La costruzione delle mediane e delle riviste con impact factor escogitata dall’Anvur ha subito un nuovo, prevedibile, colpo da parte dei giudici amministrativi che hanno depositato le motivazioni con cui vengono annullate almeno quattro valutazioni di non abilitazione a professore di I fascia per il settore 14/A2, scienza politica. Il TAR ha ritenuto necessario andare al di là del giudizio sui singoli casi ed è entrato nel merito del meccanismo di assai incerta affidabilità basato sull’uso delle riviste indicizzate, affermando chiaramente che “in particolare, il criterio dell’impact factor (…) non poteva essere utilmente impiegato ai fini [del conseguimento dell’idoneità all’abilitazione] riguardando la qualità complessiva delle singole riviste più che la qualità dei singoli articoli in esse contenuti e redatti dall’interessato”.

La costruzione delle mediane e delle riviste con impact factor escogitata dall’Anvur ha subito un nuovo, prevedibile, colpo da parte dei giudici amministrativi che hanno depositato le motivazioni con cui vengono annullate almeno quattro valutazioni di non abilitazione a professore di I fascia per il settore 14/A2, scienza politica (altri casi sono ancora pendenti). In tutti i casi, il TAR ha ordinato al MIUR di creare entro 30 giorni nuove commissioni che riesaminino la produzione scientifica dei candidati.

Tutto nasce con la decisione della commissione SPS/04, nella sua seduta del 16 febbraio 2013, di introdurre un criterio “maggiormente selettivo” e negare a priori l’abilitazione ai candidati che non avessero presentato “almeno 2 monografie e 3 articoli di cui 1 in riviste di fascia A –classificazione Anvur- e 2 in riviste con IF [Impact Factor]”. La motivazione della commissione che questi requisiti si basavano “sulla tradizione scientifica della disciplina” era discutibile: in settori non bibliometrici come la scienza politica moltissimi studiosi hanno svolto tutta la loro carriera scientifica usando lo strumento della monografia o dei contributi in volumi collettanei, senza necessariamente rivolgersi a riviste indicizzate (tra le quali compaiono anche numerose pubblicazioni divulgative o giornalistiche e non accademiche, come Roars ha sottolineato più volte).

Il comportamento della commissione è stato demolito dal TAR del Lazio, che avrebbe potuto limitarsi a constatare l’illegittimità dell’operato della commissione in quanto la legge 240/2010 e il DPR 22/2011 prescrivono una valutazione “analitica” delle pubblicazioni del candidato, valutazione che nel caso dei ricorrenti non c’era stata (o era positiva, rendendo contraddittorio e quindi nullo il giudizio di non abilitazione). Il TAR, invece, ha ritenuto necessario andare al di là del giudizio sui singoli casi ed è entrato nel merito del meccanismo di assai incerta affidabilità basato sull’uso delle riviste indicizzate, affermando chiaramente che “in particolare, il criterio dell’impact factor (…) non poteva essere utilmente impiegato ai fini [del conseguimento dell’idoneità all’abilitazione] riguardando la qualità complessiva delle singole riviste più che la qualità dei singoli articoli in esse contenuti e redatti dall’interessato”.

La conclusione inevitabile è che, mentre il parlamento ha approvato già nell’estate 2014 la legge che sostanzialmente conferma l’impianto dell’abilitazione scientifica nazionale, e il governo, come più volte previsto da Roars, non ha emanato i necessari decreti applicativi, i giudici amministrativi hanno messo in discussione il cuore dello stesso meccanismo basato su mediane e impact factor.

Baccetti

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7 Commenti

  1. Tra le tante stranezze italiane c’è anche quella di un MIUR ed ANVUR che si ostinano a non applicare la legge, in particolare la 240/2010 (per quanto diabolica sia) oltre che il buon senso. Anche la sentenza del TAR, richiamata nell’articolo, scrive con estrema semplicità e chiarezza (la semplicità è di Dio) “… in particolare il criterio dell’impact factor… non poteva essere utilmente impiegato ai fini de quibus, riguardando la qualità complessiva delle singole riviste più che la qualità dei singoli articoli in esse contenuti… pertanto in definitiva è mancata ax art. 16, comma 3a della legge 240/2010, la previa valutazione dei titoli e delle pubblicazioni del ricorrente”.
    Sono anni che ROARS si sgola pubblicamente sul problema: non si può confondere contenuto e contenitore, IF, Quartili e altre grandezze similari, sono relative alle riviste e non si può giudicare un lavoro mediante la rivista in cui è pubblicato: i lavori vanno letti e poi giudicati…
    E’ una considerazione non solo di buon senso ma che trova anche venerande ed antiche posizioni di noti esperti a cominciare dallo stesso E. Garfield “The source of much anxiety about Journal Impact Factors comes from their misuse in evaluating individuals, e.g. during the Habilitation process. In many countries in Europe, I have found that in order to shortcut the work of looking up actual (real) citation counts for investigators the journal impact factor is used as a surrogate to estimate the count. I have always warned against this use. There is wide variation from article to article within a single journal as has been widely documented by Per O. Seglen of Norway[17] and others” (The Impact Factor and Using it Correctly”, Letter to the Editor, Der Unfallchirurg, 48(2) p.413, June 1998).
    Per il MIUR e l’ANVUR non è così, si continuano gli sfracelli dei concorsi ove la ragione ed il buon senso sono banditi: quousque tandem, Catilina, abutere patientia nostra…
    L’Università, è incredibile, viene distrutta dallo stesso MIUR ed ANVUR, in nome di che cosa? Ignoranza, follia, demenza… o che?

