Sarà stata una coincidenza – o forse no ?- ma poche ore dopo la nostra segnalazione sull’assenza di adeguata informazione a famiglie e insegnanti sui Quadri di riferimento delle discipline oggetto di test INVALSI per i maturandi, ecco arrivare la pubblicazione dei due documenti desiderati. Il giorno dopo, arrivano pure i riferimenti normativi e le presentazioni delle prove di italiano e matematica. A concludere, una lettera della Presidente A. Ajello a tutti i presidi delle scuole d’Italia. Perché INVALSI ha così fretta? La posta in gioco è alta. Da quest’anno, per sostenere l’esame di maturità bisognerà aver sostenuto le prove INVALSI in Italiano, Matematica e Inglese. Ma non solo. La Scatola Nera-INVALSI affibbierà ad ogni maturando un “voto” da 1 a 6 in maniera standardizzata, frutto di un Algoritmo astruso e scientificamente controverso. Quale genitore sarà capace di comprendere come è stato valutato il proprio figlio? E a che serviranno questi voti? Se si darà ascolto a Checchi, Ichino e Vittadini, potranno “essere utilizzati per determinare l’ammissione alle diverse sedi universitarie”. Il fiume di materiale informativo pubblicato dall’INVALSI tra il 30 e il 31 agosto, quasi nottetempo, senza alcun confronto democratico con le scuole, testimonia una deriva tecnocratica senza precedenti. Sembra quasi che si sia voluto mettere il nuovo Ministro Bussetti di fronte al fatto compiuto. Altro che “smantellare la Buona Scuola”, come promesso in campagna elettorale. A ben vedere, la nuova egemonia valutativa affidata all’Istituto rappresenta la punta di diamante della Buona Scuola, perfettamente in linea con le tendenze internazionali (vedi tutti i riferimenti ai documenti OCSE ed UE) di quei “burocrati europei” a cui il nuovo Governo si definisce allergico.

1. Perché INVALSI ha così fretta?

Sarà stata una coincidenza – o forse no ?- sarà che le vacanze estive si concludono sempre col finire di Agosto, ma dopo la pubblicazione su Roars del nostro post sul calendario con le date delle prove INVALSI del prossimo anno scolastico (INVALSI scavalca il MIUR e decide da solo sui test di ammissione alla maturità), negli uffici dell’istituto si deve essere respirata immediatamente un’aria frizzante di solerte operosità.

Poche ore dopo la nostra segnalazione sull’assenza di adeguata informazione a famiglie e insegnanti sui quadri di riferimento delle discipline oggetto di test, ecco arrivare la pubblicazione dei due documenti desiderati (Fig. 1):

Fig. 1: Pubblicazione dei quadri di italiano e matematica (30/08/18).
______

A breve giro, un comunicato stampa del Direttore Generale P. Mazzoli (ore 18:53) che avverte di un “errore materiale” nel calendario, riformulato, e – il giorno dopo, 31 Agosto – con ritmo serrato tra le 9:00 e le 13:00, ecco arrivare prima i riferimenti normativi, poi le presentazioni delle prove di italiano e matematica con alcuni esempi (vedi documenti dei link in Fig. 2, accessibili dal sito):

Fig. 2: Documenti pubblicati il 31/08.
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A concludere, una lettera della Presidente A. Ajello a tutti i presidi delle scuole d’Italia, che avverte della partenza della colossale macchina dei test.

2. La posta in  gioco: la valutazione e certificazione del singolo studente

La premura nella pubblicazione della cospicua mole di documenti fa intuire che la posta in gioco è alta. Si tratta del traguardo finale di una corsa iniziata nel lontano 2008: i test INVALSI sono arrivati quest’anno all’esame di maturità.

