La settimana ROARS:

9 – 15 novembre 2015.

Una rapida sintesi dei contributi pubblicati
nel corso della settimana appena conclusa.

  • Sul sito della CRUI il messaggio di Gaetano Manfredi, motivato dalla strage di Parigi, “Questo non può essere Islam”: lunedì 16 novembre alle ore 12,00 in tutte le università italiane si è osservato un minuto di silenzio (Lunedì ore 12,00: un minuto di silenzio in tutte le università italiane).
  • In meno di un mese, sono state approvate da dipartimenti, senati accademici e assemblee di ateneo ben 84 mozioni in 37 diversi atenei che, da diverse angolazioni, contestano la politica universitaria del governo sul blocco degli scatti stipendiali, ma anche sul diritto allo studio, le limitazioni al turn-over, i tagli al fondo di finanziamento ordinario, e l’uso della retorica della premialità come paravento per un ridimensionamento selettivo del sistema dell’istruzione universitaria (Sale la febbre: 84 mozioni in 37 atenei e ora anche il CUN raccomanda “stop-VQR!”). È intervenuto anche il CUN osservando che le numerose mozioni di protesta di dipartimenti e Senati accademici rischiano di “inficiare la correttezza dei risultati” della VQR e raccomandando alla Signora Ministra “di sospendere le procedure della VQR”( Il CUN raccomanda al ministro di sospendere la VQR).
  • Che le politiche recenti abbiano indebolito università e ricerca è sotto gli occhi di tutti e l’Associazione nazionale Direttori generali delle amministrazioni universitarie non può fare a meno di chiedersi: «perché continuare a non vedere tutto questo e a indebolire l’unico vero motore di ripresa del nostro Paese?» (Anche il CODAU dice «No all’indebolimento dell’università e della ricerca»). Un disagio, quello per le politiche governative, che accomuna anche gli enti di ricerca, colpiti da anni di tagli e limitazioni del turn-over (Enti pubblici di ricerca, un rilancio necessario contro il declino dell’Italia). Nella legge di stabilità sono presenti tagli lineari di entità tale da mettere in seria difficoltà gli enti di ricerca, molti dei quali presumibilmente non riusciranno a pareggiare i conti (Legge di stabilità: ecco il quadro dei tagli agli enti di ricerca e i provvedimenti per le università). Ciò nonostante, il Ministro Giannini dichiara: “Sono particolarmente soddisfatta: per l’Università e la Ricerca è davvero un nuovo inizio”. A quanto pare, non si è accorta che il ministero che subirà più tagli sarà proprio il MIUR (Olimpiadi di stabilità 2016: la medaglia d’oro va al MIUR).
  • Quest’anno, nella classifica QS si è verificato il collasso delle università italiane, Siena meno 221 posizioni, Pavia meno 179. Un’università non può perdere così tante posizioni in un anno: il vero motivo del collasso è che QS ha cambiato le regole del gioco di una classifica che già non brillava per solidità scientifica. Ma cosa succederebbe se queste classifiche tenessero conto anche dei finanziamenti? (Vi spiego il doping delle classifiche degli atenei. Intervista a Giuseppe De Nicolao) E proprio queste classifiche così poco attendibili sono spesso state usate per giustificare i tagli al sistema universitario al grido di “affama la bestia!” Ma cosa dicono veramente i numeri? (Per un’università di qualità al servizio dello sviluppo del Paese) Una visione semplicistica non può che ispirare soluzioni miracolistiche. L’Istituto Italiano di Tecnologia avrebbe dovuto “catalizzare una massa critica di attività di ricerca tale da consentire all’Italia di mantenere un ruolo primario nel gruppo dei paesi più avanzati anche nei decenni a venire”. A undici anni di distanza con il 3% di finanziamento da parte del sistema industriale (da mettere a confronto don il 70% del Fraunhofer tedesco) in che misura l’IIT ha risposto alle aspettative? (Expo, chi finanzierà la ricerca dell’avveniristico Human Technopole?)
  • Nicola Casagli ci fa notare che le radici della valutazione quantitativa potrebbero affondare nell’antichità greca. Già da giovane Pitagora di Samo si era incaponito nel cercare di convincere il tiranno dell’isola di Samo a usare i numeri per ogni decisione politica, economica e sociale, ma fu presto inseguito con i forconi. In Italia, invece i politici locali gli dettero subito credito e gli elargirono ingenti finanziamenti, ottenuti dalle tasse dei cittadini, che ogni anno la legge di stabilità del tiranno di turno si premurava di incrementare (Pitagora e la valutazione della ricerca).

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