«Un’aggiunta da 150 milioni di euro al budget delle università … che azzera quasi del tutto il taglio già in programma per il fondo di finanziamento ordinario del 2015». Non solo: «Una prima boccata d’ossigeno che può aprire le porte degli atenei subito a 700-800 ricercatori e a regime fino a 2mila nuovi cervelli all’anno». Se prestiamo fede ai quotidiani, la Legge di stabilità 2014 sembra essere un vero affare per l’università. Sarebbe bello se arrivasse davvero «un piccolo segnale di fiducia dopo anni di mannaia». Ma è tutto oro quel che luccica? Tanto per cominciare, ci sono «una serie di misure di spending review che toccano anche gli acquisti degli atenei (tagliati 34 milioni per il 2015 e poi 32 per i due successivi)». Ma le spine non finiscono qui. Per vederci chiaro, analizziamo il testo trasmesso al Capo dello Stato per la firma. Attenzione: testo aggiornato, con le modifiche apportate alla legge di stabilità, il 25.10.2014 alle ore 19,40. Vedi sotto.
L’articolato, nelle parti che ci interessano, è in più punti mal scritto e pone problemi interpretativi, secondo uno stile non nuovo – purtroppo – al legislatore italiano.
Nelle righe che seguono si tenta una interpretazione: se essa è corretta, vi sono buoni motivi per essere seriamente preoccupati.
- art. 13 c. 10 [18 c. 12]: si incrementa l’FFO (Fondo di Finanziamento Ordinario per gli atenei) a decorrere dal 2015 per 150 milioni di euro “al fine di incrementare la quota premiale”. Questa misura sterilizza in parte gli effetti del cosiddetto “taglio Tremonti”, pari a 170 milioni di €. Da notare che l’incremento per 150 milioni è stabile e non una tantum.
- art. 21 c. 3 [22]: è prorogato fino al 31.12.2015 il blocco degli automatismi stipendiali per il personale non contrattualizzato (professori e ricercatori inclusi). Le retribuzioni sono bloccate dal 2010, con effetti che si riveleranno molto significativi in particolare sul personale più giovane, che a fine carriera si troverà ad aver raggiunto classi stipendiali inferiori a quelle che gli sarebbero spettato. Il danno si trasferirà, ovviamente, anche sul trattamento previdenziale.
- art. 28 c. 15 [29 c. 18]: le risorse per la realizzazione di un polo universitario nella sede di Erzelli sono dirottate all’FFO a partire dal 2016 e fino al 2022 in ragione di € 5 milioni annui.
- art. 28 c. 16 [29 c. 19]: l’FFO è ridotto di 34 milioni per il 2015 e di 32 milioni
per il 2016 e 2017dal 2016 al 2022, “in considerazione di una razionalizzazione della spesa per acquisto di beni e servizi da effettuarsi a cura delle università”. Gli indirizzi per l’attuazione della razionalizzazione saranno definiti con successivo DM. - art. 28 c. 17: i fondi della gestione stralcio del Fondo speciale per la ricerca applicata, pari a 140 milioni, sono versati alle entrate dello Stato per essere devoluti all’FFO.
- art. 28 c. 21 [29 c. 24]: analoga previsione per il FOE (Fondo di Finanziamento per gli Enti Pubblici di Ricerca), che è ridotto di 42 milioni a decorrere dal 2015. Il [precedente] comma 20 prevede anche riduzioni per i compensi dei componenti i CdA degli enti di ricerca in modo da ottenere risparmi pari a 916.000 € nel 2015 e un milione a decorrere dal 2016. Tali importi sono sottratti al FOE.
