In Germania, così come in Svezia, in Olanda, in Francia e anche in Italia, l’informazione scientifica (i periodici elettronici) dei grandi editori viene acquistata attraverso un consorzio. Ciò avviene perché di fronte a colossi dell’editoria scientifica le istituzioni possano avere un peso contrattuale. Nella homepage del consorzio tedesco DEAL troviamo questo annuncio: “Update 2018-07-06: The negotiations with Elsevier have been suspended” e troviamo anche una rassegna stampa piuttosto significativa che giustifica la decisione delle università tedesche di interrompere ogni trattativa con Elsevier. “Germany and Sweden have just refused to keep paying what Elsevier is demanding for access to their journal portfolio […] Both countries were seeking sustainable nation-wide deals for their academic institutions that covered both the cost of reading journals and the charges for publishing free-to-read articles in them” spiega un post tratto dal blog di PloS intitolato “Europe Expanded the “No Elsevier Deal” Zone & This Could Change Everything”. E l’Italia? Sdraiata sulle posizioni (e gli interessi) di Elsevier a giudicare dalla surreale notizia che troviamo sul sito della CRUI: “Elsevier, azienda leader mondiale specializzata nell’informazione in ambito medico e scientifico, e la Conferenza dei Rettori Universitari Italiani (CRUI) hanno raggiunto un accordo che consentirà alle istituzioni accademiche italiane di beneficiare della possibilità di accesso continuativo alla piattaforma digitale ScienceDirect di Elsevier. […] I dettagli dell’accordo sono stati finalizzati alla fine del mese di Giugno, a seguito delle negoziazioni avvenute alla fine del 2017, e prevedono l’estensione della partnership fra CRUI ed Elsevier per il periodo 2018-2022.”.

1. È rottura tra università tedesche ed Elsevier

In Germania, così come in Svezia, in Olanda, in Francia e anche in Italia, l’informazione scientifica (i periodici elettronici) dei grandi editori viene acquistata attraverso un consorzio.

Ciò avviene perché di fronte a colossi dell’editoria scientifica le istituzioni possano avere un peso contrattuale.

Compito dei consorzi è cercare di concordare con gli editori un prezzo equo per l’acquisto delle risorse elettroniche modificando le dinamiche di definizione dei prezzi e partecipando a tale definizione.

Lo dice bene il sito del consorzio tedesco DEAL:

The goal of Project DEAL is to conclude nationwide licensing agreements for the entire portfolio of electronic journals (E-journals) from major academic publishers from the 2017 licence year. The intention is also to bring about significant change to the status quo in relation to negotiations, content and pricing in the process. The effects of a consortium agreement at the national level should relieve the financial burden on individual institutions and bring wide-scale, lasting improvements in access to scholarly literature for academics. An open access component is also planned.

Nella homepage del consorzio, voluto dalla Conferenza dei rettori tedeschi troviamo questo annuncio:

Update 2018-07-06: The negotiations with Elsevier have been suspended. Further Information can be found in the HRK press release

e troviamo anche una rassegna stampa piuttosto significativa che giustifica la decisione delle università tedesche di interrompere ogni trattativa con Elsevier.

Citato nella rassegna stampa troviamo anche un post tratto dal blog di PloS dal titolo significativo:

Europe Expanded the “No Elsevier Deal” Zone & This Could Change Everything

2. La fregatura del “double dipping”: prendi uno paghi due

Nelle contrattazioni consortili assume sempre maggior rilievo il tema dell’open access, e le istituzioni da tempo hanno richiesto anche attraverso petizioni un riequilibrio dei costi.

