Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Per una volta possiamo affermare con orgoglio e senza paura di essere smentiti che in Italia non sarebbe potuto accadere.

Ci riferiamo ovviamente all’assegnazione del Premio Nobel per la fisica da parte dell’Accademia delle scienze svedesi. Questa mattina tutti i giornali italiani si avventurano in lodi dei due vincitori, ma nessuno si è accuratamente documentato sul loro reale spessore scientifico. I dati oggettivi che presentiamo di seguito mostrano chiaramente che, ancora una volta, l’assegnazione del Nobel per la fisica ha seguito logiche che, spiace dirlo, sono chiaramente baronali.

Peter Ware Higgs copre la carica di professore emerito ad Edinburgh, una discreta università, ma non certo nelle posizioni di testa delle classifiche internazionali. Il prof. Higgs nella sua carriera accademica ha prodotto un numero così esiguo di lavori di qualità che il database ISI-WoS di Thomson-Reuter registra solo due articoli a suo nome. Per non essere ingenerosi abbiamo fatto la stessa ricerca su Scopus di Elsevier, database bibliometrico notoriamente meno selettivo, e possiamo documentare che il prof. Higgs in 50 anni di carriera  scientifica ha prodotto solo 13 lavori. Come di può vedere i 13 lavori sono intervallati da lunghi anni di silenzio.

Come si può notare dalla tabella seguente, dei 13 lavori solo 9 sono articoli. Non è inoltre inutile notare che  in una produzione tanto esigua il premio Nobel Higgs non si sia fatto mancare un erratum che, statisticamente,  finisce per rappresentare il 10% della sua produzione scientifica complessiva.

Veniamo ora alla qualità delle riviste su cui sono stati pubblicati i lavori di Higgs. Come ben sappiamo, dalla qualità della rivista si evince la qualità degli articoli, perché le migliori riviste attuano procedure di revisione più severe e selettive. Solo tre degli articoli di Higgs, tutti ormai risalenti indietro nel tempo, sono stati pubblicati su riviste di qualità elevate, o più precisamente su una stessa rivista di qualità elevata: Physical Review Letters, che è nel top 20% delle riviste di fisica ordinate secondo l’Impact Factor (Fonte: Journal Citation Reports). Altri tre lavori, anche questi risalenti nel tempo, sono stati pubblicati da Higgs sul Journal of Chemical Physics, rivista che non entra nel top 20% delle poche riviste settoriali (Fonte Journal Citation Report). Questi lavori secondo le stringenti regole della VQR italiana, non potrebbero aspirare a raggiungere un giudizio superiore al buono.

I due lavori più recenti sono apparsi su riviste di scarsa qualità. Una è l’International Journal of Modern Physics  A  che sta nel 50% inferiore della distribuzione delle riviste per IF, con un IF di appena 1,13  modestissimo quando comparato -come sappiamo essere corretto fare – con le riviste di migliore qualità del campo della fisica. Poco migliore la qualità dei Comptes Rendus Physique rivista che  con un IF di 1,8 non riesce ad emergere dal 50% delle peggiori riviste di fisica. Se poi guardiamo più a fondo, scopriamo che i due contributi più recenti non sono da considerarsi a tutti gli effetti articoli scientifici, visto che raccontano aspetti di contorno relativi alle “ricerche” del prof. Higgs. Se questi ultimi due lavori fossero stati presentati alla VQR italiana, sarebbero stati sicuramente penalizzati (punteggio -1) perché di tipologia non ammissibile: si tratta infatti di lavori didattici o al più divulgativi.

E veniamo infine al dato che riassume tutti i precedenti in modo oggettivo ed esemplare: l’h-index dell’emerito prof. Higgs, anche quando calcolato sulla base dei generosi  dati Scopus, si ferma ad un modestissimo h=6, che, lo ricordiamo ai lettori più disattenti, indica che il professor Higgs in tutta la sua carriera accademica ha scritto solo 6 lavori che hanno ricevuto più di 6 citazioni.

