In questi giorni si parla molto di didattica “blended” (la trasmissione in streaming delle lezioni erogate “in presenza” nelle aule, con un ridotto numero di studenti ammessi nelle stesse). Molti improvvisano e pochi fanno i conti con i limiti fisici e tecnici di questa modalità di erogazione. In questo articolo, Angelo Farina, docente di Applied Acoustics presso l’Università di Parma, spiega perché le problematiche acustiche ed illuminotecniche della didattica cosiddetta “blended” determinano sistematicamente un peggioramento qualitativo rispetto a lezioni in streaming effettuate da casa. Queste ultime sono a loro volta inferiori qualitativamente alla lezioni pre-registrate e liberamente scaricabili in modalità asincrona. Pur ritenendo non auspicabile l’erogazione di lezioni in streaming dalle aule, l’articolo offre una serie di indicazioni per cercare di garantire almeno una decente qualità dei segnali audio e video trasmessi. L’autore, resta però fermamente convinto che, nell’impossibilità di tornare alla normale attività didattica tutta in presenza, nel prossimo semestre sia meglio puntare su una didattica basata su lezioni frontali pre-registrate, su sessioni interattive con gli studenti di tipo “ricevimento” e di tipo “laboratorio”, e sulla messa a disposizione degli stessi dei files video liberamente scaricabili contenenti sia le prime che le seconde. Lasciando le aule vuote, sinché non si potrà finalmente tornare tutti assieme, senza restrizioni.

Problematiche acustiche e visive della didattica “blended”

1. Riassunto

La stampa ha riportato recentemente notizie riguardanti la riapertura delle università in settembre, ipotizzando che sia il ministro Manfredi, sia molti rettori, siano d’accordo per attivare una didattica mista, definita “blended”. Con tale locuzione si intende l’effettuazione di normali lezioni in presenza in aula, ma con capienza fortemente ridotta onde garantire il distanziamento sociale. E per tutti gli studenti che non possono accedere alle aule, le lezioni verranno trasmesse da telecamere posizionate nelle aule stesse. In tal modo la stessa lezione avrà doppia valenza, essendo fruita “in presenza” da pochi studenti, e da casa, con collegamento sincrono, da tutti gli altri.

Il principale vantaggio di questo approccio è la sua possibile continuazione anche finita l’emergenza, il che significa di fatto la possibilità di ammettere un numero di iscritti ben maggiore di quanto consentito dalla capienza delle aule e dal dimensionamento delle altre strutture “fisiche” delle nostre università.

Questo tuttavia al prezzo di un notevole peggioramento della qualità didattica, per due primari motivi:

  • Problematiche tecniche di tipo acustico e visivo della trasmissione in diretta da un’aula universitaria
  • Impropria formattazione della presentazione e della prosodia della lezione, che risulterà inevitabilmente un compromesso fra una ottima lezione in presenza ed una ottima lezione teledidattica preregistrata.

In questo articolo analizzo il primo punto, cioè le potenziali problematiche tecniche legate alla erogazione di lezioni in streaming realizzate mediante una webcam installata in aula nel corso di una normale lezione in presenza. Lascio il secondo punto a chi ha maggior competenze su come andrebbe pianificata, registrata e montata una buona lezione teledidattica.

In particolare intendo illustrare le problematiche acustiche ed illuminotecniche, che sono le materie che insegno e di cui ho maggior competenza. Lascio ad altri di analizzare le problematiche, pure tecniche, di tipo informatico e telecomunicazionistico.

Premetto le conclusioni: erogare lezioni in streaming direttamente dalle aule causerà un significativo degrado della intelligibilità del parlato e della leggibilità dei testi, con conseguente ulteriore depauperamento della qualità didattica. Le lezioni in streaming fatte da casa durante la primavera, in condizioni di lockdown, pure hanno sofferto di queste problematiche, ma in misura assai minore.

Nel seguito, dopo l’analisi tecnica dei problemi, fornisco anche alcuni suggerimenti per migliorare la situazione, sia con riferimento alle lezioni fatte in streaming “live” dalle aule, sia per quelle fatte, come nello scorso semestre, da casa e sperabilmente pre-registrate e “montate” adeguatamente.

2. Problematiche acustiche

Il suono prodotto dalla voce del docente dentro un locale chiuso e catturato da un microfono subisce una serie di alterazioni, dovute alla attenuazione con la distanza, all’interazione con le componenti sonore riflesse dalle superfici, ed alla contaminazione da parte del rumore di fondo, come illustrato nelle seguenti figure (mi scuso delle scritte in inglese, ma il mio corso di Applied Acoustics è integralmente in inglese, e quindi tutto il materiale di supporto è anch’esso in inglese):

Tali fenomeni negativi possono essere ridotti con alcuni accorgimenti tecnici, che verranno meglio descritti nel seguito.

L’intelligibilità del suono, sia in una aula scolastica, sia in un sistema di trasmissione a distanza (telefonia, televisione, radio, streaming su Internet) viene quantificata da un descrittore numerico chiamato STI (Speech Transmission Index), definito dalla standard internazionale IEC 60268/16[1].

