Il ricorso, la mediana mancante ed alcuni interrogativi

Prima di affrontare l’ennesima anomalia della procedura di abilitazione nazionale desidero fare una premessa. Come ho già avuto occasione di scrivere su queste pagine e anche altrove (Apples and oranges: sulla valutazione della ricerca nelle scienze umane e sociali,  Il sistema dei rankings, La valutazione delle Hss) ritengo da un punto di vista strettamente teorico che le liste dotate di ratings o classifiche di riviste siano un cattivo strumento di valutazione. Penso ciò in riferimento agli esercizi di valutazione a tutti i livelli e a maggior ragione quando si tratti di reclutamento. Con l’unica eccezione di liste che  distinguano riviste scientifiche da non scientifiche, sono convinto si tratti di uno strumento nella migliore delle ipotesi inutile, nella peggiore dannoso, perché in grado di alterare – e non per il meglio – il comportamento dei soggetti valutati, con pregiudizio non irrilevante per la buona qualità della scienza. Non desidero ora affrontare un tema tanto complesso e rimando i lettori agli scritti miei e del Collega Francesco Guala, che affrontano in modo assai diverso la questione e che appariranno prossimamente sulla Rassegna Italiana di Valutazione.

Alle questioni di carattere teorico riguardanti il problema delle liste di riviste se ne aggiungono altre di carattere pratico che emergono quando si considerano i casi concreti della loro applicazione. Il caso della VQR italiana ha dato molto da pensare. Per i settori bibliometrici a causa di una non ben progettata architettura del sistema di classificazione. Per quelli non bibliometrici a causa dell’opacità delle procedure, della presenza spesso evidente di gruppi o networks in grado di promuovere certe sedi editoriali a scapito di altre (A proposito del GEV14 e della fairness. E di un dilemma etico che sta sorgendo tra i sociologi. E di un modo per risolverlo) di omissioni, fraintendimenti e errori vari che sfiorano il ridicolo. Memorabile la mancata classificazione da parte del GEV 12 per il settore ius 18 della rivista Polis – Studi interdisciplinari sul mondo antico, perché confusa con l’omonima rivista Polis (di sociologia) e dunque non ritenuta attinente al settore.

Naturalmente ci si sarebbe potuti limitare a godersi lo spettacolo, se solo le classifiche fossero rimaste confinate ai soli esercizi di valutazione, come del resto era stato ripetuto urbi et orbi da ANVUR e dai valutatori. I più avveduti sapevano che non sarebbe stato così e infatti le classifiche sono andate a costituire un parametro per le abilitazioni non bibliometriche, che si fondano, appunto, su tre mediane che i candidati e i commissari debbono superare:

  • numero delle monografie
  • numero degli articoli su rivista e capitoli di libro
  • numero di articoli su riviste di fascia A.

Com’era prevedibile, la scelta di ricorrere a classifiche di riviste ha creato contenzioso, spingendo l’AIC (la società scientifica dei costituzionalisti), presieduta da Valerio Onida (Abilitazioni e sistema universitario: intervista a Valerio Onida) a presentare ricorso contro l’allegato B del D.M. “Criteri e parametri”, eccependo sulla retroattività del criterio di valutazione.

Le classifiche di riviste per le abilitazioni, verosimilmente non identiche a quelle usate per la VQR, hanno una notevole importanza. Ancora una volta, sono compilate secondo procedure opache che in qualsiasi paese più acculturato di valutazione creerebbero scandalo (ANVUR dedica al punto solo tre pagine che vista la rilevanza della questione paiono lacunose, in particolare per quanto riguarda l’attribuzione del giudizio di eccellenza e i parametri adottati, tanto che si ha l’impressione che si possa meglio parlare di concertazione che non di giudizio).

