Livon (con il tono di voce alterato): «Perché hai scritto che la riforma è opera mia, lo sai che non è vero». Valditara: «A pochi giorni dalle elezioni europee certo non potevo attribuirla né a me né al ministro Bussetti». Livon: «Lo sai che io c’entro poco, in quel lavoro ci sono errori marchiani che non avrei mai commesso». Così Livon, Direttore Generla del MIUR, avrebbe protestato al telefono dopo che il suo capo Dipartimento, Giuseppe Valditara aveva preso le distanze da una bozza di D.M. trapelata su Roars. Un documento – parola di Valditara – “veicolato riservatamente al presidente della Crui per un primo parere informale dal direttore Livon, è semplicemente una prima bozza elaborata da un gruppo di lavoro coordinato dal direttore Livon e composto da diversi docenti“. Ma come facciamo a sapere le esatte parole che si sono detti al telefono Valditara e Livon? A riportarle, con tanto di virgolette, è stato Corrado Zunino in un suo articolo su Repubblica che dipinge un quadro poco edificante, con il Capo Dipartimento Valditara che chiede al Direttore Generale Livon di intestarsi la paternità di una bozza dai contenuti controversi. Va detto che a Corrado Zunino capita di inciampare: basta ricordare il paginone che annunciava il crollo della produzione scientifica italiana (mai avvenuto e infine ritrattato dallo stesso Zunino), i numeri in libertà sugli immatricolati all’università e la posizione nell’ordine alfabetico delle università italiane scambiato per posizione in classifica nel Ranking ARWU. E pure questa volta Zunino incassa una smentita, a firma congiunta Valditara-Livon: “Non vi è mai stata alcuna telefonata fra il capo Dipartimento Giuseppe Valditara e il direttore Daniele Livon dai contenuti riferiti dal giornalista Corrado Zunino. Non vi è dunque nemmeno stata alcuna richiesta al direttore Livon di intestarsi la paternità della bozza iniziale, ancora in fase di lavorazione“. Un giornalista serio usa il virgolettato quando ha fonti riscontrabili, tanto più se descrive persino il tono della voce. Affascinante ma improbabile l’ipotesi che Repubblica tenga sotto controllo le linee telefoniche dei dirigenti del MIUR. Ma allora, da dove è spuntato quel virgolettato. Una domanda tutt’altro che oziosa, visto che, proprio intorno a quel virgolettato, Zunino ha imbastito la sua(?) ricostruzione di cosa sta avvenendo dalle parti di MIUR e dintorni. Nel caso del “crollo” della ricerca italiana, Zunino si era fidato ciecamente di quello che gli era stato suggerito da un fonte (l’ufficio stampa dell’Università di Bologna) rivelatasi inaffidabile. E stavolta?

Per approfondire:

Alcuni articoli di Corrado Zunino e il relativo fact-checking.

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Ecco la smentita di G. Valditara e D. Livon che è stata pubblicata in calce all’articolo di Corrado Zunino:

 

 

Riceviamo dal capo Dipartimento Università Giuseppe Valditara e dal direttore generale Daniele Livon:

“Non vi è mai stata alcuna telefonata fra il capo Dipartimento Giuseppe Valditara e il direttore Daniele Livon dai contenuti riferiti dal giornalista Corrado Zunino. Non vi è dunque nemmeno stata alcuna richiesta al direttore Livon di intestarsi la paternità della bozza iniziale, ancora in fase di lavorazione.

Il testo è stato redatto in autonomia da un gruppo di lavoro composto da diversi professori, alcuni rettori e poi visto in diversi punti dal direttore Livon, all’esito di un confronto con il predetto gruppo di lavoro. L’autonomia del gruppo di lavoro è stata apertamente rivendicata da alcuni suoi membri intervenendo su Roars già l’11 maggio e può essere confermata da diverse mails.

Il direttore Livon è uscito dal Miur in quanto ha vinto un concorso per direttore generale dell’Anvur a cui si era già da diverso tempo iscritto”.

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8 Commenti

  1. In calce alla smentita di Valditara e Livon, Zunino scrive: “Ribadisco la veridicità e correttezza – dopo nuova verifica sulle fonti e i documenti che avevano dato avvio all’articolo – dell’intero testo prodotto. (c.z.)”.
    Chissà quali sono le fonti e i documenti dei virgolettati. Ci saranno davvero delle registrazioni?

  2. mmmhhhh, le frasi riportate hanno lo strano pregio di offrire anche un riassunto della situazione, il tutto per una migliore comprensione del lettore. Che gentili! Quando uno si incazza con un collega non riassume le situazioni, s’incazza e basta. Direi che si tratta di una mozzarella di bufala. Repubblica sta passando un brutto periodo, ottimo opporsi al governo ma condire ogni giorno la prima pagina di nefandezze da “ordigno fine di mondo” ha l’effetto opposto.

  3. Grazie a Roars e Zunino per l’avvicente (ancorchè desolante) soap opera.
    Entrando nel merito, Zunino è parecchio grossolano quando afferma “In quel testo… si prevedeva che gli atenei pubblici italiani sani sul piano finanziario e ben certificati nel campo della didattica e della ricerca…”.

    Come possa sottoscrivere e ribadire Zunino la correttezza di tale affermazione (cioè l’effettiva corrispondenza dei criteri previsti dal documento “incriminato” con “sani e ben certificati”) proprio non riesco a capirlo. È ben vero che nel resto dell’articolo appaiono alcune precisazioni, incluso un comunicato degli studenti del Link, per cui un lettore che abbia tempo di leggere con attenzione tutto l’articolo si può fare una buona idea sulla questione. Ma inserire una simile affermazione in bella vista all’inizio non rende certo un buon servizio ad un lettore frettoloso.

    Attendiamo comunque con ansia l’uscita della prossima puntata!

  4. Siete solo invidiosi perché non riuscite a essere così seri come le grandi firme dei principali giornali italiani.
    Seri, serissimi come quei superserissimi giornalisti che omettono di parlare delle morti neonatali nella Grecia in crisi per farci sostenere le tesi europeiste contro i disinformatori e strumentalizzatori antieuropa.
    O come quei serissimissimi giornalisti che giurano che la regola del 3% deficit/PIL non è mai esistita nei trattati europei (per lui il protocollo 12 non esiste http://www.isaonline.it/mag/UE-Trattati-Protocolli.html#protocollo12).
    Di giornalisti seri, serissimerrimi ce ne è tanto bisogno…per nostra fortuna ci sono loro che con la loro difesa delle libertà costituzionali ci permettono di guardare al futuro con serenità.
    Altro che fake news…

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