L’impiego di tale parametro nei locali pubblici destinati a funzioni didattiche è stato reso cogente, in Italia, solo recentemente, nel 2017, grazie al Decreto del Ministero dell’Ambiente sui Criteri Ambientali Minimi[2], che prescrive un valore minimo di STI > 0.6 (o 60%, che dir si voglia), assieme a molti altri parametri acustici, quali il tempo di riverberazione T20, l’indice di Chiarezza C50, il rumore degli impianti, l’isolamento acustico delle facciate e delle partizioni interne, il livello di calpestio dei solai.

Le prescrizioni sono cogenti per gli edifici di nuova costruzione, mentre sono solo raccomandazioni per gli edifici già esistenti.

Il calcolo del valore dello STI esula dal presente articolo. Qui basta dire che:

  • STI cresce se il segnale della voce del parlatore è forte (e dunque avvicinandosi il più possibile alla bocca)
  • STI diminuisce in presenza di forte riverbero e riflessioni, echi, etc. Si consideri che, con l’aula quasi vuota, essa risulterà molto più riverberante di un’aula piena di studenti.
  • STI diminuisce allorché il livello del rumore di fondo si avvicina al livello del segnale della voce del parlatore (l’effetto negativo si manifesta già quando il rumore di fondo ha un livello 15 dB inferiore al livello della voce).

Se dunque lo streaming della lezione viene effettuato usando il microfono della webcam (peraltro si tratta spesso di un microfono di bassa qualità), e dunque posizionato ad una certa distanza dalla bocca del parlatore, il segnale ricevuto sarà pesantemente degradato, risultando nella trasmissione di un segnale audio con basso valore di STI; e dunque con cattiva intelligibilità, che renderà la comprensione delle lezioni difficoltosa e faticosa.

Se viceversa si utilizzasse un microfono direttivo puntato sulla bocca, o ancor meglio un microfono di tipo “Lavalier”, posizionato a pochi cm dalla bocca, si avrebbe certamente un segnale più pulito ed una migliore intelligibilità del parlato.

Questo ammesso che la webcam impiegata abbia la possibilità di collegare un microfono esterno.

La seguente figura mostra come il rapporto segnale-rumore varia cambiando la distanza del microfono dalla bocca del docente:

Tuttavia, anche con tale accorgimento, il segnale sarà comunque sempre parzialmente degradato dalla presenza delle riflessioni e del rumore di fondo. Se poi il microfono stesso alimenta anche l’impianto di amplificazione sonora, cosa assai utile per migliorare l’intelligibilità per i pochi studenti presenti in aula, il suono emesso dagli altoparlanti rientra sul microfono stesso, causando un riverbero artificiale assolutamente nefasto per la qualità del segnale da inviare in streaming, come mostrato nella seguente figura:

Quindi in ogni caso la qualità del segnale audio catturato in un’aula è compromessa, rispetto a quanto ottenibile nello streaming effettuato da casa. In questo caso, infatti, è sufficiente NON usare il microfono incorporato nello chassis del computer (parliamo di un laptop) ed usare invece un economico microfono a filo, in modo da non catturare i rumori causati dalla pressione dei tasti o del “touchpad”. Tale microfono può venire posizionato a meno di mezzo metro dalla bocca, e l’ambiente utilizzato è solitamente molto meno rimbombante e molto meno rumoroso di un’aula universitaria.

 

3. Problematiche illuminotecniche e visive

Una lezione trasmessa in streaming sfrutta i due principali canali sensoriali di cui siamo dotati, quello visivo e quello acustico (di cui si è già trattato nel precedente capitolo).

Dal punto di vista visivo, la trasmissione della lezione deve perseguire due distinti obiettivi:

  • Mostrare un dettaglio della faccia del parlatore, in modo che la mimica facciale e soprattutto il movimento della bocca contribuisca all’intelligibilità del parlato (la visione della faccia del parlatore determina un incremento di intelligibilità attorno al 20%[3])
  • Mostrare la “lavagna”, che ovviamente può essere sia del tipo tradizionale (ardesia o plastica verde, con gesso), sia del tipo “Vileda” (bianca, con i pennarelli colorati), sia del tipo “lavagna luminosa”, con gli acetati proiettati, sia infine può essere lo schermo su cui il videoproiettore sta riproducendo l’immagine generata dal computer del docente.

Questi obiettivi sono diversi, e richiedono tecniche di illuminazione, di ripresa e di trasmissione diverse per garantire le funzioni suddette.

La ripresa della faccia del parlatore dovrebbe essere effettuata frontalmente, con illuminazione proveniente dallo stesso lato della telecamera (quindi non in controluce), con una telecamera di risoluzione non necessariamente molto elevata (una 720p va benissimo), a colori.

Essa va trasmessa a pieno schermo se il docente non sta mostrando nulla sulla lavagna, mentre deve apparire “in vignetta” se l’attenzione degli studenti deve venire diretta verso la lavagna. E’ dunque necessario operare un “cambio di scena” fra le due modalità di trasmissione ogniqualvolta si mostra un nuovo contenuto sulla lavagna, per poi eventualmente tornare alla scena a schermo intero quando il contenuto stesso è “diventato vecchio” e si vuole rifocalizzare l’attenzione degli studenti sul messaggio verbale.

