Sul sito del Ministero è stato pubblicato il decreto circa i punti organico per l’anno 2014. Ricordiamo che per 2014 e 2015 il turnover rimane limitato al 50%.
Ecco il testo. Segue anche la tabella con le assegnazioni ai singoli atenei.
Decreto criteri e contingente assunzionale delle Università statali per l’anno 2014


VISTA la legge 9 maggio 1989, n. 168, e successive modificazioni;
VISTA la legge 30 dicembre 2010, n. 240, e successive modificazioni e in particolare l’articolo 18, comma 4, in cui si prevede che “Ciascuna università statale, nell’ambito della programmazione triennale, vincola le risorse corrispondenti ad almeno un quinto dei posti disponibili di professore di ruolo alla chiamata di coloro che nell’ultimo triennio non hanno prestato servizio, o non sono stati titolari di assegni di ricerca ovvero iscritti a corsi universitari nell’università stessa”;
VISTO l’articolo 66, comma 13-bis, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, inserito dall’articolo 14, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, e successive modificazioni, il quale prevede: “Per il biennio 2012-2013 il sistema delle università statali, può procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato nel limite di un contingente corrispondente ad una spesa pari al venti per cento di quella relativa al corrispondente personale complessivamente cessato dal servizio nell’anno precedente. La predetta facoltà è fissata nella misura del 50 per cento per gli anni 2014 e 2015, del 60 per cento per l’anno 2016, dell’80 per cento per l’anno 2017 e del 100 per cento a decorrere dall’anno 2018. L’attribuzione a ciascuna università del contingente delle assunzioni di cui ai periodi precedenti è effettuata con decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, tenuto conto di quanto previsto dall’articolo 7 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49. Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca procede annualmente al monitoraggio delle assunzioni effettuate comunicandone gli esiti al Ministero dell’economia e delle finanze. Al fine di completarne l’istituzione delle attività, sino al 31 dicembre 2014, le disposizioni precedenti non si applicano agli istituti ad ordinamento speciale, di cui ai decreti del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 8 luglio 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 178 del 2 agosto 2005, 18 novembre 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 279 del 30 novembre 2005, e 18 novembre 2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 280 del 1° dicembre 2005.”
VISTO il Decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49 “Disciplina per la programmazione, il monitoraggio e la valutazione delle politiche di bilancio e di reclutamento degli atenei, in attuazione della delega prevista dall’articolo 5, comma 1, della legge 30 dicembre 2010, n. 240 e per il raggiungimento degli obiettivi previsti dal comma 1, lettere b) e c), secondo i principi normativi e i criteri direttivi stabiliti al comma 4, lettere b), c), d), e) ed f) e al comma 5” e in particolare gli articoli 4, 5, 6 e 7 in cui si disciplinano gli indirizzi, le variabili e i parametri da considerare ai fini della programmazione del fabbisogno di personale e con riferimento alla sostenibilità della spesa per il personale e per l’indebitamento di ciascuna Istituzione Universitaria;
VISTO in particolare il comma 6 dell’art. 7 del predetto Decreto legislativo n. 49 del 2012, che prevede l’emanazione di apposito decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, da emanare entro il mese di dicembre antecedente al successivo triennio di programmazione e avente validità triennale per la ridefinizione delle disposizioni di cui al medesimo art. 7;
VISTO l’articolo 1, comma 9, del decreto-legge 30 dicembre 2013, n. 150, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2014, n. 15, che ha disposto la proroga al 30 giugno 2014 del termine per l’adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al citato comma 6 dell’ articolo 7 del decreto legislativo n. 49 del 2012, relativamente al triennio 2014-2016;
CONSIDERATO che il predetto decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, relativamente al triennio 2014-2016, non è stato adottato entro i termini e che si procederà pertanto con specifico decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri per il triennio di programmazione 2015-2017;
TENUTO CONTO che si rende necessario attribuire agli Atenei per l’anno 2014 le facoltà assunzionali di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato nel limite di un contingente nazionale corrispondente ad una spesa pari al cinquanta per cento di quella relativa al corrispondente personale complessivamente cessato dal servizio nell’anno precedente;