Infatti, non solo, come ho già spiegato, possono consegnare nelle mani dei candidati il jolly per l’accesso all’abilitazione. Esse concorrono anche a definire quali riviste siano scientifiche e quali no: sono scientifiche solo le riviste classificate, quelle non classificate non sono tali. Pertanto le liste o classifiche che dir si voglia, sono determinanti per il superamento della seconda e anche della terza mediana dei settori non bibliometrici.

Ad oggi queste liste sono ignote e non si capisce bene perché.

Va anche ricordato che – a quanto pare – le liste sono state costruite sulla base del popolamento dei siti-docente CINECA. Quindi, omissioni nel popolamento potrebbero aver portato all’esclusione a priori di qualche sede editoriale. Lo stesso vale per un candidato privo di pagina CINECA (ad esempio un italiano ora impegnato in una sede straniera) che se avesse pubblicato su sedi non censite, vedrebbe non computate le sue pubblicazioni ai fini della mediana.

Ma c’è di meglio: per l’intera area 12, quella giuridica, manca a differenza delle altre, la terza mediana, quella degli articoli su riviste di fascia A. Il documento di accompagnamento ANVUR afferma che:

Nelle tabelle manca il valore della mediana del terzo indicatore, relativo al numero di articoli pubblicati nelle riviste di fascia A, per tutti settori concorsuali dell’area 12. Ciò è dovuto alla mancata formulazione di una proposta di classificazione da parte dei componenti dell’area 12 del Gruppo di lavoro Libri e riviste scientifiche, che fosse condivisa dagli esperti della Valutazione della Ricerca (GEV), dalle società scientifiche del settore e dal Gruppo stesso . La mancata pubblicazione della mediana del terzo indicatore ha avuto il supporto esplicito del MIUR.L’ANVUR sta ancora lavorando alla classificazione utilizzando altre fonti di informazione previste dal RM, nella prospettiva che le commissioni di concorso dell’area 12 possano farne uso.

 

Pare dunque di capire che vi sia stato conflitto fra gli esponenti di area 12 coinvolti nella classificazione e fra costoro e gli altri componenti il Gruppo di lavoro. Come a dire: i litigiosi giuristi non ci hanno consentito di redigere le liste, pecore nere fra tutti i settori non bibliometrici. Sarà davvero andata così? Difficile al momento saperlo.

Di certo la chiusa del documento dell’Agenzia lascia molti dubbi: pare di capire si stia ancora lavorando alla classificazione ma per altre vie (quali, escludendo chi e su quali basi?) nella prospettiva che essa possa essere utilizzata dalle commissioni. Il termine prospettiva sembra lasciare intendere che non è certo che vedrà mai la luce la classifica di area 12. Il riferimento alle commissioni è anche esso non chiaro, in quanto potrebbe indicare che la classifica sarà fornita alle commissioni come strumento di valutazione qualitativa all’interno dei criteri scelti dalla commissione stessa, e non come strumento per la verifica dei requisiti minimi quantitativi. Analoghi ragionamenti possono essere svolti per i commissari, nel caso in cui dovesse davvero verificarsi la situazione per cui l’area 12 rimarrà priva di mediana oltre le scadenze.

E’ ovvio che la terza mediana dovrebbe vedere la luce prima delle scadenze per il ritiro dei candidati e degli aspiranti commissari: diversamente si fomenterebbe contenzioso da parte di tutti coloro che dovessero scoprire tardivamente di avere un punteggio superiore alla terza mediana, benché inferiore alla prima e alla seconda.

Se una intera area arrivasse alle abilitazioni senza una delle tre mediane assegnate a tutti gli altri settori non bibliometrici si creerebbe una assurda disparitá di trattamento, peraltro a svantaggio dell’area 12. Infatti, in presenza di due anzichè tre mediane, le chances di superare le mediane si riducono e, visto quanto è accaduto per numerosi settori la cui terza mediana è pari a 0 o 1, il fatto assumerebbe una rilevanza ancora maggiore.