Non solo dal prossimo anno per sostenere l’esame bisognerà aver sostenuto le prove INVALSI in Italiano, Matematica e Inglese, ma – novità più significativa – l’esito dei test risulterà in una certificazione a parte, che attesterà i livelli individuali di competenza di ogni studente, da inserire nel curriculum personale: su carta intestata INVALSI e firma del Direttore Generale Paolo Mazzoli. Questa novità, introdotta da un decreto delegato della legge della Buona Scuola[1] e passata piuttosto inosservata, “avrà un impatto talmente forte sul sistema scolastico che probabilmente ci vorranno anni per apprezzarne i contorni e gli effetti”. Parola proprio del Dottor Mazzoli, che in un breve saggio[2] sul nuovo ruolo dell’INVALSI, si compiace di quella che definisce, finalmente, la “piena investitura legislativa e l’attribuzione di un nuovo, importante mandato istituzionale: la valutazione e certificazione del singolo studente[3].

A quest’esito si è arrivati per gradi e avendo avuto cura di costruire adeguatamente nel tempo tutti i pezzi della “storia”, che fa più o meno così. I voti degli insegnanti, dipendenti pubblici – dunque in gran percentuale opportunisti e “fannulloni” – non sono affidabili. Inguaribili valutatori “affettivi” e soggettivi, profondamente condizionati dal contesto culturale e dalla provenienza geografica (un freddo insegnante del Aosta, chissà, forse complice il clima, fa fatica a premiare quanto un allegro insegnante di Barletta), i docenti italiani godono ancora di una prerogativa novecentesca e profondamente connessa al “feticcio” della libertà di insegnamento (con buona pace dell’articolo 33 della Cost.): la valutazione dei propri studenti.

Ciclicamente, in ogni estate, con la puntualità dei temporali d’Agosto, ci viene ricordato negli editoriali sui voti degli esami di maturità che esistono valutazioni molto differenziate tra Nord, Centro e Sud (in genere, da parte del Sole 24 Ore, quello di quest’anno  è scritto da Giorgio Allulli, altri commenti anche qui, e qui, dove si mostra che la polemica anti scuole meridionali è frutto di un’analisi superficiale dei dati). D’altra parte, è oramai prassi consolidata “correggere” le valutazioni degli studenti che proseguono gli studi nell’istruzione superiore mediante i test di ingresso universitari. Perché non affidare allora al Crisma della Valutazione della Scienza di Stato – i test INVALSI – il compito di valutare in maniera oggettiva, quello che effettivamente sanno tutti gli studenti italiani?  Test di Matematica, Italiano e Inglese (poco importa se qualche migliaio di studenti ama ancora studiare francese, tedesco o spagnolo, si tratta di “fenomeni spuri” che il tempo penserà a raddrizzare) per tutti.

3. Giudicati da un controverso “algoritmo di stato”

Da quest’anno la Scatola Nera-INVALSI affibbierà ad ogni studente dell’ultimo anno delle scuole di secondo grado (beato chi finora ha creduto alla favola del “termometro ” del Sistema di Istruzione e non del singolo) un “voto” (livello di apprendimento) da 1 a 6 in maniera standardizzata, frutto di un Algoritmo complesso e scientificamente controverso (adoperato a livello internazionale nei test OCSE PISA) . “Voto” rispetto al quale ogni famiglia dovrà fare un vero e proprio Atto di Fede. Basta provare a leggere, per avere una vaga idea della costruzione dei test al computer previsti per i diversi indirizzi (con monte orario diverso, utenza profondamente differenziata, traguardi e finalità educative distinti), il documento informativo che dovrebbe rendere trasparente la costruzione di quei livelli di apprendimento.

Quale genitore medio (è escluso chi ha un dottorato in Statistica) sarà capace di comprendere agevolmente come verrà valutato il proprio figlio a partire dall’estate prossima?

Quanto è accettabile, nell’epoca della trasparenza globale, che il titolo di studio del proprio figlio – stringi stringi, è questo su cui si sta intervenendo – venga attribuito in “maniera algoritmica” e senza alcuna possibilità di comprensione, verifica, controllo della procedura da parte del cittadino medio?

