vive_con_la_sua_donna

Vuoi studiare o, peggio ancora, dedicarti alla ricerca? Non è roba per veri maschi. Non potrai vivere con la tua  donna o ti toccherà la vergogna di guadagnare meno della tua ragazza. Andrea «ha un ottimo reddito e vive con la sua donna» perché dopo le medie ha seguito un corso professionale sei tra anni, mentre Luca «ha un reddito basso e vive con i suoi genitori», perché dopo le medie ha studiato nove anni, fino alla laurea. Era questo il messaggio di una campagna per la promozione professionale di qualche anno fa, rilanciato dal Corriere della Sera col sottotitolo “«Meno studi e più trovi lavoro?» Il mercato conferma”.  Passa qualche anno, ma la musica non cambia. “Noi laureati, un anno dopo” si intitola l’articolo su Panorama: “Elia Lacchini: 27 anni, San Donato Milanese. Biotecnologie alimentari, vegetali e agroambientali. “Voto 110 e lode, Universita Statale di Milano. Un anno fa aveva detto: «voglio continuare l’attività di ricerca con una borsa di studio o dottorato». Oggi: ha ottenuto la borsa di studio, guadagna circa mille euro al mese, vive con la ragazza (che guadagna di più)”. E dire che Elia era stato avvisato: «l’Italia non ha un futuro nelle biotecnologie perché purtroppo le nostre università non sono al livello, però ha un futuro enorme nel turismo», aveva spiegato l’economista Luigi Zingales. Non  si possono comprendere le recenti politiche del lavoro e dell’istruzione (alternanza scuola-lavoro inclusa) senza tener conto della martellante “pedagogia” a cui l’opinione pubblica è stata sottoposta per anni. Uno story-telling pervasivo in cui non mancano scivoloni paternalisti e sessisti che ne rivelano, anche crudamente, la natura regressiva e classista. Non c’è  modo più efficace (e agghiacciante) di fotografarlo se non attraverso una galleria di immagini prese da articoli, inchieste e interviste. La vera politica per l’istruzione portata avanti da governi di destra, di sinistra e tecnici vi è rappresentata più fedelmente che in mille discorsi programmatici.

Presentazione alla Fondazione Gian Giacomo Feltrinelli (Milano) nel workshop “Studiare non basta o non serve? Miti e realtà dell’istruzione universitaria”, 25 settembre 2015.

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11 Commenti

  1. Prendiamo atto del fatto che solo gli eterosessuali hanno un futuro in Italia (ovviamente come pizzaioli, elettricisti e saldatori, i mestieri per veri maschi). Gli svirilizzati rimangono in famiglia (dove si suppone coadiuvino nei lavori domestici madri che li hanno avvinti in complessi di Edipo eternamente irrisolti). Però il problema dei giovani che rifiutano un lavoro pur ben pagato e gratificante esiste; io stesso ho visto diversi miei studenti farlo senza, apparentemente, un perché. Forse alla radice di tutto ci sono proprio le madri oppressive, serpente (!) che si morde la coda.

  2. Grazie denicolao meraviglio. Presenterò questi dati ai miei studenti. Mi chiedo in una italia che recita da anni la retorica del merito possibile che uno come te non stia in una posizione di staff nel ministero!? Magari per permettere al Ministro di turno di decidere cose diverse da quelle che tu proponi. Evidentemente preferiscono un Nannicini (che pare sia per ora sparito). Ottimi i riferimenti a Feltri. Che cosa hanno in comune Feltri e Nannicini per sparare le banalità che sparano?! Beh entrambi hanno militato nella migliore delle università italiane come sostengono corriere (Stella compreso), sole e compagnia cantante.
    Grazie Roars

    • Spiace dirlo, ma temo proprio che una ripassatina sia utile. I lettori affezionati sono autorizzati a prendersi un giorno di vacanza 🙂