In ogni caso, l’anomalia relativa all’area 12 è già stata da molti ricollegata al ricorso dei costituzionalisti. Tuttavia, la mancata pubblicazione della mediana e delle classifiche non pare sufficiente a sterilizzare il contenzioso già avviato, che è rivolto contro l’allegato B al D.M. “Criteri e parametri”, a meno che qualcuno non si aspetti il ritiro del ricorso in cambio della graziosa concezione di un diverso regime, peraltro per certi versi più restrittivo (è sempre bene ricordarsi che siamo in un clima di assalto alle poche risorse disponibili e che meno abilitati si hanno per un dato settore, o per,una data area, più si verrà cannibalizzati da altri: Abilitazioni: grandi speranze o grandi illusioni?). Inoltre, dovrà comunque essere almeno pubblicata la lista priva di rating, in modo da rendere noto ai candidati se le loro pubblicazioni sono state edite o meno su riviste scientifiche.


Occorre però considerare un altro aspetto. Fra gli allegati alle mediane non bibliometriche si trova un documento che riepiloga i prodotti utilizzati per il calcolo degli indicatori. Risulta dalla tabella che il totale degli articoli in fascia A rilevati da ANVUR per tutte le aree non bibliometriche ammonta a 36.339 prodotti. Tuttavia la somma dei prodotti scorporati per aree è 21.233. La differenza fra le due cifre è di ben 15.106 prodotti. Come mai? E’ possibile che tale cifra indichi il numero mancante delle pubblicazioni di area 12 di fascia A. Tuttavia, si tratta di un numero esorbitante. Infatti, sarebbero 15.106 prodotti contro

  • 8.046 per l’area 10
  • 4.725 per l’area 11
  • 5.235 per l’area 13
  • 2.293 per l’area 14

Se così fosse, ciò significherebbe che per l’area 12 più della metà degli articoli su riviste scientifiche sono collocabili in fascia A, contro percentuali significativamente inferiori per le altre aree (per economia addirittura solo circa 1/5).

Non è facile spiegare queste cifre, ma si potrebbe immaginare che – ancora una volta- esse siano la spia della volontà dell’agenzia di neutralizzare il ricorso dei costituzionalisti. Impresa però non semplice, poichè dovrebbe indurre a classificare tutte le riviste giuridiche come di fascia A, un’operazione, non solo discutibile sotto il piano etico e scientifico, ma che finirebbe per ritorcersi contro l’area 12. Fin dall’inizio della VQR si è purtroppo approfondita la frattura fra discipline, ciascuna alla ricerca di visibilità e patenti di eccellenza. Così assistiamo allo scontro delle “scienze dure” contro gli umanisti, degli internazionalizzati contro i provinciali, e così via, in una specie di balcanizzazione dell’accademia. È chiaro che se emergesse un trattamento differenziato per l’area 12, magari giustificato dall’esigenza di salvare il sistema dai “cavilli dei legulei”, si potrebbe allargare la frattura fra gli “eccellenti” che accettano la meritocrazia fai-da-te di ANVUR e i cattivi che la rifiutano e vengono al contempo accontentati e messi alla gogna.

In conclusione, non so cosa augurarmi. La vicenda della terza mediana di area 12 è a mio avviso una conferma che le classifiche di riviste non sono uno strumento di valutazione degno di tal nome.

D’altro canto la disinvoltura di ANVUR nell’interpretare e applicare regole che essa stessa ha contribuito a scrivere (a partire dall’indice h-contemporaneo e dalle mediane une e trine) non promette niente di buono. Il ministro Profumo è al corrente dei difetti del sistema, tanto che il caduto “decreto per il merito” prevedeva una revisione significativa delle procedure.

Spero che, comunque vada a finire questa vicenda, il Ministro non voglia avallare scelte illegittime da parte dell’Agenzia, operate con la falsa coscienza di chi sa non esservi un controinteressato legittimato ad agire. Sarebbe davvero motivo di discredito per l’accademia e la ricerca italiana nel contesto internazionale.