- art. 28 c. 28 [29 c. 31]: le università “virtuose” (ossia quelle che, ai sensi del Dlgs. 49 del 29 marzo 2012, “al 31 dicembre dell’anno precedente riportano un valore dell’indicatore delle spese di personale inferiore all’80 per cento”) possono assumere, dal 2015, ricercatori a tempo determinato di tipo A e B “anche utilizzando le cessazioni avvenute nell’anno precedente riferite ai ricercatori [..] [di tipo A], già assunti a valere sulle facoltà assunzionali del presente comma”. In sostanza, a partire dal 2015 gli atenei che rispettano il previsto parametro potranno applicare un turnover pari al 100% per ricercatori di tipo A e B utilizzando le risorse liberate dai ricercatori tipo A scaduti. Da notare che, nella presente formulazione, parrebbe che ciò si possa fare solo per i ricercatori “già assunti a valere sulle facoltà assunzionali del presente comma”. Dunque, la disposizione diventerebbe operativa non prima del 2018 (gli RTDa hanno durata pari a 3 anni, salvo l’eventuale proroga per altri 2 anni). Viene dunque sanato l’assurdo principio per il quale posti a tempo determinato sono sottoposti a turnover (un ricercatore TDa costa 0,5 punti organico, ma con le attuali regole alla sua fuoriuscita rientrano solo 0,25 punti organico a causa dei limiti di turnover), ma tale provvedimento riguarderebbe solo il futuro lasciando inalterata la situazione per quanto concerne gli RTDa già assunti.
- art. 28 c. 29 [29 c. 32]: è soppresso il rapporto, vincolante per gli gli atenei con una percentuale di professori di I fascia superiore al 30 per cento del totale dei professori, fra assunzione o avanzamento di un professore ordinario e assunzione di almeno un ricercatore di tipo B. Il rapporto è adesso esteso a tutti i ricercatori, siano essi di tipo A o B.
- art. 28 c. 30 [29 c. 33]: si estende alle università l’art. 3 c. 3 del dl 90/2014 (secondo periodo), in ragione del quale “a decorrere dall’anno 2014 è consentito il cumulo delle risorse destinate alle assunzioni per un arco temporale non superiore a tre anni, nel rispetto della programmazione del fabbisogno e di quella finanziaria e contabile.”
Si può dunque osservare quanto segue: l’FFO recupera parzialmente il taglio Tremonti ma si aggiungono ulteriori tagli, non piccoli, per gli anni 2015-2017 2022. Tali tagli sono legati a una razionalizzazione di spesa per gli acquisti di beni e servizi. Sembra per questo motivo che se ne possa dedurre che tali tagli siano permanenti e cumulativi. Va però osservato che, stando all’ultima versione della legge, pare che lo staff ministeriale sia riuscito (e per fortuna) a scovare un’ulteriore rifinanziamento dell’FFO per 140 milioni, grazie ai fondi FSRA. In tal modo le riduzioni di spesa sono di fatto sterilizzate, ma solo per i primi anni: la questione, insomma è rimandata. Va però ricordato che mentre i tagli sono permanenti, i fondi FSRA ed ex Erzelli sono una tantum. Quindi, una volta esaurite le risorse reperite, le riduzioni dell’FFO saranno effettive in modo del tutto analogo ai precedenti “tagli Tremonti”: e sono riduzioni di dimensioni importanti. [Sarà da vedere come e quanto i tagli, in piccola parte ridotti e solo dal 2016, grazie allo storno dei fondi “Erzelli” impatteranno sul funzionamento degli atenei].