TENUTO CONTO della graduazione delle facoltà assunzionali previste dall’articolo 7, comma 1, lettere a), b) e c) del decreto legislativo n. 49 del 2012 in relazione all’indicatore delle spese di personale e all’indicatore delle spese per indebitamento come risultanti al 31 dicembre dell’anno precedente di ciascun ateneo;
VISTO il decreto legislativo 18 luglio 2011, n. 142 “Norme di attuazione dello statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige recanti delega di funzioni legislative ed amministrative statali alla Provincia di Trento in materia di Università degli studi”, ai sensi del quale spetta alla Provincia stabilire, d’intesa con l’Università, gli obblighi e i vincoli per l’attuazione del concorso al perseguimento degli obiettivi di finanza pubblica con riferimento all’Università;
CONSIDERATO che dalle rilevazioni ministeriali relative all’anno 2013 concernenti il costo del personale delle Istituzioni Universitarie Statali, incluse le Istituzioni ad ordinamento speciale, il costo medio nazionale di 1 Professore di I fascia cui corrisponde il coefficiente stipendiale di 1 Punto Organico è pari a euro 116.968;
VISTA la necessità di definire i criteri e il conseguente contingente per l’applicazione di quanto previsto all’articolo 66, comma 13-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni e integrazioni, in tema di assunzioni nelle Università Statali per l’anno 2014;
VISTA la Legge 14 gennaio 1994, n. 20, recante disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della Corte dei conti e in particolare l’articolo 3, comma 1;
VISTO il decreto legislativo 30 giugno 2011, n. 123, ed in particolare l’articolo 5, comma 3, come da ultimo modificato dall’articolo 33, comma 4, del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116;
DECRETA
Articolo 1
(Oggetto)
- 1. Il presente decreto definisce i criteri per il riparto tra ciascuna Istituzione Universitaria statale del 50% del contingente di spesa disponibile a livello nazionale per l’assunzione di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato per l’anno 2014 espresso in termini di Punto Organico rispetto alle corrispondenti cessazioni di personale registrate nell’anno precedente;
- 2. La rispettiva assegnazione e utilizzo è disposto in coerenza con quanto previsto dall’articolo 66, comma 13-bis del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive modificazioni e integrazioni, tenendo conto di quanto previsto dall’articolo 7 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49.
Articolo 2
(Assegnazione quota Punti Organico 2014 a ciascuna Istituzione Universitaria)
- 1. Ad ogni Istituzione Universitaria statale sono attribuiti i Punti Organico 2014 indicati nella Tabella 1 allegata, sulla base dei seguenti criteri:
- a. per le Università con un indicatore di spese di personale superiore o uguale all’80% e con un indicatore delle spese per indebitamento superiore al 10%, è attribuito un contingente assunzionale pari al 10% delle cessazioni dell’anno 2013;
- b. per le Università con un indicatore di spese di personale superiore o uguale all’80% e con un indicatore delle spese per indebitamento non superiore al 10%, è attribuito un contingente assunzionale pari al 20% delle cessazioni dell’anno 2013;
- c. per le Università con un indicatore di spese di personale inferiore all’80%:
- i. è attribuito un contingente assunzionale base pari al 20% delle cessazioni dell’anno 2013;
- ii .è attribuito un contingente assunzionale aggiuntivo, fino a concorrenza del 50% massimo a livello di sistema, ripartito in misura proporzionale al 15 per cento del margine ricompreso tra l’82 per cento delle entrate di cui all’articolo 5, comma 1, del d.lgs 49/2012 al netto delle spese per fitti passivi e la somma delle spese di personale e degli oneri di ammortamento annuo a carico del bilancio di ateneo complessivamente sostenuti al 31 dicembre 2013.
Articolo 3
(Utilizzo delle risorse assegnate)
- 1. I Punti Organico attribuiti ai sensi del presente decreto sono utilizzabili per l’assunzione di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo determinato a carico del bilancio di ciascuna Istituzione Universitaria.
- 2. L’utilizzo dei Punti Organico di cui al presente decreto concorre, nell’ambito della programmazione triennale 2014-2016 di ciascun ateneo, a quanto previsto dall’articolo 4 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49, nel rispetto delle disposizioni sul reclutamento previste dalla legge 30 dicembre 2010, n. 240.