Per il futuro, sarà bene pensare qualcosa di meglio delle mediane e dello sciocchezzaio para-bibliometrico di questi mesi. Tenere insieme rule of law e rigore scientifico non è per nulla difficile: per cominciare basterebbe guardarsi in giro prendendo esempio da chi da più tempo si occupa di scientometria.

38 Commenti

  1. Tra le cose enigmatiche e, a quanto capisco, ancora irrisolte, sta l’apparente esclusione dal novero delle riviste potenzialmente di classe A delle riviste con numero unico annuale (Annuari; Annales; Yearbook; Jahrbuch;..). Considerando che in diversi settori alcune tra le riviste più prestigiose hanno appunto cadenza annuale questa eventualità sembra l’ennesima follia. Spero di aver capito male.

  2. L’infinita vanità del tutto è così ben evocata dai comportamenti dell’ANVUR che è quasi certa l’inutilità di interrogarsi sui dettagli.
    E tuttavia, come non rimarcare che il documento che accompagna le mediane dei settori non bibliometrici è pieno di strafalcioni?
    Per esempio, che cos’è l'”area concorsuale” (paragrafo 3.3.1) per la quale “vi è un unico giudizio di classe A”? Che cos’è una “macro-area concorsuale (area CUN)” (paragrafo 3.3.2), per cui “tale coerenza non è stata ricercata tra aree concorsuali”?
    Ma è forse più intrigante l’esempio di “mutuo riconoscimento” classificatorio tra diverse macro-aree concorsuali. Come esempi di riconoscimento “unilaterale” (contrapposto a “bilaterale”) si riportano: “a) riconoscimento della classe A delle riviste di fisica, matematica e ingegneria da parte del settore concorsuale di Economia; b) delle riviste di tutti i settori bibliometrici da parte del settore concorsuale di Statistica”.
    Ora, a parte il problema di identificare i “settori” citati e di associarli alle “corrispondenti riviste” (quali gruppi di lavoro si saranno occupati della questione per i settori non bibliometrici?), cosa significa quanto sopra? Che qualunque articolo pubblicato su di una rivista di (per esempio) fisica risulta come di classe A per l’autore se candidato economista mentre lo stesso lavoro risulterà solo tra i suoi lavori scientifici se il medesimo si candida per una posizione di statistica?
    Saperlo, ah, saperlo ….

  3. Scrive Valerio Onida sul Sole24ore del 24 agosto: “è ovvio che l’annullamento (o comunque la non applicazione) della clausola concernente l’indicatore di produzione scientifica in questione [riviste di classe A ndr] lascerebbe per il resto integra la procedura e non avrebbe alcun effetto di blocco delle abilitazioni”. Un trattamento differenziato di Area 12 salverà le abilitazioni?
    L’articolo intero si legge qua: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-08-24/abilitazioni-giusto-ricorso-ranking-063902.shtml?uuid=AbYfzpSG

    • Tra le tante voci che si rincorrono c’è anche quella secondo cui le singole commissioni potrebbero adottare la regola secondo cui i titoli utilizzati per accedere ad una fascia (es le monografie che sono valse la vottoria del concorso da ricercatore o l’idoneità di associato) non possono essere utilizzati per conseguire l’abilitazione successiva. La soluzione mi sembra assurda e difficilmente percorribile (avvantaggerebbe coloro che non hanno superato concorsi precedenti o si sono astenuti dal prsentarsi).
      Qualcuno ha notizie in merito?
      Grazie

  4. Però superare 1 mediana su 2 è più facile che superare 2 mediane su 3. C’è poi una fortissima disuguaglianza con i settori bibliometrici. In questi settori ci sono ben 2 mediane su 3 basate sul fattore di impatto della attività di ricerca (citazioni sia vecchie che nuove). Qui si analizza invece un periodo recente sul lato della pura produzione.

