Segnaliamo ai lettori la mozione del 26 giugno 2014 approvata dalla Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche dell’Accademia dei Lincei.
1. L’adempimento di un ruolo Istituzionale
L’Accademia Nazionale dei Lincei (in breve Lincei) è statutariamente organo di consulenza scientifica e culturale del Presidente della Repubblica. A tale mandato la Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche si è sempre attenuta nell’elaborare ed approvare mozioni che, nascendo da una spontanea valutazione di problemi, sono poi state inviate al Presidente della Repubblica e successivamente ai Ministri competenti. Tra queste mozioni rientra quella approvata dalla Classe il 20 aprile del 2012 su “Criteri di valutazione delle ricerca scientifica nelle «scienze morali» con riferimento all’attività dell’Anvur”.
A distanza di due anni la Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche deve purtroppo constatare che la situazione è ulteriormente peggiorata sia per quanto riguarda le “Abilitazioni scientifiche Nazionali”(ASN), sia per quanto riguarda la “valutazione della qualità della Ricerca” (VQR) riferita alle Università . La diffusa preoccupazione per questa situazione, espressa dalla conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Crui) e dal Consiglio Universitario Nazionale (CUN) – due Organismi rappresentativi delle Università e della ricerca accademica italiana – ed anche da molte Società Scientifiche settoriali nazionali, induce la Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche dei Lincei a riprendere la tematica ed estendere la sua valutazione.
2. La mozione della Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche del 2012 e le “non” conseguenze.
In estrema sintesi nella Mozione del 2012 (qui allegata) si indicavano i limiti di applicazione di criteri bibliometrici che potevano ben essere utilizzati ma non generalizzati o resi unici parametri di valutazione; si richiamava l’attenzione su quelle produzioni scientifiche non classificabili in un singolo settore disciplinare e tuttavia di grande rilievo per l’interazione tra le scienze; si evidenziava l’importanza di ricerche che nell’uso della lingua italiana esprimono una loro irrinunciabile identità; si chiedeva che nelle scienze ove le correnti di pensiero fossero molteplici ed anche tra loro confliggenti non si usassero criteri discriminatori.