La seguente figura mostra i due diversi formati di streaming:

In entrambi i casi, comunque, garantire una buona visione della faccia del parlatore è assolutamente fondamentale per garantire il supporto all’intelligibilità garantito dalla lettura labiale. E’ un grave errore, fatto purtroppo da molti docenti quando fanno lezione da casa, quello di spegnere la webcam, privando così gli studenti dell’importante canale di trasmissione visuale dell’informazione prodotta dalle espressioni facciali e dal movimento delle labbra.

In caso di streaming mediante una unica webcam che inquadra sia il docente che la lavagna, quello che viene reso visibile agli studenti è qualcosa di questo tipo:

L’immagine non richiede molti commenti: è evidente che con una ripresa “da lontano”, la faccia del docente è quasi invisibile, e nello stesso tempo anche quanto scritto sulla lavagna diventa assai difficile da decifrare… Non parliamo della comune situazione in cui il docente parla RIVOLTO VERSO LA LAVAGNA, mentre sta scrivendo sulla stessa!

In conclusione, lo streaming dall’aula presenta difficoltà sostanzialmente insormontabili se la lezione viene effettuata usando una lavagna tradizionale o una lavagna luminosa.

Nel caso di utilizzo del computer e del videoproiettore, invece, lo streaming diventa possibile, a patto che:

  • Il docente stia davanti alla webcam del suo computer portatile, ovviamente attivata, anzichè andare in giro per l’aula o indicando direttamente quanto proiettato sullo schermo dal video proiettore.
  • Esista una fonte di luce che illumini la faccia del docente. Questo è un problema nelle aule in cui è installato un videoproiettore capace di un flusso luminoso insufficiente, per cui si deve spegnere la luce ed oscurare le finestre perchè lo schermo risulti decentemente visibile per gli studenti.
  • Il posizionamento della webcam e del docente siano tali per cui non si abbia un effetto “controluce”, come invece accade se il docente si posiziona fra il computer dotato di webcam e lo schermo di proiezione stesso, che è solitamente ben luminoso
  • E’ in ogni caso da evitare di riprendere lo schermo su cui si sta proiettando con una seconda webcam, che produce una inaccettabile distorsione, con presenza di riflessi ed ombre, e risultante pessima leggibilità di quanto viene proiettato.
  • Poiché il docente deve comunque mantenere il controllo visivo di quanto viene proiettato sullo schermo, la configurazione ideale è quella di avere un “pulpito da oratore”, su cui posizionare il laptop, posto di lato alla cattedra e rivolto parzialmente verso gli studenti, come nelle sale progettate per i convegni:

Va infine ricordato che gran parte delle nostre aule soffre di pessime condizioni illuminotecniche: mancanza di efficaci sistemi di controllo della luce solare in ingresso, posizionamento e dimensionamento delle superfici vetrate non sempre ottimizzato, sistemi di illuminazione artificiale sottodimensionati, non facilmente regolabili  e partizionabili e con basso indice di resa cromatica.

Tali avverse condizioni illuminotecniche rendono la ripresa video difficoltosa, soprattutto utilizzando semplici webcam anziché telecamere professionali (che peraltro poi richiedono un operatore esterno, ed una opportuna interfaccia per consentire la trasmissione del segnale video via Internet).

In conclusione, anche seguendo gli accorgimenti ed i suggerimenti di cui al successivo capitolo, la qualità del video trasmesso in streaming da un’aula in cui si sta facendo lezione “normalmente” (per quanto poi uno possa fare lezione normalmente sapendo che sta venendo ripreso e trasmesso in diretta) rischia di essere parecchio inferiore rispetto al video realizzato in una registrazione operata in un ambiente domestico di piccole dimensioni, avendo cura di posizionarsi correttamente rispetto alle fonti di luce e di regolare le stesse in modo appropriato.

  1. Accorgimenti migliorativi

In questo capitolo vengono fornite indicazioni su come migliorare, per quanto possibile, la qualità dei segnali audio e video trasmessi in una lezione effettuata in streaming.

La prima regola per una buona didattica “frontale” a distanza è NON FARLA IN STREAMING, ma pre-registrata ed asincrona (quindi con filmati liberamente scaricabili e visionabili anche in assenza di connessione Internet): questa può apparire una provocazione, ed invece è una affermazione basata su anni di esperienze e di ricerca sugli strumenti teledidattici, e su un questionario che ho recentemente somministrato ai miei studenti dopo l’esperienza della didattica a distanza “forzata” della primavera 2020[4].

Spiego meglio: le attività che coinvolgono docenti e studenti sono classificabili in due macro-categorie distinte (anche se ci possono essere alcune commistioni):

  • Lezioni frontali
  • Attività interattive (laboratori, etc.)

Le lezioni frontali non prevedono normalmente una significativa interazione con gli studenti, giusto l’occasionale domanda di chi non ha capito, o, più frequentemente, si era abbioccato un attimo ed ha perso qualcosa, per cui chiede di ripetere o di spiegare meglio.

La attività interattive invece prevedono che gli studenti interloquiscano col docente (ma anche fra di loro) in uno scambio di informazioni e domande-risposte, in entrambe le direzioni (gli studenti fan domande ed il docente risponde, o anche viceversa, per verificare l’apprendimento raggiunto).

