Uno spettro si aggira nei corridoi di ANVUR e INVALSI: da un governo che sfida l’europa sull’economia quali interventi è ragionevole attendersi sugli organismi di valutazione della scuola e delle università? Gli addetti ai lavori sanno bene che il potenziamento dei due enti era tra le richieste della “letterina” inviata dalla commissione europea al governo italiano per il rispetto dei parametri del patto di stabilità. La lettera segreta di Jean Claude Trichet e Mario Draghi (5 agosto 2011) auspicava che diventasse “sistematico l’uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione)”, una richiesta pienamente recepita nell’agenda Monti. Ne seguì il potenziamento di ANVUR e INVALSI, cui norme successive hanno attribuito crescenti compiti e funzioni, ponendoli a fulcro del sistema dell’istruzione. Ed è dalla banca d’Italia che sono stati scelti commissari straordinari e presidenti di INVALSI come pure i direttori generali di Anvur. Fa eccezione la Presidente attuale di Invalsi, pedagogista, che però non si scosta dalle ricette di potenziamento del capitale umano/selezione/meritocrazia che da sempre accompagnano il processo di globalizzazione. Intanto, INVALSI procede con la schedatura psicometrica di massa dei bambini e le rilevazioni semi segrete OCSE-INVALSI sulle soft skills. Ora che c’è un governo che sfida l’europa sul bilancio, quali saranno le ricadute sulle politiche della valutazione, fino ad oggi dettate da “letterine europee” e attuate da tecnocrazie autoreferenziali? Chissà se il ministro Bussetti si è accorto delle dichiarazioni della Presidente INVALSI, secondo la quale “non ci risultano cambiamenti radicali”. A giudicare dai tweet che si vedono in giro, altri nel governo e nel suo partito sembrano avere ben chiaro il punto. E nei corridoi di INVALSI ed ANVUR si respira aria pesante.

 

Uno spettro si aggira nei corridoi di ANVUR e INVALSI: da un governo che sfida l’europa sull’economia quali interventi è ragionevole attendersi sugli organismi di valutazione della scuola e delle università? Le due questioni non sono così distanti come potrebbe sembrare. Quello che può sfuggire al lettore medio di Roars, è invece ben presente agli addetti ai lavori: il potenziamento dei ruoli dei due enti e della valutazione era tra le richieste della letterina inviata dalla commissione europea al governo italiano per il rispetto dei parametri del patto di stabilità.

Tutti ricorderanno la lettera segreta di Jean Claude Trichet e Mario Draghi (5 agosto 2011), che condizionava l’acquisto di titoli del debito italiano sul mercato secondario da parte della banca centrale europea all’adozione di una serie di misure economiche. Si trattava della lettera “che ha cambiato l’Italia”, come commentava Giacomo Vaciago (IlSole24ore del 3 agosto 2012), quando ormai il governo Berlusconi era stato sostituito dal governo dei tecnici guidato da Mario Monti.

Nella lettera segreta, tra l’altro si “incoraggiava” il governo italiano a

prendere immediate misure  per garantire una revisione dell’amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l’efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l’uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione).

Queste esigenze furono pienamente recepite nell’agenda Monti, cui dedicammo, a suo tempo, un lungo commento. E’ quindi opportuno rileggere i passaggi chiave di quell’agenda in relazione all’istruzione [il grassetto è nostro]:

Bisogna prendere sul serio l’istruzione, la formazione professionale e la ricerca. La scuola e l’università sono le chiavi per far ripartire il Paese e renderlo più capace di affrontare le sfide globali. […] Da subito occorre completare e rafforzare il nuovo sistema di valutazione centrato su INVALSI e INDIRE, basato su indici di performance oggettivi […]. In materia di ricerca, occorre proseguire e affinare il progetto avviato dall’ANVUR per il censimento e la valutazione sistematica dei prodotti di ricerca.

La risposta concreta dell’Italia alla lettera segreta è stata il potenziamento  di ANVUR e INVALSI, cui norme successive hanno attribuito crescenti compiti e funzioni, ponendoli a fulcro del sistema dell’istruzione.

Dopo intricate vicende, tra cui anche il commissariamento, proprio uno dei commissari fu alla fine nominato presidente dell’Istituto nel gennaio 2008: si trattava di Piero Cipollone, economista della Banca d’Italia. Dopo le sue dimissioni si ricorse di nuovo ad un commissario straordinario (2011-2013): Paolo Sestito, anche lui economista della Banca d’Italia.

