La bufala del giorno

Nannicini, guarda che sulle #CattedreNatta confondi la NSF con la RSF (Rignano Science Foundation)

«Lascia stupefatti l’incultura istituzionale del sottosegretario Nannicini» aveva scritto Sofia Ventura su QN. Nannicini non gradisce e le replica a muso duro: «Falsità strumentali sulle Cattedre Natta». E le cita tre “casi di successo” da cui il governo avrebbe tratto ispirazione: NSF (USA), CERC (Canada) e ICREA (Catalogna). Ma i tre esempi ci azzeccano ben poco con le Cattedre Natta. Nel primo, il Presidente degli Stati Uniti nomina i membri di un board che non deve reclutare professori. Nel secondo, le proposte di reclutamento sono fatte dalle università e solo dopo due fasi di valutazione da parte di board indipendenti sono finanziate da un organismo presieduto da un ministro. Nel terzo, di dimensioni molto ridotte, una agenzia governativa sceglie attraverso panel composti da numerosi revisori un numero limitato di ricercatori eccellenti. Forse, Nannicini credeva di vendere collanine a sperduti indigeni di provincia. Collanine a parte, a noi pare però che il disegno sia chiaro. Ed emerge anche da un lapsus. Sul suo blog, Nannicini confonde la NSF con una inesistente «RSF la grande agenzia per ricerca statunitense».  Più che NSF, CERC o ICREA, quello che ha in mente il Sottosegretario preso dallo zelo di compiacere il Leader potrebbe essere il varo di una Renzi Science Foundation o Rignano Science Foundation, da cui distribuire tutte le risorse italiane della ricerca con commissione nominate direttamente dal Presidente del Consiglio. Avvalendosi dei preziosi consigli del sottosegretario – e quasi compaesano – Tommaso Nannicini, naturalmente.

 

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1. Nel PD poche idee e confuse

Cattedre Natta: poche idee e sempre più confuse, viene da dire dopo aver letto le repliche del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini alla gragnuola di obiezioni provenienti da ogni direzione, a partire dagli studenti e dai dottorandi per arrivare a scienziati pluripremiati ed ex giudici costituzionali.

Idee confuse nel partito di maggioranza, prima di tutto. Persino sulla natura e la finalità del provvedimento. Il 25 settembre, Francesca Puglisi, Responsabile nazionale Scuola del PD, spiegava al Messaggero che

Il decreto Natta sarà una sperimentazione per la selezione dei docenti universitari. Potrebbe rivelarsi un procedimento da estendere a tutti i docenti universitari, non solo alle supercattedre.

Passa giusto un mese e Nannicini smentisce la Puglisi su Repubblica. Le Cattedre Natta sono ancora un esperimento, ma solo per regolare meglio le chiamate dirette. L’ambizione di varare un nuovo programma di reclutamento viene smentita esplicitamente:

Questo non è un commissariamento dell’Università o un programma di reclutamento parallelo. E’ solo un programma sperimentale di premio al merito che vuole regolare un po’ meglio il meccanismo delle chiamate dirette

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2. “Gli atti contano, ma in questo caso si tratta di una procedura sperimentale

A Nannicini non va proprio giù che Sofia Ventura abbia scritto:

lascia stupefatti l’incultura istituzionale del sottosegretario Nannicini che a questo proposito ha sostenuto ieri che ciò che conta è la qualità delle commissioni, non l’atto amministrativo: un argomento con il quale si può giustificare qualunque arbitrarietà e sopruso.

Questa la replica di Nannicini:

La citazione è fuori contesto. Gli atti contano, ma in questo caso si tratta di una procedura sperimentale. Per scegliere i presidenti esterni delle commissioni Natta non esistono regole standard.

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Non possiamo fare a meno di domandarci cosa significhi “sperimentale” secondo Nannicini. Come se, con la scusa dell’esperimento, le regole istituzionali di un paese potessero d’incanto diventare degli optional. Si può cioè scrivere e adottare un “atto” (in questo caso un DPCM) persino contrario ai principi costituzionali, come ricorda tra gli altri Sabino Cassese (“Non s’erano mai viste tanta sfiducia nell’Università e tanta invadenza governativa, in violazione del principio di autonomia fissato dalla Costituzione”), perché, dopo tutto, è una “procedura sperimentale”. Speriamo che al governo non venga in mente, su suggerimento di qualche economista, di sperimentare la tortura per i terroristi o qualche misura coattiva per aumentare la fertilità della popolazione italica.

Ma procediamo e vediamo nel dettaglio l’esperimento. Nannicini si sofferma ancora sulla questione della la formazione delle commissioni:

Il Ministro Giannini proporrà nomi di fama internazionale, facendosi aiutare dai rappresentanti della scienza italiana come CRUI, CNR, CUN, Lincei e altri. Poi sarà la politica ad assumersi la responsabilità sulla qualità degli scienziati che dovranno allocare fondi pagati dai contribuenti.

La prima notazione: nell’atto amministrativo diffuso, di tutto questo non c’è traccia.

