La VQR ha ormai assunto un rilievo determinante nel sistema di finanziamento degli atenei. Il peso della “quota premiale” è già salito al 20% ed è destinato a crescere ancora nei prossimi anni. Gli esiti della VQR influenzeranno lo sviluppo dei Dipartimenti, delle Discipline, delle Università e si ripercuoteranno sul reclutamento, sui finanziamenti della ricerca e così via. Per questa ragione occorrono regole chiare e procedure trasparenti. L’inizio delle procedure, purtroppo, non promette bene.

Alla fine ce l’hanno fatta: Bibì e Bibò hanno convinto Capitan Cocoricò. Che il 5 maggio ha firmato l'”Avviso per la presentazione di manifestazioni di interesse a ricoprire l’incarico di esperto nei Gruppi di Esperti della Valutazione (GEV) per l’esercizio di Valutazione della Qualità della Ricerca (VQR) 2011-2014“.

I tre membri dell’ANVUR non ancora decaduti, anziché attendere i nuovi membri del consiglio direttivo che saranno nominati dal Ministro al termine della procedura in corso, stanno affrettando i tempi. Per far trovare ai nuovi entranti i giochi sulla VQR 2011-2014 già fatti.

L’idea che qualcuno possa anche solo discutere  l’impostazione e le scelte del nuovo esercizio di valutazione deve spaventare i nostri tre eroi così tanto da non aver timore di adottare procedure che lasciano molti dubbi.  L’avviso per la manifestazione di interesse è stato firmato infatti senza fare riferimento né al Bando VQR, che ancora l’Agenzia non ha reso pubblico, né al Decreto Ministeriale che dovrà fissare le regole di base della nuova VQR. ANVUR, insomma, sta chiedendo di manifestare il proprio interesse “a scatola chiusa” per una procedura di valutazione di cui allo stato niente è di dominio pubblico e sopratutto niente è stato ancora ufficialmente tradotto in regola

Non sono definite le regole del gioco, dunque, neanche quelle di base. Ma si chiedono volontari per giocare.

In una accademia normale di un paese normale, una cosa del genere non sarebbe mai potuta accadere e la call verrebbe comunque disertata. Come si fa a manifestare interesse per un gioco di cui non si conoscono regole e organizzazione? In Italia crediamo invece che le cose andranno in modo molto diverso. Ci sarà la fila di volenterosi e “meritori” colleghi ordinari o abilitati ordinari (questi i requisiti per poter completare la procedura CINECA, fissati non si sa bene da chi). Anche se la paga non è certo ottima (€5.000 lordi, che saranno pagati chissà quando dal CINECA -perché, a proposito, sembra siano partite solo ora le procedure per il pagamento della vecchia VQR).

Perché ormai dai GEV passa il controllo dei settori disciplinari, delle società scientifiche e in generale buona parte della distribuzione del potere accademico. Per cui è essenziale esserci. E per quanto possibile, far valere il proprio potere accademico.

bibì e bibò good book

Nella vignetta: quel che resta del direttivo ANVUR, in vista della VQR 2011-2014, sperimenta un nuovo sofisticato metodo di valutazione bibliometrica che non richiede la lettura dei lavori scientifici.


Da non trascurare che ANVUR potrebbe anche in seguito distribuire premi fedeltà ai membri GEV,  attribuendo fondi per la ricerca sulla valutazione (a proposito, dove sono pubblicati gli esiti dei bandi per ricerca?), oppure contratti come esperti di valutazione, oppure ancora permettendo a selezionati ricercatori di avere accesso a dati utili per fare pubblicazioni, e che non sono invece disponibili per la comunità scientifica.

In una accademia normale di un paese normale, i rettori, dopo aver visto i risultati e le critiche alla VQR, avrebbero raccomandato la calma. E auspicato che a gestire la nuova VQR non fossero tutti e soli quei componenti del direttivo che hanno gestito l’esercizio precedente. Invece la CRUI, che non ha mai sollevato dubbi sulla “bontà” dei dati e della metodologia, ormai non perde occasione (lo ha fatto qui l’ultima volta) per ricordare che quei dati sono già vecchi e non possono essere utilizzati ancora per la distribuzione dell’FFO. Chissà se questo implicito endorsement non sia da ricollegare alle voci insistenti che dicono che per molte presidenze GEV i giochi siano già stati decisi.

Già molti mesi fa, prima dell’accelerazione attuale, avevamo suggerito alcune regole per la composizione dei nuovi GEV. Prevedendo alcune incompatibilità:

1. Nessun presidente GEV, nessuno dei coordinatori dei sub-gev e nessuno dei membri GEV della VQR 2004-2010 può far parte del GEV nel nuovo esercizio;

2. Il presidente GEV è eletto dai membri del GEV nel corso della prima riunione.

Bibì, Bibò e Capitan Cocoricò non possono certo resistere alla tentazione di riempire i GEV di studiosi di comprovata fedeltà. Come già la volta scorsa, quando la nomina dei GEV fu condotta difformemente da quanto previsto dal Decreto Ministeriale:

NominaGEV

Il consiglio direttivo infatti nominò prima i presidenti dei GEV (sul sito di ANVUR si è persa traccia del giorno di pubblicazione, ma il file di nomina è datato 10 ottobre 2011), e dopo quasi due mesi (12 dicembre 2011) i membri dei GEV. “I presidenti si sono messi subito al lavoro per preparare i Criteri di valutazione“, fu detto ben prima della nomina dei GEV. E in quei due mesi è difficile pensare che i presidenti dei GEV al lavoro non abbiano mai neanche scambiato una parola tra loro e con i membri del direttivo sulla nomina negli altri membri dei GEV. Lo ribadimmo più volte all’epoca: la procedura di nomina dei GEV fu gestita in modo tutt’altro che trasparente, verosimilmente favorendo la cooptazione tra circoli ristretti di studiosi. Come avvenne, per fare l’esempio più evidente, in Area 13 (Economia e statistica) nel cui GEV figuravano ben 9 tra i firmatari e garanti del partito fondato dal paladino della meritocrazia Oscar Giannino: Fare per fermare il declino.

