Ciao mamma, ciao papà, sono contento di essere arrivato uno”: così esultava un campione di ciclismo impersonato da Walter Chiari. Per molti scienziati, stare in cima a una classifica sembra suscitare reazioni altrettanto elementari. Al punto di fondare la rivista dei TIS, i Top Italian Scientists, gli scienziati italiani più citati. È lecito attendersi un comitato editoriale fuori dalla norma. Ed è così. C’è Salvatore Cuzzocrea, dimessosi ad ottobre da rettore dell’Università di Messina e da presidente della CRUI per una indagine della magistratura su rimborsi per attività di ricerca. I suoi articoli sono stati oggetto di 158 segnalazioni, in prevalenza relative a immagini non corrette. C’è Domenico Ribatti coautore di uno degli articoli ritrattati di Paolo Macchiarini, il chirurgo condannato in Svezia “a due anni e sei mesi di reclusione dopo essere stato giudicato colpevole di violenza aggravata contro tre dei suoi pazienti”, protagonista della serie Netflix Bad Surgeon. Sono presenti anche un ex presidente e due ex consiglieri di ANVUR. Ingiusto, però, soffermarsi sui casi sfortunati. Guardiamo allora le statistiche: gli articoli dei TIS nel board sono ritrattati o messi sotto osservazione, per anomalie nelle immagini o altro, con una frequenza decisamente fuori dalla norma. Abbiamo letto il primo articolo pubblicato dalla rivista: per oltre il 60% riproduce letteralmente pezzi di articoli già pubblicati altrove e firmati nella stragrande maggioranza dei casi da altri autori. È risaputo che il doping citazionale è facile, tramite autocitazioni o scambi citazionali. Persino Clarivate da tempo dichiara di escludere dalla sua classifica chi ha numeri troppo grandi per essere veri, per esempio chi è iperproduttivo. Nell’ultima edizione ha cancellato la classifica dei matematici, dichiarando di non essere capace di distinguere gli highly cited autentici da quelli farlocchi. Come se un anno non si corresse più il Tour de France perché circolano sostanze invisibili ai test antidoping. Noi italiani abbiamo abbracciato acriticamente questi criteri numerici, facendone il cuore del sistema di reclutamento e di promozione, con le conseguenze che si possono immaginare. Morale della favola: vista la compagnia, conviene alla propria reputazione stare nella lista dei TIS?

Squillo di fanfare: proprio come nel calcio, anche per l’accademia italiana si apre una nuova era. Nel calcio, via libera alla super lega delle squadre più forti e blasonate che non dovranno più confrontarsi con le mediocri squadre nazionali. Nell’accademia italiana è appena arrivata la super rivista degli scienziati italiani eccellenti. Eccellenti in che senso? Premi Nobel? Altre medaglie? No, bibliometricamente eccellenti. Da decenni esistono database che tengono conto non solo degli articoli pubblicati, ma anche di chi cita chi. Un tipo di misura che in Italia ha avuto molti sostenitori e che da 10 anni sta alla base del reclutamento dei professori, regolamentato da Anvur, l’agenzia nazionale di valutazione dell’università e della ricerca. Una vera panacea per risanare l’accademia dei concorsi truccati.

Finalmente i Top Italian Scientists hanno fondato la loro rivista e l’hanno chiamata Top Italian Scientists Journal. Ma chi sono i Top Italian Scientists? Sono gli scienziati che appaiono in una classifica ‘fai-da-te’ chiamata TIS. Per essere ‘accettati’ tra i TIS è necessario essere dotati di un h-index di almeno 30 calcolato su Google Scholar (che significa: aver scritto 30 articoli che hanno ricevuto ciascuno almeno 30 citazioni su Google Scholar).

1. La classifica TIS (e la sua storia)

La classifica fu lanciata da Mauro degli Esposti e Luca Boscolo intorno al 2010 [si veda qui]. Ne esistono una versione pubblica basata su dati Google Scholar, ed una ad accesso riservato basati su dati Scopus (cui non abbiamo accesso). Ad oggi pare che l’unico manutentore sia Luca Boscolo (qua). La classifica TIS continua a essere un oggetto del tutto opaco: non è possibile sapere su quale server si trovi (whois è coperto da privacy), chi metta le risorse, come il club dei TIS sia formato, e tantomeno come sia gestito il club femminile TIWS.