E veniamo all’altro premio nobel per la fisica 2013, il prof. François Englert, anch’egli emerito di fisica all’Université Libre de Bruxelles –struttura, sia detto per inciso, fuori dalle top 100 della classifica ARWU. Certo la produzione scientifica del prof. Englert appare consistente se confrontata a quella del prof. Higgs. Se per Higgs ISI-WoS registrava solo due articoli, per Englert gli articoli sono ben 40. Ma anche in questo caso vogliamo essere generosi e utilizzare il database bibliometrico più favorevole al soggetto valutato. Scopus registra ben 89 prodotti di Englert.

Negli anni Settanta e Ottanta Englert ha sicuramente pubblicato alcuni contributi di qualità che sono apparsi infatti su riviste di qualità, in particolare Physics Letters B, rivista che con un IF di 4,57 sta nel top 20% delle riviste di fisica. Ed anche negli anni successivi al 2000 ha pubblicato qualche articolo di qualità perché apparso in riviste di qualità, in particolare Nuclear Physics Section B (IF: 5,62). Se ci concentriamo sui lavori che avrebbero potuto essere sottomessi al giudizio del GEV di fisica della VQR italiana, i risultati non sono però esaltanti. Come si vede nella figura seguente tre lavori –il primo, il secondo ed il quinto della lista, sarebbero con ogni probabilità stati giudicati di qualità limitata o al più accettabile, data la modesta qualità delle riviste che li hanno pubblicati. Gli altri tre lavori sul Journal of High Energy Physics, pur apparsi su rivista di ottimo livello, hanno ricevuto un numero di citazioni assai modesto, per cui difficilmente avrebbero potuto aggiudicarsi un Eccellente (1 punto) nell’esercizio italiano di valutazione.

Ma non c’è bisogno di tante parole. E’ sufficiente considerare l’indicatore per eccellenza della qualità della produzione scientifica di uno scienziato, l’h-index che anche nel caso di Englert si ferma al modestissimo h=10 come illustrato nella figura qua sotto.

A fronte di questi indicatori oggettivi della qualità scientifica –ma ne potremmo aggiungere di altri anche più complessi- non si può non restare stupiti della scelta dell’accademia delle scienze svedesi. Che d’altra parte non è affatto nuova a decisioni che non trovano riscontro nell’oggettività degli indicatori bibliometrici. Come documentato qua, i Nobel per la fisica sono stati attribuiti con logiche che appaiono inspiegabili  se si adottano le migliori pratiche della comunità scientifica internazionale: nel 2009 il premio Nobel per la fisica fu attribuito a W.S. Boyle (h-index= 7), G.E. Smith (h=5) e C.K. Kao (h=1); nel 2008 a T. Maskawa (h=1) e Y. Namby (h=17); nel 2011 il Nobel per la chimica D. Shechtman si fermava ad un modesto, anche per la chimica, h=17.

Per una volta possiamo davvero essere orgogliosi del nostro paese. Se il Nobel venisse attribuito secondo le regole bibliometriche rigide che sono state adottate in Italia grazie alla meritoria opera dell’ANVUR, casi come quelli appena ricordati, ed in particolare vogliamo stigmatizzarlo, casi come quello di Higgs, non si verificherebbero. Sia detto per inciso: “scienziati” come Higgs e Englert con le regole attuali non solo non potrebbero mai diventare emeriti nell’università italiana, ma avrebbero ricevuto un sacrosanto “semaforo rosso” dall’ANVUR se solo si fossero candidati a far parte delle commissioni per l’Abilitazione Scientifica Nazionale; di più, in Italia non potrebbero neanche aspirare ad un posto di professore associato in fisica per cui sono previste mediane ben più alte in termini di numero di articoli e h-contemporaneo.