GEVdaOSCAR

 

A questo punto a noi non resta che sperare in un segnale chiaro da parte della Commissione che sta selezionando i nomi per il consiglio direttivo. Chissà se alla Commissione è balenata l’idea che chi sarà chiamato a far parte del direttivo non avrà alcuna voce in capitolo nella definizione della VQR 2011-2014; e sarà ormai decaduto dalla carica quando si tratterà di realizzare la prossima VQR 2015-2018. Non sarebbe il caso che sollevassero la questione con il Ministro?

Ed infine il Ministro, continuerà a latitare o darà un segnale chiaro? Qui non si tratta di essere pro o contro la valutazione. Qui si tratta di chiedere ai membri uscenti del consiglio direttivo il rispetto di un minimo di fair-play istituzionale. Qualcosa che sembra davvero fuori dalle coordinate dei membri attuali del consiglio direttivo. Non crede il Ministro che sia per certi versi umiliante vedersi scavalcare dall’Agenzia che avvia procedure in difetto del relativo Decreto Ministeriale?

Il silenzio del Ministro sarebbe un’ennesima conferma di uno svuotamento del centro politico che dura ormai da troppi anni.

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63 Commenti

  1. “Il silenzio del Ministro sarebbe un’ennesima conferma di uno svuotamento del centro politico che dura ormai da troppi anni.”

    E se invece l’ANVUR e la CRUI non fossero altro che agenzie predisposte a implementare un certo tipo di politica (che so la distruzione del welfare come l’abbiamo conosciuto nel dopoguerra) e volessero semplicemente “riavvicinarci alla durezza del vivere” (citazione dal mai troppo rimpianto Padoa-Schioppa)? Purtroppo sono una vittima del complottiamo più sfrenato.

    Urge lettera aperta della redazione a Renzi.

    Nel caso non risponda si potrebbe provare con Draghi.

    • Caro Banfi, non si preoccupi credo che la lacuna di iniziativa politica che lei lamenta sarà presto colmata. Bisogna aver fiducia in Renzi e io ne ho tanta. Per adesso ha spiegato in dettaglio ai dipendenti della scuola pubblica qual è il modello di società che ha in mente. Poi toccherà a noi.

      Dall’Huffington Post del 4 aprile 2015

      … “Uno degli obiettivi è sicuramente quello di restituire piena autonomia agli atenei, scioglierli da quei lacci e da quei vincoli che troppo spesso ne bloccano l’iniziativa” spiega la senatrice Puglisi, responsabile scuola, università e ricerca della segreteria del Pd, sottolineando come il modello “buona scuola”, che ha notevolmente ampliato competenze e responsabilità dei dirigenti scolastici, è la traccia da seguire. I rettori godono tuttavia di un’autonomia piuttosto elevata. Per questo si agirà piuttosto sulla libertà di esercizio di tale discrezionalità piuttosto che sull’aumento dei poteri …

      “… libertà di esercizio di tale discrezionalità …”

      Come devono suonare dolci queste parole nelle riunioni della CRUI …

  2. Insisto: dopo anni di analisi tecniche, nel merito, e di commenti a margine, sulle distorsioni e assurdità e americanate obsolete introdotte e fatte valere da parte dell’Anvur e dell’Invalsi (col beneplacito di MIUE e governi), ancora non è chiaro che tutta la materia è squisitamente ideologica e politica? Se anziché avere ministri MIUR autorevoli e di livello universitario come modo di pensare e di presentarsi ai colleghi e all’opinione pubblica, abbiamo (avuto) persone-eco (per non dire pappagalli), esautorati e senza la minima capacità e volontà di analizzare i problemi della propria sfera di influenza tecnico-politica, il mondo universitario, a cominciare da CRUI e CUN, perché non protesta all’unisono (o almeno al 50%)? Cosa ce ne facciamo di un ministro che spende più tempo dal parrucchiere e dal sarto e a ripetere slogan che a intraprendere analisi sensate e approfondite su una materia che dovrebbe conoscere a memoria (per lo meno quella universitaria)? Preferirei qualcuno in ciabatte e vestaglia ma con qualcosa da dire. Invece assistiamo, ministro compreso, a pagliacciate con gessetti multicolori e lavagna per elementari perché noi, opinione pubblica universitaria e scolastica, siamo tanto arretrati tecnologicamente e tanto gufi (arretrati, di nuovo) nel pensare da non tollerare i PP (vacui), il twitting altrettanto vacuo; ci vuole invece qualcuno che parli a vanvera di autonomia e di futuro che inizia ieri-oggi-adesso, ma sottintende autocrazia e vattelapesca.

  3. Comunque mi lascia sempre perplesso la miopia di tanti colleghi. Migliaia di interventi sull’ASN, mentre la VQR sembra un curioso acronimo di cui disinteressarsi. Temo che molti, troppi ancora non abbiano capito che “Gli esiti della VQR influenzeranno lo sviluppo dei Dipartimenti, delle Discipline, delle Università e si ripercuoteranno sul reclutamento, sui finanziamenti della ricerca e così via”

  4. Caro Antonio, i colleghi non sono affatto miopi. Sono interessati solo a far sì che nei posti chiave ci vadano loro alleati. Guarda per esempio questo appello della AIS (Associazione Italiana di Sociologia).

    http://www.ais-sociologia.it/alert/appello-per-candidature-consiglio-anvur-e-gev-4433?utm_source=feedburner&utm_medium=twitter&utm_campaign=Feed%3A+AIS-AssociazioneItalianaSociologia+%28AIS+-+Associazione+Italiana+di+Sociologia%29

    • A me sembra un appello “affinché nella presentazione delle candidature venga rispettato rigorosamente il principio dell’alternanza, in analogia con le commissioni di valutazione comparativa, e della non cumulabilità degli incarichi nell’ambito di ANVUR.”. Insomma, per evitare che vengano riconfermati i membri GEV dell precedente VQR, oppure che subentrino nei GEV i membri dei gruppi di lavoro. In questi termini, mi sembra una preoccupazione condivisibile. Il titolo è un po’ fuorviante e fa pensare ad un invito a candidarsi, ma si tratta di mandare un “documento con le firme al Ministro”.