  3. “Plurimiliardari e laureati. Ecco dove hanno studiato i 10 più ricchi”

    https://it.businessinsider.com/plurimiliardari-e-laureati-ecco-dove-hanno-studiato-i-10-piu-ricchi/
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    “Secondo gli studi dell’autorevole linguista De Mauro, meno di un terzo della popolazione italiana avrebbe i livelli di comprensione della scrittura e del calcolo necessari per orientarsi nella vita di una società moderna. Il peso sullo sviluppo economico e sociale resta enorme”
    http://www.lavocedinewyork.com/arts/lingua-italiana/2016/03/28/analfabetismo-italiano-e-la-repubblica-fondata-sullignoranza/
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    • Il primo articolo , plurimiliardari e laureati si riferisce agli Usa. Costo di una laurea a Harvard (medio): 60.000 $ all’anno. Devo dire però che la qualità è in parallelo e apre le porte a ottime professioni. Da noi ormai anche gli ingegneri e i chimici sono a 800 euro al mese in entrata. Meditate.

    • Che poi ci sia necessità di.alfabetizzazione di massa è verissimo. Ma l’università non dovrebbe essere una scuola media, giusto ?

    • Effettivamente non si può fare una classifica simile in Italia, perchè probabilmente i vertici sia aziendali che politici risulterebbero avere dei livelli scolastici molto bassi. In linea con quanto sopra nell’ articolo, la nomina del neo ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, ne é un esempio lampante: “Gentiloni che a dirigere scuola e università mette non solo una che non è laureata, ma una che spaccia per laurea in Scienze Sociali un semplice diploma della scuola per assistenti sociali”. Meditate. Certo per far volare un Boing 747 basta la patente di guida.
      “il pilota dell’aereo? Scelto dal basso”“Questi piloti snob e arroganti non sanno più riconoscere i bisogni dei passeggeri normali come noi. Chi pensa che dovrei guidare io l’aereo?“. E sono in molti, tra i presenti in cabina, ad alzare la mano. New Yorker
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      Mi dispiace contraddlrla nel pensiero che il costo della laurea correli con la qualità e al posto di lavoro maggiormente retribuito. Ha molto più a che fare con la classe sociale e le possibilità monetarie di chi a quelle Università ci può accedere e agli sbocchi generati dall’ ambiente sociale delle persone che finiscono quelle Università. American dream?

  4. Al di là del pressapochismo degli argomenti delle campagne confindustriali, esiste un grosso problema di massificazione dell’università introdotto con il 3 +2 Aggiungiamo la scarsa attrattivita’ del mestiere di ricercatore o professore in Italia , con stipendi,e difficoltà, in entrata (e anche in uscita oramai) da fame e tra qualche anno non solo avremo pochi studenti, ma nessun docente. Con i bravi studenti e possibili docenti che migreranno ancor più un GB Germania Olanda e Usa. In una società dove impera il denaro e dove tutto è sempre più caro , si continuano a cercare missionari che temo sia una figura estinta.

    Dodo Professore

  5. Quella pubblicità scolastica è veramente stomachevole, perchè mescola una certa abilità retorica con la volutamente falsa rappresentazione della realtà. Non so quanto sia rimasta sui muri né quanto sia stata efficace (penso poco). Avrebbe meritato o meriterebbe un’analisi dettagliata e una stroncatura netta. Oltre che sessista mostra un’avversione caratteristica di certi regimi del passato e del presente nei confronti dell’intellettuale (a meno che questi non sia un sostenitore, un opportunista, un isolato). Attualmente, semplificando la questione, in Italia la politica ufficiale esibisce proprio questa doppia considerazione rispetto alle istituzioni accademiche, con la promozione di singoli alleati e la mortificazione collettiva degli altri (i quali, è bene aggiungere, si lasciano mortificare pensando o sperando che si tratti di un fenomeno transitorio dovuto alla crisi economica anzichè di un fenomeno sistemico che la crisi rende soltanto più brutale).

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