- 3. Le assunzioni disposte in difformità a quanto previsto dal presente decreto determinano, in sede di ripartizione annuale del fondo di finanziamento ordinario, penalizzazioni disposte ai sensi dell’articolo 7, comma 5, del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49.
Il presente decreto è trasmesso alla Corte dei conti per il controllo preventivo di legittimità e al competente Ufficio Centrale di Bilancio per il controllo preventivo di regolarità contabile.
(Trasmesso alla Corte dei Conti e all’ufficio Centrale di bilancio in data 18 dicembre 2014)
IL MINISTRO
F.to
Prof.ssa Stefania Giannini
Segue la tabella con le assegnazioni ai singoli atenei.


Premesso che le facoltà assunzionali 2014 di personale docente devono corrispondere ad una spesa pari al cinquanta per cento di quella relativa nel 2013 ed osservando i dati del decreto sono possibili alcune considerazioni. Su 63 Università Statali oggetto della distribuzione dei Punti Organici, 12 hanno recuperato nel turnover solo il 20% dei PO cessati nel 2013. Di queste, 9 sono collocate in Italia Meridionale ed Insulare, 3 in Italia Centrale, zero in Italia Settentrionale. Delle 16 Università che hanno recuperato nel turn-over tra il 20% ed il 50% 6 sono collocate nell’Italia Meridionale ed Insulare, 5 in Italia Centrale, 5 in Italia Settentrionale. Delle 24 Università che hanno recuperato nel turnover oltre il 50%, 17 sono collocate nell’Italia Settentrionale, 12 nell’Italia Centrale e 5 nell’Italia Meridionale ed Insulare.
Senza voler esprimere piagnucolose recriminazioni sullo spostamento di risorse dal Sud Italia al Nord Italia e lungi dal voler proporre una guerra (diciamolo) tra poveri e saccheggiati, è indubbio che l’applicazione il Decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49 “Disciplina per la programmazione, il monitoraggio e la valutazione….” determina un più accentuato depauramento della docenza nel Sud del Paese permettendo, di fatto, alle Università del Nord di reggere meglio le sfide della competizione sul piano scientifico e didattico. Tale spostamento mi sembra legato al ruolo determinante che svolge il calcolo del cosiddetto Indicatore di Sostenibilità Economico-Finanziaria (ISEF). Per tale indicatore assumono una parte decisiva alcuni aspetti economici di contesto come il livello della tassazione studentesca condizionato dall’ISEE e la possibilità di avere risorse dal territorio sia da Enti Pubblici che Privati (condizioni non determinate dalla qualità dell’Università e dei docenti, ma dal quadro economico e sociale in cui opera l’Ateneo).
Mi sembra di poter affermare, sembra ombra di dubbio, che lo Stato ha abdicato al suo ruolo di riequilibrio tra le varie parti del Paese anche nell’ambito del sistema della formazione superiore.
Buon Natale a tutti
Nicola Ferrara
Da quello che si legge in tabella, i punti organico aggiuntivi rispetto al 20% delle cessazioni 2013 è proporzionale alla differenza fra entrate complessive dell’ateneo e spese per il personale+oneri di ammortamento (“margine”, colonna 21). Cioè, vengono penalizzate quelle università che ad esempio spendono percentualmente di più per il personale. Bari e Palermo presentano percentuali di spese per il personale superiori all’80% delle entrate complessive (colonna 9) e quindi sono considerate “non virtuose” e non ricevono p.o. aggiuntivi.
Le cose stanno esattamente al contrario di come pensa Nicola Ferrara. Le università del Sud hanno poche facoltà assunzionali 2014 perché hanno già assunto troppo, rispetto alle loro possibilità, negli anni precedenti. Il riequilibrio inizia dunque adesso, rispetto allo squilibrio cui si è assistito in passato.
La differenza tra la mia posizione e quella di leonardo 40 è semplicemente questa:
a) la mia parte dall’analisi di come si calcola ISEF e da come l’ISEF modifica le percentuale assunzionali degli Atenei:
b) la sua da una tesi: Le università del Sud hanno già assunto troppo.
Sarebbe interessante (specie in un dibattito che vuole essere non ideologico) capire come leonardo 40 giustifica il suo assunto. E’ chiedere troppo?