    • Si fa confusione tra GEV e consiglio direttivo. Non si capisce se sia un invito alla comunità scientifica o al ministro (e che c’entra allora con le nomine dei GEV il ministro)? Cosa significa “nella presentazione delle candidature venga rispettata l’alternanza?”. Le regole per le candidature allo stato sono già scritte. E non prevedono per i GEV nessuna alternanza, cioè nessuna incompatibilità (non alternanza!). Per il direttivo, la nozione di alternanza che significa poi? Che vuol dire cumulabilità degli incarichi nell’ambito di anvur?

    • D’accordo al 100% ma non dimentichiamo il 3+2 e l’autonomia: ci meritiamo tutto e anche di più. Sto provvedendo all’acquisto del cilicio.

      P. S. Individuare le responsabilità politiche della sinistra europea che ha tradito e rinnegato la tradizione socialdemocratica del dopoguerra? Noooo, troppo difficile. Secondo me dodici accademici disposti a firmare un appello in difesa della costituzione e contro le politiche scellerate delle attuali istituzioni europee non si trovano. Si stava meglio quando si stava peggio?

    • Che si proceda dalle fondamenta fino al tetto: prima il DM, poi il bando VQR, poi il bando per i GEV. Invece, stiamo partendo dal tetto.

    • Ecco chiarito il punto! Ci vuole prima il DM! Diamine come mai non ci avevo pensato prima.

      Il problema è che la Giannini e Renzi sono impegnati a migliorare la scuola (in effetti anche Profumo e la Carrozza erano oberati di impegni altrimenti le cose sarebbero andate molto meglio).

      Ma non dubitate, le vostre preghiere saranno esaudite e si ricorderanno presto del sistema universitario.

    • Che si debba partire dal DM è inevitabile. Questo non signfica che da queste parti siamo fiduciosi che il DM (e poi ciò che ne segue) conterrà cose minimamente ragionevoli o almeno meno ridicole di quelle della precedente VQR. Se saranno solo Benedetto Fantoni e Grazosi a scrivere la VQR (coadiuvati dagli altri membri uscenti) si può star certi che no, rifaranno tutti gli stessi errori, magari aggiugendone anche di nuovi …

    • Caro Baccini,

      che certe materie debbano essere regolate esplicitamente e principalmente da un DM è chiaro, la mia amara ironia non riguardava questo punto ma l’idea che così facendo le cose possano cambiare.

      Ma il PD (e i suoi vari satelliti) cosa deve fare per farvi capire che per loro il lavoro della redazione di Roars va bene (forse) per incartarci il pesce? Entrarvi nello studio con i manganelli? Chiedere il sangue dei primogeniti?

      Mi scusi ma un eventuale DM non lo scriveranno gli assistenti della ditta Pugliesi-Giannini-Renzi? E cosa vi aspettate?

      Forse io esagero, diciamo che la vedo nera. Ma cosa sta accadendo sulla scuola lo state vedendo? Perché mai dovremmo aspettarci cose diverse?

    • Caro Gibilisco,
      cosa altro possiamo fare se non tentare ogni volta di mostrare pubblicamente che non vengono rispettate le norme, che si eludono in ogni modo, che la trasparenza è uno specchietto per le allodole accademiche, etc. etc. Tutto questo sarà ininfluente. Ma almeno documentiamo ciò che sta accadendo e per quanto possibile tentiamo di resistere. Perderemo. Probabile. Ma meglio far sentire la propria voce. Mentre la palude accademica ( o come la chiamano all’ANVUR, la maggioranza silenziosa) continua a preoccuarsi solo del proprio allievo/carriera/dipartimento/rettorato/fondo di ricerca etc. etc.
      Io la vedo nerissima. Ma, come dice Francesco, al mattino allo specchio …

    • Cari redattori di Roars, ho perso il conto delle volte che vi ho fatto i complimenti intervenendo sul blog (o in privato). Il vostro approccio alle questioni universitarie è stato serio, documentato, appassionato e divertente. Siete diventati un esempio. Punto.

      E però, come dice lo zio di Spiderman, da un grande potere (si fa per dire …) derivano grandi responsabilità.
      Dove nasce la mia personalissima (e quindi magari non molto rilevante) frustrazione? Nasce dalla timidezza con cui si passa dalle analisi tecnici agli aspetti politici. Cerco di dirlo con la massima pacatezza che trovo dentro di me in questo momento. Il PD (e i suoi satelliti) sono diventati una minaccia concreta per la democrazia e quindi per l’università (ma anche per la scuola, per la sanità, etc. etc.) italiane. Italicum, Jobs Act, Buona Scuola dimostrano la capacità distruttiva di questo partito che dovrebbe essere l’erede delle forze politiche storiche del centro-sinistra italiano. E’ vero che ci sono ancora alcuni elementi capaci di analisi politiche realistiche (penso a Fassina e a D’Attorre) ma il resto è andato: il PD è la cinghia di trasmissione delle più sfrenate politiche neoliberista in salsa tecno-buro-europea.

      Con questi (gli attuali dirigenti del PD) non bisogna trattare più. A questi bisogna dirgli in faccia che loro sono dei nemici della democrazia. Questa cosa era chiarissima PRIMA delle ultime elezioni politiche: invito coloro che non ci credono a rileggersi il surreale dibattito che sul blog di Roars aveva seguito la lettera aperta della redazione Roars a Bersani. Il suddetto Bersani era stato paragonato da qualche lettore a Roosevelt e io mi ero permesso di suggerire che il paragone più adeguato era con Bruning. Le argomentazioni erano già lì, identiche a quelle di oggi. Il PD aveva appoggiato il comitato di recupero crediti delle banche francesi e tedesche presieduto da Monti: doveva fare altro per far capire i suoi obiettivi? Ho molti amici insegnanti che stanno davanti a Montecitorio a protestare e a ognuno propongo un piccolo test: che hai votato alle ultime politiche? Risposta invariabile: PD, SEL o Ingroia. Controrisposta: complimenti, ricordatevi che Renzi governa con il VOSTRO voto e ricordatevi che, per pura cecità ideologica, non avete neanche voluto ascoltare chi vi implorava di non farlo.