Parallelamente alla classifica era stata costruita una VIA-Academy (Virtual Italian Academy) che aveva tentato la costituzione di una università telematica [qui il link alle notizie dell’epoca], fallita prima di nascere [si veda qui]. Il sito di VIA-academy è scomparso dal web, ma lo potete visitare quai. E qui potete vedere l’unica attività recente di cui abbiamo trovato evidenza.

Paolo Giudici, statistico dell’università di Pavia, ovviamente uno dei TIS, e Luca Boscolo ricostruiscono la storia della classifica TIS con uno stile narrativo d’altri tempi (i lettori interessati potranno apprezzare l’intero articolo qui) :

The Top Italian Scientists database started in 2010 when Luca Boscolo got
inspired by an article that gathered a list of 300 Italian academics in Italy and
abroad with the highest scientific impact in any area. To measure the scientific
impact they used the h-index. Luca had the idea to download the entire list of
the academics working for the Italian universities (about 54k people) and for
each of them calculated their h-index using Google Scholar as database. Luca
then extracted a list (about a 1k people) whose h-index was greater or equal
than 30. The result was called “list Top Italian Scientists” (TIS), and a paper
was published displaying a list of the Italian universities ordered by the number
of TIS. The paper was cited by some of the main Italian newspapers such as
La Stampa and it went viral scattering a huge interest in the academic world.
After that, Luca started to get flooded with emails congratulating the work or
indicating someone with h-index ¿= 30 [sic]. After more than 12 years the list has
grown up from a 1k to more than 5.5 k. Nowadays this list is known to all
Italian academics working in Italy or abroad.

Se uno non si ferma all’auto-apologetica dei TIS, può verificare abbastanza facilmente che quando qualche politico o giornalista ha usato la classifica TIS, si è procurato non pochi problemi.

Il caso forse più famoso è il tentativo de il Giornale di screditare la senatrice Elena Cattaneo sulla base della posizione ricoperta nella classifica TIS (all’epoca indicata per attribuire una patina di autorevolezza come “stilata dall’università di Manchester”).

Virtual Italian Academy, la graduatoria dei migliori cervelli italiani è falsata?

La Regione Lombardia ha usato la classifica TIS per selezionare giurati e premiati del premio Lombardia. Anche in questo caso, creando sconcerto tra giornalisti e studiosi (per una sintesi si rimanda a quanto scrive Tiziana Metitieri qui e qui).

La classifica TIS suscita addirittura ilarità quando osservata da non italiani. Qui per esempio Leonid Schneider ricorda il ruolo nella scalata delle classifiche dei paper-mills iraniani, organizzazioni dedite alla produzione di articoli con associata spesso la vendita di autoraggi di comodo.

Anche Roars nel 2012 si occupò della lista TIS [si veda qui] con un articolo intitolato Classifiche incredibili. Alessandro Figà Talamanca nei commenti al post scriveva causticamente:

2. Il nuovo Top Italian Scientists Journal

A inizio 2024 è comparso in rete il Top Italian Scientists Journal, che è possibile vedere a questo indirizzo. [In queste settimane ne abbiamo salvate un po’ di versioni su wayback machine perché il sito appare in continua modificazione].

La rivista si propone come rivista open access (non è richiesto il pagamento per leggere gli articoli che vi sono pubblicati) multidisciplinare (copre tutte le aree dello scibile umano ad eccezione, par di capire, delle discipline umanistiche). Dichiara di adottare un modello di single-blind peer review: gli articoli prima di essere pubblicati sono letti da revisori anonimi che sono a conoscenza degli autori degli articoli). Di aderire ai principi del Comitato per l’Erica nelle Pubblicazioni (COPE). E di adottare un modello Open Access Gold: gli autori degli articoli accettati pagano per la pubblicazione.