Esistono numerosi vantaggi nell’erogare le lezioni frontali mediante video lezioni pre-registrate, anziché farle in streaming in diretta:

  • Allocando le dovute risorse, tempi e mezzi, è possibile realizzare videolezioni di altissima qualità, con supporti audiovisuali professionali (animazioni, filmati, registrazioni sonore) e con ottima intelligibilità del parlato e leggibilità dei testi.
  • E’ possibile reperire in rete tali video lezioni di alta qualità già pronte, realizzate con standard professionali che solo uno studio di produzione televisiva è in grado di raggiungere. Incredibilmente superiori alle video lezioni caserecce che ciascuno di noi ha raffazzonato durante il lockdown. Molto spesso si tratta di materiale gratuito, o che l’Università può ottenere in licenza d’uso a prezzi assai ragionevoli, ampiamente inferiori a quanto ci verrebbe a costare realizzarle con tali standard qualitativi, per non parlare del tempo necessario.
  • Anche nel caso di videolezioni autoprodotte, la preregistrazione consente di editarle, tagliare via gli errori e sostituirli con un nuovo spezzone “buono”, operare aggiustamenti e filtraggi sul segnale audio e video in modo da migliorarlo, e giungere in tal modo ad un filmato certamente migliore di quello catturato durante una normale lezione in aula.
  • Dal punto di vista dello studente, l’erogazione asincrona consente di scegliere gli orari di visione, in modo da organizzare la giornata di studio in modo adatto alle sue esigenze.
  • Se non si capisce qualcosa, si torna indietro e si riguarda – riascolta.
  • Per molti studenti, infine, il vantaggio principale è quello di non essere dipendente da una connessione Internet a volte scadente, potendo pre-scaricare i filmati e guardarseli poi in locale, eliminando le cadute di segnale e conseguente perdita di intelligibilità che spesso si verifica durante uno streaming.

Stabilito dunque che è meglio NON fare la didattica frontale in streaming, rimangono da affrontare le problematiche relative alle attività interattive, che invece vanno necessariamente erogate in una modalità che consenta l’interattività con gli studenti, usando piattaforme di teleconferenza quali Microsoft Teams, oppure, preferibilmente, le sue alternative gratuite ed open-source.

Mediante tali piattaforme si può anche gestire la necessaria integrazione interattiva alle lezioni frontali, poiché nella loro erogazione asincrona si è persa la possibilità per gli studenti di fare domande e chiedere chiarimenti. La corretta soluzione a tale problematica è fare “orario di ricevimento online”, dedicando le due ore settimanali previste per il ricevimento studenti ad una sessione interattiva online nella quale tutti gli studenti iscritti ai corsi di un docente possono collegarsi durante l’orario di ricevimento, fare domande ed assistere anche alle domande dei colleghi ed alle relative risposte.

Per le attività interattive di tipo laboratoriale è altresì necessario organizzare delle sessioni interattive online mediante una piattaforma di videoconferenza. La semplice trasmissione in streaming senza interazione, (come ad esempio se si fa uno streaming su Facebook o su Youtube) non assolve alla funzione interattiva. Per cui, ancora una volta, l’idea di piazzare una webcam in aula che trasmette in streaming tutto quello che succede, ma che non consente l’interazione col docente da parte degli studenti a casa, appare inadeguata e peggiorativa. Meglio una sessione interattiva organizzata non in classe, durante la quale il docente deve interagire con gli studenti solo tramite il computer  e non anche in presenza.

E’ ovviamente opportuno che queste sessioni interattive vengano registrate, come praticamente tutte le piattaforme consentono.

Tuttavia, con riferimento alla piattaforma Teams (che purtroppo è stata la più usata dalle università italiane durante il “lockdown”), segnalo quanto segue:

  • Le videoregistrazioni fatte su Teams non sono facilmente individuabili dagli studenti che non hanno potuto assistere alla sessione, perché risultano “nascoste” nella chat della sessione stessa.
  • Al contrario di altre piattaforme di livello più avanzato, come Zoom o Webex, o delle migliori alternative “open source”, Teams non consente di registrare la sessione in locale sul computer del docente. La registrazione viene fatta esclusivamente nel “cloud”, per cui eventuali problemi di rete o perdita di connettività si traducono in “buchi” nelle registrazioni stesse.
  • Infine risulta assai difficoltoso per gli studenti crearsi una copia locale delle registrazioni delle sessioni fatte con Teams: la piattaforma infatti consente la visione delle stesse solo online.

Queste tuttavia sono problematiche di tipo informatico-telecomunicazionistico, per cui lascio che siano i colleghi più esperti di me ad individuare le soluzioni tecniche in grado di evitare questi problemi, e consentire che anche le registrazioni delle sessioni interattive, così come le lezioni frontali pre-registrate, siano facilmente reperibili e scaricabili in locale da parte degli studenti.

Veniamo ora agli accorgimenti tecnici per migliorare la qualità del segnale audio e video durante queste sessioni interattive, (che, per chiarezza, è meglio non chiamare “lezioni in streaming”, per i motivi visti sopra).