La seconda: il sottosegretario appare di nuovo assai confuso sui ruoli istituzionali. Alle prime obiezioni rispose:

La ministra si avvarrà del Presidente della CRUI e del Presidente del CNR

Manfredi ed Inguscio non hanno pubblicamente battutto ciglio. Le obiezioni sono rimaste le stesse. Ora arriva il CUN i Lincei ed altri. Dove quell’altri finale fa capire che si trova un posto per tutti, anche per qualche bocciofila del Valdarno aretino o fiorentino, se serve la causa.

Questa confusa dichiarazione va però presa sul serio. Perché potrebbe aprire la strada ad una procedura farsa simile a quella della nomina dei membri di ANVUR: alcuni illuminati scelti dal ministro suggeriscono al ministro una rosa di candidati da cui il ministro sceglie i membri delle commissioni. Ci piace far sapere al sottosegretario Nannicini che i risultati di questa procedura li abbiamo già visti. Con i risultati che sappiamo: selezione di scienziati organici. D’altra parte il richiamo alla “responsabilità della politica” del sottosegretario proprio questo ci dice: l’insofferenza per l’autonomia della ricerca e della scienza. Con la differenza che per ANVUR non c’è una garanzia costituzionale. Per la docenza universitaria al momento e fortunatamente ancora sì. E in questo paese non si possono fare esperimenti sociali che vanno in conflitto con la costituzione.

3. Collanine simil-internazionali per italioti sprovveduti

Ma è nella parte relativa al confronto internazionale che l’articolo del sottosegretario raggiunge vette difficilmente raggiungibili.

Per rivendicare la desiderabilità della nomina politica di commissioni chiamate a selezionare professori universitari porta tre esempi. E dichiara che a questi tre “casi di successo” si è ispirato il governo.

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  • Scrive Nannicinii vertici della NSF (la maggiore agenzia statunitense che gestisce i finanziamenti alla ricerca) sono di nomina politica”.

A questo punto, ci immaginiamo il lettore del QN abbagliato dal luccichio dell’esempio statunitense, ed intimidito dal fatto di non sapere cosa sia quella cosa ricordata soltanto con un acronimo. Lo immaginiamo immaginare che la NSF sarà una qualche agenzia statunitense che seleziona i professori. Lo aiutiamo noi il lettore del QN. La NSF è la National Science Foundation, una agenzia federale indipendente che distribuisce fondi alle università negli Stati Uniti per la ricerca di base in ogni campo eccetto la medicina. E che finanzia la realizzazione di grandi attrezzature scientifiche come i telescopi del progetto eyes on the sky. Nella descrizione delle attività si legge:

Unlike many other federal agencies, NSF does not hire researchers or directly operate our own laboratories or similar facilities

Cioè, la NSF non sceglie i professori eccellenti delle università degli Stati Uniti. Proprio un esempio calzante da parte del sottosegretario Nannicini.

Ma anche sulla nomina c’è da fare una notazione interessante. Il direttore ed i 24 membri del board della NSF sono nominati dal Presidente degli Stati Uniti, ma devono essere confermati dal Senato. Il che introduce nella procedura il controllo del parlamento.

I membri hanno un mandato non rinnovabile di 6 anni. Il loro compito è individuare la frontiera della conoscenza e decidere dove rivolgere i finanziamenti. Un compito di indirizzo della ricerca guidato dalla politica ovvio ed opportuno.

NSF’s job is to determine where the frontiers are, identify the leading U.S. pioneers in these fields and provide money and equipment to help them continue.

Ci piace ricordare che nel nostro paese al posto di un organismo indipendente che finanzia (parte) della ricerca di base, abbiamo costituito l’Istituto Italiano di Tecnologia e tra un po’ avremo Human Technopole. Cioè strutture create direttamente dal politico di turno, con vertici decisi direttamente dalla politica e con finanziamenti ad hoc decisi direttamente dalla politica. Chissà perché il sottosegretario Nannicini non ha suggerito, dall’alto della sua competenza, di prendere a modello la NSF per costituire un’agenzia indipendente per il finanziamento della ricerca, anziché fare rifilare al contribuente italiano il futuro Human Technopole.

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  • Passiamo ora al secondo esempio. Le “Canadian Chairs”. Anche qui ci immaginiamo il lettore del QN impressionato che immagina il governo canadese nominare commissioni di professori guidate da presidenti non-canadesi che scelgono centinaia di altri professori eccellenti da insediare in nuove cattedre. Anche in questo caso aiutiamo noi il lettore del QN a capire meglio di che si tratta.