Ci sono però diverse stranezze.

Iniziamo da quelle formali. Nel sito si legge che “TISJ in not currently live yet”. Chissà che significa. Gli articoli non sono provvisti di DOI, ma ci informa il sito che sono in attesa.  Manca ogni indicazione sulle date di sottoposizione degli articoli alla rivista e sulla durata, per ciascuno, del processo di revisione. Gli articoli sono stati pubblicati tutti a brevissima distanza nei primi 15 giorni dell’anno e poi le pubblicazioni si sono bloccate. Il server su cui risiede il giornale non è noto. Non è noto chi sia il publisher della rivista, o almeno non è noto chi e con quale forma giuridica detenga i diritti di proprietà sul giornale e sul sito. Si tratta di informazioni che non dubitiamo verranno prontamente diffuse.

Altre stranezze sono meno difficili da sanare. Come abbiamo anticipato “gold open access” significa che sono gli autori a pagare i cosiddetti APC (article processing charges) per la pubblicazione dei loro articoli. Il TIS journal non richiede APC, ma, quando un articolo è accettato, gli autori possono fare una donazione al giornale.

Non siamo riusciti a trovare da nessuna parte indicazioni relative a chi riceva la donazione per conto della rivista o di TIS. Pubblicare una rivista costa (anche acquisire i DOI). Chi paga per TIS?

Ma la stranezza più strana di tutte è che la rivista pubblica soltanto articoli firmati da almeno un autore che sia elencato nella lista dei TIS. Una specie di rivista del circolo del golf in cui possono scrivere solo i membri del club. Per scoprire che si tratta di una rivista per soli adepti TIS si deve andare alla pagina dedicata alla formattazione dei paper:

3. Il comitato editoriale del TIS Journal

Come ogni rivista che si rispetti anche il TIS Journal ha un comitato editoriale, composto ovviamente soltanto da membri presenti nella classifica Top Italian Scientists. L’elenco dei membri del board è in continua crescita e modificazione.

Le modificazioni non sono di poco conto. Basti pensare che il giorno 8 gennaio, come si può vedere qua, il giornale aveva un editor in chief: Vito D’Andrea. Una settimana dopo la rivista non aveva più un editor in chief, ad oggi l’editor in chief è il TIS Enrico Gherlone.

Ma chi sono i TIS che affollano il comitato editoriale?

C’è Salvatore Cuzzocrea, dimessosi ad ottobre da rettore dell’Università di Messina e da presidente della CRUI per una indagine della magistratura su rimborsi per attività di ricerca (si veda qui). Cuzzocrea detiene il record, tra i membri del board, per il numero di segnalazioni 167 su pubpeer. PubPeer è una piattaforma web che consente agli utenti di discutere e rivedere la ricerca scientifica dopo la pubblicazione. Il sito è usato principalmente come piattaforma di whistleblowing per segnalare misconduct e frodi apparse nella letteratura scientifica. Nel caso di Cuzzocrea le segnalazioni riguardano in prevalenza immagini non corrette contenute negli articoli. E’ del 18 gennaio 2024 il primo articolo ritrattato. La ritrattazione è un meccanismo con cui un articolo pubblicato su una rivista accademica viene segnalato come gravemente difettoso per varie possibili ragioni (errori, manipolazione dei dati, delle immagini, dati fabbricati, plagio etc.), al punto che i suoi risultati e le sue conclusioni non sono più affidabili. Gli articoli ritrattati non vengono rimossi dalla letteratura pubblicata, ma vengono contrassegnati come ritrattati.

Al secondo posto tra i membri del board per numero di segnalazioni su pubpeer c’è Alessandra Bitto dell’Università di Messina che ne conta 79, in prevalenza per immagini non corrette contenute negli articoli. Alessandra Bitto è co-autrice di 9 articoli che sono stati ritrattati. Del gruppo dell’Università di Messina ha scritto Leonid Schneider qui e qui. Francesco Margiocco sul SecoloXIX riportava che il Ministero avrebbe rivalutato l’assegnazione di fondi di ricerca al gruppo a seguito delle segnalazioni.