L’università italiana è stata a lungo dominata da baroni autoreferenziali. Ma grazie alle nuove regole concorsuali e agli incentivi e disincentivi previsti dalla VQR, stiamo rapidamente cambiando la rotta. Ci auguriamo e con noi se lo augura la maggioranza sana, ma silenziosa della comunità accademica italiana, che i risultati della VQR diano luogo ad una distribuzione efficiente del FFO alle università, che penalizzi chi non fa ricerca di qualità. E ci auguriamo che la Ministra Carrozza voglia farsi ambasciatrice in Europa di questo nuovo corso dell’Italia, promuovendo le best practices bibliometriche italiane in tutte le sedi che contano, anche presso l’Accademia delle Scienze svedesi. E’ ora che ci si avvii sempre più speditamente in Italia ed in Europa verso l’abolizione della prassi per cui “si garantisce una cattedra a vita ai professori universitari” solo perché, e cito un recente articolo di Boeri, “non si vuole che si oppongano alle assunzioni di ricercatori più bravi per tema di perdere il posto” . Non è accettabile che nel 2013 sopravviva e venga addirittura insignito di una onorificenza –diciamocelo francamente, sempre più screditata- un signore che dopo aver scritto alcuni articoli scientifici “non si dedicò più alla ricerca e non scrisse più articoli scientifici, continuando solo ad insegnare”. Per di più nella università dove ha svolto tutta la sua carriera accademica. (Ci meraviglia non poco che il fisico del CERN Gian Francesco Giudice sembri addirittura approvare questo comportamento di Higgs su La Repubblica di questa mattina). Le scelte rese pubbliche ieri dall’accademia svedese delle scienze dovrebbero essere stigmatizzate dalla comunità scientifica tutta. Non c’è un futuro per l’Europa senza meritocrazia nella ricerca.

236 Commenti

  1. Sottoscrivo parola per parola questo articolo, di grande ironia e finezza intellettuale. Chissà che ne pensano quei caporali-referee incaricati dai GEV di valutare i prodotti dell VQR? Certo, questi piccoli Giuda hanno avuto un momento di gloria (per la verità molto effimero), ma se hanno coraggio, si facciano vivi e indichino con chiarezza i loro criteri giudizio. Sono certo che ad un giudizio imparziale e competente dei prodotti di ricerca VQR, la situazione sarebbe, nella maggioranza dei casi, capovolta. Il caso messo in evidenza dall’articolo ci rende ancora più convinti che questa VQR è stata una grandissima buffonata, nella quale però qualcuno ci ha sguazzato…

    • La VQR è stata sì una grandissima buffonata, ma soprattutto è il segno dello stato di indegnità nel quale il nostro sistema scientifico versa (e non da oggi). Si pensi solo alla vile pratica della valutazione anonima — anonima in un solo senso. È chiaro che solo i peggiori fra noi possono accettare di emettere valutazione non firmate e non motivate.

    • non conosco i dettagli dela VQR, ma vorrei far notare che l’anonimato e’ un aspetto essenziale del peer review praticato in tutto il mondo.

    • Quanto livore, barone verde… Penso che quelli che tu chiami caporali-referee abbiano fatto del loro meglio per valutare gli articoli come avrebbero valutato articoli per rivista, non certo per la gloria (sono anonimi) ne’ per il denaro (30 euro lordi ad articolo). Non credo che vadano insultati, casomai ringraziati. Il verbo “sguazzare” mi sembra inappropriato.

    • deangelis: non far finta di non capire. Se sei un docente universitario strutturato sai benissimo come ha funzionato la VQR. Non c’entra nulla né la gloria né il simbolico emolumento, ma ben altro. L’università italiana non è il Mulino Bianco che tu dipingi… (“i referee hanno fatto del loro meglio”… ma dove?). Comunque il mio non è livore, ma solo una presa d’atto della squallida realtà della VQR (ritenuta pessima dalla maggior parte del mondo universitario, come del resto i tanti interventi su Roars indicano). Tanto i conti si faranno alla fine delle abilitazioni: vedremo se la VQR corrisponderà agli esiti della ASN.

  2. Assegnare il nobel con l’H-index è un po’ forzato.
    Proprio ROARS che correttamente ha sempre fatto dei distinguo sui criteri numerici.
    Provate ha ripetere l’esercizio per Einstein.
    La vostra frase “Le scelte rese pubbliche ieri dall’accademia svedese delle scienze dovrebbero essere stigmatizzate dalla comunità scientifica tutta.” appare alquanto presuntuosa.

  3. Per fortuna è la scienza americana che guida le danze per le scienze esatte e naturali. La comunità scientifica americana per ora resiste alle valutazioni bibliometriche “obiettive”. Il problema vero è quello delle scienze umane che sono legate alle comunità nazionali e rischiano di essere distrutte da IF ed h-index (o analoghi parametri).

    • Esatto! È lì — che poi, per me, è un “qui” — che esploderà la vera bomba e devasterà ogni cosa.