Le norme che favoriscono l’assunzione di ricercatori sembrano soprattutto dirette agli RTDa, sancendo – casomai ce ne fosse ancora bisogno – la morte della “tenure track” all’italiana. Inoltre tali norme, per quanto ragionevoli, pare che resteranno non operative per lungo tempo: sarebbe stato ragionevole che esse fossero state immediatamente applicabili, per le cessazioni di RTDa già assunti: allo stato, infatti, le assunzioni di RTDa si traducono in una perdita secca di capacità assunzionale da parte degli atenei, a causa dei vincoli di turnover; infatti, se la lettura qui fornita è corretta, si prevede il turnover al 100% a partire dal 2018 (calcolando la data di scadenza di RTDa reclutati nel 2015 e non prorogati), anno per il quale il turnover sarebbe comunque risalito – salvi futuri interventi legislativi – al 100%. Da questo punto di vista, la disposizione è del tutto vuota. In questo senso, il Governo sembra aver scelto di applicare un turnover al 100% solo ed esclusivamente a quelle assunzioni di RTDa compiute da atenei “virtuosi”: per questo motivo, tutte le assunzioni già perfezionate di RTDa, e per questo riferibili anche ad atenei che non rispettino i parametri dell’80%, ricadranno sotto la scure dei vincoli di turnover. Resta il fatto che da più parti si riteneva necessario incentivare il reclutamento di RTDa, anche per rimediare alla preannunciata emorragia di assegnisti ex lege Gelmini, che dovrebbe cominciare fra pochi mesi, quando costoro matureranno il quarto anno di contratto e non potranno essere rinnovati. Se l’interpretazione qui proposta è corretta, la legge di stabilità non assicura alcun rimedio all’esodo degli assegnisti, con tutte le conseguenze negative che ciò avrà sugli Atenei e sugli individui.
Infine, il cumulo delle risorse previsto dall’art. 29 c. 33 consente, parrebbe di capire, di far salvi margini di spesa (punti organico) derivanti dalla cessazione di personale non ancora utilizzati, adottando un termine massimo per l’uso di tali margini pari a tre anni.
In conclusione, ancora una considerazione sull’FFO, basata su quella che pare l’interpretazione più probabile e più attenta alla lettera della disposizione.
Il “taglio Tremonti” avrebbe causato una riduzione dell’FFO di
- -170 milioni permanenti
Il “rifinanziamento” proveniente dalla legge di stabilità di
- +150 milioni permanenti
porta il taglio a
- -20 milioni permanenti
A questi si aggiungono
- +140 milioni ex fondo FSRA una tantum
- -34 milioni per il 2015 permanenti
- -32 milioni
per il 2016dal 2016 al 2022. permanenti -32 milioni per il 2017+10+35 milioni ex Erzelli (anni 2016e 2017-22) una tantum
I tagli di spesa permanenti, pari a 278 milioni di €, dovrebbero cominciare a farsi sentire sull’FFO solo fra qualche anno, una volta consumate le risorse ex FSRA. Speriamo che nel frattempo si cominci a pensare a un rifinanziamento del sistema oltre che ad assicurare un minimo di stabilità e di certezza agli atenei, affinché possano programmare le loro attività senza essere continuamente esposti a variazioni del finanziamento assegnato.
Se ipotizziamo che la boccata d’ossigeno costituita dal 140 milioni dell’ex fondo FSRA venga distribuita su due anni (2015 e 2016), abbiamo il seguente quadro riassuntivo.
Dopo il 2015 e il 2016, in cui tagli e rifinanziamenti, grosso modo, si compensano a vicenda, ricomincia l’erosione dei tagli. Complessivamente, il minor finanziamento da qui al 2023 ammonterebbe a quasi un miliardo e mezzo di Euro (1.431 milioni, per la precisione) e, curiosamente, il taglio medio annuale sarebbe pari a -159 milioni, una cifra poco minore del taglio Tremonti (-170 milioni). Insomma, la boccata d’ossigeno è solo temporanea, mentre nel lungo periodo l’obiettivo rimane la completa realizzazione del “piano Tremonti”. Anzi, peggio del piano Tremonti, in quanto, a partire dal 2023, la variazione oramai consolidata rispetto al 2014 sarebbe pari a -278 milioni.
Pertanto, in cambio della (temporanea) boccata di ossigeno, c’è stato un incremento del +64% del taglio a regime, che è passsato dal paventato -170 di Tremonti ad un ben più pesante -278 nel 2023. Insomma, non solo l’iniziale dilazione del taglio Tremonti verrà ripagata quasi interamente entro il 2023, ma da quel momento in poi il taglio permanente (-278 milioni) supererà di ben 108 milioni annui l’attuale taglio Tremonti (-170).
