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Le riviste “scientifiche” dell’ANVUR: dal sacro al profano e dalle stelle alle stalle

Le nuove frontiere della scientificità nelle scienze umane e sociali secondo l’ANVUR: da Yacht Capital a Suinicoltura
passando attraverso Airone e Leadership Medica

Il 20 settembre, l’ANVUR ha pubblicato la lista delle riviste scientifiche per i settori non bibliometrici. La lista è stata inspiegabilmente tenuta nel cassetto per più di tre settimane dopo il 27 agosto, data di pubblicazione delle mediane “definitive”, per il cui calcolo era indispensabile che la lista fosse già pronta. I maligni pensavano che il ritardo fosse dovuto a tentativi di aggiustare la lista ex-post. In tal caso, le mediane pubblicate perderebbero validità e, per non basare le abilitazioni su dati falsi, se ne dovrebbe pubblicare una terza edizione.

Stentiamo a credere che l’ANVUR, dopo aver dovuto correggere le mediane, la cui prima versione era errata, ne abbia nuovamente compromesso la validità manipolando le liste su cui tali mediane si basano. E tuttavia rimane il mistero di oltre tre settimane di ritardo per pubblicare un elenco che doveva già esistere in formato elettronico dal 24 agosto, data di pubblicazione della prima versione delle mediane per i settori non bibliometrici.

Qualunque sia la spiegazione, dopo una prima lettura, preferiamo credere che se l’ANVUR avesse avuto piena coscienza di cosa contiene la sua lista delle riviste scientifiche, non l’avrebbe mai pubblicata nella forma in cui è apparsa. Infatti, se avrete la pazienza di addentrarvi in queste tabelle, solo apparentemente aride, verrete ripagati dei vostri sforzi. Tra le righe, si celano sorprese inattese, degne del miglior dadaismo, quasi una caccia al tesoro architettata a bella posta da un Artefice malizioso, che voglia ridicolizzare l’inane sforzo di classificare l’universo della scientificità.

Commentare analiticamente le liste per le diverse aree è un compito che richiederà tempo e per il quale ci affidiamo anche alle competenze e alle osservazioni dei lettori.

Ci limitiamo qui a un piccolo florilegio, che suscita un’inevitabile domanda: che fine ha fatto la definizione di “rivista scientifica”? L’osservatore disorientato teme che si sia persa insieme al tanto sbandierato concetto di “merito” in un farsesco carosello dell’assurdo le cui dimensioni crescono ormai di giorno in giorno.

Prima di partire per la caccia al tesoro, vi ricordiamo che, secondo il “documento di accompagnamento alle mediane non bibliometriche“, una rivista è scientifica se:

la descrizione della rivista o la politica editoriale prevedono esplicitamente il riferimento alla natura scientifica e alla pubblicazione di risultati originali / esiste un comitato scientifico della rivista / il comitato editoriale ha una composizione in cui la componente accademica è rilevante e/o il direttore della rivista ha affiliazione accademica […]

[e in ogni caso]

sono stati in linea di massima esclusi:
– quotidiani
– settimanali
– periodici di cultura, politica, attualità, costume
– periodici di recensioni
– riviste di divulgazione scientifica
– riviste di taglio esclusivamente professionale e di aggiornamento
– riviste di associazioni di categoria, ordini e associazioni professionali, enti pubblici nazionali e locali, istituzioni pubbliche non scientifiche di varia natura
– riviste espressione di formazioni politiche, sindacali, religiose
– “house organ” aziendali
– bollettini, newsletter
– riviste promozionali

Buon divertimento, se così si può dire.

 

1. La nobile arte della politica: ma siamo bipartisan.

LIBERTIAMO.IT (direttore: Benedetto Dalla Vedova [errata corrige: Carmelo Palma])
Rivista scientifica per area 12- Scienze Giuridiche

LE NUOVE RAGIONI DEL SOCIALISMO (cessata, direttore E. Macaluso)
Rivista scientifica per area 12 – Scienze Giuridiche

ALTERNATIVE PER IL SOCIALISMO (direttore Fausto Bertinotti)
Rivista scientifica per area 10 – Scienze dell’antichità filologico-letterarie e storico-artistiche

FFWEBMAGAZINE Periodico online diretto da Filippo Rossi (Fare Futuro Web Magazine), legato a Futuro e libertà, non più online dal 2011.
Rivista scientifica per area 12 – Scienze Giuridiche