Si proponevano di conseguenza delle soluzioni costruttive e migliorative con l’uso in vari casi di una “peer review” basata su criteri oggettivi caratterizzanti anche la composizione dei Gev e del “valutatori” che garantisse l’uso di criteri resi noti e trasparenti nonché il pluralismo delle correnti di pensiero in quanto le stesse nelle “scienze morali”possono essere molto diverse e persino tra loro confliggenti.
Si indicava infine la disponibilità della Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche dei Lincei a collaborare con l’Anvur ed in particolare con i Gev per addivenire alla migliore applicazione di criteri di valutazione.
Questa mozione ha dato luogo a vari colloqui di singoli esponenti dei Lincei con il Presidente dell’Anvur ai quali non sono però seguiti esiti rispondenti,neppure parzialmente, alle proposte. Si è persino avuta l’impressione che ogni membro dell’Anvur fosse titolare esclusivo del potere decisionale insindacabile nella area alla quale era stato preposto e questo sia per la scelta dei Gev e del loro coordinatore sia per la costruzione con loro di criteri specifici per la classificazione in fasce dei “prodotti” della ricerca e delle loro sedi editoriali.
3. La necessità di riprendere la tematica della Valutazione
A distanza di due anni la Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche dei Lincei, presa visione dei numerosi documenti in tema di valutazione della ricerca scientifica elaborati dalla Commissione Lincea per i problemi universitari e dalla Commissione Lincea per i
problemi della ricerca scientifica, nonché di una “Lettera aperta” rivolta all’opinione pubblica per denunciare la preoccupante condizione dell’istituzione universitaria, sottoscritta,tra gli altri, da numerosi Soci Lincei delle due Classi Accademiche, ritiene doveroso ritornare sui problemi della valutazione della università e della ricerca con una presa di posizione ufficiale e pubblica.
4. Alcuni principi
La Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche dei Lincei ritiene che parte notevole della crisi attuale del sistema universitario e di ricerca dell’Italia sia dovuta alla costante e sempre mutata pressione legislativa, all’inseguimento di un modello ottimale, al disordine nel governo e nell’organizzazione del sistema universitario e della ricerca che ne è derivato, ai lunghi periodi d’intervallo tra una tornata di concorsi e l’altra, ai ripetuti mutamenti della disciplina dei sistemi concorsuali, alla svalutazione del consapevole giudizio degli studiosi italiani con il loro sorteggio e con la nomina di commissari stranieri, allo spostamento, in nome dell’autonomia, verso un nuovo centralismo delle singole istituzioni, in un groviglio tra autoritarismo centrale e burocratizzazione amministrativa nei singoli Atenei.
Più precisamente la Classe:
a) è consapevole dei gravi problemi della università e della ricerca in Italia ma ritiene che gli stessi non possano essere risolti con l’importazione e l’applicazione dirigistica e monca ,per di più concentrata in periodi di tempo troppo brevi, di criteri applicati in altri Paesi nei quali è in corso,peraltro,una rivisitazione critica.
b) Sottolinea la propria preoccupazione per i criteri generali adottati dall’ANVUR, la quale, tra l’esigenza condivisa di scovare  l’ignavia,quando e dove esistente nelle istituzioni universitarie e dì ricerca, e quella dell’individuazione e sostegno delle eccellenze scientifiche, ancora largamente esistenti nonostante ostacoli e incomprensioni di ogni tipo, ha inteso privilegiare la prima e non la seconda.
c) E convinta della necessità di dare maggiore efficienze, efficacia e qualità alla ricerca italiana, ritiene che, al di là delle intenzioni, si è trasformato l’ANVUR, almeno quanto a percezione diffusa, in un organismo dirigistico e di controllo che appare eccedente il dettato normativo e persino l’autonomia didattica e scientifica solennemente garantita dalla Carta Costituzionale,
d) È totalmente favorevole a criteri di valutazione e ad organi preposti alla loro applicazione al fine di elevare il livello della ricerca ma anche della didattica nonché l’impegno dei ricercatori e dei docenti. Ritiene che tali criteri, organi, applicazioni debbano però scaturire da procedure dove il contributo degli Organi di autogoverno delle Università, degli enti di ricerca e delle Società scientifiche nazionali non venga negletto a favore di Organi i cui componenti sono nominati per decisione prevalente{quando non esclusiva) del Ministro in carica eventualmente supportato da consiglieri diversi da soggetti istituzionalmente identificati e legittimati.
Le precedenti considerazioni di principio, alle quale se ne potrebbero aggiungere molte altre, indurrebbero ad un ripensamento del sistema universitario (fatto di ricerca ma anche di didattica) italiano non per generare una riforma epocale ma per adottare un serie di aggiustamenti che ne ripristino la dignità e la funzionalità. Le stesse sono state colpite da assenteismo, da episodi di malcostume ma anche dalla denigrazione sistematica fattane presso la opinione pubblica sia dai mass media sia da un numero limitato di studiosi italiani inconsapevoli quanto meno dell’ottima qualità dei laureati italiani e quindi della didattica che li ha formati.
