Gli effetti della crisi riflessi nei numeri del reclutamento accademico: il profilo temporale della docenza e del reclutamento nelle diverse fasce, i cambiamenti del rapporto docenti/studenti, il fabbisogno nei prossimi anni per garantire la sostenibilità del sistema. Ma anche i numeri dei confronti internazionali con Regno Unito, Germania Francia e Spagna: l’andamento della docenza, degli studenti e della spesa pro-capite.

Secondo Convegno ROARS:
I filmati del convegno tenuto a Roma il 21 febbraio 2014
presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche – Parte VII

Intervento di Paolo Rossi, Università di Pisa
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5 Commenti

    • È vero, ci vogliono più ordinari. E soprattutto ordinari che, oltre ad essere validi nelle loro discipline, difendano il senso e la dignità dell’istituzione universitaria, senza ripiegare costantemente lo sguardo sul loro (bellissimo) ombelico o, ancor peggio, sui loro interessi particolari. Se siamo al punto in cui siamo lo dobbiamo anche a noi stessi (dove il “noi” si riferisce alla categoria dei professori di I fascia di cui faccio parte).

  1. Una ruolo unico NO???
    I professori ordinari a cosa servono? a gestire il sistema universitario come abbiamo visto nella ASN??
    E davvero credibile pensare che il problema sia quello di avere più ordinari?
    In un paese in cui i ricercatori hanno una età media elevatissima?
    Il problema, al limite, sarebbe quello, ormai acclarato, del finanziamento: retribuzioni, finanziamento alla ricerca, ecc.
    Lasciamo pure il titolo, medaglia di cartone, ma consentiamo tutto a tutti (cariche, gestione, commissioni, ecc.) e, forse, qualcosa cambierà.
    Lo stato agonizzante dell’università è stato creato non dalle riforme, apparentemente calate dall’alto, ma dall’incapacità proprio dei professori di I fascia di gestire in modo credibile e serio il mondo della ricerca e dalla formazione.
    I docenti universitari hanno completamente perso, negli ultimi anni, ogni autorevolezza, perdendo così qualunque possibilità di indirizzare le scelte della politica (alla quale spesso sono asserviti)

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