46 milioni in più nelle casse delle università. Ma è un’illusione ottica“: non capita tutti i giorni che il Corriere della Sera prenda le mosse da un Parere del Consiglio Universitario Nazionale per un articolo di largo respiro sullo stato del finanziamento dell’università. La posizione del CUN nei confronti dello schema di riparto del Fondo di finanziamento ordinario è stata in buona parte ripresa anche Consiglio Universitario degli Studenti: “l’incremento dell’ammontare complessivo del FFO è dovuto esclusivamente a provvedimenti (obbligazioni di legge) esterni alle quote del riparto ordinario: i 271 milioni di euro destinati ai dipartimenti di eccellenza, i 50 milioni di euro destinati agli scatti stipendiali dei docenti e i 20 milioni destinati all’aumento delle borse di dottorato“. Il coordinameno studentesco LINK si chiede “dove sono le promesse di cambiamento fatte in campagna elettorale sul rifinanziamento del sistema universitario“. Alla luce di quanto scrive il CUN sull’insufficienza dei fondi destinati al reclutamento di nuovi docenti, anche il Corriere bacchetta il ministro della Lega: “Turnover al 100? Una promessa mancata“. In realtà, l’università è una nave priva di governo. Con la poltrona di Capo Dipartimento ancora vacante, un sottosegretario M5S, Lorenzo Fioramonti, che aspira ad un ruolo di effettivo viceministro con delega all’Università e un Ministro Bussetti che non si capisce fino a che punto sia disposto a concedere spazi di manovra agli alleati di governo, tutto lascia pensare che lo schema di ripartizione sia stato “ereditato” dalla precedente gestione della Ministra Fedeli (e del Capo Dipartimento Marco Mancini). Non per questo è meno opportuno evidenziarne i punti critici, come ha fatto il CUN. In particolare, è paradossale dare un parere su una ripartizione che utilizza un costo standard i cui meccanismi sono ancora ignoti, dato che il relativo decreto non è stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Aggiungiamo un commento sulle “manine” che sono all’opera anche dentro il CUN. In relazione all’art. 3, il CUN chiede che il “coefficiente Ke per il calcolo dell’indicatore A dell’allegato 1, avendo un carattere di eccezionalità, sia al più presto abbandonato“. Magari qualcuno si era distratto, ma quel coefficiente serviva a “sterilizzare” gli effetti delle diverse percentuali di adesione allo #stopVQR, il boicottaggio della VQR. Abbandonarlo significherebbe premiare gli atenei i cui rettori, con le buone ma spesso con le cattive, ovvero con varie forme di intimidazione, avevano scoraggiato la protesta, ricorrendo, in vari casi, anche ai caricamenti forzosi dei “prodotti della ricerca”. Roars aveva fatto i calcoli: abolendo Ke si toglierebbe quasi un milione di Euro a Roma Sapienza, il cui rettore si era comportato da galantuomo nei confronti della protesta. Questo a vantaggio degli atenei più “allineati”, Bologna, Napoli Federico II, Torino, Milano e Firenze in testa. Di chi sarà stata la manina?

Pubblichiamo di seguito il parere del CUN sullo schema di decreto recante i criteri per il riparto dell’FFO per il 2018. Segue il testo.

Per approfondire:


Prot. 22018  del 25/7/2018

Al Ministro  Dott. Marco Bussetti

Al Capo di Gabinetto  Cons. Giuseppe Chiné

S E D E

OGGETTO: Schema di decreto recante i criteri per il riparto del fondo di finanziamento ordinario delle Università  per l’anno 2018

Adunanza del 23/07/2018

IL CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE

Vista la nota del Capo di Gabinetto Prot. n. 2/u/e  del 13/07/2018, con la quale si trasmette per il parere di competenza lo schema di decreto ministeriale recante i criteri per il riparto del fondo di finanziamento ordinario (FFO) delle Università  statali per l’anno 2018;

