«Boom delle iscrizioni. Gli atenei superano la crisi», questo il richiamo sulla prima pagina di La Repubblica che rimanda ad un lungo articolo, dedicato al “ritorno delle matricole” nelle università italiane registrato nell’anno accademico in corso, il 2017/2018. L’articolo non commenta dati ufficiali, che ancora non ci sono, ma i dati raccolti da Repubblica chiedendo agli atenei italiani. Secondo La Repubblica, non solo per il quarto anno accademico consecutivo il numero degli immatricolati cresce, ma è addirittura tornato tornato ai livelli precedenti la crisi economica; e la crescita è omogenea nel Paese. «Nelle università è di nuovo boom», «mai così tanti iscritti all’università», «la crisi non fa più male»: tutto va cioè nel migliore dei modi. Ma sarà vero? Utilizzando l’anagrafe nazionale studenti del MIUR, abbiamo sottoposto a fact checking i numeri degli “immatricolati di Repubblica”. Ebbene, i conti non tornano: si va a scavare, si scopre che gli “immatricolati di Repubblica” sono stati ottenuti sommando, mere, pere, banane e forse anche qualche tacchino.

1. I fondamentali: immatricolati e iscritti

Cominciamo dai fondamentali. Chiunque si occupi di università conosce la distinzione tra gli “immatricolati” e gli “iscritti” al primo anno di un corso di laurea o di un corso di laurea magistrale a ciclo unico. Gli immatricolati sono studenti iscritti al primo anno di un corso di laurea o di un corso di laurea magistrale, che entrano per la prima volta nel sistema universitario. Gli iscritti sono un insieme più grande di studenti che comprende sia gli immatricolati sia tutti gli altri studenti iscritti al primo anno e che sono stati già immatricolati in anni precedenti: si tratta di studenti che cambiano corso di studio, che hanno cambiato ateneo, che riprendono gli studi al primo anno dopo averli interrotti e così via. Considerare gli “immatricolati” evita di duplicare (contare due o più volte) uno stesso studente che si iscrive al primo anno in anni successivi. Questo significa che il numero degli iscritti è molto più elevato di quello degli immatricolati. La differenza si aggira, nell’ultimo decennio, sulle 200.000 unità. Il grafico successivo illustra i dati tratti dall’Anagrafe Nazionale degli Studenti (ANS) riferiti a tutte le università italiane, pubbliche e private.

Come si fa a contare gli immatricolati? Come per tutti i dati amministrativi, non è semplice dare una definizione univoca, tanto è vero il MIUR fornisce due serie diverse per gli immatricolati. C’è la serie che si ricava dall’Anagrafe nazionale degli studenti (ANS); e c’è una serie diversa calcolata dall’ufficio statistica del MIUR, che applica una definizione più rigorosa considerando come immatricolati solo gli “immatricolati” che hanno confermato l’iscrizione al primo anno pagando la seconda rata delle tasse universitarie. Le due serie storiche contengono gli stessi dati fino al 2012-2013 quando l’ufficio statistico del MIUR introdusse una nuova modalità di rilevazione che restituisce dati più bassi di circa 22.000 studenti rispetto a quelli ANS.

2. I dati veri e quelli di Repubblica

Dunque, secondo i dati ANS nell’anno accademico 2016-2017 gli immatricolati a tutti gli atenei italiani privati e pubblici italiani erano 290.251; nella rilevazione dell’ufficio statistica del MIUR si riducevano a 274.339.

Gli iscritti al primo anno ANS erano invece 498.249. Se si considerano i soli 61 atenei pubblici che stanno nell’elenco di Repubblica, gli iscritti ANS erano 336.438, mentre gli immatricolati erano 262.183.

E secondo Repubblica, quanti erano gli immatricolati nel 2016/17?

la somma dei neoiscritti in tutti gli atenei segnala un numero di matricole pari a 321.652 [2017/18]: sono, appunto, 11.804 in più rispetto all’anno scorso alla stessa data

Se nel 2017/18 ci sono 11.804 immatricolati in più, per ottenere quelli del 2016/17, basta una sottrazione:

321.652 – 11.804 = 309.848

Pertanto secondo l’articolo di Repubblica gli “immatricolati” alle 61 università statali nel 2016-2017 sarebbero stati 309.848.

Ora, possiamo mettere a confronto i numeri di Repubblica con quelli dell’ANS e dell’Ufficio statistico del MIUR.