Il che porterebbe il saldo totale a -108 milioni, fra ora e il 2017, con l’FFO che solo dal 2018, ricomincerà a crescere (sempre grazie alle quote ex Erzelli) di 5 milioni/anno.
E’ certo vero che queste cifre sono migliori di quelle di cui si è parlato solo poche settimane fa. E che anziché un immediato “taglio Tremonti” di 170 milioni ci ritroviamo con un “taglio Renzi” di 108 milioni fra il 2015 e il 2017, dunque spalmato su più anni e per questo più gestibile oltre che – sicuramente molti sperano – oggetto di possibile correzione (spes ultima dea). Resta il fatto che rebus sic stantibus, e se bene abbiamo compreso – da qui al 2018 – l’FFO continuerà a decrescere.
Chi scrive si augura di poter essere smentito o, meglio ancora, di veder scritta diversamente la legge di stabilità proposta al Parlamento.



Quindi, se non sbaglio, il provvedimento aiuta ad aumentare il numero degli ordinari senza più essere costretti ad assumere un TRD di tipo B, ma potendo ricorrere agli A. Cioè è un modo per continuare gli avanzamenti di carriera azzerando gli ingressi dei non strutturati.
Non sono un giurista, ma l’art.29 c.31 interviene su un comma di una legge esistente, quindi io avevo inteso che “il presente comma” fosse quello della legge esistente, sulla base del quale sono stati già assunti i ricercatori.
Del resto che senso avrebbe introdurre una siffatta modifica nella legge di stabilità 2015?
Ha senso perché si vuole che la misura favorisca gli atenei virtuosi e non tutti quelli che finora hanno assunto rtda. Questa almeno la mia interpretazione. Non vedo come si possa riferire “il presente comma” alla disposizione modificata ma staremo a vedere. Diciamo che si poteva scrivere meglio.
la relazione tecnica sembra voler favorire un’interpretazione estensiva. Ossia anche gli RTD già in essere, ma solo se l’ateneo è virtuoso alla loro scadenza. Cito: “I commi da 28 a 30 disciplinano le facoltà assunzionali delle Università, con particolare riferimento ai ricercatori. In particolare, il comma 28 consente alle Università che sono in una situazione finanziaria solida, cioè le cui spese di personale sono inferiori all’80 per cento delle entrate ordinarie, di sostituire, alla cessazione dei relativi contratti, i ricercatori a tempo determinato “di tipo a” già assunti a valere sui punti organico, con altrettanti ricercatori di “tipo a” o di “tipo b”, senza incidere sulle facoltà assunzionali. Il comma 29 mira a rendere più flessibile, in materia di assunzioni, il rapporto tra i professori di prima fascia e ricercatori a tempo determinato.”
Gradirei che qualcuno mi convincesse che tutto questo amore per la premialità, (si noti bene, contata entro l’FFO e non addizionale) non sia un subdolo metodo per forzare una ulteriore compressione degli organici. Dubito infatti che si possano (o che, anche ove fosse normativamente possibile, sia saggio e pragmaticamente percorribile; ossia nessuno ci si arrischierà mai comunque, pena ipotecare la sostenibilità futura dei bilanci dei singoli Enti/Università) bandire posizioni a TI su una quota che di fatto è “soft money” (anche se la si chiama “quota preminale dell’FFO” e quindi letteralmente ne fa parte); questo perché un anno arriva e gli anni dopo magari anche, MA non è detto e men che meno garantito (se è premialità”vera”). Quindi anche se il saldo del finanziamento complessivo è stabile o scende di poco, l’impatto sulla “qualità” del finanziamento sarà, per come lo leggo io, assai deteriore, ad esempio in termini di sostenibilità dei carichi didattici e di “continuità” generazionale, contro la vulgata (che trovo ideologicissima e capziosa) delle “meritocratiche sorti, e progressive”. I nostri legislatori, a meno che io mi sbagli, riescono quindi a far tremare anche l’algebra, dato che apparentemente -170 + 150= -20 ma in pratica non è esattamente (o solo) questo… chi mi smentisce, grazie?