      Sull’università trovo francamente incredibile pensare a una narrazione dove l’ANVUR, birbacciona, ne combina di tutte i colori a causa dell’assenza della “politica” (“prima ci vuole il DM”, etc.etc). La verità è che l’unica riforma decente dell’università è stata (con i suoi limiti) la riforma Ruberti e che dopo è stato un susseguirsi di leggi, leggine e riforme (autonomia, 3+2, precariato, Gelmini, etc. etc) che hanno rappresentato una vera e proprio controriforma. Le attuali sedicenti forze del centrosinistra sono state in prima fila in questa operazione. Non da sole, certo.

      Cari redattori di Roars, vedo che anche voi la vedete nerissima. Benissimo, in alcuni situazioni o fai parte della soluzione o fai parte del problema. A me pare che siamo proprio in una di tali situazioni. Forse è il caso di abbandonare non la speranza ma la neutralità.

    • Caro Gibilisco,

      mi sembra che da queste parti ultimamente non si sia stati molto teneri con il PD: https://www.roars.it/online/francesca-puglisi-ancora-tu-ma-non-dovevamo-ascoltarci-piu-ci-si-puo-fidare-del-buonascolto-per-labuonascuola/

      Scrivi: “Sull’università trovo francamente incredibile pensare a una narrazione dove l’ANVUR, birbacciona, ne combina di tutte i colori a causa dell’assenza della “politica” (“prima ci vuole il DM”, etc.etc).”

      La narrazione che facciamo è molto diversa da questa caricatura. Abbiamo più e più volte sostenuto qua (e altrove), che ANVUR è il braccio armato del ministro, che infatti sceglie il consiglio direttivo. ANVUR è un mostro istituzionale. Pensato da Mussi/Modica e realizzato da Gelmini/Giavazzi (singolare parabola; non diversa anche se a parti invertite, da quella avvenuta in UK con Thatcher & sons, come li chiama S. Jenkins in un libro che consiglio vivamente di leggere per capire le origini del “cult of audit” che ora vediamo all’opera intorno all’università).
      In prima realizzazione ANVUR è stata popolata da eminenti scienziati, senza alcuna expertise in tema di valutazione. Che hanno combinato i disastri commentati in questi anni. Portare l’attenzione sull’assenza del ministro serve a ricordare che ANVUR ha assunto impropriamente ruoli di indirizzo politico. Un ministro ha un mandato politico; ANVUR non ha un mandato politico. Al momento sulla VQR ci limitiamo a chiedere chiarezza e rispetto delle regole.
      Così poi potremo parlare del ministro “birbaccione”, anziché limitarci all’anvur…

      Concludo con una nota personale. A me fa sorridere l’idea della “neutralità” associata agli interventi di Roars. Suggerisco di andare a leggere cio che hanno scritto di noi gli “intellettuali organici” (quelli che hanno da anni fatto i consiglieri del PD e precedenti sulle questioni dell’università), che in questi hanno difeso le magnifiche sorti e progressive dell’università italiana passata sotto il controllo di ANVUR. Leggetevi per esempio Bonaccorsi e Checchi su Il Mulino 2/2013. Oppure ancora Daniele Checchi che ci descrive come “accecati da furore ideologico” http://checchi.economia.unimi.it/pdf/75.pdf. Ma suggerisco di rileggere anche alcuni che roars si rifiutano anche di citarlo http://rstampa.pubblica.istruzione.it/utility/imgrs.asp?numart=1MGXB7&numpag=1&tipcod=0&tipimm=1&defimm=0&tipnav=1).
      Accusarci di neutralità mi sembra davvero un giudizio -per usare un aggettivo anvuriano- “ingeneroso” 🙂

    • Caro Baccini,

      non vorrei subire l’orrenda trasformazione da matematico a troll del vostro blog.

      Faccio un ulteriore disperato tentativo: sarebbe utile capire almeno su cosa si è in disaccordo.

      Il valore del vostro lavoro è fuori discussione. Quindi forse non dovremmo discuterne più. Lasciamo agli alfieri della “meritocrazia”, dell’ “eccellenza” e della “fascia A” le loro tragiche supercazzole a difesa dell’indifendibile. Mi auguro che il vostro lavoro continui e nel mio piccolo faccio il possibile per diffondere la conoscenza del vostro blog.

      Io vorrei solo far notare quella che, per me, è una contraddizione stridente. Prima delle ultime elezioni politiche avete scritto una lettera aperta a Bersani. Si noti bene, non a tutti i leader dei partiti politici o a Bersani e Grillo o a Bersani e Berlusconi. A Bersani. Ora, sono costretto a ripetere di andare a vedere il dibattito che seguì, anche con la partecipazione di alcuni redattori di Roars. Era forse più realistico scrivere a Babbo Natale. Il problema non è commettere degli sbagli (scagli la prima pietra chi non ne ha commessi … ) il problema mi pare che sia un certo “furore ideologico” (mi si passi la battuta …) che porta a credere che il PD o i suoi satelliti rimangano i partiti di riferimento della sinistra. Hanno appoggiato il governo Monti cioè l’agenzia di recupero crediti delle banche francesi e tedeschi? Le dichiarazioni indipendenti e convergenti di Bini-Smaghi, Zapatero, Geithner e Hans Werner Sinn dimostrano che l’insediamento del governo Monti è stato sostanzialmente un colpo di stato? Nel PD la cosa passa sotto silenzio assoluto? Ma che ci volete fare sono “compagni che sbagliano”.