Negli articoli di Repubblica si confondono sistematicamente immatricolati e iscritti. E in ogni caso i dati di Repubblica non corrispondono neanche lontanamente ai dati veri.

Ma cosa sono quindi gli “immatricolati di Repubblica”? Nell’articolo on line si dice che le università statali hanno inviato a Repubblica “i dati delle immatricolazioni 2017-2018”. Non mettiamo in dubbio che le università abbiano inviato dati: ma non certo quelli degli immatricolati, come credono a Repubblica. Per capire cosa siano gli “immatricolati di Repubblica” si può ricorrere a questo sistema: nell’articolo on line Repubblica pubblica per ogni università gli immatricolati 2017/18 e il loro tasso di crescita rispetto al 2016/17 (dati che, per comodità del lettore, riproduciamo in Appendice). Grazie a questi dati, un semplice calcolo ci consente di ottenere per ciascuno dei 61 atenei statali gli “immatricolati di Repubblica” 2016/17:

Immatr2016_17 = Immatr2017_18/(1 + tasso_crescita/100)

Mettiamo ora a confronto gli “immatricolati di Repubblica” (in blu) con quelli ANS (in giallo).

Come si vede dal grafico, nella grande maggioranza dei casi le “matricole di Repubblica” sono molte di più delle matricole ANS. Un grosso errore di segno contrario si osserva solo per Pisa, con “gli immatricolati di Repubblica” (2.672) clamorosamente inferiori a quelle dell’anagrafe (7.622). Nel complesso, però, i numeri di Repubblica sono indubbiamente gonfiati rispetto ai dati ministeriali.

In base all’ordine di grandezza delle cifre, si può anche tentare di ricostruire, per ciascuna università,  quali dati entrino nella stima degli “gli immatricolati di Repubblica”.

E nella stima entra davvero di tutto. Prendiamo i dati dei due atenei che non hanno risposto a Repubblica (Sannio e Salerno): per quei due atenei Repubblica prende un dato relativo agli immatricolati ANS (che per la verità non corrisponde al dato ad oggi scaricabile). Il che conferma che a Repubblica volevano davvero stimare gli immatricolati.  Peccato che soltanto per altri 6 atenei ci sia un dato riferibile agli immatricolati. Dal confronto con l’ANS, si ricava che, per la gran parte degli atenei, il dato presentato è quello degli iscritti al primo anno, molto più elevato di quello degli immatricolati, come abbiamo visto. Lo possiamo verificare all’unità nel caso dell’Università di Trento dove gli “Immatricolati di Repubblica” per il 2017-2018 sono 3.246 e corrispondono al dato degli “iscritti al primo anno delle lauree triennali ed a ciclo unico” pubblicato sul sito web di Ateneo:

Ci sono poi atenei come Padova e Tor Vergata per i quali il dato è verosimilmente riferito ai soli immatricolati delle lauree triennali. Per altri atenei come Napoli Federico II, gli “immatricolati di Repubblica” dovrebbe essere invece la somma degli immatricolati più gli iscritti al primo anno delle lauree magistrali. Per Siena dovrebbe invece trattarsi della somma degli iscritti al primo anno delle triennali, e di tutte le lauree magistrali (non solo di quelle a ciclo unico). Per l’Università per stranieri di Perugia, l’unica spiegazione dell’ordine di grandezza degli “immatricolati di Repubblica” è che si tratti del numero totale degli iscritti all’ateneo. Inspiegabile il già citato caso di Pisa dove gli “immatricolati di Repubblica” sono 2.672, quando l’ordine di grandezza degli immatricolati è oltre 7 mila e quello degli iscritti supera i 10mila.

Quindi gli “immatricolati di Repubblica” è una grandezza costruita sommando, mere, pere, banane e forse anche qualche tacchino.

3. “Quota trecentomila”

Probabilmente qualche esperto aveva messo in guardia i giornalisti. Si legge infatti nell’articolo:

Come segnalano il ministero dell’Istruzione e gli esperti di Almalaurea, ancora non si può paragonare questa cifra con le serie storiche consolidate perché a luglio il dato di prassi scende (scremato di chi non ha pagato almeno la seconda rata).