@leonardo.40
“Le università del Sud ….. hanno già assunto troppo” Analizziamo qualche numero. Per esempio, semplificando, prendiamo tre grandi Università del Nord e tre grandi Università del Sud (quelle che hanno assunto troppo) e confrontiamo il trend degli organici dal 31/12/2000 al 31/12/2013 (fonte MIUR unica disponibile). Per organico intendiamo tutti i ruoli (PO, PA, RTI, RTDa, RTDb ed assistenti ordinari ruolo ad esaurimento – forse nessuno lo sa ne ce sono ancora 25 in Italia). Cosa è successo?
Università di Milano Statale da 1967 a 2093; Università di Torino da 1959 a 2042; Università di Bologna da 2829 a 2858. Università di Napoli “Federico II” da 2674 a 2501; Università di Bari da 1479 a 1512; Università di Palermo da 1799 a 1685. I numeri indicano, osservando gli ultimi tredici anni, una sostanziale stabilità degli organici sia al Nord che al Sud, con una importante riduzione dei docenti a tempo indeterminato (in particolare professori ordinari) a favore di personale a tempo determinato (RTDa e RTDa) e non confermano l’assunto “Le università del Sud ….. hanno già assunto troppo”. Tuttavia, se l’attuale trend della distribuzione dei Punti Organici verrà mantenuto nel tempo, dalla sostanziale stabilità si passerà al sostanziale depauperamento delle Università del Sud con riduzione dell’offerta formativa e relative implicazioni culturali e sociali.
Certo se si passasse dagli assunti ideologici e indimostrati all’analisi dei fatti la comunità, non solo quella accademica, potrebbe fare importanti passi avanti almeno sul piano della analisi.
Caro Ferrara, la sua analisi è lucida e accurata. Nel periodo considerato, alla riduzione media dell’organico delle tre Università del mezzogiorno, pari al 4,27%, corrisponde un aumento medio del corpo docente nelle università del settentrione pari a 3,52%. Diciamocelo francamente, non c’è alcuna uguaglianza delle opportunità in questo momento per chi lavora nelle Università del Sud… a parità di curriculum fateci almeno venire al Nord!!!!
@abilitatanohope
“a parità di curriculum fateci almeno venire al Nord!!!!” non lo dica ad alta voce non vorrei che fosse promulgata qualche legge regionale che vieti ad abilitati del sud di partecipare ai concorsi di università settentrionali. Non dico fandonie… è già successo per le scuole di specializzazione. Vedi
http://www.ilgazzettino.it/NORDEST/PRIMOPIANO/medicina_stop_fuorisede_scuole_specializzazione_padova_verona/notizie/840733.shtml
Mettere a confronto tre numeri presi a casaccio non dimostrano nulla. Ci vorrebbe una analisi seria. Ciò detto non giova a nessuno litigare fra docenti del nord e docenti del sud, ma bisognerebbe fare un analisi seria. una valutazione fatta da persone competenti, scelte in base a criteri riconosciuti e non dare la valutazione in mano a stregoni che rischiano di peggiorare la malattia dell’università.
@MIURinho
Non sono prese a casaccio, sono semplicemente le più grandi università d’Italia al netto della Sapienza di Roma (dove la perdita del numero dei docenti è altissima). I dati sono quelli ufficiali del MIUR, il personale è considerato nella sua interezza, il tempo è il più lungo possibile per una analisi seria e non condizionato da contingenze. Si può fare meglio? Sicuramente. Ci sono persone più competenti di me per l’analisi? Sicuramente, ma si mettano a lavorare invece di parlare genericamente nei talkshow e scrivere ideologicamente sui giornali.
@Lilla
Forse non sono stato chiaro. Per entrate complessive dell’ateneo (il famoso denominatore) sono comprese le tasse studentesche ed i contributi degli Enti Pubblici e Privati territoriali. Se l’Università X si trova in un’area X dove le tasse sono necessariamente più basse (vedi ISEE, condizionato dal reddito medio della popolazione di riferimento), dove i Privati finanziatori di fatto non esistono e dove gli Enti pubblici sono alle prese con problemi di finanza pubblica, necessariamente le entrate complessive sono più basse e gli indicatori “non virtuosi” . In una paese “normale” uno Stato che fa il suo mestiere non dà per l’Istituzione superiore di più a chi si trova in un contesto ricco e dà di meno a chi si trova in contesti svantaggiati (reverse Robin Hood), ma lavora per ridurre le sperequazioni e dare a tutti opportunità omogenee se non uguali. Spero di essere stato sufficientemente chiaro. Naturalmente se qualcuno pensa che una parte del Paese debba essere destinata a fare un po’ di turismo, istruzione di bassa qualità, niente innovazione e, tutt’al più, prodotti a basso valore aggiunto, la distribuzione dei Punti Organici è perfettamente coerente con tale pensiero.