    • In effetti la disparità fra bibliometrici e non bibliometrici c’è. Tieni però conto che l terza mediana per i settori non bibliometrici è spesso pari a 0 o 1. Quindi superarla non è difficile, specie se si hanno gli agganci giusti da qui a novembre (per i candidati).

  5. È la prima volta che scrivo, ma mi sembra giusto farlo prima di tutto per ringraziarvi moltissimo.
    Grazie, perché in questi mesi ho letto quasi quotidianamente Roars, che è diventata la mia fonte privilegiata, anzi l’unica, di informazione sul tema (il che, va da sé, non significa che io abbia condiviso tutto, come si vedrà subito).
    Ora che sono uscite le mediane, faccio qualche brevissima considerazione avendo in mente soltanto le mediane non bibliometriche (sulle altre non sono in grado di dar giudizi).
    Io penso che siano una buona cosa; in questo senso: non vedo uno scandalo il fatto che la selezione dei nuovi professori sia affidata non solo a un parametro qualitativo (sulla qualità dei candidati sarà sovrana la commissione giudicatrice; questo non lo mette in dubbio nessuno), ma anche a un parametro quantitativo (che, di per sé è neutro; tanto più se ricavato in base ai dati caricati dagli stessi docenti: e questo aspetto, credo, fa venir meno i timori di chi dice: con le mediane scriveremo di più ma peggio; la comunità degli studiosi possono benissimo pensare e riflettere senza esser costretti al cottimo accademico: pubblicheranno meno, complessivamente, e ciò influirà sulle mediane abbassandole).
    Certo che non tutto è stato chiaro, trasparente e lineare, da parte di Anvur, ma alla fin fine credo che il risultato raggiunto sia buono.
    Non riesco bene a capire perché le mediane dovrebbero essere un ostacolo al merito e alla innovatività della ricerca (sempre e soltanto tenendo presente le mediane delle aree non bibliometriche).
    Se in 10 anni, un RU (o anche non strutturato) aspirante PA non pubblica 3 libri, o 9 articoli, è decisamente poco produttivo. O no?
    C’è chi ha detto: – ma come! Io ho pubblicato 2 libri di 300 pagine ciascuno e sono sotto la mediana; – è ingiusto! A me non sembra sinceramente: siamo sempre nell’ambito meramente quantitativo, e non è irrilevante che uno abbia scritto 1 libro di 500 pagine o 5 libri di 100 pagine l’uno. Tanto è vero che ci sono addirittura 2 mediane distinte, e penso che si possa pretendere che un aspirante associato superi una delle due mediane (della terza dico qualcosa sotto). Poi potrà essere che il libro di 500 pagine è originale e i 5 libri sono compilativi, ma questa differenza qualitativa mica si perde, perché sarà rilevante in sede di idoneità (certo, se l’aspirante che ha scritto, in 10 anni, un libro di 500 pagine, e quindi è sotto, non ha scritto anche, almeno, 9 articoli – di varia lunghezza e impegno ovviamente –, non mi sembra irragionevole che non sia ammesso a partecipare alla procedura.
    Del resto, tra gli amici giuristi ricercatori, non conosco un caso in cui ci si trovi sotto tutte e due le mediane; e del resto mi sarei stupito del contrario.
    Poi si potrebbe anche tornare alla mediana unica (libri + capitolo di libro + articolo in rivista), e la cosa sarebbe un ulteriore vantaggio sotto il profilo quantitativo; nel senso che è più probabile, in 10 anni, aver scritto 15 articolo piuttosto che 4 libri.
    È vero che, almeno nel mio settore (diritto privato, 12/A1), a volte capita di sentir dire che, magari 50 anni fa, Tizio o Caio, illustre studioso riconosciuto come tale, è andato in cattedra con 2 note a sentenza. Se anche fosse stato così, è ovvio che oggi, se non altro per il fatto che fortunatamente l’Università è di massa, non deve più essere così. Oggi quell’illustre studioso dovrebbe adeguarsi ed essere più produttivo.
    Ma certo, siamo tutti d’accordo che lo scrivere molto non necessariamente coincide con l’essere bravo, cioè sufficientemente originale, sufficientemente innovativo, e quindi sufficientemente coraggioso per scrivere anche cose magari non del tutto in linea con l’opinione comune, o anche profondamente lontane dal pensiero consolidato.
    Ma non direi che le mediane sono un ostacolo alla qualità; certo che se poi accadrà che le commissioni dichiareranno automaticamente idonei tutti coloro che sono sopra la mediana, questo sarà uno sbaglio qualitativo, ma non sarà responsabilità delle mediane.
    La sto facendo troppo lunga e me ne scuso; ma mi pare che prendersela con le mediane produca l’effetto perverso, forse contro le intenzioni, di alleviare fortemente la responsabilità del giudizio scientifico che spetta soltanto ai commissari; e dato che (io penso fortunatamente; e mi pare proprio che dovunque sia così) il reclutamento universitario è basato sulla cooptazione, la responsabilità dei cooptanti non solo è massima, ma dovrebbe essere sentita come tale, e dovrebbe riflettersi sui cooptati.
    Se poi tante volte e in tanti settori è accaduto che questa responsabilità (scientifica ed etica) venisse oltraggiata, non mi sembra una conseguenza logica voler cancellare le mediane come se potessero essere la causa di nuovi, ulteriori danni.
    Tutti conosciamo studiose/i brave/i e più o meno produttive/i; ma chi sta sotto le soglie costruite in base alla stessa produttività del settore disciplinare di riferimento non mi sembra molto difendibile.
    Un’ultima osservazione sulla terza mediana, quella basata sulla classifica delle riviste.
    Penso che prima che sbagliata sia inutile; ma la questione della retroattività non mi persuade: già molti hanno rilevato che, all’interno delle varie discipline, si conosce il valore delle riviste. Quindi se io, giurista, pubblico in una piccola rivista regionale qualche articoletto o qualche recensione, sono, devo essere, perfettamente consapevole che il peso e la rilevanza scientifica della rivista sono modesti. E non posso pensare di dover essere giudicato idoneo sulla base di queste pubblicazioni.
    Ma la mediana delle riviste non ha in effetti gran senso: a parte il problema della classificazione quando vi siano moltissime riviste (come appunto capita per l’area 12), qui sì che si tratta di un giudizio qualitativo (A, B, C); ma allora dovrebbe essere anch’esso rimesso alla commissione.
    Immaginiamo che, come ho capito sia probabile, la terza mediana per l’area 12, stia tra 0 e 1. Essere ammessi al concorso nazionale avendo pubblicato solo 1 o 2 articoli su riviste di classe A (in 10 anni) mi sembra eccessivamente generoso; al limite si potrebbe far pesare la qualità della rivista all’interno della mediana degli articoli (ma anche qui il discorso quantitativo verrebbe ingiustificatamente a sovrapporsi a quello qualitativo, e allora il senso delle mediane verrebbe meno).
    Concludendo: dato che anche io come Roars penso che l’Università sia molto meglio di come di solito è dipinta (e che l’Università di oggi sia migliore di quella di ieri), se viene introdotto un parametro quantitativo per separare i sufficientemente produttivi dai poco produttivi, ciò va esattamente verso l’ulteriore miglioramento e non il peggioramento.
    In ogni modo, ancora grazie per tutto il vostro lavoro.