Qualcuno deve aver tentato di spiegare a Repubblica la differenza tra iscritti e immatricolati e che esistono stime diverse; ma evidentemente il messaggio non deve essere passato. E verosimilmente ha generato un altro equivoco. Qualcuno degli esperti ha forse fatto notare a Repubblica che, come visto sopra, gli immatricolati si riducono di circa 22mila unità quando si consideri chi non paga la seconda rata. Forse i giornalisti hanno ragionato così: se si tolgono i 22mila che non pagheranno la seconda rata, gli “immatricolati di Repubblica” scendono a “quota 300.000”. Un bel numero su cui secondo Repubblica

tutti — esperti e rettori contattati — sono concordi con il dire che si è tornati a vedere quota trecentomila.

Esperti e rettori contattati non si riferivano certo agli immatricolati dei 61 atenei statali. Perché per arrivare a “quota trecentomila immatricolati” nelle università statali di nuovi immatricolati ne servirebbero circa 40mila in più, con una crescita inverosimile di circa il 15%.

Esperti e rettori contatti da Repubblica si riferivano forse agli immatricolati ANS dell’intero sistema universitario italiano, che comprende tutti gli immatricolati alle università private tradizionali e telematiche. Se il 2017-2018 confermerà il tasso di crescita registrato lo scorso anno, gli immatricolati complessivi supereranno quota 300.000 nell’ANS; e raggiungeranno quota 290mila nelle statistiche più restrittive del MIUR.

4. “La grande crisi non fa più male”

Repubblica non è nuova a notizie non proprio solide su temi universitari.

Nel 2011 annunciò il crollo della produzione scientifica italiana: “in un anno 12.000 pubblicazioni in meno“, ma in realtà le pubblicazioni erano cresciute.

Nel 2012, annunciò che in quanto a stipendi, i professori universitari italiani sono “secondi al mondo, dopo il Canada“. Che bello se fosse vero, ma le cose stanno diversamente.

Nel 2017, annuncia “La Sapienza miglior ateneo italiano …  secondo posto per Padova, terzo per il Politecnico di Milano“ nella classifica ARWU … ma era solo l’ordine alfabetico. In base ai punteggi, Padova era prima, Sapienza seconda e il Politecnico solo settimo.

Adesso siamo nel 2018, e Repubblica annuncia il boom delle matricole, spiegando che “la crisi non fa più male” e che si è ritornati ai livelli del 2007-2008. È vero?

Prendiamo il target indicato da Repubblica che è 307.586, il numero di immatricolati nelle statistiche MIUR dell’anno accademico 2007-2008, “la vigilia della depressione socio-economica”. Se si raggiungerà quota 300.000 nelle statistiche ANS, per tornare ai livelli pre-crisi mancheranno ancora all’appello 17 mila immatricolati; e ne mancheranno quasi 50 mila per tornare al numero di immatricolati del 2003-2004.

L’unico boom che si vede all’università è quello fake degli “immatricolati di Repubblica”.


P.S. Da qualche anno a questa parte, gli organi di stampa nazionale – ma anche il Presidente della CRUI – incontrano crescenti problemi nel riportare correttamente i numeri dell’università e dell’istruzione.

Più o meno in tutti i casi, i numeri fake vanno a braccetto con una morale della favola: che la Buona Scuola funziona, che il 3+2 ha avuto successo (nel 2014), che il 3+2 è fallito (nel 2017), che servono le lauree professionalizzanti, che il peggio è passato. E quest’ultima è anche la tesi dell’articolo di Repubblica che non a caso cita anche le università del Sud:

I successivi aumenti, terzo e quarto ateneo in classifica, sono però nel Meridione: Catanzaro e Messina. Il fenomeno delle università settentrionali che crescevano in solitudine va archiviandosi.

È dal 2016 che il dibattito sull’università deve fare i conti con un convitato di pietra. Prima, il volume Università in declino (a cura di G. Viesti, Donzelli 2016) e ora anche “La laurea negata” (G. Viesti, Laterza 2018). Se si cominciasse a ragionare sui numeri veri, gli effetti macroscopici di quelle che  Viesti non esita a definire “politiche  contro l’istruzione universitaria” sarebbero difficili da negare, soprattutto al Sud. E qualcuno potrebbe interrogarsi sulle responsabilità politiche, che però evaporano, se si può vantare un aumento dell’8,9% degli iscritti in 10 anni o il raggiungimento dell’agognata “quota 300(mila)”.

APPENDICE. Gli “immatricolati di Repubblica” ateneo per ateneo

Riportiamo di seguito la tabella pubblicata su Repubblica.it a cui abbiamo aggiunto una colonna con l’indicazione della probabile vera natura degli “immatricolati di Repubblica”, desunta dal confronto con i dati dell’Anagrafe nazionale studenti del MIUR.