Visto lo schema di decreto recante i criteri per il riparto del fondo di finanziamento ordinario (FFO) delle Università  statali per l’anno 2018  come sopra individuato;

Visti i propri pareri sugli schemi di decreto riguardanti il riparto del FFO 2017  del 03/08/2017 e dei residui FFO 2017  del 20/12/2017;

Viste le disposizioni in materia di costo standard per studente di cui all’articolo 12, comma 7, del decreto-legge 20 giugno 2017, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2017, n. 123;

Visto il documento  CUN di analisi e proposte circa il DDL “Bilancio  di previsione dello Stato per lanno finanziario 2018 e bilancio pluriennale  per il triennio 2018-2020” del 18 novembre 2017;

Sentiti i Relatori;

FORMULA IL SEGUENTE PARERE

Il CUN prende atto  che lo schema di decreto ministeriale relativo ai criteri di riparto del fondo di finanziamento  ordinario (FFO) per l’anno 2018  tiene conto delle disposizioni in materia di costo standard per studente di cui all’articolo 12, comma 7, del decreto-legge 20 giugno 2017, n.91, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2017, n. 123. Questo Consesso rileva con rammarico come tale normativa non preveda il parere del CUN sul decreto ministeriale di concreta determinazione  del nuovo modello del costo standard per studente e come tale decreto non sia stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale nonostante la legge 123/2017  ne prevedesse l’adozione entro 60 giorni dalla sua entrata in vigore.

Il Consiglio  rileva  come  lo schema  rifletta,  con minime  variazioni,  la struttura  dei decreti relativi ai FFO dell’ultimo triennio. Ciò, oltre  a consentire un confronto fra le componenti più significative   del  fondo,  può  facilitare,  nei  limiti delle  mutevoli   dinamiche   della  finanza pubblica,  la definizione  di linee strategiche  di programmazione  della spesa da parte  degli atenei, anche in considerazione  dei provvedimenti  riguardanti  la programmazione triennale 2016-18.

Nel merito,  si formulano  di  seguito  alcune osservazioni  generali,  seguite  da osservazioni specifiche sui singoli articoli dello schema di decreto.

Osservazioni generali

Il CUN prende atto innanzitutto  dell’aumento di quasi il 5% rispetto all’anno precedente del FFO complessivo (dai circa 6,981 miliardi  di euro del 2017, al netto  delle assegnazioni dei residui  avvenute a dicembre  2017,  ai circa  7,327  miliardi  del 2018,  anch’essi  al netto di possibili riassegnazioni di residui). Pur riconoscendo un’inversione di tendenza rispetto  alle politiche  pubbliche in tema di finanziamento  al sistema universitario  dell’ultimo decennio, questo Consesso rileva come tale dote di risorse non sia sufficiente  per gestire le esigenze del sistema   dell’istruzione    superiore   e  della  ricerca,  così da  poterne   garantire   il corretto funzionamento,  anche in un’ottica  di comparazione internazionale. Tale cronico sotto finanziamento  pubblico agli atenei contrasta con le politiche di investimento che il legislatore ha individuato all’interno delle ultime leggi di bilancio  a favore di altri comparti della pubblica amministrazione  o di iniziative di formazione e ricerca comunque non riconducibili al sistema universitario pubblico.

Rileva altresì  come,  pur  nella legittimità  di scelte politiche  volte  a destinare le risorse al raggiungimento  di  scopi  specifici,  l’incremento  di  finanziamento   totale,  pari  a circa  346 milioni  di  euro,  è anche  quest’anno interamente   destinato  a interventi  specifici vincolati (principalmente  relativi ai dipartimenti   di  eccellenza)  mentre  la somma  di  quota  base, premiale e perequativa rimane sostanzialmente  invariata.