  2. Per dimostrare come tutto l’impianto sia stata viziato dalle regole dell’ASN basta andare a vedere come il numero di citazioni in alcuni settori è letteralmente schizzato in alto da da diversi anni. In particolare il numero di autocitazioni o citazioni tra gruppi di ricerca vicini (non facile questo da dimostrare). Ormai tutto è diventato un mercimonio di citazioni e di articoli da pubblicare mediante accordi sottobanco. Anche per pubblicare velocemente un articolo in un journal devi avere le conoscenze per velocizzare la revisione. Tutto questo non solo in Italia ma anche in altre parti del mondo.

    • Io da tempo ricevo, con cadenza quasi quotidiana, “calls for papers” da parte di sconosciute riviste con IF altissimi, nonché indicizzate dai principali database, che promettono una rapida pubblicazione del materiale pervenuto. Naturalmente, dietro pagamento.

      Il business è ormai partito. E, insieme ad esso, immagino, anche le truffe.

    • x hikikomori
      Infatti queste pratiche si stanno diffondendo molto all’estero ed anche presso illustri gruppi di ricerca. Una volta tanto siamo noi che ci siamo adattati al resto del mondo.

  3. Quello che dice il TAR era ovvio a priori. Dal primo istante era lapalissiano che tutta l’impalcatura ASN è una dispendiosissima boiata in tempi pessimi per l’economia. La follia delle citazioni e dell’h index stanno indirizzando la ricerca, compresa quella di punta, verso il puro marketing, con seminari a base di slides piene di fumetti. Si creano gruppi di autosostegno che fanno ricerca sul nulla, lavori ripetitivi, superficiali, insignificanti. L’importante è ammanicarsi bene ed acquisire il linguaggio giusto. L’unico rischio è qualche magra di fronte a esplicite domande tecniche, al che si assiste al siparietto di qualche parolone magico nonsense.

    Fortunatamente ci informano che abbiamo le 24 borse Montalcini per il rientro dei cervelli. La Carroza sottolineò che queste contribuiscono a ringiovanire l’università: un rapido conto mostra che l’abbassamento dell’età media è di 42 secondi.

    Insieme alla VQR, il blocco del turn-over, carriere e scatti congelati, sono riusciti a distruggere l’università. Tra gli effetti dei tagli alle risorse va menzionato l’irresponsabile assalto alla diligenza, con veri e propri scippi.

    C’è anche l’assurdità della valutazione da parte degli studenti: un po’ ovunque il livello dei corsi si è abbassato drasticamente. La strategia è di renderli divulgativi, spiegazioni lentissime, con le parti più impegnative messe sotto il tappeto. La dimostrazione: basta vedere i voti vicino al 10 che ricevono corsi con molti studenti e, una volta, assai tosti.
    Un esempio: cos’è il gradiente? Se lo devo spiegare ad uno che scrive sin x/x=sin e che poi mi da il voto cosa faccio? Riconoscerà di essere di un’ignoranza bestiale, con Q.I. risibile, o preferià pensare che il docente non spiega bene? La strada più conveniente per il docente è far notare che avvicinandosi alla finestra cambia la temperatura, questo è il gradiente, 10! Prima o poi qualcuno spiegherà le equazioni di Maxwell con una rappresentazione teatrale.

  4. Usi i PowerPoint solo per proiettare foto e grafici?
    Sbagliato! Devi mettere il testo da ricopiare e scorrere le slide lentamente.

    Parlavi mezz’ora davanti a un grafico?
    Sbagliato!

    Hai scritto un libro di testo?
    Sbagliato!
    Devi mettere a disposizione “il materiale”, ossia una dispensina di 10-20 pagine in linguaggio elementare.

    Hai una pagina web?
    Sbagliato!
    Devi depositare in biblioteca la dispensina di cui sopra.

    Provare per credere!

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