    • mi permetto di affermare che le considerazioni di grondona non sono condivisibili. Esse sono frutto dell’influenza dell’effetto perverso delle mediane: che, come s’è detto, creano consenso in chi vi rientra. Nel campo giuridico (anche nel diritto privato) la tradizione ha imposto che per diventare associato fosse necessario un libro e per diventare ordinari almeno due monografie. Con le mediane attuali si fissano, senza normalizzazione, rispettivamente due libri per l’associazione e di più per l’ordinariato. In questo modo si fomenta la produzione di carta straccia. E già questo si segnala per gli ultimi anni, laddove la produzione monografica è stata di basso livello, ma più intensa. Ancora più grave che le mediane consentono, per l’area giuridica, di prescindere dalle monografie e presentare un tot di articoli, violando principi base della selezione in questo campo. Aberrante è poi la terza mediata per tutti i motivi che sappiamo: de facto consacra i network paramafiosi delle vicinanzee accademiche. Insomma, diciamolo chiaramente: questo sistema è da buttare. inoltre, è illegittimo sotto innumerevoli profili. E’ compito dell’intera comunità scientifica rivendicare la propria autonomia e di essere valutata a valle: chi fa passare gli ignoranti deve essere sanzionato. Ma nessuna mediana impedirà mai la coptazione degli ignoranti senza la preventiva assunzione di responsabilità della comunità scientifica.