Questo pone un serio interrogativo  circa la sostenibilità  economica nel tempo dei compiti istituzionali  assegnati all’Università, anche tenuto conto dei maggiori oneri conseguenti al positivo   superamento   del  blocco  pluriennale  delle  retribuzioni.  Nell’assegnazione  2018, infatti, non vi è traccia di finanziamenti  aggiuntivi per sostenere gli oneri legati agli aumenti retributivi  del personale  che, almeno  in parte  già dal 2016 e in misura  maggiore dal 2018, fanno sentire i loro effetti economici sugli atenei.

Ne discende che, in assenza di un finanziamento  ad hoc stabile e progressivo nel tempo per gli incrementi  di  costo  del personale, l’auspicato  ritorno  del turnover  al 100%, dopo  che  il personale si è notevolmente  ridotto  nell’ultimo  decennio, rischia di essere un obiettivo non sostenibile da un punto di vista economico-finanziario.

Si rileva peraltro  come gli interventi  aggiuntivi, ad eccezione dei dipartimenti di eccellenza, siano in larga parte finanziati  attraverso il sostanziale svuotamento  dei fondi per il FFABR  e per le cattedre del merito “Giulio Natta”.

Il fondo Natta, in particolare, subisce una netta decurtazione a seguito della destinazione  di una larga parte di esso per il finanziamento  dell’una tantum per il ristoro  dal congelamento degli aumenti  retributivi  dei docenti nel quinquennio  2011-15. Ad oggi rimangono  nel fondo Natta soltanto 28,3 milioni di euro che, dato che l’iniziativa sembra giustamente destinata ad essere   abbandonata,  ci  si aspetta  confluiranno   nel  FFO,  ma soltanto a fine  anno.  Si raccomanda al legislatore un intervento tempestivo al fine di destinare definitivamente  tali risorse al FFO e, conseguentemente, rinunciare all’iniziativa  delle cattedre Natta.

Il finanziamento FFABR, invece, subisce una eccezionale decurtazione, passando da 45 milioni nel 2017 a soltanto 2 milioni  nel 2018 in conseguenza del trasferimento  di risorse sancito dall’ultima  legge di bilancio  per finanziare  in particolare  le borse di studio  degli studenti  e incrementare il valore delle borse dei dottorati, con conseguente sostanziale  sterilizzazione della misura. Lo stanziamento  residuo è chiaramente insufficiente  ad erogare il finanziamento per la ricerca di base previsto dalla normativa  alla platea di professori  associati e ricercatori potenzialmente beneficiari (si veda in proposito  anche la raccomandazione  CUN del 25 luglio 2017).  Tale drastica riduzione del FFABR rappresenta un segnale estremamente negativo per la comunità accademica, anche in considerazione di quanto accade nel contesto internazionale con riferimento  al finanziamento  individuale alla ricerca di base che non può assumere   il significato di intervento occasionale.

Nel dettaglio delle voci si rileva:

– una sostanziale invarianza rispetto al 2017 delle risorse complessive non vincolate (quota base + quota premiale + quota di perequazione), legata alla compensazione  che si verifica fra la diminuzione dell’attribuzione in quota base (-165 milioni) e l’aumento della quota destinata alla premialità (+158  milioni)  con la stessa attribuzione  di risorse  per la perequazione del 2017 (145 milioni);

– un incremento significativo dell’incidenza del costo standard in quota base (dal 20% al 22% del FFO al netto degli interventi  con vincolo di destinazione, corrispondente a un aumento di 95 milioni) a fronte di un nuovo sistema di calcolo del costo standard che, in assenza della pubblicazione  del  relativo  DM,  non è  ancora  noto e  i cui  effetti sono al momento  non ponderabili;

– che  una percentuale   crescente  del  fondo è  destinata   al finanziamento   dei  cosiddetti “interventi specifici”, a utilizzo  vincolato per gli atenei, che ormai pesano per circa il 15% del FFO complessivo (contro il circa 10% dell’anno precedente).

