Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Per una volta possiamo affermare con orgoglio e senza paura di essere smentiti che in Italia non sarebbe potuto accadere.

Ci riferiamo ovviamente all’assegnazione del Premio Nobel per la fisica da parte dell’Accademia delle scienze svedesi. Questa mattina tutti i giornali italiani si avventurano in lodi dei due vincitori, ma nessuno si è accuratamente documentato sul loro reale spessore scientifico. I dati oggettivi che presentiamo di seguito mostrano chiaramente che, ancora una volta, l’assegnazione del Nobel per la fisica ha seguito logiche che, spiace dirlo, sono chiaramente baronali.

Peter Ware Higgs copre la carica di professore emerito ad Edinburgh, una discreta università, ma non certo nelle posizioni di testa delle classifiche internazionali. Il prof. Higgs nella sua carriera accademica ha prodotto un numero così esiguo di lavori di qualità che il database ISI-WoS di Thomson-Reuter registra solo due articoli a suo nome. Per non essere ingenerosi abbiamo fatto la stessa ricerca su Scopus di Elsevier, database bibliometrico notoriamente meno selettivo, e possiamo documentare che il prof. Higgs in 50 anni di carriera  scientifica ha prodotto solo 13 lavori. Come di può vedere i 13 lavori sono intervallati da lunghi anni di silenzio.

Come si può notare dalla tabella seguente, dei 13 lavori solo 9 sono articoli. Non è inoltre inutile notare che  in una produzione tanto esigua il premio Nobel Higgs non si sia fatto mancare un erratum che, statisticamente,  finisce per rappresentare il 10% della sua produzione scientifica complessiva.

Veniamo ora alla qualità delle riviste su cui sono stati pubblicati i lavori di Higgs. Come ben sappiamo, dalla qualità della rivista si evince la qualità degli articoli, perché le migliori riviste attuano procedure di revisione più severe e selettive. Solo tre degli articoli di Higgs, tutti ormai risalenti indietro nel tempo, sono stati pubblicati su riviste di qualità elevate, o più precisamente su una stessa rivista di qualità elevata: Physical Review Letters, che è nel top 20% delle riviste di fisica ordinate secondo l’Impact Factor (Fonte: Journal Citation Reports). Altri tre lavori, anche questi risalenti nel tempo, sono stati pubblicati da Higgs sul Journal of Chemical Physics, rivista che non entra nel top 20% delle poche riviste settoriali (Fonte Journal Citation Report). Questi lavori secondo le stringenti regole della VQR italiana, non potrebbero aspirare a raggiungere un giudizio superiore al buono.

I due lavori più recenti sono apparsi su riviste di scarsa qualità. Una è l’International Journal of Modern Physics  A  che sta nel 50% inferiore della distribuzione delle riviste per IF, con un IF di appena 1,13  modestissimo quando comparato -come sappiamo essere corretto fare – con le riviste di migliore qualità del campo della fisica. Poco migliore la qualità dei Comptes Rendus Physique rivista che  con un IF di 1,8 non riesce ad emergere dal 50% delle peggiori riviste di fisica. Se poi guardiamo più a fondo, scopriamo che i due contributi più recenti non sono da considerarsi a tutti gli effetti articoli scientifici, visto che raccontano aspetti di contorno relativi alle “ricerche” del prof. Higgs. Se questi ultimi due lavori fossero stati presentati alla VQR italiana, sarebbero stati sicuramente penalizzati (punteggio -1) perché di tipologia non ammissibile: si tratta infatti di lavori didattici o al più divulgativi.

E veniamo infine al dato che riassume tutti i precedenti in modo oggettivo ed esemplare: l’h-index dell’emerito prof. Higgs, anche quando calcolato sulla base dei generosi  dati Scopus, si ferma ad un modestissimo h=6, che, lo ricordiamo ai lettori più disattenti, indica che il professor Higgs in tutta la sua carriera accademica ha scritto solo 6 lavori che hanno ricevuto più di 6 citazioni.

E veniamo all’altro premio nobel per la fisica 2013, il prof. François Englert, anch’egli emerito di fisica all’Université Libre de Bruxelles –struttura, sia detto per inciso, fuori dalle top 100 della classifica ARWU. Certo la produzione scientifica del prof. Englert appare consistente se confrontata a quella del prof. Higgs. Se per Higgs ISI-WoS registrava solo due articoli, per Englert gli articoli sono ben 40. Ma anche in questo caso vogliamo essere generosi e utilizzare il database bibliometrico più favorevole al soggetto valutato. Scopus registra ben 89 prodotti di Englert.

Negli anni Settanta e Ottanta Englert ha sicuramente pubblicato alcuni contributi di qualità che sono apparsi infatti su riviste di qualità, in particolare Physics Letters B, rivista che con un IF di 4,57 sta nel top 20% delle riviste di fisica. Ed anche negli anni successivi al 2000 ha pubblicato qualche articolo di qualità perché apparso in riviste di qualità, in particolare Nuclear Physics Section B (IF: 5,62). Se ci concentriamo sui lavori che avrebbero potuto essere sottomessi al giudizio del GEV di fisica della VQR italiana, i risultati non sono però esaltanti. Come si vede nella figura seguente tre lavori –il primo, il secondo ed il quinto della lista, sarebbero con ogni probabilità stati giudicati di qualità limitata o al più accettabile, data la modesta qualità delle riviste che li hanno pubblicati. Gli altri tre lavori sul Journal of High Energy Physics, pur apparsi su rivista di ottimo livello, hanno ricevuto un numero di citazioni assai modesto, per cui difficilmente avrebbero potuto aggiudicarsi un Eccellente (1 punto) nell’esercizio italiano di valutazione.

Ma non c’è bisogno di tante parole. E’ sufficiente considerare l’indicatore per eccellenza della qualità della produzione scientifica di uno scienziato, l’h-index che anche nel caso di Englert si ferma al modestissimo h=10 come illustrato nella figura qua sotto.