@Nicola: grazie, sì, avevo capito il riferimento alle entrate in tasse, mi limitavo a parlare più dettagliatamente del meccanismo effettivo, sul quale poi si può ragionare. Nel tuo commento, infatti, apparivi perplesso su come fossero stati calcolati i risultati finali in termini di po.
Per un’analisi più accurata bisognerebbe conoscere la storia di questi atenei e i loro bilanci di questi ultimi anni.
Prima di parlare di questione meridionale legata all’ISEE degli studenti, bisognerebbe infatti capire perché certe altre università, collocate in aree limitrofe, hanno invece l’indicatore “spesa per il personale” del tutto in regola.
Ad esempio: L’Aquila e Chieti-Pescara 68 e 62 e Teramo 82; Catanzaro 60 e Mediterranea di Reggio Calabria quasi 81; Napoli “Parthenope” 73 e Seconda Università di Napoli 86, e così via.
Io, non lo so.
@Nicola
Premesse:
1)la tabella venuta fuori è basata su dati raccolti male;
2) ne consegue che la tabella che è venuta fuori è sicuramente sbagliata;
3) io non sono un esperto in valutazione, ma il punto 1) è ormai assodato anche fra i più ignoranti e di conseguenza il punto 2) è esatto.
Tutto ciò premesso, fare considerazioni su chi è stato penalizzato di più o di meno è fuori luogo.
Come dice Lilla “Per un’analisi più accurata bisognerebbe conoscere la storia di questi atenei e i loro bilanci di questi ultimi anni.”
Scusami ma l’argomentazione dell’ISEE è abbastanza fuori luogo. I politecnici del nord sono strapieni di studenti del sud e teoricamente nulla impedisce ad una università di attrarre studenti da zone “ricche”.
invece di beccarci fra di noi, cerchiamo di unirci in modo da richiedere che ci sia gente competente a valutarci e non i soliti noti.
Ho visto che la discussione continua a svilupparsi attorno agli stati immaginari del nord, est, sud, isole e centro-Italia, volevo invece chiedere:
1) A parte le quote premiali, per voi è normale che i punti organico dell’anno 2014, relativi a risorse liberate nel 2013, vengano assegnati quando il 2014 è già finito?
2)Qualcuno ha notizie della modalità di utilizzo di questi punti organico, dopo le novità introdotte dalla legge di stabilità? Ad esempio la possibilità di cumulo dei punti introdotta dalla finanziaria significa che queste risorse sono automaticamente ribaltate sulla programmazione 2015?
Grazie
Sulla 1) la risposta è NO :-)
E’ assurdo che ogni anno si debbano fare calcoli alla meglio perché cambiano valori e criteri di distribuzione sia per l’FFO che per i po.
@MIURinho
“invece di beccarci fra di noi, cerchiamo di unirci in modo da richiedere che ci sia gente competente a valutarci e non i soliti noti.”
Perfettamente d’accordo. Lungi dal voler proporre una guerra tra poveri e saccheggiati. L’impoverimento del Sistema Universitario non riguarda solo le sedi meridionali, ma sembra far parte di una strategia complessiva per ridurre il ruolo della formazione superiore nel nostro contesto, in particolare quella pubblica.
Purtoppo è così, ma doobbiamo smetterla di lamentarci fra di noi.
E’ il momento di capovolgere il tavolo!
“Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca o colore dei vestiti, chi non rischia, chi non parla a chi non conosce. Lentamente muore chi evita una passione, chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni;
emozioni che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti agli errori ed ai sentimenti!
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza, chi rinuncia ad inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia e pace in sè stesso.
Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare, chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di
gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare!
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.”