Con  riferimento  alla quota  premiale,  questo  Consesso  osserva  che,  come già  ribadito  in passato, essa, per non incidere negativamente sulla funzionalità degli atenei, dovrebbe essere aggiuntiva. Il CUN auspica altresì  che i principi che presiedono alla distribuzione  della quota premiale  continuino   a rimanere coerenti  nel  tempo,  favorendo  con ciò la capacità  di programmazione  degli atenei.

Con riferimento  all’intervento perequativo, anche in considerazione  della crescente applicazione del nuovo modello del costo standard per studente pensato con l’obiettivo, fra gli altri, di garantire coesione territoriale,  si ritiene che tali risorse debbano tornare  almeno ai livelli del 2016  per assicurare sostenibilità  e gradualità di applicazione dei nuovi parametri”

Osservazioni sui singoli articoli

Art. 1 – Assegnazioni per obbligazioni assunte nei pregressi esercizi e per interventi specifici

In merito  agli stanziamenti  dedicati agli accordi di programma, il CUN, pur valutando con favore gli interventi  di incentivo o di riequilibrio posti in essere dal Ministero nei confronti di realtà territoriali  e universitarie che meritano politiche differenziate, auspica che tali interventi siano resi pubblici attraverso un’anagrafe dei dati relativi ad ognuno di essi.

Art. 2 – Interventi quota base FFO

Il CUN ribadisce la sua preoccupazione per gli effetti delle norme legislative che prevedono un automatico aumento dell’incidenza percentuale della quota premiale rispetto alla quota base, e all’interno di quest’ultima dell’incidenza percentuale della quota assegnata in base al costo standard per studente. Per quanto entrambi gli aumenti siano stati limitati al minimo previsto dalla normativa (+2%), sono in valore assoluto molto significativi (la quota base è diminuita di 164 milioni rispetto al 2017, e di 250 milioni rispetto al 2016, e la quota assegnata tramite il costo standard è aumentata di 95 milioni rispetto al 2017), oltretutto in un contesto di grande incertezza sulle possibili ricadute del nuovo modello di calcolo del costo standard.

È necessario inoltre  notare  come il peso  reale del costo  standard  nell’attuale modello  di assegnazione  sia ben  più  alto di  quanto  dichiarato.  Infatti alla ripartizione   della  parte rimanente della quota base concorrono anche i costi standard 2015 e 2014: ciò determina un peso effettivo del costo standard ben maggiore del dichiarato.

Art. 3 – Assegnazioni destinate per le finalità premiali

Questo Consesso invita  il Ministero a monitorare  con attenzione  gli effetti  dell’introduzione avvenuta nel 2017, in coerenza con la programmazione triennale 2016-2018, dell’obiettivo dell’autonomia responsabile, con un’incidenza pari al 20% della premialità  complessiva. Si apprezza  l’iniziativa  di  rimettere  all’autodeterminazione   degli atenei  l’individuazione  dei fattori  sui quali esser valutati. Tuttavia, in una situazione  nella quale è premiata  soltanto  la capacità di migliorare i risultati  negli ambiti prescelti (ambiente di ricerca, qualità della didattica, strategie di internazionalizzazione)  e non anche il mantenimento  di livelli elevati di rendimento, si richiedono opportuni correttivi per non penalizzare quegli atenei che partono già da livelli di performance  particolarmente  elevati. Essi, infatti, presentano margini di miglioramento  dei risultati  estremamente  ridotti,  con conseguente  possibile decurtazione nelle assegnazioni.