Per avere un buon segnale audio, occorre:

  • Operare in un locale con basso “tempo di riverberazione”: tale parametro, che rappresenta la durata della coda sonora che segue l’emissione di un suono, è direttamente proporzionale al volume dell’ambiente ed inversamente proporzionale al potere fonoassorbente delle superfici dello stesso. Quindi occorre operare in un ambiente di piccole dimensioni, ed arredato con molti materiali soffici (tappeti, tende, quadri, scaffali pieni di libri, poltrone imbottite, letto con materasso e coperte, etc.)
  • A seconda del tipo di microfono impiegato, esiste una distanza ed un posizionamento ottimale dello stesso, che garantisce la sua corretta risposta in frequenza e la massima reiezione del rumore di fondo e del riverbero del locale. I piccoli microfoni omnidirezionali, del tipo Lavalier (quelli con la pinzetta, da fissare ai vestiti) o “da tavolo”, con braccetto snodato, sono progettai per operare a breve distanza dalla bocca, 30-40 cm al massimo, ma “fuori asse” rispetto alla bocca stessa, per evitare che la pronuncia delle lettere labiali produca il fastidioso effetto “pop”. Tale effetto può essere eliminato con un opportuno schermo anti-pop. Ma questa è una soluzione professionale non idonea ad essere impiegata in un’aula o a casa. E’ pertanto opportuno posizionare il microfono fuori asse di almeno 30, meglio 45 gradi.
  • Soluzioni ancor più professionali sono i microfoni indossabili da guancia, solitamente fissati alle cuffie o ad un archetto che si fissa all’orecchio. Tali microfoni vanno posizionati quasi davanti alla bocca (ma non davanti, per gli stessi motivi di cui sopra), seguendo le indicazioni fornite dal costruttore.
  • In alcun casi, in cui non è possibile posizionare un microfono a breve distanza dalla bocca, si può usare un microfono direttivo, ad esempio un super o iper cardioide, o addirittura uno “shotgun”. Tali microfoni consentono una maggior distanza dal parlatore, anche 2-3 metri, ma essendo direttivi richiedono di essere puntati accuratamente sulla bocca dello stesso.
  • Nel caso il parlatore non se ne stia fermo davanti al microfono, ma se ne vada in giro per la stanza, si può utilizzare un radiomicrofono (sia del tipo lavalier che da guancia). Oppure un array microfonico dotato di un algoritmo di “beamforming” automatico: da una ventina di microfoni omnidirezionali, mediante una opportuna matrice di filtraggio, si sintetizza un microfono superdirettivo che viene “puntato elettronicamente” sulla bocca del parlatore, inseguendolo.
  • Per limitare l’effetto negativo del rumore di fondo la soluzione migliore è sempre quella di operare in un ambiente silenzioso: tuttavia questo non è sempre possibile, sia in aula che a casa. Nel caso l’ambiente sia rumoroso, l’effetto del rumore può essere contrastato aumentando il livello sonoro emesso (anche se questo è faticoso, soprattutto per chi non ha ricevuto l’addestramento vocale di un attore di teatro) o avvicinando il microfono alla bocca, cosa che determina un aumento del livello sonoro soprattutto alle basse frequenze. Il difetto ovviamente è che il timbro diventa più cupo, a meno che si usino i microfoni “da guancia” che sono progettati proprio per operare nel campo vicino a pochi mm dalla bocca. Il trucco più semplice per aumentare il livello della propria voce è quello di indossare cuffie a padiglione chiuso. Esse riducono la percezione della voce emessa, e determinano automaticamente un significativo aumento del livello della stessa.

La seguente figura mostra i microfoni suggeriti.

Per avere un buon segnale video, occorre:

  • Posizionare la webcam davanti alla faccia, in modo che essa inquadri completamente la testa ed il collo (alcuni movimenti del collo integrano quelli della bocca nella lettura labiale) – la webcam va lasciata sempre in funzione, perché non si debbono mai privare gli studenti della miglior intelligibilità prodotta dalla visione della bocca del parlatore.
  • Illuminare correttamente la faccia del parlatore, con una fonte di luce che provenga sostanzialmente di fronte, ed evitando nel modo più assoluto il controluce.
  • Utilizzare unicamente una “lavagna” costituita dallo schermo del computer, evitando la ripresa video di una lavagna tradizionale o dello schermo su cui si proiettano acetati o il videoproiettore. Questo significa che non si deve impiegare una webcam che trasmette direttamente in streaming, stile videosorveglianza. Lo streaming deve essere originato dal computer, che trasmetterà la webcam che inquadra la faccia e la “lavagna virtuale” costituita dallo schermo del computer stesso.

4. Conclusioni

In questo articolo ho cercato di fornire gli elementi di valutazione tecnica delle problematiche acustiche ed illuminotecniche legate all’ipotesi di effettuare, durante il primo semestre del prossimo anno accademico, la didattica cosiddetta “blended”, cioè la trasmissione in streaming in tempo reale delle lezioni erogate “in presenza” nelle aule, con un ridotto numero di studenti ammessi nelle stesse.