Di più: come immaginiamo verranno impiegati e interpretati questi livelli e i curricula degli studenti, oltre che dal mondo accademico, anche dall’opinione pubblica e dal mondo produttivo, quando ci si troverà a selezionare o confrontare studenti appartenenti a “livelli”  diversi? Quanto peso ancora potrà avere la “valutazione interna”, quella curricolare e scolastica, di fronte a quella della Scienza di Stato – INVALSI?

4. L’algoritmo deciderà gli accessi universitari?

In realtà, quella di inserire i test INVALSI alla maturità, non è un’idea nuova. Se ne discuteva già da tempo.  Nel 2008 Checchi, Ichino e Vittadini la preconizzavano, quando scrivevano che “i risultati delle prove dell’ultimo anno potranno essere utilizzati dalle università per accertare l’adeguatezza della preparazione degli studenti” per poi “essere utilizzati per determinare l’ammissione alle diverse sedi universitarie, come ad esempio accade in Inghilterra e Spagna[4]. Più recentemente, nel 2013, all’epoca di una sperimentazione su un campione di studenti,  il commissario straordinario all’INVALSI Paolo Sestito affermava che i test all’ultimo anno delle scuole di secondo grado costituirebbero “un elemento non solo valutativo delle competenze [dello studente]  ma anche un elemento orientativo e selettivo per la scelta e l’accesso all’università”.

All’epoca Roberto Ricci, oggi responsabile area prove INVALSI, dichiarava la necessità di aprire un “confronto pubblico tecnico-scientifico”, per poi avviare “la discussione pubblica dei quadri [di riferimento delle discipline oggetto dei test] mediante la modalità del libro verde on line  [dopo la presentazione di] un primo rapporto degli esiti del pre-test” .

Ebbene, i tempi cambiano. Ed anche molto rapidamente. Nessun confronto, nessun libro verde, nessuna discussione pubblica. Tutto si è svolto al tavolo del “gruppo di lavoro INVALSI”[5], a porte (evidentemente) chiuse e in tempi imprecisati.

5. Un  ministro ostaggio di OCSE e burocrati europei?

Il fiume di materiale informativo pubblicato dall’INVALSI tra il 30 e il 31 agosto, quasi nottetempo e dopo più di un anno di silenzio dall’introduzione della nuova normativa (aprile 2017, fatta eccezione per un documento esplicativo piuttosto generico: “le prove INVALSI secondo l’INVALSI”), senza alcuno strumento di confronto democratico con le scuole, sembra evidenziare una deriva tecnocratica senza precedenti. Sembra quasi si sia voluto mettere il nuovo Ministro Bussetti di fronte al fatto compiuto. In assenza di una sua dichiarazione pubblica su cosa voglia dire in concreto “smantellare la Buona Scuola” – come promesso in campagna elettorale agli “insegnanti a 5 stelle” orfani dei partiti di sinistra – l’INVALSI pare affermare con forza che c’è poco da demolire: la macchina della Nuova Valutazione Algoritmica non solo è partita, ma è in corsa e funziona perfettamente con il pilota automatico. Di più: proprio la nuova egemonia valutativa affidata all’Istituto rappresenta – a ben vedere – la punta di diamante della Buona Scuola, perfettamente in linea con le tendenze internazionali (vedi tutti i riferimenti ai documenti OCSE ed UE) di quei “burocrati europei” a cui il nuovo Governo si definisce allergico.

[1] Il Decreto 62/2017 sulla valutazione e certificazione delle competenze in uscita dal primo e secondo ciclo di istruzione.

[2] P. Mazzoli “Il nuovo ruolo dell’INVALSI nel decreto 62/2017”, in “Un’ancora per la valutazione”, a cura di G. Cerini e M. Spinosi, ed Tecnodid, 2017, pag. 58.

[3] Ivi, pag. 58.

[4] Checchi, Ichino e Vittadini “Un sistema di misurazione e valutazione degli apprendimenti”, pag. 10. http://www.invalsi.it/snv0809/documenti/INVALSI_2008.pdf

[5] Vedi Quadro di Riferimento Matematica, 30 Agosto 2018, pag. 10, nota nr. 6.