      Ma perché rinvangare tanto un presunto errore di qualche anno fa? Ma in fondo chi se ne importa? Ecco, il punto è che Renzi governa con i voti di tutti quelli che sono stati vittime di quell’illusione. Illusione che va a braccetto con tante altre illusioni. L’illusione che le istituzioni europee siano democratiche. L’illusione che esista un modello sociale ed economico tedesco a cui l’intero continente possa ispirarsi. E così via.

      P.S. Dichiarazione odierna di Bersani sul ddl Buona Scuola: “Poche correzioni e votiamo”. L’unica lettera che bisognava e bisogna mandargli è quella di benservito.

    • Caro Gibilisco,
      non mi sembra che ci sia molto su cui essere in disaccordo (a parte la questione bini-smaghi etc. che non capisco bene).
      Abbiamo scritto a Bersani a suo tempo. Con il senno di poi, penso anche io che avremmo davvero fatto meglio a scrivere a Babbo Natale.

    • http://vocidallestero.it/2014/11/12/ft-i-file-trapelati-di-geithner-sulla-gestione-draghi-la-crisi-in-grecia-e-la-vicenda-berlusconi/

      “C’è stata una riunione del G20 in Francia, ospitata da Sarkozy, che è stata davvero incredibilmente interessante, affascinante per noi e per il presidente, e vi dirò solo alcune delle cose veloci di passaggio in modo da poter poi tornarci sopra. Gli europei in realtà ci hanno avvicinato a bassa voce, indirettamente, prima di dire: “Sostanzialmente vogliamo che voi vi uniate a noi nel costringere Berlusconi a dimettersi” Ci hanno voluto dire in sostanza che non avremmo dovuto sostenere l’Italia con denaro del FMI o qualsiasi ulteriore aiuto di cui avesse bisogno se Berlusconi era primo ministro. E’ stato bello, interessante. Ho detto di no ….”

    • Caro Baccini,

      senza una riflessione accurata sul perché si fece quel tipo di errore alla prossima occasione si cadrà di nuovo tra le braccia del primo Vendola, Civati o Landini di passaggio. Che per carità, possono pure andare bene. A patto di diventare veramente critici nei confronti delle attuali istituzioni europee (euro in primis).

      Anvur e Invalsi sembrano fatte apposta per rispondere ai desiderata della lettera Draghi-Trichet inviata al governo italiano. Se non si parte da chi comanda mi sembra difficile si possa andare lontano.

      Buon lavoro

  5. Se uno dà una scorsa il modello on line per la presentazione delle candidature GEV si capisce chiaramente che l’intento è quello iterativo.
    Tra i titoli valutabili sulla competenza di valutazione vi è quello di aver fatto parte del GEV. Ma chi ha fatto parte dei GEV è stato messo li non si sa perché nè per come.

    O forse si? Se si guada la VQR di certe aree o “zone” di si accorge che i membri dei GEV appartenevano alle strutture che i GEV avevano valutato al Top. Qualcuno doveva saperlo in anticipo ! E ha scelto li i GEV.

    E siamo alle solite. Ciò che si introduce in linea “sperimentale”, che in Italia significa frettolosamente e alla meno peggio (ma in questo caso neppure), diventa definitivo.

    Siamo alle solite con un colpo di mano si gettano le basi per la iterazione all’infinito dei propri affari.

    La VQR è tanto più devastante quanti più è carsica. E questaVQR emerge dalle caverebbe in chi la tiene chiatta ANVUR solo per fare disastri. Due cause ha subito ANVUR per turare fuori gli atti e non ha ancora del tutto adempiuto.

    Solo che – purtroppo – non basta denunciare (e questo la dice lunga sul livello di maturità democratica del nostro sistema), bisogna agire.

    La domanda è chi è come?

    Qualcuno ha una risposta?

  6. Direi che Roars abbia colto nel segno: la presenza di Caputo come presidente del comitato di selezione del Direttivo ANVUR deve essere vista come un incubo dagli attuali custodi del santo Graal della buro-pseudo-valutazione.
    E quindi stanno facendo in modo che i prossimi membri del Direttivo non possano di fatto incidere su nulla di concreto, con i GEV già bell’ e pronti e la VQR già partita con regole definite prima.

    Magari se ci riescono fanno partire pure l’ASN per sterilizzare del tutto i nuovi membri e tenrli lontani dalla teca dove conservano il boccale dove ha bevuto l’ultima volta Oscar Giannino, quando ancora aveva due Lauree e prima che Zingales lo rinnegasse per tre volte…

    • Zingales chi? Ma non era quel tipo che dopo MESI di entusiasmo economico-politico verso “tal Oscar” si “accorse” (glielo fece notare una segretaria della sua università) che “tal Oscar” millantava titoli a tutto spiano?
      Io ci vedo un po di alternative:
      – in economia non occorre una laurea – chiunque spari cavolate vengono prese per buone;
      – Oscar quantomeno merita una laurea ad honorem in quanto da autodidatta è ai livelli di docenti universitari;
      – Alcuni docenti universitari hanno ottenuto la laurea e poi la docenza chissà come.
      P.S. la verità magari è un miscuglio di tutto ciò… In ogni caso poco da “stare sereni” 😉

    • Mi ero perso que bell’articolo. Ovviamente il mio discorso si estende anche a tutti gli altri!