2. Scherza coi fanti …

ARTE E FEDEsupplemento del mensile Evangelizzare, rivista per “animatori di catechesi”, già Informazioni UCAI, Unione cattolica artisti italiani (Direttore ignoto).
Rivista scientifica per area 10 – Scienze dell’antichità filologico-letterarie e storico-artistiche

RIVISTA DEL CLERO ITALIANO
Rivista scientifica per area 10 – Scienze dell’antichità filologico-letterarie e storico-artistiche

 

LA VITA CATTOLICA
Rivista scientifica di area 12 – Scienze giuridiche

 

INSEGNARE RELIGIONE “Strumento di lavoro per l’insegnamento della Religione Cattolica nella Secondaria di primo e secondo grado”
Rivista scientifica per area 11 – Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche, psicologiche

3. La solidarietà innanzi tutto

CITTADINI DAPPERTUTTO (Direttore ignoto)
Rivista scientifica per area 10 (Scienze dell’antichità filologico-letterarie e storico-artistiche) e 11 (Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche, psicologiche)

4. “sono in linea di massima esclusi i periodici di cultura, politica, attualità, costume”

 

DIARIO DELLA SETTIMANA (periodico cessato diretto da ultimo da Massimo Rebotti)
Rivista scientifica per area 10 – Scienze dell’antichità filologico-letterarie e storico-artistiche


LA RIVISTA DEI LIBRI(Direttore Pietro Corsi. Ha cessato le pubblicazioni nel 2010. Edizione italiana della NY Review of Books)
Rivista scientifica per area 10 – Scienze dell’antichità filologico-letterarie e storico-artistiche

5. Dacci oggi il nostro quotidiano (“sono in linea di massima esclusi i quotidiani”)

IL MATTINO DI PADOVA
Rivista scientifica per area 10 – Scienze dell’antichità filologico-letterarie e storico-artistiche

IL SOLE 24 ORE
Rivista scientifica per area 13 – Scienze economiche e statistiche

6. Ci piace lo sport. E anche i misteri di Leonardo.


ETRURIA OGGI
, rivista di Banca Etruria.
Rivista scientifica per area 10 – Scienze dell’antichità filologico-letterarie e storico-artistiche

7. Misteri della natura.

AIRONE
Rivista scientifica per area 10 – Scienze dell’antichità filologico-letterarie e storico-artistiche

8. Il lusso è un diritto

YACHT CAPITAL (“Più che una testata specializzata, Yacht Capital si propone come magazine di costume e life-style [...] ospita anche interviste esclusive e incontri con i più illustri esponenti di questo prestigioso ambiente, personalità di spicco della finanza e dell’industria con la passione per il mare. E’ un aspetto che assicura a Yacht Capital il gradimento del pubblico femminile, solitamente assente negli specializzati.”)
Rivista scientifica per area 8 – Ingegneria civile e architettura

NAUTICA
Rivista scientifica per area 8 – Ingegneria civile e architettura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

BARCHE
Rivista scientifica per area 8 – Ingegneria civile e architettura

 

9. Ci piace il salame

RIVISTA DI SUINICOLTURA, “il punto di riferimento imprescindibile per gli allevatori di suini, per i tecnici e per le imprese impegnate nell’indotto della filiera suinicola nazionale
Rivista scientifica per area 13 – Scienze economiche e statistiche

10. Riviste?

ENCICLOPEDIA DEL DIRITTO
Rivista scientifica per area 12 – Scienze giuridiche

 

11. Approfondimenti interdisciplinari

LEADERSHIP MEDICA
Rivista scientifica per area 11 – Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche, psicologiche

 

11. Adesso tocca a voi

Siamo certi che la caccia al tesoro non è terminata. Lasciamo ai nostri lettori il compito di scoprire tutte le perle che il malizioso Artefice ha seminato nelle liste ANVUR delle riviste scientifiche.

Piuttosto, c’è da domandarsi perché le liste siano state infarcite di riviste a carattere divulgativo che assai difficilmente rispettano i requisiti di scientificità  che la stessa ANVUR ha formulato. Da un lato, potrebbe essere solo una conseguenza dell’inadeguatezza della base dati del CINECA, la cui classificazione delle riviste lascia molto a desiderare. Si tratta di un fatto noto, segnalato a più riprese su ROARS (“Ancora una volta un problema di dati. Ovvero perché non si riesce a partire dall’inizio“ e “Mediane di argilla”), che avrebbe dovuto essere preso in considerazione prima di compromettere la credibilità dell’ANVUR impegnandola in una “missione impossibile” dagli esiti non solo catastrofici ma persino ridicoli.