5. Alcune proposte
Nella consapevolezza che per l’università e la ricerca (tra l’altro priva di un Ministero dedicato) una stagione di riformismo temperato costruito con regolarità nel tempo potrebbe tardare, si avanzano alcune proposte di attuazione immediata per ridurre quanto meno le inefficienze, quando non i danni ,degli attuali sistemi di valutazione della ricerca,anche con riferimento alle ASN.
a) per la VQR si propone che la valutazione sia riferita al periodo 2010-2015, avendo, dunque, il tempo di risolvere le questioni emerse e che hanno determinato un diffuso sconcerto. Ciò non sarebbe possibile con la VQR 2011-2014 che utilizzerebbe i criteri della precedente che hanno creato molte difficoltà e un diffuso sconcerto;
b) per la individuazione dei “prodotti” da valutare si propone che,invece di chiedere a ogni singolo docente o ricercatore tre “prodotti” per di più risalenti al periodo 2004- 2010, si chieda ad ogni struttura universitaria di n persone un numero di “prodotti” pari a nx3, lasciando alla struttura di selezionare i suoi nx3 “prodotti” migliori;
c) per l’uso delle mediane, anche alla luce dei risultati delle concluse procedure idoneative, esse sono da considerare uno strumento utile elaborato in fase di primo orientamento,che certamente va migliorato tenendo conto di situazioni distorsive verificatasi. Come, ad esempio, la constatazione che a non tutti i Commissari è parsa chiara la distinzione tra “giudizio assoluto” (proprio di procedure idoneative) e
“giudizio relativo” (proprio delle procedure concorsuali, che devono fondarsi sulla comparazione). L’esito di questa confusione ha portato nelle ASN ad idoneare meccanicamente numeri enormi di candidati in alcune aree ed in altre numeri esigui. Questa è anche la conseguenza di aver sganciato le ASN dalle effettive posizioni disponibili nei ruoli universitari creando coi una categoria di “abilitati” che avrà grosse conseguenze sul reclutamento nelle Università;
d) per evitare gli esiti snaturanti del criterio del sorteggio tra i commissari valutati come meritevoli di essere scelti ed al fine di superare le situazioni determinatesi (allarmante l’altissimo numero dei ricorsi al Giudice Amministrativo,eretto a giudice di qualità scientifica,ossia di merito e non di forma) bisogna privilegiare la scelta di Colleghi sui quali si concentra maggiormente una comprovata fiducia della comunità
scientifica,criterio valido alla restauranda diffusione dell’etica pubblica,che è la sola garanzia di rigore;
e) per evitare una ingiusta delegittimazione dei ricercatori italiani bisogna cessare l’inserimento di commissari provenienti da università straniere (a meno che anch’essi siano votati dai legittimati italiani all’elettorato attivo) che in non pochi casi hanno dimostrato di non essere adatti al ruolo conferito;
f) per collocarsi sulle frontiere della ricerca bisogna valorizzare anche quelle indagini che rispondono a quella interazione tra i “saperi particolari”, che rappresenta il livello più alto della ricerca scientifica attuale. In tal senso si dovrebbe ragionare piuttosto in base al criterio degli “ambiti scientifici” in grado di garantire la flessibilità disciplinare;
g) assicurare un uso dei risultati della VQR che si attenga alle finalità e alle garanzie dichiarate. Il criterio dell’anonimato era stato garantito ai valutati essendo lo scopo della VQR riferito alla valutazione delle strutture accademiche e di ricerca, Pare tuttavia che nel caso della istituzione o di rinnovo dei dottorati di ricerca i singoli membri del Collegio di dottorati, nominativamente indicati, debbano essere valutati
(quanto meno dal coordinatore del Dottorato) in base ai risultati della VQR su tre prodotti riferiti al periodo 2004-2010.Laddove il coordinatore non rispetti tale procedura, il dottorato perde la legittimazione al rilascio del titolo di dottore.
6. Una conclusione
La Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche dei Lincei è composta da studiosi in tutti i campi delle “scienze morali” che hanno una costante abitudine alle valutazioni interdisciplinari, che sono caratterizzati da una marcata seniorità che consente loro di guardare in prospettiva di lungo periodo il sistema della Università e della ricerca, che non hanno convenienze personali se non quelle della promozione della ricerca e della didattica, che hanno rapporti costanti con altre Accademie Nazionali ed Associazioni Accademiche europee ed internazionali e che pertanto sono al corrente delle modalità di valutazione e di riforme in altri Paesi. Per questi motivi le loro valutazioni criticocostruttive andrebbero prese seriamente in considerazione dal Miur e dall’Anvur, La Classe teme tuttavia che, come in passato, ciò non accadrà a causa di quella fuorviante ansia dell’innovazione continua ed incoerente che ha tanto danneggiato l’università e la
ricerca italiane.
Malgrado questo timore, che si spera venga smentito, la Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche ritiene suo preciso dovere approvare questa mozione che inoltrerà al Presidente della Repubblica ed alle Autorità istituzionali competenti.
Fulvio Tessitore, Alberto Quadrio Curzio

