  15. @teo @Tom: ma è tutto bellissimo! Fatemi capire, dunque: se domani ci fosse un concorso o una chiamata per ordinario e non il corrispondente concorso per RTD-b, l’ateneo sarebbe fuori legge o invece sarebbe legittimato (lo so, è una parola grossa) dalla “traduzione” della legge data dal MIUR?

    • Fuori legge con, ad es., rischio di finire davanti alla Corte dei conti per CDA e Rettore (secondo la Corte dei conti le assunzioni illegittime costituiscono ex se danno erariale, con obbligo di rimborsare tutti gli stipendi).

  16. è tutta una farsa…..questa seconda tornata si sta svolgendo peggio della prima, senza nessun pudore da parte del ministero, senza nessun timore da parte dei commissari….prima finisce e meglio è per tutti.
    Dando uno sguardo alle domande di partecipazione in alcuni ssd si trovano nomi di magistrati, figli di tizio e caio che non hanno mai avuto a che fare nulla con l’università….e….udite udite… ex sottosegretari alla presidenza del consiglio dei ministri! però…

  17. @Lilla, la seconda che hai detto.
    @tutto da vedere, magistrati e figli di ci stavano anche alla prima tornata, per altro i primi non mi pare siano stati idoneati (almeno nei settori che conosco meglio), i secondi…a seconda.
    Se non mi sbaglio, alla prima vi erano anche candidati in studio con Ministri in carica (cosa, beninteso, del tutto legittima), ma non ce l’hanno fatta neppure quelli. La morale è che una valutazione di come si stia svolgendo la tornata in corso, sulla base delle candidature, mi pare metodologicamente errata.
    Potremo dire come si sarà svolta la seconda tornata solo quando (e se) usciranno i risultati.
    Perché secondo me ciò che importa sono i risultati, per comprendere anche e soprattutto le attuali scelte politiche che, a parte il resto, produrranno anche il “salvataggio” dei non idoneati alla prima tornata.
    Tom

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