In particolare per le riviste ibride (cioè quelle in cui articoli open access vengono pubblicati insieme ad articoli accessibili a pagamento), se pago per accedere ai contenuti e poi pago per pubblicare alcuni di quei contenuti, pago due volte (double dipping). E poiché le riviste di Elsevier sono quasi totalmente ibride, ciò significa che i costi per la pubblicazione in open access (in ottemperanza ai mandati istituzionali e a quelli della commissione europea) andranno a sommarsi a quelli per gli abbonamenti. E questo moltiplicato per tutte le nazioni europee. Per questo motivo Germania e Svezia hanno portato avanti una campagna di informazione sui costi dell’informazione scientifica e sulle modalità di renderla aperta

Germany and Sweden have just refused to keep paying what Elsevier is demanding for access to their journal portfolio – and walked away from negotiating further with the company. Both countries were seeking sustainable nation-wide deals for their academic institutions that covered both the cost of reading journals and the charges for publishing free-to-read articles in them. Deals are being made, or still negotiated, with other publishers.

Both countries, too, have ensured that their academic communities understand the issues, and thus are supportive enough to withstand a change in how they use journals.

Europe Expanded the “No Elsevier Deal” Zone & This Could Change Everything

3. E la CRUI? Sdraiata sulle posizioni (e gli interessi) di Elsevier

A maggior ragione in questo panorama risulta surreale la notizia che troviamo sul sito della CRUI:

Elsevier, azienda leader mondiale specializzata nell’informazione in ambito medico e scientifico, e la Conferenza dei Rettori Universitari Italiani (CRUI) hanno raggiunto un accordo che consentirà alle istituzioni accademiche italiane di beneficiare della possibilità di accesso continuativo alla piattaforma digitale ScienceDirect di Elsevier, la più importante soluzione informativa di letteratura scientifica peer-reviewed, dedicata al mondo dei ricercatori.

I dettagli dell’accordo sono stati finalizzati alla fine del mese di Giugno, a seguito delle negoziazioni avvenute alla fine del 2017, e prevedono l’estensione della partnership fra CRUI ed Elsevier per il periodo 2018-2022. Grazie a questo accordo quinquennale, oltre 70 istituzioni di ricerca italiane potranno usufruire di ScienceDirect, ottimizzando la modalità con cui i ricercatori italiani cercano, scoprono, consultano e condividono la ricerca accademica.

L’accesso alla ricerca scientifica di qualità è la chiave di volta che consente ai ricercatori italiani e alle istituzioni accademiche di garantire che l’Italia rimanga uno dei principali Paese europei attivi nella ricerca,” ha dichiarato Gaetano Manfredi, Presidente della CRUI. “La collaborazione con Elsevier ci aiuta a espandere l’infrastruttura della conoscenza in Italia e, di conseguenza, la gamma di strumenti a disposizione dei nostri ricercatori.

CRUI ed Elsevier hanno anche avviato un progetto pilota che incoraggia i ricercatori italiani a pubblicare i propri articoli scientifici in open access, a sostegno delle ambizioni di accesso aperto della CRUI.

Oltre a consentire di sfruttare a pieno il potenziale della nostra piattaforma digitale ScienceDirect a oltre 70 istituzioni di ricerca italiane, sosterremo gli obiettivi del Paese in termini di open access attraverso una più stretta collaborazione con i ricercatori italiani volta a comprenderne le esigenze e creare insieme un mondo più inclusivo, collaborativo e trasparente per la ricerca“,

ha affermato Gino Ussi, EVP Global Sales Elsevier.

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2 Commenti

  1. se chi può permetterselo cominciasse sul serio sempre a pubblicare sulle vere riviste open access…

    E se il legislatore obbligasse a rendere disponibile gratuitamente la versione definitiva di ogni lavoro finanziato coi soldi pubblici…

  2. La risposta istituzionale, a chi contesta l’adeguazione locale ai criteri imposti dalla valutazione di stato dell’Anvur, è che chi amministra un’università deve promuoverla a causa dell’altrimenti insostenibile pressione sul bilancio dell’ateneo. Qui, però, si tratta di un negoziato con un’azienda privata, e per di più oligopolista. Qual è l’interesse economico che giustifica questo comportamento? Un negoziatore più cauto dei suoi colleghi europei, e dunque non disposto a rompere la trattativa, avrebbe ben potuto scegliere di evitare il double dipping pagando solo gli abbonamenti. In questo modo le istituzioni avrebbero potuto approfittare delle incongruenze nella disciplina di Elsevier sull’embargo – senza costi aggiuntivi.

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