    • Per le discipline politicamente sensibili la situazione è già molto critica, perché chi fa carriera nell’accademica influenza la politica. Basta vedere a quello che succede in economia o in diritto costituzionale dove è ovvio che ci sono delle pressioni esterne enormi.

    • Bravo Figà Talamanca (anche perché usa provvidenzialmente il suo nome e cognome evitando quelle cose assurde “gtr 23s12”, irritanti: di che avete paura?).
      Bisognerebbe gridarlo sui tetti, come diceva quel tale (Gesù si chiamava): le scienze umane sono avviate al macello. Distrutte da queste assurdità numerico/classificatorio/statistiche, preda dunque (necessariamente) del peggior “baronato”, prive di finanziamenti per le biblioteche.
      Nel paese di Leonardo e Raffaello, di Vico e di Calamandrei, siamo a posto!

  4. *lol* un articolo fantastico!

    Il mio indice-h e’ piu’ alto di quello di Higgs!
    Insisto ad avere un Premio Nobel anch’io! Lo voglio subito!

    E per attenuare l’ingiustizia voglio anche avere un proprio bosone!!!

  5. Ottimo articolo. E’ infatti risaputo che i baroni non esistono. Sono un’invenzione esattamente come la mafia.

    (Attenzione: anche il mio post è ironico.)

    Poi scusate: “Riceviamo e volentieri pubblichiamo.” Ma riceviamo da chi? I referee anonimi (peraltro usati in tutte le riviste che si rispettino) non vanno bene, ma i giornalisti anonimi sì?

    • …è altrettanto risaputo che l’h index sconfiggerà DEFINITIVAMENTE baroni e baronetti, e il nostro Paese assrugerà finalmente alle più alte vette della Meritocrazia e dell’Eccellenza.

    • Non voglio difendere l’h-index. Ma rimane il fatto che le leggi non si fanno per essere applicate ai casi eccezionali (voglio proprio vedere quanti Peter Higgs ci sono fra i non abilitati). Per qualunque sistema di valutazione si può trovare un controesempio in cui tale sistema non funziona.

      Quindi va bene criticare l’ASN, ma la critica mossa in questo articolo (per ironico che sia) è estremamente faziosa. Sono proprio questi articoli che fanno passare chi scrive su ROARS per difensore dello status quo.

      Così come è faziosa la critica contro “vile pratica della valutazione anonima” (come la chiama Paolo Braghi qui sopra). Ma andiamo! Su che riviste avete pubblicato fino ad ora?

    • Naturalmente l’articolo, di per sé, non dimostra niente; ma il fatto che sia scritto nello stile assertivo così tipico dei pasadaràn pro-ANVUR (per capirci, quelli che vogliono “mobizzare” e “rendere zombi” gli “improduttivi”) lo rende molto efficace nel mettere in ridicolo quella pratica e quel modo di pensare. Il fatto poi che in diversi, all’interno del mondo accademico, non ne abbiano percepito l’ironia, mi pare ancor più significativo (e abbastanza agghiacciante): è l’habitus mentale stesso di molti accademici che è mutato, e il senso critico – presupposto necessario, ne converrai, per l’esercizio di QUALSIASI scienza – sta venendo meno. Ci sarebbe molto, molto da riflettere.

    • L’unica cosa su cui dovremmo riflettere è che mentre il paese va in rovina, qui c’è ancora gente che ha voglia di fare dell’ironia (su cose su cui c’è veramente poco da scherzare). Si vede che non avete veri problemi, beati voi…

    • Abbondanzio: finito lo scherzo del riceviamo e pubblichiamo, era logico rendere noto l’autore.
      Per il resto provi a sforzarsi e a confutare le tesi di questo articolo: che Higgs non è bibliometricamente “capace” per gli italici criteri. Ce lo dimostri. Accusare di faziosità senza argomentare è troppo facile. Capisco che dopo decenni di televisione dell’era berlusconiana ci si abitua a questo, ma occorre anche saper discutere. Ah, by the way, l’autore è magicamente apparso, ma Abbondanzio resta un tizio anonimo.

    • Non ha capito il punto. Cosa volete dimostrare? Che se Higgs partecipasse all’ASN non verrebbe abilitato? (Come si dice: se mio nonno avesse tre pa**e sarebbe un flipper.)