A fronte di questi indicatori oggettivi della qualità scientifica –ma ne potremmo aggiungere di altri anche più complessi- non si può non restare stupiti della scelta dell’accademia delle scienze svedesi. Che d’altra parte non è affatto nuova a decisioni che non trovano riscontro nell’oggettività degli indicatori bibliometrici. Come documentato qua, i Nobel per la fisica sono stati attribuiti con logiche che appaiono inspiegabili  se si adottano le migliori pratiche della comunità scientifica internazionale: nel 2009 il premio Nobel per la fisica fu attribuito a W.S. Boyle (h-index= 7), G.E. Smith (h=5) e C.K. Kao (h=1); nel 2008 a T. Maskawa (h=1) e Y. Namby (h=17); nel 2011 il Nobel per la chimica D. Shechtman si fermava ad un modesto, anche per la chimica, h=17.

Per una volta possiamo davvero essere orgogliosi del nostro paese. Se il Nobel venisse attribuito secondo le regole bibliometriche rigide che sono state adottate in Italia grazie alla meritoria opera dell’ANVUR, casi come quelli appena ricordati, ed in particolare vogliamo stigmatizzarlo, casi come quello di Higgs, non si verificherebbero. Sia detto per inciso: “scienziati” come Higgs e Englert con le regole attuali non solo non potrebbero mai diventare emeriti nell’università italiana, ma avrebbero ricevuto un sacrosanto “semaforo rosso” dall’ANVUR se solo si fossero candidati a far parte delle commissioni per l’Abilitazione Scientifica Nazionale; di più, in Italia non potrebbero neanche aspirare ad un posto di professore associato in fisica per cui sono previste mediane ben più alte in termini di numero di articoli e h-contemporaneo.

L’università italiana è stata a lungo dominata da baroni autoreferenziali. Ma grazie alle nuove regole concorsuali e agli incentivi e disincentivi previsti dalla VQR, stiamo rapidamente cambiando la rotta. Ci auguriamo e con noi se lo augura la maggioranza sana, ma silenziosa della comunità accademica italiana, che i risultati della VQR diano luogo ad una distribuzione efficiente del FFO alle università, che penalizzi chi non fa ricerca di qualità. E ci auguriamo che la Ministra Carrozza voglia farsi ambasciatrice in Europa di questo nuovo corso dell’Italia, promuovendo le best practices bibliometriche italiane in tutte le sedi che contano, anche presso l’Accademia delle Scienze svedesi. E’ ora che ci si avvii sempre più speditamente in Italia ed in Europa verso l’abolizione della prassi per cui “si garantisce una cattedra a vita ai professori universitari” solo perché, e cito un recente articolo di Boeri, “non si vuole che si oppongano alle assunzioni di ricercatori più bravi per tema di perdere il posto” . Non è accettabile che nel 2013 sopravviva e venga addirittura insignito di una onorificenza –diciamocelo francamente, sempre più screditata- un signore che dopo aver scritto alcuni articoli scientifici “non si dedicò più alla ricerca e non scrisse più articoli scientifici, continuando solo ad insegnare”. Per di più nella università dove ha svolto tutta la sua carriera accademica. (Ci meraviglia non poco che il fisico del CERN Gian Francesco Giudice sembri addirittura approvare questo comportamento di Higgs su La Repubblica di questa mattina). Le scelte rese pubbliche ieri dall’accademia svedese delle scienze dovrebbero essere stigmatizzate dalla comunità scientifica tutta. Non c’è un futuro per l’Europa senza meritocrazia nella ricerca.

Print Friendly, PDF & Email

236 Commenti

  1. Mi rendo conto con terrore, non esagero, con terrore, che ormai siamo “alla frutta”.
    Non conosco i due Nobel. Ma li si copri di disprezzo perché:
    a.- hanno scritto “poco” (quanto è “poco”? Manzoni – conoscete ? – ha scritto un solo romanzo: è un fesso?…certo Dan Brown ne ha scritti decine)
    b.- hanno scritto su “riviste di seconda scelta” (di chi?)
    c.- sono stati citati poco (da chi?).
    Poi ci si congratula che in Italia non sarebbe potuto accadere.
    Meraviglioso.
    poi si condisce il tutto lasciando cadere qua e là la parola magica “baroni”, che non significa nulla.
    Non una parola che sia una sul contenuto degli articoli dei dementi premiati. Giusto che vale il contenuto, l’unica cosa è il luogo e la quantità. Cioè la quantità numerica (che non sempre anzi mai, è indice di qualità) e i “collegamenti” con le grandi riviste (e la libertà della scienza?).
    In un precedente intervento avevo ricordato la storia di quell’imbecille di Wittgenstein che in tutta la sua vita ha scritto cinque (5) articoli!). In Italia sarebbe considerato un mentecatto…dall’ANVUR…neanche un posto di bidello all’Università.
    Poi, si arriva al surreale. La nostra ridicola ANVUR (un carrozzone burocratico infame, qui criticato giustamente ogni ora) è meglio dell’Accademia delle Scienze del Nobel.
    Mah: contenti voi!

    • “Non una parola sul contenuto…” E per fortuna! Ma li hai visti i papers di cui si parla? 1 pagina e mezza a malapena!!!!

    • Onestamente è un articolo che trovo stupidamente ironico e scritto male, nulla a che fare con l’avvelenamento dei pozzi, ma molto simile alla pseudoscienza. Il Nobel lo si dà per una scoperta eccezionale. Se (noi) accademici non fossimo mediamente dei tarocconi si potrebbe fare la stessa cosa in Italia. Siccome non è così il legislatore ha tentato di inserire dei criteri oggettivi, probabilmente inutili o sbagliati ma necessario fare qualcosa. Quindi quale è il senso di questo articolo? CHe ironia c’è da fare?

    • Lettorecauto in genere non rispondo a chi non ha il coraggio di firmarsi. Nel suo caso faro’ un eccezione: il legislatore ha usato dei criteri che non sono mai stati utilizzati da nessun altro paese al mondo e che, come mostra questo articolo ma anche N altri che abbiamo pubblicato, sono capaci di fare solo danni.

    • Infatti. Si risponde sui fatti, non sulle persone nella scienza. Che io sia Pinco o Palla non cambia nulla. Io ho pubblicato piu volte su Nature ma non passo il criterio del mio gruppo concorsuale. E allora? La vita è cosi.