In alternativa, si può immaginare la pressione esercitata da professori ordinari che correvano il rischio di subire l’onta di un semaforo rosso. Mantenere nella lista anche pubblicazioni poco o per nulla scientifiche era l’unico modo per evitare clamorose eliminazioni di personaggi talmente influenti da mettere i GEV e l’ANVUR in un angolo?

Da ultimo, non va dimenticato che queste liste così allargate rendono abilitabili anche pubblicisti che hanno pubblicato poco o nulla su riviste scientifiche di qualità. Basta essere un collaboratore fisso di una di queste riviste e – voilà – la seconda mediana (quella del numero di articoli scientifici e di capitoli di libro) è superata di slancio. Forse è il momento di gettare un occhio ai regolamenti di ateneo che governeranno i successivi concorsi locali, decisivi per assumere gli abilitati. Queste liste di riviste sono un regalo a chi è scientificamente debole ma politicamente forte a livello locale.

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173 Comments

  1. Guido Abbattista says:

    Tutto giustissimo. Ma faccio anche la seguente domanda: da quanto esistono database delle pubblicazioni a livello locale ? Alcuni anni. Sono cambiati. Ora c’è U-GOV, credo abbastanza generalizzato. Bene: avete mai provato ad analizzare questi dati ? Non ora, per VQR o abilitazioni, ma per finalità di valutazione interna. Cosa ne risulta ? Che sia carta straccia ? Assolutamente no. Se uno vuole, può senza alcun dubbio descrivere le proprie pubblicaizioni in modo chiaro ed esauriente: non ci vuole nessun bibliotecario o esperto di bibliografia (col massimo rispetto per queste competenze, funzioni e servizi essenziali). I problemi principali invece sono due: 1) i docenti e ricercatori che non si sono dati la pena di inserire i dati nel tempo (di qui la famosa proroga di questa estate), e 2) i dati incompleti errati, purtroppo anche per malafede. Entrambi i punti di chi sono reponsabilità, se non della catena locale ? Ma come si fa a dire che non si sapeva a cosa servisse e quindi tanto valeva che fosse un pot-pourri ? La struttura del database permetteva agevolmente una classificazione in tipologie editoriali non esposta ad ambiguità; ora poi è stata migliorata. E un sistema come questo, in uso da tempo, lo vogliamo considerare totalmente non affidabile ? E allora con cosa si lavora ? Coi fondi di caffè ? o con le genericità proposte illo tempore daorgani istituzionali ? Rifugiarsi nell’anagrafe nazionale della ricerca è esattamente quello che ha fatto l’ANVUR e non li seguirei nel buttare la palla in fallo. L’errore sta altrove: nella fretta di mandare avanti i processi senza risolvere passo dopo passo i problemi, a cominciare dalla verifica dei dati di partenza; nel coinvolgimento incoerente e contraddittorio delle società scientifiche; e nelle verifiche finali frettolose. Ovvio che è impossibile credere che abbiano lasciato Il Sole 24 Ore o simili (non arrivo però a pensare che l’abbiano fatto perché da voce all’agenzia, anche perché ha sempre dato voce anche a fieri anti-agenzia). In conclusione: io cercherei di guardare soprattutto ai fatti, senza necessariamente costruire impalcature di complotti neo-sovietici o neo-liberali, meritocratici o meno, aziendalisti o statalisti, senza dimenticare – e Roars nella sostanza mi pare non dimentichi – che l’università italiana si è cullata per anni da un lato nel piagnisteo e negli slogan e dall’altra nella speranza che tanto tutto sarebbe continuato come prima (il famoso “chiagni e fotti”, da tanti ancora oggidì praticato nonotante ne siano venuti meno i riscontri).