      Guardiamo invece a casi concreti, invece che a controesempi costruiti a tavolino. Prendiamo un settore di cui si sanno già i risultati, ad esempio 01/A3. Mi dite quante persone del calibro di Peter Higgs hanno effettivamente fatto domanda e sono state bocciate?

      Fatemi il nome di anche un solo vincitore di medaglia Fields che non si è abilitato ad Analisi, e allora vi darò ragione.

    • Abbondanzio non è un redattore, e non ha motivo di uscire dall’anonimato (scusate se non sono cosi vanesio da mettere la mia foto nel profilo). Abbondanzio non usa neanche facebook, proprio perchè ci tiene alla privacy.

      Ed Abbondanzio non ha nulla contro le valutazioni anonime (tanto per essere chiari), anzi ritiene che siano uno strumento essenziale e insostituibile.

    • no, è perché non legge roars, o legge solo alcune cose, come molti, del resto, a cui interessa solo l’ASN. Proposte ne abbiamo fatte tante. Ai lettori, a Profumo, a Bersani. Chi cerca trova.

  6. Avete notato tra questi 13 lavori di Higgs ci sono

    3 articoli con piu’ 300 CITAZIONI PER OGNI ARTICOLO?

    Se si va a vedere in dettaglio, sono 3 LAVORI A SINGOLO AUTORE.

    Cioe’ Higgs ha (almeno) 3 ARTICOLI A SINGOLO AUTORE CON ALMENO 300 CITAZIONI PER OGNUNO.

    Quanti sono che hanno 3 articoli a singolo autore con almeno 300 citazioni l’uno?

    Sono anni che peroro, invano, la causa della bibbliometria ANCHE a singolo autore…

    • Rimango sbigottito come la provocazione del Prof. Salasnich rimanga totalmente ignorata…

    • Ho chiesto a quelli di VIA ACADEMY, che fanno la classifica dei Top Italian Scientists con google scholar (mah…) di fare ANCHE la classifica degli italiani piu citati per lavori a SINGOLO AUTORE.

      Sembra che non vogliano…

    • Ho fatto notare a quelli di VIA ACADEMY che mi sembrava strano che dei miei coetanei e compagni di corso di studio (che per inciso si sono laureati vari anni dopo di me) compaiano nella classifica dei TOP Italian Scientists sulla base di un h-index ottenuto con articoli firmati da 2000 (!!!!) autori.

      Non ci sentono…

  7. A: Luca Luca, non sai scrivere in italiano:
    bibbliometria -> bibliometria.

    L: Va beh, pero’ la maggioranza non sa scrivere gli articoli scientifici da singolo autore: bisogna fare i conti, i grafici, scrivere il testo, e farsi accettare il lavoro. E il tutto scrivendo contemporaneamente anche articoli a piu’ autori, altrimenti dicono che sei un isolato…

    A: no no, e’ che ormai la scienza e’ cosi complessa che e’ difficile poter produrre risultati significativi da soli.

    L: Mah. “Olim vulpes, quam fames…”

    • Caro Abbondanzio,
      Le riviste serie adottano la peer review a “doppio cieco”, e, normalmente, pubblicano la lista dei loro revisori. I vili valutatori della VQR (ripeto: i peggiori fra noi) conoscevano gli autori delle opere da valutare. Cecità, dunque, a senso unico, quindi illecita.
      Che c’entra la “critica faziosa”?
      Sei forse fra quelli?

    • come si fa a fare una peer review a “doppio ceco”? mai visto.
      per le riviste, di solito se leggi un articolo e conosci l’argomento e’ banale capire chi e’ l’autore…anzi di solito uno scrive cose tipo “come abbiamo mostrato in [ref]”. che fai modifichi tutto l’articolo, ne oscuri il contenuto?
      per le asunzioni, come fa ad essere anonimo il candidato? serve il CV, la lista delle pubblicazioni…un progetto di ricerca…
      ma di cosa stai parlando?

    • Oltretutto è abitudine, prima di mandare un articolo ad una rivista, pubblicare la stessa versione on-line nella forma di preprint (almeno nelle scienze dure funziona così).

      Anche volendo, la peer review a “doppio cieco” non è possibile (basta cercare il preprint con Google per scoprire gli autori dell’articolo).