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16 Commenti

  1. Chi attacca INVALSI ha mai studiato e letto le prove ?
    Sono così tremende?
    O non sono più tremendi i libri di testo, ad esempio di matematica, intorno ai quali tutta la didattica ruota?
    E la valutazione degli insegnanti? Quella genuina non algoritmica fatta in classe? Nulla da dire su quella?
    Perché non proviamo a discuterne, possibilmente in maniera costruttiva?
    Spesso chi scrive contro la valutazione standardizzata non ha idea dell’abisso di ignoranza in cui i nostri studenti stanno inesorabilmente sprofondando, abisso che la valutazione degli insegnanti tende inevitabilmente a mascherare e a coprire.
    Ne parliamo?

    • Eginardo: “Chi attacca INVALSI ha mai studiato e letto le prove?”
      ________________
      La risposta è sì:
      http://pensareinmatematica.blogspot.com/2013/05/parliamo-dei-test-invalsi-di-matematica.html
      http://pensareinmatematica.blogspot.com/2013/05/altri-test-dallaltro-mondo.html
      http://pensareinmatematica.blogspot.com/2013/05/cosi-i-test-invalsi-disorientano-i_519.html
      _______________
      Ricopio anche un mio commento del 2016:
      _______________

      Una critica basata sui test reali è quella riportata in “I signori Invalsi” , per una nuova filosofia della valutazione:
      http://www.cespbo.it/testi/2011_2/isignoriinvalsi.pdf
      Si tratta di un articolo (segnalato su Roars nel 2013: https://www.roars.it/online/le-insidie-della-valutazione/) scritto da un’insegnante a valle del lavoro svolto con la sua classe seconda primaria, a partire dalle prove INVALSI di Italiano. Il testo della prova di lettura e comprensione si intitola “La forza del moscerino”. C’è il testo, ci sono le domande e c’è il resoconto del lavoro svolto dalla classe. Una lettura molto godibile che fornisce numerosi spunti per riflettere, sorridere … e coltivare un sano scetticismo nei confronti dei “Signori INVALSI”. Dopo questa lettura, ho capito la distanza abissale che c’è tra questi signori e qualsiasi forma di pedagogia rispettosa dei bambini e del buonsenso.
      Buona lettura.
      https://www.roars.it/online/sulluso-improprio-delle-prove-invalsi/comment-page-1/#comment-57138
      ____________________
      Eginardo: “Perché non proviamo a discuterne, possibilmente in maniera costruttiva?”
      ____________________
      È quello che viene chieso da (molti) anni, ma la caratteristica di chi gestisce questi apparati valutativi è l’assoluta sordità alle richieste di dialogo. Cito Giorgio Israel:
      ___________________
      «dirò subito di non essere a priori contro le prove Invalsi, tantomeno contro l’ente Invalsi, a condizione che si accetti una discussione aperta a critiche e modifiche circa i contenuti delle prove, che le finalità dell’ente siano chiaramente definite e che esso non sia una struttura chiusa, impermeabile a competenze esterne.
      Allo stato non è così. […] confesso di provare un senso di sfinimento dopo aver prodotto per anni critiche su critiche di casi specifici, precise, di contenuto, in articoli sulla stampa, in convegni, in rete e, due anni fa, con un’analisi dettagliata di tutti i test Invalsi di matematica che può essere letta sul blog “pensareinmatematica.it”. Nel corso di questi anni non ho ricevuto una sola risposta, anzi per essere precisi una soltanto da parte di un dirigente ministeriale cui replicai senza ricevere controreplica.»
      http://gisrael.blogspot.com/2018/02/i-test-invalsi-e-il-degrado.html
      ________________
      Abbiamo fornito delle analisi dettagliate dei test di matematica spiegando perché sono fatti male, inducono idee e approcci sbagliati, rispondono a criteri didattici inappropriati.
      È evidentemente troppo chiedere una risposta nel merito dai responsabili dell’Invalsi.
      Ma niente. Loro non si degnano. Ribadiscono imperterriti di aver fatto il meglio nel miglior modo possibile, tappandosi, occhi, orecchie, ed anche il cervello.
      Sono al di sopra di ogni valutazione…
      http://pensareinmatematica.blogspot.com/2013/07/invalsi-autoreferenziale.html
      ====================
      Eginardo: “abisso di ignoranza in cui i nostri studenti stanno inesorabilmente sprofondando”
      ____________________
      Esattamente quello che aveva denunciato Giorgio Israel a riprova del fallimento dei test standardizzati, portando ad esempio la tanto rinomata Finlandia:
      ____________________
      La moltiplicazione (1/2)·(2/3) che il 56,4% riusciva a fare nel 1981, veniva eseguita correttamente nel 2003 soltanto dal 36,9%. Ancor più impressionante il crollo relativo alla corretta esecuzione della divisione (1/5):5 : si passa dal 49,2% al 27,5%. Mentre nel 1981 il 55,1% riusciva a giustificare il fatto che (592)3 = (593)2, nel 2003 soltanto 31,7% riusciva a farlo. Potremmo continuare. Ma forse il risultato più devastante è l’esito (nel 2003) delle risposte alla domanda «spiegate con parole vostre il significato di (4/5)·5». Soltanto il 6,5% rispose correttamente a questa domanda e il 5,4% “quasi correttamente”. Il restante 88,1% diede risposte sbagliate o gravemente sbagliate.
      http://gisrael.blogspot.com/2011/05/il-bluff-della-matematica-finlandese.html