  2. Domandona: e se l’ANVUR avesse evitato di fare uno screening rigoroso, al di la delle indicazioni ottenute dalle società scientifiche (che rappresentano una pezza di appoggio “tipo-perizia”) per paura di nuovi e molteplici ricorsi (di individui) per l’esclusione di singoli “prodotti scientifici” con la stessa ratio del ricorso dell’AIC? Voglio dire: se tutti dicono che in passato non c’era mai stata una classificazione delle sedi editoriali, a fortiori non c’era nemmeno il discrimine “minimo” scientificità-non scientificità (delle riviste). E quindi a fortiori si applica “localmente” la stessa logica di Onida… (è un’interpretazione un po’ nichilista, lo so, ma fitta con la situazione…)

    • Giuseppe De Nicolao says:

      A sua difesa, l’ANVUR dirà che gli errori sono pochi in percentuale (e ci mancherebbe, verrebbe da dire). Eppure alcuni erano macroscopici. Backdoors ad personam? Ritengo comunque plausibile che l’ANVUR stia facendo di tutto per ridurre il numero dei semafori rossi perché, dopo le ammissioni sulle irregolarità nel calcolo delle mediane, non ha le carte in regola per reggere l’urto di eventuali ricorsi. Mediane indicative e verde per tutti sono il miglior viatico alla sopravvivenza politica dell’agenzia. Poi, quotidiani compiacenti esalteranno il ruolo dissuasivo delle mediane “indicative” e dei semafori “temporaneamente rossi” (che hanno fatto ritirare un bel po’ di aspiranti commissari) ed ecco salvi capra e cavoli. Tante medaglie di cartone per gli universitari ed il titolo di profeti della meritocrazia per Profumo & ANVUR. Il mancato filtro metterà promozioni e reclutamento nelle mani dei poteri locali che ringrazieranno anche perché se fai vincere un abilitato, per quanto debole egli sia, è più difficile gridare a uno scandalo. Riusciranno i nostri eroi nella loro impresa? La strada è costellata di ostacoli e di ricorsi.

  3. Fausto di Biase says:

    mi scuso per il fuori tema, ma devo dire che la frase “ma fitta con la situazione” mi fa venire una fitta al cuore; in italiano, a quanto pare, si può trasumanare ma non si può fittare; continuiamo così …

    • Giusto, ma siccome anche tu, come me, sei un frequentatore di blog, dovresti sapere che c’è una consolidata tradizione di grammatica e stile libertario, soprattutto a livello dei commenti.

      Io, personalmente, mantengo una convenzione per cui non scriverei mai “fitta con la situazione” nel corpo di un testo di un “post”/articolo (di cui sono autore), ma me lo consento all’interno di un commento. Altrimenti la vita di social network sarebbe più scarsa, e anche troppo sobria…

  4. Guido Abbattista says:

    Fitta la nebbia in Val Padana. Che nel database Cineca ci siano dati che secondo ogni logica professionale non dovrebbero esserci o che, se ci sono, non dovrebbero servire alla valutazione della ricerca (=originalità e validazione preventiva dei requisiti formali da parte di un comitato scientifico e dei pari) mi pare fuori discussione: credo che non ci voglia un referendum nella comunità per accettare un criterio come questo (e altri altrettanto semplici e intuitivi). Discriminare è già ripulire: e questo non è difficile né complicato. Era giusto farlo e lo si è fatto (e tra l’altro il numero di prodotti esclusi dai conteggi perché su riviste non scientifiche, a quel che mi risulta, è stato trascurabile). E’ complicato complicarsi la vita e fare gli errori in sede di sintesi, questo sì. E comunque ci sarà di sicuro qualcuno che, attaccandosi al pretesto dell’inattendibilità, farà ricorso perché la sua noticina bibliografica non è stata conteggiata.

  5. Pingback: Le strane pubblicazioni scientifiche italiane « Mazzetta

  6. Giuseppe De Nicolao says:

    La Repubblica.it riprende la notizia. Ampio spazio alle giustificazioni di Graziosi e Fantoni che fingono di non sapere che l’attività divulgativa non è per nulla disdicevole per un professore (come pure non è disdicevole tenerne traccia negli archivi istituzionali) e che la stessa ANVUR aveva ammesso pochi giorni prima che il database CINECA era inadeguato:

    “ciò ha reso le operazioni connesse all’abilitazione complicate e soggette a imprecisioni ed errori. Di necessità, il sito docente CINECA ha suffragato [sic] la mancanza dell’ANPRePS, e l’ANVUR non potuto far altro [sic] che utilizzare le informazioni ivi volontariamente inserite dai docenti.”
    (Abilitazioni e Mediane: “ANVUR non potuto fare altro”. Profumo sotto accusa? http://www.roars.it/online/?p=12265)

    Il compito dei gruppi di lavoro era proprio quello di identificare le riviste scientifiche. Incolpare i professori di scrivere sul Sole 24 Ore (ma lo stesso vale per Airone) e di registrare questi articoli sul sito docente è un argomentazione fallace, perdonabile se usata da un uomo della strada poco istruito. Molto meno perdonabile se usata come autodifesa da un Alto Esperto di Valutazione (Graziosi) coinvolto nella compilazione delle liste o persino dal Presidente dell’ANVUR (Fantoni). Tentare di giustificarsi a tutti i costi utilizzando argomenti tecnicamente fragili non fa che peggiorare la reputazione di un agenzia sempre più in crisi di credibilità.