  6. L’ANVUR in data odierna (27/08/2012) ha pubblicato sul suo sito la nuova e definitiva versione delle Tabelle delle mediane per i settori bibliometrici e per quelli non bibliometrici.
    Questo è il testo del comunicato ANVUR
    Pubblichiamo oggi nella sezione Abilitazione Scientifica Nazionale la nuova e definitiva versione delle Tabelle delle mediane per i settori bibliometrici e per quelli non bibliometrici, in base alle quali domani entro le 12,00 saranno fornite a ciascun professore ordinario nel rispettivo sito docente le informazioni relative all’ammissibilità alla candidatura alle commissioni di abilitazione.
    I valori delle mediane pubblicati in precedenza erano stati ottenuti utilizzando un’approssimazione che, ad un più attento esame, non risulta pienamente in linea con la definizione formale di mediana contenuta nel DM 76.
    Entro la settimana corrente pubblicheremo la lista delle riviste di fascia A per le aree non bibliometriche.

  7. Anche nel mio settore le mediane sono cambiate (bibliometrico e più alte).
    Cosa vuole dire:
    “I valori delle mediane pubblicati in precedenza erano stati ottenuti utilizzando un’approssimazione che, ad un più attento esame, non risulta pienamente in linea con la definizione formale di mediana contenuta nel DM 76.”
    Che approssimazioni hanno fatto e perchè? Sono mediane stimate? A questo punto non solo dovremmo vedere i dati sperimentali ma anche le formule usate.

  8. Cerco di sopire lo sconcerto per la vicenda delle “mediane definitive” e scrivo solo qualche considerazione sulla faccenda di area 12: se dovesse affermarsi l’idea che il ricorso dell’AIC è servito solo a creare uno ius singulare per le scoenze giuridiche e in particolare per il settore di diritto costituzionale (un privilegio peraltro non particolarmente vantaggioso), gli effetti sarebbero devastanti per la credibilità di chi avendo invocato il rispetto dei principi dello stato di diritto, apparirebbe disinteressarsene nel momento in cui tutte le aree non bibliometriche, salvo una, si trovassero a essere valutate attraverso tre mediane, di cui una basata sui rankings o ratings di riviste. La disapplicazione del criterio potrebbe forse essere auspicabile (ma meglio sarebbe stato pensare a una correzione del criterio) purchè estesa a tutti coloro che da tale criterio sono toccati.

    • caro Banfi cari tutti,

      perdona la domanda da azzeccagarbugli, ma se uno non supera la mediana degli articoli in rivista diciamo per due o tre titoli mancanti, non può supplire con i capitoli della sua unica monografia (diciamo un capitolo per articolo)?

    • in effetti non lo sapevo, e dal tono della risposta deduco che non approvi … Ma sai se esista già una posizione ufficiale dell’ANVUR o si dovrà verificare sul trattamento riservato infine agli aspiranti commissari
      ciao e grazie

    • No, certo che non approvo, tuttavia nel contesto non mi stupisce che Anvur non stia prendendo posizione. La tattica dell’Agenzia è quella di minimizzare le occasioni di contenzioso allargando le maglie, se tutti sono dentro quindi è meglio: in quest’ottica il salami slicing viene incentivato. Tuttavia mi pare evidente che i capitoli di libro non sono equiparabili a parti non autonome di una monografia a firma singola e che con tale definizione si intendono i saggi in raoccolta, studi in onore, etc., però le cose nel regno dellla meritocrazia vanno così. Che dire..amen.

