Il Comitato Nazionale Universitario (CNU) ha elaborato una proposta per la riforma della docenza universitaria (ruolo e pre-ruolo) che, per evidenziare criticità e margini di fattibilità, si avvale di una dettagliata analisi dell’evoluzione dell’organico docente, disaggregata per ruoli e aree disciplinari. Confidando che sia un utile strumento per stimolare un dibattito costruttivo sul ruolo giuridico e il reclutamento, pubblichiamo il documento del CNU in due puntate, a cominciare dalla parte dedicata all’analisi, che evidenzia i seguenti punti:

Da questa analisi emergono alcune evidenze che, nonostante la semplicità dell’analisi stessa, sono da un lato abbastanza sorprendenti e inattese e, dall’altro, possono fornire degli utili spunti di riflessione per una sapiente riforma dell’accesso alla docenza e del cosiddetto pre-ruolo.

  • La numerosità dell’organico e delle relative risorse (costi medi basati sui punti organico) a partire dall’avvio della riforma del cosiddetto 3+2 ha visto una rapida crescita dal 2000 al 2008, una successiva contrazione dal 2008 al 2015 raggiungendo nel 2018 valori molto prossimi a quelli del 2000.
    Una possibile definizione di organico stabile e compatibile può essere stimato in 55-60 mila unità (tra pre-ruolo e ruolo) con una spesa media quantificabile in 42-46 mila punti organico.
  • La distribuzione dell’organico per area CUN evidenzia una sostanziale variazione tra il 2000 e il 2018 con un significativo spostamento di risorse docenza dalle aree con un più favorevole rapporto studenti/docenti (Scienze MM FF NN e Medicina) a quelle con rapporti più sfavorevoli (Economia e Giurisprudenza) o che presentano importanti rapporti con il mondo industriale (Ingegneria Meccanica e dell’Informazione).Si è di fatto realizzato un significativo riequilibrio tra aree disciplinari, anche se in modo forse casuale e senza particolare consapevolezza dei cambiamenti che si andavano a determinare. Certamente sarà importante evitare politiche e interventi volti ad assegnare risorse consolidate sulla base della variazione della numerosità degli studenti che, in questi anni, subisce rilevanti incrementi/decrementi non tanto nel suo valore totale, quanto piuttosto tra le diverse aree.
  • La numerosità e la tipologia delle varie figure di RU ha visto rilevanti variazioni. L’introduzione della figura del RU-TI è ormai acquisita e consolidata e non si ritiene particolarmente utile la re- introduzione della figura del RU a tempo indeterminato. Al contrario pare particolarmente importante e urgente lo svuotamento del ruolo oggi ad esaurimento con il passaggio dei ricercatori a esaurimento abilitati al ruolo di Professore Associato, la definizione di una figura pre-ruolo di durata ben definita (2-3 anni) e non rinnovabile (evitando così la creazione o l’aumento del cosiddetto precariato) che potrebbe ricomprendere gli attuali ricercatori a TD di tipo a) e gli assegnisti di ricerca, una figura di immissione in ruolo che potrebbe essere il ricercatore a TD di tipo b) che dopo un triennio (al massimo) potrà transitare, se in possesso dell’abilitazione scientifica, alla docenza universitaria.
    Da questo punto di vista risulterà particolarmente utile la constatazione che il numero di RU- TD di tipo b) ha praticamente raggiunto il valore degli RU-TD di tipo a).

Proposta CNU_27.VII.2019 parte1

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