All’interno della parte premiale “qualità della ricerca”, si ribadisce la richiesta, già espressa da questo  Consiglio nei pareri sugli schemi di riparto  del FFO del 2016  e del 2017, che l’utilizzo del coefficiente  Ke   per  il calcolo  dell’indicatore   A  dell’allegato  1,  avendo  un carattere  di eccezionalità, sia al più presto abbandonato. Si apprezza  inoltre  che gli obiettivi  legati alla internazionalizzazione  della didattica e alla regolarità degli studenti  che erano previsti nel 2015 e  nel  2016 siano  considerati  nella  premialità  solo  se scelti  dagli atenei  nei  propri programmi di autonomia  responsabile come già avvenuto nel 2017. In continuità  con quanto già osservato nel parere sul FFO 2017, si richiama l’attenzione del Ministero sul fatto che l’indicatore  IRAS2  PO_15_17  dell’allegato 1 presenta un metodo di calcolo  che tende  a penalizzare  gli atenei  che nell’ultimo  triennio  hanno  reclutato  nuovo personale docente e ricercatore  in modo limitato o addirittura  nullo per mera mancanza di risorse.

Inoltre,  si osserva  come  i  reclutati  2015-2017 (in larga  parte  RTD) spesso non siano associabili ad uno specifico esito nella VQR 2011-14  e, di conseguenza, appare arbitraria  la proposta di assegnare a tali nuovi reclutati un esito uguale alla valutazione media riportata  da soggetti che hanno partecipato all’esercizio di valutazione.

Art. 4 – Intervento perequativo FFO

In un contesto  nel quale il FFO non vincolato rimane costante o addirittura decrescente, il CUN sottolinea  la necessità che siano aumentate  le risorse complessivamente destinate alla perequazione, riportandole perlomeno ai livelli del 2016.

Nel merito dell’intervento perequativo si osserva quanto segue:

-appaiono sostanzialmente condivisibili le finalità A e C di cui all’allegato 2;

-la finalità B prevede  una clausola  di  salvaguardia  che  si allinea  alla raccomandazione espressa da questo Consesso nel parere del 2017  (riduzione massima del 2%).

Una ulteriore  maggiore attenzione  alla perequazione consentirebbe agli atenei di adeguarsi più   gradualmente   all’incognita   dell’aumentata   incidenza   del  nuovo costo standard  per studente in quota base e alla crescente rilevanza della quota premiale.

Art. 5 – Incentivi per chiamate dirette e di docenti esterni all’ateneo

Si apprezza la conferma  del complesso di risorse  destinate  alla mobilità stanziato  già nel 2017, ma si rileva come tale dotazione  finanziaria  sia stata ricavata senza ricorrere a reali risorse aggiuntive. Si rileva altresì  che, come già avvenuto  per il FFO 2017, non vi sia alcun limite finanziario  al cofinanziamento  delle chiamate dirette ex art.1 c. 9 della l. n.230/2005  e successive  modifiche   e  come  tali chiamate  abbiano  priorità  rispetto  alle assunzioni  per concorso  di  docenti  esterni  e  ai trasferimenti.  Ciò induce serie  perplessità   in quanto  le procedure  di  chiamata  diretta,  come   più  volte   segnalato   dal  CUN,  sono oggetto  di  una normativa   confusa   e lacunosa   e  non consentono  valutazioni  comparative  tra i possibili candidati.  A  ciò si aggiunga che  gli  atenei  vengono  a conoscenza  dell’avvenuto cofinanziamento  per chiamate dirette solo molti mesi dopo l’inoltro della domanda, andando incontro anche a numerose rinunce dei chiamati al momento della presa di servizio.

Si suggerisce pertanto di ritornare ad assegnazioni finanziarie separate fra le chiamate dirette e le altre  fattispecie  o, in alternativa, di rivedere l’ordine di priorità  di cui al punto elenco dell’art. 5 al fine di favorire la mobilità dei docenti tra le Università.

Si chiede in ogni caso che sia resa pubblica la distribuzione a livello nazionale fra le varie tipologie degli incentivi per chiamate dirette e di docenti esterni agli atenei nel 2017  al fine di valutare gli esiti complessivi della previsione normativa in esame.

Art. 6 – Programma per giovani ricercatori “Rita Levi Montalcini”

Si apprezza l’aumento del 10% delle risorse destinate a questa voce.