    • I fatti non sono delle calamita’ naturali ne’ delle leggi di natura. Non esiste paese al mondo che ha usato criteri come quelli introdotti dall’Anvur per selezionare i candidati. C’e’ un problema oppure e’ un messaggio celeste?

    • ottima maniera di ragionare: siccome da noi c’e’ tizio e caio e succede questo e quello adottiamo pure dei metodi di valutazione mai adottati al mondo (per motivi molto precisi) e preghiamo nella stregoneria. complimenti ottimo sistema.

    • Il resto del mondo non ha da gestire certi soggetti (ma dove vive? crede davvero sia uno solo?) per cui possono permettersi di dare la responsabilità “al soggetto” di decidere chi deve far carriera. Il sistema favorisce questo. Ed i cv hanno comunque il loro notevole peso. Cambiamo il sistema alla radice. Già…ma chi sono coloro i quali detengono tale potere? Pensa un po’ tu, gli ordinari frutto del passato sistema. Quello sì che non adottava stregonerie. C’è chi come roars dice: prima andavo a piedi ora se devo cambiare voglio la Ferrari. Io dico, la voglio anche io la Ferrari, mi hanno dato una bicletta di seconda mano. Beh…comunque sia è meglio di prima. E chissà che non si possa migliorare.

    • Questo è il cosiddetto argomento emergenziale: la situazione italiana è talmente grave che lo stato di eccezione giustifica il ricorso a metodologie respinte da tutta la letteratura scientifica e dalla pratica internazionale (con qualche eccezione tipo la Serbia). Il punto è che nessuno dei sostenitori di questa tesi riesce a portare dati scientometrici che dimostrino questo stato di eccezione. Ed è anche dubbio che un paziente grave vada curato con la magia. Non è colpa di Roars se letteratura scientifica e agenzie di valutazione indicano strade molto diverse da quelle imboccate dall’Italia. Qualche volta occorre arrendersi all’evidenza.

    • Guardi questa sua apertura mentale la qualifica. Chi dissente è un ‘troll’ dalla “visione delle cose limitata”. Chiedo venia e mi congedo

    • Il suo post certifica il fatto che il ‘non anonimato’ non costituisca affatto un deterrente alla maleducazione.

    • Ecco bravo così la prossima volta si firma. Nel frattempo pensi un po’ al paradosso di un sistema che per elimiare i “Frati” elimina gli “Higgs” e promuove i “Frati” (che come suol ripetere ha Hindex 42). Complimenti che genialata.

    • Dott. Sylos Labini, spero che si renda conto di quanto sia stato maleducato con i due utenti sopra. Lo dice uno che si firma da sempre e che ha sostenuto ROARS quando qualche giorno fa avete chiesto un “contributo” agli utenti. Perchè l’ho fatto? Perchè pur non condividendo alcuni vostri punti, come questo articolo “falsamente pseudo-ironico”, credo semplicemente in Voltaire. Detto questo, possiamo fare ironia quanto vogliamo, ma rimane un fatto oggettivo, al di là dei limiti di indici h e bibliometrie varie: l’accademia italiana è alla frutta. Per scoprirlo, però, ci sono pure i tanto odiati dati della VQR. Non entro nel merito del “giusto” o “sbagliato”, ma preferisco ricordare solo che alcuni dati sono “allucinanti”. Quali? Provi a vedere qual’è la percentuale di medici universitari che a Messina non sono riusciti a produrre almeno 2 articoli (anche al congresso di Camerino) in 5 anni. Dopo che ha verificato il numero, controlli invece, sempre nella stessa area, quale è la percentuale di quelli hanno avuto un punteggio pari a 0 in entrambi i lavori. Dopo aver reperito questo secondo numero è difficile sostenere che negli altri paesi certi sistemi non si utilizzano per la valutazione; sarà anche vero, ma negli altri paesi non esistono quelle percentuali! Inoltre, e poi finisco, mi sembra contorno ragionare sulle “eccezioni” (perchè chi vince il nobel, fino a prova contraria, è un’eccezione!) per sconfessare tesi non gradite; giusto per la precisione, l’ultimo nobel, ha 3 articoli a nome singolo con 300 citazioni di media (tutte citazioni “degli amici degli amici”?). Con educazione.

    • Giacomo Risitano: “rimane un fatto oggettivo, al di là dei limiti di indici h e bibliometrie varie: l’accademia italiana è alla frutta. Per scoprirlo, però, ci sono pure i tanto odiati dati della VQR.”
      =======================
      Se vogliamo vedere cosa dice la VQR conviene esaminare i i dati della terza parte del rapporto finale (“I confronti internazionali nelle Aree bibliometriche”) che appaiono più rilevanti ai fini di un discorso di sistema rispetto al caso di Messina. Dall’esame dei dati non sembra che l’accademia italiana sia “alla frutta”. Oppure, siamo alla frutta ma lo sono anche le accademie di USA, Francia, Germania, Corea del Sud e Giappone. Mi sembra anche significativo l’ultimo grafico: nello stesso periodo in cui un’accanita campagna di opinione preparava il terreno ai tagli Tremonti-Gelmini, la produzione scientifica italiana cresceva percentualmente più di Germania, UK, Francia, Svezia, USA. Non bisogna far l’errore di sopravvalutare questi dati che (come tutti i dati compreso l’h-index degli individui) non vanno adorati ma capiti e interpretati. Tuttavia, sono dati che smentiscono l’idea di un’accademia che nel suo complesso è al capolinea. Questo dicono i tanto odiati dati VQR.






    • Ristano forse non ci capiamo: a noi ci piace discutere ma ci piace discutere con persone che si firmano e sono responsabili per le loro opinioni non con anonimi che infiammano discussioni. Dopodiché, come detto migliaia di volte, quando la cura è sbagliata si fa peggio.