Maria Chiara Carrozza, ministra PD del governo Letta, poco prima della scelta del nuovo presidente, ne tratteggiò in una intervista il profilo ideale:

Il mio prossimo presidente ideale deve agire in continuità con le due precedenti presidenze di Cipollone e Sestito. Deve essere convinto della necessità della valutazione dell’intero sistema di educazione e formazione italiano, senza se e senza ma. Non deve avere nessun dubbio circa la necessità di mantenere le due caratteristiche principali dell’attuale sistema nazionale di valutazione. Vale a dire: la necessità di somministrare prove standardizzate e confrontabili e la necessità di una somministrazione censuaria e non campionaria.

Niente paura quindi: continuità. Ed ecco la nomina di Anna Maria Ajello, pedagogista, confermata poi per un secondo mandato dalla ministra Fedeli (governo Gentiloni).

Mentre attendiamo con ansia la sua opinione sulle prove psicometriche censuarie somministrate dal suo istituto senza consenso informato, ci piace segnalare questa intervista rilasciata a fine settembre. Dove attribuisce al ministro Bussetti una volontà di continuare con le politiche pregresse: “non ci risultano cambiamenti radicali”. La Ajello sostiene addirittura che “il Ministro Bussetti ha suggerito di mettere a punto anche nuove prove (di geografia e sulle soft skill)”.

Il ministro Bussetti e questo governo avallerebbero, secondo la Ajello le rilevazioni semi segrete OCSE-INVALSI sulle soft skills.

Veniamo ora ad ANVUR. Se per esercitare il controllo su INVALSI basta controllarne il presidente; per ANVUR, Banca d’Italia ha piazzato i suoi uomini nella Direzione generale, dove si sono succeduti due economisti, dipendenti entrambi di Banca d’Italia: Roberto Torrini (2011-2016) e Sandro Momigliano (2016-ad oggi).

Se i primi due (Cipollone e Sestito) non avevano fino al loro insediamento nessuna competenza specifica in tema di valutazione della scuola/pedagogia; i secondi (Torrini, Momigliano) non si erano fino al momento dell’insediamento mai occupati di università e valutazione. Ad indicare, forse, che le competenze non servono quando il mandato è preciso: obbedire alle prescrizioni esterne. Dove per prescrizioni esterne si fa riferimento alle politiche di potenziamento del capitale umano/selezione/meritocrazia che nella discussione degli economisti sono emerse come insindacabile mainstream nel corso del processo di globalizzazione.

Un governo che sfida l’europa sul bilancio, potrebbe accingersi a rivedere anche le politiche dell’istruzione. Soprattutto in tema di valutazione, politiche imposte dalle “letterine europee” ed attuate da tecnocrazie autoreferenziali.

Chissà se il ministro Bussetti, intento a scaldarsi con la legna che ha a disposizione, si è accorto delle dichiarazioni della presidente INVALSI. A giudicare dai tweet che si vedono in giro, altri nel governo e nel suo partito sembrano avere ben chiaro il punto. E nei corridoi di INVALSI ed ANVUR si respira aria pesante.

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3 Commenti

  1. Anche senza le sfide alla Commissione Europea sul bilancio, l’anvur avrebbe dovuto preoccuparsi fin dal “Contratto di Governo”, in cui è scritto che il governo ridisegnerà “il ruolo dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) per renderlo uno strumento per il governo (e non di governo),…”.

    Io aspetto di vedere se e come il sedicente governo del cambiamento cambierà rotta in fatto di valutazione universitaria. Per ora non vedo segnali positivi né su questo né su rifinanziamento dell’ università (anche quello nel contratto).

  2. A proposito di istruzione e insegnanti, nella legge di bilancio: nuove tasse per quegli evasori di insegnanti che fanno le supplenze al pomeriggio, eh si la peggior categoria di evasori, insieme a quei pericolosi pensionati che vanno all’estero per godersi quella media pensione…. non cambia mai nulla deboli coi forti, forti con i deboli. Sono d’accordo con Zaia, paghiamo gli insegnanti veneti di più…oppure smettiamola di fare gli ipocriti e non vedere le discriminazioni che ci sono in alto adige trentino etc.

  3. ps. la giusta precisazione del corrierino meneghino.it, le ripetizioni degli insegnanti valgono un miliardo in nero. Infatti sono loro i principali evasori fiscali, li si riconosce facilmente dai loro consumi Suv, case al mare e ai monti, abiti griffati etc.
    Dei 300 miliardi di elusione dei loro padroni non parlano mai. Quanto hanno dedicato alla vendita della magneti marelli e dello smantellamento delle industrie italiane di valore? Noi ci teniamo la manifattura di confiundustria, 30 miliardi per 4.0. Grazie al cielo hanno intervistato la figlia di Gilberto Benetton, uomo distrutto ed amareggiato dalla cattiva stampa…. eh si proprio liberi i giornali italiani.

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