    • Gentile Eginardo,
      da maestra elementare le chiedo se i test invalsi hanno di fatto migliorato qualcosa nella scuola in questi tre lustri e passa. Ho qualche dubbio.
      Non è poi neppure solo questione della qualità dei test in sé (fossero pure perfetti e non lo sono di certo), che possono essere tranquillamente usati come nelle scuole primarie si usano altri tipi di test standardizzati, vedi a esempio prove MT di lettura, ma appunto l’uso che se ne fa, tutto sembra ruotare attorno a queste due ore di prove.
      Sono stati uno dei punti di rovina della nostra bella scuola elementare. Le consiglio, oltre alle indicazioni del professor De Nicolao, di dare un’occhiata alle conferenze che si sono tenute nel 2013 presso l’Università di Tor Vergata, le trova qui: http://crf.uniroma2.it/seminari/invalsi (in particolare quanto dice il professor Ghione, la professoressa Antolini Archer, la professoressa Catastini proprio in merito alla matematica, e altri.

    • Cara Renata
      anche io insegno – matematica alle superiori – e dal 2010 osservo con attenzione l’evoluzione di queste ‘famigerate’ prove Invalsi cercando di valutare più serenamente possibile la loro qualità, la loro utilità, la loro aderenza alle Linee guida e alle Indicazioni Nazionali che regolano il nostro lavoro di docenti.
      Lontane da essere prove perfette mi sembrano tuttavia proporre quesiti onesti e tutto sommato fattibili in linea con quanto richiesto dal Ministero. Non so quale segreto algoritmo, di cui tanto si parla, ne sia alla base ma se le guardo in faccia mi sembrano coerenti con quello che faccio e insegno ai miei studenti. Non mi sogno minimamente di usarle per fare teaching to the test ma mi sono di aiuto per cercare di proporre in classe una matematica che non sia mera applicazione di procedure e schemi ripetitivi, di cui i manuali sono pieni, ma che cerchi di fare ragionare gli studenti attraverso problemi tratti dalla realtà o quesiti di tipo argomentativo di cui sempre i nostri libri sono molto poveri.
      Queste prove, che nascono per misurare, quindi mi paiono proporre una matematica forse un po’ ‘diversa’ da quella che si fa in classe ma di qualità. Non ho letto tutti i quesiti di tutti i gradi scolari ma quelli proposti per la seconda superiore mi sembrano adeguati a qualunque indirizzo di studi.
      Poi c’è il problema della valutazione. Attraverso una singola prova INVALSI prima faceva una valutazione di sistema ora sempre con una prova, non più pubblica, si passa alla valutazione del singolo individuo attraverso 6 livelli di ‘competenza’ raggiunti.
      Su questo qualche perplessità ce l’ho perché non sarà più possibile vedere cosa hanno fatto i nostri studenti.
      Quindi dal mio punto di vista questo é un passo indietro, almeno per quanto riguarda la restituzione al singolo studente che si vedrà attribuito un livello senza poter vedere a quali quesiti ha risposto correttamente o meno.
      Rimane quindi solo la valutazione di sistema che per me invece é importante e alla quale forse dovremmo abituarci cercando di non essere sempre ideologicamente contrari .Un esempio: alla fine della quinta in inglese l’obiettivo ministeriale é quello di raggiungere il livello B2: non sarebbe importante sapere quanti hanno raggiunto un
      così importante obiettivo fissato dalle Linee guida e dalle Indicazioni nazionali?
      E poi come ribadivo nel mio precedente intervento: la valutazione di tutti i giorni, quella che facciamo in classe con il nostro metro, le nostre griglie e i nostri obiettivi siamo così sicuri che risponda SEMPRE a criteri di obiettività, trasparenza e scientificita’?
      Qualcuno dice poi che visto che i nostri studenti vanno sempre peggio INVALSI ha fallito… come se uno misurandosi la febbre con un termometro poi desse la colpa al termometro.