Preciso; il problema non lo vedo tanto adesso, su questi 150 milioni, ma in prospettiva della annunciata progressiva espansione della quota premiale fino a frazioni cospicue dell’FFO.
@Andrea 1974.
Non mi pare che il vincolo artificioso con le assunzioni di ordinari abbia portato fortuna alle assunzioni di RTD-B, come si dice anche nell’articolo. Il problema è che in Italia il tenure track richiede una sfera di cristallo incorporata.
http://youtu.be/vNo-DRrr86M
La relazione tecnica sui tagli: “Comma 16. La riduzione di 34 milioni di euro del Fondo per il finanziamento ordinario delle Università (FFO) per il 2015 e di 32 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2016 al 2022 si inserisce all’interno di una progressiva riqualificazione della spesa di funzionamento delle università stesse, volta a raggiungere gli obiettivi di economicità ed efficienza del sistema. Per questi motivi tale riduzione è espressione di un intervento di carattere selettivo volto ad individuare la spesa improduttiva, pur mantenendo inalterati gli obiettivi prefissati da ciascuna Università sia con riferimento alla didattica che alla ricerca, senza influire quindi sul sostegno ai corsi attivati e alla ricerca in essere. Infatti, è il frutto di una stima mirata alla razionalizzazione delle spese connesse all’acquisto di beni e servizi.”
Roberto Ciccarelli sul Manifesto cita l’analisi di Antonio Banfi
http://rassegna.unipv.it/bancadati/20141029/SIT3072.pdf
Se capisco bene Giuseppe non c’è neanche il nuovo finanziamento per l’assunzione di PA. Quindi niente PA, niente ricercatori in tenure track, niente assunzioni. I ricercatori RTDA potranno essere rinnovati?
Da chi sarà costituita l’università nei prossimi anni?
Un gruppo di precari ricattabili, i ricercatori RTI fino ad esaurimento, con una marea di corsi da impartire, qualche residuo PO ed una manciata di PA.
Io smetto di accettare il tutoraggio dei dottorandi!Le fregature mi rifiuto di dargliele. Tutti all’estero!!!
Analisi (purtroppo) condivisibile.
Mi sembra una legge molto “in divenire” e aperta a varie possibilità (parlo di reclutamento), più che negativa in senso stretto.
Anzitutto, il legame tra assunzione di PO e RTD con tenure track non aveva prodotto alcun risultato, basta vedere il numero di RTDb assunti dopo l’introduzione di questa regola. (E di PO, se è per questo). Anzi, secondo me aveva contribuito a ingessare il sistema ancora di più, bloccando di fatto i passaggi a PO.
In secondo luogo, il comma 28 può essere interpretato come un’apertura al fatto di assumere come RTD lettera b i ricercatori RTD lettera a “scaduti”.
Mi pare molto chiaro. Se scadono 0,5 punti organico che possono essere reimpiegati entro un tot di tempo dopo il termine del contratto, colui che ne era il possessore (se adeguatamente corazzato) ne sarà “moralmente” il destinatario.
E’ una dinamica molto dentro la casistica italiana. Ma dirò di più, messo così il comma 28 pare formulare quasi una “promessa”.
Dunque non sarei così drastico, non mi sembra congegnata così male-
anche se ovviamente impedisce di fatto il reclutamento per le università non virtuose e non mette in campo una risorsa “definitiva” per la promozione dei RTI (ma la priorità non deve essere questa, mi pare)
Io non riesco ad essere così ottimista. Colpa dei film trash che ho visto da giovane. Quando mi sforzo di essere ottimista, mi ritorna in mente “er cane de Mustafà” menzionato dal commissario Nico Giraldi …
http://www.youtube.com/watch?v=ACogHja4aGo
Affondiamo.