    • @Prof. De Nicolao, con tutto il rispetto per la sua analisi, rimane comunque il fatto che in Italia, “grazie” alla VQR, si è “scoperto” che in certe sedi e in certi settori (non voglio fare esempi perchè sarebbe ridicolo in questa sede) il 40% (ripeto il 40% e non il 4%!) degli strutturati o non produce o produce “robaccia”. Dire che l’Italia è messa come le altre nazioni solo perchè ha “anche” individui che fanno il loro dovere e forse compensano il “non lavoro” degli inefficienti è solo magra consolazione (ricorda la poesia di Trilussa sulla statistica ed il pollo?). Visto che mi interessa la vostra opinione e le vostre proposte, cosa ne pensa ROARS degli inefficienti che (a) “rubano” punti organico che potrebbero essere meglio gestiti e (b) ricevono uno stipendio per non fare quello che dovrebbero fare? ROARS ritiene che in Italia ci si possa battere per “un vero sistema meritocratico” (ovvero “carota per il buono” e “bastano per il cattivo”) oppure è solo una fantasia? La redazione di ROARS cosa suggerisce di fare alle amministrazioni locali che si trovano gente che è inefficiente da 10 anni? Queste sono le vere domande, che vanno oltre qualunque grafico o tabella, perchè è inevitabile capire che proprio in questo momento di crisi, non ci è concesso di utilizzare male le poche risorse disponibili (viste come punto organico o semplice cassa!). Grazie per le vostre risposte.

      @Presidente Sylos Labini scrive: “a noi ci piace discutere ma ci piace discutere con persone che si firmano e sono responsabili per le loro opinioni non con anonimi che infiammano discussioni”. Concordo. Se è questo il problema, allora modificate il sistema di registrazione utente in modo che invece di un id di fantasia ci sia il nome ed il cognome. Detto questo, ripeto che l’educazione viene sempre prima di tutto, soprattutto se si ricoprono ruoli di rappresentanza.

    • Cerchiamo di essere precisi. Come già mostrato, non esiste nessuna delle 14 aree con il 40% di inattivi e non ricordo SSD di dimensioni significative che abbiano quella percentuale di inattivi. Se poi il 40% si intende in relazione ai prodotti classificati come “Limitati” (“L”), di nuovo in nessuna delle aree “bibliometriche” si osserva una percentuale del 40% di prodotti “L”, anzi la percentuale è spesso assai minore. Diversa è la questione nelle aree in cui il 100% delle valutazioni è stato svolto tramite peer review, ma in tal caso è alquanto inappropriato etichettare la “L” come robaccia. Se poi stiamo parlando di atenei, facciamo i nomi perché di nuovo non risulta che ci siano atenei di dimensioni non trascurabili con il 40% di inattivi. Un’ultima considerazione statistica: se la produttività scientifica italiana non sfigura a livello mondiale è difficile pensare che i “fannulloni” siano percentualmente di più che nelle altre nazioni a meno di non pensare che gli altri siano dei superman della ricerca. L’idea che l’Italia si distingua nel contesto internazionale per avere i professori divisi in due grossi gruppi, uno di fannulloni e l’altro di superdotati mi sembra carina ma mitologica anch’essa. Rassegniamoci ad essere nella norma e ragioniamo sui dati. Cosa pensa Roars di chi mangia pane ad ufo? Provate ad indovinare. Infine, immaginare che Roars possa e debba occuparsi delle amministrazioni locali, mi sembra un’attestato di stima nei nostri confronti francamente eccessivo.
      “Everyone is entitled to his own opinion, but not his own facts”

    • Il caso del 40% non è inventato, ma è una realtà “locale” di una specifica area dove chi non ha presentato neanche un lavoro negli ultimi 5 anni è il 20% e dove chi lo ha presentato ma ha ottenuto 0 alla VQR è un altro 20%. I numeri sono gli stessi che hanno fatto dire al Rettore “c’è un grosso problema!” e che girano ormai da giorni all’interno dell’Ateneo stesso. Inoltre, non voglio certo dire che ci sono due fazioni, i “buoni” ed i “cattivi”, anzi; dico solo che da noi (credo di poterlo dire senza il rischio di essere smentito) se non fai il tuo dovere comunque nessuno ti dice niente, non vieni colpito sul tuo stipendio e non rischi il posto. Nelle altre nazioni non mi risulta sia proprio così. Il problema, se permette, è puramente culturale e conosciuto come “lavoro pubblico”. Infine Lei risponde dicendo “Cosa pensa Roars di chi mangia pane ad ufo? Provate ad indovinare. Infine, immaginare che Roars possa e debba occuparsi delle amministrazioni locali, mi sembra un’attestato di stima nei nostri confronti francamente eccessivo.”. Penso, invece, che non sono l’unico a voler sentire quali sono le proposte concrete di ROARS su questo tema senza doverle immaginare (sa com’è…poi dicono che sono troppo fantasioso). Chiudo dicendo che nessuno chiede a ROARS di “occuparsi delle amministrazioni locali”; ricordo solo però che le amministrazioni locali sono l’ultimo gradino di una scala gerarchia che ha come capo il ministero ed ancora prima le leggi stesse. A buon intenditore…

    • Se ben capisco, il 40% non riguarda tutta un’area e nemmeno tutto un ateneo e non sono nemmeno tutti inattivi. Stiamo dicendo che in un particolare ateneo, in una delle 14 aree, cè un 20% di inattivi ed un 20% di prodotti “Limitati”. Sarebbe bene fare dei nomi in modo da poter verificare i numeri esatti. Scommetterei che non si tratta di valutazione bibliometrica e che pertanto la valutazione “L” ha un significato che va interpretato diversamente che nelle aree bibliometriche. Nelle aree bibliometriche la “L” dovrebbe corrispondere a lavori che non superano il 50-esimo percentile nell’indice di qualità ANVUR-made, non necessariamente tutta “robaccia”. Nelle aree “non-biblio” ci sono casi (area 13) in cui la % di prodotti “L” è assai più elevata che nelle aree biblio e (a meno di non ipotizzare l’esistenza di “aree canaglia”) diventerebbe ancor meno corretto considerare ipso facto “robaccia” quanto è stato valutato 0 punti. Per quanto riguarda i provvedimenti nei confronti di fannulloni ed infingardi, c’è divisione entro la redazione tra le colombe (che auspicano l’inginocchiamento sui ceci) ed i falchi (favorevoli a crocefissioni in sala mensa). Come terza via si potrebbero definire dei criteri (semplici) per stabilire una soglia minima di attività scientifica come prerequisito per incentivi o progressioni stipendiali. Personalmente, però, auspico che prevalgano i falchi. La frusta è senza dubbio il modo migliore per stimolare l’innovazione e la creatività scientifica.

