In Italia gli studi umanistici (“studi umanitari“, secondo il significativo lapsus del presidente della Confindustria di Cuneo) sono da tempo sul banco degli accusati. I laureati in discipline umanistiche sono troppi e destinati alla disoccupazione, si dice. In realtà, i dati sul profilo occupazionale dei laureati messi a disposizione da AlmaLaurea restituiscono un quadro più complesso rispetto alle semplificazioni messe in circolazione attraverso i nostri mezzi di informazione. Comunque sia, il ritornello sul triste destino degli umanisti non è un’esclusiva del dibattito italiano: basti pensare all’articolo sul “college educated barista” apparso su The Atlantic  un anno e mezzo fa, dove il barista era proprio chi aveva studiato le “arti liberali”. Non tutti sono d’accordo, però. Dove meno te lo aspetti, vale a dire sul magazine finanziario Forbes, c’è chi scrive Surprise: Humanities Degrees Provide Great Return On Investment (Sorpresa: i titoli nelle discipline umanistiche garantiscono un grande ritorno sull’investimento). Come decidere chi ha ragione? Guardando i numeri, è la risposta che si è data l’American Academy of Arts and Sciences, che ha promosso una ricerca, basata in gran parte su dati dell’U.S. Federal Statistical System, giovandosi anche della collaborazione di ricercatori della Purdue University. Per chi è interessato ad avere una visione di insieme dello “stato delle discipline umanistiche” c’è non solo un sito (www.HumanitiesIndicators.org), che copre 103 argomenti e offre più di 500 grafici e tabelle, ma anche un report che riassume i principali risultati della ricerca. La quale offre più di una sorpresa, al punto che il blog EducationDIVE ha segnalato la pubblicazione del report con il titolo: “Report: Humanities graduates are happy and gainfully employed” (Report: i laureati umanistici sono felici e remunerativamente occupati). Un titolo ad effetto? Per aiutare i  nostri lettori a farsi un’idea, pubblichiamo di seguito alcuni dei grafici  più significativi. E, per chi fosse interessato ad approfondire, ecco il link al documento originale:

https://www.humanitiesindicators.org/binaries/pdf/HI_Workforce-2018.pdf

1. Meno studi più guadagni? Falso

2. Financial satisfaction

3. Disoccupazione a confronto

4. I can get satisfaction

 

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6 Commenti

  1. Piccola divagazione linguistica, a proposito di “umanitari” per “umanistici”. Stavo pensando che forse trattasi di un falso semianglismo, da semidotti semiignoranti, e inaccettabile ovviamente, però dove il punto di partenza è il “humanities” inglese. Donde, per derivazione si ha un “umanitario” (sul modello di “ferroviario, veterinario, bibliotecario “), ciò che è relativo a “humanities”. I significati di tipo allusivo di una simile neoformazione, sempre che la mia ipotesi sia accettabile, sono molto interessanti. Anzitutto dimostrano che la corrispondente parola italiana non è conosciuta da quel parlante o, meglio, non è la prima che gli viene in mente, anzi non gli viene in mente per niente, anche se sentendola certamente la capirebbe. Alludono poi al fatto che conoscere l’inglese è trendy (vedi i documenti politici e burocratici e anche massmediatici dove gli anglismi inutili e usati a pera e a casaccio pullulano). Corretto o non corretto, accettabile o inaccettabile che sia, la parola può essere prodotta da certi procedimenti linguistici molto normali. Ripeto, l’accettabilità è tutt’altra cosa.

    • “i documenti politici e burocratici e anche massmediatici dove gli anglismi inutili e usati a pera e a casaccio pullulano”

      Beh, sì, vedi wikipedia alla voce “lavoro agile” dove la locuzione “smart working” (di cui non trovo traccia nella letteratura in lingua inglese, se non con significato completamente diverso) verrebbe introdotta “per identificare la tipologia di lavoro nota nel mondo anglosassone come telecommuting”.

      Ti inventi una locuzione in pseudo-inglese che non esiste per fare il “fico” ed indicare una cosa che in inglese si chiama comunque in altro modo e che poi ti metti a chiamare in italiano in altro modo ancora e comunque in entrambi i casi in maniera decisamente ambigua, insensata e inappropriata. Assurdo, ma vabbe’, siamo una colonia, in tutti i sensi, compreso quello linguistico!

  2. Dal rapporto a cui questo post si riferisce:

    “The evidence shows that humanities graduates earn less and have slightly higher levels of unemployment relative to science and engineering majors. With respect to perceived well-being, however, humanities majors are quite similar to graduates from other fields.”

    “Felici e remunerati”: Felici (più o meno come gli altri) e remunerati (meno).

    Inoltre, il panorama lavorativo americano è molto diverso da quello italiano.

  3. spero siano più felici e remunerati di ingegneri, fisici e matematici che secondo Almalaurea prendono in media 1500euro netti al mese a 5 anni dalla laurea.
    più o meno come un elettricista a 5 anni dal diploma…
    veramente non capisco il senso di questi articoli fuffa…

    • L’articolo segnala un report che fa riferimento agli USA. Dati non smentiti, per quello che ne sappiamo.