Che la VQR verrà prorogata al 14 marzo è un segreto di Pulcinella, che circola in tutti gli ambienti romani. D’altronde, non più tardi di giovedì scorso era stato Gaetano Manfredi, il presidente della CRUI, a ribadire che la proroga doveva per forza esserci dato che «non ci sono i tempi tecnici per chiudere il 28 febbraio», ribaltando su ANVUR la responsabilità dei ritardi: «Se si va a leggere il bando, rispetto a quello che era scritto nelle norme, le scadenze non sono state assolutamente  rispettate. Gli strumenti tecnici che sono stati messi a disposizione, hanno presentato tante falle – presentano ancora tante falle – quindi da questo punto di vista, ritengo che la proroga sia necessaria se vogliamo completare questo processo in una maniera serena». Ma, insieme alla data, circola anche la voce che la proroga sarà annunciata solo nell’imminenza dalla chiusura. Un espediente per mettere sotto pressione i renitenti alla VQR, senza curarsi del sovraccarico di lavoro per il personale tecnico-amministrativo (vera e propria carne da cannone degli atenei) che lavora in condizioni estreme per rispettare una scadenza impossibile. Insomma, siamo dalle parti del Metastasio, il quale scriveva: «È la fede degli amanti | come l’Araba Fenice | che vi sia ciascun lo dice | ove sia nessun lo sa». Una quartina che sembra adattarsi a pennello alla proroga della VQR, data per sicura, ma di cui – fino al giorno prima – non si troverà traccia sul sito di MIUR e ANVUR .

È la fede dei rettori
quella proroga Fenice
che vi sia [al 14 marzo] ciascun lo dice
dove sia, nessun lo sa

13 Commenti

  1. In sintesi: 5 settimane di rinvii per ANVUR (da fine gennaio a inizi febbraio – data dell’ultima pubblicazione indicatori WOS e correzione di quelli scopus …
    e 2 settimane (ipotetiche appunto) per consentire agli Atenei di assorbire i ritardi ANVUR….
    Delle due l’una: o si ritiene chh gli Atenei siano il doppio piu efficeinti di ANVUR (e in effetti potrebbe starci)
    oppure si ritiene che le indicazioni ANVUR in merito alla espletazione della VQR siano irrilevanti (e anche questo potrebbe starci, sembra infatti che alcuni atenei avessero gia chiuso a dicembre a prescindere dalla indicazioni…)
    Tenendo per ora da parte la protesta …. che vorrà dire certo la sua in merito, non sembra che “negli ambienti romani” che cita l’articolo ci si impegni molto a garantire la VQR

  2. Cari redattori di Roars,

    premetto, anzitutto, per non essere frainteso, il mio grazie per l’informazione costante che rompe il silenzio pubblico e il ricatto privato assordante che regna in molti Atenei.

    Ma di cosa si tratta? Fino a che punto è una voce o una notizia?
    Lo chiedo, perché, in questi giorni, soprattutto là dove la protesta è stata blanda, le notizie giungono e si trasmettono in maniera, a dire poco, schizofrenica.

    Comunque, se la notizia dell’ennesimo rinvio fosse confermata, allora, come qualcuno ha appena scritto, ANVUR e MIUR avrebbero dimostrato, ancora una volta, la loro arrogante inettitudine. Se non vi fosse da piangere, per le condizioni dell’Università italiana, si dovrebbe solo ridere grassamente: “…una risata li seppellirà”

    • Come spiega il post, la proroga non è apparsa sul sito del MIUR e, anzi, sembra che non apparirà fino all’ultimo. Ma che ci sarà una proroga al 14 marzo, oltre che essere in accordo con la necessità (sottolineata dal Presidente CRUI e confermabile da chiunque conosca la situazione sul campo) giunge da fonti diverse. Appare più che plausibile che la “linea dura” (che non sembra né ragionevole né tenibile) venga utilizzata per spianare il fronte degli obiettori.
      Intanto, dopo gli articoli favorevoli alla protesta apparsi sul Manifesto, il Fatto Quotidiano, Corriere della Sera e la Stampa, adesso è la volta di un altro grande quotidiano. Molta parte del fronte dell’astensione dalla VQR “è costituito da fior di ricercatori”: così scrive Guido Trombetti in un articolo apparso su Repubblica in cui illustra l’inedita forma di protesta in atto negli atenei. Trombetti, oltre a mostrarsi più che comprensivo nei confronti dei docenti e delle loro rivendicazioni – anche economiche – nel finale non risparmia le critiche nei confronti di Anvur e del suo modello di valutazione «troppo burocratico e cervellotico».
      _______________________
      G. Trombetti, “Il malessere dell’università”, Repubblica 17-2-2016
      https://www.roars.it/wp-content/uploads/2016/02/TROMBETTI-VQR.pdf
      _______________________
      Se i docenti italiani non ce la fanno ad alzare la testa neppure questa volta, non ci saranno alibi possibili. Se non ce la fanno nemmeno con il supporto della grande stampa (e persino con quello di Oscar Giannino: https://www.roars.it/una-protesta-che-a-me-sembra-fondata-anche-oscar-giannino-solidale-con-il-blocco-della-vqr/) meritano di versare il loro mutuo forzoso alle casse degli atenei per il resto della vita. E, ancor più grave, confermano la loro corresponsabilità nei confronti della distruzione del diritto all’accesso all’istruzione superiore e alla ricerca.