      Felice che ci siano altre persone a condividere il mio pensiero sulla “credibilità di chi non ha saputo garantire bla bla…” (magra consolazione tuttavia)

    • @fambros: fu rinnegato anche da Mago Zurlì, che mi sembra più grave: è un po’ come essere stato beccato a rubare le caramelle ai bambini.
      .
      La quota premiale, cioè la quota premio-mio-morte-tua, visto che non è una quota aggiuntiva di FFO, a regime (2018) sarà del 30%. Solo questo dovrebbe far riflettere e fare adeguatamente allarmare sul valore che avrà la VQR anche rispetto all’ASN. Inutile avere abilitazioni se poi non ci sono fondi per essere chiamati, ad esempio.
      Non mi ricordo di quanto aumenti la quota premiale di qui al 2018. C’è poi da dire che ogni anno cambiano i parametri coi quali si determina, e quindi ci potrebbe essere una parte proporzionale alla radice quadrata dei dottorandi di Kathmandu che hanno trovato l’Italia irresistibile, che poi varia nel tempo. Di certo (finora, almeno), è che la quota premiale dipende per la parte più importante dalla VQR.
      Però…c’è un però, figurarsi.
      Nel 2015 si useranno ancora i risultati dell’ultima VQR, che ha riguardato più o meno dozzinalmente le pubblicazioni di svariati anni fa. Qualcuno degli autori principali potrebbe essere già morto. O Suinicultura aver perso il suo appeal.
      Nel 2016?
      Scenario 1: si fa una nuova VQR in fretta e furia, tanto che, appunto, il carro viene prima dei buoi, dei paesi suoi e i cocci sono tuoi (tipo una canzone di Elio e le storie tese), in modo da avere subito l’estrazione dei numeri magici per assegnare il premio-mio-morte-tua.
      Scenario 2: nel frattempo si usa la SUA-RD, come già ventilato da Fantoni nella sua risposta all’innocente domanda dell’ignaro compilatore: “Ma …a che serve la SUA-RD alla fine?”
      Scenario 3: ?
      Scenario 4: ??
      (per fortuna non li so neanche immaginare, se ragionassi come un anvuriano mi preoccuperei)
      .
      Già capire cosa sia peggio fra gli scenari 1 e 2 è davvero difficile.

  7. Per evitare che la prossima vqr sia fatta dai soliti quattro amichetti, sarebbe meglio inondare di domande l’anvur. E poi riempirli di ricorsi se scelgono qualche precedente gev o subgev. Ciò sulla base del fatto che la prima nomina non era trasparente e quindi s’è acquisito un titolo in modo non legittimo. Vista la giurisprudenza dei tar sull’asn qui andremmo a nozze.

  8. Non c’è dubbio che questa procedura abbia il sapore del tentato golpe; non sono però convinto che sia da seguire il consiglio, velatamente avanzato nell’articolo, a mandare deserta la call, dal momento che il bando recita:
    “Nell’ipotesi che le candidature presentate non consentano una adeguata e qualificata copertura disciplinare … l’ANVUR si riserva la possibilità di integrare i GEV con studiosi che non abbiano presentato la loro candidatura”
    Insomma, se il bando va deserto i membri dei GEV saranno semplicemente cooptati dall’attuale direttivo; non escluderei che questa sia la soluzione che ANVUR auspica.

    • Mi sembra che nell’attuale GEV di area 2 ci siano bravissimi scienziati (pluripremiati da organismi internazionali). Qualcuno è anche recentemente entrato nel board ERC e qualcuno direttore del CERN.

      E Francesco Sylos Labini lo sa benissimo.

    • I GEV della VQR 2004-2010 sono scaduti e qui stiamo parlando della nomina dei nuovi GEV. In qualche misura il ruolo dei GEV è stato più critico nelle aree “non bibliometriche”, perché la supervisione (e l’ultima parola) nelle procedure di peer-review può influenzare i risultati in misura rilevante. Va anche detto che nelle aree “bibliometriche” i pur valentissimi scienziati che hanno prestato la loro opera hanno comunque finito per sottoscrivere l’uso di metodiche di valutazione “pseudoscientifiche” (i famosi “quadrati bibliometrici”, anche noti come “quadrati magici”). Ciò perché si è dato per scontato che la competenza scientifica nel proprio settore fosse sufficiente ad improvvisarsi progettisti di strumenti di valutazione bibliometrica. Questo ha finito per creare l’assurda Babele di una decina di bibliometrie fai-da-te, prive di fondamento scientifico, che hanno portato al naufragio della VQR, riconosciuto infine dalla stessa ANVUR che, da un certo momento in poi, ha dato la stura a diversi (e vani) tentativi di correggere ex-post le misure per compensarne le distorsioni, riconosciute persino nei Rapporti finali della VQR:
      ______________________
      https://www.roars.it/online/vqr-da-buttare-persino-anvur-cestina-i-voti-usati-per-lassegnazione-ffo-2013/

    • Concordo totalmente con De Nicolao e mi permetto di aggiungere che non abbiamo bisogni di “bravissimi scienziati” e basta: abbiamo bisogno di persone capaci di non essere subalterne davanti a scelte demenziali.

      Sarebbe bastato che i matematici e i fisici si fossero opposti a questo delirio per far saltare la baracca. Per quanto mi riguarda i quadrati magici hanno colpito il cuore della maggioranza silenziosa e di tanti insospettabili “bravissimi scienziati” (educati dal punto di vista della politica accademica alla più bieca subordinazione).

    • Qualcuno ha inventato i “quadrati bibliometrici”.

      Sapete chi è?

      E quale organismo internazionale “scientifico” di controllo ha stabilito che questi “quadrati bibliometrici” sono “pseudo-scientifici”?

    • Non esiste da nessuna parte un organismo internazionale di controllo della bibliometria. (Ma davvero è una domanda seria?)
      I quadrati magici bibliometrici non esistono nella letteratura bibliometrica/scientometrica internazionale.
      Sono invenzione originale anvuriana.

    • Quindi, se capisco bene, state dicendo che i membri dei GEV 02 sono stati, come minimo, “poco attenti”. Gente tipo Giorgio Parisi e Fabiola Gianotti.

      Posso ridere?