Tra i membri del comitato editoriale c’è poi Roberto Bolli, coautore di Pietro Anversa -anche lui TIS – per il quale l’università di Harvard, nel 2018 al termina di una indagine chiese la ritrattazione di 31 articoli sull’uso di cellule staminali per la rigenerazione dei tessuti del cuore (qui un articolo in italiano). Bolli è coautore di 3 articoli ritrattati da Anversa. (Retraction Watch riporta che nel 2019: “Bolli was recently fired as editor of a journal for making homophobic comments“).

C’è Domenico Ribatti uno dei coautori di Paolo Macchiarini, il chirurgo condannato in Svezia “a due anni e sei mesi di reclusione dopo essere stato giudicato colpevole di violenza aggravata contro tre dei suoi pazienti”, protagonista della serie Netflix Bad Surgeon. Ribatti condivide con Macchiarini un articolo su Nature che è stato ritrattato (qui il link all’articolo e qua la ricostruzione della vicenda), e altri due segnalati su pubpeer (in mezzo ad un totale di 14 segnalazioni).

Francesco Trapasso è uno dei coautori di Carlo M. Croce ricercatore sul cancro che ha ormai al suo attivo almeno 14 ritrattazioni e cause legali anche con suoi avvocati (si veda in italiano qui e qui). Croce, secondo la classifica TIS, è il migliore tra i migliori. Trapasso condivide con Croce due ritrattazioni. E ne condivide due anche con Alfredo Fusco (per la cui vicenda si veda qui) .

Tra i membri del board c’è Arrigo Cicero, che ha al suo attivo almeno 6 ritrattazioni dovute alla pubblicazione multipla di uno stesso paper (si veda qui).

E c’è anche Pier Paolo Pandolfi (si veda qua) che anche lui ha al suo attivo su pubpeer 36 segnalazioni.

Nel board non poteva mancare una qualificata rappresentanza di ex-vertici di ANVUR. Ci sono Paolo Miccoli, già presidente ANVUR e, grazie alle porte girevoli, neopresidente dell’associazione delle università telematiche. Certamente i lettori di roars ricorderanno la vicenda del taglia e incolla del “tema” per diventare membro dell’agenzia.

E c’è anche Daniele Checchi, già membro del direttivo ANVUR. E’ stato selezionato tra i TIS grazie alla performance su Google Scholar dove risulta avere, come spesso accade agli economisti, un numero di citazione superiore del 500% rispetto a quelle registrate su Scopus (che non gli avrebbe permesso di superare la mitica soglia di 30!).

4. Regola o eccezione?

Una manciata di casi sfortunati non può intaccare la bontà di un criterio oggettivo come quello alla base della classifica TIS. Non si devono guardare i singoli episodi, si devono guardare le statistiche e le statistiche dicono che i TIS sono i TIS.

Anche noi abbiamo guardato un po’ di statistiche per i membri del comitato editoriale del TIS Journal. Ci siamo soffermati in particolare sulle segnalazioni presenti su pubpeer e nel database di Retraction Watch, che contiene i metadati degli articoli pubblicati su riviste e che sono stati oggetto di retraction (ritrattazione),  expression of concerns (espressione di preoccupazioni da parte degli editori), correction (correzione).