    • Ristano innanzitutto non le permetto di fare alcun tipo di commento sulla mia educazione(e non vado oltre ok?). Secondo l’ho gia’ spiegato N volte con N>>1: abbiamo deciso in redazione di accettare commenti di anonimi a patto che gli anomini non entrino in discussioni prolungate. Chiaro?

  2. Sarà forse che in Scozia (e in gran parte del mondo scientificamente avanzato) certi casi come quello nel link (http://roma.repubblica.it/cronaca/2013/09/29/news/sapienza_giallo_sul_concorso_di_medicina_legale_e_il_bando_finisce_al_consiglio_di_stato-67492066/) non si possono verificare? Non è che dar mano libera alla scelta dei singoli da noi porta ed ha portato a situazioni assurde (ordinari con 5 pubblicazioni nella propria vita e NON con 300 citazioni!). Mi spiace per gli Higgs in erba (ma il bando prevede esplicitamente di poter soprassedere su indici in caso di contributi eccezionali) ma qui ci vuole una cura da cavallo. Quando la classe dirigente (ordinari) sarà stata pesantemente filtrata e purgata di personaggi come i protagonisti dell’articolo allora potremo pensare di ‘fidarci’ del giudizio soggettivo senza indici o quant’altro. Personalmente degli ordinari di mia conoscenza solo un 10% mi ispira fiducia e crederei alla buona fede nella scelta di un “candidato”. Capisco coloro i quali sono fortunati dal lavorare in un ambiente dove certe regalie e storture non si sono verificate e non si verificano. Hanno tutte le ragioni di criticare il processo ASN ‘brutale’. E’ colpa “de noaltri” che viviamo nella “melma accademica”

    • Ma si può sapere che c’entra? Ho quello che dico è condivisibile o no. Che cavolo conta chi lo dice? Se sono un ordinario conterebbe di più che se fossi un RU? Se fossi un uomo più che una donna? Ho offeso qualcuno per caso?

    • C’entra perche’ e’ fastidioso discutere con persone che si nascondono. Infatti non replichero’ piu’ ma le faccio presente che la sua posizione e’ uguale ad uno dei componenti del Gruppo di lavoro ANVUR per le procedure per la abilitazione scientifica nazionale nei settori non bibliometrici. E’ in buona compagnia.

      “facciamo mobbing su quelli giovani ma mediocri o peggio per farli andare in pensione (p.es. tagliamoli fuori dalle commissioni di concorso e facciamone degli zombies). Quando poi i nostri colleghi avranno imparato ed il clima sarà cambiato, allora i soldi saranno ben spesi. In questo processo ci saranno delle ingiustizie? Purtroppo si”

      [cit: https://www.roars.it/anvur-mobbing-zombizzazioni-e-ingiustizie-purtroppo-si/%5D

    • Dei “non bibliometrici” non conosco nulla, non mi ci metto dato che “sono bibliometrico”, non ho mai commentato e dubito che ciò che fanno abbia senso. Ma l’articolo è di stampo ‘bibliometrico’. Detto ciò bontà sua avermi risposto.

  3. Ricordo un altro personaggio che a vari incontri ‘formali’ era uso fare le corna nelle foto, adulare colleghe, e derubricare il tutto a ‘semplici facezie’.
    Il tono è ironico ma il messaggio è chiaro.
    Ironia: Consiste nell’affermare qualcosa che è esattamente il contrario di ciò che si vuole intendere, ma in modo da renderlo percepibile a chi ascolta (wikipedia).

  4. @dariob
    Scusami, ma non hai mai sentito parlare della “double-blind peer review”?
    Resta comunque vero che, in molto casi, è facile risalire all’autore di un articolo. Tieni conto inoltre del fatto che i valutatori VQR hanno fornito delle valutazioni non motivate e per di più inappellabili. Ma ti pare che tutto questo sia “scientifico” e/o “etico”? La prassi dell’anonimato nel giudizio scientifico è molto problematica: il fatto che sia adoperata ovunque non può essere un argomento a favore. Anche l’emissione di CO2 è un fenomeno planetario… non credo che tu sia felice di respirare i gas di scarico nelle città

  5. Siccome voi ci avete invitato tante volte (vedi VQR) a non confrontare le mele con le arance, mi risulta difficile capire qual’è il senso di voler applicare criteri bibliometrici fatti per chi pubblica nel 2013 (con le banche dati del 2013) a dei professori emeriti di 80 anni e più, che hanno fatto le loro ricerche negli anni 60 o giù di lì…
    Mi sembra di capire che il senso di questo esercizio è sfuggito a molti, perchè qualcuno non ne ha colto il fine umorismo e viene esposto al pubblico ludibrio, mentre qualcun’altro che vi segue su questa linea si diletta a testare con i criteri delle mediane tutti i premi Nobel finora assegnati.
    é un peccato, perchè ritengo gli articoli di Roars di solito utili e ben fatti, ma ogni tanto vi lanciate in questi articoli che servono solo a dimostrare che in realtà gli universitari italiani userebbero qualsiasi argomentazione e qualsiasi metodo, anche i più strampalati, pur di non essere valutati.

    • “servono solo a dimostrare che in realtà gli universitari italiani userebbero qualsiasi argomentazione e qualsiasi metodo, anche i più strampalati, pur di non essere valutati”

      Io non so cosa vogliano gli universitari italiani. La linea di Roars è chiarissima ed è favorevole a sani e robusti criteri di valutazione. Quello che si vuole mettere in ridicolo è la valutazione pizza & mandolino. La tesi secondo la quale una valutazione malfatta è meglio di nessuna valutazione è un paralogismo al quale non intendiamo dare spazio. Ci vuole una valutazione ben fatta. Punto.