    • Temo che siano stati i membri del GEV 02 a ridere poco e a prendere le cose un po’ più sul serio. Al momento di varare i criteri, hanno sottoscritto una metodologia di valutazione bibliometrica che non reggeva. E hanno finito per ammetterlo in un documento ufficiale (la relazione finale del GEV 02), dove dichiarano di aver tentato di metterci una pezza cercando di ricalibrare le scale di valutazione:
      __________________________
      “In questa situazione il GEV si è trovato nella necessità di ricalibrare la valutazione bibliometrica in corso d’opera.”
      __________________________
      Rapporto finale di Area Gruppo di Esperti della Valutazione dell’Area 02 (GEV02), pp. 20-22
      http://www.anvur.org/rapporto/files/Area02/VQR2004-2010_Area02_RapportoFinale.pdf
      __________________________
      Un tentativo generoso, che però non poteva rimediare ad un’altra fonte di scalibrazione (questa non dipendente dal GEV), ovvero la debole concordanza tra valutazione peer e valutazione bibliometrica:
      https://www.roars.it/online/lo-strano-caso-delle-concordanze-della-vqr/

    • Caro Salasnich,

      lei può ridere quanto le pare.

      Però voglio svelarle un segreto: se una procedura per valutare l’università italiana è talmente piena di falle da dover essere buttata nella spazzatura (come Roars ha mostrato) non è che la presenza di Giorgio Parisi, Fabiola Giannotti o Albert Einstein la renda migliore.

      Ribadisco che forse i suddetti (esclusi i defunti) avrebbero potuto/dovuto fare qualcosa in più.

      Allora si che ci saremmo fatti delle belle risate.

    • Appunto.

      Se un membro del GAV non era convinto delle procedure poteva dimettersi. Evidentemente i membri dei GAV hanno ritenuto che la procedura era valida.

      Mi fa ridere che si possa seriamente pensare ai membri dei GAV come a dei “bravi scienziati ma cretinetti” che “subiscono gli ordini di ANVUR”.

      Dato che alcuni (del 02) li conosco di persona, mi sembra più probabile l’opposto.

    • “bravi scienziati ma cretinetti” che “subiscono gli ordini di ANVUR”.
      =======================
      Evitiamo di virgolettare cose che nessuno ha scritto. Un minimo di correttezza, per favore.

    • Caro Salasnich,

      vedo che lei continua a ridere: il suo buon umore è sicuramente invidiabile.

      Meno invidiabile è l’incapacità di comprendere la tesi di un interlocutore.

      Chi l’ha detto che Parisi e C. siano dei ““bravi scienziati ma cretinetti” che “subiscono gli ordini di ANVUR””?

      Non so se interpreto il pensiero di De Nicolao ma quello che volevo dire io è che anche valentissimi scienziati possono essere completamenti subalterni alla visione che l’ANVUR e i nostri governanti hanno dell’Università e della valutazione. La redazione di Roars ha semplicemente raso al suolo questa visone con il suo lavoro quotidiano. Quanti sono i grossi calibri della scienza italiana che hanno avuto l’onestà e il coraggio di dire che questa procedura a base di “merito” ed “eccellenza” era uno specchietto per le allodole per nascondere la distruzione sistematica dell’università?

      Anche un validissimo scienziato può essere completamente subalterno alla visione politico-culturale dominante.

      Così, tanto per ridere, mi sa dire quanti matematici e fisici non firmarono il giuramento al fascismo, a parte Vito Volterra?

      Non è una lista lunga …

    • Come noto sono piuttosto tonto.

      Comunque la risposta è 0.

      Certo che paragonare il governo Renzi al Fascismo e la VQR al “giuramento di fedeltà” mi sembra un pochino esagerato. E lo dice uno che, a causa del cognome, a volte (magari, sigh) non viene trattato troppo bene.

      Ma, ripeto, sono tonto e quindi mi scuso se non capisco la profondità di certi dotti pensieri.

    • E’ tutto inutile. Luca S è passato al lato oscuro da quando ha saputo che Padova è prima nella VQR.
      .
      Più che da Asgard, da Alderaan 🙂

    • Quindi al di là di facili battute abbiamo stabilito il “dotto pensiero” che anche gli scienziati sono essere umani e possono, in certe circostanze, essere totalmente subalterni al clima dominante, anzi (vedi il caso di Francesco Severi) abbracciarlo con entusiasmo.

      Mi accontento.

      Per quanto riguarda paragoni “un pochino esagerati” suggerisco a Salasnich di considerare il contenuto dell’Italicum (pregevoli anche le modalità di approvazione), del Jobs Act e della Buona Scuola (Dio perdoni Marco Lodoli per aver coniato questo nome orwelliano).

      Per i dubbiosi ci pensa il nostro primo ministro con la sua strepitosa intervista di ieri sera a La7: “Mi piacerebbe il sindacato unico”. La coerenza non gli manca, Partito della Nazione, Sindacato Unico. Lasciamo lavorare il condottiero!

      D’altronde certe cose bisogna toccarle con mano. E’ come quando si parla dell’assenza di democraticità delle istituzioni europee. La gente si scandalizza. Un viaggetto nell’Ucraina dell’est messa a ferro e fuoco dai battaglioni neonazisti che supportano il legittimo (?) governo ucraino favorirebbe certo il dibattito.

    • Quello che cerco di dire è che, non essendo sprovveduti (anzi), non sono affatto subalterni al pensiero dominante, ma invece determinano il pensiero dominante.

      Queste cose ANVURiane non sono sposate solo da economisti italiani di università private o straniere, ma da molte piu’ persone.

      😉

      Ed è giusto cosi, come presidente di CCS posso dire che senza ANVUR neppure si sarebbe parlato in CCS dei problemi che ci sono con la didattica e gli spazi.

      Se avessi voluto abbracciare il “lato oscuro della forza” avrei studiato o ingegneria, o giurisprudenza o medicina o economia, e non fisica.

      🙂

    • Chi crede di determinare il pensiero dominante è spesso il primo ad esserne subalterno.

    • E’ nato prima l’accademico subalterno ai valori delle élite dominanti o sono nate prima le élite dominanti?

      Urge gruppo di studio.

      Forse si può proporre adeguata indagine bibliometrica all’ANVUR.

      (E un commentino, anche piccolo, sul rapporto tra il governo Renzi e i valori della Costituzione italiana? Niente? Neanche una battutina? Che delusione …)

    • Curiosità morbosa: ma prima dell’ANVUR di che parlavate nei CCS? Calcio? Moto? Vacanze?

      Ormai è una spirale, vogliamo sapere tutto.