Tali problematiche determinano sistematicamente un peggioramento qualitativo rispetto a lezioni in streaming effettuate da casa. Queste ultime sono a loro volta inferiori qualitativamente alla lezioni pre-registrate e liberamente scaricabili in modalità asincrona.

Oltre ad aver individuato le problematiche tecniche suddette, che fanno ritenere non auspicabile l’erogazione di lezioni in streaming dalle aule, nel corso delle normali lezioni in presenza, ho comunque fornito una serie di indicazioni su come cercare di minimizzare tali problematiche, garantendo comunque una decente qualità dei segnali audio e video trasmessi.

Resto fermamente convinto che, nell’impossibilità di tornare alla normale attività didattica tutta in presenza, nel prossimo semestre sia meglio puntare su una didattica basata su lezioni frontali pre-registrate, su sessioni interattive con gli studenti di tipo “ricevimento” e di tipo “laboratorio”, e sulla messa a disposizione degli stessi dei files video liberamente scaricabili contenenti sia le prime che le seconde. Lasciando le aule vuote, sinché non ci potremo finalmente tornare tutti assieme, senza restrizioni.

[1] Risultati del questionario: http://www.angelofarina.it/Public/Acustica-Illuminotecnica-2020/Questionario%20di%20valutazione%20della%20didattica%20online.pdf

[2] https://hal.archives-ouvertes.fr/hal-00370677/document

[3] https://webstore.iec.ch/publication/1214

[4] D.M.A. 11 gennaio 2017 – Adozione dei criteri ambientali minimi per gli arredi per interni, per l’edilizia e per i prodotti tessili. G.U. Serie Generale n. 23 del 28-1-2017

Send to Kindle

14 Commenti

  1. Grazie per l’utilissimo articolo. Ne invierei una copia alla CRUI.
    Aggiungo un paio di commenti.

    1. Non sono un estimatore di MS Teams. Devo però dire che non mi sento di condividere alcune critiche presenti nell’articolo. I video sono immediatamente disponibili mediante la chat della sessione ma sono anche recuperabili mediante accesso alla piattaforma cloud MS Stream in cui possono essere organizzati opportunamente e comunque si possono fornire ed organizzare in modo ordinato link agli stessi. Inoltre, sempre attraverso la piattaforma MS Stream, è possibile scaricare il video per una visione locale. I problemi di MS Teams come strumento per far didattica, a mio parere sono altri (lo scarso numero di partecipanti visualizzato che riduce la “costruzione di comunità, uno scarso controllo dei parametri audio/video, un sistema di permessi a dir poco farragginoso, impossibilità di condivisione multipla degli schermi, complicate interazioni con la suite Office 365, per citarne alcuni).

    2. un discorso a parte andrebbe fatto sulle problematiche di accessibilità. E’ abbastanza evidente che il finto-blended (io preferisco chiamarla modalità ibrida) della lezione simultaneamente in aula e trasmessa rende più complesso il tener conto delle esigenze di studenti con disabilità rispetto ad una lezione pre-registrata. Ma queste tematiche sembrano essere scomparse dalle discussioni che in questo periodo si fanno negli atenei.

    • Giorgio Pastore, puoi spiegare meglio come si fa a scaricare la registrazione di una lezione fatta interattivamente su Teams? Io non sono capace, e molti dei miei studenti mi han chiesto come fare a scaricarsi i files video delle stesse…
      Il vero problema, ovviamente, è che nessuno ci ha insegnato ad usare Teams: c’è chi lo usava anche prima e conosce già i trucchi, ma la maggior parte di noi in passato aveva usato piattaforme diverse, ed ha “scoperto” Teams solo perchè la nostra università ce lo ha imposto, senza peraltro fornire istruzioni su trucchi avanzati, come quello che consente di scaricarsi i files video…
      Se volete vedere le istruzioni che ci hanno dato, eccole qui (sembrano fatte per dei bambini, non per dei docenti universitari): https://www.youtube.com/watch?v=R8cZufj8FnM
      Come potete vedere dal minuto 4:30 in poi, una volta registrata la lezione viene indicato semplicemente di creare un link alla URL della stessa, in modo da renderla visibile agli studenti. Ma non spiega affatto come fare affinchè gli studenti possano scaricarsi il video in locale…

    • @Angelo Farina. Anche da me la maggior parte delle funzionalità del software sono state scoperte per tentativi. La creazione di una comunità (forum) di utenti ha in qualche modo aiutato a districarsi nelle pieghe di un software un po’ troppo rigido.

      Per organizzare e scaricare i video ci si collega sulla piattaforma Stream ( stream.microsoft.com ) con le credenziali di ateneo e si va sul menu “contenuto personale/video”
      Qui si trova la lista di tutti i video caricati e per ciascuno si possono modificare i permessi di accesso, nonché altri parametri, nome incluso, organizzarli per canale, playlist o altro e anche tagliare eventuali parti inutili (ma solo in testa o in coda). Nelle “altre azioni, sotto i tre puntini …) appare la possibilità di scaricare il video.

    • Capito, grazie. Nessuno ce lo aveva spiegato…
      Ora recupero i video delle mie lezioni interattive (che comunque sono decisamente peggiori di quelli registrati in locale) e li metto a disposizione degli studenti.