    • Dunque i bassi numeri bibliometrci di Higgs e Englert sono dovuti al fatto che hanno 80 anni. Se avessero avuto 60 o 50 anni avrebbero avuto piu’ lavori. La domanda e’ dunque ovvia: sarebbero serviti a qualcosa piu’ lavori? Avrebbero preso due/tre premi Nobel grazie ai lavori fatti sotto gli incentivi tipo Anvur? Oppure gli incentivi tipo-Anvur avrebbero evitato la vergogna di avere due mangia pane a ufo che per un decennio quasi non hanno pubblicato? Davvero non capisco il senso di questo commento, ammesso che lo abbia.

    • GC (Giuseppe Calabrò): PRL con 7 references a 7 premi nobel, e lo stesso Higgs che cita Englert. E dai sorridiamo un pò Simonetta.

    • Quando (o forse dovrei dire se?) questa procedura sarà giunta alla fine avremo certamente molti insoddisfatti. Molti faranno ricorso. Di tutti abbiamo il CV online. Spero che Roars dia loro spazio per pubblicamente manifestare il fatto di essere stati ingiustamente esclusi. Al momento mi sembra solo un gran parlare di aria fritta dato che si paventano esclusioni eccellenti (ma chi saranno poi?) prima che siano state sancite. Basta guardare gli indici (premetto…NON so nulla dei non bibliometrici)? Orbene non sono conditio sine qua non. E dai soliti gossip (pare che a molti siano giunte delle dritte ufficiose…non a me sigh!) in molti settori gli indici sono stati almeno parzialmente disattesi alla luce dell’eccellenza del candidato (molti articoli primo/ultimo nome, PI in progetti…parlo di Area 5 o Area 6). Forse molte commissioni risulteranno aver agito ‘con buon senso’. Poi certo altre no (citare i costituzionalisiti è come sparare sulla crocerossa). Ma io sinceramente un Higgs de noatri escluso non me lo aspetto. In area non bibliometrica…non mi esprimo

    • Roars non fa gossip ne’da spazio a lamentele individuali ma fa analisi di sistema e cerca di aprire la limitata visione di chi prontamente si accoda alla provinciale moda del momento cercando di spiegare le assurdita’ di un sistema mai utilizzato prima in nessun paese al mondo, che problemi concettuali e pratici che si porta dietro e di come e perche’ e’ un sistema deleterio per la ricerca e l’universita’ nel suo insieme.

    • Orpo…quindi Roars detiene il monopolio assoluto della verità! Grazie per aprire le nostre limitate menti. Che il sistema adottato sia (e di molto) perfettibile NON lo nega nessuno, non certamente io. Ma che sia il demonio, che fosse meglio come era prima, che sia l’inizio della fine del sistema beh mi spiace ma la mia limitata mente non lo crede. Anche perché danni peggiori di quelli arrecati negli ultimi decenni non potrà farne. Qualcuno, come @lettorecauto forse ne avrà un danno. Forse il filtro sarà eccessivo. Ma asserire che (NEI BIBLIOMETRICI) aver pubblicato tanto e bene sia ‘nella maggioranza dei casì’ un indicatore sbagliato mi fa venir la pelle d’oca. Ma sono limitato…

    • Roars non ha nessun monopolio di nulla. Lei oltre a continuare una discussione asimmetrica da anonimo non conosce parecchie cose a partire dalle proposte che abbiamo fatto per eviater il disastro che sta avvenendo:

      https://www.roars.it/universita-e-ricerca-prime-proposte-roars-per-una
      -discussione/

      https://www.roars.it/sette-proposte-per-la-vqr/

      https://www.roars.it/caro-profumo-ecco-dieci-proposte-per-l%e2%80%99un
      iversita/

      https://www.roars.it/lettera-aperta-al-segretario-del-partito-democrat
      ico-on-pierluigi-bersani-candidato-alla-presidenza-del-consiglio-per-la-coal
      izione-di-centro-sinistra-e-alle-forze-politiche-e-sociali-che-lo-soste/

    • Guardi che le ho lette. Tutto condivisibile, infatti mai criticato. Ma realizzabile? Nel breve periodo? Per me, no. Punto. Eppoi:
      B) “Occorre definire criteri minimi di qualificazione scientifica per l’accesso alle abilitazioni, evitando parametri di natura statistica (per es. mediane, medie e percentili) ma ricorrendo a parametri assoluti, facilmente accertabili dai candidati e dalle commissioni, definiti e periodicamente rivisti dal CUN (vedi sub 2)”: criteri assoluti? accertabili? gli indicatori sono accertabilissimi. Assoluti de che? A vaghissima memoria ricordo i parametri CUN (area medica) e si parlava di almeno 20 pubblicazioni di cui 30% primo/ultimo nome, ecc… (per II fascia). Intende questi? Higgs è spacciato!

      “Occorre distinguere tra reclutamento e progressione di carriera. Il reclutamento nelle diverse fasce deve avvenire mediante concorsi locali riservati ai possessori dell’abilitazione scientifica, con commissioni composte per i 4/5 da soggetti esterni all’ateneo, appartenenti al settore scientifico disciplinare o al macrosettore, scelti per sorteggio pubblico tra coloro che sono dotati dei requisiti minimi di produttività scientifica”: sorteggio pubblico…requisiti minimi…ma non è quello fatto? e come li stabiliamo i requisiti minimi?

      Vede come è facile criticare? Mi piacerebbe che quel vostro documento venisse messo in pratica. Ma nel frattempo aspettando un ministro veramente illuminato, la ASN stura il tappo dei molti anni di zero assoluto. Lo fa maluccio, ma meglio di come fosse prima. E chi dissente su quest’ultima frase è in malafede.

    • Gli indicatori ASN sono talmente accertabili che ci sono ancora 3000 candidati che il MIUR sta accertando a 10 mesi dalla chiusura del bando.

    • “La linea di Roars è chiarissima ed è favorevole a sani e robusti criteri di valutazione.” (cit. Banfi)

      “E intanto, visto che criteri perfetti non esistono, noi continuiamo a fare quel che ci pare” (aggiungo io)

      Che poi è lo stesso motivo per cui non si è ancora cambiata la legge elettorale, non si è risolta l’emergenza carceri, etc.