Praticamente, con questo metodo è stato distribuito il 50% dei punti organico totali derivanti dalle cessazioni del 2013, ma in maniera proporzionale al margine di “virtuosità” di ogni singolo ateneo.
Questo ha voluto dire che per certi atenei il turn over è stato decisamente superiore al 50%, a scapito di altri il cui turn over è oscillato da un minimo del 20 fino al 50%.
.
In particolare (se non ho sbagliato i conti!) il turn over effettivo è stato:
.
– di 20 % per 12 atenei (Teramo, Mediterranea di RC, Seconda Univ NA, Sannio, Cassino, Molise, Bari, Foggia, Sassari, Messina, Palermo, Siena)
.
– fra il 20 e il 50% per 16 atenei (Na Federico II, Na L’Orientale, Parma, Udine, Roma Sapienza, Roma Tor Vergata, Tuscia, Genova, Pavia, Urbino, Torino, Politecnico Bari, Cagliari, Catania, Firenze, Perugia)
.
– fra il 50% e l’80% per 23 atenei (Chieti/Pescara, L’Aquila, della Calabria, Salerno, Parthenope di Na, Bologna, Ferrara, Modena e Reggio, Trieste, Milano, Insubria, Politecnica Marche, Camerino, Macerata, Politecnico di To, Piemonte Orientale, Salento, Pisa, Stranieri Siena, Stranieri Perugia, Padova, IUAV Venezia, Verona)
.
– fra l’80% e il 100% per 3 atenei (Brescia, Bergamo, Mi Bicocca)
.
– oltre il 100% per i restanti 9 atenei (Catanzaro 558%, Sissa 374%, Roma Tre 111,56%, Roma Foro Italico 426%, Politecnico di Milano 115,25%, SNS Pisa 135,97%, SS Sant’Anna 426,31%, Ca’ Foscari 114,82%)
.
In sostanza, i punti organico totali disponibili per il 2014 (814), pari al 50% di quelli relativi alle cessazioni nel 2013, sono stati distribuiti fra le precedenti fasce di atenei in questo modo:
– 20%: 54,1
– fra 20 e 50%: 258,87
– fra 50 e 80%: 337,37
– fra 80 e 100%: 33,73
– >100%: 130,2
.
Se tutti gli atenei avessero avuto un turn over del 50% sarebbe andata così:
– 20%: 135,03
– fra 20 e 50%: 359,26
– fra 50 e 80%: 252,20
– fra 80 e 100%: 18,85
– >100%: 48,70
.
Ciò significa che gli atenei fermi al 20% hanno perso 80,93 po e quelli fra 20 e 50% ne hanno persi 100,39.
In totale, 181,32 po sono stati in pratica ceduti da 12+16=28 atenei agli altri 35 atenei, dei quali: 85 sono andati ai 23 atenei con turn over tra 50 e 80%, 15 ai 3 atenei con turn over tra 80 e 100% e ben 82 ai 9 atenei con turn over sopra il 100%.
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Chiaro che si possono rifare i conti più in dettaglio, fino a ogni singola università, ma già così si ha un’idea dei “travasi” di po, che sono notevoli!
Ripeto non sono un esperto, ma l’analisi di Lilla mi ha fatto venire in mente che forse il parametro dimensione dell’Ateneo ha giocato un ruolo importante. Sarà un caso che gli atenei più grossi, tranne un paio di eccezzioni, si collochino tutti nel gruppo intermedio (fra il 20 e il 50%)? E’ sarà anche un caso che ai due estremi (20% e oltre 100%) non c’è ne uno degli atenei più grossi? Se sei piccolo ed hai una sola schiappa sei rovinato, se invece hai per caso uno molto bravo schizzi subito fra i più premiabili. Mi sbaglio?
scusate gli errori di grammatica, ma rigirando le frasi sono venuti fuori un paio di obbrobri … e poi MIURinho è uno straniero :-)
@Lilla
Complimenti. Questa mi sembra un’analisi un pochettino più seria. Propongo Lilla come mia candidata preferita alla nuova ANVUR :-)
MIURinho, com’è andata la tua squadra?
Qui ormai ci sono i campionati da giocare ogni anno, con tanto di retrocessione.
