L’ex Ministro dell’università italiana, l’ex Presidente della conferenza dei rettori italiani e l’ex rettore di una importante università come la Federico II, ha scelto di patteggiare nel dicembre 2023, in sede di giudizio di responsabilità erariale promosso dalla Procura della Corte dei Conti, una somma pari a 210.000 euro, così evitandosi una condanna risarcitoria che la stessa Corte aveva stimato in più di 763.000 euro. Messa insieme con altre vicende, come, per esempio, quella che ha portato alle dimissioni di un altro recente Presidente della CRUI, Salvatore Cuzzocrea, che ha avuto invece ampia enfasi sui media nazionali, la vicenda Manfredi porta ad interrogarsi sulla dimensione etica che caratterizza nel nostro decadente Paese l’interpretazione dei ruoli istituzionali da parte di chi è chiamato a ricoprirli, anche e soprattutto quando le candidature a questi ruoli vengono in qualche modo certificate dalla comunità accademica che li esprime.

Gaetano Manfredi è l’attuale sindaco di Napoli. I lettori di ROARS lo ricordano quale Rettore della Università Federico II di Napoli a partire dal 2014, poi quale Presidente della conferenza dei Rettori nel 2015, riconfermato nel ruolo nel 2018, e infine quale Ministro dell’Università nel governo Conte II, che il 10 gennaio 2020 giura dinnanzi al Presidente Mattarella di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le sue funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione. Una carica quest’ultima che durerà poco più di un anno, seguendo le sorti dell’esecutivo del quale il Ministro faceva parte. Un nome che, solo in virtù dei suoi importanti incarichi istituzionali, si colloca fra i protagonisti della politica universitaria italiana nel decennio appena trascorso.

Una notizia che lo riguarda è passata sostanzialmente sottotraccia nei resoconti dei media nazionali, restando viva solo in qualche sito di notizie locali o minori. Questo non sorprende più di tanto. È la stampa italiana bellezza! La riportiamo qui per i lettori di Roars.

L’ex Ministro dell’università italiana, l’ex Presidente della conferenza dei rettori italiani e l’ex rettore di una importante università come la Federico II, ha scelto di patteggiare nel dicembre 2023, in sede di giudizio di responsabilità erariale promosso dalla Procura della Corte dei Conti, una somma pari a 210.000 euro, così evitandosi una condanna risarcitoria che la stessa Corte aveva stimato in più di 763.000 euro.

Questa richiesta risarcitoria giungeva a valle di indagini promosse dalla procura contabile in base alle quali nella citazione a giudizio veniva contestata a Manfredi «la condotta con la quale l’interessato avrebbe intenzionalmente svolto, in modo sistematico e continuativo, attività esterne in favore di committenti pubblici e privati, in spregio della normativa sul cumulo di impieghi ed in violazione dei propri obblighi di servizio inerenti il rapporto di lavoro a tempo pieno in qualità di docente universitario, omettendo di versare all’ateneo federiciano i cospicui compensi guadagnati all’esterno», per un importo pari appunto a più di 763.000 euro, proventi maturati dal docente per consulenze esterne ricevute fra il 2007 e il 2019 (giusto in tempo per poter firmare di fronte a Mattarella con animo sereno). Un tema, quello degli incarichi esterni non autorizzati o svolti contra legem, su cui ROARS non ha lesinato attenzione, e che in alcuni casi ha visto professori italiani trascinati in giudizio per piccole ed episodiche manchevolezze formali e per importi del tutto modesti. Sotto questo profilo, la vicenda Manfredi sembrerebbe rappresentare l’eccezione che conferma la regola.

Messa insieme con altre vicende, come, per esempio, quella che ha portato alle dimissioni di un altro recente Presidente della CRUI, Salvatore Cuzzocrea, che ha avuto invece ampia enfasi sui media nazionali, la vicenda Manfredi porta ad interrogarsi sulla dimensione etica che caratterizza nel nostro decadente Paese l’interpretazione dei ruoli istituzionali da parte di chi è chiamato a ricoprirli, anche e soprattutto quando le candidature a questi ruoli vengono in qualche modo certificate dalla comunità accademica che li esprime.

Per far fronte alla situazione ci permettiamo di suggerire alla CRUI, al prossimo giro, di far svolgere da società di certificazione esterne un minimo di due diligence sui profili soggettivi dei candidati tra i quali vorrà votare il suo prossimo presidente. Suggeriamo anche che la due diligence copra le attività scientifiche dei candidati: sia mai che ci sia qualcuno con un profilo da record in termini di segnalazioni su pubpeer per immagini o dati manipolati nei suoi articoli.

 

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2 Commenti

  1. Un esempio fra tanti. Che dire delle lotte intestine per centinaia o migliaia di euro condotte con protervia dai miei colleghi? Menzogne dette senza alcun pudore, cattiverie che inquinano l’atmosfera. Senza pudore, si vendono per poco.

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