    • Per completezza di informazione: è anche possibile caricare su Stream video realizzati localmente (con qualsiasi strumento, non necessariamente Microsoft).

  2. Grazie! Essendomi occupata negli anni di bambine e bambini non udenti inseriti in sezioni di Scuola dell’Infanzia e nelle classi di Primaria e, ovviamente di LIS, mi ha indignato l’occultamento dei loro problemi durante i mesi di DaD.

  3. Mi unisco anche io ai ringraziamenti per questo utilissimo articolo.
    Vorrei però fare un commento a latere su:
    “Il principale vantaggio di questo approccio è la sua possibile continuazione anche finita l’emergenza, il che significa di fatto la possibilità di ammettere un numero di iscritti ben maggiore di quanto consentito dalla capienza delle aule e dal dimensionamento delle altre strutture “fisiche” delle nostre università.”

    Ecco, così, reagendo ‘di pancia’ è una cosa suscita in me parecchie perplessità. La prima cosa che mi è venuta in mente è: ah si? E chi decide chi sta in aula e chi no? La residenza? Il reddito? La media dei voti?

    Non so, sarei più dell’idea o tutti o nessuno.

    Emanuele Martelli

    • Giusto. Questo è un problema.
      Temo che, poiché più studenti significa più soldi, alcune università di questi argomenri non terranno conto.

  4. A valle di molti anni di sperimentazione di didattica blended (da ben prima del problema covid), pur senza essere un esperto di acustica né di illuminotecnica, mi trovo totalmente d’accordo con quanto scritto da A. Farina. Aggiungo solo che, dopo i primi anni di entusiasmo per la nuova modalità (anni in cui i commenti degli studenti erano molto positivi per la possibilità di fruizione differita, di ri-ascoltare, etc.), ho reputato indispensabile svolgere sempre e comunque un incontro in presenza, ogni 4, massimo 6, ore di lezione erogata in forma pre-registrata. Questa necessità deriva dall’esigenza di toccare con mano il livello di comprensione degli argomenti da parte degli studenti. Questi infatti capita che non seguano con adeguata partecipazione le lezioni pre-registrate (saranno le mie lezioni noiose, sarà la modalità pre-registrata, sarà l’orario a cui si riducono per la fruizione). Questi incontri interattivi diverranno senza grossi problemi di efficacia didattica degli incontri interattivi. Alcune attività di laboratorio non potranno invece essere svolte che in presenza, ma con le opportune cautele possono essere anche svolte. Ovviamente, per insegnamenti che non abbiano centinaia di studenti.

  5. Coordino un master misto dal 2010, con alcuni argomenti svolti attraverso elearning ed altri in forma residenziale. Ho sempre pensato che i termini blended, meshed, hybrid, fossero usati per dare in tocco esotico a una forma didattica ormai necessaria. Per raccontare che Escherichia coli è un microbo, gram negativo, che fermenta il lattosio e che ce ne sono di particolarmente pericolosi da provocare gravi diarree e omorragiche e che certi alimenti sono più facilmente contaminati di altri, non serve la didattica in presenza, ma bastano due tabelle e un buon libro. Poi in aula si discute delle misure di mitigazione, quali interventi preventivi fare in azienda.
    Si trattava però di scelte strategiche sul metodo più idoneo al trasferimento di informazioni dal docente al discente.
    Ora per blended intendiamo una cosa diversa: parlare alla telecamera per chi è distante mentre un manipolo di eletti, o sfortunati, dipende dai punti di vista, ci osserva in diretta.
    Bisogna però decidere a priori chi è il destinatario dell’evento: se il destinatario è chi è presente allora i tempi e i modi della lezione sono quelli tradizionali e chi ci osserva in remoto deve accontentarsi di video e audio di emergenza, come se seguisse un incontro di calcio attrverso una diretta facebook fatta col cellulare da un amico che si trova allo stadio. Se invece i destinatari sono le persone che si collegano da lontano, alora cambia tutto: basta andarsi a vedere l’ultimo worldwide developers conference di Apple e confrontarlo con le edizioni precedenti o con i famosi keynote di Steve Jobs, cambiando destinatari, cambiano le inquadrature e il ritmo dei relatori.
    Infine deve essere chiaro l’obiettivo: fare lezione per riempire il registro, farla per trasmettere conoscenza, o solo per riempire l’mbuto?

  6. Permettetemi un commento banale e magari inesatto. La lezione accademica per me è un momento di vita di comunità. Prezioso. Insostituibile. Qualsiasi altra forma deve rivestire un carattere di emergenza o di forza maggiore.
    Sarebbe come a dire che siccome esiste il cinema e la televisione allora il teatro è inutile, vecchio, desueto, non inclusivo, fate voi. Eppure esiste ancora oggi il teatro, e tante persone lo amano. Ed uno dei motivi della bellezza del teatro è che gli attori ed il pubblico entrano in contatto (comunione). E mica lo dico io eh.

    Ci bloccano gli stipendi, ci mortificano, ci riducono a copisterie (cioè a produrre carta, seppur virtuale) e glielo permettiamo. Ma non permettiamo più di attaccare il nucleo essenziale dell’Università.