Le Canada Excellence Research Chairs sono una iniziativa del governo canadese coordinata congiuntamente da un organismo (TIPS) che riunisce membri delle tre agenzie (council) deputate al finanziamento della ricerca canadese. Nel comitato di indirizzo siede il ministro dell’innovazione canadese. Ma l’attribuzione delle cattedre avviene con una procedura che mette una distanza notevole tra politica e ricerca. La selezione avviene in due fasi. Nella prima fase le università competono per opportunità di avere una cattedra finanziata. La decisione su quali proposte delle università finanziare viene presa attraverso un processo di peer review in cui interagiscono un selection board (dove il ministro siede solo come osservatore) ed un panel di revisori. Tra tutte le proposte presentate ne vengono selezionate un certo numero. A questo punto le università propongono gli scienziati cui assegnare le cattedre. E il comitato di selezione coadiuvato dal panel di revisori sceglie quali cattedre finanziarie. Si tratta di un processo nella sostanza bottom-up in cui sono le università a scegliere. E il TIPS a finanziare.

Il lettore del QN si chiederà: ma quante sono le Canada Excellence Research Chairs? Ad oggi sono 23! Scienziati di punta davvero quelli canadesi, non come i professori del merito immaginati dal sottosegretario Nannicini.

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  • Ed eccoci ora al terzo esempio, quello europeo, “L’ICREA catalana”. Anche qui siamo costretti a venire in soccorso al povero lettore del QN. Anche in questo caso non c’è una commissione di tre persone nominata dal Primo Ministro spagnolo che sceglie direttamente i vincitori delle cattedre. C’è una agenzia governata da un board presieduto dal ministro catalano “dell’impresa e della conoscenza” (Conseller d’Empresa i Coneixement). Con lui ci sono due membri scelti dal parlamento catalano, un membro designato dalla fondazione catalana per la ricerca e due membri designati dal consiglio dei collaboratori. Il board è cioè bilanciato in modo tale da non attribuire al governo catalano tutto il potere nella definizione delle attività di ICREA, che non si limitano alla sola scelta di vincitori delle cattedre ICREA. L’attività di selezione viene svolta da panel composti da numerosi selezionatori ed organizzati in 5 grandi aree scientifiche. Anche in questo caso, forse l’unico con qualche somiglianza con le cattedre Natta, esiste un bilanciamento istituzionale che introduce una certa distanza (a nostro parere comunque insufficiente) tra politica e scelte scientifiche. Quante sono le cattedre ICREA? In 15 anni ICREA ha reclutato 328 ricercatori! 21 ricercatori per ogni anno di attività.

Sulle questione ICREA è forse utile ricordare che la selezione spagnola sta dando luogo a qualche problema non secondario, con alcuni casi divenuti oggetto  di notevole polemica in terra di Spagna.

In sintesi:

  • nel primo esempio il Presidente degli Stati Uniti nomina i membri di un board che non deve reclutare professori;
  • nel secondo le proposte di reclutamento sono fatte dalle università e dopo due fasi di valutazione da parte di board indipendenti sono finanziate da un organismo presieduto da un ministro;
  • nel terzo, di dimensioni molto ridotte, una agenzia governativa sceglie attraverso panel composti da numerosi revisori un numero limitato di ricercatori eccellenti.

Ma i tre esempi scelti da Nannicini cosa ci azzeccano con le Cattedre Natta? Cioè con l’immissione nel sistema italiano di 500 docenti scelti da commissioni nominate dal governo? Forse credeva di vendere collanine a sperduti indigeni di provincia.

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4. “RSF la grande agenzia per ricerca statunitense”. Ma non si chiamava NSF?

A noi pare però che il disegno sia chiaro. Ed emerge forse anche da un lapsus del sottosegretario Nannicini. Quando scrive sul suo blog confonde la NSF con una inesistente

RSF la grande agenzia per ricerca statunitense

Forse la RSF che ha in mente il Sottosegretario alla presidenza del consiglio, preso dallo zelo di compiacere il Leader, è un progetto di cui le cattedre Natta potrebbero essere il primo esperimento: la creazione di una Renzi Science Foundation o di una Rignano Science Foundation, da cui distribuire tutte le risorse italiane della ricerca con commissione nominate direttamente dal Presidente del Consiglio. Avvalendosi dei preziosi consigli del sottosegretario – e quasi compaesano – Tommaso Nannicini, naturalmente.

Un po’ di ragione, però, bisogna darla anche ai difensori del premier. Evocare lo spettro del fascismo per le Cattedre Natta è davvero troppo. Come diceva quel tale? “La storia si ripete sempre due volte: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa”.

Ecco, se dovessimo pensare ad un parallelo cinematografico, il film che sta andando in onda, più che ricordarci All’armi siam fascisti, ci fa venire in mente Amici Miei.

O, meglio ancora: l’Audace colpo dei soliti ignoti.

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5 Comments

  1. Enrico Mauro says:

    Non spero che l’Italia, prima o poi, diventi modello per altri Paesi.
    Ma ‘imitare’ la Catalogna mi sembra esagerato. E perché non il Gambia o il Madagascar?

  2. indrani maitravaruni says:

    Siamo esterofili, no? Comunque guardategli la faccia e rivolgete un pensiero a Lombroso.

    • sono un anonimo e non ci metto la faccia, ma nemmeno tu. quindi lascia stare Lombroso per favore. ma che livello è questo?

  3. indrani maitravaruni says:

    Il loro livello. E decidono per noi.

  4. allora non scendere al lor livello. grazie

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