E comunque, a proposito di “A parità di curriculum fateci almeno venire al Nord!!”… è a Catanzaro che bisogna andare!!
Anche Roma Foro Italico va bene.
.
Per la nuova ANVUR: da quando sono abilitata il lato oscuro della forza mi parla. Ma gli anvuriani, Darth Fanton e la loro stazione, la Morte Accademica, non mi avranno.
@MIURinho
La premialità e il discorso fuoriclasse/schiappa non c’entrano nulla in questo caso. Per la distribuzione dei punti organico la classifica degli atenei la si fa esclusivamente in termini dell’ISEF (indicatore di sostenibilità economico finanziaria, colonna 17 del foglio excel allegato al decreto, rapproto fra colonna 15 e colonna 16) . Non c’è alcuna considerazione di merito, se non il rapporto fra l’82% delle entrate complessive e le spese per personale. E questo favorisce le Università dei contesti socioeconomici migliori (più alto il numeratore, migliore l’ISEF). E le Università medio piccole, che tipicamente hanno un corpo docente meno numeroso e più giovane e quindi meno costoso (più piccolo il denominatore, migliore l’ISEF), e non hanno i Policlinici Universitari che risucchiano enormi risorse di personale.
In questo momento non ho la squadra.
Fai bene a non cedere queste non sono Star Wars, ma Trash Wars :-)
Ma che fine ha fatto la proposta di eliminare i punti organico?!
C’è una soglia (80% dell’FFO), si applichi quella e basta, poi ogni ateneo si regoli in base ai soldi.
Dov’è l’autonomia se il ministero decide le assunzioni?
Effettivamente, la percentuale di rientro ha un pattern geograficamente chiaro (ho provato a fare qualche calcolo, mettendo da parte gli atenei micro o tematici, sperando di non avere fatto errori): al nord il rientro medio sfiora il 70%, al centro è pari al 42%, mentre Sud e Isole sono al 35%. Andando a pescare, nella distribuzione del FFO2014, il numero di studenti in corso dei singoli atenei, i predittori delle percentuali di rientro sembrano sostanzialmente due: da una parte il margine (entrate-spese), suddiviso per il numero di studenti. E, su questa voce, le minori entrate derivanti dall’ISEE nel meridione fa la sua parte, e l’FFO non riesce a colmare il gap. L’altro fattore che va ad influire è il rapporto studenti/docenti, che penalizza le strutture con un rapporto troppo basso (e su questo, il Nord risulta “virtuoso” rispetto al resto d’Italia). Il caso di Catanzaro, eclatante in percentuale, credo derivi, oltre che dai buoni valori di questo ateneo su ambedue i parametri considerati, anche dal fatto che la quota “premiale” è sostanzialmente indipendente dalla numerosità delle cessazioni, che, nel caso di Catanzaro, sono state limitate a sole due unità.
In questa tabella c’è una sintesi.
la tabella dovrebbe vedersi qui
http://s4.postimg.org/dbp5wovvx/FFO.png
Infatti, dov’è l’autonomia? L’impressione è che qualcuno utilizzi la leva centrale per risolvere alcuni problemi locali, come del resto è sempre successo in Italia, con buona pace dei miti ipocriti che costellano le pagine dei giornali. Prima si parla di giovani in fuga, ma se si tocca il vecchio potente allora tutti lì a inventarsi il mito opposto.
fambros ha perfettamente ragione. E’ passato il messaggio che virtuoso e non virtuoso sia legato al merito scientifico e/o didattico mentre il concetto virtuoso/non virtuoso è legato ad una mera questione contabile dove hanno un ruolo importante l’età dei docenti ed i loro relativi stipendi, la questione dei policlinici (ancora non risolta) ed il contesto socio-economico.
Inoltre va chiarito che il decreto dei Punti Organici non distribuisce risorse, ma è solo un semaforo verde ad assumere (poco) ed a far fare qualche progressione di carriera a chi è già strutturato indipendentemente dalla possibilità finanziaria di poter impegnare risorse per le assunzioni. Si potrebbe avere il caso paradossale di un Ateneo con molte risorse, ma con pochi punti organici da impegnare ed un altro con punti organici liberi, ma poche risorse da impegnare.
Certo che questa Catanzaro scombina sempre i modelli. Propongo di annetterla al Veneto in onore della famosa Brigata Catanzaro sacrificata dalle parti del Piave
preferirei di no.