Art. 7 – Consorzi interuniversitari e gestione rete GARR

Il CUN osserva  che larga parte  delle risorse  previste  per questo  capitolo sono  destinate  ai consorzi   CINECA ed  ALMALAUREA,  mentre  appare  esigua la quota  destinata  ai consorzi interuniversitari  che hanno partecipato alla VQR 2011-14  secondo le due modalità previste (in proporzione  al numero di prodotti  conferiti  oppure sulla base delle valutazioni  che ANVUR effettuerà per il cofinanziamento dei progetti presentati).

Art. 8 – Interventi a favore degli studenti

Si apprezza  l’incremento  di  circa  20 milioni  di  euro  delle borse  post lauream  frutto del recepimento  della previsione  contenuta  nell’art. 1 comma 639 della  legge n. 205 del 2017 (legge di bilancio dello Stato  per il 2018). Si rileva come il positivo incremento  della borsa mensile per i dottorandi  di ricerca trovi soltanto  una parziale compensazione nel FFO (con conseguenti maggiori oneri a carico dei bilanci dei singoli atenei); di conseguenza l’incremento dell’ammontare destinato a questa voce non permette un aumento del numero di borse di studio a disposizione.

Come  già sottolineato  nel parere sullo schema di DM per il riparto  del FFO 2017,  appare arbitraria la quota del 60% riservata ai dottorati “innovativi”, anche alla luce delle criticità evidenziate  nel  documento   CUN del 10 maggio 2017,  in quanto  le definizioni   e i requisiti contenuti nelle linee guida 2017  per l’accreditamento dei dottorati  appaiono tuttora  ambigui e   in  larga   misura provvisori,   specie  in  rapporto  ai criteri della  multidisciplinarità    e dell’internazionalizzazione.

Circa l’incremento,   già previsto  dall’art.  1 commi 265-266  della  legge 232/2016 (legge  di bilancio  dello  Stato per  il 2017), delle  assegnazioni   in compensazione   degli  esoneri contributivi  disposti dalla legge (c.d.  no tax area e beneficiari o idonei  delle borse DSU), si ribadisce  quanto  già sottolineato   da  CUN,  CNSU  e  CRUI  in più  circostanze:  la misura   è sicuramente positiva ma il ventaglio  dei potenziali  beneficiari  va allargato  ed è necessario investire maggiori e più congrue risorse pubbliche aggiuntive.

Si valuta positivamente il mantenimento  nel FFO dei fondi dedicati al piano lauree scientifiche e ai piani per l’orientamento.

Si apprezza   infine  che, come richiesto  dal CUN nel parere  del 20 dicembre 2017 sugli schemi di D.M. relativi ai criteri di ripartizione dei residui FFO e al Fondo giovani per l’anno 2017, nell’allegato 5 sia stata identificata  in maniera inclusiva la platea degli studenti  diversamente abili o con invalidità, facendo riferimento  al complesso delle normative  relative, superando così l’ambiguità contenuta nella formulazione utilizzata in precedenza.

Art. 9 – Interventi previsti da disposizioni legislative

Il CUN ricorda  come  i consolidamenti  dei diversi piani  straordinari   di reclutamento,  pur nell’esiguità  del  budget  complessivo  previsto,  dovrebbero gravare  su risorse  aggiuntive, aumentando proporzionalmente il FFO complessivo. Rileva inoltre con preoccupazione come non  siano  previste  risorse  per garantire  le progressioni  di carriera  dei docenti  abilitati, in particolare  per  i ricercatori  a tempo indeterminato  abilitati  alla seconda fascia  che  non possono utilizzare  lo stesso meccanismo di tenure track garantito ai RTDb  e per i quali la seconda tranche del piano straordinario  associati prevista dalla legge 240/10  non è mai stata finanziata.