  3. Tutto questo conferma -se ce ne fosse bisogno- la serietà istituzionale della nostra mobilitazione e, all’opposto, l’atteggiamento buffonesco e distruttivo del Ministero, dell’Anvur, della Crui.
    Ragioni in più per proseguire sempre più decisi.
    Siamo noi che difendiamo l’Università, la ricerca, la didattica, i corsi di laurea, i dottorati, gli interessi degli studenti. Noi, e non coloro che obbediscono agli irresponsabili del Miur e dell’Anvur.

  4. Ieri, al mio Consiglio di Dipartimento, il Direttore ha chiesto che chi non parteciperà alla VQR invii una lettera nella quale spieghi le ragioni della renitenza. Che dire? Io la lettera l’ho scritta ad ottobre e non mi preoccupo, né cambio idea, se saremo in molti a fare così, spero che si sappia e che Roars ci aiuti a smontare questa assurda pagliacciata.

    • Penso che la lettera serva per far individuare, se per caso ce ne fosse bisogno nel futuro, i ‘responsabili’ dei temuti definanziamenti. E’ più facile scaricare le responsabilità verso il basso che verso l’alto, causa leggi naturali della gravità.
      V. banche.

  5. Non so se è stato detto già da qualche parte su Roars, ma l’ultima chicca viene dal GEV13 (come spesso).
    Il 16 febbraio, cioè due giorni fa, cioè a pochi giorni dalla chiusura della campagna VQR e molti giorni dopo le scadenze interne di alcuni atenei, il GEV13 ha pubblicato un nuovo comunicato una “lista di correzioni di errori materiali” con contestuale declassamento di alcune riviste (da B a D in qualche caso) e l’esclusione di titoli in quanto corrispondenti a collane monografiche (12 casi!).

    Cosa si può considerare errore materiale? Un h index che passa da 22 a 10? 12 pubblicazioni considerate erroneamente riviste scientifiche?
    ….
    Spero di aver sbagliato a leggere. E in ogni caso consiglio a tutti di non fidarsi degli economisti.

  6. Certo che non potevano trovare data migliore per la conclusione di questo esercizio pitagorico della VQR: il 14 marzo è il Giorno del Pi Greco (https://it.wikipedia.org/wiki/Giorno_del_pi_greco): la soluzione della quadratura del cerchio, la distruzione della delirante numerologia pitagorica (https://www.roars.it/pitagora-e-la-valutazione-della-ricerca/).
    Quale migliore epilogo per una storia iniziata con i “quadrati magici” (https://www.roars.it/vqr-lo-famo-strano-le-copule-bibliometriche-dellanvur/) e con i paradossi delle geometrie non euclidee (https://www.roars.it/nei-criteri-vqr-ce-un-fatal-error-noto-da-piu-di-20-anni/).
    Finale degno di una tragedia greca.

  7. “Gli strumenti tecnici che sono stati messi a disposizione, hanno presentato tante falle – presentano ancora tante falle – quindi da questo punto di vista, ritengo che la proroga sia necessaria se vogliamo completare questo processo in una maniera serena.”
    .
    Eh…mai sottovalutare quanto può essere subdola una cravatta magica. E’ un attimo che si sposta una riga più su o più giù e ti fa marameo.
    Un po’ come lo Stregatto.
    Invece “completare il processo in maniera serena” sarebbe una battuta riuscitissima se non avesse pretese di serietà :-)
    .
    Ci sono effettivamente università allineatissime, con percentuali di protesta intorno al 5%. In genere, sono quelle (anche se non tutte) che hanno ottenuto più vantaggi dalla scorsa VQR. Come diceva Ferraro oggi, sarebbe invece bello se anche in queste università i rettori si dimostrassero solidali con i colleghi di altre università che stanno coraggiosamente in trincea per una battaglia che riguarda tutti.
    Sperare di ottenere dei favori con la cieca obbedienza finora ha portato tagli, il nulla o le briciole.

  8. Hai ragione. A Bo, l’adesione è stata massiccia. La vecchia VQR ha portato le briciole, ma quelle briciole sono andate in bocca alle persone giuste. Ci sono notizie di pianti e minacce, ma non si può dire. C’è sempre stata una spartizione equa dei posti. Pax democristiana, volemose bene.
    A Bologna storicamente si è fedeli alla linea, CCCP.
    E’ anche l’unica città dove mani pulite non è passata.
    Dove c’è l’Unipol , la Philip Morris, l’ Audi che compra la Ducati. Insomma, un certo benessere diffuso. Sono tutti ricchi. Anche 90.000 euro in meno non gli fa un baffo. Hanno le ville a Cortina.
    A Bologna tutti sono per la meritocrazia.
    Il rettore precedente si è spesso prodigato per inviti a parlamentari europei, a Renzi, al sindaco. Il SA accademico da lui nominato, è stato però sbugiardato con la nomina di un rettore a lor signori non gradito. La VQR è stata ispirata molto da Bologna. Tra i colleghi prevale la sensazione che non serva a niente il boicottaggio e tanto stanno bene cosi. Siamo i piu’ bravi e i più belli e non vogliamo dare fastidio al partito.

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