@ecolombo
“In secondo luogo, il comma 28 può essere interpretato come un’apertura al fatto di assumere come RTD lettera b i ricercatori RTD lettera a “scaduti”.
Mi pare molto chiaro. Se scadono 0,5 punti organico che possono essere reimpiegati entro un tot di tempo dopo il termine del contratto, colui che ne era il possessore (se adeguatamente corazzato) ne sarà “moralmente” il destinatario.”
Questa analisi ha una sua logica tuttavia non la condivido, per il passaggio da RTDa a RTDb devono essere comunque aggiunti dei punti budget, 0,1 nel triennio RTDb (perché da “poco tempo” il RTDa è sceso a 0,4) e 0,2 dopo il triennio. Se le risorse per un RTDa possono essere totalmente riutilizzabili, è molto più facile che un ateneo assuma un nuovo RTDa e mandi a casa il vecchio RTDa. Secondo me infatti la legge di stabilità, oltre ad affossare definitivamente gli RTDb, affossa definitivamente anche gli RTDa (dal punto di vista delle prospettive). Prima allo scadere del contratto RTDa l’ateneo perdeva punti budget e aveva qualche lievissimo incentivo per il passaggio a RTDb (se dobbiamo perdere metà dei punti forse vale la pena favorire il passaggio a RTDb se il RTDa è valido), adesso non ci sono incentivi se non il buon senso e la correttezza istituzionale, incentivi deboli in Italia. Secondo me (spero di sbagliarmi) lo svincolo tra RTDb e PO e l’utilizzo del 100% delle risorse allo scadere dei contratti RTDa sono due facce della stessa medaglia e vanno di pari passo, il senso della legge sembrerebbe essere: “sganciamo l’assunzione dei RTDb dai PO o meglio potete assumere anche RTDa per ogni PO e non solo RTDb (tanto l’opinione pubblica che ne sa che differenza c’è e poi c’è il solito SOLE 24 che ci da una mano a creare confusione) ma non preoccupatevi tanto gli RTDa che assumete oggi potete buttarli da una rupe allo scadere del contratto e assumerne di nuovi, magari in altri settori (a seconda degli equilibri politici del momento) perché alla fine del contratto recuperate le risorse per intero, mi immagino già i direttori di dipartimento: sai 5 anni fa il tuo settore era prioritario ma adesso con i nuovi pensionamenti ci sono altre esigenze..e poi io a quei tempi non ero direttore..c’era un altro rettore, ecc..bla bla…
Un assegnista del mio dipartimento ha espresso un’opinione condivisibile, ha detto: “non voglio utilizzare il 100% di risorse liberate da un RTDa, vorrei vederlo diventare RTDb altrimenti quando sarò RTDa io manderanno a casa anche me come hanno fatto con lui”.
P.S. ovviamente sono favorevole a ripristinare subito il turn over al 100% ma per gli RTDa è necessaria un’ottica diversa, lo scadere di un contratto RTDa non è un pensionamento, certo se il RTDa lascia prima dello scadere del contratto perché trova un posto più appetibile allora il discorso è diverso per quanto riguarda il recupero delle risorse
…siamo realisti, se salta il vincolo che, come sappiamo, era stato già allentato, il reclutamento in senso stretto muore.
L’argomento per cui il vincolo non aveva portato fortuna agli rtdb è inaccettabile.
La fortuna non ha niente a che vedere col fatto che non sia decollato l’rtdb: era una questione ampiamente prevedibile e da me prevista e “messa a verbale” in Senato, e non ci tornerò su.