Mi dicono che un mio lontano parente (Erik von Merizzi, morto a Vicenza il 1 giugno 1917) combatteva dall’altra parte, mentre suo “cugino” (e mio nonno) stava con gli italiani…
Carino questo cognome. Ma nel 1945 il Von si è mantenuto o ha subito un’aferesi?
http://www.biographien.ac.at/oebl/oebl_M/Merizzi_Erik_1873_1917.xml
http://www.austro-hungarian-army.co.uk/mexican/merizzi.htm
Be’, veramente i po corrispondono alle risorse liberate dai pensionamenti. Il MIUR ne trattiene il 50% e il restante 50 lo ridistribuisce normalizzando il margine “virtuoso” di ogni singola università rispetto al totale dei margini.
Il margine è dato dalla differenza fra il 92% delle entrate complessive nette, meno le spese di personale.
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Le entrate complessive sono la somma di FFO2013, programmazione triennale e tasse al netto di contributi. Sono quindi principalmente proporzionali all’FFO (basta vedere gli ordini di grandezza).
Dando un’occhiata ai numeri in tabella, si vede che alcune università hanno spese per il personale che superano in alcuni casi già da sole l’intero FFO2013 (Reggio Calabria, Seconda Univ Na, Sannio, Cassino, Foggia, Molise, ecc…). Se si dà un’occhiata al valore aggiunto dalle tasse, questo, rispetto all’FFO, vale mediamente circa 1/4 quindi pesa meno.
Le tasse iniziano a fare più differenza per quelle università che si trovano nelle fasce intorno al 50% e hanno costi del personale più bassi.
Pare invece che il merito delle super università, con turn-over sopra il 100%, sia da attribuirsi principalmente alle basse spese di personale rispetto all’FFO.
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Chiaro che questo meccanismo, tolti i casi per i quali in effetti il personale costa troppo (anche per anzianità magari, o rispetto al numero di studenti) premia chi impone tasse più alte a parità di numero di studenti. Cioè, quelle università che si autosostengono meglio.
Quell’autonomia lì è apprezzata.
Alcuni commenti (anche sotto forma di domanda):
1) Ma nelle spese per il personale non ci sono anche quelle per il personale non docente? Le banche dati del Ministero forniscono dati anche su questo punto?
2) Dal 2000 a oggi non ci sono stati soltanto pensionamenti e assunzioni ma anche passaggi di fascia che possono avere inciso pesantamente sul costo del personale.
3) Quando è iniziato il monitoraggio della spesa per il personale (e bloccata la crescita del FFO) c’erano alcune università (al centro e al sud) con una spesa maggiore di quanto ricevessero dal Ministero.
4) Per alcuni anni il Ministero ha pubblicato il rapporto docenti/studenti per ciascun ateneo e ciascuna facoltà in allegato al decreto sul FFO. C’erano vistose anomalie come quella della Facoltà di Medicina a Palermo con un rapporto docenti/studenti che era il doppio della media nazionale (alla quale pur contribuiva questo valore così alto). Gli indicatori globali possono essere utili ma nascondono dettagli molto importanti. Ma gli Atenei non dovrebbero avere anche una politica del personale oltre che del bilancio?
5) Giustamente protestiamo per la riduzione delle risorse ma i CdA e i Rettori cosa vorrebbero fare con le risorse aggiuntive?
@legnostorto
Cerco di rispondere:
a
1) Si. Sarebbe interessante studiare il peso del personale tecnico-amministrativo. Rientrano nelle spese del personale anche il personale assunto negli anni 70/80 per esclusivi scopi assistenziale in particolare negli Atenei che hanno gestito in passato Policlinici direttamente. Il tema non è secondario per mega atenei con la Sapienza e la Federico II.
2) Sicuramente si.
3) E’ possibile
4) Sicuramente gli atenei dovrebbero avere principalmente una politica del personale oltre che del bilancio.
5)Assumere giovani in grado di crescere in una logica di competizione internazionale.
[…] gli atenei siciliani. A decretarlo è il decreto ministeriale sul “punti organico 2014“ secondo il quale per il triennio 2015/2017, le università di Palermo, Catania e Messina […]