      Quanto alle liste dei revisori, io non le ho mai viste. Guardate ad esempio Physical Review Letters e ditemi se è scritto da qualche parte chi sono i referee (che in ogni caso saranno migliaia, quindi sarebbe in ogni caso una informazione completamente inutile).

  8. … sarebbe interessante vedere i percentili di chi ha capito l’ironia dell’articolo dopo aver letto il titolo (azzardo un 5%), chi dopo aver visto la foto (5%), chi dopo il primo paragrafo (azzardo, sono largo di manica, un altro 5%)… ecco…il restante 85% è rappresentato dai responsabili del tracollo dell’Università italiana… ;-)
    metto la faccina per evitare che anche questa risposta sia mal interpretata.

  9. A conferma di come il Comitato della Accademia delle Scienze di Stoccolma non utilizza le migliori pratiche di valutazione internazionale per suoi giudizi e per aggiudicare i primi Nobel ho eseguito la seguente analisi: ho calcolato con Scopus gli H-index degli ultimi 20 premi Nobel per la Medicina calcolandone la mediana. Bene, con mio sommo sconcerto ho scoperto che non meno del 50% degli ultimi 20 premi Nobel per la Medicina ha un H-index al di sotto (in alcuni caso molto al di sotto) della mediana. Un vero scandalo. Spero che il Sole 24 ore ed il Corriere della Sera facciano scrivere un editoriale a commento di questi dati. Penso che i docenti dell’Area 5 e 6 CUN dovrebbero invitare il Comitato dell’Accademia Svedese una vibrante protesta al fine di far rivedere i giudizi almeno per i Nobel che si trovano sotto il 25° percentile. In alternativa chiedere con forza di non accreditare le Scuole di Dottorato delle Università che ospitano tali premi Nobel e chiudere l’Università in cui insegna il 20° della classifica, naturalmente insieme alle Università di Bari, Urbino e Messina.

  10. @NicolaFerrara

    Non mi e’ chiaro il legame tra h-index e qualita’ della ricerca, batti un colpo se ne hai notizia, ma mi sembra ben lontano dalle logiche “tu-cita-me-che-io-cito-te” che imperversa nella accademia italiana e che fa crescere gli indici bibliometrici in misura esponenziale.

    • Ti ho risposto sopra.

      Aggiungo che l’anonimato permette ai valutatori di non essere ricattabili (cosa piuttosto ovvia, ma che molti qui non sembrano aver capito).

  11. Grande Alberto! Magnifico pezzo.
    E sospetto che anche un certo John Nash, per il numero e la sede di pubblicazione dei suoi articoli, non avrebbe soddisfatto i criteri di un’ipotetica Accademia delle Scienze ANVURIANA del 1994, quando gli hanno assegnato il Nobel. Al massimo il suo h-index su Economia sarà stato 7…

    • Stampato e affisso su metà della porta dell’ufficio… che però ormai, a parte la maniglia, non si vede più, visto che l’altra metà è occupata dalle vicende dell’ASN ruritana (L’ANVUR, la classifica degli atenei della VQR e la legge dell’imbuto).

      Abbondanzio: Non so quanti “Higgs” ci saranno tra i non abilitati, ma credo che non saranno meno degli “Higgs” con abilitazione in tasca.

  12. Stai scrivendo delle baggianate colossali che denotano una totale ignoranza della materia. Premesso che non so l’importanza di Higgs perchè sono un biochimico, ma che conosco benissimo come funziona l’Accademia dei Nobel i fatti sono ben diversi. Per la sua struttura il NOBEL non dà premi alla carriera ma alla singola scoperta che deve essere “senza prior art” e “tracing a new road”. Quindi tutta la menata del baronaggio e del H-index è assolutamente irrilevante. Il Nobel lo potrebbe prendere pure un muratore che ha scritto un singolo lavoro. E, per inciso, la cosa non è la prima volta che capita. QUindi prima di cercare di dimostrare idee preconcette, informati.

  13. Postscriptum. Ho colto ora l’ironia, ma francamente non vedo cosa ci sia di divertente nel fare confusione. I criteri ANVUR nascono proprio perchè essendo l’Italia piena di tarocconi, si cerca almeno di avere un criterio oggettivo sulla carriera. Se gli accademici fossero onesti, ma non lo sono mediamente, è ovvio che non ne avremmo bisogno

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