    • L’argomento emergenziale (l’eccezionale gravità della situazione italiana esige leggi speciali bibliometriche) non regge. La deriva bibliometrica italiana non ha riscontri scientifici e nemmeno internazionali (a meno di non voler prendere come modello la valutazione della ricerca in Serbia). Si stanno moltiplicando le prese di posizione di società scientifiche e riviste autorevoli (vedi l’adesione alla San Francisco Declaration on Research Assessment da parte di Science, Plos, PNAS, Telethon), contro l’uso della bibliometria per la valutazione individuale che in Italia ha assunto persino valenza normativa. Non è nemmeno possibile dire che l’Italia sia un’eccezione negativa in termini di produzione e produttività scientifica, anzi (è l’ANVUR a certificarlo: http://www.anvur.org/rapporto/files/VQR2004-2010_RapportoFinale_parteterza_ConfrontiInternazionali.pdf). Perché, di grazia, dovremmo ingurgitare una presunta pozione magica (i cui effetti nocivi sono noti) invece di affidarci alle medicine che usano tutti gli altri? Per accontentare gli h-adoratori?

    • La cosa incredibile e’ che ci siano persone che pensano che con i criteri anvuriani la gente non continui a fare quello che gli pare. Continuera’ eccome a parte casi limite (del tipo Higgs) e continuera’ avendo il bollino blu dell’Anvur. Di grazia, ha mai calcolato l’Hindex di quello che e’ considerato il piu’ barone dei baroni, tal Luigi Frati?

  6. Stavolta parlo sul serio.
    Sono arcistufo di sentir parlare di “doppio cieco”.
    Chi ne parla in positivo e’ evidentemente del tutto estraneo alla prassi dei cosiddetti “archivi” di cui inserisco qui solo un banale esempio
    http://arxiv.org/
    In alcune discipline (e il numero e’ destinato a crescere) TUTTI gli articoli vengono inviati agli archivi elettronici (completamente aperti a chiunque abbia un computer) prima o contemporaneamente all’invio alle riviste.
    Per praticare il “doppio cieco” bisognerebbe quindi selezionare referees privi di computer, e vista l’attuale difficolta’ a trovare referees credo che sarebbe la fine della peer review.
    Personalmente sarei per il “doppio vedente” (e non avrei alcuna difficolta’ a firmare tutti i miei referaggi), ma capisco la difficolta’.
    Spero quindi che alla lunga prevalga quella forma di “crowdsourcing” (legata anche all’ “open access”) che consiste nel decidere la pubblicabilita’ di un articolo SOLO dopo averlo esposto in rete e aver raccolto l’opinione del maggior numero possibile di persone interessate. Questa procedura supererebbe in un colpo solo i problemi legati al copyright, l’idea (perversa) di Impact Factor, quella (opinabile) di Citation Index e qualche altro minore problema connesso alla diffusione dei risultati scientifici e alla loro valutazione.

    • Caro Paolo l’idea del doppio vedente è bellissima e darebbe un po’ piu’ di credibiità al sistema dei revisori che è in crisi non solo in Italia ma anche nel contesto internazionale.

    • Paolo Rossi sta parlando di quello che nel mondo dell’accesso aperto si chiama revisione paritaria aperta:

      http://btfp.sp.unipi.it/?p=1033

      In alcuni casi – quello del volume recensito alla pagina che segnalo, per esempio – ha funzionato. In Italia – lo sto sperimentando anch’io, con meno successo – richiederebbe, almeno nel settore delle scienze umane, un mutamento profondo nelle abitudini e nella mentalità.

    • Basta mandare l’articolo a più referee (che possono essere tranquillamente anonimi). Se forniscono pareri discordanti, potrebbe essere indice del fatto che qualcuno non ha dato un giudizio onesto.

      Poichè però i referee non sono pagati ed è un lavoro estremamente duro (se fatto onestamente), è già un miracolo trovare un referee per articolo.

  7. PS: Ho dimenticato di dire che ovviamente nel caso da me indicato la parola “pubblicazione” per gli articoli scientifici perderebbe parte nel significato attuale e passerebbe a indicare una procedura di archiviazione in un repository certificato (con grande risparmio di carta)

    • @Da Paolo B a Paolo R.
      Solo una precisazione.
      Prima parlavo di “doppio cieco” in risposta a @dariob. Se leggi lo scambio, capisci.
      Personalmente, trovo la “cecità” nella scienza una prassi ignobile. Sicché concordo con te. Mi permetto solo di chiederti come mai, data la tua posizione generale sull’anonimato, hai fin qui accettato di compiere comunque delle valutazioni non firmate. (Pongo tale questione solo per suscitare un dibattito sul tema.)

  8. Per me il senso del commento è che un ricercatore di 40 anni pubblica oggi nel 2013 in un contesto bibliometrico che è radicalmente diverso da quello che c’era 10 anni fa, 20 anni fa o 30 anni fa…per cui gli indicatori di diffusione di un lavoro non hanno lo stesso valore se considerati in decenni diversi. Io non so come sia la situazione per la fisica, però qualcuno ha subito applicato lo stesso ragionamento ai premi Nobel per la Medicina. Il numero di riviste pubblicate e la loro diffusione in scienze biomediche, nonche il numero di ricercatori che vi lavorano, è cambiato in maniera esponenziale negli ultimi anni. Non mi sembrerebbe nemmeno pensabile di andare ad applicare degli indicatori bibliometrici pensati sulla realtà odierna ha chi ha fatto ricerche importantissime nel nostro campo 20-30 anni fa, quando queste ricerche erano disponibili ad un numero molto limitato di persone.
    Non so se vale soltanto per medicina, ma penso che in molte altre discipline si sia assistito ad un simile stravolgimento delle dinamiche di pubblicazione e di citazione. Spero di aver spiegato il mio punto.