    • Noioso sarà lei.
      Io ho cercaro di dire come la penso, argomentando e spiegando.
      Potrà non essere d’accordo e mi sta bene. Ma la sua non é una risposta accettabile. Spieghi. Non si limiti a fare il saccente. Oppure qui si possono esprimere solo opinioni che vanno in una sola direzione?

    • Guardi che non ho detto che lei è noioso. Ho detto che il commento lo è. Rileggere ancora “ideologia” associata alla critica della valutazione ed il tutto accompagnato dalla metafora del termometro, fa davvero venire lo sconforto. Tanto più che lei si qualifica come professore delle scuole superiori. Mi illudevo che solo i professori universitari ed il Corriere della Sera amassero “ideologia” e “termometri”. In quanto ad argomentare sul tema, non ha che da leggere i miei post su questo blog.

    • Anche io sono un’insegnante di Matematica e Fisica delle scuole secondarie, che si confronta con le prove INVALSI da tempo e con sempre maggiore “intensità”. Il post prende in considerazione i test per gli allievi di quinta, per i quali- come saprà meglio di me- i percorsi curricolari sono fortemente differenti. Quando oltre un anno fa, in un dibattito pubblico con una dirigente MIUR in occasione di una giornata di formazione sulle novità introdotte dal decreto 62 (quello che istituisce il requisito di ammissione delle prove per la maturità), chiesi come e chi avrebbe costruito i test di matematica per le quinte, mi fu risposto che ci sarebbero state occasioni di confronto e di dialogo nei mesi successivi. Si trattava di costruire da zero dei Quadri di riferimento didattico-disciplinari, di fare un gran lavoro di riflessione sui curricoli. Sappiamo entrambi che la normativa vigente non prevede traguardi “per lo sviluppo delle competenze” in uscita per le scuole secondarie, traguardi a cui (per quanto più o meno in sintonia con il nuovo TOTEM della competenza, ad es. un articolo che mi permetto di suggerirle è http://www.gildaprofessionedocente.it/news/dettaglio.php?id=642 ) le prove sostengono di “agganciarsi”. La questione fu sollevata da me non solo singolarmente, ma da tutto il mio Dipartimento disciplinare (siamo 12 colleghi) con una lettera aperta all’Unione Matematica Italiana (che si trova pubblicata nel numero del Giugno 2017, notiziario UMI). In quella sede pensai fosse il caso di aprire pubblicamente una discussione e un confronto sul tema. Ovviamente l’Istituto non raccolse la “chiamata” alla discussione, nemmeno inviando una risposta di cortesia al notiziario. Da allora, come può immaginare, non c’è stata altra possibilità di dibattito. Fino ad arrivare ai documenti citati nel post, pubblicati “nottetempo” in cui, come vedrà, si legge (QdR Matematica, pag 25, in nota) che ” Per la scuola secondaria [..] il gruppo di lavoro INVALSI ha individuato una serie di Traguardi per lo sviluppo delle competenze in diretta continuità con i Traguardi della fine del primo ciclo”. Ecco, alla luce di quanto espresso nel post (valore, peso e possibile impiego futuro delle valutazioni su larga scala “del singolo” studente XY), per me una simile “deriva tecnocratica” (come scriviamo), in quanto insegnante, è inaccettabile.