A  seguito   dell’applicazione   di   alcune  disposizioni   normative   in  tema di  università   e formazione superiore contenute in particolare  nelle ultime  leggi di bilancio dello Stato  (legge n. 232/2016  e legge n. 205/2017), sono stati inseriti in questo articolo alcuni interventi per i quali per la prima volta si vede l’effetto  finanziario  all’interno  del FFO. Il riferimento  è in particolare:

  • al finanziamento  per  il primo  anno del  quinquennio   2018-2022 dei  dipartimenti   di eccellenza (271  milioni);
  • al ristoro una tantum per il congelamento degli scatti stipendiali del quinquennio 2011-15 (50 milioni);
  • al piano straordinario RTDb (12 milioni) per coprire le ultime mensilità  dell’anno 2018 qualora  i ricercatori  in oggetto  prendano  servizio  già  a partire  dagli  ultimi mesi dell’anno;
  • alla contribuzione per la maternità obbligatoria delle ricercatrici a tempo determinato  e delle assegniste di ricerca (3,5 milioni che sostanzialmente compensano il pari importo che fino al 2017 era previsto per i congedi parentali  degli assegnisti);
  • al finanziamento all’Università di Bologna per la costituzione del centro per la formazione manageriale per la sostenibilità  e i cambiamenti climatici (1 milione);
  • al superamento del contenzioso degli ex lettori  di lingua straniera  (8,705 milioni).

Tali interventi si aggiungono ad altri stanziamenti  quale proseguimento di azioni iniziate  in passato.

Circa i dipartimenti  di eccellenza, il CUN si è già espresso sull’opportunità   di tale misura  e sulla correttezza   metodologica  del processo valutativo previsto  dal  legislatore per premiare tali  dipartimenti, in particolare nelle osservazioni  del 14/11/2016 nonché nel documento di analisi e proposte del 02/05/2017.

In merito al ristoro una tantum il CUN rileva l’insufficienza  della misura  e raccomanda  di individuare una più efficace risposta all’esigenza di un recupero di quanto non corrisposto nel quinquennio  di blocco delle retribuzioni.

Circa  il piano straordinario  RTDb, si rinvia a quanto  già espresso  da questo Consesso  nel documento   Analisi  e  proposte  circa  il DDL “Bilancio di previsione dello Stato  per l’anno finanziario  2018 e bilancio pluriennale per il triennio 2018-2020” dell’8 novembre 2017.

Con le osservazioni  e alle condizioni  precedentemente  indicate,

IL CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE

esprime parere complessivamente  favorevole allo schema di decreto recante i criteri per il riparto del fondo di finanziamento ordinario delle Università  per l’anno 2018.

IL SEGRETARIO (Dott. Michele Moretta)

LA PRESIDENTE (Prof.ssa Carla Barbati)

 

 

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3 Commenti

  1. Credo anch’io che il governo sull’Università non vada giudicato per questo FFO 2018, sostanzialmente ereditato dal pregresso. Il vero banco di prova, su questo come su tutto il resto, sarà, tra qualche settimana, la legge di bilancio: si vedrà se su ricerca e università verranno trovati i promessi fondi aggiuntivi, e se la brutta vicenda degli scatti sarà ripresa e chiusa in modo decente, dopo la pagliacciata della scorsa finanziaria.
    Semmai, è più grave che si sia lasciata partire con le vecchie regole (incluse soglie e riviste di ‘classe A’) la nuova tornata dell’ASN: significa che per due anni almeno dovremo tenercele.

  2. I peggiori nemici dell’università non sono fra i politici o al MIUR, ma allignano fra i colleghi: sono loro che forniscono alla politica e alla burocrazia ministeriale le “idee” per governare il sistema …

  3. Ho sempre letto i commenti di Proietti con interesse e li ho trovato sempre molto lucidi, ma questa volta vedo che un po’ accecato dalla propaganda del cosiddetto rinnovamento.
    Il premier, per quello che conta, ha più volte detto in un suo intervento, con estrema baldanza, che l impegno del governo su ricerca e istruzione è quello di non tagliare i fondi … «non tagliare» … di aumentare non se ne parla proprio…

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