  9. La terza mediana – visto i valori usciti fuori- si è alla fine risolta in un vantaggio per i settori non bilbliometrici. Nell’area 11 su 13 settori solo in 3 c’è una mediana superiore allo 0; in questi settori per accedere alla procedura di abilitazione basta quindi avere pubblicato solo un articolo su una di queste riviste (e le liste proposte dalle società scientifiche che conosco non erano affatto ristrette).E poi perché aspettare giorni per pubblicare la lista ?

  10. Mauro: “Del resto, tra gli amici giuristi ricercatori, non conosco un caso in cui ci si trovi sotto tutte e due le mediane; e del resto mi sarei stupito del contrario.” Quindi calcolare le mediane è stato un esercizio accademico che non serve a pre-selezionare i ricercatori? Soldi dello stato buttati via? Tanto, in barba alla legge, si continuerà a cooptare meritevoli e immeritevoli?! tanto chi se ne frega!
    Comunque la definizione di mediana stessa dice che ci sono dei PA e PO che stanno al di sopra e altri che stanno al disotto delle mediane. I ricercatori sono più bravi dei PO e dei PA poichè stanno tutti sopra?

    • No, scusa, vuol dire che, per quanto mi riguarda, non so di amici RU, PA e PO che siano sotto tutte e due (al momento) le mediane; ovvio che in assoluto ci sarà chi è sotto, e la mediana serve proprio a evitare che chi è sotto rispetto a ben 3 parametri possa concorrere. Poi la bravura è questione qualitativa e quindi non è questione di cui si debbano occupare le mediane.

  11. Scrivo per la prima volta è vi ringrazio per la Vostra preziosa opera.
    Perdonatemi, ma non ho capito bene come si fa il calcolo di questa stramaledetta mediana.
    Es. pratico. Mio settore: 12/C1 (il famigerato diritto costituzionale).
    Indicatore: 1,05 (libri con ISBN); 15 (articoli su rivista); n.c. sulle riviste A (come ormai è noto).
    Quesito. Ho 6 anni di anzianità e il lavoro più “anziano” che ho caricato sul CINECA è del 2005.
    Ho 2 monografie (2008/2011); 13 artcoli scientifici (peraltro, almeno 10 su riviste prestigiose del settore); 1 di capitoli di libro.
    Supero almeno una mediana? Ad es., per il libro, 1 significa che devo superarla e quindi devo avere 2 mopnografie. ma 1,05 che significa?
    Grazie per l’aiuto.

    • scusami, ma come fai il calcolo?
      se la prima pubblicazione è del 2005, l’età accademica è 8, o sbaglio? poi come la normalizzi?

  12. Non riesco a capire come funziona la normalizzazione per età accademica per i NON BIBLIOMETRICI??
    Per la mia logica (ma non per la matematica), se la mediana dei libri è 2 in 10 anni, devi avere sempre 3 monografie, a meno che tu non abbia meno di 5 anni di età accademica, perchè nel caso la mediana è 1 e quindi devi averne 2.
    Ma leggendo i commenti di altri mi sembra che non sia così. Cioè se la mediana è 2, se hai 10 anni di età accademica devi averne 3, ma se hai 9 anni o 10 anni (meno una maternità, o un congedo di 1 mese), allora ne puoi avere 2 (perchè comunque vai a 1,9999).
    altrove vedo questo conto:
    120 – y (congedi o anni da togliere) + 12 e poi il risultato diviso 120.
    scusa Banfi, ma puoi chiarire e dirci dove è spiegato? Ti ringrazio molto.

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