Tutto al contrario, il vincolo era l’unica cosa che poteva salvare l’rtdb, ed è per questo prima è stato allentato e, proprio ora che poteva davvero iniziare ad essere utile, cioè quando si trattava di poter/dover/voler assume ordinari, è stato eliminato.
Il punto, però, è che io non credo che ai precari convenga difendere l’rtdb, in una sorta di accanimento terapeutico.
Anche tenendo conto della realtà attuale, cioè, io ritengo che questa sia l’occasione per dire:
avete definitivamente ucciso il già moribondo rtdb (perché il vincolo non comportava la creazione di molti rtdb, ma la diminuita creazione di ordinari), quindi allo stato NON esiste più una figura di ingresso, ERGO siete tenuti contestualmente, anche mediante decreto legge, ad introdurre una figura di ingresso che sostituisca l’rtdb.
Dove, per figura di ingresso, si intende una figura -ovviamente, di ruolo o che può diventarci- dedicata esclusivamente al reclutamento, ovvero una figura alla quale, per legge -proprio come avveniva per gli rtdb e, prima ancora, per gli rti-, NON possono concorre coloro i quali sono già di ruolo nell’università.
Secondo me, visto il periodo storico, in cui non c’è trippa per gatti (in realtà la trippa c’è, e i gatti la vorrebbero, ma si fanno politiche di rarefazione monetaria, creando e acuendo la crisi, per ottenere quella stabilità dei prezzi utile solo ai grandi detentori del debito pubblico e agli amanti della società ottocentesca -pochissimi ricchissimi e tutti gli altri che sopravvivono- in cui vogliono ripiombarci, per ragioni ideologiche di invidia sociale al contrario), dovreste proporre un ruolo molto appetibile per gli Atenei perché a basso costo (0,4) e con compiti didattici (che sia con t.t. o direttamente di ruolo poco importa).
Solo così si avrà una soluzione che, se non sarà per tutti, almeno sarà per molti. Mentre, anche mantenendo l’rtdb con vincolo -ma non è possibile, perché la pressione degli associati abilitati è enorme-, avrete una soluzione solo per pochissimi “eletti”.
A questo punto, la cosa -anche normativamente- più semplice sarebbe dotare di t.t. gli rtda che, ottenuta la tenure, non si trasformano in professori associati di ruolo (stranezza tutta italia, in cui la t.t. comporta non solo l’ingresso in ruolo, ma anche la promozione) ma in ricercatori TI (mantenendo gli obblighi didattici dell’rtda).
Tom Bombadillo
Certo, la cosa migliore sarebbe dotare di tenure track gli attuali RTDa, su questo non ci piove. E prendere atto che l’RTDb è morto.
Io nel complesso penso questo: la nuova legge di cui stiamo parlando mette oggettivamente sul tavolo dei punti organico. Li si devono impiegare per assumere altri RTDa precari, dopo che un precedente RTDa è scaduto?
Può darsi.
Ma è realistico, nella logica della nostra università? Perché mai l’ordinario di riferimento di quello specifico RTDa dovrebbe consentirlo, se i punti erano “suoi”? Ricordiamoci che è un modello familistico, prima che aziendale.
Che poi ci riesca, o meno, naturalmente, è un altro paio di maniche.
Non capisco invece in che modo la presenza di un vincolo avrebbe potuto salvare la figura di RTDb.
Mi pare ampiamente dimostrato che, a fronte dell’enorme richiesta di punti organico, si preferiva di gran lunga non assumere ordinari.
Io la vedo così, o almeno (come suggeriva l’assegnista citato da Leo), dovremmo regolarizzare la questione cosi: quando l’RTDa scade, i punti sono suoi e lo si assume con ttcon quei punti, o al massimo da tre RTDa si assumono due RTDb.
I nuovi RTDa saranno invece quelli legati all’assunzione dell’ordinario, ragion per cui i loro punti organico non dovranno spazzolare le risorse lasciate sul campo da altri, quanto invece essere messi lì ex-novo. In ragione stesso del fatto che si promuove un ordinario: se lo si vuole fare, occorre metterci anche gli 0.4 PO del ricercatore RTDa relativo.