ATENEO 2017/’18 % AGGREGATO PROBABILE REPUBBLICA
Venezia Ca’ Foscari 4.764 11,4 ISCRITTI PA LT e LMCU
Orientale Napoli 2.354 -3,8 ISCRITTI PA LT e LMCU
Parthenope di Napoli 2.324 2,7 IMMATRICOLATI
Bari 9.195 1 ISCRITTI PA LT e LMCU
Basilicata 1.213 4,3 ISCRITTI PA LT e LMCU
Bergamo 4.809 8,3 ISCRITTI PA LT e LMCU
Bologna 16.244 -1,8 ISCRITTI PA LT e LMCU
Brescia 3.375 2 ISCRITTI PA LT e LMCU
Cagliari 5.144 -0,7 ISCRITTI PA LT e LMCU
Camerino 1.527 0,5 ISCRITTI PA LT e LMCU
Cassino 1.522 1,4 ISCRITTI PA LT e LMCU
Catania 7.596 -1,6 ISCRITTI PA LT e LMCU
Magna Graecia Catanzaro 2.650 16,2 ISCRITTI PA LT e LMCU
Chieti-Pescara 4.938 -5,5 ISCRITTI PA LT e LMCU
Calabria (Cosenza) 4.706 -1 ISCRITTI PA LT e LMCU
Ferrara 6.892 92,6 ISCRITTI PA LT e LMCU
Firenze 9.499 6 IMMATRICOLATI
Foggia 2.826 2,4 ISCRITTI PA LT e LMCU
Genova 5.652 2 IMMATRICOLATI
Insubria 3.299 19,5 ISCRITTI PA LT e LMCU
Venezia Iuav 775 3,3 ISCRITTI PA LT e LMCU
L’Aquila 2.733 -3,6 ISCRITTI PA LT e LMCU
Macerata 1.781 -4 IMMATRICOLATI
Mediterranea Reggio C. 812 -3,2 ISCRITTI PA LT e LMCU
Messina 4.557 14 ISCRITTI PA LT e LMCU
Milano Statale 13.952 1,8 ISCRITTI PA LT e LMCU
Milano Bicocca 7.693 0,03 ISCRITTI PA LT e LMCU
Modena e Reggio 6.475 9,2 ISCRITTI PA LT e LMCU
Molise 1.683 0,5 ISCRITTI PA LT e LMCU
Napoli Federico II 19.047 5 IMMATRICOLATI + ISCRITTI LM??
Padova 13.005 0,7 ISCRITTI PRIMO ANNO TRIENNALI
Palermo 8.621 2 ISCRITTI PA LT e LMCU
Parma 6.328 7 ISCRITTI PA LT e LMCU
Pavia 6.094 9,9 ISCRITTI PA LT e LMCU
Perugia 4.702 4,6  Immatricolati triennale?
Piemonte Orientale 3.802 -9,3 ISCRITTI PA LT e LMCU
Pisa 2.672 0,09 ?????
Politecnica Marche 3.194 1 ISCRITTI PA LT e LMCU
Politecnico Bari 1.785 9,8 ISCRITTI PA LT e LMCU
Milano Politecnico 7.673 0,6 IMMATRICOLATI
Politecnico Torino 5.376 3,3 ISCRITTI PA LT e LMCU
Foro Italico 464 -0,9 ISCRITTI PA LT e LMCU
La Sapienza 21.030 -0,9 ISCRITTI PA LT e LMCU
Tor Vergata 6.273 -0,3 ISCRITTI PRIMO ANNO TRIENNALI
Roma Tre 7.100 5,4 ISCRITTI PA LT e LMCU
Salento 4.074 10,9 ISCRITTI PA LT e LMCU
Salerno* 5.791 -0,6 IMMATRICOLATI ??
Sannio* 855 7,5 IMMATRICOLATI
Sassari 3.347 11,1 ISCRITTI PA LT e LMCU
Siena 4.381 2,1 ISCRITTI PRIMO ANNO L,LMCU eLM
Stranieri Perugia 410 8,5 TOTALE ISCRITTI ATENEO
Stranieri Siena 651 1,2 ISCRITTI PA LT e LMCU
Teramo 1.581 2,4 ISCRITTI PA LT e LMCU
Torino 16.958 8,1 ISCRITTI PA LT e LMCU
Trento 3.246 3,5 ISCRITTI PA LT e LMCU
Trieste 3.375 8,8 ISCRITTI PA LT e LMCU
Tuscia 1.366 -1,1 IMMATRICOLATI
Udine 3.410 -4,3 ISCRITTI PA LT e LMCU
Vanvitelli Napoli 5.066 4,3 ISCRITTI PA LT e LMCU
Urbino 3.374 12 ISCRITTI PA LT e LMCU
Verona 5.611 -0,3 ISCRITTI PRIMO ANNO TRIENNALI