Abbiamo fotografato il board al giorno 8 gennaio 2024 e abbiamo incrociato i membri del board con i dati disponibili sul database di Retraction Watch e con la piattaforma pubpeer. All’8 gennaio erano elencati 157 membri del board.
Di questi, 24 (15,3%) hanno almeno una segnalazione su Retraction watch. Gli articoli complessivamente segnalati su Retraction Watch per i membri del board di TIS journals sono 59. Questo significa una media di 0,38 segnalazioni pro-capite. I 157 membri del board TIS rappresentano il 6,2% delle segnalazioni italiane su Retraction Watch.
Per avere una idea più precisa, prendiamo gli ordinari e associati delle università italiane alla stessa data (10.726+19.616=30.342) e ipotizziamo che questi abbiano in media 0,38 segnalazioni pro-capite su Retraction Watch. Retraction Watch dovrebbe contenere complessivamente 11.530 segnalazioni di autori italiani. Ne contiene invece soltanto 949. Il che significa che il numero di segnalazioni pro-capite degli universitari italiani è 0,03, cioè un ordine di grandezza inferiore ai membri del board del TIS journal.
Prendiamo adesso i dati pubpeer. Sono 47 (29,9%) i membri del board che hanno almeno una segnalazione su pubpeer. Il numero totale di articoli segnalati è 484: ogni membro del board ha in media 3,1 articoli segnalati. Di nuovo, se ordinari e associati italiani avessero la stessa media, gli articoli di autori italiani sarebbero 93.453.
Una possibile obiezione a questi dati è che siccome i TIS sono i migliori, sono più visibile e quindi sottoposti a controlli più stringenti. E poi ciò che conta per una rivista non è chi sta nel suo comitato editoriale, ma la rilevanza degli articoli che pubblica.

5. Il buongiorno si vede dal mattino: il primo articolo del TIS Journal

Abbiamo letto il primo articolo pubblicato dalla rivista:
Corrado AngeliniAdvances and new treatments are available for neuromuscular disorders and affect Quality of LifeTop Italian Scientists Journal 1(1), 2 January 2024
Si tratta di un articolo che per oltre il 60% riproduce letteralmente pezzi (principalmente abstract e conclusioni) di articoli già pubblicati su altre riviste e di articoli divulgativi disponibili su siti web e firmati nella stragrande maggioranza dei casi da altri autori.
Nel pdf qua sotto è possibile confrontare il testo sul TIS JOURNAL e gli articoli che hanno parti letteralmente identiche con esso.

6. Ciao mamma, sono contento di essere arrivato uno

Pare di aver raccontato il mondo accademico alla rovescia. Chi è al top è in realtà chi inciampa di più. È risaputo che il doping citazionale è facile, tramite autocitazioni o scambi citazionali. Un problema di noi italiani, antropologicamente furbetti? Sì e no.

No, perché a livello internazionale da tempo ci si è accorti dei problemi delle classifiche degli highly cited scientists (si veda qui). Ormai i problemi di doping non possono più nasconderli sotto il tappeto neanche le imprese che fanno delle statistiche bibliometriche il loro principale business. Quella più famosa (Clarivate) che è anche decisiva per il ranking ARWU, da tempo dichiara di escludere chi ha numeri troppo grandi per essere veri, per esempio chi è iperproduttivo. Addirittura, nell’ultima edizione ha cancellato la classifica dei matematici highly cited perché non ha trovato modo di separare i dopati dagli altri. Un po’ come se un anno non si corresse più il tour de France perché circolano sostanze dopanti impossibili da individuare tramite i test antidoping.

Però è anche un problema di noi italiani, perché a differenza di altri paesi abbiamo abbracciato questi criteri facendone il cuore del sistema di reclutamento e di promozione. Al punto che nelle statistiche internazionali l’anomalia italiana è ben visibile e ci mette sullo stesso piano di nazioni che hanno pure loro incentivato il doping.

Morale della favola. La lista dei TIS è una hall of fame? Un discreto segno di provincialismo vantarsi di far parte dei TIS e varare una rivista senza nutrire il sospetto di arrivare fuori tempo massimo, quando ormai il giocattolo si è rotto. Chi è veramente top, un po’ di puzza di bruciato avrebbe dovuto sentirla, se segue il dibattito scientifico e non vive in cima a un pero. Altrimenti, pensando di nuovo al paragone ciclistico, viene in mente la macchietta del campione, immortalato da Walter Chiari, che all’arrivo esulta dicendo

Ciao mamma, ciao papà, sono contento di essere arrivato uno”.

Noi abbiamo comunque fotografato l’elenco dei membri del board al 22 gennaio 2024, e vedremo l’effetto che farà questo post.

 

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