    Emanuele Martelli

  7. Grazie mille per l’interessante articolo. Mi preme però sottolineare che l’esperienza ci ha più volte insegnato che non sempre quello che appare difficile si dimostra, alla prova dei fatti, impossibile da realizzare. Da anni si lavora sulle metodologie e sulle tecnologie più idonee per rendere agevole (e paritetica) la coesistenza tra partecipanti remoti e partecipanti locali, in occasione di eventi di tipo didattico, divulgativo e di ricerca. Lungi dal voler entrare nel merito delle scelte strategiche degli Atenei italiani (o stranieri), mi limito ad evidenziare che l’innegabile complessità legata alla realizzazione di scenari di didattica di tipo blended non può rappresentare una condizione ostativa rispetto alla decisione sulla opportunità di adottare questo tipo di approccio formativo per il futuro (a partire proprio dal prossimo semestre). Senza andare troppo nel dettaglio relativo agli aspetti tecnici, mi limito qui ad osservare che esistono, ad oggi, strumenti e soluzioni adeguati per la realizzazione di scenari di coesistenza di “utenti” (nel nostro caso studenti) locali ed utenti remoti, nell’ambito di sessioni sincrone ed interattive di collaborazione in tempo reale. Categorie di utenti caratterizzate da pari dignità per quanto riguarda le possibilità di interazione e di comunicazione, sia con il relatore (che potrebbe essere il docente, ma anche uno degli studenti, in caso di sessioni di “knowledge sharing” o, comunque, in presenza di interventi più o meno estemporanei da parte degli studenti), che con gli altri “fruitori” dei flussi multimediali trasmessi (si pensi al caso in cui due o più studenti interagiscano tra di loro tramite chat o, eventualmente, cosiddette “sidebar conferences” create in parallelo alla conferenza principale).
    Ovviamente, dal momento che raramente esistono soluzioni semplici a problemi complessi, qualora si dovesse optare per una implementazione della didattica blended, occorrerebbe necessariamente prevedere una intensa attività di progettazione e di adeguamento degli spazi, dei dispositivi e delle rimanenti dotazioni tecnologiche. Come sottolineato nell’articolo, il video e, soprattutto, l’audio, rappresentano le principali sfide da affrontare, se si vuole arrivare ad un livello qualitativo più che soddisfacente.

    Infine, dato che parliamo di tecnologie che si basano tutte sull’uso della rete Internet, può essere utile segnalare che la comunità di Internet, vale a dire l’Internet Engineering Task Force (IETF), da anni tiene i propri meeting in modalità cosiddetta blended, consentendo a chiunque nel mondo di partecipare attivamente alle attività di standardizzazione. E questo lo fa utilizzando sistemi e soluzioni che provengono da anni di ricerca nell’ambito delle comunicazioni real-time multimediali e della collaborazione in rete, da parte di un gruppo di persone afferenti a vario titolo (come docenti e/o come fondatori di uno spin-off universitario) alla Federico II. Tutti i meeting dell’IETF prevedono la coesistenza, tramite un approccio basato sulla moderazione, di partecipanti locali e di partecipanti remoti, vengono registrati e resi disponibili ex-post alla comunità (sul canale youtube ufficiale dell’IETF). Per farvi un’idea del contesto cui mi riferisco, di seguito vi indico un esempio di una sessione con un chair remoto e con numerosi interventi ed interazioni tra la sala ed altri partecipanti remoti: https://www.youtube.com/watch?v=RaEAIe0ET9Y

    Per coloro i quali fossero interessati, mi permetto di lasciare un paio di riferimenti ad articoli che, seppur con approccio divulgativo, trattano l’argomento ad un maggior livello di dettaglio:

    [1] https://ieeexplore.ieee.org/document/7992930
    [2] https://ieeexplore.ieee.org/document/7081100

    P.S. Ovviamente, in questo periodo di emergenza, anche l’IETF ha dovuto optare per meeting totalmente virtuali (il prossimo, inizialmente previsto a Madrid a luglio, si terrà interamente on-line https://www.ietf.org/how/meetings/108/).

    • Non ho certo voluto affermare che sia impossibile fare questa cosa “mista”, solo che servono spazi adeguati, dispositivi adeguati e software adeguato.
      Tutte cose che NON stanno venendo messe in piedi nelle nostre aule! Se non si fanno le cose come si deve, verrà un schifo colossale.
      E proprio perchè invece sarebbe possibile farlo bene, faremo una figura da cioccolatini…

    • Che ci siano strumenti e modi di implementare una didattica mista (in presenza e in remoto) o che questo tipo di modalità sia già utilizzato in ambiti non di didattica non è un mistero per chi abbia informazione di quanto succede sul fronte delle tecnologie di rete. Ma tra la disponibilità di soluzioni tecniche parziali e il loro effettivo ed efficace utilizzo in ambito di un dato segmento didattico ce ne passa.
      Come sempre, di fronte a decisioni sulle tecniche didattiche da utilizzare, le due domande importanti sono: chi sono i destinatari e di che infrastruttura e background dispongono? Quanto tempo c’è per mettere in piedi una nuova offerta didattica?

      Il problema per le università italiane, a differenza di quanto succede per la IETF, sta quasi totalmente nella risposta a queste due domande.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.