 

 

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5 Commenti

  1. Quello che per me è insopportabile, è la leggerezza e la superficialità nel trattare dell’università. Dell’università in generale, senza distinzioni tra scienze ‘dure’ e materie ‘umanitarie’, o tra didattica e ricerca e altro (la famosa terza missione, ad esempio). Sembra che università, ricerca, siano enti inafferrabili dalla mente normale, alla comprensione dei quali si può accedere soltanto per approssimazioni, per mezzo di ragionamenti vaghi che non esauriscono, non possono esaurire, la sostanza di queste due entità. Ne consegue, a mio avviso, ciò che sta succedendo: qualsiasi aspetto di questi due enti deve diventare misurabile con precisione (e quindi controllabile), traducibile in formule, in calcoli, compresso in forme rigide che mettano finalmente ordine, che inventarino senza residui, non importa se si tratti di oggetti fisici, di opinioni, di progetti, di ‘prodotti’ della ricerca, perché se non è possibile farlo significa che è socialmente irrilevante in questo mondo tardo-moderno digitalizzato. Si arriva, per questa supposta inafferrabilità, a temere la ricerca, a respingerla (perché non dà certezze tranquillizzanti, v. vaccinazioni) o a deriderla come in una pubblicità alla quale rimando perché è troppo avvilente per raccontarla: https://www.youtube.com/watch?v=nK7wqqSQcC0. Da notare il tono con cui si parla della “ricerca universitaria” ma forse mi manca il senso dell’umorismo. Certamente, la falsificazione dei dati oppure l’esaltazione di argomenti di dubbia rilevanza possono indurre atteggiamenti legittimamente diffidenti e far parlare di crisi della ricerca come si rileva in quest’articolo recente: “Fake news and alternative facts have become commonplace in these so-called “post-factual times.” What about medical research – are scientific facts fake as well? Many recent disclosures have fueled the claim that scientific facts are suspect and that science is in crisis. Scientists appear to engage in facting interests instead of revealing interesting facts. This can be observed in terms of what has been called polarised research, where some researchers continuously publish positive results while others publish negative results on the same issue – even when based on the same data. In order to identify and address this challenge, the objective of this study is to investigate how polarised research produce “polarised facts.” https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29374485

  2. L’attendibilità delle notizie è ormai nulla, è come se le redazioni fossero invase da una miriade di copie del mitico Loche ad avanzi. Lo stesso Miur con la Carrozza arrivò a dire che con le borse Montalcini si ringiovanisce l’accademia italian: un rapido conto mostra che si tratta di un ringiovanimento di 42 secondi. Ma i dati sugli immatricolati dati da Repubblica e le interpretazioni ministeriali sono nulla in confronto alle panzane che fioccano ogni giorno sui media.

    La più clamorosa ed esilarante è che i Russi avrebbero utilizzato il gas nervino (e forse, a ben vedere, anche una bomba nucleare bolscevica) per (tentare di) uccidere un’ex spia sovietica: è come se un ladro andasse a fare una rapina con la propria auto con la targa ben visibile, ed è infatti ben noto che Putin è uno sprovveduto. Lo scopo è chiaro, non riescono a fare la Brexit e si inventano la storia della Russia (comunista?) che con Mark Zuckerberg e Cambridge analytica, insieme ad un altro improbabile cattivone russo, hanno pilotato il risultato del referendum. Infatti, sia il parlamento inglese che quello europeo hanno convocato Zuckerberg. Vuoi vedere che alla fine avranno prove così schiaccianti, dal gas nervino (come Blair con Saddam) a facebook che manovra contro la democrazia, per cui invalideranno il risultato della Brexit?

    Se nessun media occidentale ha nulla da commentare sull’ovvia inattendibilità di queste news di stampo britannico, figuriamoci cosa possa significare un semplice, quanto ingenuo, sommare mere, pere, banane e qualche tacchino. Repubblica deve seguire le indicazioni di De Benedetti, quindi vai con l’ottimismo e domani ci racconteranno che, a ben vedere, c’è anche più pilu per tutti.

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