[…] promozioni a discapito di vero reclutamento (critiche e analisi puntuali si possono trovare qui, qui e qui). Nello specifico abbassa i costi per reclutare Professori Ordinari – la figura […]
Sbaglio o l’uomo che voleva distruggere l’università si sta rivelando un gran bustarellaro?
@ecolombo
“quando l’RTDa scade, i punti sono suoi e lo si assume con ttcon quei punti, o al massimo da tre RTDa si assumono due RTDb”
la sua proposta è più che ragionevole: lei dice se il RTDa è Tizio o (io ateneo) assumo Tizio come RTDb o, se decido invece di assumere un nuovo RTDa, i punti organico li perdo completamente e mi conviene perderli solo se il RTDa è un inetto.
Il problema però è che la legge di stabilità è diversa (a meno che io non abbia interpretato male la legge e in tal caso qualcuno me lo faccia presente), se non sbaglio la legge di stabilità prevede che allo scadere del RTDa di Tizio, io possa anche utilizzare tutti i suoi punti budget per assumere Caio e questo è probabile perché dopo cinque anni di contratto RTDa “gli equilibri”come li chiamano gli accademici cambiano…è per questo che penso che questa legge, oltre ad affossare gli RTDb, affossa anche gli RTDa e lo fa in un modo subdolo, un incentivo per l’assunzione dei giovani sarebbe stato il contrario: allo scadere del RTDa o c’è un passaggio a RTDb o i punti budget del RTDa li perdete tutti, se avete investito su un incomptente o quella figura non vi serviva davvero peggio per voi, in questo modo magari farebbero meno RTDa ma tale posizione rivestirebbe tutta un’altra importanza.
P.S. la proposta di Vito Plantamura è ottima ma la maggior parte degli attuali strutturati è contraria secondo me, lo stesso CUN non ha mai proposto di reintrodurre la terza fascia, il CUN propone un’unica figura tenure track che duri più anni (lo junior professor), tra l’altro se facciano davvero pressioni in tal senso o sia solo una posizione di facciata non saprei….
…bà, per me possiamo chiamarlo pure junior professor, così facciamo contenti il CUN, e rendiamo chiaro sin dal nome che DEVE tenere i corsi, ma due cose sono necessarie:
1) che gli RTI, per legge, non possano partecipare ai relativi concorsi;
2) che costino poco, io insito per 0.4 iniziale, con aggiunta di 0.1 ottenuta la tenure (così torniamo a 0.5, ché come diceva Totò è la somma che fa il totale).
Una simile figura sarebbe appetibile per gli atenei, che la bandirebbero, finalmente scongiurando il rischio di mandare al macero un’intera generazione di precari meritevoli, e, più in generale, di bloccare completamente il reclutamento (in senso stretto) nelle università.
Se la maggior parte degli strutturati sono contrari, tanto peggio per loro: non si può pensare solo a se stessi.
Tom
“Se la maggior parte degli strutturati sono contrari, tanto peggio per loro: non si può pensare solo a se stessi”
___________________________
Ben detto. Da sempre, lungimiranza e capacità di coagulare consenso stanno alla base delle strategie che hanno successo. Siamo sulla buona strada.
…veramente, ciò che non sarebbe lungimirante è proprio l’inseguire un consenso impossibile da ottenere da parte di chi è in diretto conflitto di interessi perché vuole che le risorse siano dedicate alle (sue) progressioni e non al reclutamento (altrui). Chi è chiuso in un simile egoismo non è un possibile interlocutore. Ma io credo e spero che si tratti non della maggioranza, ma solo di una minoranza, dei colleghi. Io non indico una buona strada per i precari, ne indico una quasi impossibile da percorrere, ma è l’unica per impedire che un’intera generazione di studiosi sia mandata al macero.
Tom