  2. Una buona parte del ceto politico è da tempo impegnato in discorsi autoreferenziali e in liti tra chi ha l’ultima parola su feisbuc, tra chi la dice più grossa, tra chi è più gradito da non so chi, che fanno trascurare e fanno delegare ad altri la conduzione dei processi sociali e di vari aspetti della vita del paese. Immagino che all’interno del MIUR ci possano essere lotte intestine tra dirigenti vecchi e nuovi. Nel frattempo Invalsi ed Anvur navigano per conto proprio e instaurano nuove pratiche incontrollabili dai più, all’insegna della cosiddetta oggettività algoritmica studiata ad arte (oppure buttata lì tanto per far finta), dal momento che loro sarebbero tecnici neutrali e non politici impegnati e direttamente responsabili. Perciò sono anche sordi a qualsiasi critica, come si è visto. Le graduatorie per le supplenze nelle scuole si faranno entro novembre, e di nuovo classi intere staranno lì ad aspettare per un mese e mezzo. I finanziamenti per l’istruzione, con tutti i disastri recenti e le frettolose prevenzioni di altri, diminuiranno certamente. Del resto Piero Chiambretti insegna: “avevo sempre 4 a scuola, e ora sono alla Quattro”, e i soldi li fanno i blogger e gli influencer, fintamente neutrali anch’essi, sponsorizzati per fini commerciali e che incantano chi non ha sale in zucca e ne avrà, di questo passo, sempre meno.

  3. Ormai la camicia di forza avvolge tutti gli aspetti della scuola. L’aspetto più preoccupante è la pretesa di questi signori di ‘misurare’ quantità non misurabili. Si possono concepire tests che servano a vedere quanta ‘tecnica’ è stata assorbita e quale sia il livello di assorbimento nelle varie regioni d’Italia. La conoscenza della tecnica ‘dovrebbe’ sottintendere anche uno sviluppo della maturazione. Ma quando si vuol ‘misurare’ la maturazione con dei tests a risposta multipla di fronte ai quali ogni genitore si trova perso e si sente stupido, allora bisogna essere stupidi, presuntuosi, ignoranti ed anche disonesti. Il tutto ovviamente fa il paio con la pretesa di ‘misurare’ la qualità scientifica (alter-ego della maturazione) dal numero delle pubblicazioni e dalle citazioni nell’università. Associare ad ogni studente i risultati di prove di questo tipo può avere il solo fine di dare per scontato che la scuola ha fallito e solo i TEST possono avvalorare la formazione ricevuta. Si è passati da prove che dovevano servire a qualificare l’istituzione a prove che qualificano l’individuo, esattamente come la VQR nell’università. Bisogna riconoscere a questi individui una certa coerenza ed unità di intenti e constatare che sono riusciti nel loro intento!

    • “Ma davvero il Governo del cambiamento vuole attuare il programma del Governo Renzi?” ci chiedevamo alla fine dell’articolo. A leggere l’articolo segnalato da fausto_proietti, pare che qualcuno il problema se lo sia posto:
      ____________________

      “pochi minuti fa è stato raggiunto un accordo tra le due anime della compagine governativa per fare slittare, con un emendamento al decreto Milleproroghe, di due anni l’obbligo relativo ai test Invalsi”
      http://www.repubblica.it/scuola/2018/09/07/news/invalsi_test_accordo-205836313/

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