Approfondimenti

L’università italiana verso l’accesso aperto alla conoscenza scientifica?

Il sistema convenzionale dell’editoria scientifica (riviste, monografie, atti di convegno etc.) si basa su due principi:

a) applicazione del diritto d’autore con forti restrizioni all’accesso e all’uso della pubblicazione;

b) pagamento di un prezzo da parte del lettore per l’accesso e l’uso della pubblicazione.

Associato a rigide e poco evolute regole di valutazione della qualità delle pubblicazioni, un tale sistema crea l’emersione dell’oligopolio della scienza alimentato da un’alleanza tra potere scientifico-accademico e potere commerciale degli editori.

Per ribaltare il sistema editoriale convenzionale, innovare la comunicazione scientifica e rendere maggiormente concorrenziale il mercato è nato il movimento dell’Open Access (OA) o dell’accesso aperto.

Per accesso aperto alla letteratura scientifica s’intende un sistema editoriale basato su Internet nel quale, dalla prospettiva del lettore, le barriere economiche sono azzerate (l’accesso alla pubblicazione digitale è gratuito) e le barriere giuridiche sono ridotte al minimo (il lettore può copiare e distribuire nonché produrre e distribuire opere derivate nel rispetto del diritto di paternità). Inoltre, l’accesso aperto risponde a regole tecnologiche ovvero a standard appropriati che garantiscano l’archiviazione a lungo termine e l’interoperabilità.

L’OA risponde ad alti valori etici che si pongono alle fondamenta dei beni comuni della conoscenza e a principi costituzionali quali la libertà accademica nonché la promozione della cultura e del progresso scientifico-tecnologico.

Ma vi è di più, un’estesa letteratura scientifica prova gli immensi benefici dell’accesso aperto in termini di visibilità, estensione e rapidità della disseminazione, compressione del tasso di duplicazione delle ricerche, potenziamento della ricerca interdisciplinare, trasferimento della conoscenza alle imprese, trasparenza verso la cittadinanza.

Non è un caso che i paesi più avanzati sul piano della ricerca scientifica, come gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Germania si stiano dotando di policy statali e isituzionali per mettere in atto l’accesso aperto.

Eppure in Italia difetta ancora un’azione normativa organica che traduca nei fatti l’applicazione sistematica ed estesa dell’accesso aperto.

Finora tutto è stato lasciato alla buona volontà di singole università e alla preziosa opera di coordinamento della CRUI. Infatti, molte università italiane hanno aderito con la Dichiarazione di Messina del 4 novembre 2004 “Gli Atenei italiani per l’Open Access: verso l’accesso aperto alla letteratura scientifica”, alla Dichiarazione di Berlino sull’accesso aperto alla letteratura scientifica del 2003. La CRUI, attraverso il Gruppo Open Access della Commissione biblioteche, ha emanato una serie di linee guida e raccomandazioni.

Ma nel sistema normativo statale di governo dell’università italiana non si riscontrano leggi o norme di livello inferiore che incentivino l’accesso aperto. Anzi, alcune recenti politiche statali in materia di valutazione sembrano ostili o, quantomeno, poco propense all’OA. A questo proposito, particolarmente incresciosa è stata la vicenda del deposito dei prodotti scientifici in forma digitale per la Valutazione della Qualità della Ricerca  e per l’Abilitazione Scientifica Nazionale. Un intervento normativo minimo avrebbe consentito di fare degli archivi istittuzionali ad accesso aperto delle università il punto di riferimento per il deposito e la pubblicazione del prodotti soggetti alle procedure ministeriali. Non meno perplessità suscita il recente Decreto ministeriale 8 febbraio 2013, n. 45, regolamento recante modalità di accreditamento delle sedi e dei corsi di dottorato e criteri per la istituzione dei corsi di dottorato da parte degli enti accreditati, che ignora totalmente la prassi virtuosa del deposito e della pubblicazione delle tesi di dottorato negli archivi istituzionali delle università.

Ora, però, il percorso per attuare l’accesso aperto è stato precisamente tracciato dalla Raccomandazione della Commissione sull’accesso all’informazione scientifica e sulla sua conservazione (2012/417/UE) In GUCE L 194/39 del 21 luglio 2012. Si tratta “solo” di tradurre in norme le indicazioni provenienti dalla UE.

La Raccomandazione chiede, tra l’altro, agli Stati membri di:

“1. Definire politiche chiare per la diffusione delle pubblicazioni scientifiche prodotte nell’ambito di attività di ricerca finanziate con fondi pubblici e l’accesso aperto alle stesse. Tali politiche dovrebbero prevedere:

— obiettivi concreti e indicatori per misurare i progressi,

— piani di attuazione in cui sia indicata tra l’altro l’assegnazione delle responsabilità,

— la pianificazione finanziaria associata.

Provvedere affinché, in esito a tali politiche:

— sia assicurato un accesso aperto alle pubblicazioni prodotte nell’ambito di attività di ricerca finanziate con fondi pubblici quanto prima possibile, preferibilmente subito e comunque non più di sei mesi dopo la data di pubblicazione e di dodici mesi nel caso delle pubblicazioni nell’area delle scienze sociali e umane, […]

— il sistema delle carriere universitarie sostenga e premi i ricercatori che aderiscono a una cultura di condivisione dei risultati delle proprie attività di ricerca, in particolare assicurando l’accesso aperto alle loro pubblicazioni nonché sviluppando, incoraggiando e utilizzando nuovi modelli alternativi di valutazione delle carriere, nuovi criteri di misurazione e nuovi indicatori […]”.

Più in generale, le policy italiane devono puntare a correggere i due difetti normativi che alimentano il potere oligopolistico e verticistico del sistema editoriale convenzionale:

a) l’eccessiva restrizione all’uso della conoscenza scientifica che deriva dalla legge sul diritto d’autore e dalla sua applicazione mediante restrittivi contratti di licenza e protezioni tecnologiche;

b) l’inadeguatezza delle regole di valutazione che irrigidiscono i meccanismi di peer review e di classificazione della qualità delle pubblicazioni.

 

 

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2 Comments

  1. Due video interessanti relativi all argomento:
    Neelie Kroes
    Vice-President of the European Commission
    ————-
    ————-

    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=a90BpPb9kk8#at=236

    ————–
    ————–

    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=94CtpXuuq5Y#at=12

  2. Guido Abbattista says:

    Intervento chiarissimo e “inspiring” di Roberto Caso: grazie. Mi permetto solo di aggiungere una nota su quello che intravedo come un logico sviluppo di OA e una linea programmatica che ritengo dovrebbe entrare a pieno diritto nelle discussioni e nelle policies di OA. Se obiettivo di OA è quello di creare una comunità inclusiva in cui i saperi scientifici circolino liberamente e con pari opportunità di accesso, allora l’OA va esteso a progetti miranti ad ampliare la disponibilità di testi non solo scientifici, ma anche didattici digitalizzati e a riconoscimento vocale e a dare vita a una corrispondente biblioteca digitale OA a favore delle persone con disabilità. Creare libertà di accesso per i portatori dei disabilità significa pensare a una comunità del sapere veramente inclusiva. OA può essere il canale per dare concretezza a questo obiettivo di civiltà. Se è così, si apre un fronte di negoziazione con gli editori anche con riferimento a pubblicazioni a carattere didattico.

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