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    Il gotha delle riviste scientifiche italiane?
    ‘Barche’, ‘Suinicoltura’, ‘Etruria Oggi’…
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    http://www.repubblica.it/scuola/2012/09/27/news/riviste-43361884/
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    Una commissione stila la lista delle riviste che danno punteggio a chi riesce a pubblicarvi sopra articoli (scientifici) per concorrere a una cattedra o indirizzare finanziamenti verso i singoli atenei. E ci sono molte sorprese, che il ministero sta esaminando

    di CORRADO ZUNINO
    Lo leggo dopo

    Il gotha delle riviste scientifiche italiane? ‘Barche’, ‘Suinicoltura’, ‘Etruria Oggi’…
    ROMA – La lista pazza delle riviste scientifiche è l’ultimo B-movie girato al ministero dell’Istruzione (e dell’Università e della Ricerca, più appropriatamente nel caso). Dopo i test casuali per il concorso per presidi, i quiz scandalo sui tirocini formativi, il ponderoso dibattito sulla bontà delle mediane dei titoli necessari per accedere al ruolo di commissario universitario, i bandi pecorecci dell’Università di Firenze, ecco le “riviste scientifiche patinate”. Un nuovo cult, un inedito nel mondo. Le riviste scientifiche danno punteggio a chi riesce a pubblicarvi sopra articoli (scientifici), concorrono a far ottenere una cattedra, aiutano a inclinare i finanziamenti verso i singoli atenei.

    ….

    Uno degli accademici, Andrea Graziosi, tra gli esperti chiamati dall’Anvur (per 3 mila euro lordi) a definire che cosa è rivista di ricerca e cosa no, si è difeso così: “Sono orgoglioso di questo lavoro, siamo partiti dagli inferi. Da anni troppi professori pubblicano qualsiasi cosa e lo mettono nell’archivio Cineca, li abbiamo fermati. Abbiamo scartato riviste spazzatura, l’Anvur andrebbe premiata per aver portato questo enorme scandalo alla luce”.

    Il ministro Francesco Profumo ha la questione “riviste pazze” in bella vista sulla scrivania e ha già chiesto al presidente dell’Anvur un rapido cambio di rotta: “Ci vogliono regole precise per far sì che il sistema diventi virtuoso, pubblicare su riviste di nessuna rilevanza e nessuna attinenza deve dare all’autore un punteggio uguale a zero”, è il concetto passato a Stefano Fantoni. Sì, Fantoni, il presidente dell’Anvur, un fisico. È in difficoltà: “Stiamo lavorando sulla questione proprio in queste ore”, dice. “Gli errori materiali in realtà sono pochi. Abbiamo tolto dalla lista i quotidiani, per il resto le riviste indicate resteranno tutte, le hanno volute mettere i nostri esperti”. Yacht capital? “Per gli architetti che si occupano di barche è un riferimento. Su alcuni titoli anch’io sono perplesso, ma la nostra commissione è fatta di personalità insigni”. D’altro canto, dice, “è il primo lavoro del genere in Italia, le pubblicazioni sono un diluvio e i docenti e i ricercatori universitari dovrebbero smetterla di pubblicare i loro scritti su riviste fuori misura e fuori standard. Assicuro, non abbiamo ceduto ad alcuna pressione editoriale, né politica né ecclesiastica”.

    • Sono certo che non hanno ceduto a nessuna pressione. Sono talmente incompetenti che sarebbero inaffidabili anche come corrotti.

      Comunque se i giornalisti danno spazio a sto ciarpame senza contraddittorio finirà come ampiamente previsto: l’Anvur ha fatto il danno e l’intera università italiana pagherà il conto, facendo una volta di più da “testa-di-turco” per lo scatenarsi dello sport nazionale della diffamazione. Francamente deprimente.

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