    • Rispondo alla domanda relativa a che cosa si discuteva nei CCS prima di ANVUR.

      Premetto che da 18 anni frequento vari CCS. Nel passato come docente a contratto, negli ultimi 4 anni come PA, e da 2 anche come presidente (cioè coordinatore) di un CCS con docenti di diverse settori disciplinari.

      Solo da pochi anni c’è la valutazione dei docenti da parte degli studenti. E ad UNIPD da 2 anni questa valutazione è accessibile online a tutti.

      Vi sono docenti con valutazioni molto molto negative (anche 2 su 10 o 3 su 10) per molti anni consecutivi. Solitamente sono docenti non giovani (associati o ordinari) che rispondono in modo sprezzante agli studenti, non forniscono il materiale minimale di studio (esercizi svolti, soluzioni dei compiti), e qualche volta (o spesso a seconda dell’area disciplinare) non fanno proprio lezione mandando dei sostituti estemporanei. Bastano 2 o 3 casi per rovinare l’immagine di tutto un CCS.

      La presenza di un Gruppo di Auto Valutazione (GAV), con i rappresentanti degli studenti, è sicuramente uno strumento utile per evidenziare questi (ed altri) problemi. Cosi come è utile il Rapporto del Riesame, se fatto onestamente evidenziando tutti i problemi.

      Nel passato questa puntuale discussione delle criticità nella didattica non c’era nei CCS, non esistendo GAV e Rapporto del Riesame.

      Naturalmente per sapere queste cosa bisogna andare ai CCS. E devo dire che la presenza dei colleghi, tranne eccezioni, è piuttosto altalenante. L’idea un pochino è questa:

      “ok, abbiamo eletto Luca ed ora si arrangia”.

    • Caro Salasnich,

      credo alla sua buonafede ma lei casca malissimo, dato che frequento i CCS da 20 anni e passa. Si può essere contrari a porre dei limiti ai colleghi che non fanno adeguatamente il proprio lavoro? C’è qualcuno che è favorevole alle molestie o all’abigeato? Sospetto di no, almeno esplicitamente. E quindi per avere controlli adeguati sull’attività didattica o di ricerca bisognava mettere su questo allucinante baraccone in cui siamo immersi quotidianamente?

      Ora, si dà il caso che anche il sottoscritto abbia coordinato un CCS, anzi ho avuto il privilegio (diciamo così …) di farlo nella fase di “preattivazione”. Nella vita universitaria pensavo di averle viste tutte ma quella esperienza non la auguro al mio peggior nemico. Pura follia. Solo grazie al lavoro indefesso del direttore del dipartimento e di molti altri colleghi siamo venuti a capo di una battaglia burocratica a carattere psichedelico.

      Sicuramente i piani quinquennali sovietici erano più snelli.

      A nome di tanti colleghi invio un accorato appello all’ANVUR e ai suoi fautori: lasciateci lavorare.

      Grazie

    • “Si può essere contrari a porre dei limiti ai colleghi che non fanno adeguatamente il proprio lavoro?”

      Per esperienza diretta posso dire che si trovano docenti supergarantisti (più di uno) che ti dicono che farsi sostituire a lezione (anche 4 volte sui 5) non è grave.

      Mi ricorda l’episiodio del “Maestro Oceti” che mi hanno raccontato: un maestro di scuola elementare che a fine anni 40 (del secolo scorso) si faceva sostituire a scuola a Padova per andare a chiedere l’elemosina a Venezia.

  9. Caro De Nicolao,
    sono d’accordo che la competenza scientifica nel proprio settore non è condizione sufficiente per diventare esperto di strumenti di valutazione bibliometrica, tuttavia, se deve esistere la valutazione, preferisco che siano i membri della comunità scientifica, area per area, ad assumersi la responsabilità della valutazione piuttosto che un ipotetico gruppo di esperti di valutazione totalmente avulsi dal contesto scientifico nazionale ed internazionale che caratterizza quell’area.
    Non se esiste una terza possibilità (esperti in valutazione e competenti nell’area), ma mi sembra difficile.

    • Caro Ferrara, tutto dipende da come è organizzato l’esercizio di valutazione.
      Gli esercizi nazionali di valutazione che esistono sono fatti più o meno in due modi differenti. O sono bibliometrici (ad es. Australia) ed allora i valutatori (che non devono leggere neanche un rigo dei contenuti) sono esperti tecnici. O sono fatti con peer review (RAE/REF) ed allora sono i membri delle comunità scientifiche a valutare, perché devono leggere.
      L’Italia si è inventata l’opzione blended, un po’ bibliometria ed un po’ peer review, anche dentro gli stessi settori. Nelle aree bibliometrici e in area 13 sono stati scelti esperti disciplinari, e li si è messi a fare i tecnici bibliometrici! Con esiti disastrosi.
      In area 10,11,12,14 le cose sono andate un po’ meglio, perché si è fatta peer review. (La mia scommessa è che con la prossima VQR le cose peggioreranno anche in quelle aree, con l’ingresso delle liste di riviste che credo siano tanto care al membro “umanista” non in scadenza del consiglio direttivo.)

    • Baccini ha già risposto molto bene. Se la valutazione è fatta dai “peer”, è ovvio che debbano essere membri della comunità scientifica (ben selezionati per competenze scientifiche ed equilibrio) a prendersene carico. Purtroppo, nel primo giro abbiamo avuto qualche problema “di network” nella selezione al punto da avere un GEV che – in una parte non piccola – sembrava il comitato promotore di una (sfortunata) forza politica che candidava come premier uno (sfortunato) giornalista come Oscar Giannino. Se invece si ricorre a tecniche bibliometriche, non puoi farle improvvisare a chi si occupa di altro.

  10. Dove si leggono i nomi dei componenti dei comitati di selezione dei SIR? Al momento trovo solo degli “omissis” nei verbali in rete.
    Il confine fra GEV, CNGR, panel vari e CdS (FIRB,PRIN, SIR) è sempre molto sfumato.

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