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6 Commenti

  1. Qualora ce ne fosse ancora bisogno, questo intervento rende perfettamente l’idea del completo scollamento tra chi fa ricerca seriamente e chi la ricerca la valuta in stile Auditel, basandosi su numerologia cabalistica utile, forse, per tentare un ambo (su tutte le ruote). ASN, VQR e AVA non sono altro che un costosissimo marasma magmatico pieno di contraddizioni e palesi illogicità.

    Impressionante l’impermeabilità dell’ANVUR a qualsiasi suggerimento. Ci spiegano che la VQR va bene per i grandi numeri ma poi stilano “graduatorie” illogiche mescolando pere e mele. Come tocco di classe finale, hanno trasformato i parametri di valutazione da globali a parametri di valutazione del singolo, erigendoli, illegalmente, a criteri per stabilire chi ha i titoli necessari per essere membro del Collegio di dottorati.

    Se un’indagine statistica mostra che quelli che hanno 40 di piede sono mediamente più intelligenti, non potrò certo stabilire che per far parte del Collegio di dottorati è necessario avere 40 di piede. Sembrerà assurdo, ma nella sostanza non è molto distante da ciò che hanno fatto.

    Di fronte ad illogicità di questo livello l’Università ha il diritto dovere di dire no. Quando uno studente ha difficoltà logiche così marcate gli suggerisco garbatamente di rivedere i suoi progetti, non vedo proprio che senso abbia tenersi ancora l’ANVUR.

  2. Ci sono posizioni condivisibili e già sostenute da tempo. Quello che mi lascia perplessa, ma anche rammaricata, diciamolo, e’ il sostenere che il sistema delle mediane vada semplicemente rivisto. Posizione, questa, che oltre ad essere stata sostenuta da Fantoni (ovvio) ho ritrovato nel recentissimo documento dei presidi di ingegneria dove si fanno considerazioni sull’asn in vista della riforma in atto. Documento nel quale si afferma testualmente: “Per i primi (nota: si intendono i settori bibliometrici) gli indicatori in uso sembrano aver funzionato abbastanza bene e la logica che ne è alla base e’ condivisibile, anche se hanno la necessità di essere meglio tarati per quello che riguarda le banche dati di riferimento”.
    Duole dover leggere da parte di colleghi, anche molto vicini come settore, la sostanziale difesa di un sistema che a livello concettuale, metodologico e rispetto alle modalità con le quali è stato implementato, si è rilevato illogico, privo di scientificità e riferibilita’ e anche illegittimo.
    Andando a ritroso su Roars (sono lettrice abituale solo da maggio), ho trovato questo intervento di Fabio Sirinngo che sottoscrivo parola per parola e che spiega in modo incontrovertibile e puntuale come il sistema medianico sia una totale bufala:
    https://www.roars.it/online/errare-humanum-est-perseverare-autem-diabolicum-a-proposito-di-asn/
    Da persona che si occupa da più di un decennio di rilevazione, processamento e valutazione dati, strumenti statistici, probabilità, calibrazioni, con riferimento anche a controlli di qualità e accreditamento di laboratori, condivido ogni analisi fatta in quel post, e quindi in sostanza che:
    – gli indicatori bibliometrici scelti hanno poco o nulla a che fare con la qualità della produzione scientifica;
    – la loro natura di indicatori quantitativi li rende soggetti a un’imprecisione intrinseca troppo alta per gruppi ristretti o per singoli e quindi inaccettabile per fare una valutazione;
    – usare gli indicatori come parametri minimi e’ voler fare una valutazione arbitraria ed è anche concettualmente sbagliato perché le mediane di distribuzioni statistiche non rappresentano valori minimi;
    – gli indicatori bibliometrici inducono comportamenti opportunistici e distorsivi, nocivi nei riguardi di una produzione scientifica di qualità.
    A questo c’è da aggiungere che un eventuale processo basato sul controllo di mediane in senso crescente tende a una deriva per cui nel tempo sarà sempre più difficile soddisfare criteri con soglie sempre più alte. Questo da un lato peggiora il fenomeno opportunistico e dall’altro crea una disparità di trattamento già esistente rispetto a chi è già in ruolo (le mediane dividono i professori secondo il 50imo percentile) ma che si aggrava nel tempo.
    Per tutti questi motivi, l’uso del sistema medianico e’ improponibile, anche a fronte di qualche miglioramento. Viene quindi purtroppo e inevitabilmente da pensare, vista l’evidenza degli argomenti, che si preferisca continuare ad usare sbarramenti totalmente arbitrari piuttosto che nulla, per fini che però non possono essere quelli di riconoscere, premiare e promuovere la qualità.

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