    • Si tratta di capire se il cambiamento, negli ultimi 50 anni, del contesto nel quale opera un giovane ricercatore, e cioè l’aumento esponenziale del numero delle pubblicazioni, del numero delle citazioni, del numero dei coautori dello stesso lavoro scientifico, e le valutazioni direttamente o indirettamente basate su questi numeri, siano stati utili al progresso della scienza e non possano provocare pericolose distorsioni nel futuro. Non è un problema facile da capire. Forse queste valutazioni numeriche sono utili per l’attività scientifica di “routine”, perché indicano ai giovani che ambiscono sostanzialmente a fare carriera, la strada per contribuire alla ricerca scientifica ad un livello mediocre e ripetitivo, ma non necessariamente inutile. Sembrerebbe però che questi grandi numeri e le valutazioni numeriche ad essi associate possano scoraggiare ricerche innovative, e scoraggiare i giovani dall’avventurarsi su strade non percorse da altri. Basta osservare, ad esempio, che il numero delle citazioni di un articolo è fortemente dipendente dal numero dei ricercatori che si occupano dei problemi trattati nella stessa pubblicazione. Più in generale, uno scienziato creativo, attraverserà periodi di apparente inattività, perché ha intrapreso una strada sbagliata, o perché sta lavorando su un problema molto difficile. Questi rischi non ci sarebbero per chi lavora seguendo le tracce di altri ricercatori. Certamente non sarebbe utile al progresso della scienza se tutti i giovani, anche i più brillanti, fossero spinti a seguire le strade già tracciate o il cosiddetto “mainstream”. Vorremmo avere anche ricercatori con l’ambizione di conseguire risultati importanti e non solo con l’ambizione di raggiungere numeri alti nelle pubblicazioni e nelle citazioni.

    • Certo, arrampichiamoci pure sugli specchi.

      …e Pitagora non si sarebbe abilitato perchè non ha fatto neanche un post-doc negli USA.

      Per chi non ha capito la battuta: l’America è stata scoperta DOPO la morte di Pitagora (sia mai che a qualcuno sfuggisse l’ironia del commento).

    • Non si tratta di arrampicarsi sugli specchi ma di conoscere un minimo di storia della scienza. Conoscenza che probabilmente altre agenzie di valutazione hanno gia’ valutato, a differenza della nostra.

  9. D’accordo, i ricercatori di 40 anni scrivono molto di più di quelli di ottanta. Quindi ci saranno più scoperte (con crescita esponenziale….) rispetto a 40 anni fa? Bah, non lo so. Io tra l’altro penso che un aspetto importante dell’attività di ricerca sia “lo studio” e il miglioramento delle proprie capacità di analisi e critica(sarei tentato di dire che un ricercatore si giudica da quanti articoli legge e non da quanti ne scrive…). Non è che questo sistema “produce” solo ricercatori più approssimativi ed ignoranti?

  10. Perfettamente d’accordo con gli ultimi due commenti. Penso anch’io che il sistema attuale crei non poche distorsioni, forse non sappiamo nememno quante.
    Soltanto che l’analisi fatta questa mattina mi è sembrata un pò azzardata dal punto di vista metodologico, tutto quì…

    • Ammetto di non avere dati, nemmeno approssimativi, ma sono convinto che la percentuale di docenti di matematica delle università di stato italiane che sono “inattivi” non è superiore a quella del sistema universitario statale della California comprendente “Universities” e “State Universities” (escludendo dunque i “community colleges”). Mi azzardo a pensare che questa mia opinione (che per la matematica è relativamente “informata”) valga anche per le altre discipline.

    • Ma l’articolo dice proprio che è una vergogna che abbiano assegnato il Nobel ad un ricercatore poco produttivo come Higgs. Di che si lamenta? Una volta tanto che Roars è in sintonia con le sue opinioni dovrebbe complimentarsi con noi. C”è chi è proprio incontentabile.

  11. Bah, io ho sempre avuto la sensazione che questa genia di “fannulloni” appartenga al passato. Che gli inattivi siano anche pensionandi, prossimi ad uscire dal sistema. In pratica che la categoria contro la quale si urla sia quasi tutta fuori…..Mi dite se mi sbaglio?
    Poi inattivi, fannulloni…..una delle palle al piede del mio Dip. è un professore di meccanica dei fluidi fantastico!! Grande cultura,capacissimo nella didattica e quando ho avuto qualche problema mi ha sempre indicato delle strade interessanti da percorrere. Un buon maestro messo sotto accusa nella riunione post VQR….che pena! Da cittadino italiano vorrei che mia figlia avesse lui come prof; che abbia scritto decine di migliaia di pagine non me ne frega granchè…

  12. Solo un commento “di servizio” per dire che è estremamente irritante sentire Sylos Labini che bacchetta un interlocutore perché non si presenta come nome e cognome. Tempo fa chiesi che Roars eliminasse gli pseudonimi e chiedesse ai suoi lettori/commentatori di mettere i nomi in chiaro. La cosa fu completamente ignorata e la prassi di no nfirmarsi è comntinuata allegramente, creando brutte – francamente – asimmetrie. Forse la trasparenza è uno di quei principi che sono validi solo in base a chi li invoca ? Spero perdonerete questo intervento che non riguarda la sostanza degli imortantissimi problemi oggetto di discussione (e sui quali sarà pure permesso esprimere opinioni proprie senza essere bacchettati sulle dita con un fin troppo noto spirito robersperrista !)

    • Non e’ stata ignorata: ne abbiamo discusso varie volte sia nell’ambito della redazione che sul sito e la conclusione e’ che l’anonimato e’ tollerato fino a quando gli interlocutori non entrano in polemiche prolungate perche’ a quel punto l’asimmetria diventa fastidiosa.

    • Caro Abbattista, una cosa è scrivere mille post in uno spazio libero come questo e ritrovarseli fra i piedi in una ricerca con google o simili motori di ricerca e una cosa è scrivere un report di un lavoro che solo una commissione vede e non il diretto interessato. Non puoi mettere le due cose sullo stesso piano. A me può andare bene anche il revisore anonimo ma mi deve fare vedere quello che scrive e dare a me la possibilità di replicare. Su ROARS non si tirano i sassi e si nasconde la mano, dietro l’ANVUR invece forse si. Almeno non abbiamo elementi per giudicare quello che avviene e l’ANVUR stessa fa da schermo.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.